FanFiction su Skip Beat - Stand by Me Capitolo 10

10. L'addio 

Girò su se stessa sentendo le corde intorno ai polsi farsi sempre più strette assieme a quelle che le tenevano ferme le caviglie. Provò a ricordare cosa fosse accaduto, ma in quel momento tutto il suo passato era confuso e sbiadito, come se si fosse appena svegliata da un brutto sogno. Guardò la stanza vuota in cui era finita, nulla che potesse riconoscere a prima vista, solo uno strano rumore attirò la sua attenzione, come di acqua che scorre, ma non fu in grado di sentire altro che l'aiutasse a capire dove fosse. Provò a sedersi, fu complicato far scattare la schiena anchilosata e mettersi in una posizione più comoda. Poggiò la schiena contro una parete in legno umido e marcio, che le riempì le narici con l'odore di muffa, e rimase ferma a fissare l'unica via di fuga esattamente davanti a lei. Percepì in lontananza un rumore che le sembrò familiare, come la melodia di una canzone, ma non vi si concentrò poi molto, spostando la sua attenzione su ciò che aveva davanti. Le balenò nella mente che forse poteva provare ad uscire, anche se la porta fosse stata chiusa a chiave, era certa che non avrebbe opposto molta resistenza se vi si fosse buttata contro a peso morto. Cosa le era accaduto?


