Recensione Anime - Rainbow Nisha Rokubō no Shichinin

"Più di cinquant’anni fa c’erano sette uomini che hanno combattuto e sono sopravvissuti alle fiamme dell’inferno. Tre cose li tenevano uniti: coraggio, dolore e le loro catene. Erano sette, sette come le loro speranze, sette come i colori dell’arcobaleno.. e giurarono che sarebbero sopravvissuti. "
(Crime 1 - After the rain) Shio, anno 1955. 

Un gruppo di sei ragazzi, legati ed incappucciati, vengono spediti al riformatorio speciale Shonan. Nell'area 2 cella 6, i giovani entrano in un mondo tetro e violento, fatto di soprusi e angherie. A sostenerli solo il loro coraggio, la determinazione e il loro legame. Affiancato ad una triste e malinconica voce fuori campo, ci spostiamo indietro nel tempo nelle cupe e fredde atmosfere di Rainbow: Nisha Rokubō no Shichinin. La serie anime, prodotta dalla Madhouse e diretta da Hiroshi Koujina, è ispirata all’omonimo manga seinen scritto da George Abe e illustrato da Masasumi Kakizaki, la cui serializzazione è iniziata nel 2003 sul Weekly Young della Shogakukan vincendo nel 2005, lo Shogakukan Manga Award. La serie animata si sviluppa in ventisei episodi dove nulla è dato per scontato o lasciato al caso.



Resistere dietro le mura del riformatorio 

Dopo dieci anni dalla fine della guerra, il Giappone non era ancora in grado di riprendersi dall'aspra battaglia e la povertà imperversava suprema. In questo grigio e piovigginoso scenario, ci vengono presentati i giovani e i reati per cui sono stati arrestati.
Minakami Mario, 17 anni e soprannominato Mario. Arrestato per aver ferito gravemente un suo insegnate, che aveva tentato di violentare una studentessa.
Tohyama Tadayoshi, 17 anni, chiamato Soldato. Fermato per atti di violenza dopo aver colpito brutalmente il fidanzato della madre.
Maeda Noboru, 16 anni, Tartaruga. Condannato per rapina, truffa e taccheggio.
Yokosuka Jou, 16 anni, chiamato semplicemente Joe. Ha ferito gravemente una persona che aveva tentato di violentarlo.
Matsu'ura Mansaku, 17 anni, Verza. Arrestato per stato di ebrezza nonostante la minore età e atti di violenza.
Ed infine, Nomoto Ryuji, 17 anni e soprannominato Smascherato. Accusato di truffa e rapina.
Costretti ad un giornaliero confronto con il dolore e la sofferenza, saranno preda di un delicato labirinto psicologico nel quale i sei protagonisti dovranno crescere e maturare, ma non saranno soli. Di grande importanza sarà l’aiuto del loro compagno di cella, già residente della struttura al momento del loro arrivo. Presentandosi dapprima come un ragazzo prepotente, indifferente e freddo nei confronti dei nuovi arrivati, come allo stesso modo si rivelerà la realtà in cui dovranno vivere, Sakuragi Roukutoa si trasformerà nella loro ancora di salvezza, un porto sicuro in cui i giovani potranno soffermarsi e insegnerà loro non solo il modo di sopravvivere in quell'inferno, ma anche i valori dell'amicizia e della fratellanza che li guideranno anche in futuro. Scopriremo in numerosi frangenti che in quel periodo post bellico, in cui il Giappone visse dominato da una vera e propria umiliazione, costretto a piegarsi non solo alle conseguenze che l'utilizzo delle bombe atomiche ebbero sul paese, ma anche ad un'economia in crisi ed ad una convivenza forzata con gli Americani vincitori del conflitto, marcata in modo eccellente nel corso della storia animata, purtroppo i buoni sentimenti o propositi, non sempre avranno la meglio. Sarà in questo scenario di fallimenti, delusioni ed esperienze dolorose, che i ragazzi si formeranno, provando a conquistare la loro libertà e i loro diritti poco per volta.


Combattere per un sogno 

Possiamo definire la storia come un affresco, in cui ne vediamo l'inizio e lentamente, cerchiamo di coglierne il significato e vederne la fine. Nella prima metà della serie, seguiamo la loro vita nel carcere. La presenza di Sakuragi, che inizieranno presto a chiamare Fratellone (An-chan) è la chiave della loro determinazione. Forte e determinato, affronta i soprusi a testa alta e il suo modo di fare contagia tutto il gruppo. Nonostante non si conoscano, creano un legame forte e sincero. An-chan riesce a strappar loro la promessa di combattere per realizzare i loro sogni, per liberarsi da quel marchio di “rifiuti della società” che ha sporcato e rivoluzionato le loro vite. Vivranno in quell'atmosfera cupa e violenta, separati da un muro, che dall'interno del carcere sembra insormontabile, dal resto del mondo e soprattutto dalla realtà che anelano con tutte le loro forze, ma non sarà un cammino semplice. Cederanno e soffriranno, eppure persevereranno nella speranza di poter rendere quella promessa una realtà, che più nessuno potrà strappar loro. Ed è proprio questa promessa che fa da sfondo alla seconda metà della serie. Incisa su un tronco di un albero solitario, diventerà il loro punto di ritrovo, la loro meta nei momenti difficili. Ormai liberi dalla prigionia, dopo aver scontato la loro condanna, i ragazzi sono finalmente in grado di costruire il loro futuro, ma anche qui la realtà con cui verranno in contatto non sarà affatto semplice. La loro lotta non è ancora conclusa e sopravvivere in quel nuovo mondo, si rivelerà costellato di difficoltà, brutti incontri e scelte pericolose. Nonostante alti e bassi nel loro rapporto, i ragazzi continueranno a darsi man forte e a tener fede a tutto ciò che ha permesso loro di arrivare fin lì. 


