Recensione Anime - Shingeki no Kyojin

"Quel giorno l'umanità ricordò il terrore di essere controllata da loro...
l'umiliazione di vivere come uccelli in gabbia..."
Eren - Volume 1, capitolo 1 

E quel giorno, il nostro mondo ha conosciuto una nuova storia, un universo disseminato di pericoli e spaventose creature ma allo stesso tempo attraente ed intrigante. Il 7 Aprile 2013, grazie alla collaborazione tra Wit Studio e Production I.G. e sotto la guida del direttore Tetsurō Araki (Death Note, Guilty Crown), è andato in onda l’attesissimo primo episodio di Shingeki No Kyojin, in italiano tradotto come L’attacco dei Giganti.
 
L'opera prende spunto dal manga shonen del giovane mangaka Hajime Isayama, edito anche in Italia dalla Panini Comics, e ci trasporta in un mondo all'apparenza pacifico. La vita di tutti i giorni scorre tranquilla e serena e sembra che gli abitanti abbiamo dimenticato il terrore e il pericolo che hanno dovuto affrontare solo cento anni prima.
Violentemente spodestati dalla vetta della catena alimentare, il genere umano ha conosciuto i Giganti, enormi creature dall'aspetto umanoide, il cui solo istinto è quello di divorare gli esseri umani. Costretti a nascondersi dietro alte mura, i pochi superstiti ricostruiscono una società civile e un nuovo ordine militare e, con il passare del tempo, sembra che tutto possa tornare alla normalità.
Proprio in questo quadro di semplice routine giornaliera vivono il giovane Eren Jaeger e sua sorella adottiva Mikasa Ackerman. Lui guidato dallo spirito guerriero, dall'intraprendeza giovanile di voler scoprire altro oltre la città e le mura che la proteggono; lei spinta dall'amore per quel fratello spericolato e dalla volontà di voler vivere la vita al suo fianco.
Eppure la quiete è destinata a terminare, quando un'enorme mano fumante e priva di pelle, i cui muscoli sembrano quasi pulsare, affiora dalle mura della città. Ha così inizio l'attacco, la distruzione delle mura da parte di un gigante dalle dimensioni colossali, mai visto prima, e l'avanzata dei suoi simili da una breccia impossibile da chiudere, che ancora una volta segnano l'impotenza dell'uomo di fronte alla forza e all'irruenza di queste immense creature.

Shigeki no Kyojin esplode con la stessa forza di un gigante nel mondo dell'animazione, non solo per quanto riguarda la versione cartacea che ha ottenuto un successo immediato vincendo il prestigioso premio Kodansha Manga Award nel 2011, ma anche l'anime diventa un cult in pochi episodi.
Per poter dare un giudizio obiettivo su quest'opera bisogna analizzarne ogni piccolo dettaglio e partirei dalla trama. L'incipit della serie è un mondo post apocalittico in cui i pochi superstiti vivono al riparo dalla crudeltà del mondo esterno e dalla ferocia di questa nuova minaccia.
Fin qui non è niente di nuovo o innovativo, cinema e televisione hanno gia usato in tutti i modi possibili questo tipo di ambientazione e soprattutto questo genere di pericolo, perfettamente interpretato dalla figura dello zombie. Seppur in questo frangente si parli di giganti dall'altezza che varia dai 5 ai 15 metri, con qualche eccezzione, rimaniamo pur sempre in quella categoria che potrei definire "divoratori di uomini". Guardando poi ai personaggi principali, introdotti nei primi episodi, ci si accorge subito che seguono uno schema gia visto, uno stereotipo tipico del genere shonen: abbiamo Eren, dal carattere irruento e poco riflessivo, che potremo comparare con Naruto o Rin Okumura di Ao no Exorcist, per fare degli esempi. Allo stesso modo Mikasa, così sentimentale e devota ad Eren, ma in grado di sfoderare una forza senza pari, è facilmente associabile a Sakura della serie di Naruto; ed infine il docile ed indeciso Armin, ma molto inteliggente, tanto da riuscire ad escogitare piani e tattiche belliche in pochi minuti, è anch'egli un tipo di personaggio sfruttato in moltissimi campi.

Allora cosa rende questa storia così appassionante?
Il punto di forza della serie, quel particolare che ha bloccato ogni appassionato di questo genere, persino i più scettici, davanti al pc e alla televisione, sono proprio i giganti, o per essere più precisi, l'impatto che questi nemici dell'umanità hanno sullo schermo.
L'autore ha decisamente saputo sfruttare al meglio questa sua invenzione, probabilmente conscio di averla plasmata su un vecchio stereotipo, eppure ha saputo far girare ogni cosa intorno a loro, velando il tutto dietro a degli enigmi e giocando sull'odio e i sentimenti dei personaggi verso questa minaccia. Allo spettatore non vengono rivelate che piccolissime informazioni, non si conosce come si siano creati, perchè caccino gli uomini e persino combatterli sembra un'impresa impossibile. Questa inferiorità degli uomini viene subito a galla, quando, durante l'invasione, i soldati che dovrebbero ergersi a protezione dei cittadini e costrastare l'avanza dei giganti, semplicemente scappano.
Si è subito a contatto con la paura e la rassegnazione, non c'è difesa, nè la volonta di difendersi, ma solo la fuga. Si viene così a creare l'ambizione e la risolutezza di Eren nel preseguire la sua vendetta, scaturita dall'omicidio della madre, così come le scelte successive di Mikasa, basate sul proteggere Eren dai giganti. La storia si forgia intorno a loro, ma la cosa più importante sta nella prospettiva dello spettatore, che ad ogni inquadratura spera di veder comparire un gigante.




