FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 16

16.
Ricordi sbagliati

"Lost in the darkness 
Perduto nell’oscurità
Hoping for a sign 
Sperando in un segno 
Instead there's only silence 
Invece c’è solo silenzio
Can't you hear my screams?... 
Non riesci a sentire le mie urla?...” 

Ogni minuto che passava diventava sempre più freddo, si era chiuso in una piccola stanzetta sdraiato supino su un letto con le mani dietro la nuca. Non stava pensando a nulla in quel momento, neanche il freddo della stanza gli dava fastidio, ma forse era fastidioso per lei. Benché si sforzasse non riusciva a non avere impresso nella mente le parole di quella ragazza, l’unica cosa che era stata in grado di dirgli era che le sue labbra erano fredde.
“Oh certo quelle del nano sono calde, per forza! Naturale che si preferisca qualcosa di vivo a qualcuno che è freddo come un dannato cadavere… non è colpa mia maledizione!” 
In quel momento sentì un leggero battito alla vecchia porta in legno, con noncuranza diede il permesso di entrare. Si presentò a lui una figura femminile, chiusa in un lungo e attillato vestito nero, le braccia incrociate sul seno, mettendo ben in evidenza il simbolo rosso dell’oroborus.
- Che diavolo vuoi Sloth? Non sei mica venuta a farmi la predica spero, non è il momento.-
- Per ora puoi fare come credi, quella persona non ha detto niente in merito. Ad ogni modo sono qui per dirti una cosa importante. Lust se ne è andata, ha scambiato la sua vita con quella della donna che hai aggredito.-

- Cosa?- Envy scattò in piedi, saltando giù dal letto con una solo salto. Aveva spalancato gli occhi, come se non riuscisse a capire bene quelle parole. - Quella stupida! Che diavolo le diceva la testa, aiutare quell’alchimista di fuoco, stupida!-
- Non lo ha fatto per Mustang, ma per il Edward e per se stessa. Ad ogni modo io di stupido ne vedo uno proprio davanti a me.- Envy non ebbe tempo per assorbire quella frase, che sentirsi chiamare stupido lo fece andare su tutte le furie. - Non ho bisogno che mi fai da mamma come con Wrath… sentiamo perché sarei uno stupido?-
- Perché tieni chiusa quella ragazza in questo posto e non l’hai fatta fuori subito?- Non rispose, si limitò a voltare lo sguardo dalla parte opposta, accennando una nota di disappunto nell’espressione del viso.
- Te lo dico io il perché. Tu vuoi per te quella ragazza, magari pensi di usarla per ricattare i fratelli e costruire la pietra filosofale, ma non andrà come pensi. Perché invece non cerchi di creare una nuova Lust?- Solo a quel punto Envy decise di guardare negli occhi quella donna, così pacata e serena, ma anche crudele e senza un briciolo di umanità, proprio come lui. - Pensaci bene, lei non ti accetterà mai neanche se tu fossi un essere umano, allora perché non farla diventare una di noi, ricostruiremo il gruppo, lei rimarrà con te per sempre e anche quando potremo tornare tutti esseri umani… a quel punto non ricorderà nulla di acciaio.-
- Pensi che quel nano commetta due volte lo stesso errore? Non farà una trasmutazione per riportarla in vita.- C’era quasi dispiacere nelle sue parole, ma non aggiunse altro, attese semplicemente che quella donna finisse di parlare.
- Non c’è bisogno che lo faccia lui, anche il fratello è un alchimista e tu sai bene che per la felicità di Ed, Alphonse farebbe qualsiasi cosa.- Quella fu la frase che lo fece sorridere, la sua solita espressione di puro sadismo, impresso su quel viso pallido e freddo. Sloth se ne andò senza aggiungere altro, lasciò la porta socchiusa accompagnata da suono dei suoi passi per il corridoio. Solo quando Envy non avvertì più la presenza della donna, decise di andare dalla ragazza.

“Never stop hoping 
Mai smettere di sperare
Need to know where you are 
Finchè non sai dove sei
But one thing's for sure 
Ma una cosa è sicura
You're always in my heart… 
Sei sempre nel mio cuore…” 

