Originale - Il peso della verità Capitolo 2

2. 
Mistre 

Giunsero a casa che la notte era già scesa da un po’, il cielo si stava punteggiando di stelle, ma la luna non aveva alcuna intenzione di apparire al mondo quella sera. William non ricondusse Dafne nella stessa stanza di sempre, entrò in una camera più grande, che disse essere la sua stanza da letto e l’adagiò sul letto. - Riposa un po’ prima che arrivino Leila e gli altri, così ti vedranno bella e sorridente.- Il letto di William era più grande e più comodo dell’altro e Dafne vi si sistemò egregiamente, godendo della comodità offerta. Chiuse gli occhi e provò a riposare, cercando di scacciare le emozioni provate fino a quel momento, ma non le fu facile e riuscì soltanto a rimanere stesa sul letto. Nella sala da pranzo, William sedeva pensieroso sulla sedia, incrociando le mani sotto il mento, sguardo fisso e teso e neanche l’entrata di quattro individui lo smosse. La prima fu Leila, la ragazza si era cambiata d’abito e indossava dei pantaloncini in pelle lunghi fino al ginocchio, con un corpetto stretto rosso che le fasciava la vita e il seno, dietro di lei si fece strada un giovane della stessa età di William, sfoggiava fiero una lunga chioma corvina che faceva risaltare la carnagione chiara del viso. Questo era leggermente appuntito all'altezza del mento, simile anche le lunghe orecchie che spuntavano decisi dai capelli, camminava con un portamento elegante e distinto, leggero come l’aria. Dietro di lui irruppe nella stanza rumorosamente un uomo alto intorno al metro e venti o trenta. Una faccia rubiconda incorniciata da una lunga e folta barba rossiccia, che sembrava non essere mai stata tagliata. Particolare non trascurabile era il suo aspetto fisico, sembrava abbastanza sproporzionato, avendo gambe e braccia tozze ma corte, fasce muscolari spropositate e una grossa pancia, forse causa di impensabili mangiate o lunghe bevute. Anche la grandezza del cranio era ben più grosso di quello degli altri, infatti sia la mandibola che la fronte erano molto più pronunciate di quella di un essere umano normale. Indossava una pesante giacca e un mantello fabbricati con pelle, nonostante il caldo dell’estate e stivali pesanti con punte rinforzate in ferro per proteggerli. Al fianco del nano fece il suo ingresso, fiera e austera una donna dai corti capelli castani, avanzava tenendo gli occhi socchiusi e le mani giunte in preghiera. Indossava un lungo abito nero, un saio senza fregi o decorazioni, le maniche partivano larghe sulle spalle, ma si restringevano sui polsi lasciando scoperte le mani, su cui spiccava netto il disegno di uno strano animale, la coda partiva dalla sinistra, si insinuava tra le dita passando così sulla destra, dove terminava in direzione del polso, con una bocca aperta mostrando una chioma di denti affilati, che sembravano volesse morderla da un momento all’altro. Si sistemarono tutti intorno a William, che li stava osservando uno ad uno con un’espressione torva e arrabbiata.
- Bene, ora che siamo tutti qui, voglio sapere che è successo, che significa questo ritardo?- Ci fu un silenzio quasi imbarazzante in cui non si sentì neanche un respiro, poi a parlare fu la donna dal lungo abito nero, la voce era ferma e sicura, nonostante il tono autoritario di William non sembrava esserne intimidita, al contrario sapeva benissimo come sarebbero stati trattati.
- Siamo stati trattenuti, i Ghr̥ṇā popolano ogni angolo del bosco e sono giunti anche alle catene del sud. Stanno scatenando l’inferno, sembrano impazziti.-


- Vi avevo detto che non dovevate combattere, ma solo andare in perlustrazione!-
- Calmati fratello è proprio quello che abbiamo fatto! - A parlare era stata Leila, cercava di calmare il fratello mantenendo un tono gentile, ma William la zittii bruscamente, non sembrava neanche lui quella sera e la conversazione non dava segno di voler abbassare i toni.
- Ora cerca di calmarti Will, tutti ci siamo preoccupati dopo aver trovato la ragazza ferita così vicina al villaggio. Devi stare tranquillo perché la protezione non si è indebolita solo c’è uno strano movimento di quelle bestiacce, ma sono pesci piccoli.- Nella conversazione era intervenuto il nano, aveva una voce forte e decisa, che dava enfasi all’età avanzata in cui si trovava, ma nonostante tutto conservava un aspetto fiero e rigido, da vero combattente. Nonostante tutto era intervenuto parlando, nei confronti di William, con molto rispetto. Si conoscevano da anni e il nano sapeva bene che William era un esperto combattente e soprattutto un valoroso capo.
La sera s’inoltrava velocemente, chiusa nella stanza del giovane, Dafne stava ascoltando, senza capire molto, tutta la conversazione che avveniva nella stanza adiacente. William sembrava davvero arrabbiato con i compagni, era stato in pensiero per giorni e ora non riusciva ad avere da loro una spiegazione esaustiva del loro ritardo.
- Voglio sapere ogni piccolo particolare, Mal tu che mi dici?-
William volse lo sguardo verso il ragazzo dalle orecchie a punta, il giovane si voltò, era serio in volto e le notizie che portava non erano buone. Aveva un tono di voce basso e molto suadente, marcando ancora di più i nobili e delicati lineamenti del suo viso.
- Dopo il ritrovamento della ragazza ci hai mandato in perlustrazione, ma non c’era traccia di Ghr̥ṇā li intorno. Ci siamo spostati verso le montagne, come sai anche tu il bosco non è molto sicuro e volevamo evitare scontri inutili. Solo in prossimità dei primi pendii abbiamo trovato le loro tracce.-
- Si sono spinti fino alle roccaforti di Baragor e Duregar? Che vogliono fare?- William lo aveva interrotto, il suo viso era torto in un’espressione di timore, le roccaforti naniche di Baragor e, ancora più a sud, di Duregar erano le ultime città di questa razza ad essere rimaste intatte. I nani si erano spostati dal freddo nord al sud proprio a causa dell’ondata impazzita dei Ghr̥ṇā e William non riusciva a credere che quegli esseri si fossero spinti tanto lontano.
