FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 4

4.
Pioggia di vetri

So che non dovrei immischiarmi, l’alchimista di fuoco non ci interessa, ma quella donna più di una volta mi ha dato realmente sui nervi. Non so perché, pensavo di provare odio solo per acciaio, ma forse quello che provo verso di lei è semplice invidia. Coincidenze della vita direi, anche se la mia non si può chiamare vita. 
Anche se mi è stato chiesto di non immischiarmi, perché non farlo lo stesso, infondo fuoco sta diventando scomodo anche a lui e provvedere prima del previsto non mi sembra un’idea così sbagliata. Se lui lo vuole ammazzare fisicamente, magari io posso distruggerlo psicologicamente, gli sto girando intorno da troppo tempo, ad iniziare da quel colonnello che ho fatto fuori nella cabina telefonica. 
Se ora gli porto via anche lei magari si ammazzerà da solo e non dovremo sporcarci troppo le mani… 



Non era riuscita ad alzarsi dal letto per tutta la giornata, eppure non era la prima volta che aveva la febbre. Era andata a lavoro normalmente e nessuno si era reso conto di nulla. Invece questa volta non riusciva a muovere neanche un muscolo del corpo, immobile e dolorante non aveva dato da mangiare neanche a Black Hayate, che ormai guaiva da ore, ma non cercava nulla. Aveva visto che la sua padrona non stava bene e più di una volta aveva provato a farle compagnia. Provò ad alzarsi, si mise seduta, ma ebbe un capogiro così forte, che sbiancò di colpo e dovette appoggiarsi alla spalliera del letto.
Respirava in modo irregolare e temeva di svenire, ma resistette.
- Adesso ti do da mangiare, scusa piccolino non volevo ignorarti.-
Nonostante avesse fame, il cagnolino cercò di fermarla prendendole un pezzo del pigiama e cercando di dirle di tornare a letto. - Sei gentile, ma devo mangiare qualcosa anche io o non mi rimetterò.- Guardò l’orologio e si rese conto che probabilmente erano già tornati tutti a casa dopo il lavoro, Havoc non si era fatto vedere per tutto il giorno, ma quasi certamente avevano avuto molto da fare. Doveva essere grata al sottotenente, meglio essere rimasta a casa, vederlo per lei sarebbe stato troppo difficile. Indossò una vestaglia e andò in cucina, cercando qualcosa da dare al cagnolino e mettendo sul fuoco dell’acqua a bollire, per prepararsi almeno una minestra calda. Si sedette, aveva ancora la febbre alta e faticava a reggersi in piedi, ma doveva resistere, che razza di soldato era se cedeva per qualche linea di febbre? Eppure sapeva che non era quello a fermarla, ma qualcosa di molto più profondo. Solo un piccolo rumore di passi la fece sussultare, qualcuno che ora batteva alla sua porta. - Chi è?- chiese esitante. Possibile che Havoc fosse venuto a trovarla, nonostante la mole di lavoro che avevano accumulato e dovendo coprirla? Chiese di nuovo, ma non ricevette risposta. La cosa la mise in allarme e sebbene a fatica, riuscì a prendere da un cassetto, la fedele pistola e nasconderla sotto la vestaglia. Si avvicinò alla porta e chiese nuovamente.
- Tenente, sono io, Mustang. Mi ha accompagnato il maresciallo Falmann.- Gli occhi di Riza si spalancarono dallo stupore. Perché era venuto a trovarla? - Lo so che non vuoi vedermi, ma volevo solo assicurarmi che stessi bene, anche se mi rendo conto di non averne il diritto dopo…- Il cuore di lei iniziò a battere così forte che temette di perderlo da un momento all’atro, si era appoggiata allo stipite della porta ascoltando le parole di Roy, era dispiaciuto, aveva una voce roca e spezzata dal rimorso. - … quando Havoc mi ha detto che eri malata mi sono preoccupato, pensavo che non fossi venuta solo per colpa mia e in parte credo che sia anche per questo. Se non vuoi aprirmi va bene comunque, basta che mi dici come stai.-
Rimase in silenzio aspettando una risposta, che non ricevette. Poi il rumore di una serratura che girava e della porta che si apriva lo fece trasalire. Gli stava aprendo, ma non sapeva se rallegrarsi o temere la reazione della donna. In quel momento Riza gli apparve così piccola, chiusa in quella vestaglia azzurrina, i capelli in disordine e il viso pallido, arrossato solo sulle gote e gli occhi socchiusi. Non lo guardò in faccia, ma gli rispose.
- Io sono arrabbiata solo perché pensavo di contare qualcosa per voi, ma mi sono sbagliata. Domani verrò in ufficio e le cose riprenderanno come prima.-
