FanFiction su Skip Beat - Stand By Me Capitolo 11

11. La corsa

- Hai compiuto il tuo dovere, tieni.-
Le porse una bottiglietta d'acqua e aprendola per lei si avvicinò per aiutarla a bere. Quello fu il primo gesto gentile che Jun le rivolgeva e forse, aver assecondato i suoi desideri, era stata la mossa migliore. Aveva pianto così intensamente che per qualche minuto Kyoko si sentì in colpa per averlo ingannato. Non sarebbe mai riuscita a chiamare e parlare con Ren, così la sua mente era andata diretta verso l'unica persona che forse, avrebbe colto le bugie dietro quella dichiarazione.
Bevve e l'acqua prese a scorrerle giu per la gola regalandole una bellissima sensazione di sollievo e benessere. Infine lo ringraziò, il suo calvario era finalmente finito, quell'incubo era giunto al termine e in qualche modo avrebbe rimesso i pezzi insieme una volta libera.
- Mi dispiace che tu abbia sofferto per causa mia, ma devi sapere che non ho mai ingannato Ren. I miei sentimenti per lui sono veri.-
- Oh, ma a me questo non importa. Ho avuto ciò che desideravo, ora però devo liberarlo per sempre della tua presenza.-
- Non capisco, che significa?-


Spalancò gli occhi quando l'espressione di Jun divenne così cattiva da darle nuovamente i brividi. Il suo cuore non riuscì a pompare più una goccia di sangue, gelandole le interiora come se stesse morendo.
- Non posso rischiare, tu capisci vero? Se io ti lascio libera, puoi tornare da lui e dirgli tutta la verità, percui devo assicurarmi che tu non sia più una minaccia. Ho drogato l'acqua, ne ho messa così tanta da uccidere un elefante.-
Solo allora iniziò a rendersi conto di ciò che le stava succedendo, non era paura quella che percepiva, ma un semplice e vuoto nulla. Tutto il suo corpo sembrò divenire pesante e iniziò a far fatica a tenere gli occhi aperti o semplicemente a parlare. Sforzò tutta se stessa per rimanere calma e razionale, ma era come se ogni parte di se agisse di sua spontanea volontà, come se la sua mente non avesse più alcun controllo sul suo corpo. Si adagiò sul pavimento umido e inspirò l'odore di muffa, poi però anche la respirazione divenne difficile e dolorosa, tanto che iniziò a trattenere il fiato. Seguì a malapena i movimenti di lui che la slegava e la lasciava sola nel buio di quella che presto sarebbe diventata la sua tomba.

- Dove cavolo la dovrei cercare!- Lo gridò nel bel mezzo della strada, ma per fortuna era solo, neanche si trovasse in un quartiere abbandonato. Aveva seguito i piccoli indizi che Kyoko aveva lasciato in quella assurda conversazione a senso unico di poco prima, era partito al volo arrivando ad Arakawa in soli dieci minuti, eppure qualcosa in cuor suo gli diceva che era tardi. Dal ponte iniziò a guardare giù e seguendo il corso del fiume scorse con lo sguardo delle tende e alcune piccole baracche di legno in riva al fiume. Iniziò a correre e a costo di ispezionarle tutte e seguire tutto il fiume, l'avrebbe trovata. Sentì il fiato corto e il cuore a mille, era terribilmente agitato per qualcosa che forse non aveva neanche senso, ma doveva controllare e rendersi conto da solo che forse si era agitato per nulla. Prese il cellulare e provò a richiamare il numero con cui era stato contattato, lo sentì squillare, ma nessun rumore proveniente dal corso del fiume. Corse con tutte le sue forze, chiamò di nuovo e di nuovo ancora, poi lo vide. Non capì come mai stava dando peso ad una singola persona in quelle circostanze, ma per qualche secondo rimase ad osservarlo. Vestito completamente di nero, stava risalendo le sponde del fiume di fretta, come se qualcosa lo stesse inseguendo, fino a che non lo vide sparire dalla sua vista. Poi con gli occhi ripercorse a ritroso quello che doveva essere stato il suo tragitto e in lontananza vide, sotto l'ennesimo ponte, una baracca quadrata proprio a ridosso del fiume. Fece nuovamente squillare il telefono, ma non riuscì a sentire nulla a causa della sua canzone che veniva ritrasmessa ad intervalli regolari e che, in quella situazione disperata, stava iniziando ad odiare. Non capì perchè, non si spiegò il suo comportamento, ma ordinando ad ogni suo muscolo di scattare in avanti, percorse la distanza che lo separava dal quella fatiscente costruzione e si fiondò al suo interno buttando giù la porta marcia con una spallata. Quando i suoi occhi si abituarono alla penombra ciò che vide lo fece gridare.