- Respira maledizione! Respira!- Roy era piegato sul corpo di Ed e cercava di rianimarlo artificialmente, Riza era ancora inginocchiata al loro fianco, piangeva disperata continuando a chiamarlo bambino, ma Roy in quel momento non ci fece molto caso. Solo quando iniziarono a sentirsi le grida dei medici e delle infermiere che bussavano violentemente contro la porta della stanza, Armstrong decise di agire. - C’è qualcosa che lo sta soffocando!-
Gridò Roy cercando aiuto, la fronte imperlata di numerose goccioline di sudore e il viso sempre più pallido. Armstrong sollevò il ragazzo da terra, lo strinse tra le braccia incrociando le mani proprio sotto le gabbia toracica, spinse violentemente le braccia, schiacciando il corpo di Ed contro il suo, ripete il movimento più volte, fino a che il ragazzo non rigettò violentemente una piccola gemma rossa e riprese a respirare. Armstrong lo poggiò sul lettino aspettando che il viso, prima cianotico di Ed, riprendesse colore lentamente.
- Ora respira, deve solo riprendere i sensi.- Si passò una mano sulla fronte calmando il battito del cuore e facendo profondi e rumorosi respiri. Solo allora Roy si concentrò sulla donna, lei gli rivolse uno sguardo di felicità, gli sorrise e poi si gettò tra le sue braccia, aggrappandosi alla camicia umida del colonnello.
- Meno male, ero così spaventata!- Senza pensarci Roy la chiuse tra le braccia, felice di riaverla indietro, per lui in quel momento non c’era niente di più bello che tenerla stretta a se.
- Ora è tutto a posto. Perdonami, io…-
- Tesoro quanto tempo sono rimasta priva di coscienza? Ed sembra così cresciuto, e io non ricordo bene cosa è successo.-
Quella, parola. Quel tesoro pronunciato con il sorriso sulle labbra fece voltare persino Armstrong. Anche Roy era incredulo, poi gli tornarono alla mente le parole che aveva pronunciato, “il mio bambino…”, così aveva chiamato Edward nel momento in cui tutto si era calmato.
In quel preciso istante sentirono la porta della camera cedere sotto potenti colpi, si spalancò all’improvviso, rompendo i cardini. Nella stanza piombarono due soldati, una donna, alcuni medici e infermieri e Al. Rimasero pietrificati quando videro la scena, un grande cerchio alchemico disegnato sul pavimento, il tenente Hawkeye abbracciata al colonnello Mustang, Edward steso sul letto.
- Colonnello che sta succedendo? Tenente!- Havoc si avvicinò ai due, aveva gli occhi ancora spalancati e increduli, i medici però furono più lesti, si gettarono sulla donna, iniziando a visitarla e cercando di capire se fosse tutto a posto. Fu Armstrong a calmare la situazione, si frappose tra la folla e la coppia, troneggiando con la sua voce sugli altri.
- Credo che sia meglio fare un po’ di silenzio e ordine, usciamo fuori e lasciamo i medici al proprio lavoro, vi spiegherò io tutto quanto.-
Era stato convincente, forse solo perché si era messo in mostra pavoneggiando la sua innaturale “bellezza” e sfoderando il suo immenso carisma. Anche Roy fu costretto a lasciare la stanza, riunendosi al gruppo numeroso fuori dalla stanza.
- Colonnello mi dica per favore che sta succedendo?- Sbottò Havoc seriamente preoccupato. Sapendo che nel gruppo c’era anche Glacyer, Mustang cercò di essere più delicato possibile per non spaventarla.
- Quello era un cerchio alchemico, non mi dica che ha…-
- Non era morta, quello che abbiamo fatto era solo per toglierle dal corpo una sostanza nociva. Era davvero l’unico modo.-
- E riguardo a mio fratello? Perché era steso sul letto?- Si intromise Alphonse, dalla voce si capiva che era molto agitato.
- Non preoccuparti sta bene, ha solo perso i sensi per la stanchezza.- A quelle parole sembrò calmarsi e anche gli altri, sebbene non convinti al cento per cento, accettarono quella misera spiegazione. Mustang si accasciò su una sedia completamente stremato e così anche Armstrong, erano entrambi molto pallidi e la prima ad occuparsi di loro fu proprio Glacyer. La donna estrasse un piccolo fazzoletto bianco dalla borsetta e si piegò sul colonnello, asciugandogli la fronte. Mustang incontrò gli occhi nocciola della donna e sorrise, ringraziandola ancora una volta. Era convinto che lei lo odiasse, era sempre stato del parere che Glacyer non volesse più avere a che fare con lui e che lo incolpasse per la morte di Hughes, ma lei si era dimostrata una donna molto buona ed era andata in ospedale a trovare Riza e ad occuparsi persino di lui.
- Come sta ora Riza? Sei riuscito a guarirla con l’alchimia?- La voce di lei era accorata e lui rispose gentilmente.
- Si sta bene, ma credo che sia molto confusa. Prima ha detto che Ed era suo figlio e mi ha… mi ha chiamato tesoro, come se fosse la cosa più naturale del mondo per lei.- Per un attimo quella dichiarazione li lasciò senza parole. Roy si voltò verso la grande armatura che aveva di fianco, si rivolse al ragazzino cercando di non farlo agitare. - Al devo chiederti un favore.-
- Mi dica colonnello.-
- Non entrare nella stanza del tenente, vedrai Ed quando uscirà.-
- Perché?- Al si trattenne dal gridarlo, ma non voleva assolutamente lasciare solo suo fratello. Provò ad opporsi, ma per tutta risposta, ricevette solo una supplica da parte del colonnello.
- Ti prego Al! Se Riza crede che Ed sia suo figlio, può essere la stessa cosa anche per te. Non prenderla a male per favore, ma come credi che reagirebbe se ti vedesse in queste condizioni?- Anche se quelle parole lo ferivano erano vere. Nessuno avrebbe mai accettato facilmente di vedere quello che si crede un figlio, chiuso in un armatura vuota, e quindi non si oppose. Si accucciò in un angolo in attesa di sapere qualcosa di più.

