FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 15

15.
Il respiro dell'anima

La luce nella stanza era diventata insopportabile, nessuno dei presenti era riuscito a tenere gli occhi aperti. Da gialla e lucente, era divenuta improvvisamente viola e tenebrosa, era una scena che in Ed riportò alla luce ricordi passati, i ricordi di un bambino che non accettava la morte di sua madre.
La paura in quel momento ebbe il sopravvento, forse avevano sbagliato qualcosa, forse erano stati ingannati o forse…
Non voleva neanche pensare a quello che sarebbe potuto accadere a Riza se quella trasmutazione non fosse andata a buon fine, anche se ormai lo sapeva troppo bene. Quella che avevano appena fatto era una trasmutazione umana e dalle trasmutazioni fallite nascono gli homunculus.
Continuò a chiamare con la mente il nome della donna e concentrarsi su ciò che doveva fare, ma era davvero una prova impossibile per lui. Anche Armstrong stava dando tutto se stesso, il suo contributo a quell’esperimento era vitale, era l’unico li in mezzo che possedeva abbastanza forza da reggere la trasmutazione, ma in quel momento si sentiva svuotato nell’anima. Pregava in cuor suo che se qualcuno doveva sacrificare la propria vita per la donna, quel qualcuno sarebbe stato lui.
Roy, il Flame Alchemist, stava sudando e tremando come una foglia. Non aveva mai sofferto così tanto per fare una trasmutazione, lui che con uno schiocco delle dita poteva far ardere una città intera, ora non riusciva neanche a rimanere inginocchiato accanto al cerchio alchemico. Aveva gettato lo sguardo sugli altri due alchimisti, loro stavano dando se stessi, persino quel bambino che aveva sempre preso in giro a causa dell’altezza, si stava impegnando nonostante i suoi occhi dimostrassero tanto timore. Lui non sarebbe stato da meno e continuava a pregare che la donna a cui teneva di più nella sua vita, tornasse indietro da quel mondo oscuro. In quel momento Ed si sentì mancare, era come se qualcosa lo stesse tirando all’interno del cerchio alchemico, una forza a cui non sapeva resistere, stanco e con ogni muscolo del corpo dolorante, cercò di opporsi, ma non era per nulla semplice. Fu Roy ad accorgersi del suo cedimento, lo chiamò senza staccarsi dal cerchio, ma lo vide crollare al suo interno e sparire velocemente.


- Fammi uscire di qui!- Era questo che Winry gridava da ore, ma nessuno la stava ascoltando e sebbene cosciente di questo, non smetteva di gridare. Aveva freddo, indossava solo una gonna molto corta e fine e una camicetta bianca, i cui bottoni erano saltati a causa dell’intrusione di Envy poco prima e riusciva a coprirla a malapena. I capelli le coprivano il viso, non era riuscita a legarli in nessun modo ed erano molto fastidiosi. Non capiva il perché quello strano ragazzo l’avesse rapita e la teneva segregata in quella piccola stanzetta umida senza fare nulla. Quando l’aveva portata via aveva temuto che lui potesse trattarla come con Riza, invece aveva provato solo una volta ad avvicinarsi e, dopo il rifiuto di lei, non si era più fatto vedere. - Hai intenzione di lasciarmi morire di fame e solitudine? Rispondimi maledetto!- Ancora nulla, cercava in tutti i modi di attirare la sua attenzione, ma nulla sembrava smuoverlo. Alla fine si rannicchiò in un angolo, stringendosi le ginocchia con le braccia e invocando il nome della persona che in quel momento gli mancava di più al mondo. - Ed… Ed ti prego aiutami.-
Lo disse piangendo e così soffusamente, che nessuno avrebbe potuto sentirla, invece, dopo quell’invocazione dettata solo dal cuore, lo vide entrare velocemente nella stanza, sbattendo la porta. Si avvicinò a lei con una tale velocità che non se ne rese conto, si sentì prendere per la gola e alzare di peso da terra, tanto che i piedi non toccarono neanche il pavimento.
- Ti ho già detto che non voglio sentirti pronunciare quel nome!!- Lo gridò, era arrabbiato tanto che il suo viso era diventato irriconoscibile e i suoi occhi brillavano di pura malvagità.
- Mi… non riesco a respirare.- Solo a quel punto la lasciò, Winry cadde a terra sbattendo la schiena contro il pavimento. Si chiuse a riccio trattenendo le lacrime e cercando di calmarsi, mentre lui la osservava.
- Non devi pronunciare il suo nome.-
- Perché? Per te è così difficile confrontarti con lui, proprio non riesci a capire che non puoi pretendere che lo dimentichi per farti felice?- Winry cercò di rialzarsi, mettendosi seduta e poggiando la schiena contro la parete fredda e umida della sua prigione. Cadendo si era morsa il labbro inferiore e ora un rivolo di sangue le macchiava il viso, scendendo fino al collo. Cercò di pulirsi con il dorso della mano, ma non fece che peggiorare la situazione allargando solo la macchia. Envy si piegò su di lei, fermandole le braccia con le mani e avvicinando il viso a quello della ragazza, poggiò le labbra su di lei, leccando via il sangue e assaporandolo come se fosse il nettare più dolce che esistesse.
- Quando anche io diventerò umano, quando i miei baci non ti faranno ribrezzo, allora in quel momento smetterai di chiamare quel nano.- Le succhiò il labbro facendole male, ma per lui era una sensazione meravigliosa, la sentiva in suo potere, poteva farle ciò che voleva, ma non lo faceva. Una volta che l’impiccio di Fullmetal fosse stato eliminato, avrebbero avuto tutto il tempo.
- No, neanche allora lo farò. Se Ed dovesse morire, allora lo farei anche io!- Lo spinse via con tutte le forze che le erano rimaste, intimorita dalla reazione che avrebbe potuto avere, ma per tutta risposta Envy si alzò e uscì dalla stanza.
- Vedremo se non lo farai!- Chiuse la porta percorrendo a gran velocità il corridoio. Winry lo vide tornare poco dopo e gettare un corpo immobile all’interno della stanza. - Così non morirai di solitudine.- Non appena se ne fu andato, Winry si gettò sul corpo che Envy aveva portato, lo girò supino lentamente per capire se fosse ancora vivo. Rimase sconvolta quando si trovò davanti il viso del sottotenente Ross tumefatto.
- Signorina Ross, mi sente? La prego mi dica qualcosa.- La donna aprì piano gli occhi e accennò un lieve sorriso. La ragazza sospirò nel vederla ancora viva, anche se molto provata dalla situazione.
- Winry, meno male…- Tossì forte tanto che sbiancò di colpo. Winry l’aiutò a respirare meglio facendola sedere e appoggiare a lei.
- Perché le ha fatto questo?- Aveva, ancora una volta, le lacrime agli occhi, ma Maria Ross la rasserenò con un altro flebile sorriso.
- Infondo ho solo qualche ammaccatura. Al confronto del tenente Hawkeye sono stata fortunata.- Winry la prese sotto le braccia e la tirò in un angolo, togliendole la divisa sporca di sangue e cercando di recarle sollievo come meglio poteva. - Ho visto qualcosa Winry…- disse lei soffocando un lamento di dolore al fianco destro. - Hanno in mente qualcosa di orribile. Non so perché mi hanno spostata, ma prima ero insieme ad un centinaio di altre persone, ci tenevano segregati in una stanza.- Non riuscì a finire, ma la ragazza non le chiese nulla. Lei non sapeva come funzionava quella maledetta alchimia, ma se Envy aveva riunito così tante persone, forse gli servivano come una specie di scambio per qualcosa, qualcosa che lei temeva terribilmente.

