FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 18

18.
Speranze perdute

Era così che il tempo passava.
Vuoti nel corpo e nell’anima.
Soli come non si erano sentiti fino a quel momento.
Ed quella sera era corso a cercare Riza, sotto la pioggia, bagnato fino alle ossa, correva per le strade di Central City chiamando il nome della donna e chiedendo ai passanti, di quella notte cupa e uggiosa, se l’avevano vista. Si sentiva in colpa come non mai per aver reagito in quel modo, era stato crudele da parte sua e del colonnello dirle la verità a quel modo, ma era stato proprio Roy quello che lo aveva sconvolto di più. Ancora non riusciva a capacitarsi di aver visto nuovamente il viso di quell’uomo fiero ed altezzoso, contorto dal dolore e dalla paura. Non lo accettava! Però quella sera, non era riuscito a trovarla. Aveva vagato senza una meta precisa, era tornato a casa del tenente, ma non aveva trovato traccia del suo passaggio. Inoltre si sentiva in colpa anche perché stava sprecando tempo, minuti utili e preziosi, che poteva dedicare alla ricerca della sua Winry, perché ora lei era nelle mani di Envy. Era stata Lust a dirgli tutto, ma lui aveva scelto Riza e ora non sapeva se fosse ancora viva o meno. Si fermò sotto la pioggia, alzando gli occhi al cielo plumbeo e implorando un dio che non conosceva di aiutare la sua ragazza. Si sentiva estremamente stupido in quel momento, lui era uno scienziato in qualche modo e non credeva nell’esistenza di un Dio, ma in quel momento capì il perché le persone si rifugiassero tanto facilmente dietro alla religione.

Era passato un mese, trenta lunghi giorni in cui l’evento più importante era stato il ritrovamento del sottotenente Ross.
Era stata raccolta da dei passanti, priva di sensi, un braccio rotto in più punti, ma nulla di estremamente serio. Quando Mustang ed Edward furono avvertiti si precipitarono in ospedale. Li, vi trovarono un sergente Brosh con le lacrime agli occhi da ore, forse felice di aver ritrovato la donna che amava da sempre, anche se non ricambiato e Alphonse, in attesa in un angolo. Erano stati ricevuti da lei nella stanza, volevano farsi spiegare cosa le era accaduto e se sapeva dove fosse Winry. Lei aveva annuito abbassando lo sguardo, poi aveva raccontato ogni cosa di getto, come se non riuscisse più a tenerle nascoste.
- Sono stata catturata da quello strano ragazzo che riesce a trasformarsi, mi ha ingannata facilmente e anche se ho provato a fare resistenza ho ottenuto solo questo. - disse alzando leggermente il braccio ingessato. - Mi sono risvegliata in una stanza fredda e scura, vicino a me c’erano molte altre persone, alcune erano chiuse li dentro da molto tempo da quello che ho capito. Sembravano dei vagabondi e senza tetto, ma non possono esserne sicura. Ho faticato in quelle ore per restare sveglia, fino a quando quel ragazzo non è venuto a prendermi. Mi ha fatto perdere i sensi e trascinato via. Quando mi sono ripresa ero con Winry, anche lei era stata rinchiusa in una di quelle strane prigioni, ma era sola. Non sembrava ferita, solo molto spaventata. Ha provato ad aiutarmi, ma era freddo, troppo freddo e non ho resistito.- Ed e Roy ascoltavano le parole di Maria Ross, rimanendone pietrificati. Tutte quelle persone rinchiuse in quella stanza era qualcosa che soprattutto Ed conosceva bene, probabilmente quelle persone erano solo dei sacrifici. - Quando sono riuscita a riprendere i sensi Winry non c’era più, la porta della prigione era aperta e sono uscita. Non mi ha fermato nessuno, non c’erano guardie o cose simili. Ho vagato per i corridoi, fino ad arrivare in una strana casa vuota. Sono salita al piano di sopra e senza pensarci ho iniziato a cercare nelle stanze, fino a che non l’ho trovata. Era chiusa dentro, ma quando le ho chiesto di provare a scassinare la serratura mi ha risposto che non poteva. La cosa mi è sembrata strana, infondo è un meccanico e di certo una serratura non poteva fermarla, ma lei mi ha chiesto di…- Si fermò, deglutì e ci impiegò molto prima di continuare. Era riluttante, sapeva bene che le parole che avrebbe detto avrebbero ferito Ed e lei non voleva. Era affezionata a quel ragazzino, gli voleva bene come se fosse suo figlio e dirgli una cosa simile era difficile, ma dovette farlo. - Mi dispiace Ed, ma non è voluta venire via con me. Mi ha chiesto di dirti di non cercarla, di stare lontano da Envy. Non capivo il significato di quelle parole, ma quando anche quel ragazzo è arrivato, bè ho capito. Lui ha aperto la porta facendomi vedere la ragazza, era in una camera da letto e lui l’ha abbracciata senza che lei facesse nulla. Io credo che Winry abbia accettato di stare con lui a patto che non facesse del male a nessuno, o almeno è quello che lei ha detto.-
Gli occhi di Ed si erano scuriti di colpo e Maria se ne era accorta. Roy aveva poggiato una mano sulla spalla del ragazzo, cercando di donargli un po’ di forza, ma alla fine era solo riuscito a chiedere se Envy le avesse fatto del male.
