FanFiction su Noragami - Oblivion Capitolo 1

Noragami Oblivion 

Fanfiction su Noragami e Noragami Aragoto
Genere: Drammatico, Mistero
Personaggi: Un pò tutti
Stato: in corso

Capitolo 1 

Oramai era tutto finito. Yato era finalmente tornato e le le loro vite avevano ripreso a scorrere tranquille, come era sempre stato, eppure non riusciva a darsi pace. Nonostante tutti i buoni propositi, nonostante si fosse sempre creduta una persona speciale, lo aveva dimenticato. Lei che per prima si era battuta pur di non far scindere il loro legame, che aveva accettato di rischiare la vita ogni volta che la sua anima si separava dal suo corpo, pur di poter assaporare quel buon profumo che la guidava a lui. Avrebbe potuto provare con tutte le scuse le fossero venute in mente, che lasciarla per più di un mese era troppo, che si era sforzata con tutta se stessa, ma che non era riuscita a resistere, che era accaduto tutto a causa di Yato e nulla più, ma ora che era tornato, ora che tutto si era ristabilito, in qualche modo continuava a sentirsi in colpa. Continuavano a vedersi tutti i giorni, puntuali come orologi lei si recava da Kofuku e saliva in quella piccola soffitta dove dava ripetizioni a Yukine e con la coda dell'occhio continuava a guardarlo di soppiatto.
Lo osservava sempre, quando di appisolava, quando giocherellava con qualsiasi stupidaggine avesse a portata di mano, quando spolverava il piccolo tempietto che lei aveva costruito per lui. Continuava a chiedersi come fosse possibile dimenticarlo, come ci fosse riuscita, ma soprattutto come fare perchè non accadesse mai più.
- Tutto bene Hiyori?-


Si era distratta ed era rimasta a fissarlo, senza nascondersi o far finta di niente, lui si era girato e quelle iridi azzurre come il cielo limpido d'estate l'avevano catturata. Forse era un dio sciatto e nullatenente, con quella tuta orribile e quel fazzoletto logoro, ma quegli occhi erano stupendi e lei più di una volta, vi era rimasta completamente catturata.
- Si tutto bene, pensavo solo che fosse davvero una bella giornata.-
Non era una bugia, la primavera era ormai inoltrata, i ciliegi erano in fiore e il cielo era limpido. Il sole illuminava le case e rendeva tutto il panorama quasi magico, anche se in realtà il suo sguardo era stato catturato da una sola persona, non mentiva sul fatto che fosse bello.
- Hiyori, non riesco proprio a capire come risolvere questa equazione.-
La ragazza tornò a concentrarsi sul ragazzino biondo, spiegando nuovamente il giusto procedimento e sentendosi fiera di quanto impegno quel ragazzino ci stesse mettendo. Non doveva studiare, non ne aveva bisogno, era uno strumento divino e per quanto fosse crudele anche solo pensarlo, purtroppo non aveva un futuro davanti a se per cui quello che stava studiando fosse di qualche utilità, ma si impegnava comunque, anche solo per sentirsi parte di un mondo che non lo vedeva.

