FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 19

19.
Strane sensazioni

Di certo non credeva che fosse così difficile comportarsi come una persona normale. Doveva soltanto andare a trovare qualcuno, ma in quel momento avrebbe preferito sottoporsi alla prova annuale per rimanere un alchimista di stato. Sapeva bene che per un alchimista non era semplice comportarsi come un uomo qualsiasi, la prova l’aveva avuta con Mustang stesso. Non solo il modo con cui aveva affrontato tutta quella storia, dall’aggressione di Riza fino alla sua scomparsa, ma anche come si comportava con Glacyer. Se non fosse stato per il suo tenente non sarebbe mai andato a trovarla, nonostante volesse bene sia a lei che alla bambina. In un certo senso pensare agli errori di quell’uomo lo rassicurava, ma era lui che ora doveva andare in quella casa e fare finta di nulla. Perché lui non stava andando dal sottotenente Ross perché era semplicemente preoccupato per la salute della donna, ma lo faceva con il preciso scopo di usarla e in quel momento si sentiva un verme, o qualcosa di molto simile. Havoc gli aveva dato l’indirizzo dell’abitazione del sottotenente, mettendogli in mano un mazzo di fiori rosa. Era agitato quella mattina, aveva persino legato i capelli con una semplice coda alta, come se non volesse farle vedere che era in missione, ma solo in visita. Mossa sciocca, Maria Ross non era una sprovveduta.
Era fermo davanti al portone del palazzo da qualche minuto, quando un uomo andò ad aprire. Indossava una giacca nera da cui si intravedeva la camicia bianca, perfettamente inamidata e una cravatta scura
- Hai bisogno di aiuto ragazzino?- Fece l’uomo guardandolo con espressione bonaria, forse credeva che un ragazzo come lui stesse andando a trovare la sua fidanzata e fosse nel panico più assoluto.
- Io cerco la signorina Maria Ross, il mio nome è Edward Elric.- L’uomo lo squadrò attentamente, non poteva avere che una quindicina d’anni ed era strano che un ragazzino andasse a trovare una donna come lei e per giunta anche un soldato dell’esercito.
- L’avverto subito, aspetta un secondo.- Detto questo entrò in quella che doveva essere la portineria dell’edificio, una piccola stanzetta completamente decorata in legno. L’uomo alzò il telefono e digitò un numero aspettando che rispondesse. - Maria? Cara qui c’è un ragazzino molto carino che chiede di te, posso farlo salire?- Il viso di Ed diventò paonazzo dalla vergogna a causa di quelle parole, abbassò lo sguardo verso la moquette rossa dell’entrata e attese. - Bene, tra un secondo te lo mando su, però non credevo che circuissi così i ragazzini e sei anche un soldato, dovrei denunciarti tesoro per questo.- L’imbarazzo di Ed era sempre più evidente, non poteva sentire le risposte della donna all’altro capo del telefono, ma sperava tanto che non stesse ridendo di lui. L’uomo riagganciò e tornò dal ragazzo indicandogli il piano e il numero dell’appartamento dove doveva andare.
Si ritrovò davanti ad una porta in legno, con un grande battente dorato in cima. Ed bussò timidamente e sentì i passi di lei all’interno. Maria aprì la porta accogliendolo con un grande sorriso, era felice di vederlo e non lo nascondeva. Edward rimase qualche secondo ad osservarla, indossava un paio di jeans fino al ginocchio molto aderenti e una canottiera rosa, con un grande fiore disegnato sulla pancia e lui non ricordava di averla mai vista in quel modo, era radiosa e molto bella.
- Ed? Sono rimasta sorpresa quando Reiv mi ha chiamato al citofono. Spero non ti abbia messo troppo in imbarazzo, non farci caso fa sempre l’idiota. Vieni entra.- La casa del sottotenente era un piccolo appartamento, dall’entrata si accedeva direttamente alla cucina e alla sala da pranzo, come quello di Riza, ma questo aveva qualcosa di particolarmente accogliente. Tutto era decorato con la minima attenzione, dalle tende rosa alle finestre ai piccoli soprammobili. C’era un buon profumo di casa, odore di pulito e di fresco. Per un attimo fu assalito da una tremenda nostalgia, ma cercò di riprendersi il prima possibile. Porse i fiori alla donna, che spalancò gli occhi dalla sorpresa. In quel momento Ed capì perché Havoc li avesse scelti tutti di quel colore, Maria Ross adorava il rosa.
- Ed sono bellissimi! Come fai a sapere che mi piace questo colore?-
- Ho tirato ad indovinare.- rispose timidamente. Si trovata in imbarazzo davanti alla normalità in cui era stato catapultato. Non si aspettava che Maria lo ricevesse in quel modo, era abituato a vederla con la divisa, sempre seria e ligia al suo dovere. Lo fece accomodare e gli offrì del the e qualche biscotto al cioccolato, mentre lei si era seduta proprio di fronte a lui, stringendo in mano una tazza di latte caldo.
