FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 14

14.
Il sogno di Riza (II)

Non volevo andare via, quella vita era tutto ciò che desideravo, non me l’avrebbe portata via nessuno… 
 - RIZA!!!!!- 
Il mio nome gridato così forte mi fece sussultare, spostai con forza quel ragazzino da me e ricaddi a terra dolorante. Il sangue usciva dalle ferite, non mi avrebbe lasciato via di scampo. Non volevo morire in quel modo assurdo, non in quel momento… 
Eppure gli occhi iniziarono a chiudersi da soli, cercai di resistere per un po’, ma non ce la feci e il buio mi avvolse… 
-Mamma! Mamma stai bene vero? Mamma rispondi!- La voce di una bambino mi destò da quell’oscurità, aprii velocemente gli occhi scattando a sedere. Voltando lo sguardo incontro gli occhi color del miele del mio bambino. 
- Ed…- Mi guardai i polsi terrorizzata e spaventando ancora di più lui. Non avevo alcun segno, non c’erano macchie di sangue, non c’era nulla, era stato tutto un sogno? 
- Finalmente, ho avuto tanta paura. Paura che non ti saresti svegliata.- trattiene a stento le lacrime e pronuncia il labbro inferiore mordicchiandolo e cercando di non piangere, solo allora lo stringo forte a me e gli dico che è tutto a posto. - Al è andato a chiamare papà, ha detto che tornerà subito a casa.- 
Gli accenno un sorriso e nel frattempo anche Al mi raggiunge saltandomi addosso e abbracciandomi forte. Lui invece non si fa tanti scrupoli e piange sulla mia spalla. 
- Ora è tutto apposto, ho solo avuto un calo di zuccheri non è niente di grave.- 
- Ma eri così pallida, pensavamo che fossi morta!- 

- Sciocchini, se io muoio a voi chi ci pensa. Lo sapere che papà non sa cucinare!- Con quella mia piccola battuta iniziarono a discutere ridendo di Roy e degli errori che aveva sempre commesso in cucina. Li lasciai andare via quando alla porta comparve lui. Aveva corso come un disperato, era sudato e pallido, ansimava e si reggeva a stento alla porta fissandomi. Fece uscire i bambini e chiuse la porta, avvicinandosi al letto e prendendomi le mani tra le sue. 
- Non fare quella faccia, io…- Non riesco a finire la frase, che mi da un bacio così profondo e bello da togliermi il respiro, ne rimango completamente scioccata che, anche quando si stacca da me, non riesco a dire nulla. 
- Non voglio perderti, non lasciarmi mai!- 
- Non lo farò.- Mi bacia di nuovo e mi fa sdraiare sul letto. Si toglie la divisa e sale anche lui. Ha gli occhi più dolci che abbia mai visto, mentre mi bacia dappertutto e mi dice che per lui sono importante. Mentre mi accarezza e mi dice che non vuole lasciarmi mai, mentre facciamo l’amore e mi dice che mi ama e che non vivrebbe senza di me. 

