Originale - Il peso della verità Capitolo 4

4. 
Fiducia 

Fu come se l'alba tardasse di sua volontà, ma le nubi scure già preannunciavano una giornata cupa. William non era riuscito a dormire e le occhiaie che gli segnavano il viso dimostravano quanto si sentisse spossato. Aveva congedato gli altri non appena la salute di Dafne non sembrò causare altri problemi, la ragazza sembrava calma e ogni segno del malore precedente, era ormai scomparso. Non seppe spiegare cosa le fosse accaduto e poco dopo, presa dalla stanchezza si era assopita dolcemente. William la osservava, seduto su una vecchia sedia larga e squadrata, si era accomodato completamente scomposto, portando il bacino in avanti e reggendo il viso con la mano che poggiava sul bracciolo in legno. Non era riuscito, neanche per un istante, a far smettere la sua mente di porsi interrogativi. La magia, il malore e le stranezze che sembravano accompagnare quella ragazza. Che celasse dei segreti era per lui scontato, ma infondo chi non ne aveva di quei tempi e di certo lui non era la persona adatta per poterla giudicare o sgridare.
Seguì con lo sguardo ogni movimento, ogni gemito, cercando di captare quelle rare volte in cui le scappava qualche parola nel sonno. Era completamente preso da quella ragazza e ne era consapevole, ma come si fosse infatuato così facilmente non era in grado di spiegarlo razionalmente. Si alzò quando la sentì ormai sveglia, avvicinandosi lentamente al fianco del letto e cercando di capire da lei se voleva la sua attenzione.
- Sei sempre così cauto. Sei arrabbiato?-


- Perché dovrei essere arrabbiato?- Dafne provò ad alzarsi, ma fu William a metterla seduta, si sistemò la camicia da notte e costrinse il viso a svegliarsi del tutto. Il ragazzo le porse il catino con dell'acqua con cui sciacquarsi.
- Sei così sospettoso, hai vegliato tutta la notte ed eri agitato.-
- Mi dispiace averti disturbata, ma ero preoccupato. Quel malore...-
- Non so davvero cosa sia accaduto, ma non riuscivo a svegliarmi.-
- Questo me lo hai detto, ma cosa stavi sognando Dafne? Hai usato tu la magia per non farci entrare?- - Non lo so.- Intrecciò le dita tra i capelli nascondendo il viso dallo sguardo di William, non ricordava cosa le fosse accaduto, ma era spaventata, di un terrore che ancora provava ed era iniziato tutto con un semplice e bel sogno. Circondata dagli alberi e immersa nell'acqua fresca e salutare della fonte di Tyre, giocava con gli spruzzi e cercava con lo sguardo quelle belle fate con cui aveva parlato, ma questo a William non lo riferì, era un segreto che non avrebbe violato. Immerse il viso nell'acqua lasciando liberi i capelli e scrutando il fondale fino a che non iniziarono a bruciarle gli occhi. Solo allora riprese aria, ma non era più alla fonte, bensì chiusa in una piccola e ovale stanza scura, completamente sola. Le gambe riusciva a muoverle, ma i dolori erano strazianti, così come per qualsiasi altro muscolo che cercasse di spostare. Era stata abbandonata e chiamava aiuto. Prima sua madre, poi suo padre e infine un nome, Mirae, il nome di qualcuno che le sembrò caro e importante. Strisciò sul pavimento umido, cosparso da una strana e viscida sostanza gialla che le dava il voltastomaco. - Ero sola in quella strana stanza e avevo paura, nessuno veniva in mio aiuto e poi...- poi un'ombra le comparve davanti, sembrava umana, ma troppo fine e slanciata. Si sentì afferrare e tirare su senza il minimo sforzo, l'aria iniziò a mancarle e non riusciva neanche a dimenarsi. Percepì solo una parola, un no detto con rabbia e frustrazione, subito fu sbattuta per terra, poi l'acqua gialla la sommerse ancora una volta e li, cercando disperatamente di svegliarsi, il respiro le venne meno. - ...poi mi hai svegliato ed è finito tutto.-
- E la magia?-
- Quale magia? Io non so usare incantesimi.- Eppure un incantesimo era stato fatto, ancora impresso sulla porta che il nano aveva prontamente portato via. Un circolo esatto, scolpito a fuoco su cui erano incisi diverse forme geometriche sia all'esterno che all'interno, unite a formare un pentagono incluso nella forma principale. La maga voleva studiarlo e in poco tempo era riuscita a sostituire l'imposta con una nuova.
