Vita da commerciante - La fumetteria

Oggi si parla un po' di me!

No il caldo non mi ha fatto diventare egocentrica tutto ad un tratto, ma grazie ad un commento mi sono resa conto di aver parlato di un sacco di cose, interessanti o meno, ma di non aver mai guardato da vicino la mia vita da commerciante di fumetti.
Sarà che un fallimento è difficile da mandar giu, figuriamoci parlarne con altri o addirittura pubblicarlo in modo che chiunque possa leggerlo, ma riflettendoci bene ho capito di non dover vedere quel periodo della mia vita in questo modo, ma come un esperienza che mi ha insegnato tanto.
Partiamo per questo viaggio e spero di non annoiarvi.



L'idea è sempre stata dentro la mia testolina, ma ho iniziato a rifletterci seriamente quando il pensiero ha preso l'ascensore per la mia bocca e ne ho parlato con la mia famiglia. A quel tempo non avevo un lavoro fisso, uscivo da una stagione estiva distruttiva, ma che comunque mi aveva dato la possibilità di mettere da parte un bel po di soldi e il pensiero di doverla rifare l'anno successivo non mi entusiasmava tantissimo, non per il posto di lavoro che era bellissimo, ma per gli orari massacranti e la mole di lavoro.
Così quando, finita la stagione, ho trovato un part time in un ristorante che mi dava la possibilità di lavorare solo a pranzo, ho deciso. Non ho dormito per giorni, poi sono andata dai miei e come un bambino che vuole un nuovo giocattolo ho detto: Che ne pensate se apro un negozio?
Il mio paese è piccolo e le uniche fumetterie agibili sono solo due e distanti una ventina di chilometri da me, quindi la posizione non era male.
In più, essendo appassionata di fumetti, manga e altro, non iniziavo come una completa estranea di quel mondo. L'unico errore che ho fatto fu pensare che fosse semplice e ammetto che se qualcuno ora venisse da me a chiedermi: lo faccio anche io? Risponderei di no, ma non per il negozio in se, ma per tutto quello che c'è dietro.

Inutile dire che per iniziare ci vogliono i soldi, non fatevi incantare dai franchiser che con 10.000 € vi danno tutto, perchè non è vero, così sono andata a chiedere un prestito alla CNA (se non conoscete l'associazione meglio per voi, perchè non ho potuto fare sbaglio più grande).
L'incanto è questo: la CNA promette prestiti a fondo perduto per i nuovi imprenditori, soprattutto per le donne sotto i trenta anni, basta solo qualche referenza, o almeno è quello che dicono all'inizio, perchè poi le cose non vanno proprio così. Tanto per cominciare, non è un prestito a fondo perduto, ma un prestito come un altro, solo ad un basso e variabile tasso di interesse, poi ci sono le referenze e ti chiedono tutti i dati, persino la taglia delle mutande, di tua madre, tuo padre, tua nonna, tuo zio e via dicendo. Poi per poter giustificare il prestito, devi presentare almeno una fattura che indichi l'inizio dell'attività e tale fattura deve anche giustificare il totale del prestito, ad esempio io chiesi 20.000 € e dovetti portare una fattura di arredamento negozio di almeno la metà.
Ed infine c'è la fregatura.
In pratica non è la CNA che eroga il prestito, ma la banca, loro fanno semplicemente da intermediari, quindi se la banca dice no, niente prestito. Il problema è che loro ti dicono subito (o almeno a me è successo così): non si preoccupi, è tutto a posto, si faccia anticipare i soldi che presto arriveranno in banca... e via così, bugie su bugie, ma tu ci credi e inizi ad arredare il locale, di cui ovviamente paghi l'affitto, e a comprare le prime cosine finchè non arrivano le brutte notizie.
Il prestito non è stato approvato.
Ora non sto qui ad annoiarvi con i vari giri che ho dovuto fare per poter avere finalmente il prestito, che poi si è ridotto della metà, perchè ho lottato parecchio visto che di spese ne avevo gia messe in cantiere molte e passiamo ad altro.
Il locale che ho scelto era molto grande e diviso in due sale, ma l'affitto era decisamente abbordabile e quindi mi era venuta in mente l'idea di adibire la saletta dietro con tavoli e sedie per giochi di ruolo, da tavolo e di carte, un piccolo centro ludico in pratica, mentre la sala principale era a tutti gli effetti il negozio. Con una mano di vernice ai muri, qualche aggiustamento, allestiti bancone (bellissimo tra le altre cose e non solo perchè mi è costato 5.000 € e ci sono voluti sette robusti uomini per portarlo in negozio e montarlo) e scaffali, riempiti con tutto quello che ero riuscita a racimolare per iniziare, apro i battenti dopo mesi di tribolamenti vari, con molti soldi in meno, ma con tanto entusiasmo e l'attività prende vita.
Il mio negozio (foto vera)

