FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 5

5.
Lievi battiti

Eravamo lontani quando ci giunse la comunicazione. Il colonnello Mustang richiedeva la mia presenza al più presto a Central City. Parlai con il sottotenente Maria Ross, ma capii dal tono che c’era qualcosa di veramente grave dietro quella voce roca e spezzata, tratteneva forse lacrime amare, che non doveva versare, anche se lo voleva. 
Fortunatamente eravamo a Reesembool quel giorno, Winry volle tornare con me in città a tutti i costi e anche il mio fratellino Al era preoccupato, sebbene il suo viso non poteva esprimerlo. Alla stazione, in una mattina di pioggia in cui il sole non vuole mai sorgere da dietro quelle nubi nere come la pece, ci fu detto tutto. 
Strinsi così forte i pugni che ad un certo punto sentii uno strano rumore metallico, uno scricchiolio sinistro, ma feci fatica a capire se era il mio auto-mail o il mio cuore ad essersi incrinato. 
E così avevano colpito di nuovo, il motivo lo avrei scoperto io… 


Era sotto casa del tenente, stando attento a non far bagnare la cena che si era conquistato resistendo a quella donna. Dovette fermarsi davanti al portone principale, una figura scura era fissa sulla soglia, indeciso se proseguire o meno, cercava di schermarsi dalla pioggia, che gli ricordavano una qualche colpa, pioggia simile a lacrime. Si avvicinò poggiandogli una mano sulla spalla.
- Lo so che mi avevi detto di non venire, ma voglio solo sapere. Andrò via se non mi vorrà.-
Accennò un assenso con la testa ed entrarono, salirono lentamente le scale. Udivano la voce di due persone che parlottavano proprio al piano di sopra. Erano una vecchietta dalla faccia simpatica e furba e una donna grassottella, erano ferme proprio davanti la porta del tenente.
- Buona sera signore, è successo qualcosa? Come mai siete davanti la porta di quell'appartamento?- Le donne si voltarono verso i due uomini, riconobbero le divise dell’esercito e sorrisero avvicinandosi ad entrambi.
- Meno male, il cane della signoria Hawkeye non fa che abbaiare, abbiamo cercato di chiamarla ma non risponde, non crede che sia maleducato lasciare un animale solo in casa?- Havoc e Mustang si guardavano pensierosi.
- Si sbaglia signora, il tenente Hawkeye è malata ed è rimasta a casa per tutto il giorno.- Non finì di parlare, che Mustang si era già catapultato contro la porta bussando a più non posso, sentiva i lamenti di Black Hayate da dentro e la cosa non gli piaceva. Anche Havoc capì la preoccupazione dipinta sul viso del colonnello, chiese alla donna di tenergli la cena e alla vecchietta di chiamare subito un ambulanza.
- Tenente! Tenente Hawkeye risponda! Rispondi Riza!- La chiamarono in coro, ma non ebbero risposta. La porta era chiusa a chiave e la tensione era alle stelle, la donna paffuta era immobile e spaventata allo stesso tempo, preoccupata che potesse essere accaduto qualcosa di male.
- Havoc spostati, butterò giù la porta!- Mustang si infilò il guanto alchemico alla mano destra e si spostò di qualche passo dalla porta. Fissava la maniglia con estrema attenzione, Havoc riconobbe in lui l’alchimista di Fuoco che tanto ammirava. Schioccò le dita provocando una piccola e precisa esplosione a livello della serratura, Havoc aprì la porta con una forte spallata ed entrarono. Il biondino prese in braccio il cucciolo, notando che era ferito e tremante. La stanza era chiusa in un’oscurità opprimente, eppure era permeata da uno strano odore di chiuso e ferro. Sangue.
Roy si precipitò in camera da letto, aprì a forza la porta facendola saltare come la precedente, ma non regolò bene il colpo, forse per l’agitazione, che il legno iniziò ad incendiarsi. Entrò cercando la donna e il suo cuore smise di battere nell’istante in cui le sue iridi nere si posarono sul suo corpo. Lo stesso effetto ebbe anche il biondino che, non appena spente le piccole fiammelle dell’asse della porta, volse lo sguardo nella stessa direzione che fissava il colonnello, la sigaretta gli cadde a terra lasciandolo a bocca aperta e pieno di paura.
