Originale - Nel Cuore della Realtà

Nel Cuore della Realtà




3
Il mattino successivo a svegliarla fu la madre di Malinar, la condusse fuori e passeggiarono insieme per qualche minuto.
- Signora Madre perché mi avete portato fuori?- La ragazzina non rispose subito, si inginocchiò a terra e iniziò a giocherellare con dei fili d’erba, più Lilith la guardava e più la vedeva piccola, chiusa in un leggero abito azzurro, come se non soffrisse il freddo dell’inverno. Parlò dopo qualche minuto di silenzio.
- Sai perché Iliam è venuto a prenderti?- Lilith scosse la testa in segno negativo, in realtà non si era mai posta quella domanda. - Malinar ti ha chiamata spesso in quella prigione, ma soprattutto ha fatto il tuo nome quando non doveva e lo hanno sentito in troppi. Ho mandato io Iliam a prenderti per proteggerti, se lui non fosse arrivato in tempo saresti già morta o peggio. Quando non ti hanno trovata a casa, io ho ricevuto un messaggio e questo mi ha allarmata. Il padre di Iliam sapeva dove mi nascondevo e nonostante questo non era venuto a prendermi. Mi sono chiesta il perché e la risposta è giunta quando ho letto il messaggio.- Fece una pausa, come se dire quelle parole le costasse la sua stessa vita. Lilith stava iniziando a capire la situazione, Malinar e sua madre erano sempre fuggiti da quell’essere che chiamavano ancora padre. Pensavano di essere al sicuro in quella casa, ma il fatto che la Signora Madre era stata avvertita da una lettera significata tutto il contrario.
- Lui ha saputo di te per bocca di Malinar e ti vuole. Mi ha scritto che se tu andrai da lui, curerà Malinar dal suo male e sarà libero per sempre.-
Da come lo aveva detto, Lilith capì che quella ragazzina non voleva in alcun modo che lei si sacrificasse per salvare Malinar. La lasciò sola con il suo cruccio, non poteva intervenire e la scelta spettava a lei. Lilith rimase sola a pensare, si sedette a terra e incrociò le gambe. Il vento freddo le scompigliava i capelli, ma lei cercava di essere imperscrutabile, voleva salvare Malinar, ma voleva anche stare insieme a lui e se fosse andata da suo padre, non lo avrebbe mai rivisto. Della propria vita le importava davvero poco, ma Malinar doveva vivere. Iliam la raggiunse nel pomeriggio, le porse qualcosa da mangiare, ma lo stomaco di Lilith si rifiutava categoricamente di ingerire qualcosa di più che non fosse aria.
- Gli esseri umani hanno bisogno di mangiare, non rifiutare ciò che domani non potresti avere.- Iliam voleva farla reagire, ma fu inutile. Era rimasto a guardare quella piccola donna tutta la mattina, assorta nei suoi pensieri più cupi. Era determinata, su questo non c’erano dubbi e benché lui non amasse gli umani, doveva ammettere che era davvero diversa dai suoi simili. Forse era questa diversità che l’aveva unita a Malinar, ma la loro relazione non era giusta, come non lo era il sacrificio che le era stato chiesto. - Non andare. Non ne vale la pena, chi ti dice che Malinar sia innamorato di te e chi ti dice che ciò che provi per lui sia vero?- Lilith guardò Iliam senza capire il vero significato delle sue parole, anche Malinar le aveva detto che lui non poteva amare gli esseri umani come lei, eppure in cuor suo sapeva che non era impossibile. Non ricevendo alcuna risposta da lei Iliam continuò e questa volta fu più duro con lei. - L’amore è solo un sentimento ipocrita che cerca di far stare bene la persona che lo vuole provare, ma non c’è niente di vero in una simile cosa. Perché rischiare la propria vita per un altro, se è proprio la vita la cosa che più si ama? Per questo quelli come noi non possono amare.- Si sbagliava e Lilith fu pronta a rispondergli. Non accettava quel modo di parlare e non voleva più ascoltarlo perchè lei era davvero innamorata di Malinar.
- Come puoi dire una cosa simile. Lui è tuo amico. Perché sennò saresti corso a salvare me, una stupida umana?- Riconoscenza, ecco ciò che lo aveva spinto. Più di una volta aveva coperto le spalle di Malinar e lui aveva fatto lo stesso. Iliam sapeva che non avrebbe corso alcun rischio andando a prendere la ragazza, anche se non fosse riuscita a correre l’avrebbe portata lui a spalla, come poi aveva fatto, ma non avrebbe mai rischiato la sua vita per quella di Malinar. - Ad ogni modo Iliam a me non importa se lui non è innamorato di me. L’amore non serve a farti stare bene, perché il più delle volte è un amore sofferto, ma se ora non facessi tutto ciò che è in mio potere per salvarlo, come potrei continuare a vivere sapendo che è chiuso in quella prigione?- Iliam si alzò e fece per andarsene, ma non prima di averle detto come stavano realmente le cose. In realtà a lui non importava molto della vita di quella ragazza, ma lo doveva a Malinar.
