FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 8

8.
La ricerca di acciaio

Non ho mai visto mio fratello così deciso, mai in tutta la nostra vita insieme gli ho letto quei sentimenti negli occhi. Non vuole che io vada con lui, non ci siamo mai separati e ora non vuole neanche dirmi cosa ha scoperto. Forse c’entra la pietra filosofale, ancora una volta nella nostra vita, quel mito condiziona le nostre azioni. 
Eppure non si era mai rifiutato di avermi accanto, mai mi aveva tenuto all’oscuro delle sue azioni, forse so perché lo fa, ha solo paura di perdere anche lui qualcuno a cui tiene e ridursi come il colonnello Mustang e mio fratello è troppo orgoglioso per farlo, anche se questo significherebbe soffrire cento volte di più. 
Poi mi ha chiesto di non lasciare mai sola Winry, vederli così vicini mi rende felice, anche se un po’ sono geloso, lui può toccarla, sentire il calore della sua pelle. 
Io le ho dimenticate tutte quelle sensazioni. Ad ogni modo farò come mi ha chiesto, questa è la sua battaglia personale ormai, io non posso entrarvi…



Quando il colonnello decise di uscire dalla stanza del tenente erano passate più di due ore. Ed si era appisolato insieme a Winry su una sedia, accanto a lui tutti gli altri stavano sonnecchiando tranne Alphonse, che non ne aveva bisogno. Si affacciò svegliando il ragazzino biondo, che scattò come una molla in piedi.
- Calmo Acciaio, non voglio saltarti addosso!- Lo disse ridendo, come per riacquistare la sua ironia strafottente, ma era stanco, gli occhi scuri segnati da profonde occhiaie.
- Il tenente sta bene?- Chiese Ed cercando di ricomporsi e senza dare a vedere al colonnello che lo trovava troppo stanco e affaticato.
- Sta dormendo, è meglio che riposi così potrà riprendersi. Devo parlarti in privato, andiamo nel mio ufficio alla centrale.- Il ragazzo acconsentì, ma quando sentì che anche il fratello si stava alzando lo fermò in tempo.
- Non questa volta Al ti prego, tu devi rimanere qui a proteggere Winry e Riza, devi prometterlo.- Voleva ribattere, ma non ne ebbe la forza, era serio, troppo per suo fratello e come risposta si sedette di nuovo.
- Ed? Dove vai?- La voce impastata dal sonno di Winry lo fece voltare di nuovo. Ed incrociò le perle azzurre della ragazza, che brillavano leggermente sotto le palpebre semichiuse. Si avvicinò piano, mentre lei si strofinava gli occhi provando a mettere a fuoco la figura del ragazzo.
- Io ho da fare, tu rimani con il tenente e Al ok?- Si era avvicinano molto a lei, poggiandole le mani sulle spalle e portandola a poggiare la schiena contro il muro. La fissava come se non la vedesse da anni, come se fosse l’unica donna su cui avesse poggiato quelle iridi dorate, così penetranti e affascinanti.
- Cos’hai Ed, è successo qualc…-
Fu veloce, forse troppo. Winry lo vide chiudere gli occhi e poggiare le sue labbra sulle sue, calde e morbide, cercando una risposta. Winry schiuse lentamente le sue, permettendo al ragazzo di raggiungerla più facilmente. Era un bacio pieno di sentimento, un bacio voluto e desiderato. Un bacio carico di promesse future, in cui si abbandonarono entrambi senza pensarci. Quando il biondo si staccò le chiese di dormire ancora e lei gli obbedì senza chiedere oltre, osservandolo mentre si allontanava all’ombra del colonnello.

