Originale - Nel Cuore della Realtà



Nel Cuore della Realtà

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Chiusa in questa piccola stanza provo a non pensare a nulla. Non esco da quando sono riuscita a fuggire da un inferno e non voglio farlo. Se esco la realtà mi attende crudele, il viso della madre di Malinar che mi fissa, i suoi occhi sono rossi dal continuo piangere e sembra invecchiata di colpo. Anche lei si è chiusa in un suo piccolo rifugio illusorio, ripensa a come sarebbe stata la vita di suo figlio se lei fosse morta quando doveva. Ora invece rimane ad avvizzire in un angolo, sperando di vedere il viso di suo figlio. Sono passati cinque giorni dalla nostra fuga. Iliam sembra l’unico che riesce a vivere normalmente, per quanto possa essere normale la vita per uno come lui. A volte viene da me, mi cura le ferite e cerca di farmi mangiare, ma io la maggior parte delle volte mi rifiuto e lui continua a ripetermi che non si può vivere di speranze. Eppure Malinar ci era riuscito, lui sperava di salvare se stesso e sua madre, di stare con me e di poter vivere insieme alle persone che amava. A volte non riesco proprio a sopportare la vicinanza di Iliam, per il suo modo indifferente di essere, per la sua noncuranza dei miei sentimenti, ma infondo all’anima anche lui nasconde tanti segreti e il fatto che continua a prendersi cura di me e della madre del suo compagno, indica che si sente responsabile. Ma io sono sicura che lui non è morto, forse non riesce ad uscire dall’inferno, ma è vivo e io continuerò a chiamarlo…

La sera si inoltrò velocemente e con lei giunse il freddo. Lilith continuava a non voler uscire da quella piccola realtà che si era creata e Iliam non sapeva più cosa fare. Non riusciva a capire cosa avesse spinto Malinar a tanto, sacrificandosi per qualcun altro. Perché? Cosa dava la sicurezza che quel sacrificio non sarebbe stato vano, che una volta morti la persona che si voleva salvare non facesse la stessa fine? Il dolore di chi rimane è grande e per questo lui non si sarebbe mai sacrificato per nessuno, era sicuro che sarebbe vissuto solo per se stesso, ma in quella stanza si era comportato in modo completamente diverso. Nell’istante in cui Malinar stava per colpire Lilith, lui l’aveva difesa, anche se le aveva detto apertamente che, una volta entrata, non sarebbe corso ad aiutarla. Tutto quel parlare di amore lo aveva confuso forse e non sapeva più come comportarsi, ma anche adesso che tutto era terminato non riusciva a lasciarle sole. La Signora Madre stava appassendo come un fiore privato dell’acqua e questo gli provocava un profondo dispiacere. Aveva il viso di una ragazzina, ma era molto di più. Il suo animo era maturo e delicato come un petalo e l’aver smesso di sperare la stava distruggendo. Al contrario Lilith continuava a sperare, ma questa sua determinazione la stava portando alla follia. Chissà cosa ne era stato del suo compagno? Quante volte avevano combattuto da rivali, ma mai aveva sperato che morisse. Malinar era importante per lui, perché quando erano vicini riusciva a fuggire dall’empia realtà in cui viveva e si perdeva nei sogni di speranza, che lui continuava a covare in segreto. Malinar aveva sempre desiderato una vita migliore, mentre lui aveva solo cercato di non essere ucciso. In quel momento la sua esistenza gli sembrò così vuota e sciocca. Andò da Lilith, la ragazza continuava a chiamare il nome di Malinar perché sperava che lui accorresse al suo richiamo. Si sedette al suo fianco e la prese per le spalle, Lilith lo fissò stranita dall’intrusione, ma lui non si fece intimorire.
- Tu credi che Malinar sia ancora vivo?- Lilith fece un deciso si con la testa, era quella convinzione che la faceva vivere ancora.
