FanFiction su Junjou Romantica - Junjou Romance Capitolo 2

Junjou Romance


Capitolo 2 

Tornò a casa di corsa, saltando le ultime ore di quella mattinata che si era trasformata in qualcosa di infernale. Era forse gelosia il sentimento che lo stava tormentando? Era già accaduto che fosse geloso, sia con Aikawa-san che con Isaka-san, ma questa volta era diverso, perché infondo Usagi-san gli aveva tenuto nascosta ogni cosa. Entrò di fretta in casa, sperando di non vedere Usami, invece se lo ritrovò in salotto che prendeva un caffè insieme ad Aikawa-san. La donna lo salutò con estremo calore quando lo vide entrare. Misaki non riuscì a restituirle un saluto tanto accorato, ma tentò di non sembrare scortese. Poggiò il pacco di libri sul tavolo proprio davanti ad Usami, a cui per altro non rivolse neanche uno sguardo. Si sentiva estremamente stupido, ma proprio non ci riusciva. L’idea che Usagi-san avesse un segreto così stupido lo infastidiva tanto da fargli battere il cuore all’impazzata, che persino gli altri avrebbero potuto sentirlo.
- Ecco il materiale… Kamijo-sensei ti manda i suoi saluti.- quella che sarebbe dovuto sembrare un tono freddo e distaccato, somigliò più a quello di un bambino indispettito sull’orlo del pianto.
- Misaki… qualcosa non va?- Akihiko provò a prenderlo per il braccio prima che scappasse via, ma per la prima volta da quando si conoscevano, Misaki fu più veloce.
- Scusatemi, ma ho da studiare adesso, vado in camera.- Corse su per le scale, inciampando nella borsa che tentò di togliersi di dosso in malo modo e si chiuse in camera. Respirava affannosamente ed iniziò a piangere, si diede dell’idiota, del bambino e dello stupido, ma era geloso e non poteva farci nulla. Non aveva nessuna voglia di litigare con lui, non quando era così impegnato con il suo lavoro e decise di rimanere in silenzio. Si gettò sul letto infilando gli auricolari nelle orecchie e ascoltando musica per tutto il giorno. Più di una volta si ritrovò le guance bagnate dalle lacrime, le pulì via velocemente e cercò di concentrarsi sulla musica. Alla fine si addormentò, ma il sonno fu terribilmente agitato. Non si accorse dell’ora e neanche di Usami che da un po’ bussava alla sua porta insistentemente. Si svegliò di soprassalto tirando via le cuffie e andò ad aprire.
- Ma che diavolo combini? Mi hai fatto spaventare! Stavo per buttarla giu.-
- Mi dispiace, mi sono addormentato con gli auricolari e non sentivo.- Akihiko non era uno sprovveduto, aveva notato gli occhi rossi e gonfi di Misaki, anche se lui cercava di nasconderli. Gli prese il viso tra le mani e lo osservò meglio, aveva pianto… il suo piccolo Misaki aveva un’espressione terribile dipinta in viso.
- Cosa ti succede Misaki? Hai avuto problemi a scuola?-
- No… solo non mi sento tanto bene.- Rimase stupito quando le labbra di Akihiko gli sfiorarono la fronte dolcemente, fu così bello che per un attimo dimenticò ogni dubbio, chiuse gli occhi lasciando che il calore di quella pelle morbida lo avvolgesse e lo calmasse.
- Non mi sembra tu abbia la febbre…-
- Di solito sono io quello che si preoccupa di queste cose e poi per misurare la febbre si usa il termometro.- Sorrise tra se, si stava comportando male nei suoi confronti, sapeva di non doverlo far preoccupare e sviò il discorso. – Va tutto bene, preparo la cena che è gia tardi… vedrai che con una bella dormita domani sarò in perfetta forma.- Accennò un gesto virile, ma poco convincente e si allontanò, sarebbe riuscito a far finta di niente almeno per qualche ora.
- Se non ti senti bene ordiniamo qualcosa fuori, non devi sforzarti.- Quel tono così dolce lo feriva profondamente, ma che altro poteva fare? Di certo non poteva voltarsi verso di lui, mettere il broncio e litigare come una mogliettina indispettita sul perché non gli avesse parlato di Kamijo. No, non lo avrebbe fatto, nonostante si sentisse ferito, nonostante la gelosia lo stesse martoriando… non avrebbe recato fastidio ad Usagi-san.
