FanFiction su Noragami - Oblivion Capitolo 2

Capitolo 2 

Non avevano parlato molto. I baci e le carezze erano diventati indispensabili come respirare e pur di non staccarsi, entrambi avevano temporeggiato a lungo. Ora erano li sdraiati accanto alla finestra della soffitta, con Yato che continuava a passarle le dita tra i capelli procurandole piccoli brividi di piacere. Aveva agito d'istinto, proprio come un comune essere umano.
Quando Hiyori aveva ammesso quel tradimento, che tale in realtà non era, lui si era sentito perso e abbandonato. Perderla era qualcosa che aveva sempre tenuto in considerazione, vederla crescere e darle la possibilità di crearsi una vita felice era qualcosa che lui doveva concederle, ma in quel momento la sua parte egoista aveva completamente preso il sopravvento sulla ragione e lui voleva tenerla tutta per se. Le prese la mano e la sentì calda e morbida, la coccolò come se fosse un oggetto prezioso e Hiyori si crogiolò in quel tepore e in quel buon profumo che solo lui aveva.
- Hiyori, questo ti rende felice?- Lo disse di getto e la domanda fece trasalire anche la ragazza, che si mosse su di lui. Hiyori si voltò alla ricerca di quegli occhi azzurri che la stregavano e li trovò malinconici. Allungò le braccia e prese tra le mani quel viso che ora faticava persino a guardarla. Non voleva vederlo così, depresso o sconfitto, voleva vederlo solare e spensierato, vivace e combattivo. Lo baciò di nuovo, come se fosse la cosa più naturale del mondo e sorrise.
- Si, sono felice. Non mi importa di altro se non di questo momento, voglio stare con te, l'ho sempre voluto.-
- Ti accompagno a casa.-

Yato la strinse forte a se e in un batter d'occhio Hiyori si sentì risucchiata in un fortice freddo. Quando riuscì a respirare di nuovo si ritrovò sul suo letto, Yato sopra di lei che la guardava intensamente. Il dio si sdraiò sulla ragazza sentendosi ricambiato da due mani gentili che lo abbracciavano.
- Non riesco a lasciarti andare.-
- Non devi farlo, è questo che significa stare insieme ad una persona.- E lui di quell'amore così gentile e puro ne aveva un estremo bisogno. Non pensò a nulla se non ad averla tra le braccia, desiderando sempre di più, ma non si spinse oltre. Per quanto il suo corpo gridasse egoista e furioso, sapeva di aver gia osato troppo. Eppure ancora una volta fu proprio quella ragazza a sorprenderlo, si strinse a lui più forte bloccandolo con le gambe. - Ho come la sensazione che se io ora ti lasciassi andare non ti rivedrei più. Il fatto che parli così poco, che non ti comporti da sciocco mi spaventa da morire. -
- Io mi ero ripromesso di farti felice e so gia che quello che sta succedendo tra noi non ti porterà che sofferenza.-
- Anche così...- pianse di nuovo. Yato si spostò da lei e tornò ad osservare quegli occhi malva così intensi , rimase fisso a guardarla senza sapere cosa fare o cosa dire. - Anche così io non voglio che tu te ne vada.-
Senza chiedere altro, Yato la fece scivolare sotto le coperte e togliendosi la giacca della tuta vi entrò anche lui, godendo del dolce tepore del corpo della ragazza al suo fianco. La baciò di nuovo e lei, forse troppo provata da quei sentimenti così esuberanti, si addormentò tra le braccia del dio, che presto la seguì.