- Fortunatamente no.- intervenne Durr, anche lui era seriamente preoccupato per la sorte della sua razza.- Anche se vi arrivassero non sarebbero in grado di penetrare all’interno, la cittadella alla sommità è solo una facciata e i nani si sanno difendere bene ora che sanno cosa stanno combattendo.- Le città naniche, costruzioni di magnificenza e grandezza incommensurabile. La loro grande abilità di plasmare le rocce, modificarle e creare così i loro rifugi hanno da sempre reso i nani una delle razze più evolute e avanzate di tutta la regione. L’unica parte visibile è la cittadella in prossimità della montagna, ma al di sotto si aprono vie, canali e ampie stanze scavate sotto la roccia, inaccessibili e ben protette e questo William e gli altri lo sapevano bene, ma non potevano fare a meno di essere preoccupati.
- Il re Baragor ci ha offerto ospitalità per qualche giorno, ci ha detto che delle città del nord non si hanno notizie da mesi, sono soggetti a continui attacchi e sembra che i rifornimenti di armi e cibo, che i re del sud spediscono, non arrivino a destinazione. I Ghr̥ṇā ci stanno isolando dal resto delle terre.- William rimase in silenzio assimilando ogni informazione attentamente.
- Durr mi dispiace per la tua gente, ma sai benissimo che noi non siamo in grado di aiutarli. Se non fosse stato per il re Baragor e suo fratello Duregar non potremo neanche vantarci di aver ricostruito Mistre. Questo vuol dire che se loro falliscono noi non abbiamo possibilità.-
- Lo so Will, ma io non posso voltare le spalle alla mia gente, nonostante viva a Mistre da anni, se solo l’equilibrio delle quattro terre non fosse venuto meno, potremo riunirci tutti e spazzarli via dalla faccia della terra!- Al nano si gonfiarono le vene alle tempie dalla rabbia, strinse un pugno per rafforzare la sua immagine, ma il suo cuore fremeva per l’inutilità a cui era costretto. William spostò lo sguardo sulla donna vestita di nero, l’aspetto austero che ostentava era ammirevole, ma anche lei aveva notizie brutte da dare e non attese molto prima di parlare.
- Se stai per chiedermi dell’ovest ti dico subito che non ho la più pallida idea di cosa stia accadendo. I maghi si sono chiusi nella loro cupola e tremano al solo pensiero di incontrare i Ghr̥ṇā, a loro non importa del destino del mondo, come a me non importerebbe se fossero tutti morti ora.- William era serio, comprendeva il modo aspro con cui Shary, la donna vestita in nero, si era rivolta verso coloro che altri non erano, che maghi come lei. Dotata di grandi poteri, cresciuta nell’ovest in uno dei castelli dei maghi, ma nonostante dovesse essere grata a loro per le sue conoscenze, non riusciva ad accettare il comportamento egoista e meschino di quella gente.
- Capisco cosa provi, ma se non fosse stato per la loro magia nessuno sarebbe vivo. Ogni popolo ha fatto la sua scelta di vita. Nonostante i nani e gli uomini si siano combattuti per anni ora hanno capito che è meglio collaborare se vogliamo sopravvivere, mentre loro hanno preferito isolarsi e proteggere il loro sapere, non possiamo biasimarli per questo.-
Rimasero per un po’ in silenzio, poi fu Leila a sollevare il discorso, che per un po' nessuno aveva avuto il coraggio di prendere in mano, sebbene fosse stanca di sentir sempre parlare di morti e guerre. - Non abbiamo trovato altro, nessun segno di ostaggi da parte dei Ghr̥ṇā o tracce di feriti.-
- Lo immaginavo, non è da loro fare prigionieri.-
- Ma non abbiamo neanche trovato tracce di sangue o un corpo. Nessun segno che Dafne fosse in viaggio accompagnata da qualcuno.- William rimase in silenzio, infondo cosa avrebbe potuto dire di più, come avevano previsto non c'era la minima possibilità di trovare qualcun altro.
- Come sta la ragazza?- il nano era curioso di vederla, si ricordava solo un piccolo e fragile corpo ricoperto di sangue e voleva accogliere la nuova venuta con tutti gli onori.
- Sta bene, ora sta riposando, quindi cerchiamo di non fare tanto baccano!-
- Oh perdonaci, a volte i guerrieri sono un po’ rozzi!- a rispondere fu Mal, il ragazzo aveva replicato con un tono molto sarcastico - Di un po’ furbetto non è che l’hai portata alla fonte di Tyre?- Quella domanda infastidì Dafne, che dalla stanza di William aveva ascoltato ogni singola parola di ciò che stava accadendo nell'altra stanza. Aveva teso le orecchie al massimo, pur di non farsi sfuggire una sola parola, anche quando avevano parlato di lei. Ad ogni modo la risposta non venne da William, ma da Shary con tono di rimprovero.
- Malinar de Ulthuan! - lo disse con una voce cupa e tenebrosa, non sembrava neanche lei in quel momento - Quello che prende la scusa della fonte sei solo tu, il nostro caro Will è un ragazzo serio, per la testa ha tante cose non come te!-
- Non è strano che mi piacciano le ragazze, dopo un combattimento avrò il diritto di farmi coccolare.- - Prima o poi ne metterai incinta qualcuna e dovrai smetterla di fare l’idiota!- Aveva risposto Leila, ma il suo tono era irritato come se fosse gelosa che quel tipo fosse un ragazzo di dubbia fiducia, in fatto di donne. Ci fu una risata generale e qualche battuta ancora sullo stesso argomento, di certo più frivolo rispetto ai precedenti, ma almeno Dafne era riusciva a rassicurarsi, ammettendo che il commento le aveva dato parecchio fastidio.
