Fanfiction su Tsubasa Reservoir Chronicle - Il mio nome

Genere: Romantico | Personaggi: Fay D. Flourite, Kurogane  |
Avvertimenti: Shonen-ai | Stato: completa

Il mio nome...

Se solo i miei occhi riuscissero a guardare ciò che tu vedi…
Se solo le miei orecchie riuscissero a sentire ciò che stai gridando…
Se solo le mie mani riuscissero ad afferrarti….
Se solo il mio corpo riuscisse a scaldare il tuo….
… Allora capirei perché non hai mai detto la verità…
- Non dormi?-
Gli domanda improvvisamente, orami stanco di sentirlo rigirarsi continuamente nel letto al lato opposto della stanza. Lo sente sbuffare più volte, e ripete la domanda seccato. – Non dormi?-
Non riceve risposta e solo allora si decide a spostare lo sguardo verso quel letto agitato. Nel buio della camera, riesce solo ad intravedere la sua testa, mezza nascosta sotto le lenzuola, ma con qualche ciuffo disordinato che spunta fuori curioso. – Che problema hai?- Ancora silenzio. Irritato dal non essere ascoltato decide di alzarsi, tira via le lenzuola facendole ricadere sul lato del suo letto, nonostante abbia visitato tanti mondi trova ancora scomodi quei letti così alti ed estremamente soffici. Poggia i piedi per terra e viene scosso da un brivido freddo e fastidioso. Lentamente, come se non fosse ancora riuscito ad abituarsi al freddo, si avvicina al letto e si inginocchia al fianco aspettando. Lo osserva e ogni tanto scorge un brivido che lo scuote, ma lui non ha intenzione di voltarsi.
- Hai intenzione di ignorarmi? Di solito sono io che lo faccio…- si stupisce di come quelle parole gli escano facilmente di bocca, di solito quello che ignora ogni cosa è lui. Lo chiama di nuovo, insiste, come faceva lui nei suoi confronti poco prima, come se i ruoli ora si fossero scambiati.
- Sto bene…- finalmente giunge la sua voce, bassa e alquanto roca. Si chiude ancora di più nel lenzuolo e continua a tremare.
- Uno che sta bene avrebbe risposto prima.-
- Dormivo…- risponde ancora lui, non ha intenzione di voltarsi verso l’uomo che lo sta interrogando, non lo vuole guardare. Allora è l’altro ad agire, lo prende per la spalle facendolo voltare nella sua direzione, sente resistenza, ma è debole a confronto della sua forza. Finalmente riesce a vederlo, gli occhi però sono ridotti a due fessure cristalline e lucide, respira tenendo la bocca aperta e faticosamente.
- Hai la febbre?- e chiedendo ciò gli poggia una mano sulla fronte, sembra bollente, ma la sua mano è fredda e non sa valutare bene. Allora decide per un altro metodo, si avvicina con il viso e gli poggia le labbra sulla fronte, allora si accorge che è proprio febbre e anche alta. – Ecco perché tremavi…- Si alza e velocemente prende il grande e caldo cappotto bianco che trova su una sedia. Lo sistema per bene sul corpo dell’altro, ha bisogno di caldo per far scendere la temperatura, dovrebbe sudare, ma sa che quel solo cappotto non basta.
- Non mi capita spesso di stare male…- fa lui improvvisamente sorprendendo l’altro che era impegnato a cercare coperte o altro.
- E’ una cosa normale... potevi dirmelo.-
- Kurogane?- si volta improvvisamente e sorpreso, sentire il suo nome senza storpiature o prese in giro lo lascia impietrito, forse aveva perso l’abitudine di sentirlo. Torna in ginocchio accanto al letto del malato, lo guarda fisso e si rende conto che ha tutto il viso rosso. – Sei mai stato malato?-
Chissà perché quella strana domanda? Forse sono i deliri della febbre? Non vorrebbe rispondere, o comunque vorrebbe dirgli che essendo una ninja fortissimo non è possibile per lui ammalarsi, ma non è la verità e senza pensarci inizia a parlare.
- Certo, è una cosa normale… tutti si ammalano.-
- E cosa accade quando ci si ammala?- un’altra domanda sciocca, ma a cui non può non rispondere.
- Nulla, si rimane a letto e si gode delle cure che gli altri ti dedicano.-
- Chi ti accudiva quando stavi male?-
- Non mi capitava spesso, ma quando succedeva era mia madre a prendersi cura di me…- attese un’altra domanda strana, ma non arrivò. Si ritrovò solo quei due piccoli occhi che lo fissavano e capì che doveva continuare. – Lei mi preparava qualcosa di caldo da mangiare e mi vegliava quando la febbre saliva improvvisamente.-
