FanFiction su Tsubasa Reservoir Chronicle - Synchronicity Capitolo 6

6. Battle \ Farewell 

Il sentiero che stavano percorrendo sembrava non dover mai terminare, Kurogane teneva stretta la mano del mago, la sentiva fredda e inconsciamente cercava di riscaldarla con la sua. Senza rendersene conto giunsero in un’ampia stanza vuota e anonima, l’aria si era fatta più calda rispetto a prima, ma la cosa peggiore era che, dopo tanto camminare, erano giunti in un vicolo cieco.
- Bene, ora posso dire che ci stanno prendendo in giro!- Kurogane sembrava molto irritato, più di quanto non fosse mai riuscito Fay in tutto il tempo a fare. – Hoi, senti qualcosa?- Fay chiuse gli occhi cercando di rispondere alla domanda del compagno, si concentrò attentamente, ma non avvertì nulla, neanche la più piccola sensazione che potesse guidarlo da qualche parte.
- Nulla! Da quando siamo entrati in questo posto, non riesco a sentirla.- Kurogane sbuffò ancora più irritato, si grattò la testa con la mano con cui reggeva la katana e continuò a guardarsi intorno spaesato. - Ora, potresti anche lasciarmi la mano…- la voce di Fay era paragonabile ad un sibilo, Kurogane lo guardò appena e lasciò la presa facendo finta di nulla. Il mago osservò la sua mano, era leggermente arrossata a causa della presa forte del compagno, non sapeva se esserne felice o meno, ma si stava riavvicinando nuovamente a lui e la cosa lo rendeva estremamente triste.