- Non saranno mai come prima, tu non vuoi neanche che mi avvicini a te o non avresti la pistola sotto la vestaglia.- Se ne era accorto. Era solo una precauzione, ma non appena aveva sentito la voce del colonnello, non l’aveva poggiata, bensì l’aveva stretta ancora di più in mano. Riza si ritirò in casa chiedendo scusa, ma Mustang le sorride dicendo che se c’era qualcuno che doveva scusarsi era proprio lui. - Vuole entrare, le offro qualcosa da bere.- Riza tolse da sotto la vestaglia la pistola e la ripose su un piccolo ripiano a fianco della porta. Mustang accettò ed entrò in casa chiudendo la porta dietro di se. La donna si diresse verso il frigorifero cercando qualcosa da bere, non stava bene, ma voleva nasconderlo il più possibile.
- Lascia stare, dovresti metterti a letto e riposare, hai ancora la febbre alta.- Provò ad avvicinarla, ma tra i due si intromise Hayate, che iniziò a ringhiare contro il colonnello. Non voleva farlo accostare alla sua padrona, come se sapesse che era per colpa sua che lei soffriva. - Anche lui ha capito che ti ho fatto del male e vuole difenderti.-
- Lo lasci stare, infondo non ha tutti i torti. Mi aspetta qui, devo andare un secondo in bagno.- Hayate guardò la padrona allontanarsi dalla cucina, ma continuò a ringhiare contro il colonnello per impedirgli di raggiungerla. Mustang si avvicinò all’entrata e chiuse a chiave la porta, poi si rivolse al cagnolino ridendogli contro. Lo prese di scatto e lo gettò in un angolo, facendolo guaire dal dolore.
- Cosa è stato quel rumore?- Chiese Riza dal bagno avendo avvertito un frastuono sospetto.
- Black Hayate ha rovesciato la ciotola, credo che ora mi odi molto.- Riza non rispose, si era chiusa in bagno cercando di darsi una sistemata, aveva le occhiaie e il viso stanco, si lavò e chiuse meglio la vestaglia, poi fece per tornare in cucina, ma appena fuori si trovò davanti Mustang, che la guardava in modo troppo strano.
- Colonnello? C’è qualcosa che non va?- Era cattivo lo sguardo che le rivolgeva, malizioso e sadico e non le piaceva. Mai l’aveva guardata in modo tale, neanche quella notte.
- Magari potremo riprendere il discorso che abbiamo lasciato in sospeso.-
- Cosa…- Non riuscì a finire, Mustang le strinse il collo con una sola mano, una pressione che le impedì di respirare. Provò a divincolarsi, ma era debole e lui troppo forte. La lasciò di colpo facendola ricadere all'indietro, si chinò su di lei strappandole via, con una sola mano, la vestaglia. Riza tossì cercando di fermare la nausea che le saliva vorticosamente dallo stomaco. - Chi diavolo sei? Non sei il colonnello, lui…-
Nuovamente non le diede il tempo di finire la frase, la prese di peso gettandola sul letto e portandosi, con estrema velocità sopra di lei. Le bloccò le braccia con la sola forza di una mano e con l’altra le aprì il pigiama.
- Dici che non sono Mustang? Forse si e forse no, magari ho sempre voluto farlo, ma tu eri troppo stupida per capirlo!-
- No, non è vero!- Le bloccò la bocca con un bacio, era qualcosa di estremamente viscido e rivoltante. Approfittando del fatto che si fosse abbassato per baciarla, lo spinse via con la forza delle ginocchia, facendolo cadere a terra. Lui però fu più veloce a rialzarsi e la punì per averlo scacciato, la prese con forza sbattendola contro uno specchio in un angolo della stanza. Battè forte la schiena contro il vetro, che si frantumò in miriadi di pezzi, segnandole la schiena e le braccia. Alcuni frammenti rimasero conficcati nella pelle, mentre altri la ferirono nuovamente quando ricadde in avanti, segnandole anche il viso. Non riusciva a reagire, la febbre, il dolore delle ferite e lo shock di non capire chi aveva davanti. L’uomo, incurante delle condizioni della ragazza, la spogliò completamente e la prese per i capelli tirandole il viso verso di le, con la lingua le lambì le labbra assaporando il gusto del sangue, poi le infilò una piccola pasticca rossa in bocca costringendola ad ingoiarla.
- Vedrai non sentirai dolore e io potrò divertirmi almeno finché non arriverà quel biondino. Si è fermato a prendere da mangiare e ne avrà ancora per molto.-
La fece sdraiare a terra, incurante della pioggia di vetri che era sparsa a terra. Lui non sentiva dolore e se i frammenti lo ferivano ne rimaneva ancora più estasiato, al contrario lei, anche se aveva smesso dei sentire dolore probabilmente a causa di quella strana pasticca, non riusciva a muovere un muscolo e neanche a gridare, piangere o pregare che qualcuno l’aiutasse.