- Se proprio lo vuoi sapere sono venuto a prenderti per un solo motivo. Malinar mi ha chiesto di proteggerti, ma da lui. Se ora si liberasse da quella prigione non avrebbe fatto altro che vivere la vita come avrebbe sempre dovuto. Io ho ucciso molte persone Lilith e non ne ho mai sentito il rimorso, questa è la nostra natura ed è anche la natura di Malinar.- Scomparve dalla vista di Lilith in un secondo. Forse aveva ragione Iliam, ma perché non era neanche riuscito a guardarla in viso mentre parlava, se per lui era una così normale uccidere? Ad ogni modo, anche sapendo quella che Iliam aveva detto come verità, lei non poteva tirarsi indietro. Sarebbe andata dal padre di Malinar, anche se tutti credevano che era una decisione sbagliata.
La Signora Madre pianse per lei e questo le diede la forza di andare avanti, perché le dava la speranza che in fondo c’era qualcosa da salvare. Iliam la condusse dal padre, fu un viaggio fin troppo sereno. Sapevano che Lilith stava andando da lui e per questo nessuno di loro aveva intenzione di attaccarli.

A notte ormai inoltrata Lilith si trovò davanti ad una strana costruzione, sembrava scavata nella roccia, molto simile ad una semplice grotta, ma era artificiale. Ai lati dell’entrata c’erano una miriade di graffi e scalfitture più o meno profonde, sembravano fatti con le unghie e forse lo erano, perché c’erano degli schizzi di sangue rappreso un po’ dappertutto. Inoltre sull’arco dell’entrata era stato riprodotto lo stesso simbolo che Lilith aveva scoperto sul corpo di Malinar. Era un luogo inquietante, all’interno era tutto buio e si sentivano tante voci gutturali e risatine sprezzanti, provenire dal profondo. Il cuore le batteva così lentamente che sembrava volersi fermare da un momento all’altro. Iliam si bloccò improvvisamente fissando gli occhi nel profondo della spelonca, poi si rivolse a Lilith con un tono di supplica insito in ogni parola.
- Li davanti c’è il futuro che hai scelto, io posso portarti via se me lo chiedi, ma non appena sarai entrata il mio dovere di proteggerti sarà nullo e non verrò a salvarti.- Lilith gli posò un lieve bacio sulla guancia ringraziandolo per tutto quello che aveva fatto per lei, anche se Iliam non lo avrebbe mai ammesso. Il giovane le tese un velo azzurro, la Signora Madre le aveva detto che doveva indossarlo per entrare nella grotta. Nessuno, a parte il padre, doveva vederla in viso. Era un segno di remissione e ubbidienza, che doveva rispettare se voleva arrivare viva al cospetto dell’uomo. Iliam continuò a guardare l’entrata della caverna anche dopo che Lilith fu scomparsa dalla sua vista. Forse ora aveva capito cosa la rendeva speciale. In quel piccolo bacio aveva percepito i battiti del suo cuore, veloci e carichi di emozioni. Lui non avrebbe mai sentito il suo cuore battere in quel modo.
Lilith camminava lentamente, contando ogni passo e osservando ogni minimo particolare intorno a lei.
Le pareti della grotta riportavano gli stessi graffi che aveva visto all’entrata ed era sicura che se avesse aguzzato la vista avrebbe trovato anche qualche unghia infilata in quelle cavità. Cercò di non pensarci oltre e proseguì. Le voci si facevano sempre più vicine, Lilith cercò di riportare alla mente quello che la madre di Malinar le aveva detto su come doveva comportarsi. Non doveva mai guardare nessuno in faccia, a meno che non fosse stato il padre a darle l’ordine. Al suo cospetto si sarebbe dovuta inginocchiare e non si sarebbe potuta alzare prima di un ordine. Avrebbe dovuto rivolgersi a lui chiamandolo Sommo Padre e non avrebbe dovuto parlare se non interpellata. Doveva semplicemente servirlo, lei era un oggetto da utilizzare a piacimento del padre. Arrivò finalmente nel luogo in cui si riunivano tutte le voci. Si ritrovò in un grande stanza ricavata nella roccia, l’odore di muffa e di corpi ammassati in un luogo privo di finestre era nauseante.
