FanFiction su Skip Beat - Stand By Me Capitolo 2


Stand by me

2. I sussulti del cuore

- Stupida! Stupida! Stupida!- Kyoko continuò a gridarlo sempre più forte finchè non iniziò a farle male la gola. Fortunatamente il ristorante era chiuso da un paio di giorni, poichè i signori Duruyama erano stati invitati a casa di parenti e quindi lei poteva sfogarsi come meglio credeva, senza spaventare nessuno. Non riusciva a non pensare al viso di Ren che la salutava, sorridente ed angelico, come se poco prima non fosse accaduto nulla. Eppure lei poteva ancora sentire il calore della mano di lui che stringeva la sua, intrecciando le dita, come se cercasse qualcosa di più. Nonostante tutto Tsuruga-san le aveva chiesto scusa poco prima di andarsene, le aveva detto che si era trattato di un piccolo scherzo, ma Kyoko non riusciva a crederci. - Che volevi fare Tsuruga-san?- Rigirò tra le mani la bambola di Ren, perfetta in ogni sua parte come del resto lo erano tutte le creazioni di Kyoko e continuò a fissarlo sperando in una risposta. - Per un attimo io davvero ho pensato che mi avresti...- Si bloccò di colpo buttandosi sul letto e schermandosi il viso con il cuscino, troppo imbarazzata per continuare la sceneggiata. - Non poteva essere serio, mi stava sicuramente prendendo in giro.- Ripeterlo forse avrebbe avuto qualche effetto, ma Kyoko non ci credeva molto. Si era ripromessa che l'amore non faceva per lei. Dopo Shotaro non avrebbe mai e poi mai riaperto il suo cuore a nessuno, perchè rimanere nuovamente ferita da un amore unilaterale, era qualcosa che non avrebbe più potuto sopportare. Con Shotaro aveva reagito, troppo presa dalla rabbia per piangerci sopra e deprimersi, ma se fosse accaduto di nuovo come si sarebbe comportata? Non riusciva neanche ad immaginarlo e dopo essersi arrovellata il cervello per un altro quarto d'ora, crollò addormentata come una bambina.
Fu un piccolo rumore di stoviglie spostate a farla trasalire. Scattò seduta sul letto e rimase in silenzio, attenta a ciò che accadeva intorno a lei. Non doveva esserci nessuno in casa e guardò l'orologio che segnava le tre del mattino. Escluse che i coniugi fossero tornati, l'avrebbero sicuramente avvertita per tempo. Non accese la luce, ma si alzò dal letto rabbrividendo quando i piedi caldi toccarono il pavimento gelato e si avvicinò alla porta. Per qualche minuto non sentì nulla, quindi sospirò e si diede della sciocca. Avere ancora i terrori notturni alla sua età era proprio da immaturi, se Tsuruga-san lo avesse scoperto sicuramente non le avrebbe più rivolto la parola. Si decise a tornare a dormire, magari per agevolare il ritorno del sonno avrebbe immaginato caricature di Shotaro a cui tirare qualche freccetta, ma si bloccò a metà strada quando avvertì la voce di un uomo dal piano di sotto. Kyoko sentì tutti i muscoli del corpo irrigidirsi, quando alla prima voce se ne aggiunsero altre due. Stavano cercando qualcosa e sapevano perfettamente che i proprietari erano via. Aveva paura, non lo avrebbe mai rivelato a nessuno, ma per quanto potesse fingere di essere cattiva e fredda come Mio, o sadica come Natsu, rimaneva pur sempre Kyoko e lei contro tre uomini non aveva possibilità.
Sforzandosi di non fare alcun rumore, si avvicinò alla borsa e cercò a tentoni il cellulare. Chiamare la polizia era la cosa migliore da fare, ma si bloccò quando sentì uno degli invasori a pochi passi dalla sua porta.
- Sicuro che non c'è nessuno?-
- Vai tranquillo e cerca in ogni stanza, avranno sicuramente lasciato qualcosa.- Rispose il secondo a voce soffusa. Kyoko capì che non erano molto distanti e che se l'avessero scoperta, avrebbe dovuto fare i conti almeno con due di loro. Del terzo, per ora non sentiva alcuna traccia. Si spostò furtiva in un angolo della stanza e tenendo stretto il cellulare accese lo schermo. Il semplice click che produsse la fece trasalire. Si fermò quando sentì la maniglia della sua porta abbassarsi, così di fretta fece l'ultimo numero chiamato.