Da qui entriamo nel comparto tecnico della realizzazione della serie animata.
Regia e sceneggiatura sono ottimi. Le scene e la storia si susseguono veloci e lineari, nonostante la presenza di numerosi e necessari flashback, non si riscontra una perdita di interesse o ritmo narrativo. Le scene di combattimento, punto focale del manga perchè molto ben realizzate, sono fluide ed emozionanti. La resa animata del "modulo di spostamento tridimensionale", ovvero l'unica arma ideata dall'uomo per contrastare la minaccia dei giganti e che permette loro, grazie all'utizzo di cavi d'acciaio, di muoversi ed arrivare all'altezza del nemico per poi colpirlo con delle spade di acciaio super rinforzato, è a dir poco spettacolare. Seguire i movimenti dei personaggi che, come uccelli, sembrano librarsi in aria per poi sfiorare muri o terreno, spinti dalla forza d'inerzia del congegno, è reso in maniera esaltante, grazie anche all'utilizzo della 3-D Graphic e CGI, sempre ben dosata.
Il tutto è abbellito da una sensazionale ed emozionante colonna sonora composta da Hiroyuki Sawano, in grado di regalare alle scene quel tocco di epico e adrenalinico allo stesso tempo. Così come degne di menzione sono entrambe le sigle di apertura, Guren no Yumiya (Arco e freccia cremisi) e Jiyuu no Tsubasa (Ali della libertà) entrambe dei Linked Horizon accompagnate da una grafica a dir poco elettrizzante. Infine il chara-design è anch'esso ottimo, meno grezzo rispetto al tratto dell'autore nella versione cartacea, ma comunque apprezzabile anche dai fan del manga. Ho gradito quel tratto forte e marcato del disegno, sorattutto per le espressioni facciali, atto a trasmettere anche le emozioni più oscure e terrificanti, ma non nego che una tale rigidità, in alcuni punti, è risultata forse troppo enfatizzata e addirittura fastidiosa. Apprezzabili anche le caratteristiche del disegno dei giganti. Impossibile non soffermarsi su quei visi strani e su assurde espressioni facciali che, in un primo momento, sembrano stonare con tutto il resto dell'animazione. Eppure in pochi minuti, quella stessa espressione, che poco prima aveva strappato un sorriso di scherno, è in grado di sfoderare una ferocia e una barbaria così grande, da non risultare più ne fastidiosa nè tantomeno ridicola.

Non soffermandomi troppo sullo svolgere della storia per non rovinarne la visione a chi ancora non è stato colpito della "febbre dei Giganti", posso solo dire che in 25 episodi la serie ha regalato molte emozioni e colpi di scena inaspettati.
Introduce nuovi e importanti personaggi, per cui lo spettatore non può che simpatizzare, come il carismatico comandante della legione esplorativa, uno dei tre corpi delle forze dell'ordine incaricato di uscire dalle mura cittadine e combattere la minaccia dei giganti, Erwin Smith, l'indomito coparale Levi, e i compagni del corpo delle reclute molto ben caratterizzati e soprattutto distinti tra loro, tanto che, nonostante lo spettatore si trovi davanti molti nomi e visi nuovi, non risulta difficile ricoldarseli.
Ben cosstruita nel corso dell'arco temporale della serie e quindi degna di nota è la psicologia dei protagonisti che si evolve con lo scorrere degli episodi. Seguiamo la loro crescita e l'accentuarsi della risolutezza nel voler perseguire i propri obiettivi, arrivando persino a rinunciare alla propria umanità per combattere questi mostri spietati. Eppure, quando gli eventi precipitano, possiamo anche assistere a picchi di assoluto pessimismo, con la realizzazione della propria impotenza e debolezza, che sfocia nella paranoia, fino al terrore puro e totale perdita di coraggio. Questi sono i tratti che più di tutti rendono quest'opera superiore a molti altri shonen in cui, per ovvi motivi, non c'è mai resa da parte dei protagonisti ed inevitabilmente il bene vince sul male. Shinjeki no Kyojin invece pone questo nuovo e misterioso "male" un gradino sopra ogni altra cosa e, pur di vincerlo, l'uomo deve trasformarsi, soffrendo e sacrificando qualcosa, nel "male" stesso.

Commento Finale
In definitiva, non posso che reputare L'attacco dei Giganti, come un ottimo prodotto.
Questa prima serie, che conclude in modo eccellente un primo ed emozionante arco narrativo, ci ha lasciato quel pizzico di amaro in bocca che ci rende trepidanti in attesa della messa in onda della seconda serie, che sicuramente non deluderà le aspettative.

Voto 8

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