Era proprio al centro della sala e iniziò a camminare tra file di esseri deformi. Non li guardò come le era stato detto, ma riusciva a sentire i loro gemiti e le risate, la stavano deridendo e avrebbero tanto voluto ucciderla. Vedeva i loro piedi mentre procedeva a testa bassa, alcuni sembravano umani, ma erano completamente ritorti e deformati, altri sembravano animali, altri ancora erano indescrivibili. Quella ridicola sfilata sembrò non avere mai termine, qualcuno di loro cercava di afferrarla, in modo da farle fare una mossa sbagliata, magari avrebbe parlato o si sarebbe difesa, così loro avrebbero avuto il permesso di ammazzarla, ma Lilith non fece nulla. Continuò a camminare come se non ci fossero. Giunse alla fine e incontrò con lo sguardo la figura di una specie di trono in pietra, si inginocchiò davanti a quella strana seduta e attese. La madre di Malinar non le aveva descritto l’aspetto del padre, ma da quello che sapeva doveva sembrare quasi umano dato che era il più potente. Il fatto che potesse avere un aspetto addirittura piacente la disgustò. Lo sentì arrivare, i passi sembravano umani e questo diede fondo alla sua ipotesi, ma non alzò lo sguardo. Lo sentì mentre si sedeva, aveva un passo pesante, completamente diverso da quello felpato di Iliam e Malinar. L’attesa stava diventato snervante, non sopportava quella finta riverenza che doveva ostentare, le mani le prudevano da morire, avrebbe voluto intervenire e far finire quella farsa, ma doveva resistere. Finalmente il padre parlò, ma quella voce la fece tremare come una foglia e lui se ne accorse perché rise a quella reazione. Lilith avrebbe pianto, perché non poteva di certo sbagliarsi, non poteva confondere quella voce. Era la stessa di suo padre, ma come poteva davvero essere così?
- Puoi alzarti, togliti il velo e guardami.- Sperava con tutto il suo cuore, che solo la voce fosse uguale, ma anche quella bastava a farla vacillare. Si alzò lentamente e si tolse il velo tenendolo stretto in mano e alzò timidamente lo sguardo su di lui. Si trovò davanti un uomo abbastanza vissuto, dai capelli corti castani, occhi nocciola identici ai suoi, una barba leggermente incolta che donava al viso un aspetto maturo. Alto e nonostante si intravedesse lo stile di vita contadina, l’allenamento da soldato era ancora ben riconoscibile dalla forma perfetta dei muscoli e dalla giovinezza che ostentava nonostante l’età. Quello che aveva davanti era suo padre. Avrebbe tanto voluto gridargli contro, come si era permesso di assumere quelle sembianze? Quello che voleva era farla soffrire e ci stava riuscendo perfettamente.
Le lacrime le solcarono il viso, ma non fece alcun rumore mentre piangeva, nonostante tutto cercava di rispettare le regole che le erano state imposte. Il padre le fece un semplice gesto intimandole di seguirlo, lei lo fece proseguendo a testa bassa, guardarlo per lei era troppo difficile. Percorse un corridoio stretto e maleodorante fino ad arrivare in una stanzetta piccola e buia, in un angolo un piccolo giaciglio di paglia. Entrarono e la porta si chiuse rumorosamente dietro di loro. Il buio li chiuse in un atmosfera tetra, Lilith tremava come una foglia, la gola le bruciava da morire, mentre cercava di non piangere.
- Così tu sei la sgualdrina di Malinar, stava tornando da te quando l’ho trovato.- Quella voce e il tono che usava era più duri delle parole, Lilith non rispose, lui non le aveva dato il permesso di parlare. Rimase molto compiaciuto di quell’atteggiamento così remissivo e continuò. - Tu sei venuta qui per cercare di salvare Malinar, ma dovrai guadagnarti la sua vita. Farai tutto ciò che ti viene ordinato, nessuno di loro ha il permesso di toccarti infondo sei solo un’umana, buona come carne da macello, ma mi appartieni ed è bene che te ne ricordi. Hai ben capito?- Lilith fece per replicare, lei non apparteneva a nessuno e lui non doveva permettersi di trattarla in quel modo, fece un piccolo scatto, ma si riprese subito. Si morse il labbro inferiore per evitare di dire qualcosa di sbagliato. Mentre il sangue le scendeva verso il mento, rispose con un mesto si, Sommo Padre. Lui si avvicinò di nuovo e la prese per il mento, bagnandosi le dita con il sangue. La spostò verso di se e poggiò la lingua sulla ferita, assaporando l’amaro gusto del rosso liquido. Si voltò compiaciuto e la lasciò sola. Pianse per tutto il tempo chiusa in quella umida stanza, si rannicchiò in un angolo cercando di sparire, la sua mente era satura del pensiero di Malinar chiuso in quella prigione, lo stava facendo per lui e doveva resistere.