- Continueresti ad amarlo, qualsiasi fosse il suo aspetto, anche se dovesse tornare completamente deformato dal male che cela dentro di se?- Un altro deciso sì di Lilith e Iliam sussultò, nonostante tutto non aveva ancora capito cosa avesse quella donna di tanto importante. - Cos’è che ti spinge a tanto e continuare a sperare per una cosa che, sicuramente, non avverrà?- Lilith non rispose, appoggiò la sua mano su quella di lui e la diresse verso di se. L’appoggiò sul seno e premette forte, sotto le dita lui percepì le cicatrici che Malinar le aveva lasciato, ma quello che doveva sentire, era il cuore di lei e doveva sentirlo battere forte per Malinar, perchè da quando aveva scoperto che il suo cuore era immobile, quello di Lilith aveva iniziato a palpitare per entrambi. Iliam lo sentì vivo come mai aveva creduto che fosse, lui non aveva una simile vitalità dentro il suo corpo, si sentiva marcio e sgombro, mentre lei era così viva. Lilith si strinse a lui più forte, anche il calore del suo corpo era un altro segno importante e anche questo Iliam riuscì a percepire. Malinar aveva sentito sulla sua stessa pelle un simile calore, una tale vitalità e Iliam capì cosa la rendeva tanto speciale. Si alzò e uscì, mentre Lilith riprendeva a chiamare Malinar. Aveva preso una decisione importante, sarebbe andato a cercare Malinar e avrebbe provato a salvare il calore di Lilith riportandogli il suo amore.

Il viaggio sembrò interminabile, la grotta non si vedeva neanche in lontananza e il gelo si faceva sempre più pungente. Iliam si chiuse nella mantella nera, che si era portato dietro, e continuò a camminare. Senza neanche accorgersene, aveva preso il mantello di Malinar, lo capì in viaggio quando si rese conto che un odore particolare non aveva intenzione di lasciarlo, ma non c’era solo quello del suo compagno. Insieme, come fusi in un unico dolce aroma, Iliam percepì Lilith. Quella ragazza aveva dentro di se, tutto ciò che lui non avrebbe mai avuto e forse la invidiava, più di quanto credesse. L’aveva vista combattiva a risoluta nei suoi confronti, non voleva mai ammettere di non riuscire a farcela da sola, non aveva mai ceduto e, per questo motivo, non lo avrebbe fatto neanche lui. Tutto intorno regnava una innaturale e strana quiete, i segni del massacro erano evidenti anche da molto lontano. Finalmente riuscì ad intravedere l’entrata, era crollata per più della metà e rimaneva una piccola fessura in alto, da cui riuscire ad entrare. Nonostante il freddo gli avesse intorpidito ogni muscolo, riuscì a sgattaiolare dentro e si ritrovò nel lungo corridoio che portava nella sala principale. Ricordava ogni minimo particolare di quel posto orribile, una volta nella sala doveva prendere un stretta via sulla destra e continuare dritto fino alla sala ovale, ma non fu tutto così facile. Una volta nella stanza principale, la trovò piena di corpi in decomposizione e l’odore gli diede la nausea, si erano uccisi a vicenda cercando di fuggire da qualcosa di terrificante, erano stati smembrati e divorati. Faticò, tra quella massa di carne, a trovare la via giusta. Una volta imboccato il corridoio fu anche peggio, le pareti erano imbrattate di sangue, brani di carne lacera giacevano dappertutto e il tanfo era sempre più forte.
Nessuno era sopravvissuto, possibile che Malinar avesse fatto tutto da solo? C’erano anche molte donne tra i corpi a terra, alcune di loro avevano il volto sfigurato da tremendi graffi e a Iliam tornò in mente il viso di Lilith, anche su di lei c’erano ancora i segni che Malinar le aveva lasciato, fortunatamente era riuscito a far richiudere le ferite perfettamente, tanto che i graffi si erano ridotti a tre linee lunghe e bianche dall’occhio al mento, ma Lilith non si era mai lamentata. Intravide, con la coda dell’occhio, uno strano balenio in un angolo. Si fermò in una piccola stanza quadrata, cercando la cosa che aveva catturato la sua attenzione.
