FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 9

9.
Un aiuto inaspettato

Non so cosa mi sia venuto in mente. 
Perché mai ho agito in questo modo? 
Ho fatto tutto quello che era in mio potere per conseguire il mio scopo invece ora sto aiutando il bimbetto ad intralciarmi. Quello che Envy ha fatto non mi piace, ma non ho potuto fermarlo, non sono stata capace neanche di dirgli che non approvavo il suo modo di agire. 
Io non ricordo nulla di ciò che ero da umana eppure quando ho sentito le grida dell’alchimista di fuoco per quella donna ho come avuto un piccolo flash, doloroso nonostante sia stato troppo veloce per farmi ricordare qualcosa. 
Un uomo che piange di dolore per la donna che sta perdendo, non lo sopporto. 
Forse anche quando sono morta qualcuno ha pianto per me e forse per amore ha cercato di riportarmi in vita. Sarebbe una visione romantica per giustificare quello che sono ora…


L’aveva seguita senza dire nulla, avrebbe potuto essere una trappola bella e buona, eppure non si era opposto. La donna aveva mascherato la sua natura indossando un abito normale e forse troppo casto per la sua indole. Lei Lust, il nome stesso che parla di lussuria, era seduta davanti ad un bimbetto alquanto in imbarazzo, indossando un abito di un colore verde spento, a collo alto e lungo fino alle caviglia. Eppure persino lui che era un bambino sapeva di avere davanti una donna bellissima. Si erano chiusi in un locale, era quasi deserto se non per il barista e qualche uomo ubriaco seduto al bancone, eppure nonostante fossero in quello stato avevano notato la donna e il bambino, lanciando qualche apprezzamento poco carino.
- Perché mi hai portato qui?- Chiese Ed freddo e distaccato, cercando con tutto se stesso di non arrossire davanti al sorriso malizioso che lei gli stava lanciando.
- Voglio dirti una cosa, nulla di più. Non potevamo di certo andare nella locanda dove alloggi di solito, sarebbe stato sconveniente non credi.- Ecco, con quella frase non era riuscito a trattenerlo ed era divenuto paonazzo, suscitando l’ilarità della donna che gli sorrise nuovamente. - Sarà lui a farsi vivo, non cercarlo.-
- Perché non dovrei? Il tenete Hawkeye potrebbe non farcela se aspetto quel pazzo, voglio spaccargli la faccia il prima possibile.- In quel momento Lust tese la mano verso di lui toccandogli il viso e accennando una specie di carezza amorevole. Ed ne rimase pietrificato, un tocco gelido che gli fermò il sangue nelle vene.
- Envy non ha tutte le rotelle al posto giusto, ma questo credo che tu già lo sappia. Non ho idea di cosa voglia fare, ma non si accontenterà di quella donna e ora che sei tornato costringerà sia te che fuoco a fare ciò che lui vuole. Potrebbe colpirti duramente questa volta e se non è riuscito a farti creare la pietra minacciandoti con la vita di tuo fratello, ora ha qualcosa di più forte con cui prenderti.-
- Che significa! Non si azzarderebbe a toccare Winry, ho chiesto a Mustang di sorvegliarla e con lei c’è mio fratello. Cosa vuole fare, suicidarsi per caso?- Ed era scattato in piedi sbattendo le mani sul tavolo davanti a lui, l’auto-mail provocò un crepa nel legno vecchio. Era strano, ma la donna aveva completamente perso tutta la sua malizia e la sua determinazione, aveva socchiuso gli occhi come se la reazione di acciaio l’avesse ferita. Gli uomini al bar si voltarono verso quella strana coppia rimanendo in ascolto. - Non mi farò fregare da te, non sono un idiota! Credi che sia così scemo da credere che ti sei pentita e che questa tua confessione sia sincera? Mi stai chiedendo perdono per tutto quello che mi hai fatto?-
- Io voglio solo… ascoltami.- Ed non ci fece caso, ma quella donna lo stava quasi implorando. Se non fosse stato così furioso si sarebbe reso conto che lo sguardo che lei gli stava rivolgendo non era falso. - Ed, sto solo cercando di metterti in guarda da lui. Credi che mi faccia piacere vederlo agire in questo modo? Credi davvero che non provi nulla.-