Il tempo passava, ma in quella perenne oscurità Lilith non sapeva dire quanti giorni erano passati. Aveva lo stomaco vuoto e brontolante, era stanca e voleva tanto andarsene via. Il padre non si era fatto vedere fino a quel momento, forse voleva che fosse allo stremo delle forze in modo che non sarebbe stata in grado di reagire. Anche se il motivo di quel gesto le rimaneva sconosciuto, cosa poteva temere lui da una semplice umana? La porta si aprì lentamente e la lieve luce del corridoio le colpì gli occhi, fece per inginocchiarsi, ma ogni muscolo del corpo era indolenzito. Non ce ne fu bisogno, dalla porta entrò una ragazza, poco più alta di lei. Non la vide in viso, perché coperta da un velo nero. Si avvicinò a Lilith, camminando lentamente e le porse dei vestiti nuovi. Non le disse nulla e sparì lasciando la porta aperta, da cui subito dopo entrò lui. Vederlo ancora con le sembianze di suo padre le diede la nausea, ma cercò di non dimenticare il suo ruolo. Si inchinò e aspettò l’ordine per alzarsi, seguito da quello di cambiarsi il prima possibile. Avrebbe dovuto vestirsi davanti agli occhi maligni di quell’essere, ma non poteva obiettare. Si spogliò e si vestì in pochi minuti, lui la osservava impassibile cercando si capire cosa ci fosse di tanto invitante in un corpo così fine e minuto. Lilith indossò una vecchia tunica senza maniche e strappata all’altezza del ginocchio. Dovette anche indossare un velo nero, come quello della donna che le aveva portato i vestiti. Lui le fece cenno di seguirla e lei si mosse lentamente dietro di lui a capo chino. Le gambe le tremavano terribilmente e la testa le vorticava, facendola vacillare. La fame la distruggeva e lui lo sapeva, ma vederla così in difficoltà lo eccitava, sentiva la paura di quel misero essere e voleva esserne inebriato. La condusse in una stanza circolare, le pareti erano sporche di sangue e dal soffitto pendevano pesanti catene di ferro. Per la prima volta lui la toccò energicamente, la prese per le braccia e la fece muovere come voleva. Lilith si lasciava manovrare come una marionetta, non aveva neanche la forza di parlare. Lui le legò i polsi a delle catene, Lilith ricadde verso il terreno in ginocchio con le braccia legate sopra la testa, senza capire cosa avesse intenzione di farle. Poi tutto accadde velocemente, un bruciore terribile le colpì la schiena, un sibilo nell’aria veloce come il vento e ancora dolore. Le frustate venivano veloci, tanto che il dolore per ognuna di loro era mescolato con il precedente e perse il conto in fretta. Forse dieci o più, ma Lilith non emise neanche un piccolo gemito di dolore, ne un grido per implorarlo di fermarsi. Quando non avvertì più il tocco della frusta sulla pelle, la vista le si annebbiò, ma riuscì a scorgere la figura di lui chino davanti ai suoi occhi. Sembrava piuttosto arrabbiato, forse perché non sopportava il silenzio della ragazza. L’espressione cambiò subito tornando vuota, ma fiera del suo operato, prese il viso di Lilith con una mano e lo alzò verso di lui.
- Resistere non ti porterà a nulla, non ti ho fatto venire da me per torturarti. Nel tempo che ti ho lasciato chiusa in quella stanzetta, sono successe molte cose. Il tuo amato è venuto a cercarti, sembra che la prigione di rovi gli abbia giovato e non risente molto del veleno che gli ho somministrato, ma quando resisterà nel vederti in questo stato? Il sangue chiama altro sangue, per questo ti ho ferita. Voglio proprio vedere quanto è grande il sentimento che ti ha portato a sacrificarti per un simile mostro.-
Si avvicinò così tanto che le loro labbra si sfiorarono, ma Lilith non riuscì a spostarsi e sentì i denti di lui lambirgli le labbra, poi la morse e il sangue iniziò ad uscire. La lasciò sola e se ne andò solo per avere una visuale migliore della scena, infatti sali una scala a chiocciola e sbucò in un angolo della stessa stanza, ma molto più in alto. Vedeva la ragazza legata e il sangue che sporcava la roccia sotto di lei, si leccò le labbra assaporando ancora il gusto di quel liquido, era così dolce che in quel momento gli sembrò un peccato farla uccidere da suo figlio.