Raggiunsero la macchina, il cielo era scuro, ma almeno per qualche ora aveva smesso di versare tutta quell’acqua. Salirono e Mustang accese il motore uscendo dal parcheggio dell’ospedale. Gettò l’occhio sul ragazzino al suo fianco che si toccava le labbra come se non sapesse cosa aveva appena fatto.
- Hai fatto bene, però è vero che si riesce ad essere se stessi quando si teme di perdere una persona, se non fosse accaduto nulla a Riza, tu non l’avresti mai baciata in quel modo.-
- Mi sento un verme in questo momento, il mio cuore gioisce in un momento così brutto.-
- Non sentirti peccatore per una colpa non tua. Hai agito come ti diceva il cuore se lo avessi fatto anche io, lei non si troverebbe in quelle condizioni.-
- Colonnello?- Quella era la prima volta che Mustang si confidava in quel modo, si era sempre tenuto a distanza nonostante avesse capito che teneva ad entrambi, non aveva mai provato a dire una parola dolce nei loro confronti. Tutto quello che faceva era prendersi cura di loro da lontano.
- Cosa hai scoperto Ed? Dimmi ogni cosa e non provare a nascondermi qualcosa perché se verrò a saperlo ne pagherai le conseguenze.-
- Sono andato a casa del tenente e ho cercato in giro qualche indizio. Conoscendo il tenente, anche se malata si sarebbe sicuramente difesa davanti ad un aggressore, ma ho trovato le sue pistole in posti diversi e troppo lontane tra loro, contando anche il fatto che una era proprio accanto alla porta.- Ed aveva iniziato a raccontare ogni dettaglio, sforzando la sua mente di riflettere e ricordare ogni cosa. Mustang ascoltava e assorbiva ogni informazione come una spugna. - Perché tenerle così lontane? Allora ho pensato che qualcuno avesse bussato alla porta e che il tenente si fosse armata prima di aprire, poi però qualcosa deve averla convinta a lasciare l’arma e aprire. Perché farlo se prima lo temeva?-
- Perché conosceva chi c’era fuori dalla porta!-
- Esatto! Poi c’era una vecchia che gironzolava per il pianerottolo è stata lei a farmi capire ogni cosa. Mi ha detto che poco prima che lei e Havoc arrivaste a casa del tenete, un militare era uscito dal suo appartamento correndo via.-
- Un militare!?- Mustang frenò di colpo, costringendo Ed a reggersi alla maniglia della portiera per evitare di sbattere contro il parabrezza. Il colonnello strinse le mani contro il volante, le nocche sbiancarono dallo sforzo. - Non è possibile! Io sono rimasto sotto casa del tenente per diversi minuti prima che arrivasse Havoc e non ho visto uscire nessuno!-
- Per forza, perché il militare che la vecchia ha visto uscire da casa del tenente era lei!- Mustang gli rivolse uno sguardo gelido, non adatto all'alchimista di fuoco, era furioso per quell'affermazione.
- Che vuoi insinuare? -
- Colonnello lei era l’unico ad avere il potere di convincere Riza a lasciare le pistole e farsi aprire. Lei era l’unico che poteva avere potere su di lei e non farla reagire. Ma con questo non sto dicendo che sia stato lei a farle del male.- Ed stava girando intorno alla questione principale e Mustang lo aveva capito, lo esortò a dire ogni cosa il prima possibile. - Ha già sentito parlare degli Homunculus?- Annuì, ormai sapeva di loro e di cosa erano in realtà, ma volle ascoltare tutto di nuovo in ogni dettaglio. - Gli Homunculus sono creature nate da trasmutazioni umane fallite. Non sono esseri umani, ma vogliono diventarlo. Ognuno di loro ha una particolarità, un potere se così vogliamo chiamarlo. Tra loro c’è uno che è in grado di cambiare il proprio aspetto a suo piacimento, divenire un’altra persona, uomo o donna che sia. Il suo nome è Envy.-
- Credi che questo Envy abbia preso le mie sembianze e ingannato Riza? Anche se fosse, quale sarebbe il motivo? Fino ad ora sei sempre stato tu il loro obiettivo, cosa volevano da lei?- Ed si sistemò meglio sul sedile dell’auto, incrociò le mani davanti al petto e fece un lungo respiro. Chiuse gli occhi come se cercasse di ricordare qualcosa che aveva dimenticato. Le immagini si susseguirono nella sua mente come fulmini, un laboratorio abbandonato, una battaglia contro un’armatura, un alchimista divenuto chimera e una stanza piena di acqua rossa. La pietra filosofale: per crearla era necessario dare in cambio vite umane, molte vite e lui era stato quasi disposto a farlo pur di salvare suo fratello.
