Originale - Il peso della verità Capitolo 3

3. 
Strane sensazioni 

Il sole fece capolino scherzoso nella camera, era sorto da qualche ora e si era deciso a svegliare la giovane con fastidiosi giochi di luce dalla finestra. Dafne aprì pigramente gli occhi osservando la stanza, era ancora in camera di William, ma si sentiva stanca e dolorante, faticando per giunta a ricordare cose fosse accaduto la sera precedente. Poco dopo William entrò nella camera da letto, reggeva in mano una tazza di latte caldo e sul suo viso si poteva leggere chiara la stanchezza che lo permeava, entrò timoroso di una reazione negativa da parte della ragazza, che non ci fu, anzi lei lo salutò dolcemente e lui ne rimase molto colpito. Si sedette sul bordo del letto, aspettando delle spiegazioni, mentre le porgeva la tazza di latte. Dalla sera precedente non si era cambiato gli abiti, ma nel vederli ora Dafne non provava lo stesso fastidio, neanche ripensare al fatto che con quei vestiti aveva tolto la vita a qualcuno, le procurava disagio. La cosa più strana era lo sguardo di lui, la guardava come se non riconoscesse in lei la stessa ragazza della sera prima, e forse non lo era, quella che aveva pianto per l’arpia non poteva essere la stessa Dafne che ora beveva il latte sorridendo.
- Mi dispiace per come mi sono comportata, non sono abituata a queste cose. Devo esserti sembrata proprio una sciocca.-
- Che cosa hai provato ieri, cerca di ricordare è importante che tu mi dica che cosa ti è successo.- Continuò ad osservarla attentamente, aveva un viso sereno e rilassato, non c'era segno della strana crisi. Dafne abbassò lo sguardo, non sapeva neanche lei cosa era accaduto, che fosse stata solo semplice suggestione data da quelle strazianti grida di dolore?
- Non lo so, quando l’hai portata in casa la sentivo gridare e mi chiedeva aiuto perché aveva paura di qualcosa. Mi ha detto che non era venuta ad attaccare le persone, ma stava scappando, ed è per questo che non volevo tu la uccidessi.-
- Dafne. - Il tono di voce era così basso nel pronunciare il nome, che per un attimo la giovane ebbe un sussulto, era serio e molto dispiaciuto - Io non ho fatto nulla di questo, l’arpia l’ha uccisa Leila con una freccia e soprattutto non l’ho portata a casa, non lo avrei mai fatto. Quando sono rientrato era perché Durr, nonostante gli avessi gridato di abbassarsi, è stato graffiato e a volte possono essere pericolose le loro ferite. Shary lo ha curato, ma non volevo che tu vedessi la scena, pensavo che ti avrebbe sconvolta non essendoci abituata, invece ti ho sentito gridare e ho provato ad entrare, ma avevi bloccato la porta, ero davvero molto preoccupato.-

Rimase senza parole, possibile che si fosse immaginata tutta la scena? Eppure le era sembrato tutto così vero, la voce di William che gridava e minacciava quella creatura e il dolore dell’arpia.
- Non mi credi vero?- Non rispose perché in effetti aveva dei dubbi, rimase solo a guardare la finestra dove la sera precedente aveva visto Durr camminare. Stranamente il suo cuore, che fino a quel momento si era sempre fidato di William, non riusciva ad essere completamente convinto da quelle parole.
- Non preoccuparti, mi sono solo lasciata suggestionare. Ora sto bene.- Sorrise al ragazzo che tirò un sospiro di sollievo e si spostò verso il piccolo armadio tirando fuori un abito blu che porse alla ragazza.
- Questo è tuo, era tra le cose che siamo riusciti a recuperare. Gli ho applicato un piccolo incantesimo per ricucire gli strappi e l'ho lavato. Non è uscito tanto male.- Dafne lo osservò bene, non lo ricordava affatto e neanche poteva dire se le piacesse o meno, intravide appena uno dei punti in cui doveva essersi rovinato, ma apprezzò lo sforzo del ragazzo di rimetterlo in senso. Se solo le sue ossa fossero state facili da sistemare come per l'abito, non si sarebbe lamentata di qualche cicatrice.
- Dove mi vuoi portare?-
- Da Shary. Devi sottoporti all’incantesimo di guarigione e io devo parlare con Durr.-
Le lasciò qualche minuto per cambiarsi, ritrovandosi da solo in cucina. Passò al setaccio ogni angolo della stanza con gli occhi, solo quando intravide una piccola macchia di sangue accanto al tavolo, si mosse per eliminarla velocemente e tornò dalla ragazza non appena si sentì richiamare.

Era una giornata calda, anche se leggermente ventosa. Will conduceva la sedia con grande attenzione, cercando di non farla sobbalzare troppo sui ciottoli del sentiero e nelle buche. Finalmente arrivarono a Mistre, da vicino era molto più grande di quanto si aspettasse, le strade si snodavano da una piazza centrale verso tutte le case che componevano la città. Tutto sommato era davvero un bel luogo dove vivere, c’erano molte piccole abitazioni e diversi negozi, in lontananza, quasi fuori città intravide la figura di una strana costruzione, contorni irregolari, come se fosse costruita intorno a qualcosa. William le spiegò che era un vecchio tempio in cui alcuni pregavano Tyreen affinchè li proteggesse. C’era anche una lunga e stretta torre con delle campane sulla sommità, che fino a quel momento non avevano mai suonato. Avevano costruito anche un piccolo edificio dove avevano chiuso alcuni libri che erano riusciti a salvare dalla distruzione, era una specie di patrimonio e ne andavano fieri. Tutti gli abitanti erano gentili e conoscevano William, soprattutto molte ragazze, che appena lo vedevano correvano a salutarlo civettandogli intorno e chiedendo della nuova arrivata, ma senza rivolgerle veramente la parola. Lui non sembrava farci molto caso, un'abitudine giornaliera che non gli dispiaceva affatto.