La schiena le bruciava terribilmente e i polsi sanguinavano chiusi in quelle fredde e strette manette, aveva capito perfettamente cosa voleva da lei, ma in quel momento, anche se sperava che Malinar non arrivasse mai o che resistesse alla tentazione, essere uccisa da lui era la cosa migliore. La stessa porta da cui lei era entrata si aprì velocemente e un uomo piombò nella stanza, anche se faticava a vederlo, Lilith capì chi fosse. La sua voce le colpì le orecchie e i suoi passi vicini le fecero fermare il cuore per alcuni istanti. Non sarebbe mai dovuto arrivare e vederla in quello stato. Sentì le braccia di Malinar cingerla debolmente, le sue mani si posarono sulla schiena e si tinsero di rosso, Malinar sentì il calore del liquido bagnargli le dita e il suo respiro si fece più affannoso. Lilith lo notò, ma lo lasciò fare. Spezzò le catene con un colpo di spada, le manette rimasero ai suoi polsi, ma si sentì libera. Ricadde in avanti e Malinar la sorresse, la sentiva così debole, il respiro lento e spezzato e il battito del cuore così sommesso. La voltò verso di se e provò a destarla accarezzandola con la mano, ma il viso di lei si macchiò di rosso e Malinar rimase ad osservarlo, la baciò leggermente e il sapore del sangue lo pervase. Qualcosa dentro di lui si stava destando, qualcosa di spaventoso che temeva, che aveva sempre tenuto celato nel profondo della sua anima. Ora che sentiva su di se tutto quel sangue e il sapore sulle labbra, però non avrebbe resistito. Ma quella che stringeva tra le braccia era Lilith, non un essere umano qualsiasi. Gli tornarono alla mente tutte le volte che aveva ucciso, perché lo aveva fatto anche se solo per proteggersi. Anche se non ne aveva lasciato traccia, il colore e l’odore di quel liquido rosso lo ricopriva. Era nel suo essere, ma non doveva cedere. Lilith si destò stretta in quell’abbraccio, che lentamente diventava più vigoroso. Guardò Malinar e lo vide mutare velocemente, i suoi occhi erano venati di rosso, il respiro somigliava sempre di più a quello di un essere spaventoso, persino la voce stava cambiando. Lilith si mosse, non senza provare dolore dappertutto e lo abbracciò, Malinar non ricambiò quel gesto. Tra le lacrime e la sofferenza disse ciò che provava e ciò che era giusto dovesse accadere in quel luogo.
- Quello che ho fatto era solo per te, ma se la tua vita dipende dalla mia morte, allora sono contenta di morire per mano tua perché so che non lo fai per tua volontà.- Malinar la strinse così forte, che le ferite sulla schiena si riaprirono, ma Lilith non sentì nulla. Aveva perso i sensi e ciò che sarebbe stato di lei, ormai, non le importava più. L’odore del sangue lo stava facendo impazzire e più il tempo passava, più lo desiderava, ma stringeva Lilith tra le braccia e non poteva farle del male.
Quando Iliam gli aveva riferito della decisione della ragazza, gli aveva chiesto di liberarlo da quella prigione che lui stesso aveva deciso. Da quando in lui era tornata la sete di uccidere, aveva paura di cosa potesse fare, non aveva ancora capito come suo padre avesse potuto mutarlo tanto durante lo scontro, ma ricordava bene cosa aveva fatto prima di essere trovato da Iliam. Aveva ucciso e anche tante persone, Iliam lo aveva trovato rintanato in quella casetta poco distante dal paese di Lilith, giaceva da giorni in quel luogo completamente ricoperto di sangue, il viso pallido e gli occhi sgranati, era scosso da continui convulsioni e quando non riusciva a resistere, i suoi occhi si iniettavano di sangue e diveniva una bestia indomabile. Iliam lo aveva portato da sua madre ed era stata lei a parlargli della prigione di rovi, ma il problema rimaneva Lilith e aveva chiesto al suo compagno di andare a prenderla e proteggerla.
Nei giorni in cui erano stati lontani, Malinar aveva pensato spesso a quella ragazza, chissà perché si era lasciato coinvolgere, ma da quando aveva sentito la sua voce nella testa, non era più riuscito a dimenticarla e la osservava sempre da lontano per capire cosa avesse di così speciale, da non riuscire a dimenticarla. Non aveva mai creduto nell’amore, neanche per sua madre, provava tanto trasporto. L’aveva salvata dalla morte, ma a guidarlo era stata la riconoscenza per averlo messo al mondo e il viso così giovane di lei. Mentre Lilith era diversa. Lei si era appoggiata a lui con tanta facilità, aveva conosciuto la sua natura e non era fuggita e ora la stringeva tra le braccia, combattuto dal desiderio di ucciderla, insito nella sua natura, e la voglia di amarla, che lei gli aveva insegnato. La lasciò in malo modo e Lilith cadde a terra sbattendo la testa, Malinar si rintanò in un angolo della stanza, cercando l’oscurità e la solitudine, voleva chiudersi in quel silenzio e non pensare alla ragazza. Non doveva pensarci, perché velocemente la voglia di amarla si stava tramutando in sadica perversione e lui non riusciva a trattenersi.

La scena a cui aveva assistito dall’alto, l’aveva disgustato. Che vigliacco che aveva generato, ma poco male. Se non era riuscito ad ucciderla ora, prima o poi lo avrebbe fatto e lui sapeva come. Malinar fu trasportato via di peso e non fece alcuna resistenza, mentre Lilith fu chiusa nuovamente in quella che era diventata la sua stanza.
Si svegliò di soprassalto, la schiena le bruciava come il fuoco e si sentì le labbra gonfie e doloranti. Ad ogni modo si ritrovò ancora in quel piccolo giaciglio di paglia, Malinar non l’aveva uccisa e questo le scaldò il cuore dall’emozione. Al suo fianco scorse la figura di una donna coperta dal solito velo, le passò un infuso bluastro maleodorante e le disse che le avrebbe fatto guarire prima le ferite sulla schiena. Quella era la prima volta che qualcuno le rivolgeva la parola, ma quella voce le risultò così famigliare da farla sussultare. La donna si tolse il velo e Lilith si ritrovò davanti il giovane viso della madre di Malinar, gli occhi arrossati dimostravano che aveva pianto per molto tempo. Lei abbassò lo sguardo e parlò a voce così bassa, che Lilith faticò quasi a sentirla.
