FanFiction su Noragami - Oblivion Capitolo 5

Capitolo 5 

Ormai era notte inoltrata eppure nessuno era riuscito a chiudere occhio. Bishamon e Kazuma si erano congedati con una tristezza che logorava le loro anime. Una volta rientrati nella loro dimora, prima di lasciare la sua padrona, Kazuma dovette dirle alcune cose.
- In un certo senso posso capire cosa prova Murakumo.- Bishamon si tolse il soprabito e rivolse al suo strumento uno sguardo indagatore, lo vide triste e provato, ma rimase in silenzio. - Io per te Veena, pur di salvarti, mi sono reso l'artefice della morte del clan “Ma”, non sono poi molto diverso da lui.-
- Tu Kazuma non mi hai mai tradito. Mai una volta in tutti questi anni mi hai contaminata.- Infondo era da un po' che voleva parlare con lui, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Sapeva che Kazuma si sentiva ancora colpevole per il passato e lei, come sua padrona, doveva fare qualcosa per aiutare il suo strumento, ma non aveva mai trovato le parole adatte. - Ogni tuo gesto e ogni tua azione erano per me, mentre Murakumo si è fatto guidare dai suoi sentimenti e ha ferito non solo Ninigi, ma anche Hiyori. Giudicare qualcuno in questa storia non è nostro compito, non possiamo farlo. Possiamo solo agire per ciò che crediamo giusto e io credo che il nostro compito ora sia impedire che Hiyori soffra per gli errori di qualcun altro. Non lo credi anche tu?-
- Se Oblivion dovesse tornare per lei, la difenderemo?-
- Si Kazuma lo faremo. Come ho difeso Ebisu da un giudizio che non ritenevo giusto, voglio proteggere lei. Ciò di cui ho timore però non è soltanto la venuta di Oblivion.-



Seduto sul parapetto, con la schiena contro una delle colonne portanti del tempio di Tenjin, Yato osservava il cielo stellato e provava a mettere ordine nel suo cuore. Non aveva digerito quella storia come aveva fatto credere, anzi era arrabbiato e questo gli impediva di dormire. Hiyori e Murakumo erano rimasti al tempio, ma la ragazza si era coricata nella stanza di Yukine, perchè il giovane strumento di Yato era rimasto molto turbato da quella situazione e in qualche modo lei se ne era accorta. Avevano parlato per ore, Yukine voleva ad ogni costo essere d'aiuto all'amica e lei si era fatta forte di un coraggio che forse non aveva. Lui invece non era riuscito a rimanere con loro, troppo combattuto da tutti quei sentimenti contrastanti che vorticavano dentro di lui.
- Yato.- Si voltò appena, l'aveva sentita avvicinarsi, ma era stato restio a guardarla. Ora però, con la coda dell'occhio aveva intravisto la sua figura minuta chiusa in una delicata vestaglia bianca e non aveva resistito all'impulso di mangiarla con gli occhi. Se ne rese conto, c'era qualcosa di diverso in lei, qualcosa che la rendeva ancora più bella, ma ebbe paura di dirlo ad alta voce.
- Ah Hiyori, me ne stavo seduto qui a non far niente. Pensavo di bere qualcosa, ma in questo tempio non ho trovato neanche una lattina di birra. Il vecchio deve averle nascoste e...- Si bloccò quando la mano delicata della ragazza gli toccò la sua. Aveva messo su la maschera dell'idiota, avrebbe continuato a sputar fuori cretinate per un bel po' giusto per allentare la tensione, ma quel semplice tocco aveva sgretolato ogni cosa. Sentì lo stomaco che si contorceva e la gola che si seccava mentre le loro dita si intrecciavano.
- Yato, non c'è nulla tra me e Masaomi, io lo vedo ancora come mio fratello.-
- Sai Hiyori c'è la possibilità che tu lo abbia ricambiato in passato.- Tornò serio, ma il solo pronunciare quella frase gli lacerò il cuore.