La locanda di Shary era molto pittoresca, una costruzione completamente in legno e decorato con fiori e piante che si arrampicavano elegantemente sulle travi, sicuramente appariscente. Appena entrati Shary li accolse con un caloroso sorriso, chiusa nella sua solita tunica nera, ma con un grembiule bianco appeso dal collo alla vita. Il luogo era gremito di persone, volti che Dafne non conosceva e di cui, la maggior parte, la osservava curiosa. Si sentì subito a disagio, certa che molti degli ospiti la stessero giudicando.
- Cara, come ti senti oggi? Spero che questo uomo ti abbia trattato con tutti i doveri.-
- Suvvia, Shary non essere così crudele, noi uomini sappiamo essere anche molto gentili. Non è che ci fai qualcosa da mangiare?- Si comportavano tutti come se non fosse accaduto nulla, Shary si congedò entrando in quella che doveva essere la cucina e William si accomodò ad un tavolo insieme a Dafne, lo stesso dove già sedevano Leila e Mal. Naturalmente stavano ancora litigando e da quello che riuscì a capire, sembrava che lui avesse importunato un’altra ragazza e che Leila li avesse colti in fragrante. Non appena si avvicinarono al tavolo, Leila ignorò Mal e si rivolse a Dafne.
- Buon giorno Dafne, come ti senti?- Per l’ennesima volta si ritrovò a ripetere che stava bene e che le troppe emozioni in una volta sola, le avevano solo scombussolato la mente, nulla che un buon sonno non potesse riparare.
- Mistre è davvero un bella città, William mi ha portato a fare un giro.- cercò di cambiare discorso per non ricadere di nuovo su quello che era avvenuto la sera precedente, Leila rispose con cenno della testa e, avvicinandosi all’orecchio della ragazza le disse che il fratello aveva intenzione di farle fare qualche esercizio per le gambe, dopo l'incantesimo che Shary le avrebbe posto
- Mio fratello è un tipo testardo, non farti mettere i piedi in testa e grida quando sei stanca, a volte è un vero schiavista.- Dafne iniziò a ridere, resosi conto che William era dietro la sorella e soprattutto aveva sentito il suo commento. Il giovane stava cercando di assumere un espressione arrabbiata, ma non ridere risultò difficile anche a lui. Il cibo che Shary portò poco dopo risultò delicato e semplice, diverso dalla cucina di William. Dafne riuscì a percepire una piccola scintilla di magia provenire dalle verdure e dalla carne. La maga sembrò accorgersi del grande spirito di osservazione della giovane e ne rimase molto incuriosita.
- A volte bisogna aiutare la natura, coltivare delle buone verdure è difficile e non abbiamo molti campi a disposizione. Devi aver avuto qualche rudimento di magia se hai percepito quell'incantesimo.-
- Ho solo pensato che hanno un sapore particolare.- sorrise nascondendo ciò che pensava realmente. Si rese conto che doveva stare attenta a ciò che pensava o a come lo dimostrava, ognuno di loro sembrava leggerle nel pensiero e indagare ogni sua mossa. - Come sta Durr? Ho saputo dell'incidente.-
- Quel vecchio nano è più caparbio di quanto ti immagini, ma sbadato. Doveva stare attento invece di farsi distrarre dalla voce di William. Ora è in officina, non era una ferita grave ed è bastato un semplice incantesimo per farlo tornare come nuovo.- Dalle parole di Shary, nonostante non potesse appurarlo con i suoi occhi, Dafne provò a convincersi che William non le aveva mentito e che lei si era immaginata tutto. Appena finito di pranzare, Shary chiese di condurre Dafne al piano superiore. William la prese in braccio, mentre Mal si caricò la sedia sulle spalle fino al piano di sopra. Si ritrovò in un lungo corridoio da cui si aprivano una decina di porte. William entrò nella prima stanza, la poggiò nuovamente sulla sedia e la lasciò sola.
Dafne osservò bene ciò che aveva intorno, era una stanza colma di libri e fogli ripiegati in piccoli credenze quadrate appese al muro. Sulla sinistra c’era una dispensa piena di erbe essiccate e barattoli con sostanze viscide e colorate, mentre sulla finestra erano appese altre strane erbe, che emanavano un odore forte e pungente. Davanti a lei c’era un tavolo in legno, con alcune parti leggermente bruciate, soprattutto gli angoli. Un tegame in rame con un liquido scuro all’interno, che continuava a ribollire nonostante non ci fosse alcun fuoco, emanava un odore dolciastro in contrasto con quello delle erbe appese. In più c’erano libri in ogni dove. Dafne avvicinò la sedia e ne prese uno dalla pila sul tavolo. Era foderato in pelle e leggermente logoro dal tempo. Iniziò a sfogliarlo, era pieno di strani simboli in una lingua a lei sconosciuta, c’erano disegni di alcuni esseri deformi e ritratti di persone, che a giudicare dall’aspetto dovevano appartenere alla razza dei Niimai.
- Quello sembra sia l’unico ritratto di Rial, stando alla didascalia è stata Tyreen a farlo. Se ti interessa puoi tenerlo, è un vecchio manoscritto che parla di magia e descrive le creature che popolano queste terre. Può sempre tornarti utile.- Dafne chiuse il libro sorpresa di non essersi accorta della presenza di Shary. La maga corse a ritirare le erbe appese alla finestra e la chiuse.
- Mi dispiace Shary, ma non riesco a leggerlo, non conosco questa lingua.- La maga si concentrò sulla ragazza sorridendole, come se non si fosse accorta di qualcosa di molto importante. Tirò fuori una sedia rivoltando una pila di libri, che caddero rumorosamente a terra, si sedette di fronte alla giovane congiungendo le mani.