- Quelle come te non hanno sentimenti, per quanto mi riguarda non sei neanche umana.- Quella frase fece voltare tutti i presenti, scese un silenzio tetro ed imbarazzate. Lust era come pietrificata dalla freddezza con cui quel bambino si era rivolto a lei, ma in fondo non poteva sperare in nulla di positivo.
Erano stati loro a manovrarlo fin dall’inizio, a farlo agire come volevano, a minacciarlo e farlo crescere troppo in fretta per la sua età. Non poteva sperare che lui gli rivolgesse delle parole gentili o la ringraziasse per averlo messo in guardia.
- Mi ha già ferito non lo capisci! Io godevo del fatto che quando tornavo in questa città potevo scontrarmi con un uomo come Mustang, che nonostante tutto in orgoglio riusciva a tenermi testa, arrivare al suo livello per me è sempre stato un traguardo, l’ho sfidato per l’esame d’alchimista e la sfida mi ha reso orgoglioso di me e di lui. Non avete fatto del male solo a Riza, ma a lui e a tutti gli altri, avete distrutto l’unico punto stabile della mia vita e ora volete togliermi anche Winry per raggiungere il vostro scopo. Ora spiegami come posso credere che tutta questa cosa possa ferire una come te?-
- Tu almeno puoi gioire di averla accanto, puoi assaporare la sua pelle e sentire il suo calore. Prima, quando ti ho toccato, io non ho sentito nulla. Ti capisco e accetto quello che pensi di me, ma ho il diritto di vivere anche io, ho il diritto di tornare ciò che ero anche se questo significa sacrificare altre vite. Non sarà giusto, ma nella mia vita non c’è mai stato nulla di giusto e non puoi pretendere che veda la differenza tra bene e male, tutto è bene se serve a rendermi ciò che non ho!-
- Sono solo stronzate! Lo pensavo anche io, ma ero solo un bambino idiota a cui mancava sua madre e per quel desiderio ho perso mio fratello e una parte di me, sono diventato un cane pur di riacquistare ciò che ho perso e che ci ho guadagnato? Niente. In cambio ho solo avuto tanto dolore e colpe, compresa quella di aver fatto diventare mia madre una di voi.- Ed abbassò gli occhi verso il pavimento stringendo i pugni e rimase in silenzio aspettando una replica della donna, che non ci fu. Non disse nulla, rimase semplicemente con lo sguardo basso sul tavolo, coprendosi il viso con i capelli corvini. Ed si avvicinò a lei e le strinse una mano, l’auto-mail scricchiolò costringendo Lust a voltarsi verso di lui. Ed rimase a fissare gli occhi viola della donna, simili a quelle di sua madre ora che anche lei era un Homunculus. - Anche io se ti stringo con questa mano non riesco a sentire nulla. Anche mio fratello non può più sentire il calore di un abbraccio, però noi abbiamo accettato le nostre colpe e tutti i nostri errori e cerchiamo un modo per non commetterne altri. Tu non sei nata di tua volontà, la colpa quindi non è tua, ma vedila così: sei speciale in qualche modo e forse se sei qui c’è un motivo, ogni esistenza ha uno scopo perché se così non fosse, dovrei ammettere che mio fratello è qui solo perché io lo credo e nulla di più.-
Lust ricambiò la stretta del ragazzo sentendo con le dita le finiture dell’acciaio dell’auto-mail. Quelle parole l’avevano colpita a quello che per lei doveva essere un cuore e se fosse stata una donna normale, avrebbe pianto a dirotto come una bambina.
- Envy ha fatto ingerire a quella donna una pietra rossa. Non era molto grande o sarebbe già morta, ma deve espellerla o le corroderà tutti gli organi. La pietra rossa reagisce con altre pietre filosofali incomplete, solo così puoi capire dov’è ed estrarla. Devi fare in fretta però, non le è rimasto molto tempo.-
- Grazie.- Ed la lasciò stringendo qualcosa nella mano, qualcosa che lei le aveva lasciato e iniziò ad uscire dal locale, abbandonandola li da sola. Si voltò proprio prima di uscire girandosi verso di lei, si fissarono per qualche secondo. - Se mai troverò un modo per realizzare i nostri sogni, ti prometto che aiuterò anche te.-
Lo osservò mentre si allontanava, lo vide passare davanti alla vetrina del locale e sparire nell’oscurità della notte.
“Forse non ci sarò più quando raggiungerai il tuo scopo bimbetto d’acciaio, ma ti ringrazio davvero.” 
Dopo qualche minuto anche lei lasciò quel locale e sparì nell’oscurità della città.