Solo il grido della donna dietro di loro riuscì a destarli da quel torpore, la donna si era portata le mani davanti agli occhi cercando di non guardare ciò che l’aveva terrorizzata, crollò a terra singhiozzando. Dal soffitto pendeva una corda, fine e logora, alla cui estremità erano legati i polsi della donna, sospesa a mezz’aria, completamente nuda, ricoperta di sangue, che scendeva verso terra creando una pozza rappresa; pallida e priva di vita, gli occhi chiusi e il respiro impossibile da percepire. Mustang si tolse la divisa e cercò di tirarla giù aiutato da Havoc che tagliò la corda e aiutò il colonnello a stenderla a terra, coprendola come meglio potevano.
- Non… non respira.- la sua voce era simile ad un lamento soffocato, come se qualcuno lo stesse strozzando, le mani di Havoc tremavano, mentre cercava di fermare il sangue che sgorgava dai polsi di Riza. Mustang le prese il mento con la mano aprendole la bocca e iniziò a insufflarle l’aria per farla respirare, si inginocchiò al suo fianco, contando con due dita la distanza dello sterno e delle costole, poi incrociò le mani e iniziò con il massaggio cardiaco. Havoc lo guardava attentamente, leggendo in lui sentimenti contrastanti, rabbia, paura, tristezza, disperazione.
- Uno… due… tre… quattro… cinque… respira…- Si abbassava ogni cinque massaggi, soffiando l’aria direttamente nei polmoni. Havoc era come ipnotizzato dal movimento automatico del petto della donna che si alzava ogni volta che lui si piegava per respirare, ma poi si riabbassava senza dare segni di continuare quello sforzo. Allora Mustang ricominciava, cinque massaggi e un insufflazione, così per un tempo che sembrò interminabile.
In poco tempo, sentirono giungere da lontano le sirene dell’ambulanza, ma Mustang non cessò di soccorrere la donna. Persino i medici fecero fatica a toglierlo dal quel corpo, per curarla e portarla via.

Stava dormendo da qualche ora, come suo solito in una posizione scomposta e a pancia scoperta. Parlava nel sonno agitandosi e cercando di menare le mani al vento, dall’angolo della stanza Al lo guardava stupendosi di come potesse dormire e agitarsi in quel modo. Un po’ lo invidiava, perché chiuso in quell’armatura di ferro ed essendo solo anima, non poteva e non aveva bisogno ne di riposo ne di cibo, ma gli mancavano quelle sensazioni che ormai faticava perfino a ricordare. Il suono del telefono lo colpì improvviso, non si alzò perché sapeva che Winry era ancora sveglia. Erano giorni che continuava a passare notti insonni cercando di migliorare gli auto-mail di Ed prima che ripartisse. Al la sentì rispondere e rimase in ascolto.
- Pronto casa Rockbell, parla Winry.- Al avvertì uno strano silenzio, Winry non parlava più forse rimanendo in ascolto del suo interlocutore, ma era un silenzio strano, come se non sapesse cosa dire. - Si, sono qui entrambi. Sottotenente Ross è successo qualcosa, la sento strana?- Un altro silenzio poi uno strano lamento, che mise in allarme Al. Si alzò e andò a svegliare il fratello dolcemente, scuotendolo con attenzione. - Fratellone, fratellone svegliati, forse è successo qualcosa.-
La voce di Al era accorata, ma Ed scattò a sedere come una molla sbadigliando e reggendosi poi al muro al suo fianco per non perdere l’equilibrio.
- Al, ma che cavolo succede?- Sbadigliò copiosamente, sistemandosi i capelli che si erano completamente sciolti e gli davano fastidio agli occhi.
- Non lo so, ma Winry ha risposto al telefono e ho avuto uno strano presentimento.-
- Va bene mi alzo.- Lo fece come per disperazione, indossava solo i boxer bianchi e per un attimo rabbrividì per il freddo contatto con il pavimento. Uscì dalla stanza lentamente, cercando in quella adiacente la figura di Winry, era ancora attaccata alla cornetta del telefono, ma aveva uno sguardo che ad Ed non piacque affatto. Si precipitò al telefono, strappandogli la cornetta.
