FanFiction su Junjou Romantica - Junjou Romance Capitolo 3

Junjou Romance


Capitolo 3 

Nonostante i suoi sforzi la mattina giunse lo stesso. Quella notte era trascorsa troppo velocemente, tutte le attenzioni che Misaki aveva dedicato al suo amante, tutte quelle cose che fino a quel momento non era mai riuscito a fare con lui, tutte le emozioni che aveva provato erano solo servite a far arrivare il domani ancora più velocemente. Forse doveva dirglielo, forse doveva semplicemente chiedere ad Usami come avesse conosciuto Kamijo-sensei, ma se la risposta non fosse giunta o non fosse quella che lui voleva sentire cosa avrebbe fatto? Si sarebbe arrabbiato e avrebbe tirato giu una scenata isterica o avrebbe fatto finta di nulla?
- Misaki?- la voce di Akihiko lo fece sussultare, si voltò verso di lui scivolando tra le lenzuola leggere del letto e incrociando i suoi bellissimi occhi ancora assonnati. Come fossero arrivati in camera da letto, questo Misaki non lo ricordava, ma di certo non era importante. – Te la senti di dirmi cosa ti succede?-
- Ho paura che se te lo dico potresti arrabbiarti… mi sento tanto stupido ad avere questi pensieri, ma non posso farci nulla.-
- Non devi, qualsiasi cosa ti affligga, voglio che ne parliamo.- Misaki ci pesò su molto prima di parlare, infondo prima o poi avrebbe dovuto affrontare quel discorso e ora sembrava proprio un buon momento, avevano passato un notte meravigliosa in cui aveva avuto prova che Akihiko lo amava e che lui non poteva farne a meno. La prova della loro unione era palese, allora perché avere dubbi?
- Se nella tua vita ci fosse qualcuno di cui non mi hai mai parlato, ti arrabbieresti se io ti chiedessi di dirmi qualcosa su di lui?-
- Non capisco a cosa ti riferisci.- Akihiko sembrò alquanto sorpreso, ma aveva notato l’espressione triste con cui Misaki si esprimeva e quindi costrinse tutto se stesso di sforzarsi e capire di cosa stesse parlando.