- Devi aiutarmi Dafne, se mi tieni nascosto qualcosa non posso capire.-
- Ti ho detto tutto ciò che ho visto. Davvero William non c'è altro e non ho fatto nessun incantesimo. Shary ha detto che sono portata per la magia, ma non sono una maga.- Era scettico e avrebbe continuato ad esserlo, nonostante il suo cuore gli gridasse di crederle e di smetterla con quell'ingiusto interrogatorio. Sospirò e si sedette accanto alla ragazza, le accarezzò i capelli in maniera affettuosa, fissò le iridi di lei cercando in quel colore qualcosa che lo convincesse completamente, infine cedette alla bellezza e abbandonò il William autoritario, tornando se stesso.
- Avrai fame, ti va di fare colazione insieme?-
- Devo lavorare.-
- E' ancora troppo presto, Shary non ha aperto e non so se oggi ne abbia voglia, ha molto da fare. Puoi considerarlo giorno di riposo, credo tu ne abbia bisogno.- William le allungò un vestito azzurro e si voltò in direzione della porta, permettendo alla ragazza di cambiarsi. La ragazza rimase sorpresa della reazione di lui, infondo conosceva meglio William il suo fisico di lei. Faticò a vestirsi, ogni centimetro del suo corpo era un continuo dolere, gli sforzi che doveva sopportare giornalmente stavano diventando insostenibili. Scoprì un grosso e violaceo livido sulla pancia, lo sfiorò appena e le provocò dolore. - Riesci da sola?-
- Credo di essermi fatta male cadendo.-
- Posso... posso controllare?- Dafne tirò verso di se un lembo del lenzuolo, lasciando scoperto alla vista del ragazzo solo il livido e lo fece voltare. William tornò a sedere accanto a lei e delicatamente esaminò l'ematoma, aveva una forma strana, più che da caduta gli sembrò provocato da un'arma. - Devi aver battuto contro un mobile. Provo a guarirlo se vuoi.- William poggiò il palmo della mano sul livido e chiuse gli occhi concentrandosi, ma Dafne lo fermò subito, prendendogli la mano tra la sua e stringendola forte.
- Non credo di averti mai mostrato realmente gratitudine per quello che hai fatto per me e per tutti gli sforzi che hai affrontato per guarirmi. Credo che sia solo mia la colpa se ancora non riesco a guarire.- - Hai solo bisogno di tempo e di incantesimi più potenti, abbi fiducia.-
- Avete così tanto a cui pensare, che farvi concentrare solo su di me è troppo egoistico da parte mia.- - Non vuoi guarire? Ti arrendi così?-
- Nessuno mi assicura che questa non sia stata sempre la mia condizione, faccio persino fatica a ricordarmi come si cammina o che sensazione si prova a sentire sotto i piedi il terreno. Non voglio essere un peso troppo grande per te.- Dafne si ritrasse non riuscendo a sostenere lo sguardo arrabbiato di William, sapeva di ferirlo con quelle parole, ma non poteva continuare ad essere così egoista e testarda nel perseverare qualcosa in cui non credeva più.
- Quindi mandi all'aria tutti giorni che ho passato a curarti o tutte le notti insonni in cui ho vegliato su di te? Mandi in fumo ogni cosa solo perché sei scoraggiata?- Furioso si era alzato di scatto dal letto e continuava a gridare verso la ragazza che a fatica riusciva a reggere tanta rabbia.
