FanFiction su Skip Beat - Stand By Me Capitolo 14

14. Ostinazione

Il dottore, meticoloso e attento, prese nota di ogni suo parametro, le fece molte domande, ma ormai Kyoko aveva smesso di ascoltarlo. Non lo sapeva, non ne aveva avuto il minimo sentore, ma infondo come capirlo, senza avere avuto accanto nella vita, qualcuno che avesse potuto insegnarle quelle cose. Le infermiere l'aveva aiutata a mettersi seduta, sistemandole un paio di enormi cuscini dietro la schiena e lei aveva iniziato a massaggiarsi il ventre delicatamente, provando a interrogare il suo corpo per ricevere qualche segno che quello fosse tutto vero.
- Sente dolore?-
Il medico le fece quella domanda, riuscendo per un attimo ad attirare l'attenzione della ragazza, ma aveva intuito subito che quei gesti non erano segni di malessere, semplicemente Kyoko stava faticando ad assimilare tutte quelle notizie in una volta sola.
- Non so cosa dire. Dottore è sicuro che sia tutto sotto controllo?-
- La gravidanza è ancora alle fasi iniziali, ma non abbiamo riscontrato alcuna anomalia. Abbiamo eliminato ogni sostanza nociva dal suo corpo tempestivamente, ora è sotto stress non posso negarlo, ma non avrà altre complicanze. E' una donna forte signorina Kyoko e anche il bambino lo è.-
- Avrei potuto perderlo?- Kyoko sapeva gia la risposta, ma volle comunque ascoltarla dalla bocca del dottore, perchè in lei qualcosa era cambiato profondamente.
- Si certo.- Non aggiunse altro, quando gli occhi della ragazza, da stanchi e affaticati, si assottigliarono e presero luce, divennero forti e decisi, pregni di una risolutezza che mai, quell'uomo, avrebbe potuto vedere in una ragazza così giovane.
- Posso vedere Ren?-
- Non credo che sia possibile trattenerlo ancora per molto.-


Ed infatti non lo fu. Dopo pochi secondi la porta della camera si spalancò e Kyoko riuscì finalmente ad incrociare gli occhi di Ren, occhi che le sembrò di non vedere da anni. In quel momento tutte le parole, tutti i sentimenti che avrebbe voluto dimostrare volarono via dalla finestra, leggermente aperta, per permettere alla stanza di smorzare un pò l'aria satura di medicinali.
Tutto svanì, come quella sera nell'auto, quando per la prova volta i loro sentimenti iniziarono a gridare all'unisono, Non c'erano che loro due, nel loro mondo candidi e delicato, niente altro importava, come non avevano significato per parole.
Per Ren vederla sveglia e seduta, che lo guardava era abbastanza per renderlo l'uomo più felice della terra e per lei, riuscire finalmente ad incontrare quel viso perfetto, che per qualche strana e assurda congiunzione astrale, guardava solo lei era la gioia più grande del mondo,
Poi lentamente, quasi le gambe fossero di piombo, Ren riusci ad avanza, poi sempre più lesto per accorciare quella distanza, che a lui parve enorme, per arrivare finalmente a lei, prenderle in viso tra le mani e baciarla così intensamente da togliere il respiro anche ai presenti.
- Sposami!-
- Certamente...- rispose decisa, sicura, forse per la prima volta nella sua vita, di ciò che voleva realmente. - ...ma prima devo chiudere questa storia una volta per tutte.

