FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 7

7.
Senza di lei... morirei

Winry ha voluto rimanere sola con il colonnello Mustang. 
Chissà come sta in questo momento? 
Quando l’ho visto ho avuto un tuffo al cuore, mi mancava l’aria e credo di aver fatto una faccia da idiota, ma cosa potevo fare? 
Mi ha chiesto di chiamare Ed e farlo tornare subito in città, era ubriaco quando lo ha fatto, ma io non ho avuto cuore di dirgli nulla. Neanche i suoi sottoposti riuscivano a parlare, Havoc si guardava le mani come se fossero ancora sporche di sangue, mentre gli altri stavano quasi per mettersi a piangere, in quel momento ho pensato che come soldati non erano un gran che, ma quando ho sentito la voce di Ed al telefono, preoccupato che mi chiedeva il motivo della telefonata, ho avuto un groppo in gola ed era molto doloroso. 
Temo per lui come per tutti gli altri solo che non posso darlo a vedere…questo fa un soldato e a volte odio me stessa per esserlo… 



Da quando era tornato in città non aveva fatto altro che correre sotto quella pioggia fine, ora però stava correndo verso l’ospedale. Il cuore e la testa gli martellavano all’unisono e poi voleva sapere delle condizioni del tenente. Non l’avrebbe mai detto, ma è vero che ci si accorge di voler bene ad una persona quando sai di perderla e lui voleva bene al tenente. Quella donna che sapeva essere fredda come un ghiacciolo, ma che sapeva sorridergli scaldandogli il cuore, un sorriso quasi materno. Scosse la testa scacciando quella terribile malinconia e continuò la sua corsa. Ci impiegò più di quindici minuti per arrivare, era bagnato fino alle ossa e stanco, ma non si fermò.
Entrò nell’ospedale, fermandosi davanti al banco d’entrata.
- Cerco la stanza del tenente Riza Hawkeye, sono…-
- Fratellone.- Ed volse lo sguardo verso la grande armatura contente l’anima di suo fratello e si avvicinò a lui. Aveva i capelli completamente sciolti che gli si incollavano al viso, i vestiti zuppi che lasciavano una scia di gocce sul pavimento. - Ti prenderai un accidenti se rimani bagnato.-
Ed si accorse che Al stava girando intorno al discorso principale, ma cercò di non essere aggressivo e gli sorrise.
- Hai ragione, ma adesso non posso pensare a me stesso. Dov’è il colonnello?- Chiese sistemandosi la treccia dietro la schiena.
- Winry è con lui e ci ha chiesto di lasciarla sola per un po’. Del tenente non si sa ancora nulla.-
Al gli porse la valigia con gli abiti chiedendogli di cambiarsi. Ed acconsentì e si chiuse in bagno. Non aveva detto nulla al fratello di quello che aveva scoperto, anche se ne era sicuro. Si cambiò indossando una maglietta rossa e un paio di pantaloni neri e tornò dal fratello, con l’intenzione di andare dal colonnello. Al lo accompagnò verso il corridoio dove incontrarono i sottoposti di Mustang insieme a Maria Ross e al sergente Brosh, tutti seduti su una fila di sedie metalliche e in segreto silenzio. La donna scattò in piedi non appena lo vide, gli accennò un saluto, forza dell’abitudine, ma stavolta Ed non ci fece caso.
- Notizie?- chiese lui con un filo di voce.
- E tu?- Rispose lei tutto d’un fiato. Ed capì che non c’erano novità sulle condizioni della donna, ma lui al contrario ne aveva.
- Devo parlare con il colonnello, credo di avere degli indizi.-
Questa volta fu Havoc a scattare dalla sedia come una molla. In tutto il tempo non aveva fatto altro che rimanere in silenzio a guardarsi le mani, come se sentisse ancora l’odore del sangue di Riza su di se. Non aveva acceso neanche una sigaretta per tutto il tempo e non solo perché erano in un ospedale, quella che aveva gettato nell’appartamento della donna, forse era stata per lui l’ultima.
- Hai scoperto chi le ha fatto questo? Ed dimmelo, voglio sapere chi è questo bastardo!-
- Calmati, non sei nelle condizioni di agire ora e poi ho solo degli indizi.- mentiva, ma Havoc era sconvolto e lui non sapeva altro modo per fermarlo. Sarebbe stato capace di correre da lui e prenderlo a pugni in quel momento, ma Ed sapeva che sarebbe stato inutile, il suo avversario non era un tipo facile da far fuori.
- Stai semplicemente mascherando la verità! Noi tutti vogliamo saperlo, basta tenerci all’oscuro!- Anche gli altri assentirono a quelle parole, ma Ed non si fece per nulla impressionare.
- E cosa vorreste fare? Lo capite che in questo momento lei ha bisogno di sentirvi vicini. Non capite che quello che le manca è la forza di svegliarsi? Il colonnello ha affidato a me questa missione e come alchimista di stato posso essere considerato un vostro superiore. Non immischiatevi e questo è un ordine.-
- Fratellone perché ti comporti così?- Al non riconosceva neanche più suo fratello, non aveva mai parlato con quel tono autoritario, ne si era mai appoggiato al suo titolo di alchimista per dare ordini. Al contrario Maria Ross forse lo aveva capito, non voleva comandare, bensì far capire a tutti che ora dovevano fidarsi di lui.
- Ed ha ragione, ma come nostro superiore credo che sappia quali responsabilità comporti il ruolo che si è imposto?- Ed fissò la donna, lei gli rivolse un sorriso di fiducia piena nei suoi confronti, così fecero anche gli altri.
- Vi chiedo di fidarvi di me, io posso combattere chi le ha fatto questo, voi no e non voglio che un’altra persona rimanga coinvolta, se le hanno fatto questo è stato solo per colpa mia.- Aveva tirato fuori la verità che si portava dentro e che faticava ad accettare, ma era vero.
Se Envy aveva colpito Riza, era solo perché lo voleva a Central City.