- Quando ti abbiamo trovata stavi delirando e parlavi una lingua diversa dalla nostra. Non riuscivamo a capirti.- Dafne ripensò al giorno del suo salvataggio, ma non riuscì a riportare alcun dettaglio alla mente. - Ti ho fatto un incantesimo di mutamento, fino ad ora hai sempre parlato la nostra lingua e non la tua, quindi puoi benissimo leggere quel libro.-
- Una lingua diversa? Mi sembra così strano.-
- Ho avuto poco tempo, quindi non so dirti che lingua fosse, ma sembrava antica. Un dialetto dell'ovest probabilmente. Prova a leggere. - Riaprì il libro alla prima pagina, inizialmente le lettere rimasero incomprensibili, poi lentamente iniziò a capire il loro significato e a leggere ad alta voce. 
-… come su ordine della reggente Tyreen la magia è divisa in quattro do...-
- Domini naturali.- la maga la corresse come un'insegnante. Dafne si sentì in imbarazzo, ma faticava realmente a comprendere alcuni simboli.
- Domini naturali. Creazione, mutamento, riparazione e negazione. I quattro domini racchiudono tutti gli incantesimi ammessi dopo la stipu... stipul... .- Sbuffò strofinandosi gli occhi e trattenendo lacrime d'imbarazzo.
- Dopo la stipulazione delle leggi Riali, ma sono incantesimi che richiedono concentrazione e tempo, quindi non possono essere usati efficacemente in guerra, come su desiderio dello stesso Rial e Tyreen.- Dafne alzò lo sguardo verso Shary, la maga ricordava a memoria ogni parte del tomo e non aveva difficoltà a ripeterlo, al contrario suo che faticava a leggere anche le cose più semplici. - Non devi sentirti in imbarazzo, parli bene e con un po' di esercizio non faticherai più neanche nella lettura.-
- Mi diresti qualcosa di più sulla magia e su come funziona?-
- Come ormai avrai capito fu Tyreen a creare le leggi di questo mondo, le reali servono per controllare e perseverare la pace di tutti i popoli, mentre le Riali governano la magia. Tyreen racchiuse in quattro domini tutti gli incantesimi che i maghi e le creature magiche come i Sannir possono utilizzare e bandì quelli troppo potenti, come l’incantesimo di privazione che Rial usò nella guerra. La magia che io e altri come me possiamo usare è simile a quella dei Sannir, utilizziamo il potere della natura per i nostri scopi, ma non è neanche paragonabile a quella dei Niimai. La magia nasce dalla capacità di utilizzare le forze naturali che si hanno a disposizione, significa mettersi in contatto con la parte più intima della terra, dell’acqua o dell’aria e sentirne la loro essenza, ricevendo così il consenso di tali forze a venire utilizzate o cambiate.- Fece una pausa per inumidirsi le labbra, Dafne era attenta e ascoltava ogni minima nozione, che potesse solo farle capire di più.- Io studio la magia da trent'anni e sono in grado di utilizzare a mio piacimento solo due domini, quello del mutamento e della riparazione. Sono pochi i maghi che vantano la capacità di utilizzare la creazione o la negazione, sono arti di estrema potenza e richiedono qualcosa in cambio dell’oggetto creato o distrutto, quindi è impensabile in una battaglia utilizzare un incantesimo di negazione su un avversario senza perdere la propria vita nel farlo. Neanche Rial in persona riuscì a resistere a questa legge, nonostante abbia ricevuto dai draghi la somma forza.-
- Deve essere stata davvero una guerra terribile, se ha indotto qualcuno a sacrificare tutto per il mantenimento della pace. Anche se è triste pensare che gli sforzi, sostenuti da Rial e Tyreen, siano stati vani alla fine.- Shary prese le mani di Dafne tra le sue e le strinse forte. La ragazza non riuscì a fare a meno di osservare il tatuaggio della maga, fu come se in quel momento stesse prendendo vita e si avvolgesse intorno alle mani di Dafne, strisciando tra le sue dita. Gli occhi di Shary erano sbiancati e luminosi e aveva stretto le labbra in una smorfia di stupore. - Shary che ti succede? Non stai bene?- Per un attimo non rispose, poi si rilassò e i suoi occhi tornarono normali e la lasciò andare.
- Perdonami se ti sei spaventata. Hai un animo gentile e dolce, se ci fossero più persone come te non sarebbe mai accaduto nulla. Ti ho applicato un incantesimo di guarigione, ti rimetterai in pochissimo tempo.-
In quel momento Dafne ebbe la tentazione di abbracciarla e piangere per quelle parole, non credeva che potesse esistere una persona così gentile e premurosa nei confronti di qualcuno che, in fin dei conti, neanche conosceva. Poco dopo anche William fece il suo ingresso nella stanza, rimanendo per un attimo stordito dai tanti odori che permeavano nello studio. Dafne prese il libro in pelle ringraziandola nuovamente. Si lasciò trasportare fino al piano di sotto e poi fu condotta nella stessa meravigliosa prateria, che aveva scoperto il suo primo giorno all'aria aperta. William fermò la sedia e la guardò negli occhi, aveva uno sguardo deciso e sicuro del fatto che doveva farla camminare anche se solo di pochi passi. La fece stendere a terra, iniziando a massaggiarle le gambe chiedendole, di tanto in tanto, se sentiva qualcosa di strano, ma la risposta era sempre un rammaricato no. Non si sarebbe dato per vinto facilmente, avrebbe ripetuto giorno gli stessi movimenti, le stesse azioni fino a quando non avrebbe visto miglioramenti, ma nonostante gli sforzi, non ce ne furono e Dafne iniziò davvero a temere che neanche la magia potesse più salvarla.