- So che odi il latte, per questo di ho offerto il the, ho fatto bene?- Ed annuì semplicemente, non pensava minimamente che potesse ricordare un simile particolare di lui e in un certo senso ne era anche contento. Stava bene in sua compagnia, era una donna con cui si era confrontato più di una volta, che lo aveva aiutato e gli era stata sempre vicino, proteggendolo e sgridandolo quando ce ne era bisogno. Per questo motivo, ora che la vedeva sorridere dolcemente, felice della visita, si sentiva ancora peggio. - Come mai sei venuto a trovarmi? Non dirmi che è successo ancora qualcosa?-
- Non preoccuparti, Mustang mi ha messo in licenza ed io volevo sapere come stavi, infondo se ti è successo questo è per colpa mia.-
- Smettila di incolparti! Io sto bene, ho solo un braccio fuori uso per qualche giorno.- Ed alzò le spalle, come se non sapesse cosa risponderle.
- Pensavo che potessimo trascorrere un po’ di tempo insieme, uscire magari.- Maria si rese subito conto che quella proposta non proveniva da lui direttamente, ma vederlo arrossire, come se stesse chiedendo ad una ragazza di diventare la sua fidanzata, le piaceva molto e giocò molto su questo aspetto del carattere di Ed.
- Mi stai chiedendo un appuntamento? Dammi qualche minuto che mi preparo.- La donna si alzò velocemente e corse in camera. In quei minuti in cui rimase da solo fu percorso da un miriade di sensi di colpa, lei sembrava davvero felice di quella proposta, mentre lui sapeva bene che era solo per usarla. Maria Ross tornò in sala da pranzo dopo aver indossato una gonna lunga fino al ginocchio e una camicia bianca aderente e anche molto scollata. Si era truccata leggermente, mettendo in risalto soprattutto le labbra fini, ma perfette. Ed rimase come un ebete ad osservarla, non avrebbe mai pensato che sotto quella divisa blu ci fosse una donna così bella, neanche i capelli tagliati corti riuscivano a rovinare quell’immagine. Si avvicinò alla porta prendendo le chiavi e chiamò Ed perché la seguisse. Lui si fermò poco prima di uscire, con lo sguardo basso verso il pavimento e intrecciando qualche parola, roso dalla vergogna.
- Sei… sei molto bella, però io, ecco, mi dispiace!- Lei si voltò verso il ragazzo, piegandosi su di lui e prendendogli il viso con la mano perché alzasse lo sguardo.
- Grazie del complimento e non pensare a nulla che non sia oggi. So perché sei qui Ed non sono una ragazzina anche se mi comporto così a volte. Se posso aiutarti in qualche modo lo farò e questa è una promessa. Ora vogliamo andare?- Il giovane alchimista annuì, con quelle parole lei era riuscita a spazzare via ogni sua indecisione e decise di godersi quella piccola vacanza dedicata un po’ alla spensieratezza. Davanti alla portineria vennero fermati nuovamente da Reiv, che salutò la donna con qualche battuta sulla differenza di età tra lei e il giovane.

Trascorsero la mattina per le vie della città, attraversarono un grande mercato e Maria si fermò ad ogni banco osservando tutto con molto interesse, trascinò Ed in un negozio di abbigliamento comprandogli un nuovo soprabito, simile a quello rosso che indossava di solito, di colore nero e con le rifiniture in argento. Ed provò a dissuaderla in ogni modo, ma lei non sembrava sentire ragioni e per l’ora di pranzo il ragazzo si ritrovò con due paia di pantaloni nuovi e una decina di maglie diverse. Si fermarono per il pranzo, in una locanda molto pittoresca ma dalla buona cucina.
- Perché hai voluto comprarmi tutte queste cose, non era necessario.-
- Lasciami fare, voglio solo passare una mattina nella più completa normalità. Un po’ mi dispiace, ti sto monopolizzando per i miei capricci, ma ti prometto che oggi pomeriggio lavoreremo un po’ sulla mia memoria lacunosa.-
- Non voglio obbligarti a nulla, lo faremo solo te la senti.- Maria si limitò a rispondere con un sorriso e un cenno della testa. Osservava Ed mentre mangiava, era la prima volta che lo vedeva rilassato, era riuscita nel suo intento, vederlo tranquillo almeno per una volta. Si sentiva completamente appagata, quel ragazzino era cresciuto velocemente, se non fosse per l’età sarebbe stato già migliore di qualsiasi uomo sulla terra, anche se in quel momento non dimostrava neanche di essere così giovane, forse per gli abiti o i capelli legati in quel modo.