Dopo quelli che sembrarono minuti interminabili, i medici uscirono dalla stanza dicendo che era tutto a posto, ma che dovevano ancora risolvere una questione riguardo all’esperimento alchemico che era stato svolto in quella camera. Mustang si prese tutte le colpe e promise di risolvere tutto a tempo debito.
 Nella camera entrarono Havoc e Glacyer assieme a Roy, mentre Alphonse, Armstrong e il sergente Brosh decisero di rimanere fuori, il sergente avrebbe avvertito Armstrong della scomparsa del sottotenente Ross e di Winry, mentre l’alchimista stava spiegando la situazione al ragazzino.
Riza si trovò davanti molti visi felici di rivederla e lei sembrava contenta tanto quanto loro. Cercarono di non notare, che stringeva tra le braccia Ed, ancora addormentato e lo coccolava amorevolmente. Roy si avvicinò a lei chiedendole se ricordava chi fossero quelle due persone.
- Certo che mi ricordo tesoro. Sono Jean e Glacyer. Sono confusa, mica scema!- Lei gli diede un leggerissimo buffetto sul viso sorridendo.
- Perdonami non volevo dire questo.- Anche Glacyer si avvicinò al letto chiedendole come stesse. Ancora una volta disse di stare bene e strinse la mano della donna, senza però lasciare andare il ragazzo. Era una situazione molto strana e per alcuni anche imbarazzante, solo Glacyer sembrava sapere come comportarsi con lei senza farle pesare la situazione.
- Come sta Edward?-
 - Fortunatamente bene, ho avuto molta paura quando ho visto che faticava a respirare. Non sopporterei di perdere il mio bambino.- Lo disse con le lacrime agli occhi, aveva davvero quel timore nel cuore e non si vergognava ad ammetterlo ed a esternarlo, lei la capiva perché si sarebbe sentita allo stesso modo se fosse successo qualcosa a sua figlia. - Come stanno Maes e la piccola Alicia? Spero bene.-
Ogni parola pronunciata da lei con tanta naturalezza era per loro un dolore, Glacyer faticò a trattenere le lacrime mentre rispondeva che Maes stava bene, quando invece non riusciva ancora a dimenticare il giorno del funerale e le grida della sua bambina.
- Sono contenta, Alicia deve essere cresciuta molto, chissà se anche il mio piccolo Alphonse è cresciuto ed è diventato bello come il mio piccolo Ed- Lo disse rivolgendo lo sguardo verso Roy, ma lui non riuscì a sopportare quegli occhi gentili, sapeva di doverle mentire e per lui era davvero terribile prenderla in giro, ma temeva una reazione sbagliata e non conosceva altro modo per ora. Non riuscì comunque a trovare una scusa per coprire il ragazzo, era come dover affrontare una guerra interiore e rimase in silenzio per minuti interminabili. Fu allora che Ed si svegliò, si mosse leggermente attirando l’attenzione della donna. - Ed sei sveglio finalmente.- Lei lo abbracciò e lui stranamente ricambiò quel gesto, facendo rumore con il braccio meccanico, lei infatti se ne rese conto. - Cosa è successo al tuo braccio?- Era spaventata e molto preoccupata.
- Non ricordi l'incidente vero? Al è morto mamma e io, bè io sono stato fortunato ad averci rimesso solo il braccio e la gamba.- Iniziò a piangere, le lacrime uscivano copiose dai suoi occhi, mentre gli altri faticavano a capire il perché di quella risposta, perché l’avesse chiamata mamma e perché si fosse inventato quella scusa, ma non riuscirono a dire nulla. Non una parola quando lei prese tra le braccia il ragazzo piangendo sulla sua spalla e lui la strinse forte, cercando di calmarla e nascondendo il viso alla vista degli altri.
“Perdonami Riza, non me la sento di dirti la verità adesso, non dopo quello che ho visto. Eri felice in quella realtà e a modo tuo mi volevi davvero bene. Non so neanche come tu abbia potuto immaginare il vero viso di Al, non credo che tu l’abbia mai visto eppure ti giuro che era lui quel bambino e io ero proprio così a quell’età… Scusa se mento, ma per ora è meglio che tu non sappia in che orribile mondo ti abbiamo riportata…” 

