FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 6

6.
Indagini 

Quando arrivai in ospedale non sapevo cosa avrei visto, temevo con tutta me stessa di incontrare il colonnello, cosa avrei potuto dirgli io? 
Io, quella che qualche giorno prima gli aveva dato dell’assassino, come potevo consolarlo? 
E poi Ed e quello che mi ha detto mi hanno lasciata senza parole, ho sentito il suo cuore battere attraverso i vestiti e arrivare al mio, si sono come sincronizzati ed è stata una sensazione bellissima, anche se mi sento in colpa a pensare a questa felicità dopo quello che sarò costretta a vedere. Speriamo solo che vada tutto bene… 
Prego con tutta me stessa che questa storia finisca presto…  


Aveva corso come un pazzo, sotto la pioggia battente cercando di arrivare il prima possibile. Conosceva la strada, anche se non ci era mai stato, un istinto irrefrenabile di vedere con i suoi occhi il peccato che si era consumato. E finalmente la meta prese la forma di una porta scardinata, con la serratura bruciata e un odore di chiuso e tristezza. Fu fermato da una vecchietta che gironzolava per il pianerottolo.
- Ragazzino, questo non è posto per te. I militari hanno vietato l’ingresso, non possiamo neanche pulire la stanza.-
- Lei cosa sa di questa storia?- chiese Ed con un filo di voce e recuperando il normale respiro dopo la corsa.
- Niente, solo che la signorina è stata aggredita in casa. Sembra fosse già malata, per questo l’aggressore è stato facilitato. Non ci siamo accorte di nulla. Mi dispiace tanto per quella povera donna.- Era abbattuta, proprio come si sentiva lui in quel momento.
Aveva letto nel rapporto che il tenente era a casa con l’influenza e che quindi era debilitata, ma come aveva fatto l’aggressore ad andarsene senza farsi notare?
Entrò nell’appartamento, dirigendosi verso la camera da letto. Dal soffitto pendeva ancora la corda tagliata con cui era stata legata, nella mente di Ed passò come un fulmine la foto delle braccia di Riza riportate nel fascicolo, aveva i polsi completamente violacei con i segni della corda, feriti e laceri. Fu un lampo, ma rivide il corpo della donna ancora appeso, indietreggiò prendendosi la testa tra le mani, tremava come una foglia e aveva iniziato a sudare.
A terra c’era ancora la pozza di sangue, ora rappreso e incrostato, i pezzi dello specchio distrutto, ma nulla di più. Possibile che non avesse cercato di proteggersi? Iniziò a cercare le fidate pistole che la donna portava sempre con se, una la trovò nel primo cassetto del comodino, mentre per l’altra dovette tornare in cucina, su una mensola accanto alla porta.
Alla porta.
- Perché in posti così scomodi e lontani? Perché non vicine? Deve averle spostate…- Nella mente di Ed iniziarono a ricostruirsi i fatti.
“ Il tenente si alza dal letto, va in cucina, qualcuno bussa alla porta, prende la pistola prima di aprire…”
- Si ma perché poi la appoggia in quel modo?- Gironzolava per le stanze cercando di capire la cronologia di ogni fatto. - Conosceva la persona che aveva davanti, si fidava di lui.-
“ Ha aperto la porta, poggiando la pistola sulla mensola e lo ha fatto entrare…” 
- Si ma perché portarlo in camera?- Dalla porta la vecchia donna continuava ad osservare il ragazzino che gironzolava per l’appartamento, sfregandosi il mento e cercando di sforzarsi a ragionare. Era stupita della freddezza con cui si muoveva.
- Ragazzino, se i militari ti vedono in quella casa passerai dei guai?- chiese la donna cercando di farlo allontanare.
- Signora io sono un alchimista di stato, vede l’orologio?- mostrò l’orologio d’argento che teneva in tasca, non la sopportava più e non riusciva a concentrarsi con quella vecchia tra i piedi.
- Ah sei già un soldato? Proprio come quei due che hanno soccorso la povera Riza, uno di loro era andato via poco prima, poi è tornato con un altro compagno e la cena, dovevano volergli proprio bene.- Fu come un’illuminazione. Ed corse dalla vecchia, spaventandola e cercando spiegazioni.
- Che significa? Mi sta dicendo che uno di loro è uscito da casa del tenente poi è tornato e l’hanno trovata in quello stato?-
- Io ti dico solo quello che ho visto, mi sono affacciata per dirle di far star zitto il cane e ho visto un uomo in divisa che usciva dall’appartamento. Ho provato a fermarlo, ma è corso via. Dopo qualche minuto sono arrivati gli altri due.-
- Perché non lo ha detto a nessuno, perché non ha parlato prima?- Ed la stava letteralmente aggredendo, per farsi spiegare meglio la situazione, ma nella sua mente si era già insinuato un dubbio.
- Io sono vecchia ragazzo mio, le cose mi sfuggono facilmente.- Ed la lasciò con un palmo di naso, correndo via. Forse aveva capito.