Era quasi sera quando decidero si fermarsi. Yukine si stiracchiò sul posto e guardò l'orologio, aveva appuntamento con Kazuma per i loro soliti esercizi e quando si rese conto di essere in ritardo, scattò come una molla e salutò tutti velocemente. Yato che si era appisolato era riuscito ad aprire a malapena un occhio quando Yukine aveva lasciato la stanza, ed ora provava a svegliarsi sbadigliando vistosamente. Hiyori invece era rimasta li, in ginocchio accanto al piccolo tavolino, facendo finta di riordinare e con nessuna voglia di tornare a casa.
- Yukine-kun si sta impegnando molto, dovresti lavorare un po' anche tu.-
- Sono ancora convalescente.- Infondo non era una bugia, alcune ferite non si erano rimarginate e Yato, per colpa della continua contaminazione nello Yomi, non aveva riacquistato pieni poteri. Anche per questo si era tenuto alla larga dai problemi e dai lavori. Ovviamente con accanto Yukine, anche se non fosse stato al massimo della sua forza, il suo strumento benedetto avrebbe comunque portato a termine le missioni, ma non voleva rischiare e trovarsi in qualcosa di pericoloso, proprio ora che infondo cercava solo un po' di tranquillità.
- Si è fatto tardi, forse dovrei tornare a casa.-
Fu sbrigativa, ma ormai era diventato difficile rimanere con lui. Forse perchè si sentiva in colpa o forse perchè avrebbe voluto dirgli molte cose e non ci riusciva, ma ormai stare sola con Yato era complicato. Lui era distante e lo percepiva benissimo, non rideva come una volta ne faceva battute strane, Hiyori era conscia che la ferita lasciata nel cuore di Yato dalla morte di Ebisu era ancora viva e dolorosa e sapeva anche che, nonostante i suoi propositi di voler cambiare e diventare una divinità in grado di far felici le persone, non sapeva come fare. Così, mentre la sua mente adolescente si affollava di domande e dubbi, mentre si alzava senza neanche salutarlo per andare via, iniziò a piangere. Non riuscì a fermarle ne a smettere di singhiozzare, percepì persino gli occhi di lui che cercavano in silenzio una spiegazione a quella reazione, ma non fu in grado di fare altro che piangere come una bambina. Yato la lasciò fare anche se sentirla piangere in quel modo gli provocava dolore, non era ancora abbastanza bravo da sapere come consolarla.
Voleva da tanto parlare con lei, loro due soli, ma si era accorto subito che la ragazza covava nel cuore qualcosa che non riusciva ad esprimere, così aveva aspettato creando nella sua mente un milioni di scenari dolorosi, in cui lei gli diceva che lo odiava per essersene andato e per quanto facesse male, lo accettava.
- C'è una cosa che devo dirti Yato.- Dopo minuti passati solo a singhiozzare e tirar su con il naso, finalmente riuscì a parlare. - Io devo dirtelo assolutamente.-
- So cosa stai per dirmi e...-
- No, non lo sai.- Lo interruppe voltandosi di scatto verso di lui. Aveva gli occhi e le guance rosse, ma Yato la trovò comunque bellissima. Hiyori si fece coraggio, tornò a sedersi, ma stavolta più vicina a lui e gli prese la mano, era da tanto che non lo toccava in quel modo, che non gli regalava un gesto affettuoso e quel piccolo contatto la fece infiammare ancora di più, ma nonostante l'imbarazzo si fece coraggio e dopo tanti giorni passati a reprimere i suoi sentimenti, li buttò fuori come un fiume in piena. - Io ti ho dimenticato. Nonostante tutte le belle parole che ho detto, che non vi avrei mai allontanati dalla mia vita, che vi sarei rimasta vicina, non appena mi hai lasciato io ti ho dimenticato e so che è così che funziona per gli dei, so che gli esseri umani vi dimenticano in fretta, ma io credevo di essere speciale, di essere diversa. Io volevo esserlo.-
- Non è colpa tua, non puoi controllarlo.-
- No, non è così. Continuavo a vivere tranquillamente, come se niente fosse, ma infondo al cuore io lo sentivo che mi mancava qualcosa. Compravo i quaderni per Yukine senza rendermene conto, compravo tre panini o tre dolci, guardavo un oggetto e sapevo che sarebbe piaciuto a qualcuno, ma non riuscivo a focalizzare il tuo viso. Sono andata a Capyba Land e non riuscivo a divertirmi perchè sapevo di dover essere li con qualcun altro. Avevamo promesso di andarci insieme e ho rotto la promessa, avevo promesso di non dimenticarti e l'ho fatto e non è perchè così deve essere, ma perchè sono stata debole, quindi è solo colpa mia.-
Yato lo sapeva, ma sentirselo dire era doloroso. Tutti lo dimenticavano persino lei che era speciale nel suo cuore, ma questo era normale e lui non avrebbe mai potuto arrabbiarsi con lei.
- Io sapevo che mi avresti dimenticato, ho provato a tornare il prima possibile, ero terrorizzato dall'idea di non poterti più parlare, di camminare vicino a te e sapere che non potevi più vedermi. Se così fosse stato me ne sarei andato e non avrei più interferito con la tua vita mettendoti in pericolo, non ti saresti più separata dal tuo corpo e avresti vissuto come una ragazza normale. Per quanto dolore questa scelta mi avrebbe portato, l'avrei comunque accettata.-
Hiyori abbassò lo sguardo e strinse la mano di Yato ancora più forte, represse le lacrime con difficoltà e si morse le labbra per non cedere. Ora doveva dirglielo.
- Ho baciato un ragazzo.- Lei non lo vide, schermata dai capelli che le ricadevano in avanti, ma lui si era mosso. Quella piccola ammissione, quella piccola frase lo aveva colpito a fondo e aveva fatto male. I suoi occhi cobalto si erano spalancati di colpo increduli e feriti, perchè lei ora piangeva per qualcosa che lui non si aspettava. - Mi ha baciato e io ho provato un dolore insopportabile. Era il mio primo bacio, qualsiasi ragazza avrebbe gioito e ne sarebbe stata felice, mentre io ero confusa e sofferente, il mio cuore era stretto in una morsa così forte che ho creduto potesse esplodere. Ho pianto così tanto che ogni muscolo del mio corpo faceva male. Ho reagito così perchè ti stavo tradendo ancora una volta.- Si spostò in avanti aggrappandosi con tutta se stessa alla giaccia del dio e poggiando la fronte sul suo petto, continuò a piangere bagnando quel tessuto sintetico orribile, ma che lui portava con tanto orgoglio e rimase così nella speranza che quel dolore scivolasse via con la stessa facilità delle sue lacrime. - Io non me ne ero resa conto prima, ma il pensiero che a toccarmi fossero quelle labbra e non le tue mi stava uccidendo, volevo che fossi tu da sempre, dal primo momento che ti ho visto. -