Entrò e iniziò a rovistare, c’era un vecchio tavolo di legno marcio gettato in un angolo, la porta era stata sfondata e tutto era distrutto. Si avvicinò al tavolo e allungò la mano, tra fogli di carta, pelle raggrinzita disgustosa e legno marcio, prese in mano quella che gli sembrò una spada. Tirò via la mano tenendo stretto il manufatto e i suoi occhi si accesero, aveva trovato la katana di Malinar, non aveva più la guaina, ma era intatta. Iliam ricordò il giorno in cui l’aveva vista per la prima volta. Aveva seguito Malinar in un villaggio, perché lui gli aveva detto che c’era uno strano fabbro in quel luogo. Dicevano che costruisse armi particolari e Malinar ne voleva una a tutti i costi. S’intrufolarono guardinghi nell’officina del fabbro e, in effetti, rimasero stupiti dalla varietà di armi che aveva costruito, ma più di tutte la loro attenzione venne catturata da una strana spada lunga e fine. Malinar la impugnò e la scoprì leggera e maneggevole, la rubò senza tanti scrupoli e scapparono via come saette, prima che il fabbro potesse colpirli con uno dei grossi martelli da lavoro. Erano ancora giovani e sciocchi e non era la prima volta che si trovavano immischiate in quelle birichinate, ma anche in quelle occasioni, Malinar non faceva che riempirgli la testa di strane fantasticherie sulle sue speranze. La maggior parte delle volte che s’incontravano, passavano il tempo a parlare e Malinar gli raccontava tutti i suoi sogni e le speranze, Iliam si sentiva sempre a disagio quando lui attaccava con quelle strane storie. A lui piaceva la sua vita, per quanto vuota o priva di scopi, si divertiva a impegnarsi in qualche scontro e costatare la sua forza, aveva ucciso senza provarne rimorso e non si sarebbe mai fatto scrupoli se, un giorno, avrebbe dovuto scontrarsi anche con Malinar. Si legò la katana alla cintura dei pantaloni, scacciando i pensieri e proseguì la ricerca. Arrivò nella stanza ovale dopo qualche minuto e lì la scena era addirittura peggiore.
Era stato un massacro totale, arti staccati a morsi e corpi senza testa, sangue e cadaveri in ogni dove. Cercò Malinar, ma in quel delirio di corpi mutilati non si riusciva a vedere nulla, spostò alcuni cadaveri, ma non trovò il corpo del suo compagno. Si diresse nella direzione della seduta del Sommo Padre, forse Malinar si era accanito su di lui e poteva trovarsi in quella zona. Lo vide in un angolo, il cadavere del Sommo Padre era stato gettato li in una posa indescrivibile, aveva un braccio mozzato e Iliam non provò neanche a vedere cosa altro mancasse, ma ancora nulla di Malinar. Decise di chiamarlo, iniziò ad invocare il suo nome nel silenzio dei morti, ma oltre all’eco della sua voce alcuna risposta. Poi intravide un leggero movimento con la coda dell’occhio. Si spostò dalla parte opposta e vide una figura nera rannicchiata in un angolo. Si avvicinò con circospezione, non poteva essere sicuro che fosse lui. Lo vide tremare, ricoperto di sangue e ferito. Lo toccò con la mano e lui sussultò voltandosi leggermente. Aveva le iridi rosse, ma gli occhi erano ridotti a piccole fessure, aveva perso una gamba e una profonda ferita lo segnava dal petto fino alla vita, doveva aver perso molto sangue. Aveva trovato Malinar, ma forse non sarebbe riuscito a salvarlo.
Lo prese dolcemente e lo portò verso di se, chiamando il suo nome e cercando una risposta. Non parlava, ma si limitava ad emettere piccoli gemiti di dolore ad ogni minimo movimento. Iliam gli spostò una ciocca di capelli dal viso e scoprì una profonda ferita infetta sulla fronte, non avrebbe resistito molto a lungo e quel pensiero, gli mozzò il fiato.
- Lilith e la Signora Madre sono salve, ma hanno bisogno di te, fatti forza Mal.- Nel sentirsi chiamare in quel modo, Malinar ebbe una lieve reazione, come se fosse felice. Da bambini Iliam lo chiamava sempre in quel modo, ma a lui non era mai piaciuto. Lo sminuiva, a suo parere, lo faceva sembrare più debole di Iliam e non era una cosa che gli soddisfaceva. Perso in quel ricordo, cercò di sorridere e provò anche a chiedere di Lilith, ma le parole non avevano alcuna intenzione di uscire dalle sue labbra. Non servivano in quel momento, Iliam aveva capito ogni cosa e rispose alla silenziosa richiesta. - La senti non è vero? La voce di Lilith che ti chiama.- Malinar fece un lievissimo si con la testa, ma un dolore al collo gli mozzò il respiro e tossì convulsamente. Iliam sentì il minuto corpo del compagno, contorcersi da orribili dolori. - Non fa altro che cercarti. Mi ha detto che ti amerebbe qualsiasi fosse il tuo aspetto e io voglio crederle. Ho capito cosa la rende tanto speciale, ho sentito il suo cuore battere anche per te…- Fece un piccola pausa, accorgendosi che Mal lo ascoltava attento, ma che le parole che voleva dire faticavano ad uscire, come se si fosse accorto di una cosa importante proprio mentre le pronunciava. In quel momento, la gola gli bruciava e cercava di trattenere lo strano dolore che sentiva nel petto. Continuò con un filo di voce, udibile a malapena. -… la invidio, perché vorrei avere la sua vitalità, la sua speranza, il suo amore. Sono gli stessi sentimenti che hai sempre provato tu e, soprattutto, che ti hanno sempre allontanato da me Mal.- Gli occhi di Malinar brillarono per qualche secondo, quella era la prima volta che Iliam gli parlava in quel modo e lui si sentiva profondamente triste in quel momento. - Non lo avrei mai fatto prima e ho capito troppo tardi la verità, ma forse è davvero giusto sacrificarsi per qualcuno a cui si tiene molto.- Malinar cercava di guardare il viso del compagno, non lo aveva mai visto così determinato, cosa aveva intenzione di fare? Perché i suoi occhi erano così profondi in quel momento?