- Mi riferisco a qualcuno che hai sempre fatto finta di non conoscere, ma che è saltata fuori all’improvviso come se nulla fosse.- Misaki nascose il viso sotto la frangia, si sentì un bambino viziato nel parlare in quel modo, ma non potè fare altrimenti visto che Akihiko continuava a non capire o, semplicemente, faceva finta. Poi come un fulmine a ciel sereno Akihiko sputò fuori quel nome che mandava su tutte le furie il giovane, come se niente fosse.
- Parli di Hiroki?- Non riuscì a controllarsi, il tono assunto da Usami era quasi di scherno nei suoi confronti e il giovane scoppiò come un bomba in una giornata d’estate.
- Certo che parlo di lui! A chi altri potrei riferirmi scusa! Ti ho parlato di Kamijo-sensei tantissime volte, mi sono lamentato di continuo e tu hai sempre riso e mai una volta mi hai detto che lo conoscevi e che addirittura vi chiamate per nome. Era lui al telefono a cena vero? Credi che sia scemo o che non ci senta? Lo sai che avevi la stessa espressione di quando parli con mio fratello e lo sai che è da ieri che mi torturo per evitare di fare una scenata come questa e invece non ci sono riuscito!- Per Akihiko fu come essere stati travolti da un fiume un piena, aveva gia visto Misaki arrabbiato, mai avrebbe dimenticato la scenata che aveva fatto con suo fratello all’hotel Teito e ora sembrava la stessa scena, solo che ce l’aveva con lui. Come se non bastasse era sul punto di ridere, ma cercò di trattenersi per evitare di peggiorare la situazione, rimase solo con gli occhi spalancati a guardare il giovane e cercare di seguire quel discorso sconclusionato che portava avanti da qualche minuto. – Infondo non c’è niente di male se conosci un mio insegnante, non vedo il motivo per cui tu non debba dirmelo, è normale poi che io mi faccia tanti problemi quando lo vengo a sapere così.-
- Misaki ora calmati…-
- No che non mi calmo, lo farò quando sarò sicuro di non mettermi a piangere davanti a te!- Misaki mise il broncio, si girò dalla parte opposta al suo partner incrociando le braccia e aspettando un risposta. Si sentì stringere le spalle e tirare all’indietro. La caduta si fermò contro il petto di Akihiko che chiuse l’abbraccio baciandolo sulla guancia per tranquillizzarlo un po’. – Non prenderti gioco di me. So che è un comportamento stupido e non volevo che accadesse questo, ma non ce la faccio a far finta di niente.-
- Stai tranquillo, c’è un motivo se te l’ho tenuto nascosto, ma è una cosa del passato e un po’ me ne vergognavo, ma se lo desideri tanto, posso dirti tutto.-
- Davvero? No cioè, se non ti disturba è ovvio.- si era corretto appena in tempo, ma di certo non riusciva a nascondere la curiosità di saperne di più, ne poteva rimediare alla scenata con una frase corretta.
- Si puoi chiedermi ciò che vuoi, anche se dalla tua reazione posso immaginare cosa ti passi per la testa…- Misaki si voltò verso di lui terribilmente imbarazzato, aspettando che continuasse la frase. Usami gli prese il viso con le mani avvicinandolo al suo. – Di la verità, ti stai chiedendo se tra me e Hiroki c’è qualcosa vero?-
- Da come parla sembra che Kamijo-sensei ti conosca molto bene, allora mi sono chiesto se magari ci fosse stata… o c’è… una qualche relazione tra voi due.-
- Vuoi che sia sincero?- Misaki annuì convinto, con quella frase si stava preparando per tutto, qualsiasi cosa gli avesse detto Akihiko, lui l’avrebbe accettata senza problemi. – Io e Hiroki ci conosciamo sin da piccoli, siamo sempre stati grandi amici. Il mio primo bacio ad un ragazzo l’ho dato a lui, anche se fu più per gioco che per sentimenti, fu più un modo per ringraziarlo di essermi amico nonostante fosse tanto scontroso e sempre accigliato.- Akihiko si tirò indietro appoggiando la schiena contro la parete del letto e tirando anche Misaki verso di se, si accese una sigaretta e continuò. – Successe tutto al tempo dell’università. Io ero innamorato perso di tuo fratello e non riuscivo a pensare ad altro. Hiroki mi era vicino e mi disse che forse avrei potuto dimenticarlo se fossi stato con qualcun altro, così andammo a letto insieme, ma io ero troppo preso dai miei tormenti per accorgermi che Hiroki era innamorato di me. Feci una cosa orribile quella sera, mentre ero con lui chiamai il nome di Takahiro e per me fu normale. Da li il nostro rapporto si è incrinato profondamente, Hiroki si fece scostante e non ci vedevamo quasi mai. Naturalmente io mi rendevo conto che la colpa era mia, ma non potevo non preoccuparmi di lui.- Misaki ascoltò la storia attentamente, per Usagi-san quello doveva essere un periodo molto difficile, suo fratello era sempre stato molto insensibile sotto questo punto di vista e lui non si sarebbe mai immaginato che a soffrire per questo fossero state altre persone.
– E poi, come vi siete riavvicinati?-
- Lentamente, con il passare degli anni le cose si sono calmate. Hiroki ha trovato nel frattempo una persona da amare e che lo ricambia e ha seguito la sua strada senza di me. Le cose sono migliorate molto da quando lavora all’università e da quando io ti conosco è tutto molto più bello.-
- Quindi ora siete solo amici?-
- Misaki stai tranquillo, sei tu quello che amo, se io e Hiroki fossimo fatti per stare insieme, sarebbe iniziato tutto da molto tempo. Sei più tranquillo ora? Mi vergognavo a dirtelo perché l’ho ferito e non me ne sono reso conto e non volevo che la persona che amo conoscesse questo lato di me così egoista.- Non stava mentendo e lo si leggeva chiaramente dalla sua espressione, a Misaki si strinse il cuore nel vederlo in quello stato. Si avvicinò a lui baciandolo delicatamente sulle labbra e gli sorrise. - Nessuno è perfetto e nella vita purtroppo capita di poter ferire qualcuno, il fatto che tu ancora oggi ti senta in colpa significa che tieni alla sua amicizia ed è una bella cosa. Quindi non preoccuparti…-