Ottimo connubio tra sentimento e animazione 

Un ritmo narrativo e uno sviluppo della storia a dir poco perfetti, phatos e tensione ne sono i punti focali. Una forse troppo onnipresente voce fuori campo, ci rappresenta un clima freddo e difficile, ma in cui non mancano momenti romantici e alcune piccole scene divertenti, che non stonano affatto nella narrazione, ma che al contrario arricchiscono ogni episodio, alleggerendone in alcuni punti la visione, che potrebbe risultare pesante. Infatti Rainbow non è certo scarna di scene violente, dai soprusi sessuali alle percosse fisiche, ogni cosa viene mostrata nella sua crudeltà e realtà. Ogni personaggio è sviluppato al meglio, alcuni caratteri, accennati nella prima parte della visione, vengono poi approfonditi e curati, portando lo spettatore a sperare per i loro successi e che tutto vada nel verso giusto. Grande rilievo viene dato agli antagonisti, doveroso citare la guardia carceraria Ishihara, che con i suoi gesti feroci, smorfie grottesche, spesso esasperate, macchinazioni perverse e con una voce rauca e rozza, incarna perfettamente il male che i ragazzi devono affrontare, rinchiusi nel piccolo mondo del riformatorio. Per quanto riguarda la grafica, la Madhouse non delude. Animazioni di grande qualità, la fluidità delle immagini, con sfondi nebulosi e l'utilizzo del riverbero colorato della luce per accentuare quella debole speranza che muove le azioni dei ragazzi, sono eccezionali. Allo stesso modo il character design di ciascun protagonista è realizzato molto bene. Per la prima volta, si può definire affascinante, ciò che, esteticamente parlando, può non risultare tale, perchè bella è la loro psicologia. Ognuno dei sette ragazzi si distingue dagli altri, Joe con i suoi grandi occhi blu che già colpiscono lo spettatore dalle prime immagini. L'espressione del giovane, nel primo episodio, quando cerca di restituire la bambola alla bambina, raffigura perfettamente lo stupore e il dolore che egli prova nel vederla piangere al solo guardarlo. La piccola statura e le grandi orecchie di Tartaruga, che sembrano non aggregarsi con il resto dell'animazione, diventano appropriate e ben congegnate mano a mano che si viene a conoscenza del suo passato e del suo modo di essere. Così come la robustezza e il viso gentile di Verza o l'aspetto subdolo di Smascherato, sono studiati ed inseriti nel migliore dei modi, portando lo spettatore a farsi delle idee ben precise già dai primi minuti. Da non trascurare il tratto di Mario e Sakuragi, che sebbene possa risultare quasi identico ad un certo punto della storia, ha un significato ben preciso che può essere colto solo durante la visione. Se a tutto questo associamo un'ottima colonna sonora e delle bellissime musiche, tra cui è doveroso citare l'opening, “We're not alore”, la quale calza alla perfezione con l'impatto che la serie riuscirà a generare nello spettatore, quasi come se quel grido iniziale nella canzone, fosse il riflesso dei sentimenti dei sette ragazzi, otteniamo un prodotto eccezionale.


Commento finale 

In questi ventisei episodi della serie, che in realtà simboleggiano una vita intera, verrà tratteggiato in modo dettagliato e toccante, tutto il loro passato e il loro futuro, elevando la ricerca della felicità come un diritto umano a cui agognare disperatamente, una ricerca che passa attraverso il caparbio raggiungimento degli obbiettivi che ciascuno dei protagonisti si prefissa nella vita e questo è un insegnamento che possiamo trasporre anche nei giorni nostri, nel mondo moderno, in cui tutto sembra complicato e difficile. In questa scintilla di speranza, in uno squarcio di realtà che farebbe impallidire anche lo spettatore più scettico, prende posto un'opera sensazionale e toccante, una serie che non ha bisogno di parole per essere pubblicizzata, che non ruota intorno ad un mercato in cui grandi nomi ne fanno da padrone. Una serie che ha solo il diritto di essere guardata e ricordata come un piccolo gioiello dell'animazione in grado di trasmettere un messaggio, ovvero che nella vita, perseverare nei propri sogni, è tutto ciò di cui si dovrebbe aver bisogno. 

Voto 9

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