Senza aggiungere altro, Iliam toccò la lunga ferita sul ventre del compagno e due sue dita si macchiarono di rosso, poi le poggiò sulla fronte di Malinar disegnando una piccola croce cremisi proprio in mezzo agli occhi, Iliam strinse la mano di Malinar tra la sua e si chinò. Mal sentì le fredde labbra del compagno toccargli la fronte e uno strano calore pervaderlo nel corpo e nella mente. Si sentì libero da ogni dolore e sofferenza, stava dimenticando la solitudine e il rimorso di quei giorni, chiuso in un angolo di quella orribile stanza. Anche il massacro che aveva compiuto per Lilith e sua madre, solo per vederle salve, stava lentamente sparendo. Il viso di Malinar sbiancò di colpo, non appena le labbra di Iliam si staccarono, il giovane lo guardò negli occhi e lo vide libero e felice. Tra le braccia del giovane, il corpo di Mal divenne leggero come una piuma e lui lo sentì scivolare in un abisso senza fine e senza sofferenze. Quando smise di respirare Iliam fu in grado solo di ringraziarlo, con la voce roca e spezzata da un imminente pianto, gli occhi scuri si riempirono di lacrime, forse le prime della sua vita. Strinse tra le braccia quel corpo freddo e pianse con tutte le sue forze per ore. Alla fine anche le lacrime finirono e si decise a lasciare l’inferno, portando via il corpo mutilato di Malinar.

Il viaggio di ritorno fu lento, mentre si trascinava dietro le spoglie del compagno; aveva deciso di seppellirlo nella grotta della prigione di rovi, dove nessuno avrebbe disturbato il suo riposo eterno. In un certo senso, anche il sentimento che legava Mal a Iliam era una specie di amore, un sentimento che li rendeva bisognosi dell’altro e ora che, uno dei due, se ne era andato per sempre, anche l’altro si sentiva sull’orlo di un baratro, ma con un po’ di aiuto, forse non sarebbe caduto.

Iliam mi ha lasciata sola improvvisamente. Credevo che con quel gesto fossi riuscita a fargli capire delle cose, ma forse mi ero illusa che lui potesse somigliare a Malinar. Sono nuovamente sola in questo piccolo rifugio, il mio cuore continua a battere per entrambi e lo farà fino alla fine, quello è l’unico modo che ho per capire se Malinar è ancora vivo. Però, improvvisamente qualcosa cambia dentro di me, sento le pulsazioni venir meno, come se, per un istante, si fermasse del tutto e un dolore al petto mi toglie il respiro. Piegata in due, è come se il mio cuore avesse intenzione di esplodere, poi lentamente riprende a battere, ma con meno vigore. Oh no! Non posso credere che sia così… Ora batte solo per me… non ci credo, ti prego fa che non sia davvero così! Malinar perché mi hai abbandonato?