Ricordò Ren e la sua partenza, le tornò anche alla mente quella brutta sensazione di solitudine che per qualche istante l'aveva attanagliata, poi più nulla.
 - Sei sveglia?- scattò come un felino spaventato, scivolando in avanti con la schiena e cercando di capire da dove provenisse quella voce rauca e metallica. Poi lo scorse, in un angolo della baracca, una vecchia ricetrasmittente dove una piccola luce verde brillava. - La mia bella addormentata si è finalmente destata da suo sonno?-
- Chi sei? Dove sono?- Rispose, ma nonostante cercasse di sembrava spavalda e per nulla intimorita, la voce le uscì rauca e secca.
- Mi deludi sempre di più, ti eri appena ricordata di me e già lo hai dimenticato?- Qualcosa le pizzicò la mente, un ricordo fugace e veloce le attraversò il cervello e iniziò a prendere forma, un viso e due occhi che le riportano alla mente un nome. - Jun... perchè mi fai questo?-
- Bingo! Voglio che tu faccia una cosa per me. Fallo e io ti lascerò andare, non sentirai mai più la mia voce.- - Cosa vuoi che faccia?- rimase in attesa di una risposta per qualche secondo, attimi in cui sembrò che il sangue le gelasse le vene.
- Voglio che tu esca dalla vita di Ren. Voglio che tu lo chiami e gli dica che non lo ami, non lo hai mai amato, ma che ti serviva per raggiungere una posizione nel mondo dello spettacolo. Poi gli dirai che non sei più riuscita a mentire e che hai deciso di lasciare tutto e andare via.-
- Perchè dovrei farlo?-
- Se non lo fai morirai qui, da sola e io otterrò comunque ciò che voglio.-
- E cos'è che vuoi?- Non riusciva a capirlo. Non aveva in nessun modo ferito o offeso quel ragazzo, al contrario lui era entrato in casa sua e aveva cercato di farle del male da prima che iniziasse a frequentare Ren, quindi perchè accanirsi tanto per farli lasciare? Più provava a mettere insieme i pezzi più le cose non avevano senso e quel silenzio dall'altra parte dell'apparecchio era terrificante.
- Voglio Ren, pensavo fosse ovvio ormai. Sei entrata nella sua vita come una mosca fastidiosa e hai trasformato l'uomo migliore del mondo, il più elegante e carismatico in un pupazzo nelle tue mani. Senza contare di quella stupida intervista con Fuwa, lo hai reso ridicolo e lui ti sorrideva come un bambino. Credi che possa accettarlo?-
- Non puoi prendere il mio posto facendomi del male, Ren odia le bugie, i complotti e le persone che non sono sincere. Se vuoi avvicinarti a lui sei libero di farlo, ma non così.- Aveva risposto di getto, senza pensare troppo a quelle parole che, nonostante tutto l'avevano ferita. Era stata superba a credere che tutto quello che stava accadendo vorticasse solamente intorno a lei, senza mai pensare che forse quel comportamento così ostile era legato a qualcosa di più profondo ed importante. Jun voleva Ren e come biasimarlo. Tsuruga Ren era perfetto agli occhi di tutti i fan, amato e idolatrato come un uomo dai modi eleganti e posto una spanna sopra tutti gli altri. Lei al suo confronto era una ragazza rozza e fuori luogo, in grado solo di creare una piccola ombra nella grande luce dell'attore Ren. - Mi odi perchè sei innamorato di lui?-
Lo disse, ma il suo cuore ebbe un sussulto che le provocò più dolore di quanto potesse immaginare. Abbassò lo sguardo verso quel pavimento umido e represse le lacrime, infondo il suo amore stava facendo soffrire una persona e, per quanto lui fosse stato cattivo nei suoi confronti, ora lei non riusciva ad odiarlo in nessun modo. Soffriva per amore, una sensazione che Kyoko conosceva molto bene.
- Sai che significa amare qualcuno che non puoi raggiungere?- Annui pensando a tutto quello che aveva fatto per anni con Sho e al dolore di sentirsi solo una nullità. - Quando non sei nessuno e aneli a qualcuno che ti è superiore in tutto, l'unica cosa che calma quel sentimento è sapere che in realtà quella persona che cerchi non l'avrà nessuno e fino ad ora Ren era esattamente quel tipo di uomo, perfetto in tutto e lontano da tutti.- rimase in silenzio, mentre di nuovo quella melodia le solleticò le orecchie, ma non ci fece caso, perchè quelle parole la stavano mettendo davanti alla realtà che non solo Jun pensava. Lei era fuori posto accanto a Ren e quello che le stava succedendo era la punizione per la sua presunzione. - Ti sei fiondata nella vita di Ren, hanno iniziato a girare voci su di te e su di lui, così ho voluto conoscerti. Girare per le vie e trovare qualche stupido delinquente che cerca soldi non è difficile come non è complicato dirottarli verso un ristorante vuoto.-
- Hai fatto tutto questo per mettermi alla prova, per capire se potessi essere adatta a stare con Ren?- Lo sentì ridere, poi sentì un rumore sordo, come di qualcosa che veniva sbattuto con forza e la voce di Jun divenne cupa e violenta, tanto che le mise i brividi.
- Stupida presuntuosa! Volevo spaventarti e farti allontanare, ti avrei gettato volentieri io dalle scale se fosse servito a toglierti di mezzo!- La ricetrasmittente iniziò a gracchiare e a perdere il segnale, tanto che per Kyoko fu difficile capire altro, ma nonostante tutto, quell'odio le fece gelare il sangue nelle vene, così capì. Si rese conto che qualsiasi cosa avesse detto o fatto, non sarebbe riuscita a raggiungere in nessun modo il cuore di quel ragazzo, così chiuso e così freddo da essere ormai irrecuperabile. Si rese finalmente conto che anche se avesse fatto esattamente come lui chiedeva, probabilmente lui non l'avrebbe lasciata andare. Per la prima volta, da quanto era giunta a Tokyo, nonostante si fosse trovata in mille situazioni strane, questa volta era davvero in pericolo. Così chiese a se stessa di farsi forza, di cercare un modo per uscirne e quella musica la colpì nuovamente alle orecchie, ma stavolta le prestò ascolto. C'era qualcosa nelle vicinanze che produceva quel suono, un ritmo che conosceva e che le faceva provare qualcosa. Così, quando Jun entrò nella stanza e le tirò contro un cellulare, Kyoko non provò nulla. Non ebbe paura di quegli occhi di ghiaccio dalle palpebre rosse, non le importò che fosse sconvolto o arrabbiato. Lo guardò dritto in quelle iridi fuori dal comune e acconsentì. Si fece liberare una mano, mentre l'altra veniva prontamente legata ancora più stretta e fermata contro un piccolo gancio della parete che lei non aveva visto. Non era una sciocco e sapeva benissimo che anche una sola mano sarebbe bastata per darle la possibilità di liberarsi, quindi fu cauto. Rimase ad osservarla in silenzio, mentre con un dito Kyoko componeva un numero di telefono.
- Metti il vivavoce.- Eseguì l'ordine e premendo il pulsante rimase ad ascoltare il suono del telefono che cercava di prendere la linea. Quando sentì una risposta, fu lesta a parlare per prima.
- Ren sono Kyoko. Fammi parlare senza dire niente, altrimenti è impossibile.- Non ci fu risposta, proprio come Kyoko aveva chiesto, ma per un attimo Jun pensò che non avesse risposto nessuno, così avvicinandosi a Kyoko provò a prendere il telefono, ma qualcosa lo bloccò quando dall'altra parte dell'apparecchio percepì un respiro affannoso, così rimase in attesa. - Ci ho pensato molto, scusami se me ne sono andata senza avvertire, ma dovevo riflettere. Sono stata una sciocca a pensare che le cose potessero funzionare e ormai ne sono certa. Quando te ne sei andato ho capito che non potevo più fingere. Non ti amo, non ti ho mai amato. Volevo starti vicino per avere un futuro in questo lavoro, superare Sho come mi ero ripromessa di fare, ma non posso più andare avanti. Torno a casa da mia madre, le ho già scritto e mi sta aspettando... non sarà facile, mi rinchiuderò in un piccolo capanno buio e isolato per espiare le colpe che ho, per averti ingannato, ma non posso più vivere così. Mi dispi...- si zittì, reprimendo le lacrime che nonostante tutto non riusciva a fermare, coccolata da quella melodia che era l'unica cosa che ormai la collegava ad un mondo che con quelle parole non avrebbe più rivisto, ma era conscia che non poteva rifiutare, non poteva mettere in pericolo anche Ren. - Mi dispiace tanto... addio.-
Richiuse la chiamata senza dargli il tempo di rispondere, se solo avesse sentito la sua voce sarebbe scoppiata e avrebbe gridato di aiutarla. In quel modo era riuscita a chiudere il suo cuore e a fare come Jun le aveva ordinato. Quando fu in grado di alzare lo sguardo verso il suo carceriere lo vide in lacrime, felice e pieno di una speranza che prima non aveva, ma il suo sguardo cambiò di nuovo e Kyoko si rese conto che non sarebbe finita li.