Tutte le volte che ci provava, a casa di William, da Shary, sulla prateria, con chiunque volesse assisterla, il risultato era sempre un fallimento, seguito da forti dolori e notti insonni passate nel tormento che quella fosse la sua unica speranza di vita. Infine i fallimenti, la indussero a rifiutarsi di continuare quella farsa, le cadute rovinose a terra e i dolori terribili che le pervadevano tutto il corpo, chiedevano alla sua mente di smettere di sperare in qualcosa d’irrealizzabile, come tornare a camminare. Aveva imparato a muoversi bene con la sedia e non aveva più bisogno che William o Leila l’aiutassero in ogni piccola cosa, stava diventando abbastanza autosufficiente. Comprendendo il suo stato d'animo e vedendo questi suoi piccoli miglioramenti, William aveva ripreso l’abitudine di uscire in perlustrazione insieme ai compagni. Partivano spesso, al mattino molto presto, delle volte anche prima che il sole sorgesse, si armavano pesantemente e si mettevano in viaggio. Nessuno di loro era preoccupato che potesse accadere qualcosa durante i loro viaggi, tranne Dafne che non riusciva a stare tranquilla quando li vedeva uscire e magari rientrare solo il giorno successivo stanchi e doloranti.
- Se noi riusciamo a spingerli lontano dal confine del paese potremo allargare i territori a nostra disposizione, avere più campi da coltivare e più spazio per le persone che si rifugiano da noi.-
Per qualche istante quella frase e la fierezza con cui William la pronunciava, riuscivano persino a placare l’ansia che si portava nel cuore, ma quando li vedeva tornare, come accadde una sera, feriti e indeboliti, senza che nessuno le spiegasse cosa fosse accaduto, tutto ciò scombussolava la sua utopia di vita tranquilla e modesta, che lentamente si era costruita. William rientrò accompagnato da Mal, lo aiutava a camminare perché, sulla gamba destra, aveva un profondo taglio dal ginocchio fino a metà della gamba. Lo fece sedere e Shary si apprestò a fargli un incantesimo di guarigione. La maga era molto provata, un attacco a sorpresa li aveva costretti ad una ritirata e William per aiutare la sorella era stato ferito. Shary riuscì solo a rimarginare meno della metà del taglio, il resto lo fasciò con perizia e lo avrebbe curato meglio dopo una notte di riposo.
Si congedarono poco dopo, Leila preferì, come era abituata a fare da anni, andare a dormire da Shary. La ragazza le aveva spiegato che dopo la scomparsa dei genitori, le era sempre rimasto difficile dormire nella sua stanza e infondo, rimanere isolata in quella casetta, non le era mai piaciuto. Così Dafne e William rimasero soli. Il giovane faticava a camminare bene, ma almeno non provava dolore. - Hai cenato stasera? Io sto morendo di fame.- cercò di minimizzare la faccenda, ma dall’espressione cupa di Dafne sapeva che doveva dare spiegazioni più esaurienti anziché far finta di nulla.- Sei arrabbiata con me?- Dafne evitò accuratamente di rivolgergli lo sguardo. Will si spostò davanti a lei prendendole di forza il viso e obbligandola a guardarlo, ma lei rispose con un sonoro schiaffo sulla guancia di lui, obbligandolo ad allontanarsi.
- Non lo capisci non è vero? Pensi che per me sia semplice accettare che tu parta al mattino e torni ferito? Oggi la gamba e domani potrei non vederti tornare. - Cercò di nascondere le lacrime, ma William lo capì comunque. - Non ti rendi conto che ho paura a rimanere sola, temo per te, per gli altri e per me. Ho paura che quando non ci sei, possa entrare un altro di quei mostri e farmi stare male come è successo quella sera. Mi tieni chiusa qui come una bambola e io dipendo da te, come temevo che accadesse e ora mi lasci sola per giorni interi e io non riesco a controllare tutte queste sensazioni insieme.- Il viso di William era tirato in un espressione di muto rimprovero verso Dafne, capiva i suoi timori, ma non voleva essere rimproverato da lei, di certo non se lo meritava.
- Io sono nato in questo paese, amo la mia terra e le persone che vi abitano, compresa tu. Non farei mai nulla per metterle in pericolo. I Ghr̥ṇā giorno per giorno non fanno altro che seminare distruzione e morte e questo deve finire.- deglutì come se stesse cercando le parole adatte per spiegare la situazione oppure per nasconderle qualcosa che non era pronta a sapere. - Il paese è ben protetto da anni. Siamo riusciti a trovare un incantesimo che duri e che ci protegga. Mistre è circondata da una barriera magica e tutti gli esseri, come i Ghr̥ṇā, che hanno intenzioni ostili non possono entrarvi. Per questo motivo noi possiamo allontanarci anche per giorni dal paese, sappiamo che non corre pericoli imminenti, ma in altri luoghi non è così. Le città più vicine a Mistre distano dai cinque giorni a una settimana di viaggio e non sono in grado di proteggersi. L’unica cosa che vogliamo è difendere anche loro. - Era agitato e nervoso, non serviva essere un mago o un indovino per capirlo, di certo quell'argomento non era qualcosa che voleva affrontare, e per giorni era stato bravo a nasconderlo.
- Allora perché l’arpia è entrata senza problemi?-
- Sbaglio o sei stata tu a dire che non voleva attaccarci? Io non lo so, ma se davvero stava scappando la barriera forse non l’ha visto come un pericolo, ma una volta all’interno poteva agire come meglio credeva e se avesse voluto cibarsi di qualcuno avrebbe potuto farlo senza problemi, per questo abbiamo dovuto occuparcene noi. -
- Questo non mi fa stare più tranquilla.-
- Non sono la tua balia e ho dei doveri a cui adempiere, che tu lo accetti o no.- William fuggì letteralmente dalla stanza, era stato cattivo e troppo diretto, non avrebbe voluto vederla piangere. Si chiuse nella sua stanza gettandosi sul letto e dandosi dell'idiota per la razione, ma sapeva che Dafne non avrebbe potuto capire ciò che si portava nel cuore e forse non avrebbe mai dovuto saperlo. Avvertì la porta aprirsi e il rumore delle ruote della sedia della ragazza che si allontanavano dalla casa. La seguì poco dopo, trovandola immobile a qualche passo dall'abitazione, in silenzio.