- Sta diventando un gioco sadico, ora lui ha me, te e Malinar. Ognuno di noi ha fatto il suo gioco senza rendersene conto. Vuole che Malinar ti uccida, così potrà farlo soffrire in eterno.- Era così afflitta dal dolore, credeva di essere lei la colpa di tutto e della sofferenza di suo figlio, se solo lui non si fosse mai rifiutato di adempiere al suo destino...
Lilith lesse nei suoi occhi il desiderio di essere già morta e cercò di farle capire che stava sbagliando. Se Malinar avesse agito come era suo destino, sarebbe diventato il mostro che cercava in tutti i modi di sconfiggere e questo non lo avrebbe mai accettato, avrebbe preferito morire piuttosto. La ragazzina fece un debole si con la testa, ma non era convinta di quelle parole, la colpa che si covava nel cuore non l’avrebbe mai abbandonata. Vennero a prenderle in due, avevano l’aspetto di umani, ma la loro espressione era contorta in un ghigno malefico e innaturale, come se non bastasse erano identici. Le presero di forza e le trascinarono nella stessa stanza ovale dove Lilith aveva rivisto Malinar, ma questa volta era gremita di esseri ripugnati che gridavano e si agitavano come pazzi. Vennero lasciate davanti al padre di Malinar, dovettero inchinarsi nuovamente e attendere un suo ordine. Lui prese la madre di Malinar per i capelli e la trascinò fino ad una parete libera della stanza, la ragazzina batté violentemente contro la roccia, ma non disse nulla. Con gesto veloce estrasse un pugnale dalla lama ritorta e iniziò a provocarle dei profondi tagli sulle braccia e sulle gambe, poi la colpì allo stomaco. La ragazzina si contorse dal dolore, non aveva fatto nulla per difendersi, lo aveva lasciato agire come voleva. La fece legare per i polsi alla parete e la lasciò in agonia. Volse lo sguardo verso la porta e fece un gesto con la mano. Poco dopo, gli stessi due esseri, che avevano portato Lilith e la donna in quella stanza, trascinarono a braccia il corpo di Iliam. Lo avevano picchiato e ferito, non si muoveva e non reagiva. Quando la madre di Malinar lo vide in quello stato, scoppiò in lacrime, dimenticandosi completamente delle sue ferite. Iliam fu gettato di peso sul pavimento e a Lilith fu dato l’ordine di soccorrerlo, la ragazza fece come le era stato detto e andò verso Iliam. Lo sollevò delicatamente facendogli poggiare la testa sulle gambe di lei.
- I traditori fanno questa fine.- Lilith si voltò verso l’essere che tanto somigliava a suo padre, ma ora non provava che odio per quella figura. - Malinar non resisterà ancora, quando entrerà in questa stanza dovrà fare una scelta. Salvare te o sua madre uccidendo l’altra, ma prima dovrà eliminare il traditore, perché Iliam era così legato ad entrambe, che ha cercato di farvi scappare, quindi vi difenderà dalla furia di Malinar ad ogni costo.- Era un gioco sadico, proprio come la Signora Madre aveva detto a Lilith, in ogni caso Malinar avrebbe perso qualcuno di importante e se solo si fosse rifiutato, magari togliendosi la vita prima, nessuno dei tre sarebbe sopravvissuto. Dopo questo anche Lilith fu legata con delle catene, in modo che non interferisse e a Iliam fu consegnato lo stesso pugnale con cui la madre di Malinar era stata ferita, tutto per istigare Malinar ad attaccarlo per primo.
Quando lo fecero entrare era irriconoscibile. Lo tenevano legato per i polsi e le caviglie e lo trascinavano come una bestia, gli occhi di Malinar erano completamente vermigli, neanche la pupilla era più riconoscibile, sembrava curvo su se stesso e per avanzare poggiava anche le mani a terra. Le dite sembravano più lunghe e le unghie affilate, i capelli si erano allungati e gli ricadevano tutti in avanti, emetteva strani suoni gutturali, da mettere i brividi. Ci fu un chiasso agitato per qualche minuto poi, ad un gesto del padre, tutto tacque. Malinar fu liberato dalle catene rimanendo a quattro zampe per qualche secondo. Sembrava annusare l’aria, come se un odore particolare lo attirasse, poi si fissò su Iliam osservando il pugnale che stringeva in mano. Malinar tentennò inizialmente, come se qualcosa gli stesse dicendo di non fare nulla. Lilith lo osservava e non riusciva a credere che dentro quel corpo deformato dal male ci fosse l’uomo che amava, eppure vederlo riluttante ad agire la rincuorava che tutto non era ancora perso. Il problema comunque rimaneva, cosa si poteva fare per evitare che Iliam e Malinar si uccidessero e che ne Lilith, ne la madre di Malinar perissero per l’altra? Iliam era quello nella posizione peggiore, doveva difendere se stesso e le due donne per evitare che Malinar facesse qualcosa, ma non era una cosa semplice ridotto in quelle condizioni. Lilith osservò anche lui in quella situazione, sembrava che il tempo si fosse fermato dandole la possibilità di osservare ogni cosa. Anche Iliam era diverso, le aveva sempre detto che a lui importava solo di se stesso e quello che aveva fatto per Malinar era solo per semplice riconoscenza, eppure era tornato per salvarle e ora si sarebbe battuto per fermare il mostro, che divorava il corpo del suo compagno. Lilith parlò al giovane prima che iniziasse la fine di tutto, era sicura di una cosa e lui poteva aiutarla.
