FanFiction su Noragami - Oblivion Capitolo 8 (Fine)

Capitolo 8 

Colpì di netto il suo avversario che si spezzò in due, ma subito dopo fu costretto a difendersi da un altro assalto. Scivolò sul terreno fangoso, sporcandosi il viso e i vestiti, ma riuscì a parare e, contrattaccando di nuovo, mise fine all'ennesima battaglia.
 Era ridotto ad uno straccio, il fiato corto e completamente coperto di tagli ed escoriazioni, ma nonostante tutto nulla era riuscito a placare la sua rabbia e continuò la ricerca.
“ Yato devi riposare.” A nulla servivano le parole accorate di Yukine, che ormai da giorni non riacquistava la sua forma umana e i continui scontri lo avevano debilitato al punto che non riusciva più a sferrare i soliti attacchi precisi e netti. “Non possiamo andare avanti così.”
- Riposeremo quando sarà davvero finita.-
“ Che speri di ottenere sterminando ogni spettro della foresta, nessuno di loro ci ha dato informazioni e la maggior parte neanche ragiona. Dobbiamo fermarci e schiarirci le idee.”
- No, deve finire tutto prima che Hiyori torni. Non posso rischiare oltre.-
Si fermò cercando qualcosa tra gli alberi della piccola foresta in cui si era inoltrato. Era vicino all'entrata dello Yomi e per questo ogni angolo era gremito di spiriti che, in giorni di caccia, aveva sterminato come se non ci fosse un domani.
Nonostante la determinazione era provato, tanto che si era legato entrambe le spade alle mani per non perderle perchè ormai aveva perso la sensibilità degli arti e la vista aveva iniziato a fargli brutti scherzi. Inciampò in una piccola radice nel terreo battendo le ginocchia e maledicendosi per la sua debolezza.
“ Yato siamo al limite. Ti prego ragiona.”
Il Dio sbattè il pugno sul terreno e Yukine tremò per lo scontro. Non era riuscito a farlo ragionare in nessun modo, ma forse adesso, dopo aver passato giorni a dare la caccia ai fantasmi, avrebbe potuto finalmente raggiungere la mente del suo padrone e farlo fermare.
- Dannazione.- Ogni muscolo del suo corpo gridava riposo, tremava e sapeva di non essere neanche in grado di rialzarsi, ma non voleva cedere. - Non sono riuscito a fare niente. Sono inutile.-
“ La colpa è mia, se fossi stato più forte avremmo potuto fare di più.”
- Ho lasciato che fosse lei a combattere, se non avesse impugnato la spada saremo morti. Non posso perdonarmi una cosa del genere.- Si buttò a terra, mettendosi supino e coprendosi il braccio gli occhi. - Mi dispiace Yukine che tu ti sia affidato ad un padrone tanto inutile.-
“ Non è così. Ci stiamo impegnando per trovare la persona che ha liberato Oblivion, gli diamo la caccia da una settimana e lo troveremo, ma dobbiamo anche riposare, non otterremo alcun risultato facendoci ammazzare da qualche spirito solo perchè siamo troppo stanchi per difenderci.”
- Con che coraggio mi presento da lei? Come posso renderla felice se non riesco a proteggerla. Da quando ci siamo incontrati non ho fatto altro che metterla in pericolo.-
“ Io non credo che Hiyori voglia questo da noi, da te. Non sto dicendo che scoprire il colpevole della liberazione di quel mostro non sia importante, ma credo che la prima cosa che dovresti fare è dalle il bentornato.”
- E se decidesse di non tornare? Infondo l'ho spinta io stesso nelle braccia di Ninigi.-
“ Penso invece che ci stia cercando e che ci farà una bella ramanzina.”
In quel momento Yato si mise a sedere di scatto, facendo gridare il suo corpo esausto, ma cercando con la mente e con gli occhi la cosa che aveva attirato la sua attenzione. Ogni parte di se vibrò sfiorato da una sensazione brutta e fastidiosa, qualcosa li stava osservando e sembrava provenire da ogni direzione.
- Chi c'è?-
“Yato ma è la stessa...”
- Come puoi essere ancora vivo?-
Lo gridò facendosi forte di un coraggio che non aveva. La sensazione che provava in quel momento era esattamente uguale a quella provata dentro Oblivion e il terrore che quel mostro fosse ancora vivo era enorme.
- Credevate davvero che potessi morire per così poco? Mi avete, anzi, quella donna mi ha semplicemente scacciato.- 
- Allora sarò io a finire il lavoro.- Non ce l'avrebbe mai fatta, ne era pienamente consapevole, ma non avrebbe ceduto.