Continuava a chiamarla da qualche ora, ma ancora il suo cellulare non dava segni di risposta. Aveva iniziato ad agitarsi molto, aveva chiamato persino Kanae, ma anche lei era irraggiungibile.
- Ren va tutto bene?- L'attore voltò lo sguardo verso il suo manager dallo volto preoccupato. Per tutto il tempo, da quando erano partiti, Ren era sempre stato assente e distratto, tanto che era stato costretto a ripetere il programma delle riprese più volte, cosa che non era mai successa. Ren Tsuruga era uno degli attori più attenti e meticolosi di sempre, vederlo completamente assorto dai suoi pensieri era per lui qualcosa di unico e fuori dal comune. - Vedrai che va tutto bene, si staranno divertendo insieme e non sentiranno i cellulari squillare. Non comportarti come un fidanzato in ansia o geloso.-
- Ho solo bisogno di sentire la sua voce.-
- Vuoi che chiami qualcuno in agenzia e che chieda di andare a controllare?-
- Lasciamo stare, non appena vedrà le chiamate mi contatterà lei.-
Provò a rileggere il copione, ma nonostante tutto prese a leggere sempre la stessa battuta, neanche fosse scritta in una lingua sconosciuta. Non riusciva a concentrarsi, non riusciva ad entrare nel suo personaggio e andare in scena in quello stato era per lui inaccettabile. Si alzò di scatto e decise di fare due passi, doveva calmarsi e tornare concentrato sul suo lavoro. Yashiro lo lasciò fare, infondo le vere riprese sarebbero cominciato solo nel tardo pomeriggio del giorno successivo, quindi poteva concedere a Ren tutto il tempo di cui aveva bisogno.
L'attore si ritrovò nel giardino del residence in cui era stato sistemato, se solo fosse stato concentrato su ciò che aveva intorno avrebbe potuto rendersi conto di quanto fosse bello e curato e di come tutti i presenti si voltavano a guardarlo incredulo, ma lui era chiuso nel suo mondo e non ne sarebbe uscito facilmente. Era preoccupato. Da quando Kyoko era stata aggredita non era riuscito a lasciarla mai da sola e ora lei si faceva negare e lui a stento stava reprimendo l'impulso di prendere una macchina e correre a casa. In quel momento sperò addirittura di incontrare quello strano pollo che era diventato il suo confidente e magari calmarsi dandosi dello stupido, ma era innamorato, troppo e quel silenzio lo stava logorando. Decise che doveva sapere, che avrebbe tirato giu il mondo pur di sapere cosa stesse facendo in quel momento Kyoko, quindi si voltò e si diresse verso la sua stanza per parlare con Yashiro, ma fu lui a correre nella sua direzione, trafelato e dal viso così pallido da sembrare quasi trasparente.
- Ren!- Lo gridò così forte che tutti i presenti si girarono a guardarlo, mentre l'attore si avvicinava e lo prendeva per le spalle cercando di capire cosa stesse succedendo.
- Che ti prende?-
- Ren è terribile, ho appena ricevuto una telefonata dall'ispettore Taniguchi, dobbiamo rientrare, è successo qualcosa a Kyoko.-
In quel preciso istante il cellulare privato di Ren prese a squillare, ma il numero che vide non era ciò che si aspettava. Rispose di getto, ma non ricevette alcuna risposta.
- Fuwa! Fuwa che diavolo sta succedendo?!- gridò, buttando la vento la sua maschera di uomo calmo e pacato e lo fece così forte che sentì la gola bruciare di dolore. Percepì un rumore all'altro capo del telefono, quasi un singhiozzo, poi capì perchè non stava parlando, perchè non riusciva a fermare le lacrime. - Fuwa ti prego, dimmi qualcosa...- anche la voce di Ren si fece bassa, roca e dolorante. Abbassò lo sguardo verso il prato verde e rigoglioso, ma i suoi occhi non riuscirono a coglierne ne la bellezza ne il colore.
- Devi... devi tornare subito. Io non ci riesco...-
- Non riesci a fare cosa?-
- Non riesco a dirle addio.-
Crollò tutto. Ogni cosa perse di significato. Tutto ciò che riuscì a fare fu cadere in ginocchio, sporcandosi i vestiti di terra ed erba e buttare la vento ogni immagine che le persone potessero avere di lui. Pianse davanti a tutti, gridò davanti a tutti, poi si alzò in piedi e senza riuscire a volgere lo sguardo verso una direzione, chiese a Yashiro di riportarlo a casa.