Fecero colazione insieme, Misaki si sentì molto meglio, aveva il viso disteso e felice. Usagi-san si era aperto completamente a lui e continuava a raccontargli aneddoti della sua infanzia insieme a Hiroki, del loro posto segreto in cui si incontravano quasi tutti i giorni. Akihiko lo accompagnò all’università come tutte le mattine. Parcheggiò alla bene e meglio davanti all’entrata e salutò Misaki con un sorriso pieno.
- Oggi pomeriggio vengo a prenderti, con noi verrà anche Hiroki, ti infastidisce?-
- Ah no, ora è tutto a posto e poi ti serve per il tuo lavoro quindi non posso intromettermi.- Akihiko gli regalò una timida e riservata carezza, sapeva di non poter osare molto davanti all’università. Non voleva mettere in imbarazzo il giovane più di quanto non lo fosse ad arrivare a scuola con la sua auto. – Ad ogni modo Usagi-san, Kamijo-sensei non sa niente di me, anche se penso conosca mio fratello.- - Non l’ho mai detto ad Hiroki, inizierebbe a fare mille storie sulla nostra differenza d’età e cose simili, lui tiene molto a queste cose e soprattutto al riserbo. Pensa che non mi ha mai detto che convive con una persona da ben sette anni ormai.-
- Ah! Ma allora è vero!- Misaki sorrise, tutte le idee che si era fatto su di lui potevano essere vere in qualche modo. Akihiko assunse un’espressione curiosa e chiese a Misaki di spiegarsi meglio. - A scuola si parla molto di Kamijo-sensei, gira una voce che parla di un litigio tra lui e un ragazzo altissimo nei corridoi dell’università. Sembra che questo ragazzo fosse molto arrabbiato e continuava a ripetere “non lo accetto” e cose simili. Però la voce è passata di bocca ad un sacco di persone e quindi non so quanto di vero ci sia.-
- Sarebbe bello chiederglielo di persona, non immagini la faccia imbarazzata che farebbe.- Rise di gusto, Usagi-san era completamente rilassato in quella conversazione, Misaki sapeva che non gli stava nascondendo nulla e ora che le cose erano chiarite non negava che comunque la sua curiosità di conoscere meglio Kamijo, non fosse sparita. Si salutarono velocemente e Misaki iniziò la sua giornata universitaria con il cuore sereno.