- Non gridare e cerca di capire come mi sento.-
- Come posso capire? Come pretendi che io riesca a rendermi conto di quello che provi se non me ne parli, se tieni per te ciò che senti. Ci ho messo tutto me stesso, tutta la mia forza di volontà e così stanno facendo tutti. Tu sei l'unica che continua a gettare la spugna!-
- Non voglio credere in qualcosa di impossibile o sperare in qualcosa che non può accadere. Posso vivere così e voglio che tu riprenda la tua vita di sempre e la smettessi di aggrapparti a me e vedermi come una sconfitta che il tuo ego non può accettare!- Lo vide arrendersi e quella reazione le fece più male di un insulto. William si rilassò completamente, lasciò che le braccia gli ricadessero senza forze e distese il viso. Avevano gridato e sapevano entrambi che di li a pochi secondi sarebbero arrivati gli altri a controllare.
- Fa come ti pare. Rimani incollata a quella maledetta sedia per sempre se è questo che vuoi. Se non vuoi più avere a che fare con me o se per te è così' dannatamente difficile capire che volevo semplicemente aiutarti a stare meglio. Pensi davvero che non ti abbia mai sentito piangere per questo o che non ricordi tutte le volte che ti sei lamentata. Perché diavolo hai perso la forza di lottare?-
- I fallimenti fanno male William e non venirmi a dire che tu non ne hai mai avuti. Mi fa stare male vedere quanto tu ti sforzi per me e non ottenere neanche un minimo miglioramento.-
- Le ferite sono guarite e andrà sempre meglio, basta solo che tu lo voglia.-
- Io non credo di averci mai sperato e...- non fece in tempo a terminare la frase, che Shary era alla porta, visibilmente arrabbiata, il viso tirato in un'espressione di rimprovero mista a tanta delusione. Fu così lesta che quasi Dafne non ebbe il tempo di rendersene conto. Sollevò il braccio scagliandole un violento schiaffo sulla guancia e lasciandole un visibile e bollente segno rosso.
- Non mi dovrei intromettere, ma credo proprio di essermi sbagliata su di te se questo è quello che pensi. Se non vuoi guarire sono affari tuoi, ma non renderti la vittima della situazione quando scegli di arrenderti.-
Dafne si strinse il viso con la mano, cercando di calmare il dolore e trattenere le lacrime. Perché dovevano essere così insistenti con lei, perché si erano intestarditi tanto nel volerla guarire? Come era arrivata, la maga lasciò la stanza subito dopo e così fece William. Una volta da sola, rilasciò tutta la tristezza che aveva accumulato e pianse così forte che le tempie iniziarono a farle male. Rimase chiusa nella stanza tutto il giorno, saltò i pasti perché se anche si fosse sforzata a mangiare qualcosa, il suo corpo non lo avrebbe accettato. Solo verso sera si distese lasciando riposare le ossa stanche dallo stare seduta, tirò le lenzuola fin sopra la testa coprendosi completamente. Come si sentisse era impossibile da descrivere, sola, penosa, triste e disperata, stupida e insicura. Tutte sensazioni che la facevano sentire in colpa per tutto, questa volta non avrebbe potuto chiedere scusa facilmente.

William non aveva toccato cibo. Era scesa la sera e non aveva avuto il coraggio di dire neanche mezza parola. Era stata Shary a raccontare del litigio ed era ancora arrabbiata per tutto quello che era successo, per le parole di Dafne e per la sua reazione. Leila invece aveva inveito contro il fratello, accusandolo di essere stato troppo brusco e di non aver dato alla ragazza il tempo di rendersi conto della situazione. William accettò ogni critica e ogni insulto da parte della sorella senza rispondere, iniziando a piluccare qualcosa dal piatto, quasi non fosse presente.
- Credi davvero di poter dire che lei ha ragione e William torto Leila?- Mal era intervenuto nella discussione, solo quando non era più riuscito a sopportare la situazione. Non era il tipo da interessarsi degli affari altrui, neanche una volta aveva provato ad intromettersi in quella strana situazione eppure ora non la sopportava più.