- Non farai proprio nulla, Dio delle calamità. Io ora sono tornato nella mia prigione dello Yomi e non ne uscirò molto presto. Inoltre non ho più il corpo di quella donna dentro di me, quindi non ho più motivo di darle la caccia.-
- Che cosa vuoi allora?-
- Io so perchè sei qui e cosa stai facendo. Vuoi sapere chi mi ha liberato, vuoi conoscere l'identità dell'uomo circondato dagli spettri.- 
- Immagino che tu non me lo dirai senza nulla in cambio.- Nonostante non fosse in pericolo non riuscì a rilassarsi, la stanchezza e la paura lo stavano sfiancando, tanto che gli occhi iniziarono a divenire pesanti.
- No invece, mi avete scacciato meritate una ricompensa. Sappi Dio delle calamità, che la mia liberazione non è stata per punire quella donna, ma te, per questo quando ti ho inglobato non sei svenuto come gli altri dei. Non dovevo ucciderti, ma solo punirti e la morte definitiva di quella donna sarebbe stata una punizione esemplare. C'è qualcuno che vuole te, qualcuno che tu conosci bene, ma accetta un consiglio da un demone millenario. Goditi quello che hai e non cercarlo, tanto prima o poi sarà lui a trovare te.- 
- Dovrei far finta di nulla? Dovrei fregarmene del tuo avvertimento e vivere come se nulla fosse? Non è possibile, io troverò questa persona e pagherà per aver messo in pericolo Hiyori.-
Oblivion rise di gusto e non solo Yato, ma persino le lame di Yukine tremarono al suono di quella risata malevola e schernitrice.
- Dio Yato, quella donna ti sta chiamando. Voi dei, come anche gli esseri umani, vi aggrappate ai sentimenti senza ragionare, pensate con il cuore anzi che con la mente, ma se ti farai prendere troppo da esso finirai per soccombere. Rifletti bene su ciò che devi fare, non credo che tu, in questo momento, sia in grado di fare più di quello che hai fatto fin ora. Il mio è un avvertimento, agisci come credi, infondo più siete tormentati, più siete appetitosi.- 
- Non mi farò mangiare da te. Non ho certo paura di una voce in trappola.-
- Lo vedremo.- 
“Yato che vuoi fare ora?”
Il giovane Dio rimase in silenzio per qualche minuto, godendosi l'aria, ora più leggera e fresca, della foresta e cercando di mettere in ordine le idee. Oblivion lo aveva avvertito, messo in guardia di qualcosa che prima o poi avrebbe dovuto affrontare, ma gli aveva anche detto di godersi il momento e non sprecare altro tempo dietro alla rabbia o a qualche sciocco sentimento. Chiuse gli occhi e ispirò a fondo, poi si concentrò e finalmente, come se non la sentisse da anni, la sua mente fu raggiunta da una voce acuta e familiare, che continuava imperterrito a chiamare il suo nome.

- Yato!- Lo gridò di nuovo e la gola, ormai dolorante, le diede una seconda fitta. Aveva provato a chiamarlo al telefono, ma senza risposta. Poi aveva iniziato a cercarlo in giro, nei luoghi che frequentava di solito, nei posti dove scriveva i suoi annunci, ma nulla. Infine aveva iniziato ad innervosirsi e molto, quindi era corsa a scuola, tra i preparativi del festival scolastico e tutti gli studenti indaffarati nei loro lavori, aveva rubato uno dei megafoni nell'aula del consiglio studentesco e aveva iniziato ad urlare. A nulla erano serviti le suppliche di alcuni studenti o le minacce degli insegnanti affinché la smettesse, Hiyori aveva semplicemente ignorato ogni cosa e continuato a chiamarlo.
- Insomma Iki-san le sembra il modo di comportarsi. Si assenta per più di una settimana e poi questo, rischia una sospensione se non peggio.- Chiunque le stesse parlando non le importava, anzi lo aveva scacciato con un gesto della mano incurante della situazione. Poi erano arrivate le sue amiche, ma anche loro non erano riuscite a farla smettere.
- Hiyori, ma chi stai cercando? Se smetti di comportarti così, possiamo aiutarti, ma...-
- Se non faccio così non verrà mai. Starà facendo qualcosa di pericoloso da qualche parte e sa che non posso raggiungerlo, ma se lo chiamo sono sicura che prima o poi mi sentirà. Quindi mi dispiace, ma continuerò ad urlare.-
Strinse ancora più forte il manico del megafono e ispirò per un nuovo grido quando lo vide. Avanzava a fatica verso di lei, attento a non farsi notare come suo solito, completamente sporco di fango e pieno di ferite. Eppure, visto che agli occhi di tutti, era sembrata una pazza scatenata, non aveva la minima intenzione di fargliela passare liscia. Così si avviò verso di lui, gettò il megafono a terra, alzò il braccio e lo colpì così forte al viso che nessuno avrebbe potuto ignorarlo. Così tutti i presenti si trovarono davanti una strana scena, una ragazza furiosa e un giovane malridotto che la guardava scioccato. In tutta la scuola scese il silenzio più assoluto, nessuno dei presenti trovò il coraggio di dire una parola, alcuni persino trattennero il respiro.