- Non credo, non aveva segni sul corpo, l’ho notato perché non indossava gli stessi abiti che le avevo visto la prima volta. Ad ogni modo io credo che quel ragazzo, Envy, mi abbia lasciato in vita perché dovevo dirti quello che ho visto. Sicuramente lui l’avrà costretta, l’avrà minacciata in qualche modo e lei non ha potuto tirarsi indietro.-
Nonostante Ross cercasse di rincuorarlo, lui non le credeva. Conosceva Winry da sempre, conosceva bene il carattere di lei e sapeva che non si sarebbe fatta minacciare facilmente senza reagire, era una ragazza forte. Allora perché? Perché il suo cuore gli provocava dolore al solo pensiero di saperla con lui, perché temeva così tanto che lei avesse ceduto?
Se magari avesse agito prima, se avesse scelto Winry invece di Riza, ora magari non sarebbe stato costretto a sentire quelle parole.
“Dimmi che non mi hai abbandonato, dimmi che non hai scelto lui solo per salvare me, perché se così fosse sarebbe inutile. Io verrò a prenderti, ti troverò Winry e solo allora mi dirai la verità. Aspettami ti prego, non dimenticarmi.” 

Un mese.
Giorni passati chiusa in quella casa.
Minuti trascorsi senza vedere segni di cambiamenti. Era circondata dal silenzio e dal nulla chiuso nel suo cuore.
Dove lui fosse? Cosa stesse facendo? Se la stava cercando?
Domande che sarebbero rimaste tali forse per sempre. Da quando si era rifiutata di scappare Envy non l’aveva più chiusa a chiave, ora era libera di girare per la casa e andava spesso a trovare Riza. Dal momento in cui lui l’aveva portata li e lei gli aveva chiesto di prendersi cura della donna, non era più accaduto nulla. Riza si era svegliata, ma non parlava. Non faceva altro che passare giorni interi a letto, in un tetro silenzio, il viso completamente privo di qualsiasi tipo di espressione. Winry cercava di farla reagire, ma sembrava tutto inutile e per di più, non sapeva il motivo di quel cedimento.
E poi c’era il suo rapporto con Envy. Ogni mattina era lui a svegliarla, le posava un gelido bacio sulla guancia dandole il buon giorno, le portava abiti nuovi e profumati e poi spariva per tutto il resto della giornata. Lei si alzava e andava da Riza a farle compagnia. Anche lei, come tutto ciò che la circondava stava diventando fredda ed insensibile. Aveva incontrato in quei giorni anche altri homunculus, aveva rivisto Wrath, lo aveva sentito chiamare Sloth mamma, poi aveva incontrato un tipo basso ed obeso, con un dito perennemente fermo in bocca e un rivolo di bava al lato ed infine c’era lui, Pride. Era un soldato, indossava sempre e con orgoglio una divisa piena di fregi e aveva un occhio coperto da una benda. Lui era quello che ogni volta le metteva i brividi, nonostante la salutasse con aria bonaria e le chiedesse se si trovava bene in casa. Falso, lo pensava ogni volta che lo vedeva. Si sentiva un piccolo oggetto davanti a lui e ogni volta cercava di evitarlo.