- Stavo per dimenticare!- Durr scattò sulla sedia come una molla, stupendo un po’ tutti, che si voltarono verso il nano dal viso rosso - Leila mi ha avvertito che la nostra bella dama non può camminare e guarda che ti ho rimesso a nuovo, l’ho finita questa mattina.-
- E bravo il nostro nano, ti diletti anche a fare il falegname, ottimo lavoro.- Applaudirono all’unisono davanti al lavoro perfetto di Durr. Il nano portò in casa una sedia a rotelle, intagliata in legno, ma con le ruote in metallo, decorate e finemente lavorate. Aveva rivestito la seduta con del velluto rosso per far stare comoda la ragazza e con due manici dietro lo schienale, era perfettamente governabile. William la prese ed entrò nella camera dove aveva condotto Dafne qualche ora prima. La vide al buio, rannicchiata sotto il lenzuolo che faceva finta di dormire. Il giovane sorrise e si avvicinò a lei, chinandosi sul letto e scoprendole il viso.
- Pensi che non mi sia accorto che sei sveglia, il respiro di chi dorme è più profondo del tuo in questo momento, non mi puoi ingannare.- Dafne fece capolino da sotto il lenzuolo imbarazzata.
- Non volevo sembrare inopportuna ascoltando la conversazione.-
- Se avessi voluto tenere le cose segrete, non avrei riunito tutti qui. Ho un piccolo regalo, il nostro mastro nano ci ha lavorato per tutta la notte, ma ti avverto che è solo una soluzione temporanea.- Dafne annuì sommessamente e si scoprì del tutto, William la sollevò di peso appoggiandola sul velluto morbido della seduta. Fu per lei una bella sensazione, si sentiva più libera seduta sulla sedia, si sistemò i capelli e attese che William la conducesse dagli altri. La condusse nella stanza adiacente e Dafne si trovò davanti le persone che aveva sentito parlare poco prima e che l’accolsero tutte con un caloroso sorriso. Dalle loro voci aveva provato ad immaginare quale fosse il loro aspetto, ma mentre William li presentava, non riuscì a non notare quanto si fosse sbagliata. Ognuno di loro aveva delle caratteristiche particolari, a cominciare da Durr, un nano con una lunghissima barba rossiccia e una zazzera dello stesso colore, che gli incorniciava il viso arrossato; Mal con il suo viso fine e le orecchie a punta e infine Shary, con la sua aria austera e severa che le metteva soggezione.
- Dafne ti presento Shary Miarys, appartiene all’ordine dei maghi dei Draghi Rian, una casta molto esclusiva che venerano i draghi d’acqua, Durr Ironwill mastro nano a cui devi la costruzione della tua sedia e infine Malinar de Ulthuan, ma tutti lo chiamano Mal, uno degli ultimi discendenti dei Niimai. - Mentre diceva i loro nomi li indicava con la mano e loro ricambiavano cordialmente, avevano un modo di fare che non conosceva, tanto che Dafne faceva persino difficoltà a capire bene i loro nomi, ma cercò di non darlo a vedere. Ad ogni modo sembravano persone gentili.
- Vi ringrazio per tutto l’aiuto che mi state dando.-
- Quando si tratta di belle ragazze ci facciamo sempre in quattro pur di aiutarle.- Mal si avvicinò alla ragazza facendola imbarazzare dall’audace comportamento che aveva, in completo contrasto con il suo elegante portamento. William precedette l’amico e lo fermò tirandolo per la camicia, che gli si strinse al collo bloccandogli il respiro per qualche secondo, fu una scena simpatica che provocò una risata in grado di rompere il ghiaccio.
- Non fare caso al quel vizioso di Mal ci prova sempre, ma non è cattivo.- A parlare fu Shary, era una donna molto enigmatica e più strano fu sapere che da venti anni viveva insieme al nano Durr. Avevano costruito una piccola locanda, quella che Dafne aveva intravisto la mattina mentre osservava Mistre, e una fucina in cui Durr passava la maggior parte del suo tempo. William, doveva a Durr la creazione della sua spada, come anche Mal, il nano si era adoperato nel forgiare due armi esemplari, il suo più grande vanto. Per William uno spadone dall’elsa in oro, mentre per Mal una spada più leggera, dalla lunga e fine lama, usando un materiale molto particolare che conoscevano solo i nani, a vederla sembrava cristallo, ma era dura e resistente come l’acciaio, leggera e maneggevole, adatta ad uno come lui. Sia Shary che il nano erano considerati i più saggi non solo del gruppo, ma di tutta la città ed erano rispettati.
- Sei monotona Shary dovresti conoscermi ormai.- Mal schernì la donna che s’infuriò, nella mano le comparve improvvisamente un sandalo e lo tirò in direzione del giovane a gran velocità, che quasi Dafne non ebbe il tempo di vederlo, ma Mal fu lesto e fermò il sandalo con una mano, nonostante fosse girato di spalle. Shary sistemò in tavola della frutta e dei dolci, che aveva preparato per quella serata, un modo per dare il benvenuto alla ragazza e farla sentire a suo agio.
La serata continuò in allegria, tra aneddoti e risate continue, dissipando completamente il malumore di prima e tutti cercarono di godersi la semplicità di una riunione amichevole. Ogni tanto qualcuno faceva domande a Dafne del suo passato, ma la ragazza faceva difficoltà a rispondere, la sua memoria era intrisa di lacune che ogni minuto diventavano sempre più grandi.
- Ti abbiamo trovato nel bosco, forse provieni da Silael o Bris, accanto al lago Sherv?-
Mal continuava a fare nomi di città che la ragazza non conosceva.
- Mal non insistere, la memoria le tornerà con il tempo non bisogna forzare la natura lo sai bene.- Nuovamente Shary aveva mosso un rimprovero verso il giovane, che aveva assunto un espressione arrabbiata, anche se non lo era in realtà.