Tornò all’ospedale, per tutto il tragitto non aveva fatto altro che ripensare agli occhi di quella donna nel momento in cui gli aveva fatto quella promessa. Inoltre lei aveva lasciato un piccolo regalo, una piccola pietra rossa circolare, che lui fece attenzione di nascondere per bene. Quelle parole erano partite dal profondo del suo cuore e avrebbe mantenuto la promessa in qualche modo. Forse anche sua madre provava gli stessi sentimenti, chissà se aveva qualche obiettivo da portare a termine? Stranamente sorrise nel ripensare a sua madre, un ricordo felice gli attraversò la mente e lui voleva ricordarla per ciò che era, non per quello che l’avevano fatta divenire.
“Si, è così che la voglio ricordare. Bella e raggiante come il sole, dolce e buona. Sapeva sempre come comportarsi con noi, sapeva renderci felici e fermarci quando io e Al litigavamo. Nonostante fossi il maggiore non vincevo mai contro di lui, ma forse lo facevo apposta perchè volevo essere consolato da quel sorriso dolce e bello che solo lei sapeva rivolgermi.”. 
Si fece aprire da un’infermiera di turno, mostrando l’orologio d’argento dell’esercito. La donna ne rimase quasi spaventata e lo fece entrare nonostante l’ora tarda. Si diresse verso la stanza del tenente e vi trovò ancora suo fratello accovacciato in un angolo e Winry sdraiata sulle sedie, che riposava. Al si mosse cercando il fratello.
- Come vanno le indagini, puoi dirmi qualcosa fratellone?-
- Non qui davanti a lei Al, ne parliamo in un altro luogo. - Andò a svegliare la ragazza lentamente, Winry si stropicciò gli occhi e guardò Ed sorridendo. - Il colonnello è dentro con il tenente?-
- Si, ha mandato tutti a casa tranne me e Al. Cosa succede Ed?-
- Nulla, andiamo via anche noi, a quest’ora non possiamo fare altro. Andiamo nella solita locanda e riposiamoci un po’. -
Entrambi assentirono e si allontanarono dalla stanza cercando di non fare rumore. In poco tempo arrivarono nella stanza che Ed e Al usavano spesso a Central City. Era una stanza anonima e vuota, con solo due letti, un divano e un tavolino su cui erano poggiati diversi libri e fogli vari. Ed si stupì di come tutto fosse rimasto invariato dall’ultima volta che si erano fermati in città. Decisero di coricarsi, Ed non dovette giustificarsi per non aver preso una stanza anche alla ragazza. Lasciarla sola non era la migliore delle scelte in quel momento e lei lo sapeva. Si cambiò in bagno indossando una leggera camicia da notte e si coricò in un letto, lo stesso fece Ed nell’altro, lasciando Al seduto a terra contro il muro.
- Mi dispiace Al, stare tutta la notte seduto a terra non deve essere bello.-
- Non preoccuparti Winry, io non ho bisogno di dormire ne sento la stanchezza. Non ho bisogno di un letto ed è meglio che lo usi tu.-
- Grazie Al, buonanotte.- Winry si strinse tra le coperte, dopo aver salutato anche Ed. Il biondino si coprì con il lenzuolo, ma non riuscì a prendere sonno. Rimase fermo a pensare a tutto quello che un giorno aveva portato, ma Lust era quella che lo aveva sconvolto di più. Cercò di mettere ordine alle idee, quando si sentì tirare le lenzuola verso il bordo del letto. Si voltò di scatto incrociando gli occhi azzurri della ragazza.
- Cosa c’è Winry? Non riesci a dormire?- Ed la osservò attentamente, era bella con quella camicia bianca che le lasciava scoperte le gambe, i capelli sciolti che le incorniciavano il viso leggermente pallido, ma luminoso.
- Posso stare con te per un po’. Tutto quello che è successo mi ha sconvolto e non riesco a calmarmi.- Lo aveva chiesto con gli occhi bassi, mentre un leggero rossore si espandeva dalle sue guance. Ed le fece posto e la fece stendere al suo fianco coprendola con il lenzuolo e sdraiandosi a sua volta. Il letto piccolo li fece stringere l’uno con l’altra, ritrovandosi fermi in un abbraccio e i visi a pochi millimetri. - Andrà tutto bene vero? La signorina Riza si salverà, torneremo a Reesembool e io ti sgriderò perché rovini gli auto-mail?-
Ed rispose con un solo accenno del capo, mentre la ragazza si voltava verso di lui stringendosi di più, intrecciò le gambe con quelle di Ed, rabbrividendo al contatto con il ferro della protesi e lui cercò di non farle male spostandosi leggermente.
- Non credo che dormirai bene con me, io mi agito molto nel sonno. Chiedilo ad Al.- Sorrise e lei rispose dolcemente baciandolo sulla bocca. In quel momento Al si alzò da terra e si diresse verso la porta. Lei lo fermò in tempo chiedendogli dove stesse andando.
- Se volete posso andare fuori e lasciarvi da soli.-
 - Al vieni qui.- Winry lo attirò verso di se chiedendogli di sedersi accanto al loro letto. Al lo fece non riuscendo a capirne il motivo. Solo allora prese la mano di Ed e quella di Al, le strinse forte e diede la buonanotte ad entrambi. Per un attimo, anche se impossibile per uno come lui, Al credette di avvertire il calore di quel gesto attraverso l’armatura e ne rimase estasiato. Ed si girò su un fianco e chiuse gli occhi anche lui. Rimasero in quella posizione per tutto il resto della notte, ne Winry ne Ed si mossero e Al rimase ad osservarli, attento che non prendessero freddo. Era felice per suo fratello, vederlo dormire sereno era una bella sensazione.



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