Spesso trascorreva le ore in completo silenzio, oppure provava a parlare con Riza senza ricevere risposta o la forzava a mangiare, ma nulla la smuoveva. La sera si chiudeva in camera, indossava le lunghe camicie da notte di seta che Envy le portava e si metteva sotto le coperte, e ogni notte, quando lei dormiva, Envy si infilava sotto le lenzuola e la abbracciava forte a se, poi si addormentava anche lui. Da quando lei si era dedicata a quel ragazzo, lui non le aveva chiesto nulla di più di quello, voleva dormire con lei e basta, non aveva neanche provato a baciarla di nuovo. Una notte cercò di rimanere sveglia, lo aspettò come ogni sera e lo vide entrare di soppiatto in camera e salire sul letto. Envy rimase sorpreso di vederla ancora alzata, ma ne fu quasi felice.
- Mi aspettavi?- chiese lui avvicinando il viso a quello di lei.
- Volevo parlarti.- Envy la fece sdraiare e anche lui poggiò la testa sul cuscino, erano l’uno di fronte all’altra, gli occhi di lui sprofondavano nel mare di quelli della ragazza. Era bella e lui lo sapeva; la voleva, ma non ci riusciva. - Envy, non ti piaccio più per caso? Non sei più attratto da me? Eppure sei tu il primo che lo ha voluto.- Non riuscì a rispondere, non credeva che fosse proprio lei a dirle quelle cose. Lo stava in qualche modo implorando, voleva attenzioni dalla persone che aveva scelto, ma lui non ne era capace. - Io ti ho scelto Envy, ho abbandonato ogni cosa. Non mi sono mai lamentata, ho fatto quello che mi hai chiesto, non sono fuggita. Allora perché adesso mi stai ignorando? Vuol dire che tutto quello che hai fatto era solo per allontanarmi da Ed?- Si alzò, mettendosi seduto, i capelli gli scivolarono davanti al viso, coprendo gli occhi spalancanti per la sorpresa. Anche lei seguì quel movimento, mascherando le lacrime che le stavano scendendo dagli occhi, dopo giorni che non piangeva più per Ed, ora lo stava facendo per lui e la cosa lo disorientava. - Non mi dici nulla? Dimmi che non è come penso, perché se lo fosse allora ti prego uccidimi adesso, non voglio più vivere pensando che anche tu mi hai solo usata, proprio come ha fatto Ed. Mi sto quasi abituando a stare qui, non dirmi che non servo più neanche a te!-
Completamente spiazzato, non sapeva come reagire e l’unica cosa che fu in grado di fare, fu lasciarla sola. Se ne andò lasciandola in lacrime, ancora una volta quella ragazza lo aveva spiazzato. Iniziò a correre per il corridoio, chiudendosi frettolosamente in una stanza scura e vuota. Respirava a fatica, i polmoni gli facevano quasi male e non ne conosceva il motivo. Lui, un homunculus non provava dolore, non poteva neanche morire e allora perché? Riusciva a capire il significato di quella supplica, capiva il perché lei gli stesse chiedendo di fare qualcosa, ma perché, nonostante lo volesse, non riusciva neanche a sfiorarla? Cercò di tranquillizzarsi e provare a mettere ordine nei suoi pensieri, fatica inutile, non ci era mai riuscito!
Uscì da quello sgabuzzino e tornò nel grande corridoio del piano superiore della casa. Era deserta, non si sentiva nessun rumore. Grandi tende di velluto rosso coprivano le finestre completamente oscurate dalle mura, lui sapeva il perché di quello sbarramento. Nessuno doveva vedere dove si trovassero, era un luogo dimenticato da tutti, un luogo proibito sprofondato nel profondo della terra a causa della pietra filosofale.
- Non ti ho mai visto così agitato.- Si voltò di scatto verso la voce che lo aveva colto alla sprovvista, era una donna. Il tono che usava era malizioso tanto quanto il suo, una voce calda quasi umana, anche se ormai di quel corpo non c’era più nulla di umano.
- Che vuoi da me? Ti sembra il caso di sbucare fuori così all’improvviso?- Rispose di rimando, cercando di mascherare quella strana tensione e confusione che lo tormentavano in quel momento.