- Però…- Dafne fu riluttante nel parlare e tutti attesero che continuasse la frase.- Dato che non ricordo nulla, mi farebbe piacere sapere qualcosa su questa terra. Vedete anche quando William vi ha presentato non sono riuscita a capire bene.-
- Hai ragione, abbiamo dato per scontato alcune cose e devi scusarci per questo. Forse ascoltare un piccolo resoconto della storia di questa regione ti aiuterà.- Dafne annuì alle parole di Shary e la maga iniziò a raccontare.
Rapita dalla voce della donna, Dafne entrò nel mondo di William e della sua compagnia, entrò a Mistre scoprendo che apparteneva ad una delle quattro regioni della terra di Thane, una penisola collegata al resto del mondo dalle alte e invalicabili catene montuose, le KurgazRock, a nord della regione. Tutta Thane è divisa in quattro principali regioni nate dopo millenni di lotte e contrasti a causa della diversità delle popolazioni instauratesi nel corso degli anni in questa terra. Inizialmente il Thane era un’unica grande regione, vi erano stanziati i Niimai, una razza antica e potente. Questo popolo contraddistinto non solo dal particolare aspetto fisico, come viso allungato, orecchie a punta, carnagione chiara, occhi scuri e capelli corvini, ma anche per il grande potere magico che donava ai Niimai la forza di dominare la natura a loro piacimento. Dalle antiche leggende si dice che i Niimai siano discendenti di antiche razze elfiche, isolati dal resto della loro razza a causa di divergenze nell’uso della magia. I Niimai credevano che la natura fosse a servizio della loro razza e il fatto di riuscire a controllare il tempo, lo scorrere delle stagioni, il clima a loro piacimento li rese superbi, anche se era l’unico modo che avevano per sopravvivere. Molti di loro, svilupparono una grande affinità con il combattimento, il loro corpo esile e agile in ogni movimento li rendeva non solo veloci, ma grandi spadaccini. Più che altro, questo era per loro solo un passatempo, preferivano la meditazione e la concentrazione nelle arti magiche, il contatto diretto con la natura e tutte le loro creature. Si tramandano leggende in cui si parlano di draghi, animali dal corpo maestoso e di incalcolabile potenza, che si prestassero alle abitudini dei Niimai, apprezzando il loro amore per la natura e il fatto che la presenza di quella razza nella loro regione non turbasse gli equilibri che si erano instaurati da anni. Le cose cambiarono nel giro di qualche centinaio di anni e la vita dei Niimai fu stravolta dall’arrivo di altre razze completamente diverse da loro, come i nani e gli umani. Alcuni dicono che siano stati gli stessi Niimai a crearli, plasmarono la roccia dando vita ai robusti e tozzi nani, mentre dalla linfa vitale degli alberi nacquero gli esseri umani. I Niimai permisero a queste razze di svilupparsi come meglio preferivano, vietando però di intromettersi nella loro vita, ma non si accorsero della grande diversità che vigeva non solo tra le due nuove razze, ma anche con i Niimai stessi. Lo scorrere degli anni e la loro grande affinità con la natura aveva privato i Niimai della capacità di provare sentimenti e quando nani e umani esprimevano tali sensazioni, come amore e affetto, o rabbia e odio, sconvolgevano l’equilibrio dei Niimai, che non erano in grado di controllarli. Troppo imprevedibili e suscettibili al combattimento, in pochi anni uomini e nani iniziarono una lotta per la conquista dei territori e questo sconvolse al limite l’equilibrio creato dai Niimai, sentirono la magia venire meno e dovettero allontanarsi da quelle terre, ebbe così inizio la “grande confusione”. La regione era scossa dalle lotte e dall’esodo di massa dei Niimai, che non volevano intromettersi in quel caos, solo pochi di loro decisero di rimanere, non sopportavano di vedere la loro terra distrutta da tanto odio e vollero fermare le lotte. Si intromisero nelle battaglie con la magia e la loro grande abilità di combattimento uscendo nettamente vincitori da quella che fu definita “Prima guerra per la vita” e decidendo le sorti dei perdenti.
I Niimai rimasti, venuti a conoscenza del fallimento dei loro simili nel valicare i pendii di KargazRock, dovevano in ogni modo preservare la loro specie e decisero una tregua. Essendo vincitori presero loro la terra dell’ovest delimitata dall’inizio della grande foresta del Sarn e la costa del mare Lireo ed edificando la città principale Bardur, il palazzo d’argento splendente, sede di Rial il più anziano e saggio dei Niimai; decisero di confinare i nani sul Kargaz, confidando nelle loro grandi capacità di adattamento e resistenza fisica, che umani e Niimai non possedevano. I nani accolsero la proposta controvoglia, anche se la prospettiva di vivere isolati li allettava. Sotto ordine dei Niimai, i nani edificarono Azulrat, la città principale con a capo Azat Zort uno dei combattenti della prima guerra che si era distinto per ferocia e abilità in battaglia. Gli umani vennero sistemati nelle terre del sud, una regione dal clima mite e favorevole per lo sviluppo, con grandi praterie e numerosi fiumi, che con l’aiuto dei Niimai, impararono a coltivare per ricavarne il sostentamento necessario. La città principale, Mistre, fu dedicata ai Niimai che, vedendo negli umani una razza debole, decisero di mettere a loro guida Tyreen, una donna dai grandi poteri spirituali e saggezza, cresciuta con i Niimai e meritevole di imparare la loro magia. Mentre decisero che nessuna delle razze instauratesi avrebbe dovuto avvicinarsi all’est, dominio della grande foresta del Sarn, una regione calda e afosa difficile da rendere abitabile. I Niimai veneravano la forza della vegetazione di crescere in maniera indiscriminata senza aver risentito della guerra che per più di venti anni aveva distrutto tutto il paese. Le terre loro assegnate vennero sviluppate da entrambe le razze, i nani si adattarono presto al freddo pungente di quelle terre, costruirono città e valichi per le comunicazioni e gli scambi, ma in loro la brama di