- Ho ricordato una cosa.- Non aspettò che gli chiedesse qualcosa, non era sicura di voler sentire la sua voce in quel momento. - C'era qualcuno con me durante l'attacco, ma non era una persona a cui fossi legata. Mi ha detto le tue stesse parole poi è scomparso. Ricordo di aver avuto una famiglia, credo di averla avuta, anche se è tutto sfocato, ma sono sicura che ormai non ci sia più.-
- Mi dispiace, non...-
- Credo che il mio desiderio sia stato quello di rifarmi una vita ed è quello che devo fare è solo che non ci riesco. Non voglio che tu mi faccia da badante e voglio imparare ad essere indipendente, ma non ho nulla con cui iniziare.-
- Vuoi andare via?- Non ricevette risposta, ma William sapeva che Dafne non sarebbe rimasta con lui, non dopo quelle parole.
Il giorno successivo l'accompagnò da Shary. Trovò la locanda molto confortevole, anche se per le sue condizioni non era dei migliori. Shary le aveva riservato una stanzetta al piano inferiore, dandole modo di spostarsi senza dover chiedere l'aiuto di qualcun altro. Era un piccolo locale, ma la maga si era offerta di arredarla secondo il gusto di Dafne, una volta che si fosse decisa a rimanere definitivamente. Inoltre Leila le rimaneva molto vicina, e per Dafne fu gratificante poter trovare un'amica e una confidente con cui parlare. Era molto diversa da William, la sua vivacità contagiava persino lei.
- Non ci posso credere, che fratello che mi ritrovo! Come ha potuto dirti una cosa del genere?-
- Non sono dispiaciuta per ciò che mi ha detto, mi stavo approfittando della sua gentilezza e non va bene. Ho chiesto a Shary se potevo esserle d'aiuto in qualche modo e guadagnarmi la stanza che mi sta offrendo.- Leila era distesa sul letto completamente a suo agio, indossava una camicia da notte leggerissima che la faceva sembrare molto più minuta di quanto non fosse in realtà. Si intravedevano le forme muscolari e l'allenamento a cui, probabilmente, William l'aveva sottoposta e più di una volta l'aveva vista uscire con Mal per allenarsi. Le piaceva quel ruolo e le piaceva viaggiare restando vicino al fratello.
- Quindi puoi lavorare alla locanda? Te la senti?-
- Devo solo accogliere i clienti, prendere ordinazioni e farli pagare. In pratica tutto quello che posso fare in queste condizioni, ma se sono d'aiuto a Shary, va più che bene.-
- Se vuoi la mia opinione hai fatto bene a lasciare casa nostra, amo mio fratello e non voglio sembrare irrispettosa, mi ha cresciuta.- Dafne tese le orecchie, concentrata e attenta. Nonostante tutto era curiosa di sapere qualcosa di più su William e sulla sua vita. - E' sempre stato molto possessivo, ma è un uomo meraviglioso e soprattutto ama il suo paese. Quando gli dissi che volevo combattere con lui, che anche io volevo rendermi utile, abbiamo litigato per mesi interi. Mi disse, “non voglio dovermi occupare anche di te”.- Imitò la voce di William e accentuò le movenze rendendolo ridicolo, ma Dafne riuscì a rispecchiarsi in quella situazione e si sentì in colpa. Quel litigio le aveva fatto tornare alla mente alcuni ricordi, era stata proprio quella frase a rievocare nella sua mente, dolorose e fulminee immagini di ciò che era stato il suo passato. Sapeva di essere sola e che Mistre ora rappresentava l'unico luogo caldo e sicuro in cui potersi stabilire. Era una convinzione, forse l'unica sicura, che aveva. Leila si mosse strisciando sul letto e avvicinandosi alla ragazza, le prese le mani e la fissò negli occhi cercando più completa attenzione. - Tu gli piaci Dafne, sei la prima persona dopo di me a cui William si è dedicato con tanta passione. Lui vuole la tua felicità e se questa vuol dire che non debba farne parte non farà oltre, ma sono sua sorella e credo di avere l'obbligo di difenderlo.- Rise gioiosa, stare con lei per Dafne era rilassante e Leila riusciva a farla sentire una ragazza normalissima, percui poterla considerare un'amica preziosa, per lei era importante. - Concedigli la possibilità di diventare almeno un amico, puoi farlo?-
- Non gli ho mai tolto quella possibilità e poi, lavorando qui lo vedrò spesso, voglio avere un buon rapporto con lui.- Leila aiutò Dafne a sistemarsi sul letto e si accomodò al suo fianco, avvolgendosi con le coperte e stringendosi a lei come una bambina. Si addormentarono poco dopo, a Dafne non dispiaceva affatto quell'intrusione e gioì del calore che la ragazza riusciva a trasmetterle così facilmente. Il mattino successivo Leila la svegliò poco prima dell'alba, lasciò la camera per andare a cambiarsi e Dafne si preparò. Dover fare da sola era difficile e ci impiegò molto tempo. Si sciacquò il viso in un catino poggiato su una specchiera in legno lavorato che portava il marchio di Durr. L'acqua profumava di rosa, doveva essere un incantesimo di Shary, Dafne ne riconobbe la traccia magica senza fatica, stupendosi persino di averla chiamata in quel modo. Doveva essere vero che era stata educata alla magia, seppur rudimentale, come aveva intuito la maga qualche giorno prima. In qualche modo la cosa la eccitava, era pur sempre parte di lei e riuscire a viverla serenamente non le dispiaceva affatto. Guidò la sedia nella locanda, Shary era intenta a sistemare il locale e non fece caso all'arrivo della ragazza. Dafne la osservò a lungo, non muoveva un muscolo, eppure le sedie si spostavano dai tavoli e si sistemavano alla meglio, i fiori riprendevano vita lentamente e l'aria si profumava di pulito. Le sarebbe piaciuto poter fare un simile incantesimo, ammettendo che la magia la attirava molto più di quando credesse.