- Lui non ne ha fatto parola, ma anche se fosse io ora voglio ricambiare te, ma se ora tu non mi vuoi più io me ne farò una ragione, infondo faccio fatica ad accettare me stessa, come posso pretendere che lo faccia tu.-
- Non dire stupidaggini!- Hiyori sentì la sua mano chiudersi in una morsa ferrea, ma dalle dita del Dio sentì scivolare solo un sentimento che le scaldò il cuore. Yato abbassò la testa e schermò gli occhi con i capelli. - Tu hai accettato me un Dio delle calamità, mi hai donato le tue preghiere e i tuoi sorrisi, mi hai donato un tempio, credi davvero che io mi tiri indietro per questo? Ho promesso che ti avrei reso la ragazza più felice della terra, ma fin ora ti ho vista solo piangere e questo non posso sopportarlo.- Si girò verso di lei, scivolando dalla piccola balaustra e rimanendo ritto e immobile come una statua, ma benchè fosse notte e il dio cercasse di nascondersi, Hiyori vide quelle gote spudorate divenire rosse e sorrise. - Io non voglio approfittare di te, non voglio che succeda qualcosa tra noi di cui poi ti pentirai una volta riacquistati i ricordi. Voglio che tu appartenga a me e basta e voglio essere certo di essere l'unico amore che desideri. Sono un Dio egoista lo so, non dovrei neanche pensarle queste cose, ma non riesco a trattenerle.-
- Sei una divinità un po' sfacciata Yato.- Il ragazzo non potè non alzare lo sguardo e finalmente, dopo tanto lo vide. Hiyori sorrideva per lui, aveva gli occhi lucidi, ma non era triste, lui era sicuro fosse felice. La ragazza fece un lungo sospiro e stringendo ancora di più la mano di lui lo guidò. Si chiusero una piccola stanza senza luce e rimasero in silenzio per un po'. - Io davvero non credevo fossi così intraprendente.-
- Ah no, io insomma non volevo dire che avevo queste intenzioni.- Yato si ritrasse come una lumaca, il viso rosso e sudato, ma Hiyori sorrise di nuovo e lui si calmò di colpo.
- In realtà le ho sempre avute, ma sento come se mi stessi approfittando di te.-
- E se fossi io ad approfittarmi di te, andrebbe bene?-
Scese il silenzio, ma non fu ne lugubre ne spaventoso, soltanto delicato. La ragazza arrossì vistosamente quando Yato spalancò gli occhi. Si era slacciata la vestaglia e apertasi sul davanti aveva lasciato intravedere la biancheria. Fu come se fosse attirato da una forza erculea, Yato avanzò portando avanti le braccia e con la mano sfiorò il collo della ragazza sentendo la pelle morbida e calda, percependo il sangue di lei scorrere all'impazzata. Spostò la vestaglia che le ricadde sul lato e ormai completamente scoperta rimase immobile sentendo le dita di lui che la accarezzavano. Poi si fece più audace, non riuscendo a reprimere quei sentimenti che dentro di lui gridavano ossessionati, le baciò il collo, e Hiyori si sentì debole come un fiore di campo, con le gambe molli e deboli. Si accasciò al terreno e Yato la seguì delicatamente sdraiandosi su di lei e continuando a tormentarla con le mani e con la bocca, con più vigore ogni volta che non sentiva in lei un rifiuto. Congiungendosi in un bacio lungo e appassionato, Yato la guardò intensamente, i loro occhi brillavano all'unisono e pensò che anche se stessero sbagliando, se anche stessero per commettere il peccato più grande del cielo, non si sarebbe fermato. La liberò degli ultimi indumenti e si beò di vedere ogni millimetro di quel corpo così bello e di poterlo avere solo per lui. Si, era un Dio egoista, ma era anche un ragazzo innamorato. Si tirò su e si mise in ginocchio, lasciando che anche lei riuscisse a mettersi seduta e si tolse la maglietta. Quella per Hiyori era la prima volta che vedeva il corpo di Yato e volle toccarlo, si appoggiò al petto di lui e lo baciò con dolcezza. Il giovane ci mise poco a togliersi gli ultimi indumenti fastidiosi e si distesero di nuovo, nudi e accaldati, eppure lui non si mosse, rimase fermo per quella che a Hiyori sembrò un'eternità soltanto a guardarla e ad accarezzarla.