conquista di territori meno aridi era viva e premeva il loro spirito. Non erano destinati alla vita comune e una volta sfruttato tutto il territorio dovevano averne a disposizione dell’altro. Inoltre la vicinanza tra Niimai e Umani aveva instaurato una profonda alleanza tra le due razze, isolando ancora di più i nani che non accettarono la situazione. Si prepararono in completa segretezza, la loro grande capacità innata nella metallurgia e ingegneria li rendeva temibili avversari, mentre gli umani non avevano appreso che pochi fondamenti della magia, ma nel combattimento rimanevano scarsi, contro la furia di una razza così barbarica. Un gruppo contingente di nani si spostò ad est, ai confini della foresta del Sarn, luogo proibito. I Niimai presero questa azione come un grave affronto, mentre Tyreen la vide come una minaccia verso il suo popolo. Nel giro di qualche anno, dopo decenni di vita tranquilla e pacifica, ebbe inizio la “Seconda guerra per la vita” ai confini della foresta. La lotta fu ancora più dura della precedente, gli umani schierarono a loro vantaggio la magia e i nani si trovarono indifesi contro quelle arti a loro sconosciute, anche se in corpo a corpo erano invincibili. I nani guidati da Azat decisero così di proteggersi dalle arti magiche inoltrandosi nel labirinto arboreo del Sarn, capirono che non essendo esperti, gli uomini per lanciare un incantesimo dovevano avere una visuale libera, cosa che nella foresta non era possibile. Inizialmente la tattica ebbe fortuna e gli umani si trovarono disorientati e spaventati, ma ben presto il caldo afoso e l’umidità della foresta colpì i nani abituati al freddo secco delle montagne. Rial e Tyreen, in un consiglio segreto nel cuore del Sarn, decisero di porre fine alla guerra. Unirono le loro conoscenze delle arti magiche evocando un incantesimo di potere incalcolabile. Si dice che entrambi i regnanti non possedessero abbastanza forza per evocare l’incantesimo di privazione e che, in loro aiuto, giunsero i draghi cedendo parte della loro energia vitale per supportare l’incantesimo. Rial riuscì nell’intento e privò i corpi dei guerrieri della loro anima, che Tyreen raccolse dopo aver creato degli esseri alati dall’aspetto femminile, dette Flary. Con l’immensa forza dei draghi, Rial e Tyreen restituirono a quelle terre l’equilibrio che aveva perso e ricrearono le diverse razze esistenti modificandole in modo che non avessero più intenzioni guerrigliere. Confinarono nuovamente i nani sui picchi ghiacciati, ma diedero loro la grande abilità di modificare la roccia, divennero abili minatori e cercatori d’oro e di pietre preziose, detronizzarono Azat e lo sostituirono con Gurnir, un nano schivo ed eremita, molto legato alle vecchie tradizioni e niente affatto belligerante. Tyreen tornò a Mistre con i suoi uomini, Rial donò loro una vita tranquilla e pacifica, li rese bravi coltivatori, allevatori di bestiame e commercianti. I Niimai rimasti, insieme agli uomini che nel tempo avevano appreso la magia, si chiusero a Bardur e si isolarono, non credendo degno nessuno di imparare tale arte e formando le casate della magia, ognuna indipendente e devota alla maestosità dei draghi, principali artefici della pace. Una volta che tutto fu riportato alla pace, che tanto Rial ambiva, il Niimai perse la vita. L’incantesimo di privazione e il successivo ristabilimento dell’ordine lo aveva privato di ogni forza nel cuore della foresta del Sarn. Tra le braccia di Tyreen, Rial si spense, il corpo scomparse in un alone di luce calda e intensa che si disperse tra i rami degli alberi, ogni scintilla colpì una parte della foresta e sotto gli occhi increduli della donna nacquero degli esseri pallidi, alti poco meno di un metro, dalla lunga chioma argentea e carnagione pallida. Tyreen li nominò Sannir, figli di Rial. I Sannir diventarono schivi alle altre razze, utilizzavano la magia per vivere nella foresta, la forza vitale degli alberi li guidava e li faceva crescere e sviluppare. Il primo dei Sannir, chiese a Tyreen che nessuno avrebbe mai dovuto dissacrare la loro foresta e così fu. Prima di morire Tyreen richiamò al suo cospetto i quattro reggenti delle terre, Grurrn per i nani, Sarn per i Sannir, Ulien per i maghi dell’ovest e successore di Tyreen, Jona del sud. Stipulò le leggi che da quel momento avrebbero governato il Thane, le leggi Reali mantenevano la pace e l’unione delle quattro terre e governavano sugli uomini e i nani, mentre le leggi Riali, in onore di Rial, governavano le arti magiche e l’uso delle stesse, nominando per i Sannir e per i maghi quali fossero gli incantesimi da utilizzare e quali invece erano proibiti, dividendo i primi nei quattro domini della magia: mutamento, creazione, negazione e riparazione. Tyreen morì subito dopo che i reggenti ebbero firmato il contratto di pace e accettato le leggi da lei stipulate. Venne sepolta al centro della terra di Thane, come monito per tutte le razze.
 - Da quello che hai detto, Mistre era una città molto importante, ma non mi sembra così grande come dici e poi non hai fatto parola dei Ghr̥ṇā.- Quella parola continuava a suonare tra le labbra della ragazza, come qualcosa di sbagliato e i dubbi di Dafne non stupirono la donna, che si alzò dalla sedia e si avvicinò alla ragazzai, inginocchiandosi davanti alla sedia. Le prese le mani stringendole tra le sue, Dafne notò il disegno sulle mani della donna e l’irreale compostezza dei suoi movimenti. Shary la lasciò e poggiò la destra sulla fronte di lei. Dafne avvertì un lieve calore alle tempie, poi la maga aprì gli occhi, erano neri privi di pupille e profondi, un buio senza fine. Dafne ebbe la sensazione che il suo corpo diventasse sempre più pensante, tremò mentre la stanza si scuriva nascondendo l’immagine dei presenti, c’era solo lei e la maga che la guardava fissa. Quando Shary chiuse gli occhi tutto tornò alla normalità e Dafne riuscì a rilassarsi, ma cercò spiegazioni per quello strano comportamento, che l’aveva intimorita.