- Che ti prende Envy, possibile che quella ragazzina ti sconvolga così tanto? Vuole solo un po’ di attenzione da te, non è così difficile.-
- Piantala! Non mi servono consigli amorosi soprattutto da te!-
- Ma io so molto sull’amore e anche qualche cosa che tu ancora non conosci, di mariti ne ho avuti tanti e quindi posso vantarmi di una certa esperienza, non credi?- Era irritante, era come se le alitasse sul collo, costringendolo a fare quello che voleva. Quella persona era tra tutti loro la più spietata. La sentì ridere in modo quasi isterico e questo lo mise in allarme. - Ti lascio il tuo giocattolo Envy, ma sappi che è ancora per poco. Ho bisogno di altri seguaci, ora che Greed e Lust non ci sono più. Lei sarebbe perfetta e lo sai anche tu, porterebbe da me il figlio di Hoeneim e io…-
- Lo so! Ti interessa molto di più quel nano, di me di certo non te ne importa nulla. Non preoccuparti di niente, mi servono solo alcuni giorni per chiarire una cosa.-
Non sentì rispondere, quella persona era scomparsa proprio come era venuta. Sparita nel buio di quel grande corridoio lasciando solo un lieve odore alle sue spalle.
Tornò da Winry con la consapevolezza che quella ragazza sarebbe rimasta se stessa solo per qualche giorno ancora. Era dispiaciuto, perderla era doloroso, ma non poteva disubbidire a quella persona, però poteva averla. Doveva decidere in fretta, doveva capire il prima possibile cosa provava per lei e perché in sua presenza era così diverso. Lo vide rientrare lentamente, come se temesse una sua reazione, ma lei non avrebbe detto o fatto nulla se prima lui non le avesse dato una spiegazione. Envy si mosse con estrema lentezza fino a letto, dove salì rimanendo in ginocchio proprio di fronte a lei. Le prese le mani portandole verso il suo viso, il profumo di quella ragazza era inebriante, gli provocava uno strano sussulto allo stomaco, ma era piacevole, quasi simile al brivido caldo.
- Io volevo, insomma devo dirti una cosa.- Era impacciato, le parole gli si intrecciavano in gola e uscivano spezzate, lei se ne accorse, ma aspettò che proseguisse. - Io ti voglio, ti desidero con tutto me stesso, ma… Oddio mi sembro un lattante!- Sbottò Envy lasciandola completamente basita, eppure sulle sue labbra si disegnò un leggero sorriso, come se fosse felice. Non sapeva spiegarsi il motivo di quel sorriso eppure era contenta che lui, in qualche modo, anche se molto personale, si stava aprendo.
- Mi stai forse dicendo che non riesci a prendere qualcosa se questa ti viene offerta?- Si fermò aspettando una qualche risposta, ma lui non fece nulla. Di certo quella frase lo aveva lasciato senza parole, ultimamente aveva imparato molto di lui e, quindi, anche come spiazzarlo completamente. - Envy io voglio essere sincera. Non sono innamorata di te e dirti quelle cose prima è stato davvero difficile, ma cerca di capirmi. Da quando sono qui ho sempre sperato che Ed venisse a prendermi, l’ho invocato tutte le notti, anche quando tu eri al mio fianco.- Envy lasciò le mani di Winry in malo modo, come se fossero tizzoni ardenti, gli occhi divennero piccoli, simili a fessure nascosti dietro la frangia. Ancora il suo nome, ancora una volta doveva sentire il nome di quel maledetto sulla sua bocca e non lo accettava.
- Non aggiungere altro! Non voglio ascoltarti!- Lo gridò preso dalla disperazione. Era stato uno stupido, ci aveva quasi creduto eppure doveva sapere bene che era impossibile per un essere umano accettare uno come lui.
- Ascoltami fino alla fine ti prego!-
- No! Non voglio più saperne di te io…- Le parole gli morirono in gola, quando la sentì stretta a lui. Lo aveva abbracciato per calmare la sua rabbia e ci stava riuscendo, per qualche incomprensibile motivo, anche se lui ora la stava detestando, quel gesto lo calmava.
- L’ho fatto e ti chiedo scusa, solo ora ho capito che lui non mi sta affatto cercando. Ora che anche Riza è qui me ne rendo conto. Ed è un alchimista, mi ha già abbandonato più di una volta per quella scienza maledetta, io non valgo quando la pietra filosofale! Non sono nulla a confronto, però per te valgo qualcosa? La mia vita ti è utile in qualche modo?-
- Si, io ho un disperato bisogno di te, della tua presenza e del tuo profumo. Ho bisogno di guardarti mentre dormi o quando ti occupi di quella donna.- Chiuse l’abbraccio stringendola a se, riuscendo a percepire, dietro quella fine camicia da notte e quella pelle calda, il battito del suo cuore.