- Iliam salva lei. Malinar ha lottato perché sua madre non morisse e non sopporterebbe di dover essere lui stesso a farle del male.- Aveva parlato con le lacrime agli occhi, ma Iliam la guardò male come se avesse detto una grande idiozia.
- Stupida! Credi che serva a qualcosa fare l’eroina? Qui ci fanno fuori tutti quanti comunque, quindi non pensare a cose simili e fidati di Malinar.- Al suono del suo nome, Malinar fece uno scatto e iniziò a muoversi in direzione di Iliam, che nel frattempo aveva provato a mettersi in piedi, fallendo miseramente. Camminava usando le mani e i piedi, proprio come un animale, ma era estremamente veloce. Balzò su Iliam con forza e lo fece capitolare a terra, il pugnale volò via e ci fu un grido di quegli strani esseri, mentre Malinar si rialzava avvicinandosi pericolosamente a sua madre. Il sangue lo attirava verso di lei, era un richiamo naturale a cui, ridotto in quelle condizioni, non riusciva più a resistere. Lilith gridò cercando di attirare la sua attenzione e vi riuscì, Malinar volse lo sguardo verso la ragazza e la vide in lacrime e disperata. Seccato da quella voce stridula, che gli feriva le orecchie si avventò prima su di lei. Fu un lampo, Iliam non fece in tempo a mettersi in mezzo e Malinar colpì la ragazza in pieno viso, dove si aprirono tre lunghi graffi dall’occhio destro fino al mento. Compiaciuto dell’operato si guardò la mano con sui l’aveva colpita, si levò un grido di incitamento dagli orribili spettatori e Malinar ne fu inebriato. A fatica Lilith cercò di guardarlo in viso, mentre il sangue le tingeva tutto il viso e le ferite facevano male come non mai. Sorrise sommessamente, perché in fondo sapeva che aveva cercato di trattenersi e provò a parlargli.
- Una volta mi hai detto che non hai mai sentito battere il tuo cuore e allora io ti ho offerto il mio…- Le parole le morirono in gola quando Malinar la graffiò di nuovo, questa volta le ferite di aprirono all’altezza del seno, vicino al cuore. Tre profondi tagli dai bordi slabbrati. - …sono pronta a farlo di nuovo e se vuoi puoi prenderti il mio cuore, perché con te in questo stato è fermo proprio come lo è sempre stato il tuo.- Iliam s’intromise tra i due con una velocità impressionate, Malinar l’avrebbe colpita di nuovo e lui doveva difenderla. Prese il colpo in pieno petto e cadde riverso a terra, questa volta era stato più potente. Iliam tossì convulsamente portandosi la mano sui tagli e provò a fermarlo sgattaiolando alle sue spalle, gli afferrò le braccia mentre Malinar si contorceva come una biscia impazzita per liberarsi. Tra le grida di Lilith e i lamenti di Iliam, che non riusciva a fermarlo, Malinar iniziò a calmarsi, il suo respiro divenne più lento e fissò i rossi occhi sulla ragazza. Sembrava sofferente e lei capì che quella espressione significata aiuto. La voce di Malinar era roca e gutturale, simile a quella degli spettatori al massacro, ma era satura di dolore e Lilith ne fu pervasa.
- Dimmi… dimmi che mi ami. Che mi ami anche se sono così orribile…- Scese il silenzio più assoluto, ogni attenzione era rivolta alla scena, niente più grida e applausi macabri, solo attesa. Il padre di Malinar aveva osservato la scena e a quelle parole aveva avuto un conato. Amore? Che diavolo c’entrava in quel momento? Dovevano vivere non pensare all’amore, ad un sentimento così cieco da rendere idiote le persone. Lilith lo guardò intensamente, gli occhi di lui avevano qualcosa dei vecchi, stavano diventando dolci e pieni di emozioni, come la notte che li aveva uniti. Si, lo amava davvero, era stato il destino a farli incontrare perché Malinar aveva udito la sua voce nel silenzio della notte e per lei, Malinar era diventato un pensiero fisso che l’aveva spinta ai limiti di se stessa pur di vederlo.