Quando riuscì a riaprire gli occhi, una luce bianca intensa lo colpì alle pupille costringendolo a chiuderle di nuovo. Sentiva tutto il corpo indolenzito e si era addormentato su un fianco, che ora gli doleva da impazzire. Si mise seduto, cercando di capire dove fosse, anche se in cuor suo si rendeva perfettamente conto di dove fosse finito. Ci era già stato.
Quando voltò lo sguardo lo vide chiaramente, un grande portale in pietra, ai cui lati c’erano scolpite delle statue deformi di esseri umani, grigio ed enorme, le porte spalancate che mostravano un grande abisso saturo di occhi dalle iridi viola che lo osservavano.
Perché era finito in quel posto? Significava che Lust non era riuscita a portare indietro Riza o che lo scambio equivalente richiedeva ancora una volta lui?
- Ed?- Si voltò di scatto quando sentì pronunciare il suo nome. Poggiò i suoi occhi color miele sulla figura di una donna mora che teneva tra le braccia una donna bionda priva di sensi. Era inginocchiata a terra e la abbracciava come se fosse il suo più grande tesoro.
- Lust, perché sono qui?- Lei gli rivolse un sorriso caldo e dolcissimo, gli chiese di avvicinarsi e lui obbedì.
- Io non ce la faccio a riportarla indietro, devi farlo tu per me.- Solo allora si accorse che la donna aveva il viso umido e gli occhi arrossati, aveva pianto molto sperando in un aiuto. La guardò a lungo e si rese anche conto che la donna non aveva più le gambe, erano scomparse nel nulla senza lasciare alcuna traccia. - Mi sta consumando lentamente, tra un po’ finirà tutto, portala indietro ti prego.- Allungò una mano, era semitrasparente, ma Ed sentì sulla sua guancia il calore di quel gesto.
- E la mia promessa, io volevo davvero aiutarti!-
- Portami vicino al portale e poi vai via il prima possibile.- Lust lasciò a terra il corpo immobile di Riza e si protese verso il ragazzo, che la strinse tra le braccia, era leggerissima, quasi impercettibile il suo peso e si avvicinò al portale poggiandola a terra. - Grazie di tutto bimbetto d’acciaio.-
Lo spinse via mentre delle mani lunghe e nere si avvinghiavano al suo corpo e la trascinavano in quell’oscurità senza fine.
Ed si riprese in fretta e corse da Riza per portarla indietro, per riportarla nella realtà, sperando con tutto se stesso di averla salvata.
Nel momento stesso in cui il portale si chiuse, Ed venne investito da un vento caldo e quasi morbido, come un respiro, un respiro di un anima, l’anima di quella donna.

Quando il fumo e quella strana e accecante luce si ridussero, permettendo ai due uomini ancora inginocchiati di potersi guardare negli occhi, entrambi notarono una piccola figura seduta la centro di quel maledetto cerchio alchemico. Solo dopo qualche minuto Mustang scorse un camice bianco e lunghi capelli color dell’oro. Due occhi ambra lo fissavano e calde lacrime bagnavano quel viso ora perfetto. Riza era seduta immobile nel cerchio alchemico, stringeva tra le braccia il corpo del ragazzino, lo teneva come se fosse il suo tesoro, come se mai volesse lasciarlo andare.
- Riza. Sei salva?- Le parole di Mustang uscirono flebili e smorzate, Riza non lo guardò ma spostò gli occhi sul ragazzino incosciente.
- Roy, il mio bambino non respira.-



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