- Ben sveglia Dafne.- La voce della maga la colse di sorpresa e lei riuscì solo a rispondere a mezza bocca imbarazzata. - Tra poco arriveranno i primi clienti, sono abituali, ricordo a memoria ciò che preferiscono mangiare. Accoglili in modo gentile, sarà anche un modo per farti conoscere.-
La maga non le prestava molta attenzione, ma elargiva ordini e doveri come una regina, continuò a spiegarle cosa doveva fare e come comportarsi, chi mandare da lei e chi invece non era gradito. Shary non si occupava solo della locanda, essendo l'unica vera maga del paese doveva prestarsi a donare la sua arte a chi ne aveva bisogno, veniva chiamata per le faccende più disparate, dalla benedizione dei campi, curare feriti e assistere partorienti. In poco tempo la locanda si riempì di persone, tanto che si trovò subito in difficoltà nel gestirle tutte. Shary le aveva dato dei plichi di fogli bianchi, divisi in tre pile in cui la ragazza avrebbe dovuto annotare ogni richiesta, il primo per le ordinazioni della locanda, il secondo per le ordinazioni alla maga e il terzo per le cure. Non avrebbe mai immaginato che Mistre potesse contenere quel fiume di persone, eppure i primi giorni le era sembrato un paese tranquillo. Si rese subito conto che le cose non andavano bene come le era sembrato, i contadini avevano difficoltà nel far crescere le sementi, gli animali da allevamento erano pochi e alcuni si erano rivelati sterili o inadatti. I malati erano tanti e gli anziani sempre in fila a chiedere rimedi per i loro acciacchi. Affrontare ognuno di loro era più impegnativo di ciò che pensava, aveva notato persino che molti avevano difficoltà a parlare con lei, per via della sua condizione di immobilità. Shary però era completamente organizzata, occupandosi della cucina per la colazione, pranzo e cena, e venendo sostituita da un'anziana signora di nome Dahira, quando doveva assistere gli altri. Riuscì a ricavarsi qualche minuto di pausa solo a metà mattina. Molti clienti avevano finito di fare colazione e molti erano seduti in attesa di essere ricevuti. Li faceva passare secondo l'ordine in cui si erano presentati, ma la fila era lunga e alcuni impazienti. Si era resa subito conto che la maggior parte di loro era li per motivi futili, ma non si era azzardata a dare la precedenza a chi ritenesse più urgente, almeno fino a che non ne avesse parlato direttamente con la maga. Dahira le portò una tazza di latte caldo non appena riuscì a mettere il naso fuori dalla cucina. Era sudata e provata, di certo uno sforzo tale alla sua età non era la cosa migliore, ma era una vecchietta arzilla e instancabile e soprattutto adorava William. Lo aveva capito subito, sapeva tutto di lei e del ragazzo, ma ancora non aveva avuto modo di conoscere gli ultimi avvenimenti, ovvero che non abitava più con lui. Continuava a chiederle se il giovane mangiava regolarmente e perché non fosse ancora arrivato. Si limitò a risposte vaghe, facendo finta di lavorare, ma continuando a chiedersi come si sarebbe comportata quando lo avrebbe visto. Arrivò per pranzo, nascondendosi tra le altre persone come un ladro. Si sentiva in imbarazzo e non riusciva a non darlo a vedere. Intravide la ragazza tra una testa arruffata e un cappello logoro, non gli sembrò triste e vederla occupata riuscì a rallegrare persino lui. Parlava con tutti tranquillamente, sorrideva e si trovava a suo agio, solo allora fece un lungo sospiro caricandosi di un coraggio che non aveva mai dovuto richiamare e si fece vedere. Si avvicinò a lei lentamente, la gamba non era ancora del tutto guarita e anche se aveva provato a medicarla da solo, aveva ancora bisogno della magia di Shary. Dafne lo aveva notato da un po', ma non era riuscita a concentrarsi su di lui. Dopo la piccola pausa, erano tornati tutti insieme come locuste affamate di aiuto, si accalcavano accanto a lei e chiedevano di essere ricevuti. Salutò William come aveva fatto con chiunque, ma per un attimo fu come se il resto dei clienti fosse sparito, avvertì l'imbarazzo del giovane e ne fu quasi contenta.
- Buongiorno William, hai pranzato?-
- Ah si, volevo solo vedere Shary.- rispose voltando gli occhi verso i clienti. Non ci sapeva fare con le donne e Dafne si prendeva gioco di lui tranquillamente. Per un altro po' avrebbe giocato a farlo sentire in colpa. - Hai visto mia sorella e Mal?-
- Leila è uscita molto presto stamane, non mi ha detto nulla. Ora Shary è occupata, ci sono molte persone che attendono. Puoi vederla prima che vada nei campi.- Accennò un si mesto e si spostò in un angolo della locanda, Dahira era subito corsa fuori dalla cucina reggendo in mano un bicchiere di sidro per William. Aveva stampato in viso un sorriso estasiato nel vedere il ragazzo, gli sistemò la camicia e tornò in cucina assicurandosi che bevesse. Fu avvicinato anche da altri uomini, pacche sulle spalle e conversazioni sommesse sul paese e sulla situazione in cui si trovavano. William sembrava abbastanza a suo agio, ma Dafne non faticava a vedere la maschera di guerriero che metteva su ogni volta che parlava del suo lavoro. Non le piaceva il William guerriero, odiava quel volto tirato e serio, perché sapeva non appartenergli.

La locanda si svuotò di nuovo ad inizio pomeriggio, gli uomini tornarono ai loro lavori e Shary riuscì a prendersi dei minuti di pausa. La maga scese alla locanda, era visibilmente stanca, ma di certo il suo lavoro non era terminato. Si avvicinò a Dafne che le mostrò la lista delle persone che avevano richiesto il suo aiuto.