Il sole sbirciò nella stanza e con i suoi raggi caldi, ma fastidiosi, andò a colpire il viso del dio addormentato, che strizzando il naso si voltò dalla parte opposta. Era così caldo il letto in cui si era appisolato, che per nulla al mondo si sarebbe svegliato, ma quando la sua mano andò a sfiorare il viso della ragazza al suo fianco, si svegliò di colpo. Aprì gli occhi e rimase immobile ad osservare Hiyori che dormiva beata, la bocca appena socchiusa e le guance rosse e calde. In quel preciso istante tutto scomparve, il mondo esterno si dissolse in una nuvola candida e soffice, non vi era altro se non quel letto e loro due soli. Non si accorse delle voci al piano di sotto, ne dei passi sulle scale. Non si mosse neanche quando la porta della camera da letto si aprì, ne quando qualcuno si fermò proprio accanto a quel letto. Eppure scattò appena in tempo, rotolando sul pavimento e trascinando con se anche l'ignara Hiyori che si svegliò di colpo.
- Che sta succedendo?- Yato la strinse ancora più forte e con un colpo di reni riuscì ad evitare un secondo attacco, la lama nemica che aveva gia reciso le coperte del letto, ora era affondata per metà nel pavimento regalando al Dio qualche secondo per fuggire. Senza neanche alzare lo sguardo verso lo sconosciuto assalitore si concentrò per teletrasportarsi il più lontano possibile e mettere così in salvo l'ignara ragazza che non era riuscita a reagire. Spuntarono nella soffitta di Koufuku, spaventando a morte il giovane Yukine che rimase schiacciato dal peso di entrambi.
- Ma che combinate voi due?- Lo gridò arrabbiato, ma non ci impiegò molto per capire che era accaduto qualcosa di strano, qualcosa che aveva reso Yato terribilmente agitato. Il Dio era scuro in volto e gli occhi erano felini e attenti, aveva iniziato a scrutare fuori dalla finestra in cerca di qualcosa e ancora non si era deciso a lasciar andare la ragazza. - Che cosa è successo Yato? Sei ferito!- L'agitazione e l'adrenalina avevano completamente bloccato il dolore, ma la ferita al braccio era profonda e sanguinava copiosamente, eppure non gli dava importanza. Solo allora Hiyori fu in grado di spostarsi da lui, riuscì a riprendere un regolare respiro e a calmarsi. Non aveva visto nulla ne percepito nulla, si era semplicemente svegliata di colpo quando Yato l'aveva trascinata con se, ma non era riuscita a vedere altro se non il petto del dio che la stringeva. Eppure era conscia che entrambi avessero corso un rischio enorme e ne era spaventata.
Solo Yukine riuscì a muoversi, prese un piccolo panno in una cassettiera e provò a tamponare il sangue del suo padrone, chiese ad Hiyori se anche lei fosse ferita, ma la trovò soltanto molto spaventata.
- Chi era Yato?- Hiyori provò a raggiungere il giovane Dio, ma Yato faticava a ritrovare la lucidità e a mandar via la rabbia.
- Non sono riuscito a vederlo. Ho solo percepito un istinto omicida e sono fuggito, era terribile.-
- Quella persona è ancora a casa mia, potrebbe far del male ai miei genitori!-
- Vieni Sekki!- Una luce abbagliante avvolse il corpo di Yukine e in pochi secondi Yato strinse tra le mani la sua doppia lama percependo nella mente la voce del giovane che chiedeva una spiegazione.
“ Ohi Yato che vuoi fare?”
- Torniamo a casa di Hiyori e affrontiamo chiunque abbia provato a farci del male. Ora ho te con me e non scapperò di certo.- Nonostante la rabbia, che ora Yukine sentiva scorrere dentro di se dalla presa di Yato, il dio riuscì a voltarsi verso la ragazza e a regalarle un sorriso. - Sta tranquilla, non permetterò che accada nulla alla tua famiglia.-
Con un balzo felino Yato si buttò fuori dalla finestra e saltellando su da un ramo all'altro si allontanò dalla casa di Koufuku. Hiyori provò a seguirli per un po', ma si sentiva esausta e dolorante. Era certa di non essere stata colpita, Yato l'aveva difesa egregiamente, nonostante fosse stata non più di un peso morto, ma quel formicolio fastidioso al collo sembrò non darle tregua.