- Pronto sono Edward Elric, chi parla?-
- Ed, sono Maria Ross.- seguì un silenzio strano, la voce della donna era roca, come se fosse malata o stesse trattenendo le lacrime, poi continuò. - Ed, il colonnello Mustang... devi tornare a Central City, prendi il treno che parte tra un ora e vieni qui, per favore.-
- Che significa? Cosa è successo, Mustang non ci ha mai richiamati in questo modo. Se è successo qualcosa voglio saperlo adesso!-
- Ti prego Ed, non farmelo ripetere, parte tra un ora. Ci vediamo alla stazione.-
Maria Ross, riappese senza dare il tempo a Edward di capire, ma stranamente prese molto seriamente quella chiamata e corse a vestirsi in pochi secondi. Winry entrò nella stanza di Ed osservandolo mentre riordinava alla rinfusa qualche vestito nella valigia e corse ad aiutarlo, spostandolo e provando a calmarlo.
- Ed, voglio venire anche io a Central.- chiese lei mentre piegava una maglietta chiudendo poi la valigia.
- Meglio di no, se è qualcosa di pericoloso è meglio che tu non ne rimanga immischiata. Mustang può richiamarmi per affidarmi un qualche incarico e potrebbe essere pericoloso.- Provò ad essere serio e freddo con la ragazza, ma stranamente lei non reagì in modo violento come era abituata a fare. Gli porse la valigia e lo guardò dritto nelle iridi ambra del giovane.
- Se è solo per un incarico, perché al telefono stava piangendo? Non sono stupida Ed, potrebbe essere morto.-
- Non ci hanno avvertiti quando è morto Hughes, perché dovrebbero farlo ora!- Ed lo aveva gridato, tanto che anche la vecchia Pinako era arrivata nella stanza, rimanendo stupida di trovare tutti svegli e vestiti. Winry abbassò lo sguardo tenendosi il braccio con la mano, non sapeva che cosa dirgli. Non lo aveva mai visto così arrabbiato.
- Potrebbe essere successo qualcosa di grave, non credi?-
- Allora a te che importa? Se fosse crepato dovresti solo esserne felice!-
- Fratellone ma che dici!- Intervenì Al, ma troppo tardi perché Winry lo colpì in pieno viso con uno schiaffo carico di amarezza.
- Non è così, ho imparato a perdonare le persone quando non sono responsabili di ciò che fanno e io verrò in città con te che tu lo voglia o meno.- Ed si voltò di scatto verso la porta esortando il fratello a seguirlo.
- Fa come ti pare, ma il treno parte tra un ora e devi sbrigarti.- Fece ancora qualche passo e si fermò sulla soglia voltandosi di poco per guardala ancora una volta. - Mi dispiace Winry, non volevo dirti quelle cose.-
- Non importa.- sorride dolcemente e anche Ed rispose a quel gesto con una abbozzo di sorriso, anche se estremamente preoccupato. - Mi preparo in dieci minuti.-
Corse via nella sua stanza, mentre Ed e Al l’aspettarono fuori. Era freddo e l’aria soffiava fastidiosa e leggermente umida.
- Fratellone, se Winry avesse ragione?-
- Smettila Al! Quello li non lo ammazza nessuno.-
Eppure neanche lui ne era convinto. Partirono per la città, il cuore a mille e tanti dubbi, non sapevano che aspettarsi una volta alla stazione e l’idea di dover dare l’addio ad un altro compagno era per loro insostenibile. Era appena l’alba quando arrivarono alla stazione, erano stanchi e assonnati, ma non avevano chiuso occhio per tutto il viaggio, rimanendo in silenzio a rimuginare su ogni cosa. Sentivano le gocce della pioggia picchiettare sul tetto del treno e scivolare sui vetri. Pioveva da giorni interminabili, chissà se una volta finita tutta quella strana storia, avrebbe smesso?