- Va tutto bene Yato?-
- Si, è solo che se mi faccio prendere dall'emozione questo momento finirà troppo presto e non voglio.- Si piegò in avanti e la baciò, ma ormai non riusciva più a trattenersi e finalmente la fece sua, la sentì tremare sotto di se, muoversi e ansimare, il viso rosso e gli occhi sottili. Era qualcosa di estremamente strano come un dio delle sciagure potesse donare ad una donna quell'espressione di beatitudine, così strano che ne rimase incantato, tanto da sperare di poterla rivedere altre mille volte e mille volte ancora. Sentì lo stomaco stringersi in una morsa di godimento e continuò per tutto il tempo che gli fu concesso, continuò a donarle piacere, lo stesso che ormai aveva stregato anche lui.
- Yato io...- lo disse stringendo i denti e ansimando, bloccando il giovane con le braccia e con le gambe per non farlo andare mai via da lei. - Io ti amo.-
 - Anche io, dal primo momento che ti ho vista ero sicuro che fossi tu la persona che avrebbe guarito il mio cuore.-
- Qualsiasi cosa accada non lasciarmi mai.-
- Non lo farò, lo prometto.-
- Perchè io ora...- ormai giunti al culmine del loro piacere, Yato si rilassò su di lei, ansimando e godendo di quel calore che era solo suo ormai, ma quando la sentì singhiozzare non potè fare a meno si spostarsi per guardarla. Ancora una volta fiumi lucenti e salati solcavano le sue guance e lui non riuscì a capire il significato di quelle lacrime finchè lei non lo ammise.- Io ora ricordo tutto.-

La terra tremò e si spaccò. Un boato simile ad un ruggito furioso scosse il silenzio della notte, tanto da riuscire a svegliare persino gli esseri umani. Le luci si accesero in molte case e presto iniziarono a levarsi le prime grida di terrore, poi tutto si spense.
La città crollò nel silenzio più assoluto, ogni luce, lampione o insegna si spense all'improvviso. Piano piano le persone iniziarono a perdere i sensi e alcune smisero di respirare. Tenjin fu il primo ad accorgersi di ogni cosa, percepì le anime di tutte le persone che lo avevano pregato farsi deboli, le sentì tremare e spezzarsi e, al suo fianco, Murakumo che non era riuscito a distogliere lo sguardo dall'orizzonte percepì quella stessa paura provata molti anni prima.
Spaventati dal terremoto, Yato e Hiyori si rivestirono in fretta e scendendo le scale del tempio incontrarono Yukine. Lo strumento divino era pallido e con gli occhi sgranati, qualcosa lo aveva terrorizzato a morte. Scesero in fretta da Tenjin e videro il Dio provato e stanco.
- Che cosa è stato?- Con il fiato corto Yato provò a cercare spiegazioni, ma ricevette solo lo sguardo irato di Murakumo, che si era concentrato sulla mano del Dio che stringeva quella di Hiyori.
- Oblivion si è svegliato e come in passato mieterà le prime vittime.-
- Oblivion? Che diavolo significa?-
Fu Tenjin a spiegare la situazione, ma prima dovette sedersi e a soccorrere il proprio padrone arrivarono i suoi strumenti divini.
- Esattamente come ha detto Murakumo. Oblivion si è appena svegliato e questo disturba il mondo. Le prime persone a morire saranno quelle più legate a noi, poi tutti gli altri e non finirà finchè il demone non avrà raggiunto la sua preda. Non è così Ko-no-hana-sama?- Si rivolse a Hiyori e la ragazza si sentì scrutata da quegli occhi antichi, che avevano capito ogni cosa.
- Si è così, ma per favore Tenjin non usare quel nome. Io sono Hiyori, con o senza ricordi sono sempre Hiyori.-
Murakumo tremò e tutti lo videro. Spalancò gli occhi rivolgendoli a quella che finalmente era tornata ad essere la sua signora e si inginocchiò al suo cospetto, abbassando lo sguardo e rimanendo in attesa. Hiyori lo guardò con dolcezza, c'era qualcosa che avrebbe voluto dirgli, ma per il momento non lo fece, si limitò a poggiargli una mano delicata sulla testa e gli chiese di alzarsi.
- Oblivion si è solo svegliato, abbiamo ancora un po' di tempo prima che esca dallo Yomi per cercarmi, ma la sua forza è tale che gli umani, lentamente, perderanno la vita. Per questo dobbiamo agire prima che riesca ad uscire.-
In quel preciso istante, cavalcando il suo fedele leone, Bishamon atterrò davanti a loro. La dea era tesa e scura in viso, armata fino ai denti di tutti i suoi strumenti.