Il sole scomparve velocemente ed era solo metà pomeriggio. Lilith non faceva che piangere disperata a causa di quello strano malessere e aveva smesso di invocare il nome del suo amato. La Signora Madre, al contrario, si era rassegnata da tempo, ormai i suoi capelli erano diventati bianchi, come i suoi occhi erano diventati ciechi. Da un momento all’altro, avrebbe anche smesso di vivere. Lilith faticava a respirare, le mancava la forza di andare avanti e di scatto corse fuori di quella piccola capanna dei boschi. Il freddo la colpì duramente, era pallida come un cencio, i capelli completamente scompigliati e i vestiti laceri, indossava ancora la vecchia tunica che le era stata data. Iliam aveva cercato di curare le sue ferite, ma lei si era rifiutata di far sparire le cicatrici e ora quei segni bianchi le deturpavano il viso e il petto. Cercò sollievo nel gelido vento invernale, ascoltava ogni minimo rumore che potesse somigliare a dei passi, ma il silenzio non voleva proprio abbandonarla. Anche le sue grida si perdevano in quel nulla. Si inginocchiò sul freddo terriccio, le lacrime le scendevano dagli occhi ed erano gelide, come il suo cuore in quel momento. Si accasciò completamente su se stessa, rimanendo sdraiata al suolo, mani giunte davanti al viso sperando che si fosse solo sbagliata. La notte fece capolino troppo velocemente e con lei giunse inaspettata la neve, candidi fiocchi scendevano dal cupo cielo e si posavano su di lei, coprendola come un manto delicato. Aveva deciso che sarebbe morta in quel preciso istante, avrebbe chiuso gli occhi in quel dolce abbraccio d’inverno e lo avrebbe raggiunto. Il suo desiderio però non si sarebbe realizzato, ad un tratto Lilith si sentì leggera e su di se avvertì uno strano tepore, il calore di un corpo umano, che la sorreggeva riportandola in quella terribile casetta. Chiamò Iliam, ma non ricevette risposta e in quel momento cercò addirittura di sorridere e invocò nuovamente il nome di Malinar, forse si era sbagliata e non gli era accaduto nulla. Qualcosa, però, la scosse da quella illusione, percepì lontano un battito, come un leggero picchiettare continuo e profondo, capì di cosa si trattava… Il battito sommesso di un cuore le giunse alle orecchie e quel leggero palpitare le fece perdere i sensi. Non poteva essere Malinar, questo era ciò che aveva tristemente compreso.

Il tepore di un fuoco la fece destare, si ritrovò stesa su un piccolo giaciglio in paglia, il suo viso aveva riacquistato un po’ di colore, ma il resto stava morendo. Si alzò a fatica e si mise seduta, chiudendosi su se stessa con una leggera coperta di lana. Osservò quel fuoco così vivo, così caldo e lo invidiò, perché una volta anche lei era così, ma da quei giorni sembravano essere passati anni. Sembrava la stessa scena di quando aveva conosciuto Malinar per la prima volta e un opprimente senso di nostalgia la pervase, come un fulmine in un cielo privo di nubi. Una mano le sfiorò la testa e Lilith si voltò di scatto, vide nell’ombra una figura, era alta e snella, ma non riuscì a distinguere oltre. La figura le passò davanti, ma il fuoco non riuscì ad illuminarla completamente, Lilith iniziò a temere quella visione e indietreggiò spaventata. Sembrava Iliam, ma fino a quel momento non aveva mai parlato e inoltre, aveva sentito, seppur molto lento, il battito di un cuore quando era stata recuperata, quindi non poteva di certo essere lui. Seguì i movimenti dell’uomo e lo vide mentre si sedeva accanto al focolare. Grazie a quel movimento, Lilith intravide il colore corvino dei suoi lunghi capelli, mentre una leggera e vivace fiammella illuminava il ferro di una spada appesa sulla schiena. Quando Lilith riconobbe l’inconfondibile linea della strana spada di Malinar, non resistette a chiedere chi mai fosse e come era riuscito a recuperare l’arma. Ci fu un silenzio profondo, in cui era udibile solo lo scoppiettio della legna, poi la voce di quello sconosciuto si fece sentire.
- Non avevi detto che lo avresti amato qualsiasi fosse stato il suo aspetto?- Ecco che di nuovo si sentì mancare il respiro. Non poteva sbagliarsi, quella voce la conosceva anche troppo bene e le lacrime tornarono a rigarle il viso nuovamente, ma questa volta erano di gioia.
- Fammi vedere il tuo viso ti prego…- lo disse tra i singhiozzi e lo stupore. L’uomo fece come le era stato chiesto e Lilith lo vide, quello che aveva davanti sembrava Iliam, la stessa altezza, la stessa eleganza nei movimenti e lo stesso viso fine, ma i capelli erano neri e la voce era diversa. La voce era quella di Malinar. Senza pensarci oltre, Lilith si gettò su di lui chiudendolo in uno spontaneo abbraccio. Poggiò la testa sul suo petto e riuscì a sentirlo nuovamente, percepì lieve il palpitare di un cuore umano. Tra le lacrime e la sorpresa di averlo ritrovato, non riuscì neanche a dire una parola e fu lui a spiegare ogni cosa, anche la sua voce nascondeva un’amara tristezza.