Scesero piano i gradini del treno, era tutto silenzioso e desolato, a quell’ora del mattino non erano molte le persone che decidevano di partire. L’avevano visti dal treno, il tenente Maria Ross e il sergente Brosh fermi accanto ad una panchina della stazione, seduti e con il viso pallido. Si alzarono non appena li videro arrivare e accennarono un piccolo saluto militare. Ed scosse la testa, come a dire che non era affatto necessario, infine chiese la cosa che più lo opprimeva.
- Si tratta di Mustang, gli è successo qualcosa? Per caso è…- Fu il biondino a rispondere con un segno negativo della testa, strofinandosi nervosamente un braccio.
- Lui non sta bene, ma non perché è ferito, insomma…- Si morse il labbro inferiore, come se non sapesse come spiegare una cosa simile ad un bambino. Ed spalancò gli occhi facendo un passo indietro e lasciando cadere la valigia a terra.
- Si tratta del tenente Hawkeye? E' per lei che ci avete chiamato, non è morta vero?- Maria Ross rimase impressionata dalla capacità del ragazzino di intuire la situazione.
- Sembra che sia stata aggredita nel suo appartamento, quando il colonnello Mustang e il sottotenente Havoc sono andati da lei, l’hanno trovata in condizioni critiche. Mi è stato chiesto di consegnarti il fascicolo sul caso, Mustang vuole che te ne occupi tu, anche se per un ragazzino sono immagini forse troppo forti.-
Maria Ross gli stese un pacchetto di fogli dentro ad una copertina gialla, Ed slacciò lo spago che chiudeva il fascicolo e lo aprì, cercando di nasconderlo al fratello e alla ragazza. C’erano parecchie foto della casa del tenente, completamente messa a soqquadro, vetri sparsi dappertutto e sangue in ogni dove, immagini del suo corpo, completamente sfigurato dalle lesioni, il cuore di Ed perse qualche battito, ma cercò di rimanere obiettivo e le esaminò come se stesse guardando tutt’altro, si sforzò di rimanere impassibile, ma dentro di lui qualcosa gridava, urlava e si dibatteva per l’ingiustizia a cui doveva assistere.
Infine vi trovò un piccolo biglietto, la calligrafia era di Mustang, ma era scritta velocemente e in preda alla rabbia.
“ Mi fido di te Ed, ti ho fatto chiamare perché sei l’unico a cui posso affidare la sua vita in questo momento… io non ce la faccio. Te lo chiedo da uomo a uomo, trova quel bastardo che le ha fatto questo…” 
Trattenne le lacrime, gocce intrise da una rabbia profonda. Chiuse il fascicolo e lo porse ad Al, chiedendogli di custodirlo, ma non leggerlo per nessuna ragione.
- Come sta la signoria Hawkeye ora?- chiese disperatamente Winry dopo che Ed ebbe terminato di leggere il rapporto.
- In questo momento è in prognosi riservata, nessuno ha il permesso di andare a farle visita. Il colonnello è in ospedale da ore ormai, ma non si sa nulla.- Rispose la donna cercando di essere il più distaccata possibile.
- Al, Winry voi andate in ospedale, vi scorteranno loro e rimanete li fino a che non verrò io.-
- Ed, che hai intenzione di fare?- Chiese la ragazza con le lacrime agli occhi, trattenendolo per un braccio. Ed la scostò dolcemente abbracciandola di sorpresa. Poggiò la fronte sulla spalla della ragazza, parlandogli sottovoce. - Rimani sempre insieme ad Al e se lui non c’è non ti allontanare dall’ospedale e non uscire senza una scorta. Io devo indagare su questa faccenda, non voglio che ti accada qualcosa.- Le posò un leggero bacio sulla guancia e si rivolse ai due militari, che li guardavano dolcemente, avevano capito bene il motivo di quel gesto.
- Vi affido Winry, non lasciatela sola per nessun motivo.-
- Non serviva neanche chiederlo. Stai attento Ed.- Il biondino corse via salutandoli da lontano. Per prima cosa aveva bisogno di indizi e doveva cercarli nell’appartamento della donna. Resistere e continuare senza lasciarsi coinvolgere più di tanto, queste le parole che si ripeteva mente correva, eppure era tardi per farlo, ormai si era lasciato manovrare dalle emozioni.



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