FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 3

3.
Da uomo a uomo

Sono rimasto chiuso in questo schifo di ufficio, non mi sono mosso quando è entrato e me l’ha portata via. Avrei voluto chiederle perché piangeva, perché le attenzioni che le stavo dando non le piacessero, eppure il suo corpo fremeva come il mio, lo voleva come lo volevo io, eppure… 
Credo di non aver capito nulla della vita, nulla di lei e poi mi chiedo perché mai non l’ho baciata? Non volevo che fosse una cosa passeggera, volevo stringerla tra le mie braccia e per una volta proteggerla io, invece che farmi proteggere da lei. 
C’è sempre quando ne ho bisogno, al contrario io non so nulla di lei. 
Ora che devo fare? So che è stato un grande errore, uno sbaglio enorme, ma non posso tornare indietro ne far finta che non sia accaduto. 
Sono proprio uno stupido… 


Nonostante il sole fosse sorto da qualche ora, il cielo era sempre cupo e minaccioso, continuava a piovere, una pioggia snervante che non faceva che rendere tutto sempre più tetro. Lui odiava la pioggia, era inutile in quelle condizioni, lei glielo aveva detto più di una volta.
Non aveva lasciato l’ufficio quella notte, era rimasto seduto su una sedia ad osservare il punto in cui lei era caduta e da dove Havoc gliela aveva portata via.
Ma cosa gli era passato per la mente? Perché si era comportato in quel modo, senza contare che quando aveva visto il sottotenente prendere in braccio la donna e portarla fuori dall’ufficio, aveva avuto l’inarrestabile desiderio di bruciare vivo quel traditore.
Alzò un braccio osservandosi la mano, aveva persino indossato il guanto speciale e osservava il cerchio alchemico disegnato sul dorso, non avrebbe mai fatto una cosa del genere, ma allora perché aveva indossato quel maledetto guanto?
Era stanco e pieno di domande irrisolte, poi non riusciva a dimenticare gli occhi di lei carichi di lacrime e tristi, mai l’aveva vista in quello stato, neanche durante il funerale di Maes aveva pianto, o almeno non lo aveva fatto davanti a lui. Era rimasta seria e decisa, cercando di donargli quella forza che a lui mancava.
Osservò l’orologio, tra poco si sarebbe visto comparire tutti i suoi subordinati, compresi Havoc e Riza.
Come si sarebbe comportato? Havoc avrebbe detto qualcosa in merito a quello che era successo?
Non fece in tempo neanche a pensarlo, che già la porta dell’ufficio si era aperta. Entrò, timido ed insicuro come al solito, Fury seguito dagli altri. Stavano chiacchierando spensieratamente e Mustang capì che non sapevano.
- Buongiorno colonnello, non mi dica che è rimasto tutta la notte in ufficio?- Chiese Falman vedendo il colonnello seduto in modo scomposto su una sedia, senza divisa e con la camicia completamente in disordine, aveva gli occhi segnati da due pesanti occhiaie e anche la voce era roca e stanca.
- Ho lavorato…- fu solo quella la risposta che diede, ma gli altri non fecero domande, vedendolo stanco e provato. Solo Fury fu più indiscreto, nella sua ingenuità, chiese proprio di colei che Mustang non voleva nominare in quel momento.
- Anche il tenente Hawkeye ha passato la notte in bianco? - Mustang abbassò lo sguardo verso il pavimento, la rivide di nuovo in lacrime ed ebbe una fitta la cuore. A rispondere fu l’ultimo arrivato, un biondo con una sigaretta perennemente in bocca, che non salutò il colonnello prima di entrare.
- Il tenente non sta molto bene, quando sono tornato in ufficio il colonnello mi ha chiesto di riaccompagnarla a casa perché aveva la febbre e io le ho detto di prendersi un giorno di riposo. Ho fatto male per caso colonnello?-
- Ah… no…- Non lo guardò neanche, ma aveva intuito nella sua voce molta disapprovazione, era frustante farsi riprendere da un sottoposto, lui che era sempre stato un modello di perfezione ora si sentiva solo uno schifo. Si alzò dalla sedia, chiedendo scusa e uscì dall’ufficio dirigendosi verso il bagno.
- Ma cos’ha il colonnello? Sembra distrutto.- Chiese Fury osservando lo sguardo stralunato che aveva Mustang e le facce perplesse dei compagni. - Non sarà successo qualcosa? Aveva quello sguardo anche quando il generale Hughes è…-
Non concluse la frase, tutti sapevano a cosa si riferiva e non aveva sbagliato poi di molto. Havoc li spronò ad iniziare a lavorare, ma fu lui il primo a non farlo. Uscì anche lui, seguendo gli stessi passi del colonnello. Entrò nel bagno, c’era un silenzio quasi palpabile, solo dopo qualche secondo, avvertì un tonfo da dentro una cabina, come un pungo contro la parete.
- Colonnello?- Non ricevendo risposta continuò lo stesso.- Il tenente è davvero malata, non è una scusa per non venire oggi, ma non crede che prendersela con un gabinetto non sia la soluzione. Non nego che ieri sera ero davvero deluso e arrabbiato con lei, poi sono rimasto un po’ di tempo con il tenente e lei mi ha detto che non è successo nulla di quello che avevo pensato. Non le credo affatto, visto che vederla piangere, e oltretutto in quel modo, non è una cosa che farebbe per nulla.- Si fermò cercando di capire se il colonnello lo stava ascoltando o meno, ma nuovamente Mustang si negò. - Ad ogni modo Riza mi ha fatto promettere che non avrei detto nulla ne fatto niente sull'accaduto e io farò come mi ha chiesto. Però, parlandoci da uomo a uomo, colonnello, se dovesse succedere di nuovo, butterò via tutto il rispetto che ho per lei. Può avere tutte le donne che vuole, anche quelle degli altri e senza problemi, ma lei non è una donna come tante, è una persona speciale per ognuno di noi e non voglio vederla soffrire a causa di un uomo, che sia lei o qualcun altro.- Havoc si era appoggiato al divisorio delle cabine, aspettando il colonnello.
- Havoc…- la voce giunse bassa e roca, sembrava stesse piangendo o comunque lo stesse trattenendo il più possibile. - Parlando da uomo a bastardo, quale io sono, credi che potrebbe mai perdonarmi per averla offesa in quel modo?-
- Ti ha già perdonato e non sei un bastardo.- Sentirsi dare del tu anche da Havoc gli provocava una strana sensazione, era un amico nonostante tutto e la cosa lo sollevava. Uscì dal bagno, cercando di nascondere le occhiaie e il viso smunto e si fermò a pochi passi dall’altro. - Se fossi stata una donna, mi sarei messo a piangere.-
- Bè almeno capirei che è dispiaciuto e che non voleva farle del male.- Mustang accennò una specie di sorriso forzato, si avvicinò al lavandino e si sciacquò il viso. Rimase qualche secondo con la testa a penzoloni in avanti, osservando il sottotenente dallo specchio.
- Ieri sera perché sei tornato qui?- Havoc lasciò andare le braccia lungo i fianchi e si avvicinò al colonnello porgendogli un fazzoletto con cui asciugarsi. Aspirò una boccata dalla sigaretta e rispose. - Avevo dimenticato il portafogli e sono venuto a riprenderlo.-
- Eppure non c’era. Dopo che te ne sei andato l’ho cercato, ma non c’era nessun portafogli in ufficio.- Alzò le spalle, sorridendo sornione.
- Meglio così, vuol dire che non l’avevo dimenticato.-