- I cieli sono in agitazione. Gli dei si sono rintanati nel Takamagahara e tremano come bambini. Il demone è gia libero, qualcuno ha rotto il sigillo dell'entrata dello Yomi e non è stato Ninigi. Lui è chiuso nelle sue stanze, sta morendo.-
- Come lo sai?- Hiyori si fece avanti e Bishamon la guardò attentamente, era diversa dal solito, era come se fosse invasa da una strana luce candida e calda e quando un dolce profumo di fiori le invase le narici, ne ebbe la conferma, ma non disse altro.
Fu Kazuma a presentarsi a loro, l'orecchio di Bishamon si illuminò e lo strumento Benedetto si fece avanti, sistemandosi gli occhiali.
- Dopo aver insistito a voler incontrare Ninigi, siamo stati ricevuti da Yasakani in privato. Lo strumento del Dio ci ha riferito che ormai Ninigi non è più in grado neanche di muoversi, ha resistito alle contaminazioni per secoli ed è arrivato al limite. Presto si procederà ad una sua successione e quindi non può aver risvegliato ne tanto meno liberato Oblivion. Yasakani ci ha detto inoltre che tramite lo specchio sacro di Ninigi, l'ultimo suo strumento divino, hanno osservato l'entrata dello Yomi per giorni e vi hanno visto la figura di uno strano uomo circondato da spiriti.-
- C'è dell'altro però che dobbiamo dirti Hiyori.- Bishamon si avvicinò a lei e le prese le mani. La ragazza rimase ad osservare le iridi feline della dea in attesa, ma sentì il suo cuore farsi pesante e ebbe timore di ciò che avrebbe sentito. - Mentre eravamo in udienza da Yasakani, qualcuno ha ascoltato la nostra conversazione e ora sa di te. Se come credo, hai recuperato i tuoi ricordi di quei tempi, devo chiederti se sei pronta ad incontrarlo. Voleva assolutamente vederti.-
Non riuscì a rifiutare, nonostante fosse spaventata all'idea di dover incontrare qualcuno che era a conoscenza della sua identità, si fece forza e accettò. Annuì con la testa e la dea si allontanò da lei, richiamando una delle sue due pistole e sparando verso il cielo. Il colpo rimbombò per qualche secondo, poi un boato e un fulmine colpirono a poca distanza da loro e nel fumo Hiyori intravide una figura. Fu difficile metterla a fuoco, ma qualcosa in lei sussultò ancora prima di vederlo del tutto. Ad uscire dalla coltre fu un ragazzo molto alto, vestito con un bellissimo kimono candido e lucente, dai lunghi capelli castani e gli occhi malva felini e attenti.
 Avanzò a passo lento, facendo tintinnare le due spade legate ai fianchi e sentendo su di se gli occhi della ragazza. Si avvicinò allungando una mano e riuscì a toccarle i capelli, che delicati gli sfuggirono subito dalle dita. Fu Murakumo ad agire, si fiondò tra lei e il giovane e si parò a difesa di Hiyori scansandola in malo modo. Il giovane non si stupì, al contrario rispose allo sguardo di Murakumo con altrettanta determinazione.