- Ma no! Sono sicuro che se lascio fare a te ci ritroveremo la casa piena di cibo inutile, metto su qualcosa in poco tempo non preoccuparti.- Misaki infilò il grembiule e aprì il frigo, tirò fuori il necessario per uno stufato veloce che ad Usami piaceva, ma ci avrebbe messo dentro anche i peperoni verdi, giusto per fargli un dispetto, anche se sapeva che Usami li avrebbe mangiati comunque e senza lamentarsi. Sentì lo squillo del telefono, ma lasciò che fosse l’altro a rispondere, mentre lui prendeva il necessario per apparecchiare la tavola. Seguì con lo sguardo la figura di Akihiko dirigersi verso il telefono, forse era suo fratello con la sua chiamata periodica del “come stai? Mangi abbastanza?.. passami Akihiko”. Tese le orecchie, consapevole che se era davvero suo fratello e a rispondere era Akihiko, non sarebbe riuscito a parlarci.
- Sono Usami… chi parla?- Non era per niente gentile quando rispondeva al telefono, poteva benissimo dire pronto ed evitare formalismi inutili, ma Usami era fatto così, almeno era preparato se all’altro capo dell’apparecchio ci fosse stato qualcuno di poco gradito. – Ah! Hiroki… grazie per i libri.- In quel momento, un rumore di piatti rotti distrasse Akihiko, ma Misaki fu accorto da far finta di niente e iniziò a raccogliere i cocci. Fu come se le mani gli avessero ceduto all’improvviso nel sentirlo pronunciare quel nome così facilmente. In ginocchio con il piatto in frantumi davanti a se, rimase ad ascoltare ancora una volta, cercando di impedire al suo giovane cuore di fermarsi. - Ah… no niente, non farci caso… come mai mi chiami a casa?- La voce di Akihiko era tranquilla, si era voltato subito al rumore del piatto rotto, ma quando aveva visto Misaki fargli cenno che era tutto apposto, si era concentrato sulla telefonata. – Ah si… credi che possano servirmi?- Con la coda dell’occhio notò Usagi-san accendersi una sigaretta e appoggiarsi al muro, mente con l’altra mano giocherellava nel frattempo con il filo del telefono. Vederlo così significava che era perfettamente a suo agio, era la solita posa che assumeva quando parlava con Takahiro. Misaki raccolse tutti i frammenti e li gettò, si era tagliato un polpastrello, ma non se ne era neanche accorto. Andò a mescolare lo stufato che bolliva in pentola per evitare che bruciasse, ma non gli prestò alcuna attenzione. – Ne sei sicuro… di quel periodo? Non che mi ricordi gran che, lo sai che non mi è mai piaciuto.- Fece una pausa, evidentemente dall’alto capo Kamijo-sensei stava ribattendo e Misaki attese la risposta. – Io non c’entro nulla, è un romanzo che mi è stato commissionato, devo solo farne la stesura, trama e ambientazione mi sono state imposte.- Ne seguì un’altra pausa, questa volta un po’ più lunga in cui Akihiko si limitò ad annuire sommessamente. – Ho capito… di cosa mi vuoi parlare?- Questa frase incuriosì Misaki e non poco, che stessero fissando una specie di appuntamento? – Lo sai che non è male come idea… perché non facciamo domani pomeriggio, passo a prenderti io se vuoi? Ah.. prima che me ne dimentico… tua madre mi ha spedito una cassa di arance, ne vuoi un po’?- Akihiko allontanò la cornetta dall’orecchio, evidentemente Kamijo stava urlandogli contro per qualcosa e Misaki notò il sorriso, che lui continuava ad avere stampato in faccia, farsi ancora più grande. – Ok, calmati adesso… a domani allora… ciao.- Riappese, tirò su l’ultima boccata della sigaretta e la spense nel posacenere, mentre una nuvoletta grigiastra si levò dondolante dalle sue labbra. - Misaki ti sei fatto male con quel piatto?-
- No mi è solo scivolato… è pronto.- Parlare gli risultò difficilissimo, si sforzò di sembrare naturale, ma la voglia di chiedergli cosa dovesse fare l’indomani era enorme. Sedettero entrambi ed iniziarono a mangiare, Akihiko gli fece subito dei gran complimenti per la cena, ma Misaki si limitò a piluccare qualcosa dal piatto con poca convinzione. La tensione era palpabile e questo Usami non lo sopportava proprio, si alzò all’improvviso dal tavolo e prese Misaki per un braccio, lo gettò a forza sul divano e gli si stese sopra, baciandolo con vigore. Misaki rispose al bacio, ma la poca convinzione che vi impresse non passò inosservata.