Effettuare quella telefonata per Sho fu estremamente difficile. Quando Ren aveva risposto la sua mente era tornata nuovamente indietro e aveva ripercorso tutto. Nel momento in cui aveva buttato giu la porta e l'aveva vista, tutto era accaduto con una velocità fuori dal normale. Si era gettato sul pavimento e l'aveva presa tra le braccia, Kyoko aveva gli occhi spalancati e le pupille erano dilatate. Fredda come il ghiaccio aveva difficoltà a respirare. Provò a farla riprendere, le schiaffeggiò il viso, ma nulla riuscì ad attirare l'attenzione della ragazza, poi qualcosa di lei si mosse, ma fu un movimento troppo brusco e violento per una reazione normale e lui, nonostante non fosse un dottore, si rese conto che stava per accadere qualcosa di terribile. La pose dolcemente a terra e si affrettò a prendere il cellulare per chiamare assistenza, fino a che le convulsione poco accentuate di poco prima non divennero violente e brusche e lui si sentì completamente inutile. Dall'altro capo del telefono rispose una donna che si identificò chiedendo il motivo della chiamata. Sho ci mise qualche secondo a rispondere, poi gridò aiuto, come se fosse l'unica parole che riuscisse a pronunciare.
L'ambulanza e i medici ci impiegarono poco ad arrivare, ma per Sho sembrò un'eternità. Le convulsioni erano finite, ma Kyoko non si era ripresa. Quando i paramedici iniziarono a fargli domande su ciò che era accaduto, lui non fu in grado di rispondere. Gli chiesero se avesse assunto droghe o altre sostanze, se soffrisse di convulsioni normalmente e molto altro, ma lui non riuscì a dare risposte sensate. Vedendolo in evidente stato di shock i medici furono costretti a far salire Sho sull'ambulanza e portarlo in ospedale assieme alla ragazza, di cui non era riuscito neanche a dire il nome. Una volta dentro Kyoko fu circondata da un'equipe di medici e infermieri che presero a muoversi come api operaie, a gridare ordini e altro e lui fu lasciato in un angolo della sala d'aspetto assistito da una ragazza, che più di una volta lo aveva chiamato per nome, ma senza ricevere risposta. Dentro di lui il tempo si era fermato, i secondi sembrarono ore e le ore giorni, non c'era nulla se non lui fermo in quell'angolo oscuro. Si sentiva debole, come mai lo era stato, inutile e privo di senso. Era corso per aiutare Kyoko, ma quando l'aveva trovata non era riuscito a fare nulla. Poi il pensiero di perderla si era intrufolato nella sua mente e lo aveva devastato e quella sensazione era diversa da qualsiasi mai provata fin ora. Se non l'avesse più vista, se non si fossero più parlati come si sarebbe comportato? Lui l'aveva lasciata a Ren, si era estromesso dalla vita di Kyoko di sua spontanea volontà, ma quello che stava succedendo era completamente diverso. Non voleva crederci, non voleva neanche pensarci, ma quando un medico si sedette al suo fianco e cercò la sua attenzione, ogni cosa dentro di lui si disintegrò.
- Dagli esami sembra che abbia ingerito un'enorme quantità di antidepressivi triciclici insieme ad altre sostanze. Siamo intervenuti subito, ma queste sostanze deprimono il sistema nervoso centrale e le convulsioni hanno provocato un arresto respiratorio. E' in coma. L'abbiamo trasferita nel reparto di terapia intensiva e non ci resta che aspettare e sperare che abbia voglia di vivere e che abbia la forza di salvare il suo bambino.-



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