- E' logico che lei si senta disperata, mio fratello ha esagerato questa volta.-
- Ha esagerato a dirle di non arrendersi così facilmente?- Leila non riuscì a rispondere questa volta, si ritrasse sulla sedia come un gatto spaventato abbassando lo sguardo e cercando di controbattere senza successo. - La situazione è quella che è e fa schifo, lo so persino io. Lei si sente sola e scoraggiata, si trova in una realtà che non conosce e che ha dovuto combattere da subito. Noi non le abbiamo dato nessun mezzo per affrontarla, le abbiamo solo detto di fidarsi di noi.-
- E cosa diavolo c'è di sbagliato in questo Mal?- Per la prima volta in quella orribile giornata, William era riuscito ad uscire per qualche secondo dal suo silenzio e rispondere infastidito.
- Tu ti fidi di chi non conosci Will?- Lasciò andare le posate, quasi fossero tizzoni ardenti e fissò le iridi del Niimai incredulo. - Noi l'abbiamo salvata, le abbiamo detto dove si trova, ma non ha scelto lei questa realtà, le è imposta dalla sua condizione. Tu le dici di fidarti di te e di credere in ciò che le abbiamo spiegato. Ti confido che per un attimo ho creduto che fosse stupida ad aver accettato tutto così facilmente, ora invece so che non è così e ne sono quasi sollevato.-
- Per una volta sono d'accordo con Mal.- Durr aveva appoggiato le parole del ragazzo senza obiezioni, cosa che William definì assurda. Possibile che fosse davvero lui in torto? - Quella ragazzina si è comportata bene e non puoi accusarla di aver perso la forza di lottare per qualcosa a cui non può credere. Non posso darle torto per questo e d'altro canto non posso dire che sia tu ad aver sbagliato.- Si rivolse alla maga, che ancora faticava a capire il senso di quel discorso per lei inutile. - Non mi guardare così Shary, ammetti a te stessa che te la sei presa solo perché lei non ha creduto nella tua magia. Sei egoista e orgogliosa di te tanto quanto noi.- La maga distolse lo sguardo incrociando le braccia e sospirò rumorosamente, ma il nano aveva ragione in fin dei conti. - Stiamo sbagliando tutti e sinceramente non ho nessuna voglia di partire per Bris e lasciarla da sola in questo stato, come non te la senti tu Will. Ora fa come credi.- Durr concluse alzandosi da tavolo e congedandosi. Aveva bisogno di rilasciare quella tensione, che non faceva bene alle sue ossa, in officina e vi rimase tutta la notte. William fu esortato dagli altri ad andare dalla ragazza e cercare di calmarla, spiegarle di nuovo ogni cosa se fosse stato necessario e provare a capirsi a vicenda.

Quando bussò alla porta e non ricevette risposta, per un attimo fu tentato di andarsene, ma richiamò quanto più coraggio gli era rimasto per provare a bussare di nuovo ed entrare. Dafne era chiusa sotto le lenzuola, dal respiro William capì che dormiva da un bel po', provò ad avvicinarsi senza fare rumore e scoprirla lentamente. Notò il viso pallido e le palpebre arrossate, si era addormentata ormai sfinita e questo lo fece sentire in colpa come non mai. Le accarezzò il viso spostandole i capelli e rimase in silenzio, provando a trovare le parole giuste da dirle. Mai, in tutta la sua vita, si era sentito tanto confuso, vederla le provocava un sussulto al cuore e una miriade di emozioni diverse. Forse era stato davvero troppo egoista, perché nonostante quello che era accaduto, non riusciva a smettere di volerla per se.