- Misaki ma cosa ti prende?- I brividi scossero il corpo del giovane, le guance si colorarono di un bel rosso vivo, quelle emozioni lui non poteva nasconderle in nessun modo. Sentire su di se il peso del corpo della persona che amava era una sensazione meravigliosa in cui perdersi era facile. La voce di Usami dolce e sensuale come sempre, continuò a sussurrargli all’orecchio parole dolci e melodiche, con quel buon profumo di tabacco che Misaki aveva imparato ad amare. Lo baciò delicatamente sul viso, sbottonandogli la camicia lentamente, assaporando così ogni attimo di quel contatto. Akihiko lo sentì tremare come un foglia e lo strinse ancora di più. Era confuso, come se volesse quel contatto, ma lo temesse ora più che mai e lui lo aveva intuito. - Qualsiasi cosa sia, la affronteremo insieme… ti prego.. se hai un problema o un dubbio, voglio che me ne parli.-
- Usagi-san… non è… non è nulla…-
- Allora perché continui a piangere?- Spalancò gli occhi come se non fosse vero o semplicemente non se ne era accorto… aveva il viso completamente umido, si passò la lingua sulle labbra e le sentì salate. Ecco cos’era quel groppo fastidioso che sentiva in gola e che gli impediva di respirare. Una gelosia così dolorosa lui forse non l’aveva mai provata, il terrore che Usagi-san potesse avere qualche relazione con Kamijo-sensei era tale da togliergli l’anima, stringergli il cuore così forte da farlo quasi fermare.
- Io non lo so… solo voglio… voglio fare l’amore con te…- Lo disse singhiozzando come un bambino, ma quella fu la prima volta da quando la loro storia era iniziata, che Misaki pronunciava quella frase. Akihiko non potè negare che il ragazzo fosse strano, ma come resistere a quelle parole che da tempo aspettava. Si sentì cingere la vita dalle braccia incerte del giovane, stava prendendo l’iniziativa e questo lo entusiasmava come non mai. Misaki si tirò in avanti allungando il collo e il viso verso quello di Akihiko, lo baciò per primo e rimasero così per secondi interminabili, fino a quando ad entrambi non mancò il respiro. Misaki lo fece sedere e si portò su di lui continuando a stringerlo sempre più forte, sempre più appassionatamente. Akihiko si lasciò guidare, assaporando ogni instante dell’incertezza che ancora aveva, ma che lo rendeva meraviglioso. Assecondò i movimenti di Misaki mentre gli toglieva i vestiti e lo baciava sul torace, senza lasciarne neanche un centimetro.
- Misaki…-
- Non dire niente ti prego… stringimi forte e non lasciarmi.- Misaki fece scivolare la mani verso il basso, quando Akihiko lo chiuse tra le sue forti braccia, quella era la prima volta che si faceva così audace, ma non gli importava ne della vergogna ne della paura di sbagliare. Erano entrambi uomini e sapeva cosa fare per fargli piacere, Usagi-san lo faceva sempre e lui non doveva essere da meno proprio ora. Le mani del giovane si mossero in modo incerto, ma questo ad Akihiko non importava affatto, neanche lui che era un grande scrittore sarebbe riuscito a imprimere con le parole le emozioni che provava in quel momento, non sarebbero bastate ne cento, ne mille parole, ma forse quella che serviva era solo una… amore. Non attese molto per farlo suo, lo prese nel modo più dolce che conosceva, Misaki si lasciò cullare e assecondò ogni movimento del suo partner, ogni voglia e ogni gemito.
- E’ come se il mio cuore stesse per scoppiare… Misaki.. ti amo!-
- Anche io… vorrei che questo momento durasse per sempre, vorrei solo che non arrivasse mai domani.- Dar peso a quella frase in quel momento sembrò inutile, entrambi al culmine della passione e dei loro sensi, avvinghiati l’uno all’altro come se fossero una cosa sola. I battiti sincronizzati e il respiro affannoso.
– Farò qualunque cosa… tutto se servisse a non farti andare via.- Misaki non gli diede la possibilità di dire nulla, gli chiuse le labbra con un bacio e si lasciò andare, così anche il suo amante. Il giovane ricadde in avanti appoggiandosi al petto di Akihiko e sincronizzando i loro respiri, chiuse gli occhi ascoltando il battito del suo cuore decelerare.



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