- Bravo Yukine-kun, tra un po' non avrò nulla più da insegnarti. Ormai sei diventato un perfetto strumento Benedetto.-
Kazuma era fiero di quel ragazzino e del suo cambiamento, era orgoglioso di poter aiutare uno strumento tanto speciale, di potergli insegnare quelle cose che lui aveva capito sbagliando. Si sedettero sul prato umido, ma entrambi erano abbastanza stanchi da non potersi preoccupare per qualche macchia verde sugli abiti e rimasero a rilassarsi ed ad osservare il cielo stellato del Takamagahara.
- Kazuma-san posso farti una domanda un po' strana?-
- Chiedi pure.-
- Secondo te è davvero giusto che un essere umano sia legato ad un Dio? Gli Dei possono amare come amano gli esseri umani?-
- Dimmi, è successo qualcosa in particolare o la tua è solo curiosità?-
 - Io non so davvero che significa amare qualcuno, so di voler bene a Yato, a Hyori, a te, ma non credo che sia anche lontanamente simile a quello che prova Hiyori per noi e siccome in questi giorni ho avuto come la sensazione che ci sia qualcosa che la fa stare male e fa stare male anche Yato, mi chiedevo in quanto sua guida che cosa posso fare io, cosa è giusto che io debba fare in questo caso.- Kazuma sospirò a fondo e si lasciò andare sul prato, inalando il dolce profumo dell'erba fresca e umida e cercando una risposta, provando ad immaginarsi al posto di quel ragazzino che era cresciuto forse troppo in fretta e liberando quel dubbio che gli attanagaliava la mente dal primo momento che aveva conosciuto Hiyori.
- Vedi Yukine gli Dei sono creature strane. Sostanzialmente posso provare gli stessi sentimenti, le stesse identiche emozioni degli esseri umani, ma gli Dei sono superbi e spesso lo dimenticano, ma c'è un motivo, o almeno io credo sia per questo che lo fanno. In realtà tutti gli Dei anelano disperatamente all'amore. Vogliono essere amati e mai dimenticati dagli esseri umani, questo garantisce loro la possibilità di avere una successione e di poter continuare a farsi amare, ma non possono ricambiare quell'amore. Per questo gli Dei hanno i loro strumenti e amano i loro strumenti sopra ogni cosa. Molti di loro, come Bishamon, ne hanno molti, costruiscono famiglie esattamente come fanno gli esseri umani.-
- Eppure non è la stessa cosa che fanno gli umani, non è vero? Loro si innamorano, si sposano e hanno dei figli, creano qualcosa da loro stessi, mentre gli dei diventano padroni dei propri strumenti.-- Esatto. Per quanto loro si sforzino non potranno mai creare quella famiglia che solo gli umani posso creare, quel legame tra genitori e figli che loro hanno, per un dio non esisterà mai. Per quanto possano amare i propri strumenti, loro lo vedranno come un padrone, daranno la vita per lui, ma non sarà mai la stessa cosa. Per l'amore, quello tra due persone, quello romantico, è lo stesso. Io credo che per un Dio l'amore di questo tipo sia il veleno più potente e questo perchè la vita degli esseri umani è fugace e breve, loro crescono, invecchiano e muoiono e questo un Dio non può farlo.- Per qualche secondo scese il silenzio, rimasero fermi ascoltando i piccoli animali notturni e le loro melodie e la mente di Yukine si riempì di altre domande. - Io non posso dirti cosa fare, posso solo immaginare come andrà a finire. Io credo che Yato meriti di essere amato da qualcuno, di essere amato per la prima volta, ma so anche che questo porterà in lui una grande sofferenza, quindi Yukine dovrai essere preparato, quando verrà il momento, dovrai sostenerlo il più possibile. Un Dio normale può avere una successione, rinasce bambino e senza ricordi proprio perchè così può dimenticare il dolore che ha provato nella vita precedente. Yato non può avere una successione, quindi porterà quel dolore con se per sempre, ma nonostante tutto io credo che ne valga la pena.-