Aveva faticato per addormentarsi. Dopo aver lasciato Kyoko, per tutto il tragitto fino al suo appartamento non era riuscito a far si che il cuore riprendesse a battere regolarmente. Ma cosa diavolo aveva in mente di fare? Baciarla? Si lo voleva con tutto se stesso e il sbirciare con la coda dell'occhio Kyoko che si protendeva verso di lui era stato un invito allettante. Si era fermato, fortunatamente, ma ora aveva la prospettiva di passare due giorni con lei, senza nessuno intorno che infastidisse e il solo pensarci, lo rendeva nervoso. Quando il telefono prese a squillare maledì tutti gli dei che gli vennero in mente in quell'istante. Chi poteva disturbarlo alle tre del mattino, dopo che chiudere occhio gli era stato così ostico? Prese in malo modo l'apparecchio e lo guardò. La luce dello schermo era così fastidiosa che lo costrinse a sbattere le palpebre più volte. Scattò a sedere sul letto quando lesse il nome del mittente, sentì i muscoli della schiena indurirsi per lo sforzo e la sorpresa. Fu lesto a rispondere, ma quando mise il telefono all'orecchio sentì solo un sibilo, simile ad un respiro. Provò a chiamarla per nome, ma non rispose. In un primo momento pensò che si fosse addormentata con il telefono tra le mani e che la chiamata fosse partita da sola, ma poi lo sentì, anche se distante sentì la voce di qualcuno e un brivido lo percosse dalla testa ai piedi. Iniziò a sentire freddo, un gelo che neanche il più caldo e costoso dei cappotti avrebbe potuto placare.
- Mogami-san, chi c'è con te?- Lo disse piano, sospirando quasi per non farsi sentire. Kyoko non rispose, ma lui sapeva che non stava dormendo, ne tanto meno che non si fosse resa conto della chiamata. Non aspettò oltre, saltò giù dal letto, prese il primo maglione che riuscì a trovare nel cassettone, infilò le scarpe senza neanche mettersi i calzini e uscì di casa. - Arrivo!-
Non aveva la minima idea di cosa stesse succedendo, scese al parcheggio con il telefono sempre accanto all'orecchio ascoltando il silenzio. Non percepiva alcun rumore, eppure continuava a parlare a Kyoko, cercando di calmarla e di farle capire che sarebbe arrivato presto. Che si stesse immaginando tutto o meno, sarebbe stato li in pochissimi minuti, anche a costo di infrangere tutte le norme del codice della strada.