Era notte, aveva atteso così tanto che ormai non riusciva più a trattenere la sua rabbia. Era entrato di soppiatto chiudendosi in un bagno per tutto il tempo, poi quando i rumori si erano affievoliti e le voci erano scomparse, si era deciso.
Erano le dieci di sera, non aveva mangiato ne bevuto nulla, eppure si sentiva forte e determinato, ma sopratutto arrabbiato. Avrebbe dovuto far finire tutto quella sera, quando l'aveva vista cadere dalle scale, anche a costo di venire scoperto, avrebbe dovuto terminare il lavoro ed invece, ancora una volta, quella insulsa e sciocca ragazza, lo aveva battuto ed ora lui non era più in grado di trattenere la sua collera, ma infondo non lo era mai stato.
Quando era iniziato tutto ciò? Quando il suo cuore si era completamente assoggettato a quel sentimento, opprimente e preponderante, che non lo lasciava mai andare.
Forse quel giorno, quando tutto sembrava inutile e assurdo, quando la vita aveva smesso di avere un senso e quando le medicine avevano esaurito la loro azione, non avrebbe mai dovuto incontrarlo.
Camminava per la città come un fantasma in cerca della sua luce, invisibile al mondo e alle persone. Forse quella sera si sarebbe drogato di nuovo, ma lo avrebbe fatto per l'ultima volta, così tutto si sarebbe spento e finalmente avrebbe trovato la pace che cercava, una pace che la sua famiglia non poteva donargli, ne nessun altro, perchè tutti lo avevano abbandonato. Sua madre scappando con un altro uomo e suo padre, che pur di non guardarlo, credendo non fosse realmente suo figlio, ma la discendenza di qualche scappatella della madre, lo aveva lasciato solo in casa con qualche spicciolo mensile per sopravvivere.
Odiato dalla famiglia, ma al centro dell'attenzione di quei bulli a scuola invidiosi del suo aspetto, aveva iniziato ad odiare ogni cosa, compreso se stesso, per questo si faceva del male nella speranza che tutto avesse termine.
Eppure quella sera era uscito e lo aveva visto, o meglio lo aveva urtato.
Lui era li, seduto da solo su una panchina nell'oscurità della sera e non lo aveva notato, aveva semplicemente continuato a camminare come uno zombie, andando ad inciampare in quelle lunghe e bellissime gambe. Era caduto in avanti battendo le ginocchia e poi si era sentito sollevare come un bambino.
- Stai bene?- gli aveva detto, facendolo sedere sull'asfalto e controllando se avesse riportato qualche graffio. Alzando lo sguardo perso e vuoto verso la persona che lo stava aiutando, per la prima volta in vita sua incontrò due occhi brillanti ed affascinanti, ma allo stesso tempo delicati e preoccupati. Che fosse solo per buona educazione o che fosse realmente preoccupato per lui, quello sconosciuto dal viso perlaceo lo stava aiutando con gentilezza, un comportamento che ormai era per lui estraneo e misterioso. - Ti sei fatto male, hai gli occhi rossi; è un peccato perchè sono così belli.-
Li spalancò rendendosi conto che qualcosa in lui stava cambiando. Quel complimento era sincero, lo percepiva nonostante la sua apatia, chi era quello strano e bellissimo individuo che lo stava aiutando? Non riuscì a rispondere, rimase semplicemente in silenzio lasciandosi manovrare da quell'uomo che lo accompagnò a sedersi e continuò a prendersi cura di lui, nonostante avrebbe dovuto arrabbiarsi e urlargli contro di stare più attento, di avergli sporcato quel bel vestito con il suo sudiciume. - Se ti sei fatto male posso chiamare qualcuno che ti aiuti.-
Il misterioso angelo ricevette solo un semplice no, mimato con la testa, ma fu abbastanza per farlo rilassare e per farlo sorridere, un sorriso così luminoso e bello che lui, nel suo mondo oscuro, ne fu abbagliato. Poi una voce lo riportò alla realtà, qualcuno stava gridando e il misterioso angelo si voltò nella sua direzione attirandolo con una mano.
- Oh Ren finalmente! La pausa è finita e il regista vuole finire le riprese il prima possibile. Va tutto bene?- L'intruso era gentile, ma non quando l'angelo che ora aveva un nome, Ren.
- Tutto bene, ho avuto un piccolo incontro con questo ragazzo. Yashiro per cortesia, potresti assicurarti che stia bene e se ha bisogno di qualcosa? Io è meglio che torni alle riprese.-
Yashiro annuì e il giovane rimase ad osservare il suo angelo che si allontanava da lui, volando via verso un paradiso che lui non avrebbe potuto raggiungere, poi l'intruso si presentò e per lui, finalmente, la vita prese a scorrere di nuovo.
Iniziò così, da quel piccolo gesto e il suo amore crebbe a dismisura fino a divorarlo. Lo osservava sempre in televisione e se poteva dal vivo, controllando la sua agenda e cercando di spiarlo anche da lontano, ma vicino abbastanza da percepirne la presenza. Gli bastava questo, perchè Ren era suo e con lui aveva condiviso qualcosa, poi però tutto era finito quando per la prima volta era comparsa quella ragazza inutile che fingeva di essere la sua manager. Ren era gentile con lei nonostante continuasse a sbagliare, la proteggeva e si scusava per lui e questo era inaccettabile. Era una macchia indelebile nella sua candida figura e lui non poteva più tollerarla.
Così aveva deciso. Nonostante gli sforzi per riuscire ad entrare nello stesso mondo di Ren, non era stato in grado di raggiungerlo, così aveva creduto che avvicinarsi a lei fosse più facile. Poi erano arrivati i primi lavori e i primi agganci, e la fortuna aveva iniziato a sorridergli, ma le voci della partenza di Ren e della strega per le terme, di un viaggio solo loro due lo aveva fatto infuriare e in fretta e furia aveva organizzato l'aggressione, se le avesse fatto del male il suo angelo con sarebbe scappato, ma le cose non erano andate bene e quel gesto aveva peggiorato le cose, così la sua furia e la sua gelosia si erano accresciute.
Infine la dea bendata lo aveva finalmente baciato e aveva incontrato Kyoko sul set. Per qualche secondo era rimasto basito, ma poi lo aveva visto, alto e bello nascosto un pò nell'ombra, Ren era li e poteva finalmente vederlo da vicino, forse lo avrebbe riconosciuto e si sarebbero salutati, ma Ren non lo guardava, aveva occhi solo per lei.
Nonostante il suo cuore e la sua anima gridassero di guardarlo, non riusciva a raggiungerlo neanche ora e tutto era crollato di nuovo in quell'oscurità che per un pò era riuscito ad abbandonare.
Per questo ora doveva agire, doveva assolutamente e senza possibilità di errori, eliminare quel demone dalla vita del suo angelo.

Avanzò lentamente, lontano dagli sguardi assonnati delle infermiere del turno serale, nascondendosi ogni volta che sentiva un rumore o soltanto una voce, anche lontana ed arrivò. Davanti alla porta non c'era nessuno e la stanza era illuminata da un luce fioca e calda. Con una mano impugnò ben saldo il coltellino, mentre l'altra si appoggiava alla maglia. Con un sorriso sadico e una motivazione ferrea entrò per portare finalmente a termine la sua missione.



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