Curiosa la luna sbirciò dentro quella piccola finestra, intravedendo quelle due piccole figure che si muovevano nel mondo che lei illuminava. Le osservò bene, quando lei ancora in lacrime alzò di scatto il viso in lacrime per provare a scusarsi ancora una volta, e incontrò a pochi millimetri quello di lui che con tutto se stesso provava a trattenersi. Vicini come non mai, ma anora troppo lontani per poter appagare i loro sentimenti, si mossero all'unisono, accorciando quella distanza che era la nemesi del loro sentimenti. Si toccarono fugaci, poi sempre più audaci fino a che non ci furono più ripensamenti. Hiyori si abbandonò a quel bacio che sapeva di aver cercato da molto tempo, cancellando completamente il ricordo di ciò che eccaduto quella sera al parco e sostituendo la sua prima volta con Yato, con la persona che relamente voleva. Si era nascosta dietro all'amicizia per troppo tempo, tanto che ormai era diventato impossibile fermarsi. Allo stesso modo per Yato si aprì quel mondo che aveva sempre cercato, essere amato incondizionatamente da qualcuno e ricambiarlo, perchè lui era conscio da molto di amare quella piccola ragazza umana che aveva conosciuto per caso o per destino. Voleva renderla felice sopra ogni cosa, anche se la sua felicità non fosse stato lui, lo avrebbe accettato, ma ora sentire su di se il peso del corpo di lei, di poterla stringere e baciare come se fosse tutto normale, gli stava donando qualcosa che mai avrebbe creduto di meritare. Forse un giorno quella scelta dettata dal desiderio gli avrebbe portato sofferenza, ma in quel momento era tutto ciò che voleva.

- Guardali. Non credi che sia venuto il momento di fare qualcosa?-
- Si hai ragione Mizuchi, credo sia ora di punire i bambini cattivi.-



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