- Sono sempre di più...- sbuffò stancamente, ma non si tirò indietro. Spulciò la lista da cima a fondo e decise quali fossero i più urgenti. - Non mi sono azzardata a decidere quali fossero i più importanti, ma molti di loro possono aspettare, mentre credo che Otar sia il più urgente. Il bestiame è malato da giorni e mi ha detto che le giovenche fanno nascere vitelli morti.-
- Di nuovo?- William si era alzato attirato dalla conversazione, sembrava non essere una notizia nuova. - Otar ha l'allevamento più grande di Mistre.-
- Potrebbe essere una nuova malattia, pensavo di aver debellato la scorsa carestia, ma dovrò cercare un metodo più potente.- La maga raccolse quante più ampolle ed erbe, che avrebbero potuto servirle e consegnò due grossi tomi a William chiedendo di accompagnarla. Dafne si rendeva perfettamente conto della gravità di quella notizia, Mistre era isolata, come lo erano molte altre cittadelle in quella grande terra devastata dalla guerra. Una pestilenza di quelle proporzioni, significava fame e carestia, un morbo che non potevano permettersi. Prima di congedarsi la maga tornò accanto alla ragazza, aveva fatto un buon lavoro per essere il primo giorno e voleva elogiarla.
- Puoi benissimo scegliere chi far salire prima o segnare i casi che ritieni più urgenti, mi fido del tuo buon senso. Al mio rientro ti farò un altro incantesimo, puoi riposarti per oggi.- Anche se non lo dava a vedere era provata e stanca, la sedia era diventata scomoda e i muscoli, fermi nella stessa posizione, ne risentivano. Era magra e le gambe avevano perso tono, sperò con tutta se stessa che gli incanti di Shary avrebbero avuto presto un effetto.

Si stava facendo tardi, Shary e William non erano rientrati, infondo la maga aveva molti altri impegni, oltre il bestiame di Otar da controllare. Dafne era tornata in camera, gettandosi a fatica sul letto e cercando di mettere a tacere i dolori che la scuotevano. Trascinò a fatica le gambe e si distese. Non sopportava quella situazione, non poter essere libera di muoversi e dover per forza chiedere aiuto a qualcuno stava diventando inconcepibile. Poco prima che qualcuno bussasse alla porta provò a chiudere gli occhi, lo fece entrare senza problemi, non era stato difficile riconoscere il passo pesante e lo sbuffare rumoroso di Durr. Il nano era rimasto tutto il giorno in officina, si divertiva a sistemare qualsiasi cosa, affilare le armi dei compagni e crearne di nuove quando non aveva commissioni. Si presentò alla ragazza con il volto oscurato dalla fuliggine della fucina e i capelli impiastricciati dal sudore e ogni tentativo di pulirsi, peggiorava il colorito grigiastro che aveva assunto la pelle.
- Perdonami non sono proprio in buone condizioni, ma devo solo prendere la sedia e darle una controllata.-
- Ha qualcosa che non va?- La ragazza si accomodò per riuscire a guardarlo in viso, le braccia le dolevano per lo sforzo continuo di dover sollevare tutto il corpo, sebbene fosse diventato così minuto. - Ho pensato che forse dovrei imbottire meglio la seduta. L'ho fatta di fretta, ha bisogno di una sistemata.- Rise rumorosamente, tirandosi indietro la massa rossiccia dei capelli con la tozza mano e nascondendo gli occhi. Non era bravo a mentire e quella situazione era difficile persino per uno come lui.
- Sei premuroso. Infondo dovrò passarci tanto tempo.-
- Ah no! Insomma non intendevo questo. Vedrai che tra un po' tornerà a prendere polvere come prima. Solo che non mi piace lasciare le cose a metà.-
- Anche la magia ha dei limiti, evidentemente è impossibile.- Nel vederla in quello stato al nano si strinse il cuore, poteva travestirsi da duro e intoccabile, il suo aspetto lo aiutava molto, ma il suo animo era gentile.
- Non disperare, se neanche tu ci credi la magia di Shary non può aiutarti. Abbi fiducia in lei e anche in Will, continua ad incolparsi.- Lo vide ritrarsi dal discorso, ma Dafne non gli avrebbe permesso di lasciare le cose a metà. Lo pregò di continuare e spiegarle il perché di quell'affermazione. - Gli ho promesso di non dirtelo.-
- Hai cominciato Durr, non puoi tirarti indietro. Ti prego.- Gli occhi le si riempirono di lacrime, il solo pensiero di essere stata cattiva con lui, mentre al contrario si dava la colpa della sua aggressione, la stava facendo impazzire.
- Will ha chiesto a Shary se fosse stato per colpa sua che non riesci ancora a guarire. Quando ti abbiamo trovato lui ha insistito per rimanere a Mistre e ha mandato solo noi di ronda. Non credeva che le tue ferite fossero tanto gravi e si è trovato in difficoltà a guarirti.-
- Non è vero, ha fatto un ottimo lavoro e io gli sono grata per questo.-
- Questo è quello che ha risposto anche Shary, ma Will è testardo e vederti ancora seduta li è per lui molto difficile.- Il nano si concesse qualche secondo per riflettere sulle sue parole, non gli piaceva intromettersi in quel modo nelle faccende dei giovani, ma aveva visto William crescere e aveva notato quanto si fosse legato a quella ragazza in poco tempo. - Concedigli di tentare di nuovo, parla con lui e prova a camminare.-
- Fa troppo male...- le lacrime le incisero le guance come fuoco e vederla così sofferente per lui era troppo. Le sue mani tozze e forti forgiavano a piacimento il ferro più duro e ricostruivano attrezzi che altrimenti sarebbero inutilizzabili, eppure non poteva niente per fermare quelle lacrime, per fare in modo che una creatura tanto esile, non fosse costretta a soffrisse tanto. Il nano si congedò portando con se la sedia. Dafne costrinse se stessa a riposare, ma le parole del nano non l'abbandonarono, infondo a lei piaceva avere William al suo fianco e di questo ne era ormai sicura.