- Che diavolo, non c'è niente in questa casa!- Questa volta Kyoko lo sentì gridare e si rese conto che le cose stavano per peggiorare. Gli intrusi non erano riusciti a scovare nulla, ma ancora non avevano perquisito tutte le stanze e la ragazza era conscia che prima o poi sarebbero entrati nella sua camera. Poco prima uno di loro aveva afferrato la maniglia e stava per entrare, ma qualcosa lo aveva distratto e lei aveva avuto il tempo per rendersi conto del fatto che aveva chiamato Ren. Velocemente lo sguardo si era posato sullo schermo del cellulare, la chiamata attiva e il nome di Tsuruga scritto con i caratteri più eleganti che era riuscita a trovare tra i font presenti sul cellulare. Non era però riuscita a dire neanche una parola, se avesse parlato gli uomini fuori dalla sua porta l'avrebbero sentita e si sarebbe trovata in grossi guai, ma in qualche modo aveva percepito la presenza di Ren, sapeva che lui sarebbe arrivato per lei, in un modo o nell'altro. Sospirò, doveva calmarsi e cercare di reagire. Non era da lei rimanere seduta e in silenzio, spaventata come un gatto abbandonato, eppure l'unica cosa a cui riusciva a pensare era Ren.
- Ti prego... Tsuru...-
- Trovata!-
Si sentì prendere per i capelli, venne trascinata fuori dal suo nascondiglio e buttata a terra come un sacco vuoto. Sbattè forte il viso sul pavimento e per un attimo non riuscì a respirare. Persino mettere a fuoco divenne complicato, affaticata anche dal buio nella stanza, e l'unica cosa che riuscì a vedere furono un viso sottile e aquilino, con dei lineamenti aguzzi e cattivi. Accanto a lui un uomo dal viso rude e la barba ispida, due occhi così scuri che Kyoko ebbe l'impressione che non fossero umani.
- Ti avevamo gia sentito gattina, ma volevamo lasciarti stare... solo che non abbiamo trovato neanche un soldo e quindi non potevamo andare via a mani vuote.-
- Non ci sono soldi qui. I proprietari hanno portato via tutto, io sono solo un'ospite.- Provò ad alzarsi, ma uno di loro le bloccò la schiena con un piede e si sentì schiacciare sul pavimento, così rimase immobile, intenzionata a non farli infuriare. Fu allora che sentì dei passi avvicinarsi e il suo cuore iniziò a sperare, sentì le guance scaldarsi e le lacrime riempirle gli occhi, ma quando egli parlò, tutte le sue speranze svanirono. Non era Ren.
- Io la conosco questa qui.- la voce che giunse alle orecchie di Kyoko era giovane e squillante, decisamente diversa da quella degli altri due, ma era anche fredda ed estremamente cattiva. - Mi sembra proprio di averla vista.- Kyoko percepì il peso sulla schiena farsi più leggero, ma venne tirata su di forza e messa a sedere, manovrata come una bambola. Puntandole la luce di una torcia direttamente in viso, non riuscì a vedere la persona che aveva davanti. - Ma si, ora ricordo. Tu sei Mio, non è vero? Però non sembri cattiva come in televisione, al contrario sembri un piccolo angioletto impaurito.-
Non avrebbe dovuto reagire, sapeva che ne avrebbe pagato le conseguenze, ma non riuscì a trattenersi. Nascondendosi dietro il di Mio scattò in avanti come una furia spintonando l'uomo davanti a lei e dirigendosi verso la porta. Era scalza e i piedi avevano iniziato a sudarle per la paura, così scivolò in avanti e ricadde sulle ginocchia proprio vicino alle scale. Non guardò indietro e si rialzò, doveva uscire da li e correre più veloce che poteva. Purtroppo non fu così lesta come sperava e si sentì afferrare per il pigiama, tanto che il collo si strinse bloccandole il respiro.
- Dove pensi di andare!- Non riuscì a capire chi dei tre l'avesse afferrata, non le importava, doveva solo andare via di li e iniziò a divincolarsi come un serpente spaventato, ma neanche stavolta riuscì nel suo intento. Così quando si sentì abbandonata, con il vuoto sotto i piedi, si rese conto che stava scivolando giù dalle scale. Battè la fronte contro il muro e il piede le si incastrò nella balaustra provocandole un dolore così forte e lancinante, da farle perdere i sensi per qualche secondo. Alla fine si rese conto di aver percorso tutte le scale di schiena e di non essere in grado di muoversi. Ormai conscia che l'avrebbero presa, rimase immobile sperando in un aiuto, sperando che tutto quello fosse solo un sogno, poi le sentì, fioche nella sua mente, ma sapeva di cosa si trattava. Le sirene della polizia erano vicine, le sentiva pian piano sempre più distinte e provò a girarsi su un lato. Tutto il corpo era un dolere incessante, del sangue le usciva da un taglio sulla fronte e le impediva di aprire bene gli occhi, ma non si fermò. Strisciò verso l'entrata, lentamente e dolorosamente, finchè non dovette fermarsi.
- Sei qui...- le uscì un sibilo piuttosto che una frase, ma non riuscì a fare di più. Si sentì tirare su, ma finalmente non fu più la paura a permearla, ma un senso di tranquillità e sicurezza. Con dolcezza e delicatezza, si sentì stringere tanto che riuscì a poggiare la testa su un petto ansimante, ma caldo e pieno di vita. Percepì il cuore di lui battere così forte, che per un attimo Kyoko credette di poterlo afferrare.
- Sono qui, mi dispiace averci messo tanto.-
Ren si sentì mancare il fiato, quando Kyoko afferrò la sua maglia e lo strinse forte. Ci aveva messo davvero troppo tempo, perchè non era riuscito ad impedire che qualcuno mettesse le mani addosso alla sua Kyoko. Se non ci fosse stata la polizia, se non li avesse chiamati durante il viaggio, forse ora sarebbe impazzito. Forse la sua parte di tenebra, quella che per anni aveva tenuto nascosta, imprigionata, si sarebbe liberata e li avrebbe uccisi. Si, avrebbe ucciso chiunque in quel momento, ma Kyoko lo stava fermando, lo stava stringendo e gli stava chiedendo di non lasciarla. Sforzando tutto se stesso a non farle male, le scoprì il viso, pulendole il sangue e cercando disperatamente i suoi occhi. Kyoko era sveglia, ma non vigile, sentiva le palpebre pesanti e il corpo completamente immobile, eppure percepiva la presenza di Ren, inginocchiato sul pavimento, che la coccolava come una bambina. Sentì il viso dell'uomo a pochi millimetri dal suo, percepì quando Ren le posò un bacio sulla fronte dicendole che non l'avrebbe lasciata. Ciò che accadde dopo fu, per Kyoko, tutto sfocato e confuso, fino a quando non si risvegliò in una stanza che le parve gigantesca, elegante e bellissima. Tastò il letto sotto di lei, morbido e fresco, dalle lenzuola delicate e profumate. Non riconobbe nulla di familiare, nulla che potesse darle un minimo indizio di dove si trovasse, così provò a mettersi seduta, ma i dolori le invasero il corpo e tutto ciò che riuscì a fare fu girarsi da un lato del letto e fissare lo sguardo sulla figura di un uomo disteso al suo fianco. Impiegò qualche secondo per riuscire a mettere a fuoco il viso di Tsuruga Ren che dormiva profondamente.


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