- Iliam mi ha trovato, ero ferito e stavo per morire. Mi ha detto delle cose su di te e di come sei riuscita a cambiarlo. La tua voce continuava a rimbombarmi nella mente. Certo che sei proprio rumorosa per essere una ragazza.- Lilith non fece caso a quelle parole, si era completamente abbandonata tra le braccia di Malinar, anche se aveva il corpo di Iliam era sempre lui e lei lo sentiva. - Iliam mi ha donato il suo corpo e lo ha fatto spontaneamente, il suo gesto mi ha donato quello che tanto bramavo e ora il mio cuore batte davvero, proprio come il tuo.- Lilith lo guardò negli occhi e vedeva solo Malinar, ma una cosa la rattristò. Iliam si era sacrificato e per questo ora il cuore di Malinar batteva, anche se aveva sempre sperato che fosse per lei che il cuore del suo amato avrebbe ripreso a vivere. Malinar, probabilmente, avvertì questa sua tristezza e le accarezzò il viso, seguendo con i polpastrelli la linea delle cicatrici che lui le aveva procurato. Non si sarebbe mai aspettato quel gesto da Iliam e gli era estremamente grato, perché grazie a lui ora poteva abbracciare la persona che tanto bramava.
- Forse è grazie a Iliam che ho ripreso a vivere, ma sarai tu a darmi la forza di iniziare tutto da capo e con te proverò tutte quelle emozioni speciali che tu provi per me.- Malinar la baciò passionalmente, stringendola forte a se, come se temesse di perderla da un momento all’altro. In realtà qualcosa l’aveva davvero persa e Lilith se ne rese conto troppo tardi, catturata com’era dalla felicità di averlo riabbracciato. Si guardò intorno, cercando la madre di Malinar, ma non la trovò. Eppure non si era mai mossa dalla casa, non faceva un gesto da giorni, dove poteva essere andata? Guardò Malinar e lo capì dalla sua espressione, quella donna dal viso infantile si era spenta come una candela chiusa in una boccia di vetro. L’ossigeno che alimentava la sua vita era sempre stato Malinar e il non essere riuscita più a sperare di rivederlo, l’aveva consumata troppo in fretta. Malinar le disse che l’aveva trovata lo stesso giorno che era tornato. Dopo aver sistemato Lilith al caldo, era corso da sua madre. La vide ferma in un angolo, ridotta in condizioni critiche e quando si avvicinò a lei, la ragazzina non era riuscita a riconoscere nel corpo di Iliam, suo figlio. Il dolore nel veder tornare il giovane senza notizie, né tanto meno il corpo di suo figlio, era stata un’emozione troppo forte per il suo corpo affaticato e si era spenta tra le braccia del giovane, in lacrime e rosa dal rimorso di una falsa colpa. L’aveva seppellita accanto alle vecchie spoglie di Malinar, quelle in cui Iliam aveva chiuso gli occhi. Lo aveva ringraziato appena per il suo grande gesto e ora poteva solo regalargli anche sua madre. Tutto sembrava doversi frantumare in un battito di ciglio, gli rimaneva solo Lilith, ma se neanche lei fosse riuscita ad accettare il cambiamento cosa avrebbe fatto? Invece le cose erano andate diversamente, perché Iliam gli aveva ben detto che Lilith lo avrebbe amato a prescindere dall’aspetto e così fu. Malinar e Lilith si ricavarono un posticino nella realtà, che in quei mesi si era trasformata molto. Il passato era finito con la scomparsa della ragazzina con l’animo da donna adulta e con un sacrificio inaspettato. Lilith si sentì libera e Malinar vivo per la prima volta. Della sua vecchia natura non c’era più alcuna traccia, se non nei suoi ricordi, ma anche quelli si sarebbero ovattati con il tempo. Forse non avrebbero mai avuto una vita normale come qualsiasi altra persona, forse sarebbero sempre stati costretti a vagabondare, perché un luogo per persone come loro, non sarebbe mai esistito, ma loro avevano imparato a vivere insieme in una piccola realtà di quel mondo vero, che in fondo odiavano. Quella era la loro realtà, dove esistevano solo loro due e l’espressione del loro amore, un frutto dagli occhi di foglia e dai capelli color del sole.


Fine

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