La maga rientrò alla locanda per cena. Dahira aveva preparato una bella tavola su cui già sedevano gli altri, in attesa di lei e William. Si accomodarono beandosi del buon profumo della carne e di un buon bicchiere di sidro.
- Com'è la situazione da Otar?- Leila era evidentemente preoccupata. Quella pestilenza si era verificata qualche anno prima e tutta Mistre era stata costretta a razionare i viveri fino a che Shary, dopo notti insonni passate sui libri e alla ricerca di qualche rimedio, non aveva scritto un incantesimo che sembrava aver avuto effetto.
- Sapevo che non era un rimedio duraturo, ma speravo di poter avere più tempo. Ho ripetuto la cerimonia, ma non so quanto ci possa far guadagnare.-
- Come se non bastasse, siamo stati convocati ad ovest. In giro si dice che a Bris abbiamo bisogno di rifornimenti.- Mal era serio nel parlare. Bris distava sei giorni di cammino da Mistre, nient altro che un piccolo borgo sorto da qualche anno accanto al lago nelle vicinanze di Silael, la città che ospitava la casta dei Maghi dei Draghi Rossi, nella terra ovest. La città non offriva ripari, era stata costruita in mezzo ad una grande prateria, ma poteva contare sulla magia di Silael per tenere lontani i Ghr̥ṇā. L'inconveniente maggiore era attraversare la foresta del Kar, un luogo impervio dove si erano stabiliti bene una razza ostile e molto potente, i Furer. - Ma viste le circostanze, non so se potremo essere d'aiuto.-
- Dovremo comunque andare a controllare. Una volta arrivati costateremo le loro condizioni e prenderemo atto di ciò di cui hanno bisogno.- William era serio e scuro in volto, sapeva bene che oltrepassare la foresta a piedi li avrebbe rallentati e sottoposti ad attacchi, senza contare che se l'epidemia del bestiame si fosse diffusa, non avrebbero avuto modo di aiutare la città. - Non possiamo abbandonarli, potremo aver bisogno noi di aiuto un giorno. -
- Sai bene che non ci aiuterebbero, non hanno alcuna forza e i maghi non escono dalle loro biblioteche, ma dobbiamo andare.- Mal aveva ragione e l'ipotesi di potersi trovare da soli un giorno, li lasciò in un muto silenzio. Continuarono a cenare chiusi in riflessione, almeno fino a che Dahira non irruppe nella locanda in preda all'impazienza.
- Non riesco a farmi aprire!-
- Che succede Dahira, se continui così avrai un malore!- William la fece sedere cercando di calmarla, ma la vecchia era scossa e molto agitata.
- Stavo portando la cena alla ragazza, ho bussato ma non ha risposto. Ho bussato più forte e poggiato l'orecchio alla porta, ho pensato che stesse dormendo ma...- Il viso della vecchia era bianco e rugoso, solo gli occhi si erano gonfiati e tinti di un rosso forzato, tanta l'agitazione che provava. - L'ho sentita gemere e chiedere aiuto, mi è sembrato che ci fosse qualcuno.-
Fu un attimo, si ritrovarono tutti davanti alla porta. William batteva contro gli stipiti chiamando il nome della ragazza senza risposta, provò a forzare la serratura, ma non riuscì ad aprire.
- Spostati, provo io!- Shary lo ordinò imperiosa e congiunse le mani concentrandosi sull'incantesimo, ma non riuscì a muovere neanche un cardine. - Mi respinge!-
- Sfonda la porta che aspetti!- Con la voce tremante e piena di ansia, Leila osservò il fratello sbattere con forza contro la porta cercando di buttarla giù, Durr si schiantò subito dopo con tutta la sua potenza.
- Di che diavolo è fatta questa dannata porta?-
- E' normalissimo legno, nano ignorante. C'è un incantesimo che la rafforza.- Gli occhi di Mal erano stretti a mere fessure e concentrate, ciò che Shary aveva capito lui lo aveva gridato con violenza. Corse verso la cucina, veloce come il vento, silenzioso e felino, tornando poco dopo con un fine pugnale stretto tra le mani. - Sapere dove tieni gli attrezzi è sempre utile!- disse rivolgendosi alla maga, che lo guardava di tralice. Il Niimai si avvicinò ai cardini della porta provando ad estrarli. Ci impiegò parecchio, ma alla fine la porta cedette aprendosi verso l'interno. Il primo ad infilarsi nella stanza fu William, chiamò la ragazza a gran voce, ma non ricevette risposta. La trovò distesa sul pavimento supina, le gambe abbandonate in una posizione innaturale e il viso pallido con le labbra cianotiche. La sollevò poggiandola sul letto e cercando una risposta, avvicinò il viso accanto alle labbra di lei, ma neanche un sospiro riuscì a percepire.
- Non respira, Shary ti prego!- La maga si avvicinò, era già concentrata, le mani congiunte e gli occhi socchiusi, ma il suo aiuto non fu necessario. Dafne riprese colore improvvisamente, riuscì a tirare un lungo sospiro seguito da un gemito di dolore. Si aggrappò con forza alla manica di William tirandolo verso di se.
- Calma, respira profondamente. Stai tranquilla sono qui.-
- William... io...- Il ragazzo la tirò su mettendola seduta, accarezzandole il viso per tranquillizzarla, era fredda come il ghiaccio e tremava. - Ho creduto di morire.-
- Non dirlo neanche, va tutto bene. Che è accaduto?-
- Non lo so, stavo sognando e non riuscivo a svegliarmi.- Lo attirò nuovamente verso di se, abbracciandolo e rubandogli quanto più calore possibile pur di riscaldarsi.



Vai al capitolo precedente - Vai al capitolo successivo

Commenti

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Random Posts

Post popolari in questo blog

Nuova stagione anime in arrivo! Ecco le novità della primavera 2014

Recensione Anime - Oreimo