- Sei molto carino sai Ed? Se fossi più giovane mi sarei presa una cotta per te!- Cercando di non strozzarsi per quella confessione inaspettata, Ed cercò di risponderle, ma infondo non era necessario. Finito di pranzare, Ed la fermò prima che potesse prendere nuovamente in mano il portafogli.
- Questa volta pago io! Mi hai già riempito di regali nonostante sia stato io a chiederti di uscire con me.- Le guance della donna assunsero un colorito rosa sempre più vivo, Ed lo aveva detto ad alta voce e molte persone si erano voltate a guardare quella strana coppia. Era una situazione strana e allo stesso tempo molto piacevole.
Pagato il conto iniziarono ad incamminarsi nuovamente.

Rannicchiata nel grande letto, faticava ad aprire gli occhi. Era da giorni che soffriva di un grande mal di testa e non ne capiva il motivo. Aveva cercato di nasconderlo in tutti i modi ad Envy, si comportava normalmente, andando a trovare Riza nella sua stanza e cercando anche si istaurare un dialogo con lui e con gli altri homunculus. Negli ultimi giorni aveva visto spesso Wrath, il ragazzino era andato a trovarla una mattina, entrando con strafottenza in camera e cercando forse di falsa arrabbiare, punzecchiandola con battute poco carine, ma lei non si era mai arrabbiata e alla fine il bambino ci aveva anche rinunciato e avevano iniziato a parlare normalmente. Quel giorno però il dolore alle tempie era insopportabile e non riusciva ad alzarsi dal letto.
C’era Sloth al suo fianco, le poggiava ogni tanto un panno umido sulla fronte, ma non lo faceva con preoccupazione nei suoi confronti. A metà mattina, rimasta sola, cercò di alzarsi per andare in bagno, ma non appena provò a mettersi seduta, una nausea terribile la invase facendola sbiancare.
- Non dovresti sforzarti in questo modo, sembri una donna incinta.- La voce era di una donna, ma Winry faticò a mettere a fuoco la sua immagine, era entrata nella camera senza che lei se ne accorgesse. Poco dopo si sentì prendere per le spalle e sistemare nuovamente sotto le coperte.
- Chi sei?- la voce le uscì spezzata da un dolore invisibile, fece fatica persino a riconoscersi.
- Nessuno che tu possa capire. Non sono un homunculus comunque.-
- Quella persona, tu sei quella che persino Envy teme.-
La sentì ridere e quel suono le fece male. Sembrava molto giovane dalla voce, però aveva un tono che metteva i brividi. Si sentì accarezzare le guance calde e umide, da una mano altrettanto calda poi avvertì uno strano odore, che le fece aumentare la nausea.
- Non preoccuparti non sono venuta per ucciderti, non è ancora il momento adatto, ma ho bisogno che tu ti sottometta a me, per questo sei così stanca in questi giorni. Piano piano riuscirò a controllarti come voglio, Envy smetterà di essere ossessionato da te e tornerà ad obbedirmi, poi io mi prenderò il tuo corpo e anche il figlio di Hoheneim.-
- Lui non verrà a salvarmi…- Rise di nuovo, bloccandola con entrambe le mani. Lo stomaco di Winry era in subbuglio, ma in qualche modo quella persona le impediva di rimettere.
- Se vomiti adesso, ti passerà anche il dolore. Ti ho drogato per impedirti di cambiare il mio Envy. Gli darai quello che vuole e una volta che si sarò tolto lo sfizio tornerà da me.-
La lasciò in malo modo, Winry crollò sul cuscino trattenendo un conato. La sentì mentre si allontanava dalla stanza e la lasciava sola. Cercò di alzarsi per andare in bagno, voleva liberarsi di qualsiasi cosa quella strega le avesse dato, ma era molto difficile mettere un piede davanti all’altro. Si liberò della camicia da notte che le intralciava i movimenti e scese dal letto reggendosi al muro. Teneva la testa piegata in avanti, i capelli che la schermavano come un sipario e le davano tremendamente fastidio. La testa le girava terribilmente, e alla fine cadde in ginocchio a pochi passi dal bagno. Strisciò sul pavimento freddo cercando di avvicinarsi, ma ogni movimento sembrava impossibile. Faticava persino a distinguere la porta dalla parete scura della stanza, la vista era offuscata e spariva velocemente. Avvertì che qualcuno era entrato nella camera, ma non riuscì a muoversi oltre.