“I'll find you somewhere 
Da qualche parte ti troverò
 I'll keep on trying 
Continuerò a cercare
Until my dying day 
Fino al giorno della mia morte
I just need to know 
Ho solo bisogno di sapere
Whatever has happened
Cosa mai è successo?
The truth will free my soul… 
La verità libererà la mia anima…” 

Il tenente Ross non si era più svegliata da quel momento e Winry aveva appoggiato il suo corpo in un angolo, coprendola con la divisa logora, ma che per un po’ l’avrebbe tenuta al caldo. Era come essere chiusi in una cella frigorifera, non riusciva più a sentire le mani, erano completamente congelate, le labbra erano cianotiche e screpolate e ogni parte del corpo tremava con la speranza di darle un po’ di calore. Gli occhi erano diventati così pesanti, tanto che non riusciva a tenerli aperti, ma non poteva addormentarsi per nessuna ragione o non si sarebbe svegliata, proprio come era accaduto al tenente. Non poteva neanche piangere, le lacrime erano come piccoli ghiaccioli che le ferivano le guance. Aveva smesso di parlare e quindi anche a chiamare il nome di Ed, anche se nella sua mente quel nome era ben impresso, ma non aveva la forza di invocarlo. Che intenzioni aveva Envy? Voleva forse farla morire assiderata in quella angusta cella? Perché le faceva tutto questo?
- Pe… perché… Envy…- Lo aveva chiamato, aveva ceduto alla stanchezza e aveva invocato il nome di quel mostro invece che quello di Ed, ma forse lui non l’avrebbe sentita. Invece, nel momento in cui i suoi occhi si chiusero, qualcuno entrò nella stanza, prendendola di peso da terra e portandola fuori. Quel corpo, a confronto del suo ormai ghiacciato, sembrava ardere come fuoco.
Aprì a stento gli occhi, sentì scorrere sulla pelle delle lenzuola morbide e calde, si crogiolò in quel calore per qualche secondo, chiudendosi come un riccio. Era in una stanza molto elegante, in un caldo letto a baldacchino dalle tende e lenzuola nere di seta, la camera era scura e non poteva coglierne i particolari, ma aveva uno stile antico molto prezioso.
- Ti sei ripresa, credevo che saresti rimasta un ghiacciolo per sempre.- Riconobbe la voce, era quella di Envy, ma sembrava gentile, come se fosse lui e allo stesso tempo non lo fosse. Lo vide piegato su di lei i visi a pochi centimetri, lui le stava sorridendo.
- Perché mi hai portato qui?- chiese lei ancora sfinita da quella strana prigionia, cercò di alzarsi a fatica e riuscì solamente ad appoggiare la schiena contro la parete. Indossava una camicia da notte di seta bianca, morbida e liscia come una seconda pelle.
- Tu mi hai chiamato e io sono venuto a prenderti, erano questi i patti.-
- Io non ho fatto alcun patto con te!- ribattè con vigore, ma le forze le mancavano persino per respirare ed ebbe un capogiro, Envy la sorresse facendola sdraiare nuovamente.
- Diciamo che le regole le stabilisco io. Ti ho riscaldata per bene stanotte altrimenti saresti già morta.- - Che vuol dire, cosa mi hai fatto?- Lei lo scacciò imbarazzata interrogando il proprio corpo e cercando qualcosa che le spiegasse la situazione, non si sentiva diversa, lui non l’aveva toccata come aveva pensato.
- Siamo maliziosi è? Non ti ho fatto nulla, ma vederti reagire in quel modo mi piace.- le prese il viso con la mano spostandolo verso di lui, sorrise di nuovo, ma Winry notò che era diverso dalle altre volte che si erano incontrati, sembrava calmo in quel momento, come se avesse raggiunto il suo scopo, come se non avesse preoccupazioni. - Sai, ho trovato il modo di farti dimenticare quel tappo e per averti con me per sempre. Sarai la mia Lust per tutta la vita.- Quelle parole la spaventarono e iniziò a tremare, quel fremito piacque ad Envy che rise di lei sdraiandosi al suo fianco e bloccandola con le mani.
- Ti ho detto che non succederà mai, io amo Ed!-
- Lo dimenticherai quando morirai, io sarò la prima persona che vedrai nel momento in cui riaprirai gli occhi e a quel punto non potrai più fare a meno di chiamarmi.-
Provò a reagire scacciandolo, ma lui sgattaiolò come una biscia fuori dal letto e uscì dalla stanza lasciandola nuovamente sola.