La chiamata si interruppe di colpo e lui rimase in silenzio per qualche minuto, osservando quel cellulare come se avesse in mano qualcosa di sconosciuto. Quando aveva iniziato a squillare aveva risposto senza dar peso al numero sconosciuto, poi la voce di Kyoko lo aveva colpito e stava per dire qualcosa, ma le lo aveva fermato e lui era rimasto in ascolto. Quelle parole senza senso che le erano scivolate dalla bocca continuavano a tormentagli il cervello e per quanto si sforzasse non riuscì a reprimere la rabbia che gli fece ribollire il sangue. Una donna entrò nella stanza, ma lui non le rivolse neanche uno sguardo, rimase concentrato su ciò che era appena accaduto arrovellandosi il cervello per dare un senso a tutto fino a quando qualcosa non si accese, come una lampadina, nel suo cervello. Nulla aveva un senso, a cominciare dal voler tornare da sua madre, erano bugie dette in modo da farsi scoprire, lei sapeva che lui avrebbe capito, che avrebbe intuito qualcosa da quelle frasi che nessun altro avrebbe potuto capire. Poi anche lui fu colpito da quella strana melodia che aveva percepito quando Kyoko si era fermata. Proprio lui tra tutti, non poteva non riconoscere quel ritmo, tanto che, nonostante fosse lontana avrebbe potuto persino ripetere le parole di quella canzone.
- Va tutto bene? Sho mi sembri un po' strano.-
- Dov'è che oggi trasmettevano il mio ultimo singolo?-
- Oggi dici? Vediamo...- fece una pausa sfogliando alcune pagine di un plico che teneva tra le braccia. - Ah ecco, oggi viene trasmesso nel quartiere di Arakawa, perchè me lo chiedi?-
Non rispose. Fuwa Sho lasciò la sua manager completamente basita e senza parole, quando prese una giacca e si fiondò fuori dalla stanza, saltando per quel giorno tutti i suoi appuntamenti stabiliti.


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