- Volevo solo tenerti vicino a me senza pensare a cosa provavi tu. Hai tutto il diritto di odiarmi, ma non tutti i miei sentimenti sono stati egoistici. Voglio davvero che tu stia bene.- Si inginocchiò ai piedi del letto cercando la mano di lei sotto le lenzuola e sperando che non si svegliasse. Si sarebbe sentito troppo in imbarazzo nel doverle spiegare la situazione e non voleva farla arrabbiare più di quanto non lo fosse già. - Credo davvero di aver dato troppe cose per scontato e non mi sono concentrato su quello che era importante. Non riesco a capire le tue difficoltà nell'accettarmi o altro, ma ti prometto che cambierò questa situazione se me ne darai la possibilità e anche gli altri... - Si ritrovò le iridi della ragazza che lo guardavano e per un attimo William avvampò dall'imbarazzo lasciando la mano di lei istintivamente e balbettando qualche scusa per giustificare la situazione. - Ti ho svegliata.-
- Ero già sveglia quando sei entrato. Non credevo di riuscire ad imbrogliarti.- Accennò un sorriso che rilassò William e lo fece avvicinare di nuovo.
- Volevo scusarmi.-
- Non serve. Abbiamo esagerato entrambi, ma è tutto a causa di questa situazione.- Dafne riprese la mano di lui e la portò sotto le lenzuola, accarezzandola dolcemente. William riuscì a rilassarsi e appoggiò la testa sul materasso continuando ad osservare la ragazza. - Quando partirete?-
- Come lo sai?-
- Vi ho sentito da qui, ma non ho capito molto.-
- C'è una piccola città ad ovest che ha bisogno di aiuto. Sarà un viaggio più lungo del normale, ma dobbiamo occuparci di tutto.- Dafne estrasse il braccio e iniziò ad intrecciare le dita tra i capelli di William, lui accettò con piacere quell'affetto e si crogiolò al tocco di quelle dita sottili. - Potremo impiegarci anche più di una settimana. Dovresti tornare a casa mia, posso mandare Dahira ad aiutarti, non mi rifiuta mai un favore.- Dafne si trovò costretta ad accettare, la locanda non era proprio adatta alle sue condizioni e stare sola non le piaceva proprio. Si spostò leggermente verso il ragazzo e quel movimento costrinse William ad alzare il viso verso di lei. Quasi non riuscisse a fare nulla, o semplicemente non volesse, sentì il tocco morbido e delicato delle labbra di lei sulle sue. Le schiuse leggermente accompagnando il movimento della ragazza per farsi più audace poco dopo. Si mosse verso di lei cingendole la vita con il braccio e accentuò quel contatto con tutta la passione che in quel momento lo aveva travolto. Si staccò da lei solo per riprendere fiato e cercare di controllare quella miriade di emozioni che lo stavano mandando fuori controllo.
- Scusami, credo di aver esagerato.-
- Lo voglio anche io.- Lo accarezzò dolcemente e gli sorrise, nonostante avesse il viso arrossato e fosse imbarazzata, tanto quanto lui, che ancora non voleva lasciarla andare. - Non riesco ancora ad accettare molte cose che mi sono accadute e inoltre, mi sono resa conto che il mio atteggiamento scostante verso di te era per via di ciò che provo. E' sbagliato volerti per me?- William era completamente preso da lei, sentir ricambiato quel sentimento tumultuoso che lo aveva catturato per tutto quel tempo era appagante. - Ti devo la vita, ma non mi muove solo la gratitudine e questo non posso più nasconderlo.-
- Ti piace torturarmi, di la verità.-
- Sono terrorizzata dal pensiero di non vederti tornare.- William si sistemò al suo fianco e la fece voltare verso di se, sapeva anche lui che non sarebbe stato un viaggio semplice, la foresta era la parte più pericolosa e lui odiava doverla attraversare.
- Staremo attenti, lo prometto e quando tornerò voglio ricominciare tutto da capo.-
- Anche se abbiamo sbagliato qualcosa non dobbiamo cancellarla,  fa tutto parte del nostro inizio.-
- Ti ho vista piangere troppe volte.-
- Non credi che io abbia dimenticato anche troppo? Va bene così, voglio avere una prospettiva davanti a me, uno scopo. Voglio una vita qui, una vita con te.-
Si addormentarono entrambi poco dopo, quella giornata era stata orribile e bellissima allo stesso tempo. Dafne voleva con tutta se stessa fidarsi di William e rimanergli accanto. Qualsiasi cosa si fosse frapposta tra loro da quel momento in poi, lei si ripromise che si sarebbe fidata di lui.


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