“Lost in the darkness 
Perduto nell’oscurità
Tried to find your way home 
Tentando di cercare la tua strada verso casa
I want to embrace you 
Voglio abbracciarti
And never let you go…
E non lasciarti andare mai…”

Riza si era addormentata dopo aver pianto per ore intere tra le braccia di Ed. Roy non era riuscito neanche ad avvicinarsi e ora l’avevano lasciata in quella stanza a riposare. Il colonnello aveva portato il ragazzo fuori dall’ospedale, la scusa era stata quella di prendere una boccata d’aria.
- Spiegami Ed, perché le hai detto quelle cose?- Fece lui improvvisamente, dopo un forzato silenzio. Ed si mise le mani in tasca alzando le spalle e cercando di non guardarlo, ma sapeva che doveva dargli delle spiegazioni, Roy non si sarebbe accontentato di un silenzio.
- Quando sono svenuto mi sono ritrovato in… bè chiamiamolo mondo alternativo. Ho visto Lust e lei mi ha detto di andarmene insieme al tenente, ma quando ho cercato di riportarla indietro ho visto delle cose. Lei mi stringeva continuando a chiamarmi e piangeva, solo allora ho capito.- Fece una pausa lunga, respirando l’aria fresca della sera, era leggermente umida per via delle piogge passate, ma molto piacevole. - Ho visto me ed Al da piccoli, chiamavamo Riza mamma e lei, colonnello, era nostro padre. Era quello che lei ha creduto di vivere, una vita tranquilla con una famiglia perfetta e con la persona che ama. Chiusa in quella finzione era davvero felice, non esistevano questi orrori, ma solo belle e tranquille giornate. Per questo quando lei si è svegliata e credeva che io fossi ancora suo figlio non me la sono sentita di dirle che non era vero.-
- Le stai mentendo Ed, la illuderai e soffrirà di più. Lo sai questo vero?-
Sembrava deluso dal comportamento di Ed, ma in un certo senso, in fondo al suo cuore, capiva bene il perché aveva agito in quel modo e non fu capace di sgridarlo oltre.
- In questo momento non so dirle cosa sia giusto o sbagliato. Dovrei correre a cercare Winry, ma non ho la minima idea di dove sia, vorrei dire al tenente la verità e capire dove abbiamo sbagliato, ma non ne ho la forza.- Ed rivolse all’uomo uno sguardo di supplica, lui capiva lo stato d’animo del ragazzo, lo comprendeva a pieno eppure non poteva aiutarlo. Lo fermò prima che rientrasse in ospedale.
- Dove vai ora? Vuoi parlare con Riza?- Ed annuì semplicemente e rientrò seguito dal colonnello. Si ritrovarono davanti a quella porta ancora una volta, insieme ad un gruppo numeroso di compagni che volevano ancora delle spiegazioni.
- Mustang che succede?- La voce di Glacyer fece sussultare il colonnello, voltò i suoi occhi scuri sulla figura minuta della donna e gli rivolse un debole e falso sorriso.
- Il tenente Hawkeye ha perso la memoria e ora ha una visione tutta sua di questa realtà. Prima Ed le ha parlato in quel modo per non ferirla, ma credo che non sia giusto ingannarla.-
- Vuoi dirle la verità? Non credi che sia troppo presto, deve riprendersi e poi si è appena svegliata.- Rispose lei avvicinandosi all’uomo e prendendogli dolcemente la mano tra le sue, erano calde e morbide, che Roy rimase quasi imbarazzato di quel gesto.
- Io credevo che tu mi odiassi, credevo che non…- Lo zittì non appena la voce di lui iniziò a tremare dall’emozione, lo abbracciò e lo salutò dolcemente, portando con se anche gli altri. Sapeva che ora spettava solo a Roy e al ragazzino mettere a posto la situazione, avere a che fare con altre persone sarebbe stato troppo difficile per lei. Non appena furono soli decisero di entrare. La trovarono seduta sul letto, con gli occhi ancora gonfi per le lacrime, ma li accolse sorridendo, felice di avere ancora qualcuno accanto, non sapendo che quell’illusione sarebbe presto finita.



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