- Non so che pesci prendere ora, potrei provare a buttar giù un muro?- Al guerriero era tornata alla mente la vicenda nel castello, in cui aveva abbattuto un muro ed erano riusciti a trovare la via giusta, benché fermati dalla Kishim. Rimasero ad interrogarsi, finchè Fay non percepì qualcosa. Un sibilo leggero, uno spostamento d’aria appena percettibile. Senza pensarci si gettò contro l’altro facendolo buttare a terra, ma in pochi secondi, si ritrovò bloccato contro il muro. Una freccia silenziosa e comparsa dal nulla lo aveva colpito alla spalla, passandolo da parte a parte. Il dolore e il sangue che ne derivarono furono eccessivi per una ferita simile. Il colpo contro la parete fu duro, battè la testa e perse i sensi. Kurogane stupito provò a rialzarsi cercando di capire da che direzione fosse giunta la freccia, ma a malapena riuscì ad evitarne una seconda, che lo ferì sul viso. Doveva rimanere calmo e lo sapeva. Rimase in ascolto cercando ogni minimo movimento e riuscì ad evitare senza problemi la terza freccia che però andò a conficcarsi contro il muro a pochi centimetri dal corpo immobile del mago.
- Maledizione! Ti piace giocare?- Senza pensarci due volte estrasse la spada e scagliò il suo colpo più potente, la sua voce imperiosa risuonò nella stanza che iniziò a tremare, il colpo sprigionò una forte luce e un vento dalla forza spropositata. Non aveva mirato ad un punto preciso, ma almeno con quel colpo aveva costretto il suo avversario a spostarsi da quella posizione.
- Posso colpire te o il tuo amico da qualsiasi posizione, hai sprecato solo energia.- Kurogane ascoltò attentante quella voce, ma fu difficile capire da dove provenisse. Però si era fatto un idea del suo avversario e questo poteva bastargli.
- Sei un vigliacco, fatti vedere e combatti con me faccia a faccia!-
- Il mio compito è farvi perdere tempo, se uscissi allo scoperto e combattessimo corpo a corpo, vi ucciderei in pochi minuti.-
- Presuntuoso di un ragazzino! Mai darsi delle arie soprattutto se non sai con chi parli.- Stava semplicemente tergiversando, voleva costringerlo ad uscire dal nascondiglio, perché continuando in quel modo, prima o poi, una delle sue frecce avrebbe colpito nuovamente Fay.
- Non parlo mai a sproposito…-
- Allora diciamo che il vigliacco è la persona che ti ha mandato a farci fuori, perché tu non sei colui che tira i fili di questa storia.-
Era la prima volta che si ritrovava a dover bluffare, ma altro non poteva fare in quel momento. Ad ogni modo la tattica ebbe qualche risultato, riuscì a convincere l’altro a farsi vedere. Kurogane si ritrovò davanti un giovane più o meno della sua stessa corporatura, reggeva in mano un arco lungo.
- Se è il corpo a corpo che vuoi…- Non aggiunse altro, in pochi secondi l’arco divenne una lunga katana dal manico bianco. Doumeki si gettò senza esitare nella lotta, ma Kurogane era pronto a riceverlo e parò senza difficoltà il colpo. L’avversario era forte proprio come si vantava si essere, con le lame poggiate l’una sull’altra, Doumeki faceva pressione verso l’avversario e Kurogane ne percepiva tutta la forza. Riuscì a spostarsi da quella posizione svantaggiosa e fu lui il primo ad attaccare, alzò la guardia e si fiondò verso l’avversario menando un fendente dall’alto, ma Doumeki parò senza fatica, anche se fu costretto a piegare troppo le gambe. Kurogane ne approfittò per farlo cadere, ma la risposta dell’altro fu lesta e la tattica andò a vuoto. Continuarono a colpirsi, il fraseggiare delle lame in quella stanza copriva ogni altro suono. Era da tanto che Kurogane non si confrontava con un simile avversario, era alla sua altezza se non addirittura più forte, rispondeva alle sue mosse senza esitazione, i suoi occhi erano concentrati sulla battaglia e nulla lo avrebbe distratto.
- Sei bravo ragazzo, ma non basta la tecnica per vincere. Perché ti spingi a tanto?- Kurogane gli porse quella domanda senza troppi scrupoli, in un momento in cui nessuno dei due si decideva ad attaccare nuovamente. Entrambi stavano risentendo dello scontro, non avrebbero potuto andare avanti ancora per molto.
- Ciò che mi spinge…- Quelle mezze risposte lo infastidivano, ma di certo non era un colloquio con lui che gli interessava. Con estrema velocità Doumeki si spostò verso il corpo di Fay ancora privo di sensi, Kurogane non riuscì a reagire in quel momento. Lo vide mentre alzava la lama verso il collo del mago, voltandola dalla parte non affilata, ma bastò comunque per procurandogli un leggera ferita. – Ciò che spinge me tu puoi capirlo bene.- Alzò la spada sempre di più trascinando anche il viso del mago, infine gli strappò via la benda dall’occhio, mostrando l’incavo vuoto. – Come tu vuoi proteggere le persone a cui tieni, io proteggerò il desiderio del mio padrone e il resto non ha valore!-
Velocemente Doumeki fece girare la spada e questa volta la puntò dalla parte del filo, da li Kurogane capì che stava per ucciderlo. Si gettò verso di lui senza pensarci, la spada alzata pronto ad allontanare l’avversario dal corpo inerme del mago. La mossa adottata non ebbe il risultato sperato, Doumeki si allontanò dal copro di Fay, ma con una mossa estremamente veloce rigirò la spada in direzione del guerriero, parò il colpo e poi affondò. Il dolore fu atroce, Kurogane ricadde in ginocchio reggendo la spada dell’altro, che sporgeva da parte a parte del suo corpo, tra le mani sporche di sangue. Con un mero sorriso di soddisfazione, Doumeki estrasse la forza la spada dal corpo dell’avversario, che ricadde su un fianco. Il risveglio di Fay fu causato dal grido del compagno, la scena a cui dovette assistere fu orribile. Un ragazzo, che poteva avere l’età di Shaoran, era fermo davanti al corpo ferito e insanguinato di Kurogane, con la katana bel alzata pronto a sferrare il colpo finale. Non ci pensò oltre, estrasse la freccia dalla sua spalla e colpì il giovane alla schiena. Doumeki si ritrasse cadendo all’indietro, ma non emise neanche un lamento. Si limitò a guardare il mago che stringeva tra le braccia il compagno. L’occhio era color ambra e carico di odio, le unghie divennero lunghe e affilate. Doumeki si rialzò provando ad estrarre la freccia, ma non riuscì a raggiungerla. Non diede peso alla cosa e si preparò per attaccarli nuovamente. La sua corsa, però, si bloccò a metà, urtò contro qualcosa che sembrava una barriera tutto intorno ai due. L’impossibilità di avvicinarsi e il sangue che fuoriusciva dalla ferita, lo costrinsero a ritirarsi. Davanti agli occhi di Fay, il giovane scomparve nel nulla. Sentendosi al sicuro, cercò di calmarsi, sciolse l’incantesimo che aveva pronunciato senza neanche pensarci ed esaminò il corpo del compagno. La ferita era grave e fermare la fuoriuscita di sangue era impossibile.
 - Io non posso curare le ferite, non ne sono mai stato capace. Kurogane…- Non ricevette alcuna risposta, il ninja aveva gli occhi chiusi da un po’. Fay lo scosse inutilmente, un groppo alla gola gli smorzò il respiro, l’occhio bruciava come non mai, ma a fargli più male era il cuore. Non aveva mai voluto legarsi a nessuno, ma la maschera che si era costruito era fatta di cera ed era bastato un po’ di calore per scioglierla. Quel calore inconsciamente glielo avevano donato tutti, da Sakura-chan a Shaoran-kun, Mokona ed infine Kurogane. Lui più di tutti era riuscito a vedere oltre i lunghi sorrisi e le risate, oltre i nomignoli e le prese in giro. Anche se non voleva ammetterlo Kurogane era bravo a capire le persone ed era riuscito a capire anche lui e a fidarsi, nonostante tutto. Ora come non mai Fay rimpianse di non essere morto, era in collera con Kurogane per averlo salvato e avergli donato una seconda possibilità, lo odiava per avergli permesso di legarsi ancora di più a lui e per averlo costretto a questo. Però non riusciva a dimenticare tutte le volte che erano rimasti soli, quando quel ninja dagli occhi scarlatti gli porgeva una domanda a cui lui non riusciva a rispondere, eppure al mago quei momenti piacevano. Nella mente riaffiorarono tutte le volte che aveva avuto un contatto con lui, quando bisticciavano per i nomignoli o quelle poche volte quando uno di loro diceva qualcosa di giusto e si sentiva appoggiato dall’altro; quelle sere in cui Kurogane gli permetteva di bere il suo sangue e lo avvicinava a lui come per dirgli che era giusto ciò che facevano; infine quella frase alla locanda e il cammino mano nella mano.
In fondo al cuore sapeva che sarebbe andato a finire in quel modo, ma non immaginava quando dolore quella perdita gli avrebbe procurato, aveva pensato di lasciarsi uccidere da quel giovane, però l’idea che ferisse ancora di più il corpo di Kurogane lo aveva fatto arrabbiare e lo aveva protetto.
- Finisce in questo modo vero? – le lacrime scendevano copiose, nonostante uscissero da un solo occhio, che in quel momento era tornato azzurro come il cielo. - Lo so che non ho il diritto di dirlo però, forse, quello che provo per te Kuro-sama è qualcosa simile all’amore… - Si lasciò scappare una risata isterica, si abbassò verso di lui cercando di percepire una sua reazione e gli strinse la mano tra la sua, proprio come aveva fatto l’altro poco prima. – Quindi ora che ti ho detto una cosa simile ti prego, arrabbiati e dimmi che sono un idiota. Puoi anche darmi un pugno, ma ti prego svegliati…- Purtroppo non ricevette alcuna reazione, il corpo di Kurogane era freddo e immobile, eppure Fay non riuscì a credere che fosse proprio così e rimase con lui, cullandolo e chiamandolo in tutti i modi che gli venivano in mente, piangendo e continuando a dirgli che non voleva perderlo, che non voleva perdere quel calore che lui gli aveva donato, che anche se litigavano gli voleva bene e che continuare a vivere per lui non aveva senso se non poteva più essere cullato da quello sguardo che tanto bramava tutte le notti. Provò ancora e ancora, cercando una reazione che però non sarebbe mai giunta.