Era rimasta in silenzio per molti minuti, il colonnello si era addormentato dolcemente appoggiato alla sua spalla, ogni tanto mugugnava qualcosa, ma lei non riusciva a capire cosa stesse sognando. Si volse solo quando sentì il rumore di passi provenire dal corridoio, spostò lo sguardo fermandolo sulla figura di un ragazzo biondo che la guardava in modo strano.
- Sei già di ritorno? Hai scoperto qualcosa?- la voce di Winry era simile ad un sussurro. Ed si avvicinò a lei osservando il colonnello che dormiva proprio al suo fianco, sorrise, come se fosse felice di vederlo sereno in qualche modo. - Ha bevuto, per questo si è addormentato. Non era ubriaco, ma se non lo avessi fermato lo sarebbe diventato presto.-
- Ho degli indizi. Sai niente sulle condizioni del tenente?-
- Non è uscito ancora nessuno e le infermiere non vogliono dire nulla. Ho paura Ed e se…-
- Non dirlo!- Se avesse potuto, lo avrebbe gridato con tutto se stesso, ma si trattenne stringendo i pugni. - La colpa è mia, volevano arrivare a me e naturalmente non si sono accontentati di chiamarmi in modo normale.-
In quel momento il colonnello scattò a sedere come se fosse stato fulminato, fu così veloce che il cuore di Winry prese a battere freneticamente per lo spavento. Non riuscì a spiegarsi il perché di quel gesto, ma come un presentimento capì che era ora di sapere qualcosa su di lei. Quella luce che per ore era rimasta accesa, mandando bagliori rossi sulla parete immacolata opposta, si era ora spenta. Tutti e tre trattennero il respiro, come se fosse vietato.
La ragazza e il colonnello si alzarono in attesa, lei prese la mano del biondino cercando come protezione, un sostegno se fossero giunte cattive notizie, lui le diede ciò che cercava. La porta si aprì lentamente, da cui uscì un uomo brizzolato chiuso in un camice verde, si tolse la mascherina gettandola in un cestino e si passò una mano sui capelli, spostandoli dagli occhi nocciola, era sudato e visibilmente stanco.
Scese un silenzio quasi mortale.
- Do… dottore come sta?- Più che una richiesta sembrava un lamento di dolore, la voce di Mustang somigliava a quella di un bambino ferito. Il medico ci impiegò un po’ prima di rispondere, anche se il suo sguardo non era dei più confortanti.
- La signorina Hawkeye ha riportato gravi lesioni esterne e un trauma celebrale, abbiamo riscontrato circa tre costole incrinate, la spalla destra completamente lussata, ferite ed ematomi su tutto il corpo non solo causate dalle percosse, ma anche con armi da taglio, le più gravi erano ai polsi. L’emorragia in qualche modo è stata bloccata dalla corda con lui l’hanno legata… - Mustang provò a dire qualcosa, ma il medico lo fermò con un gesto della mano quasi spazientito dall’impertinenza dimostrata. - Mi lasci terminare. L’hanno drogata con qualche strano farmaco che non conosciamo, inquinandole il sistema circolatorio. Ad ogni modo siamo riusciti a stabilizzare le sue condizioni, ma è entrata in coma. Non possiamo fare altro mi dispiace.-
- Che diavolo significa che non potete fare altro!?- Mustang era furioso, afferrò il medico per il camice sollevandolo quasi da terra.
- Colonnello si calmi per favore!- Winry lo afferrò per un braccio, ma sembrava tutto inutile.
- Come faccio a calmarmi, questo imbecille non sa fare altro che elencarmi quello che ha e dirmi che non può fare niente! La sua compassione può anche mettersela in un altro posto, non…- Winry lo colpì e Mustang lasciò andare il povero dottore sconvolto. Il colonnello si portò una mano al viso, nel punto in cui si stava formando il segno rosso della mano della ragazza.
- Le sembra il modo di fare o di agire? Crede che prendere a pungi il dottore possa far svegliare Riza? Cerchi di ricomporsi e la smetta di fare il bambino!-
Fu come se il tempo si fosse fermato, come se tutto non avesse più peso, la rabbia e la frustrazione erano sparite lasciando posto ad uno strano bruciore sul viso. Lacrime calde e piene di tristezza scesero dagli occhi corvini dell’uomo ormai sconvolto. Cadde in ginocchio nascondendo quel sentimento alla vista di chiunque lo stesse guardando. Le mani dolci della ragazza lo presero per le spalle, scusandosi per essere stata così avventata.