- Ora spigami dove sei stato? Dov'è Yukine? Se anche lui è ridotto come te, giuro che non la passi liscia stavolta.- Non rispose, rimase immobile tenendosi la guancia incandescente e stando ben attento a non alzare lo sguardo verso la furia che aveva davanti. Era conscio che tutti i presenti lo stavano osservando, ma ormai non avrebbe potuto fare nulla per non farsi notare, quindi aspettò. Lasciò che Hiyori si sfogasse, che continuasse a gridargli contro e a chiedergli perchè fosse ridotto tanto male. - Rispondimi Yato.-
- Sei tornata quindi?-
- Certo che sono tornata cosa credevi. Sono stata via solo una settimana e guarda come sei conciato. Dove sei stato?- Non rispose subito, qualcosa gli bloccò la gola e persino il respiro. Non era certo di quale sentimento lo stesse pervadendo, se fosse vergogna, stupore o semplicemente felicità, ma si sentì un bambino inerme davanti ai rimproveri della madre e non riuscì a dire nulla. Quel silenzio finì quando Hiyori iniziò a piangere e lo abbracciò, si attaccò a lui come se temesse di vederlo scappare da un momento all'altro. - Mi sono preoccupata da morire. Quando sono tornata e nessuno sapeva dove fossi finito. Avrei voluto che fossi li con me, non immagini quanto è stato difficile separarmi da lui.-
- Io non faccio altro che farti soffrire.-
- No, non è vero.- Si spostò appena per riuscire a guardarlo negli occhi, li vide tristi e spenti e infondo ne conosceva la causa, ma sapeva anche come fari tornare belli e brillanti e voleva provarci con tutta se stessa. - Ho capito molte cose da questa storia. Ho messo a confronto quell'amore e quello che provo per te e sono sicura di una cosa. Il mio cuore sarà anche diviso, ma l'affetto che mi lega alla mia vita di prima non è paragonabile con l'amore che provo ora. Anche se non ho reciso del tutto il mio legame con loro, non voglio in alcun modo rinunciare a te. Voglio essere il primo essere umano che ti ama e ti sostiene. Voglio che tu sia felice e so di poterci riuscire, quindi Yato non mi allontanare e non rischiare più per colpa mia. Viviamo nel presente e affrontiamo i problemi nel momento stesso in cui si presenteranno.-
Che quelle parole fossero simili all'avvertimento di Obliovion non gli importò, perchè infondo ciò che voleva era proprio davanti a lui e farsi consumare da un sentimento inutile come la vendetta, perchè tale era stata la causa del suo comportamento, non avrebbe portato a nulla. Hiyori era tornata e lo aveva cercato di nuovo e accettato per l'ennesima volta, quindi ora lui era in pace con se stesso e con il mondo, non poteva in alcun modo chiedere di più.
 Le prese il viso con le mani ferite e la baciò con trasporto, proprio davanti a tutti quegli occhi increduli e imbarazzati che si erano ritrovati davanti a qualcosa che capivano a malapena, ma da cui non riuscivano a distogliere lo sguardo.
Hiyori si sentì pervadere da quell'amore che anelava con tutta se stessa, infondo lo aveva voluto dal primo istante che si erano incrociati, era destinata a tutto quello e ciò che sarebbe venuto in seguito, lo avrebbe affrontato a testa alta, compresa la sospensione da scuola per ben due settimane causata dal suo avventato comportamento e, ai cui presenti, era rimasta ben impressa nella memoria l''immagine di una ragazza in preda al delirio che gridava al nulla.
In quei giorni non accadde nulla. Yato e Yukine ci misero un po' a riprendersi dalle ferite, ma tornarono in forma e pronti a lavorare sodo per raggiungere i loro obiettivi.
Lei era con loro, li sosteneva e li amava e per molto tempo la loro vita fu contornata solo da giorni felici, anche se prima o poi quelle piccole domande rimaste insolute, avrebbero dovuto trovare una risposta.
Quel giorno era ancora lontano, ma come per il presente, lo avrebbero affrontato mano nella mano e non si sarebbero mai divisi.



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