- Mi dispiace ho fallito, merito una punizione.-
- Doumeki-kun la tua ferita fa meno male?- la voce di Watanuki giunse anche alle orecchie di Sakura, e per la prima volta sembrò quella della stessa persona che lei aveva incontrato. Watanuki si stava prendendo cura della ferita di Doumeki e lo curava con passione. Sakura aveva assistito a tutta la scena, piangeva da tempo indeterminabile e le invocazioni di Fay continuavano a risuonarle nella mente, ferendole il cuore e l’anima.
- Ma non ho finito il lavoro?-
- Anche se è ancora vivo, sta morendo comunque, non reagirà per molto tempo, ma per sicurezza non gli permetterò di uscire da li.- Watanuki si strinse all’altro abbracciandolo da dietro la schiena, lo ringraziò per tutto ciò che aveva fatto per lui, poi volse lo sguardo verso la ragazza nella prigione di vetro e le lanciò un sorriso. - Non consumare tutte le lacrime che hai, tra poco ne avrai ancora bisogno. Ora mi occuperò del tuo caro Shaoran e poi riuscirò ad avverare il mio desiderio.-

“Basta piangere… le lacrime non conducono a nulla… guarda oltre… cerca nel tuo cuore ciò che realmente vuoi fare… Ti prego, ascolta la mia voce, tu che sei l’unico che è riuscito a percepirla… non abbandonarmi proprio ora… Guardami ti prego!! Sono qui e posso aiutarti, posso salvare il tuo cuore ferito, proprio come tu puoi salvare il mio… Guarda oltre giovane mago, altrimenti rimarrai prigioniero per sempre… Non hai desideri? Non hai speranze? La persona che dici di amare ha fatto di tutto per salvare la tua vita, quindi ora tu dovrai fare di tutto per salvare la sua… e se poi riesci, prova a salvare anche lui…”
Anche se ogni suo senso era intorpidito dal dolore e dalle lacrime, avvertì comunque quella voce che lo chiamava.



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