La lezione con Kamijo-sensei fu come tutti i giorni, si beccò ben quattro proiettili di gesso, ma non ci fece troppo caso, ormai la sua fronte era allenata alle stoccate veloci e precise del suo insegnante. Si era chiesto più volte che faccia avrebbe fatto Kamijo, quando sarebbe tornato a casa con Usagi-san e lui nella stessa auto, se si fosse permesso di chiedere che relazione c’era tra loro o semplicemente avrebbe fatto finta di nulla. Certo non negava che sapere che i due erano stati insieme lo infastidiva un po’, iniziò a farsi domande su come potesse essersi comportato Kamijo in quell’occasione, infondo era sicuramente più esperto di lui in certe cose. Immerso nei suoi pensieri, la pausa pranzo arrivò in fretta. Ancora solo e senza nessuno con cui pranzare, decise di mangiare all’aperto e si sistemò nel grande giardino universitario, sotto un grande albero. Era una bella giornata, non era proprio caldo, ma era comunque piacevole mangiare fuori e in tranquillità o almeno era quello che pensava. Stava per mettere sotto i denti un boccone di riso, quando intravide la figura di Kamijo-sensei camminare verso l’uscita. Lo seguì con gli occhi, ma quando iniziò a fare fatica, decise di spostarsi. Si sentì come un ladro davanti alla sua prossima refurtiva, ma la cosa lo elettrizzò come non mai. Intravide Kamijo fermo sotto un albero, seduto a terra a leggere un libro distrattamente, continuando a guardare l’orologio e la strada davanti a se. Misaki si chiese cosa stesse aspettando e la sua curiosità fu saziata in poco tempo, quando intravide un giovane alto e moro farsi vicino al suo insegnate sorridendogli in modo molto accorato. Lo aveva gia visto, ma in quel momento non potè concentrare la sua mente su qualcosa che non fosse ascoltare la loro conversazione.
- Hiro-san, scusa il ritardo.-
- Non c’è problema, sono appena arrivato anche io.- Il giovane moro gli porse un sacchetto, che doveva contenere il bento. Era perfettamente avvolto in un fazzolettino blu, tanto che Kamijo ci mise qualche secondo prima di aprirlo.
– Non dovevi disturbarti.-
- Avevo la mattina libera e ho pensato di farti una sorpresa, visto che oggi sei uscito di fretta.-
- Sei tu quello che non mi sveglia, poi è normale che faccio tardi.- Il giovane si accomodò di fianco a Kamijo sorridendo e attese che iniziasse ad assaggiare ciò che gli aveva portato.
- Io ci provo tutte le mattine.-
- Peccato che non me ne accorga mai… buono!- Kamijo aveva assaggiato quello che lontano Misaki riconobbe come un involtino. Il commento positivo riuscì a far accendere di felicità il bel viso del moro. Aveva degli occhi talmente gentili, che anche se fosse stato immangiabile, Misaki era convinto che Kamijo non glielo avrebbe mai detto. Ci fu un attimo di silenzio in cui Kamijo continuò a mangiare, porgendo ogni tanto qualcosa al suo compagno che lo assaggiò ben volentieri.
- A che ora pensi di tornare oggi?- Nel dirlo il moro si era fatto molto serio e la curiosità di Misaki crebbe a più non posso. Kamijo poggiò le bacchette sul cestino e lo guardò per qualche secondo.
- Ti da ancora così fastidio che mi veda con Akihiko?-
- Se devo essere sincero, si. Io non dubito di te Hiro-san, so che siete solo amici, ma sono geloso e non posso farci nulla, mi dispiace.- Kamijo poggiò il bento al suo fianco e rimase in silenzio mentre una fresca e delicata brezza gli scompigliò i capelli.
- Sei ancora ossessionato sulla tua posizione sociale o cose simili? Akihiko sarà anche un grande scrittore di successo, ma nella vita privata è un disastro totale. Il fatto che sia stato innamorato di lui ormai non ha più alcun valore, anche a quel tempo la pensavo così. Non ha fatto altro che intaccare un rapporto di amicizia e il risultato è che ci siamo allontanati, del resto però, se potessi tornare indietro nel tempo, lo rifarei di nuovo…- Quella frase tolse il respiro al moro per qualche secondo, per Misaki fu come rivivere quella stessa mattina mentre ascoltava la storia da Usagi-san. - … lo rifarei perché è proprio grazie a quella delusione che ti ho incontrato. Se quel giorno non mi fossi recato al parco non sarei mai stato colpito dal tuo razzo difettoso e non saresti mai venuto da me, quindi va bene così. Se io e Akihiko riuscissimo a tornare amici come lo eravamo da ragazzi sarebbe una bella cosa, ma se questo dovesse allontanarmi da te allora sarei disposto a chiudere ogni contatto, perché per me sei tu la persona più importante.- Kamijo si abbandonò all’indietro sdraiandosi sul prato e mettendo le mani dietro alla nuca, fece un lungo respiro e spostò gli occhi verso il compagno, rimasto a bocca aperta. – Quindi smettila di fare il bambino geloso… si tratta solo di lavoro e niente di più.- Fu un secondo, nel mentre il viso di Misaki assunse tutti i colori possibili per la vergogna, il moro si spostò verso il basso, bloccando le mani di Kamijo, che cercavano di fermarlo. Avvicinò il viso a quello dell’insegnante, che nonostante le proteste lo accolse tranquillamente. Si baciarono a lungo, tanto che Misaki si stupì di quanto potessero rimanere senza prendere mai fiato. Quando si staccarono, Kamijo aveva il viso rosso e caldo, mentre il compagno un’espressione beata stampata in viso. - Nowaki… ma che ti salta in mente… se ci vedessero?-
- Se Hiro-san non voleva essere baciato, poteva semplicemente spostarsi.- Decise che era proprio giunto il momento di togliere il disturbo. Cercando di fare meno rumore possibile fece qualche passo indietro strisciando sull’erba e lasciando sui pantaloni una fastidiosa ed evidente macchia verde. Non fece in tempo a voltarsi che una strana ed inquietante presenza curiosa gli fu alle spalle. Lo bloccò appena in tempo e gli fece cenno di stare in silenzio. Misaki lo guardò di sottecchi, aveva i capelli scuri e gli occhi che con la luce del sole ridavano uno strano riflesso violaceo. Il profilo maturo con una sigaretta spenta tra le labbra che gli donava un aspetto fiero e sicuro. Teneva gli occhi fissi davanti a lui osservando la coppia, che credendo di non essere vista, continuava a scambiarsi dolci effusioni.
- Mentre li distraggo tu scappa…- lo disse sorridendo beato, come se per lui fosse un’abitudine dar fastidio ai due. Senza dar tempo a Misaki di rifletterci su, spuntò fuori dal suo nascondiglio cinguettando il nome di Kamijo e facendo una faccia buffa. - Kaaaamijooo, lo sai che le effusioni sono vietate a scuola!!!!- Quell’entrata in scena ebbe come risultato un grido da parte di Kamijo e una sonora risata da parte del moro, di cui ora Misaki conosceva il nome.
- Professor Miyagi le pare il modo… spiare così le persone!-
- Siete così dolci e teneri che è impossibile non spiarvi… che carini!!-
Misaki decise che era il momento di togliere le tende. Si fece indietro e mentre Miyagi-sensei teneva occupati i due, lui se ne tornava come se niente fosse nell’edificio, nella speranza di non essere visto da nessun altro.



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