La donna rientrò in casa e chiuse la porta dietro di se, accennò un sorriso strano.
- Vuoi che lo scopra, è questo il tuo gioco?- Una voce femminile la fece voltare da un lato, intravide la figura di una donna appoggiata alla parte con le braccia conserte.
- In verità il mio piano si modifica lentamente, ho tante belle idee, adesso ci rientra anche quel tappo.- - Così ci metti nei guai Envy.-
- Se raggiungo il mio scopo, non si creeranno guai, al contrario.-

Erano giunti in ospedale, un edificio bianco e anonimo, che appesantiva i cuori di ognuno di loro. Winry chiese subito dove fosse il colonnello Mustang, la richiesta per un attimo spiazzò i due soldati. - Voglio solo sapere come sta, non credo che sia il momento adatto per fare scenate.-
Era seria e sicura di se stessa, ma per quanto ancora non lo sapeva neanche lei. Maria la accompagnò per i corridoi dell’ospedale, percorsero un lungo androne fino ad arrivare ad un punto cieco, da lontano Winry vide la figura di un uomo, seduto su una sedia in metallo, era piegato in avanti e si reggeva la testa con una mano, lasciando che i capelli gli andassero tutti in avanti. Faticò persino a riconoscerlo.
- Per favore, posso chiederle di aspettare fuori con Al?- Il tenente Ross annuì rassegnata, girando su se stessa ed allontanandosi. Winry iniziò a camminare verso quell’uomo, lentamente e cercando di fare meno rumore possibile.
- Colonnello, colonnello Mustang.- lo disse con un filo di voce, vergognandosi di quanto fosse debole in quella situazione. L’uomo davanti a lei spostò leggermente la testa nella sua direzione, scoprendosi a malapena l’occhio sinistro. Winry rimase colpita da quello sguardo debole e triste, le pupille erano spente e prive di vitalità, come se ci fosse un velo davanti che gli impedisse di vedere, aveva il viso pallido e segnato da una stanchezza senza fine e impossibile da rimuovere.
- Win… Winry, che ci fai tu qui?- Neanche la voce era la sua, dove era finito quel tono sicuro e seducente che lo distingueva dagli altri, quella fierezza e sfrontatezza che solo lui sapeva dimostrare? Il Roy Mustang che conosceva era scemato in pochi secondi, senza lasciare più traccia di ciò che era. Poi la vide e la cosa la fece infuriare. Scorse l’angolo di una bottiglia dal liquido scuro penzolare dalla sua mano, mezza vuota e senza neanche il tappo. Si avvicinò a lui cercando di non fargli notare ciò che in realtà aveva visto, ma si rese presto conto che il colonnello non aveva riflessi pronti per fermarla se avesse deciso di prendergli quella bottiglia.
- Così è questo che fanno i militari quando si sentono in colpa o non sono in grado di tenere a bada i propri sentimenti?- Era fredda e per Mustang fu come essere investiti da un vento polare, le mani gli tremarono, mescolando il liquido nella bottiglia.
- Non conosco altri modi per non soffrire.- Abbassò lo sguardo avvicinando la bottiglia al viso e sorridendo da ebete, sapeva di sbagliare, ma non riusciva a fermarsi.
- Ha fatto la stessa cosa con i miei genitori e quando il Signor Hughes se ne è andato vero? Solo che prima c’era qualcuno a dirle di smettere, prima Hughes e poi la signorina Riza e ora che si sente solo cerca di fare pena a qualcun altro?-
Mustang rimase pietrificato da quelle parole, non sembrava neanche che a pronunciarle fosse lei. Le rivolse uno sguardo di supplica socchiudendo gli occhi e cercando di mettere a fuoco l’immagine della ragazza. Si alzò dalla sedia, forse per avvicinarla, ma le gambe non ressero il suo peso e ricadde in avanti. Winry lo sorresse in tempo e Roy si appoggiò alle spalle della ragazza, come se non volesse farla scappare.
- Voglio morire, come volevo morire in tutte le occasioni che hai detto tu e in molte altre. Non so comportarmi da uomo, ma solo da alchimista e uno scienziato queste cose non è in grado di superarle da solo.-
- Adesso la aiuterò io, ma non è solo. Ci sono tante persone che le vogliono bene.- Mustang alzò il viso verso quello della ragazza e cercò di mettersi nuovamente in piedi, Winry notò che l’odore di alcool non era molto forte, anche se Mustang non riusciva neanche a reggersi in piedi. Lo aiutò a sedersi e si accomodò vicino al colonnello, togliendogli dalle mani la bottiglia e buttandola in un cestino poco distante. Gli sistemò i capelli, completamente scarmigliati e gli asciugò il viso sudato con un fazzoletto. Mustang prese tra le dita una ciocca di capelli della ragazza, lasciando che gli scivolassero morbidi in mano.
- Sono identici ai suoi, hanno quasi lo stesso profumo. Se fossi più ubriaco ti avrei scambiato per lei e forse ti avrei anche baciata, quello che avrei dovuto fare ieri notte. -
Winry arrossì vistosamente, sconvolta da quelle parole strane, ma piene di sentimento. Forse era vero che non l’aveva riconosciuta, ma lei lo lasciò fare. Mustang si sistemò meglio e appoggiò la testa sulla spalla della ragazza chiudendo gli occhi. Sospirò forte e strinse la mano di Winry, baciandola piano.
- Non perderò anche te, darei la mia vita pur di riaverti indietro.-
La ragazza non rispose, attese che si addormentasse e rimase con lui per tutto il tempo. Mustang si era seduto davanti alla stanza dove era chiusa Riza da ore, la luce sopra la porta era accesa e rossa, non potevano entrare, ma quando quella luce si fosse spenta, che cosa avrebbero saputo?
Tutto quello che sapeva era che se Riza non ce l’avesse fatta, con lei sarebbe morto anche lui.



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