- Devi sapere che i Ghr̥ṇā sono comparsi solo una centinaio di anni fa, nessuno era preparato al loro arrivo e hanno distrutto ogni cosa nel giro di pochi anni, compresa Mistre. La cittadina che vedi ora è solo un’immagine della vecchia città, con la speranza che un giorno possa tornare bella e fiorente come lo era un tempo.- Durr saltò a piè pari sul pavimento, i suoi gesti erano in qualche modo buffi. Si avvicinò a Dafne cercando di spiegare meglio la situazione.
- Devo dirti un grande segreto bambina.- Dafne tese l’orecchio desiderosa di apprendere qualcosa di quel mondo, il nano fece un grande e rumoroso sospiro poi continuò.- Devi sapere che io sono un nano.- Tutti scoppiarono in una fragorosa risata, Durr si stava divertendo a prendere in giro Dafne notando il suo grande interesse.
- Senza offesa mastro Durr, ma lo avevo capito.-
- Purtroppo questa barba mi tradisce sempre…- fece una smorfia di rassegnazione poi tornò subito serio. - Ad ogni modo, puoi renderti conto da sola del caos che regna in questa terra da quando sono comparse queste bestiacce. Basta osservare le persone che hai di fronte. Io vengo dal nord, sono sempre stato un tipo girovago per la mia razza. Orecchie a punta e Shary vengono dall’ovest, ma solo Mal è un discendente dei Niimai, mentre Shary è umana anche se una delle poche che possono vantare un’educazione come la sua, studia la magia da quando aveva cinque anni.- Shary fece un piccolo inchino ringraziando il nano del complimento, poi prese la parola Mal, forse non contento della presentazione povera di particolari che gli aveva riservato.
- Mettendo da parte i commenti del nostro barbuto compagno…-
- Non è di certo colpa mia se somigli ad una scopa con le setole nere, dove sono i muscoli e quand’è che diventerai un uomo, con la barba e tutto il resto?- Durr aveva di nuovo fatto irruzione nel discorso con la sua voce tonante, ma era divertente vederli bisticciare, nonostante tutto erano davvero un gruppo molto affiatato.
- Non mi abbasso a discutere con gente rozza. - tornò a concentrarsi sulla ragazza.- Noi tutti apparteniamo a mondi diversi. Io sono un discendente dei Niimai, sono nato a Bardur, la stessa città dove Shary ha appreso la magia, ma è Mistre la mia casa. Non pratico la magia come i miei antenati, ma ho ereditato da loro molte altre qualità, anche se temo che con il tempo spariranno come si stanno affievolendo le caratteristiche fisiche che mi distinguono da un semplice essere umano.- Si rabbuiò mentre parlava, in effetti era vero che Mal somigliava molto di più a William che ad un Niimai come gli erano stati descritti poco prima, benché fossero presenti ancora i particolari tipici di quell'antica razza.- Se non troviamo il modo di fermare i Ghr̥ṇā perderemo la nostra storia, la nostra vita e la libertà che tanto sogniamo da anni. Magari loro vogliono solo vivere come lo desideriamo noi, ma il loro modo di pretendere la vita la toglie ad altri, per questo noi difenderemo tutte le persone che avranno bisogno di aiuto, come abbiamo fatto con te.- Dafne si perse nei profondi occhi scuri del Niimai, credeva davvero a ciò che aveva appena detto e sincera era la sua volontà di difendere Mistre, che Dafne ne fu catturata. Fu William ad interrompere quella strana atmosfera, che con le sue parole suadenti, Mal aveva creato. Si sedette e chiese a tutti di fare lo stesso, li squadrò uno ad uno e incrociò le braccia.
- Siamo qui per pianificare una difesa adeguata alla città se dovesse accadere qualcosa. Altre informazioni?- Solo Shary non prese parte alla riunione, come se non le interessasse. Preferì far compagnia alla ragazza e spiegarle cosa le aveva fatto poco prima.
- Prima ho eseguito su di te un incantesimo di guarigione, ma dovrò vederti anche domani per ripeterlo. Will è stato molto bravo nel curarti le ferite, ma riparare delle ossa lese come lo sono le tue, non è alla sua portata, inoltre deve aver faticato molto in questi giorni.- Dafne annuì, lo aveva visto spesso stanco e provato, ma non aveva immaginato che fosse per l’incantesimo, dato che faticava ancora a crederci realmente. Dafne provò a seguire la conversazione, ma si sforzava molto dato che spesso usavano delle strane parole che non capiva e Shary si prodigava a spiegarle.
William, Mal, Durr e Leila discutevano su tattiche e strategie da utilizzare, quello era il loro lavoro e quando ne parlavano tutti cambiavano espressione, persino William era irriconoscibile, serio e fermo sulle decisioni, un leader perfetto.
- Shary posso farti una domanda?- chiese alla donna intenta a riordinare la stanza, sembrava proprio una madre attenta ai bisogni dei suoi figli, aveva abbandonato l’aria fredda e austera di prima divenendo, in poco tempo, una semplice donna. Lei si voltò e aspettò la domanda. - Perché fate tutto questo, venite pagati per i vostri sforzi? Ancora non riesco bene ad entrare nel meccanismo, quello di cui parlate mi è completamente estraneo, ma vorrei capire.-
- Non siamo pagati, te lo ha detto Mal. Lo facciamo perché è un nostro dovere, ognuno di noi ha subito un torto da parte di questi esseri, sono comparsi dal nulla e nessuno era preparato al loro arrivo ed essendo un paese isolato dagli altri ora dobbiamo cavarcela da soli e noi lo proteggeremo, anche a costo della vita. Anche tu ora hai un conto in sospeso con loro e sono le tue gambe a pagarne il prezzo.- La donna aveva parlato velocemente, ma aveva colpito il segno, anche se Dafne non ricordava realmente se fosse stata aggredita o meno da loro, riusciva in qualche modo a capirli.