Mi sveglio improvvisamente, lui non è con me e non sento neanche le voci dei bambini. Mi guardo intorno spaventata fino a che non scorgo un piccolo biglietto scritto da Roy che mi avverte di aver portato i bambini fuori a cena. La notte è scesa improvvisamente e mi sento tanto sola nella casa vuota, non mi ha svegliata per paura che non mi fossi ancora ripresa. Mi alzo lentamente e provo ad andare in bagno, ma qualcosa cattura la mia attenzione, qualcosa che prima non c’era. Poi lo vedo, sulla parete prima vuota, ora c’è uno specchio lo stesso che ricordavo di avere. 
Mi avvicino lentamente, come se temessi di specchiarmi e vedere la realtà. Ora sono davanti allo specchio e non vedo altro che la mia immagine riflessa, sono pallida e ho i capelli completamente in disordine. 
Poi un rumore mi fa voltare di scatto, sento dei passi e chiamo Roy sperando che sia lui, ma non ricevo risposta. C’è qualcuno in casa mia, lo so, ne percepisco la presenza, ma non riesco a vedere nessuno. 
- Riza.- Mi volto di scatto verso lo specchio e lancio un grido strozzato. 
Quella non sono io! Il mio corpo è completamente sporco di sangue, nuda e coperta di ferite ed ematomi, ho una spalla rotta e il braccio pende da una parte in una posa rivoltante. Chi diavolo sei tu? Non mi aspetto una risposta, perché in fondo al cuore so di essere io quella riflessa nello specchio… 
Basta! Basta! Non voglio più vederla, non voglio sentire più questo dolore! 
Ancora un rumore mi distrae e in quel momento mi sento afferrare da due braccia alle spalle, sono le mie riconosco le ferite. 
Mi spingono all’indietro e sbatto con forza sullo specchio che si frantuma per l’impatto, le schegge volano per tutta la stanza, come una pioggia di vetri. 
Ho dolore dappertutto, la schiena, le braccia e le gambe, il viso e il cuore mi dolgono insopportabilmente… 
Aiutami Roy ti prego! 
Poi alla fine la vedo, un ombra si aggira per la stanza rimanendo oscurata negli angoli bui. 
- Chi diavolo sei? Fatti vedere?- 
Per gridare quella frase ho raccolto tutto il mio coraggio, ma ammetto a me stessa di essere terrorizzata. 
- Devi tornare indietro, questo non è il tuo posto.- 
- Non è vero! Questa è la mia casa, questa è la mia famiglia, è tutto quello che avrei sempre voluto.- Inizio a piangere, sono patetica, lo so, ma ho paura e questo è l’unica cosa a cui riesco a pensare. 
- Invece non lo è, è solo quello che tu vuoi, ma non è la realtà.- 
La voce è di una donna, è molto suadente, ma non riesco a capire di chi sia. Solo in quel momento mi accorgo dei passi veloci fuori dalla casa, avverto anche la voce di Roy che richiama i bambini a stare calmi. 
Non devono tornare! Sono in pericolo! 
Provo a gridarlo, ma non riesco ad emettere neanche un suono, la mia voce, come il mio corpo è paralizzata. 
- Ammettilo prima che sia troppo tardi.- 
Tardi per cosa? Sono in pericolo lo sento e non devono rientrare. La porta di casa si apre e la figura si rende visibile, è una donna dai lunghi capelli scuri e due occhi viola, viola proprio come quelli di quel ragazzo. Proprio come gli occhi di colui che mi ha fatto tutto questo… 
La donna si volta in direzione della porta, li lo vedo di nuovo, quel ragazzo pallido dagli strani capelli, che sorride beffardo. Ha in mano un coltello e so che sta per fare. Farà del male alla mia famiglia. 
Non posso permetterlo eppure non riesco a reagire.
Ora anche la porta della mia stanza sta per aprirsi.
No, dovete andare via! 
- Mamma ti abbiamo portato qualcosa da mangiare!- 
La voce è quella del mio Ed. Nel momento in cui lo vedo entrare, quel ragazzo gli si lancia addosso e lo colpisce alla sprovvista. La vista del sangue del mio bambino mi fa rivoltare lo stomaco, non riesco neanche a gridare. Lo vedo entrare nella cucina e sento le grida di Al e Roy. Stanno combattendo e Roy vuole difendere Al a tutti i costi. 
Perché? Il mio cuore è in mille frammenti e non riesco a raggiungerli, vedo il corpo del mio piccolino che ha smesso di agitarsi, me lo hanno strappato sotto gli occhi e non ho potuto fare nulla.
Perché questo dolore, perché questo deve capitare a loro!? 
Non riesco neanche a piangere, ma rimetto sangue e bile dal dolore. La donna mi si avvicina e mi tende una mano, ma con le uniche forze che ho in corpo mi allontano e mi avvicino al mio piccolo bambino dagli occhi color del miele ormai chiusi. 
Provo a chiamarlo, lo stringo forte a me e il suo sangue, ancora caldo, mi sporca le gambe e le braccia, le lacrime che sto versando in questo momento non sono nulla a confronto del dolore che sento nel cuore, dolore di aver perso tutto quello che ho sempre voluto… 
Vorrei voltarmi e andare in cucina, ma non ne ho la forza, ne il coraggio, non riesco ad entrare in quella stanza e trovare gli stessi occhi chiusi di Ed, anche sul viso di Roy e del piccolo Al, non ce la faccio… 
Se quel maledetto ragazzino vuole la mia vita che venga a prenderla, io sono qui non mi tirerò indietro, mi ha tolto già la voglia di continuare a vivere, non voglio altro che morire insieme a loro 
- Ora vieni via o sarà troppo tardi.- La donna mi richiama nuovamente, ma non voglio ascoltarla, non voglio lasciare il mio bambino da solo… non voglio rimanere sola… 
- I miei bambini… il mio Roy… perché!- 
- Questo è accaduto perché tu non hai accettato che questa vita non fosse vera. Vieni via loro ti stanno aspettando e vogliono riavere la vera Riza.- Nuovamente mi viene accanto e sposta con dolcezza il corpicino del bambino lontano da me. Mi allunga la mano e prende la mia cercando una risposta, che non ha… non voglio lasciarli. 
- Ti prego. Se aspetti ancora sarà tardi. Ti prego…- Piange. Calde lacrime escono da quegli occhi, lacrime come le mie, possibile che anche lei soffra tanto quanto me? Eppure quelle lacrime sono di qualcuno che non ha mai avuto quella felicità che avevo fino a poco fa, ma il dolore della solitudine è la stessa, si… lei è uguale a me… 
Solo allora le stringo a fatica la mano, è calda e piacevole, morbida. Non è cattiva, vuole aiutarmi. 
- Riza…- 
Sento ancora il mio nome e mi abbandono a quella parola, lei mi rimane vicino, mi stringe a se mentre piango e mi dispero, percepisco tutto il suo calore su di me ed è piacevole. 
- Lasciati andare, ti accompagnerò io da colui che ti sta chiamando.- 
- Chi mi sta chiamando?- 
Non so chi sia, ma la sua voce è dolce nella mia mente, chiudo gli occhi e il buio prende nuovamente il sopravvento… però mi sento libera e leggera… forse sto morendo davvero…




Vai al capitolo precedente - Vai al capitolo successivo

Commenti

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Random Posts

Post popolari in questo blog

Nuova stagione anime in arrivo! Ecco le novità della primavera 2014

FanFiction su Fairy Tail - Tears of Blood Capitolo 17