L'affluenza è stata subito ottima, bambini, ragazzi, adulti, donne e uomini, insomma una grande varietà di appassionati o solo semplici curiosi.
Abbiamo organizzato tornei di magic, di warhammer, incontri per far conoscere nuovi giochi da tavolo, mercatini dell'usato, aste e vari eventi, come la festa di Halloween in cui ho imbrattato tutto il negozio con la carta igienica.
Mi sono fatta in otto per accontentare i clienti, ordinato le cose più strane e difficili da reperire, ma era bello andare in negozio e trovare gia i primi ragazzini che ti aspettano, anche solo per star li a svuotarti il distributore automatico.
Il problema più grande fu la chiusura giornaliera, per quanto fosse sempre pieno, il negozio incassava
poco, o comunque non abbastanza da poter gestire le spese settimanali. Non è così semplice come sembra, anche se magari molte cose non si vendono e puoi gestire solo quelle che vanno per la maggiore, un negozio come questo deve comunque aggiornarsi, prendere titolo nuovi da mettere in esposizione (ovviamente non un numero per titolo, ma copie multiple), stare al passo con l'uscita dei nuovi giochi di carte, soprattutto magic, e tanto altro, senza contare poi le esigenze dei clienti e mettere in conto che sicuramente verrà da te quello che ti ordinerà centinaia di euro di materiale, ma che poi non verrà a ritirarlo o ti pagherà a rate.
Inoltre mi trovavo sulle spalle il mutuo, i mobili da pagare ( che ormai a quel tempo avevo ordinato e non potevo più rifiutare, sempre per colpa del prestito mancato), l'affitto e dovevo comunque continuare a lavorare per far fronte alle spese impreviste.
Inutile dire che ero distrutta, fisicamente e mentalmente, però non ero sola e mi hanno dato tutti una mano, mio padre che mi sostituiva quando lavoravo, mio fratello che organizzava per me molti tornei e li supervisionava, mia madre che ogni tanto mi allungava qualche soldino.
Purtroppo però si arriva ad un punto in cui si deve scegliere e allo scoccare del secondo anno di attività, quando proprio di dormire non se ne parlava più da mesi, quando le varie ditte iniziano a chiamarti perchè hai “dimenticato” di pagare una fattura, prendi una decisione e la mia è stata quella di chiudere.

Non ho chiuso per fallimento e non l'ho fatto neanche con leggerezza, mi è davvero dispiaciuto dover spegnere la luce e chiudere la porta per l'ultima volta, ma la vita da commerciante è dura e tra tasse, pagamenti vari, debiti e altro è difficile andare avanti da soli, ma da questa esperienza non ho avuto solo note negative.
Ho conosciuto tantissime persone appassionate di giochi e ho scoperto nuove passioni, mi sono divertita, ho riso, ho pianto, qualche volta ho urlato e ho visto urlare (mi riferisco ad una scena indimenticabile, ma che purtroppo per ragioni di privacy non posso raccontare mi dispiace).
Momenti impressi nella mia mente per sempre e che mi faranno ricordare questa esperienza come una piccola parentesi di crescita personale.
Tutto ciò che posso consigliare a chi legge e magari ha deciso di intraprendere questo viaggio, che sia una fumetteria, o un altro tipo di attività, è di pensarci bene e assicurarsi di avere le spalle ben coperte, iniziare con il piede giusto è gia molto, per il resto rimboccatevi le maniche e lavorate con il sorriso sulle labbra, imparate ad avere il pugno di ferro soprattutto con i rappresentanti, voi sapete ciò di cui avete bisogno e non loro che tendono a venderti anche l'aria come oro, abbiate cura dei vostri clienti, ma sappiate scegliere chi merita la vostra attenzione e di non avete bisogno, perchè infondo basta poco per rendere una giornata iniziata così così in una grande giornata.


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