Dediti al loro paese e desiderosi di proteggerlo, se anche lei avesse potuto acquisire una tale caparbietà in ciò che restava della sua vita, probabilmente avrebbe anche trovato un motivo per continuarla. Un rumore improvviso ruppe la serata, Mal zittì il gruppo e scattò in piedi dalla sedia, i suoi occhi si fecero piccole fessure scure. Fece un gesto con la testa e William si piombò ad aprire l’armadio chiuso con la chiave. Tirò fuori la sua lunga spada dall’elsa dorata e passò agli altri armi di diverso genere: Leila prese un arco e si legò alla schiena una faretra piena di frecce, Shary un’arma con il manico in legno, che terminava con una grande lama dai riflessi rossi leggermente ricurva molto simile ad una falce; Durr afferrò una pesante e grande ascia, mentre Mal prese un’altra spada leggermente più piccola rispetto a quella di William, con una lama semi trasparente simile a cristallo. Dopo aver distribuito le armi, William si rivolse a Shary chiedendole di portare Dafne in camera e di non lasciarla sola. Shary fece ruotare la sedia, l’afferrò usando entrambe le mani mentre la sua strana arma vibrava nell’aria seguendola nella stanza dove la maga si chiuse a chiave. Si fermò volgendo lo sguardo alla finestra davanti ai suoi occhi, era tesa e seria, afferrò nuovamente l’arma in mano e cercò di tranquillizzare Dafne.
- Che succede Shary?-
- Calmati, non è niente, sarà un semplice ladro e poi qui i Ghr̥ṇā non possono arrivare.-
Non era sicura neanche lei di ciò che aveva detto, se fosse stato un ladro non avrebbero avuto alcun motivo per armarsi in quel modo, sarebbe bastato che Durr fosse uscito con quella enorme ascia in mano per far scappare qualsiasi malintenzionato. Mal era scattato in allarme e anche William era agitato, proprio come Shary in quel momento.
- Se fosse un ladro potresti scacciarlo con la magia, che motivo avresti per armarti persino tu che sei una maga.- Shary posò a terra l’arma e congiunse le mani.
- Vedi la magia a volte non è in grado di essere utilizzata in battaglia, ci vuole una grande concentrazione e fermezza di spirito, un incantesimo sbagliato può arrivare ad ucciderti. Per questo preferisco sapermi difendere anche con un arma.- Chiuse gli occhi e iniziò a recitare una strana formula. Il disegno che serpeggiava tra le sue mani sembrò prendere vita mentre sulle punte delle dita comparvero delle piccole e candide sfere. I globi d’energia volteggiarono intorno alle due donne e si chiusero in un cerchio. - Mi raccomando non toccarle, sono sfere di protezione. Se dovesse entrare qualcosa non riuscirebbe a vederti ne a toccarti, ma non devi parlare e agitarti o si accorgerà di te.- Dafne annuì decisa, sapeva che stava accadendo qualcosa di pericoloso. Da fuori si udivano le voci di tutti, così agitate e confuse, che persino lei riusciva a percepirlo. Era stato un attimo, ma Mal aveva sentito la presenza di una creatura e aveva avvertito tutti. Durr fece ruotare agilmente l’ascia tra le mani, fremeva al desiderio di scontrarsi con un Groul. Leila incoccò una freccia puntandola nella direzione da cui sarebbe giunto il nemici, la stessa che Mal le aveva indicato.
La notte era buia e profonda e la visuale ridotta, potevano contare solo sul fine udito del Niimai, che molte altre volte era stato di grande aiuto.
- Come diavolo ha fatto ad entrare un Ghr̥ṇā, sei sicuro che sia una di quelle bestiacce?-
- Credi che non sappia distinguere il battito d’ali di un’arpia da quello di un falco o qualche altro uccello?- William zittì Durr e Mal, ora il battito delle ali era percettibile anche alle loro orecchie, si misero in posizione, le lame delle loro spade rivolte verso l’alto, che attendevano l’arrivo. Poi la creatura fu ben visibile, un essere dalle sembianze di un umano anziano dal volto maligno, con la parte inferiore del corpo e le gambe di un mostro rettile e grandi ali membranose e nere. I capelli erano arruffati e sporchi, incrostati di sangue ed emetteva strani versi che colpivano i timpani di chi li ascoltava, acuti e striduli. Leila non perse tempo, scoccò la freccia dal suo arco, ma la creatura fu più lesta, virò dalla parte opposta e la punta del dardo le sfiorò l’ala sinistra facendole solo perdere quota. Subito Mal, con un balzo veloce, scattò in avanti e si preparò sotto il mostro con la lama alzata, pronto a colpirla. L’arpia cercò di evitarlo e si gettò strillando in direzione del nano, le sue gambe erano tese in avanti, artigli affilati pronti ad attaccare. Durr aspettò che si avvicinasse per colpirla, ma William lo chiamò da dietro.
- Durr buttati a terra! Subito!- Dalla stanza Dafne aveva intravisto la sagoma del mostro, Shary l’aveva rassicurata dicendogli che non era una avversario pericoloso, ma lei non riusciva a calmarsi. Le grida della creature le rimbombavano nelle orecchie e la facevano rabbrividire.
- Queste grida mi feriscono il cuore, mi duole come se qualcuno mi avesse ferito con un coltello. - Shary non le diede peso, voleva uscire e aiutare i suoi compagni, ma lasciarla sola in un momento tanto difficile, avrebbe alterato nuovamente l'equilibrio della ragazza e questo la maga lo sapeva bene, lo aveva percepito chiaramente durante l'incantesimo. L'anima di Dafne era confusa e spaventata, tanto che aveva reso difficile la concentrazione persino ad una del suo livello. E proprio in quel momento, come se il cuore di Dafne si stesse fermando, fu scossa da brividi freddi lungo tutto il corpo, sbiancò di colpo e cercò di capire cosa stesse accadendo. Percepì il rumore della porta aprirsi e qualcuno rientrare. Si sforzò di capire chi fosse entrato e perché la sua testa avesse iniziato a pulsare dolorosamente. Dalla stanza adiacente William chiamò ad alta voce Shary. La maga si precipitò ad uscire dalla stanza chiudendo subito dopo la porta dietro di se. Non appena se ne fu andata, le sfere di energia scomparvero all’istante. Dafne si ritrovò sola in una fredda camera, qualcosa la turbava nell’animo e la voce dell’arpia non riusciva ad abbandonarla, quasi le stesse parlando.
