FanFiction su Fairy Tail - Tears of Blood Prologo

Genere: Azione, Drammatico, Mistero | Personaggi: Un po' tutti |  
Stato: completa

Tears of Blood
Prologo

Le note si librarono leggere e delicate, una melodia triste e malinconia riecheggiava per tutto l'enorme salone. Le dita leggere e protette da guanti di pizzo scuro, picchiettavano sui tasti d'avorio del pianoforte accarezzandolo, ma riuscendo comunque a produrre un suono meraviglioso. Quello era l'unico modo in cui riusciva a calmare l'angoscia e il dolore che provava, lo stesso che lentamente le divorava l'anima e le lacerava un cuore già debole. Intonò una canzone dai motivi tristi, un canto di addii e amori irraggiungibili, in cui pregava un futuro migliore che forse non sarebbe mai giunto chiusa in quella stanza in cui nessuno avrebbe potuto ascoltare la sua voce.
Chiudendo gli occhi e sperando che quelle parole non diventassero realtà, le lacrime presero a scivolare lungo guance rosee, ma fredde come il ghiaccio perenne, prive di qualsiasi calore.
Gettando uno sguardo fuori, verso un cielo terso e minaccioso, seguì la lunga fila di persone in nero che uscivano dalla sua casa, mute e con il capo chinato verso il terreno. Ad aprire il corteo funebre, quattro giovani portantini trasportavano una bara in legno scuro, senza fregi o decorazioni, anonima come tutto ciò che li circondava.
- Mia signora.- Una voce flebile e rotta dal pianto distrasse l'osservatore, che smise di suonare per voltarsi verso il nuovo arrivato. Un ragazzino di appena quattordici anni dalla carnagione chiara e perlacea. Seguì un lungo silenzio, in cui fu impossibile persino sentire il rumore dei propri pensieri, se mai ce ne fossero stati. - Mia signora è arrivata una lettera.-
Il ragazzino porse su un vassoio d'argento una busta di carta alla donna al pianoforte, per tutto il tempo il suo sguardo fu sempre diretto verso il pavimento, mai avrebbe alzato gli occhi verso di lei. La donna si mosse appena, protetta dal vestito e dal velo che la schermavano completamente. La dama in nero, misteriosa e silenziosa, si avvicinò appena allungango la mano verso il vassoio affinché potesse prendere la missiva. Nessuno nella magione lo ammetteva, ma non amavano entrare in quella stanza e doverlo fare in un giorno funesto come quello era ancora più difficile. Non appena afferrò la busta, il ragazzino ringraziò con deferenza e si voltò di scatto, fu così lesto a lasciare la stanza che lei faticò quasi a seguirlo. Dispiegata la lettera, si concentrò nella lettura.
“ L'ultimo guardiano se ne è andato. La mia lunga assenza mi ha impedito di trovare un sostituto che fosse in grado di prendere una carica così imponente. Mi chiedo cosa la mia signora abbia intenzione di fare?”
- Credo sia giunto il tempo. Sei sicuro di aver trovato le persone adatte Makarov?-
In pochi secondi apparve sul foglio una piccola macchia dorata che lentamente prese a comporre magicamente delle parole, una risposta.
“ Spero che i miei figli siano maturi abbastanza da riuscire a portare una tale fardello.”
Spostò per la seconda volta lo sguardo alla finestra, stavolta concentrandosi in basso e la vide. Una carrozza scura ferma davanti all'entrata principale. Un ragazzo dai capelli neri era in cassetta e teneva fermi i cavalli tirando di tanto in tanto le briglie, mentre una donna era in piedi alla sua destra, chiusa in un mantello scuro da cui scappavano rade ciocche di un blu lucente. La ragazza si mosse appena andando ad aprire la porta della carrozza e sistemando gli scalini affinché entrarvi fosse più semplice.
- Lo spero mio caro amico. Lo spero con tutto il cuore.-
Si alzò dallo sgabello e ripiegò la lettera lasciandola sul pianoforte. Lentamente uscì da quella stanza che per anni non aveva mai lasciato, con la gola chiusa e il cuore che batteva forse troppo forte e lentamente lasciò la casa.
Quando uscì un vento freddo e cattivo provò a sfiorarla, senza riuscire a raggiungere la pelle. Osservò la ragazza che teneva lo sguardo basso e poi il ragazzo che non si voltò nella sua direzione. Erano stati ben istruiti.
Avanzò piano e salì la scaletta, chiudendo la portiera della cabina e sospirando.
La ragazza al di fuori, rimise la scaletta al suo posto e tornò in cassetta assieme al cocchiere sistemandosi al suo fianco, il ragazzo la vide tremare.
- Tutto bene?-
- Juvia non ha mai percepito una simile sensazione in vita sua. Non l'ho neanche sfiorata, ma è come se la mia anima fosse stata risucchiata nel vuoto.- senza neanche accorgersene iniziò a piangere e non appena una lacrima le arrivò salata alle labbra, su lesta ad asciugarsi. - Mi dispiace Gray-sama. Juvia in questo momento si sente come se la sua intera vita fosse piena solo di momenti di disperazione e dolore... così inutile.-
Non era solito darle quelle attenzioni, non erano nel suo carattere, ma in quel momento le sembrò una bambina alla disperata ricerca di affetto e le accarezzò la guancia, sperando che quella pelle, ora fredda come il suo ghiaccio alchemico, si scaldasse un po'.
- Ci hanno affidato questa missione perché siamo capaci di portarla a termine e io ho fiducia nella tua forza, me lo hai dimostrato molte volte.-
Fu in grado di strapparle un piccolo sorriso, ma per tutto il viaggio di ritorno Juvia non fu in grado di parlare e lui, oppresso da una sensazione orribile che gli premeva nel petto, non fu in grado di fare altro che guidare la carrozza.


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