- Ho sentito quella donna poco fa…- In quel momento Envy si ritrovò su di lui quegl’occhi che amava, ma erano lucidi e pieni di paura. Aveva sentito le parole di quella persona e sapeva che quella donna voleva ucciderla. - Io non voglio diventare un homunculus, so come funziona. Tu dovresti uccidermi e sperare che Ed mi riporti in vita, ma non succederà perché io non conto nulla per lui, non valgo quando una madre o suo fratello.-
- Io non ti farò diventare come me, anche a costo di tradire quella persona, non glielo permetterò!-
- Grazie, almeno con queste parole posso sperare.-

- Che diavolo significa che non posso ancora andare?!- Ed lo aveva gridato, sbattendo i palmi delle mani sulla scrivania in legno dell’ufficio di Mustang. Lui lo guardava con quel’occhi onice, erano seri, ma estremamente tristi. Da quando avevano perso le tracce di Riza, Mustang aveva smesso di sorridere, parlava a monosillabi la maggior parte delle volte e Havoc aveva detto ad Ed, che mangiava a stento. - Se sta così male, perché non fa qualcosa?-
- Smettila.-
- Non le interessa di Riza, non vuole sapere dove si trova o se le è accaduto qualcosa? Come fa a rimanere seduto senza fare nulla.- Ed non capiva, non riusciva a comprendere come fosse possibile per lui rimanere inerme davanti a quello che stava accadendo. Lui al contrario non ci riusciva, Mustang gli aveva ordinato di non fare nulla da solo, di non cacciarsi nei guai, perché lui non aveva tempo di dedicarsi anche ai suoi capricci. Aveva detto più volte che se stava occupando, ma Ed non vedeva progressi e il tempo scorreva inesorabile. Provò a ribattere qualcosa, ma Mustang lo scacciò con un segno della testa, indicandogli la porta. Una volta fuori incontrò Havoc e lui si rese ben conto della frustrazione del giovane alchimista.
- Non credere che a lui non importi. Tiene a Winry tanto quanto al tenente. Sta facendo tutto quello che è in suo potere, ma non deve assolutamente far sapere al comandante supremo ciò che sta facendo. Capisci questo non è vero Ed?-
- Si certo, ma io non riesco a stare con le mani in mano.-
- Lo so, per questo dovrai aiutarci. Il sottotenente Ross non è in grado di ricordare da sola dove è stata lasciata, ma tu potresti darle una mano. Ora è in licenza fino a che non si rimetterà e anche tu lo sei.-
- Cosa?- A quelle parole Ed scattò come una molla verso il sottotenente fissandolo truce, solo allora si rese conto che da giorni non vedeva Havoc fumare, anche lui stava mettendo anima e corpo nella ricerca.
- Sei troppo coinvolto in questa storia e Mustang ha deciso di lasciarti fuori, se posso suggerirti qualcosa, perché non vai a trovare il sottotenente Ross, magari uscite insieme e chi lo sa, potrebbe ricordare qualcosa, girando per la città.-
Non era necessario che rispondesse, aveva capito cosa intendeva con quella frase. Non avevano indizi, nulla che potesse dire loro dove si trovassero in quel momento le due donne. Vagavano in un mare oscuro senza bussola, persi in quei silenzi e bugie, che reggevano quel mondo corrotto. Gli homunculus non si erano fatti vivi, nessuna notizia da parte di Envy. Però Maria Ross era l’unica che potesse fornirgli qualche informazione e lui forse poteva aiutarla a ricordare qualche dettaglio. Era una speranza, una piccola e lieve speranza di sapere qualcosa e lui doveva sfruttarla, ma nel suo cuore lui non faceva altro che pensare a lei. Non riusciva a credere di averla persa, dopo tutto il tempo che aveva impiegato per capire quanto quella ragazza contasse nella sua vita, sempre presente e pronta ad aiutarlo, a donargli quel caldo sostegno di cui aveva bisogno, non accettava che ora fosse Envy ad averla.


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