Nonostante fosse ormai mattina inoltrata, la casa di Hiyori sembrava chiusa in una strana oscurità. Yato provò a sfrozare ogni fibra del suo essere per capire se ci fosse qualcuno dentro, ma non percepì altro che un profondo silenzio.
“ Yato cosa è successo di preciso?” Il dio non rispose, si spostò all'interno della casa in un batter d'occhio e tornò nella stanza della ragazza. Yukine notò subito il letto disfatto e i segni di lotta e imbarazzato, ma comunque curioso provò a chiedere di nuovo. “ Tu e Hiyori siete stati insieme tutta la notte?”
- Ci siamo addormentati. Non fare pensieri sconci o rischi di contaminarmi.-
“ Non stavo facendo pensieri sconci.”
- Torna Yukine.-
- Vorrei solo sapere cosa ti passa per la testa ed esserti d'aiuto tutto qui. Ad ogni modo la casa è vuota.-
Yukine notò che finalmente il viso di Yato si era disteso e leggermente rilassato. La stanza era in disordine, ma per il resto non c'era altro. Persino quella sete di sangue che aveva destato Yato così di colpo era sparita e per questo il Dio aveva deciso persino di disarmarsi.
- Diamo un'occhiata in giro.-
Si divisero. Yato scese al piano di sotto, mentre Yukine rimase ad ispezionare le camere. Lui aveva dormito in quella casa, proprio nella stanza del fratello di Hiyori e fu la prima che decise di visitare. La stanza era ordinata e pulita, proprio come la ricordava, forse un po' fredda ed impersonale, ma infondo non la usava più nessuno o almeno così gli aveva detto Hiyori. Tornò in corridoio ed entrò nella stanza dei genitori della ragazza. Anche questa era perfettamente in ordine e pulita, ma ancora una volta il ragazzo provò una strana sensazione e decise di cercare più a fondo. Aprì gli armadi e i cassetti, tutti gli abiti erano perfettamente piegati, ma dietro quella perfezione c'era qualcosa che a Yukine non quadrava.
Decise di ricongiungersi con il suo padrone, scese le scale e si trovò in salotto. Vide Yato in ginocchio davanti al mobile della televisione, reggeva qualcosa tra le mani, ma da dietro lui non riusciva a capire cosa fosse.
- Yato non credi anche tu che questa casa sia un po' fredda. Io non ricordo bene come sia una vera casa, ma ho come la sensazione che manchi qualcosa.- Yato non rispose, rimase immobile e per un secondo Yukine giurò di averlo visto tremare. Si avvicinò ancora di più e finalmente scorse tra le mani di Yato quello che a lui sembrò un album di fotografie. - Che hai visto?-
- Vuoto, non c'è neanche una fotografia.- Con gli occhi spalancati e la bocca serrata, Yato continuò a sfogliare quell'album trovando solo pagine bianche.
- Forse è nuovo, non credo sia poi così strano.- Si piegò in avanti e prese dal mobile un altro album, sulla copertina c'era il nome di Hiyori accanto al disegno di una cicogna e un bebè. Yukine sorrise, l'idea di vedere una foto di Hiyori da bambina lo divertiva e stuzzicava, ma quando aprì l'album lo trovò completamente vuoto. - Sono tutti vuoti. Non c'è neanche una foto da nessuna parte, ne un quadro. Non lo avevo mai notato.-
- Yato, che cosa significa?-
- Posso spiegarvelo io, ma prima voglio vedere Hiyori.-

A passo lento, quasi claudicante, l'uomo entrò nella piccola baracca e cadde in ginocchio. Con lo sguardo perso nel vuoto rimase immobile mentre un giovane ragazzo dai capelli castani lo guardava contrariato, mentre giocherellava con un piccolo pennello dal manico bianco. Dietro di lui la piccola Nora, fredda e maliziosa, lo abbracciò guardando il nuovo arrivato con disgusto.
- Inutile, non ha ferito quella donna, ma solo Yato.-
- Ha fatto abbastanza, ho ancora qualcosa da poter usare.- Il giovane mosse il pennello disegnando qualcosa in direzione dell'uomo, che in pochi secondi tirò fuori un taglierino dalla tasca e si tolse la vita.

Era rimasta sola e ogni cellula del suo corpo gemeva di dolore. Koufuku le aveva portato del te caldo e le aveva detto di riposare un po', ma per quanto si sforzasse non riusciva a chiudere occhio. Era agitata, per la sua famiglia, per Yato e per Yukine. Chiunque li avesse aggrediti era abbastanza forte da far ritirare Yato e quindi era certa non fosse umano. Senza il cellulare sotto mano con cui poterli contattare, iniziò a tormentarsi le unghie, mentre quel terribile dolore al collo non accennava a sparire. Così, tormentata da mille pensieri non si accorse di essersi separata dal suo corpo e quando il buon profumo di Yato le arrivò alle narici, ne fu catturata come una falena con la fiamma di una candela e corse da lui. In quel momento, quando Yato tornò nella piccola soffitta di Koufuku per parlare con Hiyori, trovò solo il suo corpo addormentato.
- Cosa è successo a mia sorella?- La stessa voce che li aveva interrotti a casa di Hiyori li aveva seguiti anche li, un giovane moro dai lineamenti simili a quelli della ragazza, con un paio di spessi occhiali da vista neri.
- Ogni tanto Hiyori o meglio la sua anima si...-
- So benissimo che cosa le accade. Voglio sapere perchè non è qui ora? Trovala Dio Yato immediatamente o le cose peggioreranno.-



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