- Credo tu abbia gia fatto abbastanza Ama no Murakumo, non peggiorare oltre la tua situazione.-
- Ho fatto quello che era giusto, quello che voi ne i vostri fratelli avreste potuto fare. Ho protetto la mia signora.-
- Si, è giusto.- Rimasero tutti a bocca aperta quando il giovane ancora senza nome si inginocchiò al suolo, macchiando il vestito con la polvere del terreno e chinandosi in avanti verso Hiyori. - Sono qui per chiedere perdono, non per giudicare Murakumo. Voglio chiedere perdono a mia madre.- Yato sussultò e non lo nascose. Yukine si avvicinò al suo padrone e gli tese la mano, donandogli appoggio e cercandolo di rimando. Dover accettare una storia era qualcosa che erano riusciti a sopportare, averla davanti era completamente diverso. - Per tutto questo tempo non abbiamo fatto altro che accettare il volere di nostro padre, ma sapevo che quella che conoscevamo non era che metà della storia. Purtroppo però le sue condizioni fisiche sono peggiorate, la contaminazione causata dai suoi strumenti divini è ormai irrecuperabile e lui è vecchio e stanco. Così quando ho ascoltato la dea Bishamon conferire con il gioiello di mio padre, ho voluto sapere di più. Sono qui ora per capire se la donna che ho davanti e che mi sta guardando è veramente la donna che mi ha generato e la stessa donna per cui Murakumo stesso ha gettato via la sua lealtà verso mio padre. Benchè io sia un Dio non riesco a esprimere un giudizio in tutto questo, quindi ho preferito comportarmi come figlio e venire a cercarvi. Questo però i miei due fratelli non lo hanno accettato. Madre il mio nome è...-
- Hosuseri.- Hiyori lo interruppe e quando il giovane sentì pronunciare il suo nome non potè non alzare lo sguardo. Lei lo guardava così intensamente che per un secondo lui vide oltre l'aspetto da ragazza, oltre quel corpo umano e riuscì a toccarle l'anima, un'anima che era simile alla sua. - Sono stati commessi molti errori in questi anni, ma il più grande è stato il mio. Ora tu sei qui, ti vedo per la prima volta, ma ti ho anche trascinato in una battaglia terribile e questo è un mio peccato.-
- Sono qui di mia spontanea volontà, so cosa sta accadendo e voglio combattere per voi. Posso, almeno per una volta, difendervi come è giusto.-
- Hosuseri-sama conosce un modo per difenderci da Oblivion.- Bishamon interruppe la riunione e attirò lo sguardo su di se. La dea però scrutava l'orizzonte, dentro quell'enorme marea oscura che si avvicinava.
- Esatto.- Hosuseri si alzò e dovette a malincuore distogliere lo sguardo da Hiyori, che ancora interdetta andò febbrilmente a cercare un contatto con Yato. Si avvicinò a lui e gli strinse la mano, il dio dagli occhi celesti sentì la tensione invadergli il braccio e stringergli il cuore, sebbene per lui fosse difficile rimanere in disparte in un frammento di storia che sapeva non appartenergli, per Hiyori doveva essere cento, se non mille, volte più difficile farne parte. - Oblivion non può essere ucciso, ma possiamo ferirlo e indebolirlo. Gli dei non possono in alcun modo toccarlo, ma le nostre armi si, questo è anche il motivo per cui Murakumo è stato in grado di recuperare l'anima di mia madre dal demone. Quando arriverà potrebbe assumere qualsiasi forma o aspetto, non dobbiamo lasciarci guidare dagli occhi, ma dalla paura, più ne avremo più staremo attenti.-
- Come proteggiamo Hiyori da quel demone?- Yato provò ad intervenire, in effetti non gli importava molto della strategia, ciò che premeva il suo cuore era proteggere Hiyori ed era certo che lo avrebbe fatto.
- Tutti gli strumenti che non sono in grado di colpire a distanza dovranno concentrarsi ad erigere i confini, se saranno forti Oblivion faticherà a passare oltre. Poi entrerà in gioco l'abilità di Kazuma.- Lo strumento benedetto di Bishamon si fece avanti e sistemandosi gli occhiali spiegò al meglio la situazione.
- Il corpo divino di Iki-san è ancora dentro Oblivion, è quello che guida il demone all'anima ed è quello che gli da la forza di manifestarsi in questo mondo. Sarà pericoloso, ma Hosuseri-sama crede che la presenza di Iki-san possa darci la possibilità di capire dove si trova il suo corpo. Separarlo da Oblivion è l'unica speranza che abbiamo per poterlo scacciare da questo mondo.-
- Volete che la mia padrona faccia da esca? Che razza di piano sarebbe?- Murakumo sbottò furente e in un certo senso anche Yato non era del tutto convinto di quel piano, ma non lo disse. Si limitò a guardare Hiyori e a notare la determinazione e la forza che la contraddistinguevano da sempre e sorrise.
- A me sta bene. Non riuscirei a stare in disparte vedendo tutti voi rischiare la vita. Credo che sia venuto il momento di decidere da sola del mio destino.-
- Oblivion ci metterà molto prima di giungere qui. Il tempio di Tenjin è da sempre schermato dai demoni, questa è una precauzione che ha preso da molti secoli e in più inizieremo da subito a erigere i confini. Fino ad allora, vorrei per favore poter trascorrere del tempo con mia madre.-



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