- Non devi, sono io che devo scusarmi, ma io senza di lei… morirei!- L’aveva gridato forte, quell’ultima parola era carica di tutto ciò che il colonnello si portava dentro il cuore da tempo. La ragazza lo abbracciò d’istinto proteggendo quel fragile uomo che aveva smesso di essere un soldato o un alchimista. Ed si avvicinò al medico chiedendogli come stesse, l’uomo rispose ancora leggermente scosso.
- Mi dispiace per la reazione che ha avuto. Possiamo vedere il tenente?-
- Solo uno alla volta, potete parlarle, ma dovete rimanere calmi o peggiorerà solo la situazione.-
Il medico li lasciò allontanandosi lentamente. Ed si rivolse al colonnello cercando di farlo tornare in se.
- Colonnello credo che il primo a dover entrare sia lei, ma non le permetterò di andare se prima non si calma e non recupera un po’ di lucidità.- Il colonnello si alzò in piedi sistemandosi i capelli e cercando di calmarsi. Gli sorrise leggermente ed entrò nella stanza.
Chiuse la porta dietro di se e respirò profondamente, la stanza era permeata da un odore di medicinali e disinfettante, era candida come la neve e fresca. Si avvicinò al lettino sistemato proprio al centro della stanza e si sedette su una piccola sedia in legno proprio al fianco. Con gli occhi percorse la forma del corpo della donna che dormiva nel letto, i capelli erano sparsi sul cuscino, il viso era pallido, le bende la coprivano quasi completamente, lasciando scoperti gli occhi chiusi e la bocca, su cui era posata una maschera per l’ossigeno. Le avevano fatto mettere uno di quei camici ospedalieri bianchi, le braccia che uscivano fuori dal lenzuolo erano immobili e fasciate, osservò il petto che si alzava meccanicamente grazie ad una macchina al fianco del letto, che produceva un fastidioso e regolare rumore metallico. Mustang le accarezzò il viso delicatamente, come se temesse di romperla. - Sai credo davvero di non capire nulla della vita. Come ho fatto a ferirti in questo modo? Che razza di uomo sono e tu come hai potuto seguire ciecamente un essere come me? Quella sera ti desideravo davvero, con tutto il mio corpo e la mia anima, ma mi sono comportato male, non ho dato peso ai tuoi sentimenti credendo che non mi avresti rifiutato. Non credo tu possa perdonarmi, ma non è questo quello che voglio adesso, l’unica cosa che desidero è riaverti indietro, voglio che tu mi prenda a schiaffi per quello che ho fatto, voglio sentire la tua voce che mi grida contro arrabbiata, ma non voglio più vederti piangere. Vorrei vederti davanti a me come tutte le mattine, come tutte le volte che mi riprendi perché non lavoro seriamente o che mi sostieni perché sto per crollare. Temo persino a sfiorarti, ho paura che tu non voglia avermi vicino, ma se è così dimmelo ti prego, apri gli occhi e dimmi di andarmene via. -
Da fuori la stanza, anche se non era loro intenzione, tutti ascoltavano le parole di Mustang, le sue suppliche di riaverla indietro. Si erano precipitati non appena erano stati avvertiti che potevano vederla, ma ora nessuno aveva il cuore di entrare. Winry si era stretta tra le braccia di Ed, nascondendo il viso rigato dalle lacrime agli occhi degli altri, lui le accarezzava i capelli chiedendole di calmarsi, eppure anche i suoi occhi dorati bruciavano e ogni parola che sentiva provenire da dentro gli pungeva il cuore. Al non poteva, ma stava piangendo in silenzio seduto in un angolo che si reggeva le gambe con le braccia metalliche, stando attento a non fare rumore.
Havoc e gli altri soldati erano chiusi in un sinistro silenzio, tutta quella storia, quel dolore li univa come non mai eppure avrebbero preferito rimanere lontani, nascondere i propri sentimenti per sempre.
Dimenticare era impossibile, capire era impossibile, vendicarsi non lo era e di questo Ed ne era certo. “Ti troverò Envy… questa volta non sarà come le altre, questa volta ti ucciderò… chiunque tu sia, anche se dovrò cercare le tue ossa fino in capo al mondo… prometto che ti rispedirò da dove sei venuto… questa è una promessa… aspettami!”



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