- Che diavolo combini!- Era Envy, lo sentì aumentare il passo e avvicinarsi a lei, la prese da terra e la riportò indietro poggiandola sul letto. Era sudata ed estremamente calda, il viso arrossato e gli occhi socchiusi. - Perché non mi hai detto che stavi male?- Envy la coprì con il lenzuolo e la abbracciò. Winry si sentiva troppo debole, non riusciva neanche a dire una parola, non ce la faceva a chiedergli di portarla in bagno o di farle vomitare quella schifezza che le era stata data e di certo sapeva bene che lui non se ne sarebbe mai reso conto. - Mi spieghi che cosa ti prende?- Non rispose e anche se sapeva che era inutile, provò a fargli capire che doveva aiutarla. Si strinse a lui cercando aiuto, aggrappandosi ai suoi vestiti, ma non ottenne l’effetto sperato. Riuscì solo a farlo innervosire, si sentì stringere per le spalle e tirare verso di lui. La testa le ricadde all’indietro, il respiro irregolare. Dal canto suo, lui non capiva che cosa le stesse succedendo.
L’aveva vista per terra, seminuda e ora non riusciva a farsi dire nulla. Stava male per qualche motivo, ma lui non la capiva. All’ennesimo silenzio la prese di forza avvicinandola al suo viso, la sentiva estremamente calda tra le mani, ma quella differenza di temperatura era naturale, per uno perennemente senza calore come lui. Vederla in quello stato, sofferente, con il respiro flebile, le guance rosse, gli occhi socchiusi era per lui estremamente eccitante.
La poggiò sul letto togliendole i capelli da davanti al viso, poggiò una mano sul viso e poi le accarezzò il resto del corpo, sentendola fremere a quel tocco. Lei non riusciva a muovere un muscolo, aveva capito il gioco di quella persona, conosceva bene le sue pedine e sapeva come manovrarle. Aveva capito il perché Envy non l’avesse mai toccata fino a quel momento, era cosciente del fatto che la mente di quell’homunculus era strana e non riuscisse ad apprezzare le cose non ottenute con la forza. Ora che lui la sentiva così debole e sapeva che lei, anche se non reagiva, non voleva quelle attenzioni da lui, non riusciva a fermarsi. Le tolse gli ultimi indumenti che indossava e continuò ad esaminarla. Si piegò su di lei baciandole le labbra e scendendo sempre più in basso, sui seni, sulla pancia e il bacino. Si infilò tra le gambe di lei continuando a toccarla, non voleva farle del male e resistere per lui era difficile. Invidiava la perfezione che vedeva in quel corpo, che anche in un momento come quello, malata e spaventata, perché lui sapeva che lo era, ma non se ne preoccupava, era bellissimo e molto invitante. Senza contare che sapeva che quella perfezione era solo sua. Lui non l’aveva mai potuta avere, magari solo assaggiata, con qualche carezza, ma non si era spinto fino a quel punto. In poco tempo si ritrovò senza abiti anche lui, la sua pelle lattea al contatto con quella rosea di lei. Non aveva mai provato quella sensazione, era già successo che avesse qualcuno, come con la donna chiusa nella stanza a fianco. Lei aveva cercato di proteggersi, ma non ci era riuscita e l’unica sensazione quella volta era stata puro e semplice divertimento. Quella era una donna matura e non ci aveva provati gusto, ma ora era diverso.
Lui amava quella ragazza, ma la sua natura era più forte, era fatto così e non riusciva a fermarsi.
- Envy… non farmi del male…- Attirato da quella voce sofferente, da un sussulto del suo corpo, volse lo sguardo verso il viso di lei. Piangeva come non l’aveva mai vista fare, erano fiumi lucenti quelli che uscivano dai suoi occhi, eppure fermarsi era troppo difficile. A che scopo privarsi di quel piacere e soffrire per non averlo avuto?

Avevano camminato per qualche minuto, ritrovandosi in una via secondaria praticamente deserta. Maria Ross si era fermata davanti ad una vicolo cieco, ai lati della via c’erano diverse buste dell’immondizia in cui rovistavano i gatti.
- Da quanto mi ha detto il sergente Brosh sono stata ritrovata in questo vicolo.- Disse lei avvicinandosi alle mura che costeggiavano la via. Poggiò la mano sana sulle pietre, seguendo le crepe con i polpastrelli.
- Ti riporta alla mente qualcosa questo posto?- Chiese Ed osservando la serietà con cui lei si impegnava ad aiutarlo. In quel momento, come se avesse un qualche presentimento, si portò la mano sul cuore, inspirò profondamente, ricevendo come risposta una piccola scossa elettrica.
“Che cos’è questa sensazione? Come se mi mancasse qualcosa… come se l’avessi persa in questo momento? Mi fa male il cuore…”
In quel momento, il braccio emise uno strano scricchiolio, Ed si scoprì l’auto-mail cercando il problema, ma non trovò nulla.
- Va tutto bene Ed? Mi sembri pallido.-
- Credo che sa ora di far revisionare il mio auto-mail, fa degli strani rumori.-
- Vedrai che andrà tutto bene. Ti aiuterò a trovare Winry.-
Non rispose, continuò ad osservare la donna che si concentrava sui suoi ricordi e attese da lei qualche novità in più.



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