Mitologia Giapponese - Gli Yōkai

Il grottesco kappa, l'affascinante tengu, la bellissima yuki-onna, il fetido nupperabo, l'ingannevole e ambiguo konakijiji, il mujina, i gaki, lo strano rokuro-kubi, le kitsune, il tanuki e gli altri animali mutaforma, il kirin, queste sono solo alcune delle creature mitologiche giapponesi appartenenti all'affascinante mondo degli yōkai o bakemono.

In Giappone sembrano esistano più di otto milioni di dei e spiriti che risiedono in cielo e in terra, abitando le montagne, i corsi d’acqua, gli alberi, le rocce e soprattutto il focolare domestico. La grande varietà di queste creature si distingue per alcune caratteristiche peculiari e possono essere sia benevole che maligne, come gli oni che potremo tradurre come demoni e gli yūrei, i fantasmi.


Queste misteriose creature, generalmente chiamate yōkai (parola derivante da “yō” ovvero maleficio e da “kai” che può essere tradotto come manifestazione inquietante), dotate di poteri soprannaturali, possono essere divisi in yōkai animali, umani e associati agli oggetti. Gli yōkai dalla forma animale derivano dalla credenza orientale, ma anche dominante in molte altre culture, che gli animali, come ad esempio cani e gatti, posseggano poteri magici, riuscendo addirittura ad assumere forma umana prendendo il nome henge, ovvero mutaforma. Molte di queste creature si dilettano a giocare con gli umani e a confondersi con essi. I più citati
in opere letterarie e nell'animazione giapponese, che spesso sfrutta questo genere di creatura sono ad esempio i Bakeneko o Nekomata, derivanti dal gatto, i Tanuki dal cane procione, i Tengu dagli uccelli, arrivando poi ai cani, Inu, che in alcune leggende si trasformano in veri e proprio dei, gli Inugami.
Gli yōkai dalla forma umana derivano proprio dagli esseri viventi e dalle loro ossessioni terrene che, nella loro nuova forma, perdono quasi tutti i tratti caratteristici degli umani e si trasformano in creature deformi e grottesche. L'esempio più conosciuto è la donna con due bocche, la futakuchi-onna , nata dall'ossessione per il proprio aspetto fisico.
La classe di yōkai derivante dagli oggetti viene anche chiamata tsukumogami. La credenza vuole che gli oggetti di uso comune abbandonai, acquisiscano potere con il tempo e dopo cento anni siano in grado di prendere vita. Ne esistono molti tipi tra cui i bakezōri (sandali di paglia), kameosa (otri di sake), morinji-no-kama (teiere) e il karakasa (parasole con un occhio solo e un piede in cui calza il tipico sandalo giapponese chiamato geta ). Eppure questi tre semplici gruppi non bastano a descrivere la grande varietà di yōkai e molti di quelli rappresentati e conosciuti non rientra in nessuno di questi gruppi.
Proprio questa grande varietà porta alcuni a confondere gli yōkai con il mondo degli spettri in cui vi sono gli yūrei ( derivato da yū "flebile", "evanescente", ma anche "oscuro"e rei, "anima" o "spirito"). Anche nella tradizione giapponese, troviamo il concetto di anima o reikon presente in tutti gli esseri umani. Al momento della morte, il reikon lascia il corpo e resta in attesa del funerale e dei riti successivi, che gli permetteranno di riunirsi ai propri antenati nell'aldilà. La trasformazione da reikon a yūrei, avviene in caso di morte improvvisa e violenta, oppure se i riti non sono stati propriamente effettuati. Anche gli yūrei si possono distinguere in diversi tipi, come ad esempio lo Jibakurei, uno spettro di una persona morta suicida o con dei rimpianti, che infesta un particolare luogo; Zashiki-warashi, fantasmi di bambini, generalmente dispettosi; Onryō , spiriti vendicativi che tornano a perseguitare chi li ha maltrattati in vita. Il modo più semplice per liberarsi di uno yūrei è soddisfare il suo desiderio, eliminando la sua ragione per restare in questo mondo; spesso significa trovare i suoi resti e dargli la dovuta sepoltura.
Il fascino per tutte queste creature ha radici antiche e, con il passare degli anni, ha trovato ere adatte alla diffusione dei racconti e dei miti, soprattutto durante il periodo Edo (1600-1867), nel medio e tardo diciannovesimo secolo, probabilmente a causa dei grandi sconvolgimenti a livello sociale in corso, l’interesse per il soprannaturale raggiunse il culmine. Con il passare del tempo il fascino e la popolarità del soprannaturale non è diminuita, acquistando quasi una funzione sociale, si continua quindi a credere in queste creature cercando di stabilire un modo di interpretare le origini della vita del proprio paese.

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