- Che vuoi da me? Vattene, non ho alcuna intenzione di starti a sentire. Perché mi chiedi aiuto, che ti sta facendo William? Voglio vedere altrimenti non ci crederò!- L’accontentò e davanti ai suoi occhi apparve la sagoma straziata dell’arpia gettata con violenza sul tavolo della cucina, il sangue imbrattava gli abiti di tutti e l’odore del rosso liquido le colpì le narici. Il viso dolce di William era contratto in una strana espressione di fierezza, contento di aver ridotto allo stremo quello strano essere. L’arpia aveva rivolto i suoi piccoli e neri occhi verso la porta della stanza di William, dove sapeva ci fosse la ragazza. Dafne osservava la scena e non poteva credere ad una tale crudeltà da parte di quelle persone, la stavano torturando, gli gridavano contro di dire il perché si fosse spinta tanto a sud, ma lei non poteva rispondere, stava parlando con Dafne e continuava a chiedergli aiuto.
- Da cosa sei fuggita, dimmelo e io chiederò a William di lasciarti andare? Rispondimi ti prego?- Dafne gridò spostandosi a fatica verso la porta della camera e bussando più forte che poteva, ma William non se ne curò. Dafne soffriva, provava dentro di se lo stesso dolore che stava logorando l’indifeso essere.
- William ti prego non ucciderla! Ti…- non finì la frase. Da dentro la stanza percepì il suono tonfo del corpo privo di vita dell’essere cadere a terra e il rumore del metallo squarciare la carne, il sangue bagnare la terra davanti all’uscio di casa proprio dove William finì quella povera creatura e lei iniziò a piangere, perché dentro di se ne sentiva la sofferenza, ma c’era anche qualcos’altro che la confondeva, come un senso di libertà pura, come se ora fosse consapevole che l’arpia non avrebbe più sofferto. Appoggiata e in lacrime, contro la porta, Dafne voltò lo sguardo verso la finestra e vide il nano con un’espressione di fierezza dipinta in volto, accentuata dalle macchie di sangue. Avvicinandosi al letto, si lasciò cadere su di esso, stesa a piangere con le gambe a penzoloni verso terra, battendo le ginocchia, ma senza provare alcun dolore. William entrò poco dopo e per un istante Dafne provò disgusto nel vederlo, sentiva il sangue di quella bestia su di lui e il dolore che gli aveva procurato. William la guardava, era perplesso e stravolto, provò ad avvicinarla senza capire il motivo di una tale reazione. Un senso di rabbia nei suoi confronti la pervase e le diede il coraggio di guardarlo in viso, si lasciò cadere a terra rimanendo seduta sul pavimento reggendosi con una mano, mentre con l’altra teneva stretto il vestito all’altezza del petto, dove sentiva il suo cuore battere molto lentamente. Rimasero fermi in quella posizione per un po’, lei non voleva farsi toccare da lui, le sue mani erano impregnate del sangue dell’arpia, le vedeva sporche e il loro pungente odore le stava facendo salire la nausea. Neanche William fece nulla, rimanendo a fissarle il viso completamente bagnato da delle lacrime che non le appartenevano, la situazione non si sbloccò almeno fino a quando uno strano dolore colpì Dafne allo stomaco, la ragazza si piegò in avanti e perse velocemente i sensi. William fu pronto a sorreggerla, la sentiva respirare lentamente e temeva per la sua salute. Non appena l’ebbe poggiata sul letto, Shary si fece avanti verificando le sue condizioni, le applicò un incantesimo per calmarla e solo quando il respiro si fece regolare, William e gli altri decisero di lasciarla riposare.
- Che le sarà preso, non voleva che entrassi nella stanza.- William era basito e così anche gli altri. Durr provò ad ipotizzare un perché di quella reazione.
- Forse si è impressionata troppo, non ci è abituata e magari le ha fatto tornare in mente la sua aggressione.- Il nano si strinse un fazzoletto intorno alla spalla, era macchiato di sangue e fece una smorfia di dolore.
- Puoi toglierlo, l’incantesimo avrà fatto effetto ormai.- Shary fece un gesto con la mano e il fazzoletto si snodò da solo cadendo a terra, la giacca di Durr aveva un leggero strappo all’altezza della spalla destra.
- Senza di te sarei perso Shary, ma ora sarà meglio che vada a togliere di mezzo quella bestiaccia.- Durr uscì di casa seguito da Mal e Leila. Shary e William rimasero per un attimo in silenzio, poi la maga si congedò da lui.
- Potrebbe avere degli incubi, stalle vicino e se dovesse stare male chiamami subito. Durr ha detto così, ma credo che sia stata l’arpia a spaventarla. Le grida le davano fastidio e magari le hanno procurato delle allucinazioni, può capitare.-
- Danno i brividi a me, posso capirla. Buonanotte Shary!- La maga sparì in fretta dalla vista di William, il ragazzo chiuse la porta e tornò nella stanza dove Dafne stava riposando. Si inginocchiò accanto al letto e le carezzò la fronte, era calda e sudata. L’asciugò con un fazzoletto e le poggiò un bacio sulla fronte.
- Che Tyreen ti doni un sogno tranquillo, vegli sulla tua vita e ti protegga posando la sua candida mano su di te.-
Lasciò la stanza cercando di coricarsi nell’altro letto, ma passò la notte insonne.



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