Recensione Anime - BTOOOM!

"Ho ventidue anni e sono disoccupato, la mia quotidianità consiste nello stare seduto senza combinare nulla, ma...nel mondo del gioco oniline di BTOOOM! sono il più forte e rispettato di chiunque altro e persino più importante di chiunque altro..."
Ryota Sakamoto - Episodio 1

In un periodo in cui l'ispirazione a giochi virtuali ha portato alla luce ottimi prodotti tra i quali “Sword Art Online” e “Accell World”, Btooom! si presenta al pubblico come nuova perla della Madhouse, rivelandosi però non all'altezza delle aspettative.
Btooom!, ovvero il suono onomatopeico che riproduce quello di un esplosione, da il nome al videogioco più popolare del mondo: una sorta di Halo o Call of Duty dei nostri tempi, ma a differenza delle innumerevoli armi da fuoco presenti nei FPS (First Person Shooter) appena citati, si usano solo bombe denominate BIM, di diverso genere. Migliore nella classifica nazionale di Btooom! è Ryouta Sakamoto, ventiduenne disoccupato e per nulla intenzionato ad allontanarsi dal suo mondo virtuale, in cui si è addirittura sposato. Eppure, un giorno, la sua vita da nullafacente subisce un duro colpo. Sakamoto si risveglia su un'isola deserta, confuso e disorientato; ad accompagnarlo solo un marsupio con all'interno delle vere e proprie bombe. Egli scopre a rischio della sua vita di essere stato catapultato nel suo gioco preferito, in cui dovrà combattere ed uccidere per riuscire a salvarsi...




Una serie che non esplode

La serie anime, diretta da Kotono Watanabe, nasce dall'adattamento del seinen manga di Junya Inoue, serializzato su due testate della Shinchosha dal 2009. Gli scenari di Btooom! ricordano molto le ambientazioni di Lost e Battle Royale, ottimi riferimenti che avrebbero potuto dare spunto ad una serie da ricordare se non fosse stato per gli aspetti negativi che l'affliggono, non soltanto dal punto di vista dell'originalità. Prima nota dolente è la durata della serie: dodici episodi sono decisamente pochi per poter introdurre appieno la realtà del survival game in cui si viene catapultati e, a peggiorare le cose, è la completa assenza di investigazione che toglie all'anime suspance e colpi di scena. Aggiungere alla storia un elemento quale la completa inconsapevolezza del protagonista sul perché si trovi su un isola e debba combattere contro altri esseri umani secondo le modalità del gioco, fa presupporre che sia egli stesso a dover cercare la verità, indagare e trovare quegli elementi che gli mancano per ricomporre un puzzle poco chiaro. Invece viene svelato tutto con troppa semplicità, mostrandoci addirittura come si comportano gli artefici di questa storia. Una leggerezza del genere distrugge completamente quell'alone di mistero che troviamo nel primo episodio, quasi non fosse importante il perchè, ma solo lo scopo del gioco, portando lo spettatore a perdere interesse per l'intreccio narrativo e a concentrarsi esclusivamente sulla visione, senza porsi troppe domande.


Un minestrone di idee

Si spende invece troppo tempo nell'introduzione di tutti gli altri personaggi ma, essendo il ritmo della narrazione estremamente veloce, finiscono per essere inutili e stereotipati: si va dal bruto e feroce mercenario pronto a tutto pur di vivere, passando per il grasso e sudato maniaco, fino ad arrivare alle tematiche forti denunciate dal bambino vittima di abusi da parte del padre, che trova sfogo nella brutalità del gioco per arrivare all'incarnazione del perfetto giocatore freddo e calcolatore. Tutte ottime tavolozze che, sebbene siano ricorrenti nell'animazione giapponese, avrebbero potuto portare molto alla serie se fossero state in qualche modo sviluppate e non semplicemente buttate lì e abbandonate. Anche l'introduzione della coprotagonista Himiko mostra pecche scenografiche evidenti. Viene dato molto spazio al trauma subito dalla ragazza e all'aggressione di cui sarà vittima, ma rimarranno elementi che non saranno sviluppati a dovere e verranno usati per puro fan service, cosa decisamente squallida.


Comparto tecnico mediocre

Nonostante le prime scene di lotta siano ben congegnate e basate sullo studio delle BIM, con il passare degli episodi lo spettatore si troverà davanti a combattimenti troppo irreali. Salti sovrumani, prove di forza fuori dal comune e riflessi fulminei, elementi che non corrispondono alla maggior parte dei partecipanti al gioco e che rendono il tutto improbabile e assurdo. L'abuso di questi elementi penalizza anche la colonna sonora: le soundtrack infatti perdono mordente, essendo in alcuni punti decisamente inesistenti e in altri troppo preponderanti, senza riuscire a valorizzare in nessun modo la scena. Allo stesso tempo risulta inadeguata persino la ending, un tantino delicata per il contesto della serie, al contrario della sigla iniziale, "No Pain no Game", cantata da Nano, decisamente adatta e di grande impatto.


Protagonista fuori dal comune

Nonostante i diversi aspetti negativi, è dovuto spendere qualche parola su ciò che può essere considerato l'elemento più favorevole della serie, il motivo per cui si è invogliati a vederla fino alla fine, ma che comunque non dà la spinta necessaria per aspettare impazientemente la messa in onda della seconda stagione. Nonostante, come abbiamo detto poco sopra, il ritmo serrato non dia particolarmente slancio allo sviluppo dei personaggi, al protagonista Sakamoto viene riservato un trattamento speciale. Ci accorgiamo che siamo davanti ad un personaggio atipico dal solito protagonista di un anime, infatti non è un eroe, non ha carisma e, tutto ciò di cui dispone, è la sua reputazione nel gioco virtuale che saprà sfruttare nel migliore dei modi. Sakamoto viene presentato nella sua vita quotidiana come un tipo violento e arrogante, eppure, una volta giunto sull'isola, non cede alla brutalità del gioco. Fonde completamente la sua personalità con quella del suo avatar virtuale, riuscendo ad avere sangue freddo e ad affrontare i pericoli, estraniandosi dalla realtà e portando la sua coscienza a vedersi in terza persona, proprio come se stesse giocando. Nonostante ciò, l'inesperienza nella vita sociale e la sua ingenuità lo porteranno a non voler uccidere nessuno e a fidarsi, quasi ciecamente, di altri partecipanti. E' proprio lui che regge le fila di Btooom! con questo piccolo gioco psicologico tra il Sakamoto reale e virtuale, facendo in modo che non si innalzi ad eroe perfetto ed impeccabile e portandolo a sbagliare per poi agire di conseguenza.



Commento finale
Purtroppo, un pizzico di originalità non può sopprimere tutte le carenze della serie e Btooom! si rivela un anime non proprio consigliabile. Una visione lineare e senza troppe pretese, adatta a chi non vuole farsi domande e godersi un po' di azione e qualche inseguimento. Buono il character design pulito e realistico, con tratti sicuri, sebbene meno marcati rispetto al manga. Anche lo svolgersi della storia tutto sommato ha un suo perché, gli episodi scorrono via veloci e la noia non sopraggiunge, nonostante siano privi di sfaccettature interessanti. Se cercate qualcosa di più elaborato, insomma, questa serie non fa per voi, visto un risultato appena sufficiente.

Voto 5

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