- Si, ti amo, anche così sei il mio Malinar… - A quelle parole gli occhi di lui tornarono ad essere freddi e privi di sentimento, Lilith tremò al pensiero che la sua confessione non fosse servita a nulla. Malinar si liberò di Iliam come se fosse una fastidiosa zanzara e si guardò intorno. Velocemente riuscì, con una sola mossa, a rompere le catene che imprigionavano Lilith. La ragazza cadde in ginocchio a terra e incontrò lo sguardo di Malinar.
- Lo faccio solo per te…- fu più un sibilo appena percettibile, ma Lilith lo sentì comunque. Malinar scattò in avanti e liberò anche la madre, lasciando tutti i presenti senza respiro. Una risata sadica troneggiò sui mormorii del rivoltante pubblico e Malinar si rivolse a suo padre.
- Credi che riusciranno ad andarsene? Sei uno sciocco Malinar e questa è l’ultima volta che mi deludi!- Lo gridò così forte, che le pareti della grotta tremarono e tutto accadde in pochi minuti. Malinar fece rialzare Iliam e lo portò, insieme alle due donne, accanto all’uscita. A bloccare la via si interponevano una decina di esseri informi e senza volto, ma Malinar fu agile e svelto. Si avventò su di loro schiacciandoli come insetti, tre morirono sotto i suoi artigli, il sangue violaceo di quegli esseri lo macchiò completamente, piegandosi poi su se stesso sfoderò un poderoso calcio, spazzandone via altri due dalla strada. Era una furia senza limiti, sembrava instancabile, ma si era anche fatto dominare dalla forza del mostro dentro di lui. Spalancò la porta e li gettò completamente fuori, mentre fronteggiava gli ultimi rimasti, che per quanto si sforzassero, non riuscivano ad evitare alcun colpo, mentre Malinar non era stato neanche sfiorato. Lilith non ebbe il tempo di chiamarlo a se, Malinar se ne era già andato e lei lo vide gettarsi in quella massa di carne putrida alla ricerca del suo vero obiettivo. Ormai un mostro senza limitazioni, Malinar si gettò nella mischia, colpì senza tregua quelli che per lui erano solo intralci, parò alcuni colpi e ne evitò altri, molto agilmente. Ormai quella danza ripetitiva stava diventando per lui monotona e doveva accelerare i tempi. Con un potente saltò, balzò in avanti scavalcando molti avversari e piombando direttamente davanti al suo unico obiettivo. Questi lo guardò sprezzante e per nulla intimorito, lo derise, come se avesse solo messo su una ridicola sceneggiata. Malinar non lo degnò neanche di uno sguardo, respirava rumorosamente, le mani gli prudevano e richiedevano la testa di un essere che aveva odiato per anni. Si avventò su di lui improvvisamente, cercando di colpirlo, ma il padre fu altrettanto lesto ed evitò senza troppe difficoltà. Tutti gli altri esseri rivoltanti sembravano essersi fermati completamente, osservavano il combattimento senza neanche capirne il motivo. Malinar venne colpito da un poderoso pugno allo stomaco, ma non sembrò risentirne e continuò a colpire, fino a che non fosse arrivato a destinazione.
Iliam era molto provato e non reggeva bene il passo, lo stesso per la madre di Malinar. Era stata ferita gravemente, questo per evitare fughe e non riusciva a correre bene. Il padre di Malinar aveva pensato a tutto, ferendoli così duramente si assicurava che non sarebbero andati molto lontano e se ci fossero stati imprevisti, avrebbe potuto riprenderli in fretta. Lilith osservava la ragazzina che correva al suo fianco e che non faceva che incespicare sui suoi passi, la vedeva sempre più piccola e indifesa, ora più che mai somigliava proprio ad una bambina. Iliam sorresse il passo della donna, aiutato da Lilith, ma neanche lui era in buone condizioni. Dalla ferita che Malinar gli aveva procurato, il sangue non smetteva di uscire e nelle stesse condizioni si trovava anche Lilith. I graffi sul viso le bruciavano come il fuoco e la vista le si offuscava ad ogni passo, ma non doveva cedere. La corsa sembrava non avere mai termine e l’uscita sempre più lontana. Alle loro spalle sentivano grida disumane e crolli, la grotta stava lentamente cedendo e sprofondando insieme al massacro che Malinar stava compiendo, ma sarebbe riuscito a sopravvivere? Lilith non voleva neanche pensare all’eventualità di non rivederlo più, lei si sarebbe salvata e avrebbe atteso il ritorno dell’uomo che amava. L’uscita era davanti ai loro occhi, ma il cuore era rimasto nelle profondità dell’inferno da cui erano, così faticosamente, scappati.  

Commenti

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Random Posts

Post popolari in questo blog

Nuova stagione anime in arrivo! Ecco le novità della primavera 2014

FanFiction su Fairy Tail - Tears of Blood Capitolo 17