- Quella cosa che hai fatto prima, la faceva anche lei?- Si riferiva al modo in cui il ninja gli aveva sentito la temperatura, forse per lui che non lo sapeva, poteva essere sembrato qualcosa di strano.
- Le mani non dicono la verità, quello è uno dei modi per capire se hai la febbre o meno, mia madre lo faceva sempre.- Chissà perché riusciva a dire “mia madre” con tanta facilità. Fino a quel momento non aveva mai parlato a nessuno del suo passato. Solo Shaoran sapeva, solo lui era riuscito a vedere cosa si nascondeva nel passato di quel freddo ninja dagli occhi tenebrosi e non lo aveva detto a nessuno.
- Io non sono mai stato male… forse perché non avevo nessuno che si sarebbe preso cura di me.- Kurogane non seppe rispondere in quel momento, qualsiasi cosa avesse detto sarebbe sembrata una scusa per tranquillizzarlo, di quelle che si raccontano ai bambini quando hanno paura, ma lui non era un bambino, anche se in quel momento lo sembrava proprio. – Tu ti prenderesti cura di me?-
- Posso curare la tua febbre…- sospirò sentendo quella frase, chissà cosa aveva sperato di sentire, ma come al solito il ninja rimaneva tale, si era portato troppo il la e si stava già ritirando come una tartaruga nel suo guscio, per paura di essere ferita.
- Quando stavi male tua madre ti rimaneva accanto e ti cullava, chiamandoti per nome?-
- Certo…-
- Lo faresti per me?- L’unica cosa che Kurogane riuscì a fare fu rimboccargli le coperte. Poi prese un fazzoletto e andò in bagno per inumidirlo e poggiarlo sulla fronte del malato. Evitò accuratamente di rispondere a quella domanda, sviò gli occhi di lui che lo cercavano più che potè.
- Hai ragione…- fece infine, quando si rese conto che il ninja non aveva alcuna voglia di dirgli di più. – Io non sono tuo figlio e tu non sei mia madre… io di certo non valgo le tue attenzioni visto che non provi nulla per me… non mi chiami neanche per nome…-
…………
Nessuno dei due disse più una sola parola. Ogni tanto qualche gemito del malato rompeva quell’atmosfera che si era creata. Kurogane era fermo accanto al letto, lo vegliava senza fare gesti in più di quante ne servissero, cambiandogli il fazzoletto, chiudendolo per bene tra le lenzuola e il cappotto per evitare che si scoprisse. Lo spogliò quando il sudore dato dalla temperatura alta iniziò a diventare insopportabile. Si prese l’onore di lavarlo con un panno umido, asciugando quella pelle diafane e bollente, quel corpo che a confronto del suo poteva essere rapportabile a quello di una ragazza. Troppo snello e fine per un uomo forse. Il ninja temeva di fargli del male alle volte, era debole e quando lo stringeva poco più forte, vedeva i segni della presa diventare rossi sulla sua pelle. Lo prese in braccio con facilità per spostarlo nel suo letto, quando le lenzuola erano troppo umide per farlo rimanere li. Anche se era distaccato, in qualche modo si stava prendendo cura di lui.
…………
Senza sosta… si prese cura del piccolo paziente finchè il sole non apparve all’orizzonte e la febbre ormai sopportabile. Prima di riposarsi però non resistette all’istinto di dirgli ciò che per tutta la notte gli era passato per la testa.
- Un giorno mi prenderò cura di te come desideri che io faccia… ti concederò tutte quelle attenzioni in più che stanotte ti ho negato… quel giorno avverrà solo dopo che tu mi avrai detto come ti chiami.
- Tu sai già il mio nome?-
- Non pronuncerò quel nome fino che non mi sarò reso conto che, almeno per una volta, tu mi hai detto la verità… Quando quel giorno verrà dovrai venire da me e presentarti nuovamente… ma questa volta dovrà venire fuori tutto ciò che sei e di cui hai bisogno.-
- Chi ti da la certezza che io abbia bisogno di te Kurogane?- Voleva essere acido il tono con cui aveva parlato, ma il ninja lo squadrò per bene con le sue iridi scarlatte e rispose a tono.
- La certezza me la da il fatto che tu, nel momento in cui avevi bisogno, mi hai chiamato con il mio nome.-
Se solo il mio cuore smettesse di dolere al tuo contatto…
Se solo fossi stato capace di dirti ciò che sentivo…
… Allora avrei capito perché solo quella notte, sei riuscito a dirmi la verità…
… Non ho forse ragione Kurogane?
 
 

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