Il giorno era trascorso velocemente per molti di loro, mentre per il colonnello sembrava una giornata interminabile. Era stanco e spesso si appisolava sulla scrivania lasciando tutti sbalorditi. Non era mai capitato di vedere il colonnello così stanco, anche se era già capitato che se la dormisse della grossa a volte. Dormiva ancora quando Fury lo scosse per dirgli che era ora di andare via.
- Colonnello, è meglio che vada a casa. Ha bisogno di dormire decentemente e se vuole la accompagniamo noi.- Mustang sbadigliò strofinandosi gli occhi e alzò piano la testa che gli martellava da ore. Persino la voce bassa di Fury gli dava fastidio.
- Io veramente vorrei…-
- Vado io dal tenente a controllare se sta bene. Lei ha bisogno di riposare e se non verrà anche domani, andremo a trovarla tutti che ne dite?- Havoc lo aveva bloccato prima che potesse finire la frase. Non era una comportamento normale da parte del biondino dalla sigaretta perennemente accesa, ma Mustang sembrò non obiettare, anche se si era scurito di colpo e aveva annuito come rassegnato. Non gli era permesso neanche andarla a trovare per ora e a negarglielo era persino un suo subordinato. Falman aiutò il colonnello ad alzarsi e lo accompagnò a casa, mentre Havoc si dirigeva in macchina seguito dagli altri.
- Saluti il tenente da parte nostra e le dica di riguardarsi, si sente che non c’è.-
- Sei sempre il solito, comunque glielo dirò non preoccuparti.-
Havoc salì in auto e corse da Riza, come se non vedesse l’ora di vederla, decise di fermarsi solo per prendere qualcosa da mangiare per entrambi in una piccola locanda che aveva visto la sera precedente, sulla strada verso l'abitazione della donna.



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