Stava perdendo tempo, aveva ordinato qualcosa da portare via velocemente, in un piccolo ristorantino poco lontano dalla casa del tenente, ma il cuoco era impegnato e anche scorbutico. Ci stava mettendo un infinità e per di più una cameriera dai lunghi capelli neri e un viso fantastico, lo stava intrattenendo per bene. Era davvero molto bella, alta e slanciata dalle forme ben definite e molto attraente, ma quella era la sera sbagliata per provare a rimorchiarlo, non ne aveva proprio voglia.
- A me piacciono molto i soldati, adoro la divisa, li rende così affascinanti.- Le parlava all’orecchio con una voce sensuale, toccandogli i capelli. L’unica cosa che stonava erano le mani fredde come il ghiaccio, ma lui non ci fece caso.
- Perdonami, sei una donna molto bella, ma stasera sono molto impegnato e non posso fermarmi molto. Per favore puoi chiedere al cuoco di sbrigarsi con la mia ordinazione.- La donna sorrise maliziosamente e scomparve in cucina.
- Ti avevo detto di non mangiarlo, adesso che gli diamo a quel soldatino.-
- Ma io avevo fame e poi aveva già preparato tutto guarda.- La persona che aveva risposto, sollevò un dito obeso verso un cestino sistemato con cura in un angolo, la donna allungò due dita verso il cestino e lo avvicinò a lei, poi uscì dalla cucina e lo porse al giovane.
- Ti conviene sbrigarti, o si fredderà.- Havoc poggiò delle banconote sul bancone e corse verso la macchina per dirigersi da Riza. Non appena rientrò in cucina, oltre al grasso e basso uomo che c’era prima, ne trovò un altro, dai lunghi capelli di uno strano colore verde.
- L’hai uccisa?- chiese lei togliendosi la divisa da cameriera e mostrandosi con un abito nero e lungo, che esaltava uno strano tatuaggio rosso tra l’incavo dei seni.
- Forse, chi può saperlo.- Alzò le braccia, come a significare che non gli importava poi molto di quello che sarebbe successo. - Però è stato estremamente divertente, alla fine ha iniziato a piangere e non si muoveva neanche più. L’ho sistemata in una posa scenica, chissà se piacerà anche al biondino come piaceva a me.-
Rise. La donna non era molto convinta che avesse fatto una cosa intelligente, ma infondo non le importava. Loro avevano un unico desiderio e avrebbero fatto di tutto per realizzarlo, magari così avrebbero costretto acciaio a tornare in città e loro si sarebbero potuti impossessare una volta per tutti di ciò che bramavano sopra ogni cosa.



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