- Loro vogliono la pietra filosofale per diventare esseri umani, non gli importa chi la crei e lei, come me, è un alchimista. Possiede tutte le conoscenze per farla e vogliono ricattarla utilizzando lei.- Mustang accennò un flebile sorriso, poggiò la fronte contro il volante e rise. Ed sapeva che dietro a quella risata decisamente isterica, c’era molto di più.
- Sanno che sarei capace di gettare al vento tutto pur di salvarla. Sanno che gli alchimisti sono persone patetiche che temono di perdere coloro a cui sono legati. Solo un alchimista potrebbe avere l’idea di riportare in vita una persona.-
- Cercherò Envy e pagherà questa volta! Mi ha affidato questo incarico e forse è l’unico che sono disposto ad accettare come cane dell’esercito. Le chiedo una sola cosa in cambio.- Mustang spostò lo sguardo su quello che ormai non era più un bambino, era un uomo, forse più di quanto non lo fosse lui. S’immerse nelle iridi miele del giovane alchimista cercando con la mente quello che stava per chiedergli. - Voglio che Winry venga sempre tenuta sotto stretta sorveglianza, se non è con Al o in ospedale la faccia sorvegliare dal sottotenente Ross o meglio sarebbe se fosse lei direttamente ad occuparsi di lei.-
- Non preoccuparti, farò disporre massima sorveglianza.- In quel momento Ed uscì dall’auto fermandosi prima di chiudere la portiera. - Dove vuoi andare a quest’ora?-
- Devo andare in un luogo, lei torni in ospedale e si occupi di Riza, credo che abbia bisogno di averla vicina. Mi farò sentire io, non si preoccupi.- Ed richiuse la portiera e iniziò ad allontanarsi, seguito dallo sguardo dell’alchimista di fuoco, che appena non riuscì più a vedere la figura del ragazzino, ripartì verso l’ospedale. L’unica cosa di cui si rallegrava era che almeno aveva smesso di piovere e non era costretto a bagnarsi come prima. Non si era mai sentito il cuore così pesante, mai aveva agito diretto solo dalla disperazione.
Non riusciva a ragionare con freddezza, ne a controllarsi. Certo che era davvero un ragazzo strano! Un alchimista di stato a soli dodici anni, aveva cercato di riportare in vita sua madre sacrificando l’intero corpo di suo fratello e due suoi arti e poi era entrato a far parte di quella storia assurda in cui vi erano gli Homunculus, tra cui sua madre stessa.
Neanche quando si era reso conto di chi fosse, neanche quando l’aveva vista al fianco del comandante supremo si era scomposto, non aveva fatto nulla nonostante il suo cuore piangesse di dolore e rabbia, eppure ora non riusciva a rimanere calmo. Camminava sotto quel cielo plumbeo senza una meta precisa, nonostante avesse fatto credere al colonnello che avesse un piano in mente. Era riuscito a preoccuparsi solo dell’incolumità di Winry e questo lo infastidiva in qualche modo, era stato un egoista, ma non conosceva altro modo. Non sapeva di certo dove andare a cercare Envy, non lo aveva mai cercato realmente, in quando era stato sempre e solo lui a trovarlo. Senza accorgersi di nulla arrivò in quel luogo terribile che aveva ricordato poco prima in macchina. L’edificio era in rovina, le macerie dell’esplosione che era avvenuta in quel luogo erano ancora sparse dappertutto. Era giunto nel laboratorio numero cinque.

L’entrata era sorvegliata come sempre, ma lui riuscì ad entrare nello stabile scavalcando il muro di cinta con un solo salto. Ricadde all’interno e ancora una volta fu schiacciato dal peso dei ricordi. “Che diavolo ci sono venuto a fare in questo posto?” 
- Cosa c’è, ti sei perso per caso bimbetto d’acciaio?- Ed si voltò di scatto verso la voce che lo aveva letteralmente spaventato. Era una donna dal tono sensuale, era nascosta in un angolo e lui non riusciva vederla chiaramente, ma conosceva quel tono anche troppo bene.
- Che diavolo avete in mente? Perché avete agito in questo modo?- Lo gridò incappando nel pericolo che le guardie potessero sentirlo, ma in quel momento non gli importava poi molto di cosa fosse accaduto.
- Voglio solo parlarti bimbetto. Troviamo un luogo meno pericoloso vieni con me.-



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