FanFiction su FullMetal Alchemist - Senza di lei Capitolo 24

24.
Voglio vederti 

Era sera, le strade di Central City erano deserte, nonostante fossero appena le otto. Bussò alla porta rimanendo in attesa che qualcuno gli aprisse. Da dentro sentì la vocina allegra di una bambina che era corsa alla porta senza riuscire ad aprirla. Poi una donna che rideva e le chiedeva di calmarsi. La porta si aprì mostrando il viso gentile di Glacyer con in braccio la piccola Alicia, che non appena vide il visitatore spalancò gli occhi dalla felicità.
- Roy!- gridò a gran voce cercando un abbraccio da lui. Il colonnello fu felice di darle quelle attenzioni, da un po’ di tempo la bambina aveva smesso di vergognarsi in sua presenza, forse da quando aveva iniziato a far visita regolarmente alla madre. - Mi hai portato un regalo?-
- Alicia, non si chiedono queste cose!- la rimproverò la madre, scusandosi con lo sguardo nei riguardi di Roy, ma lui a sorpresa tirò fuori una piccola busta rosa da dietro la schiena e la porse alla bambina. - Te lo avevo promesso mi sembra, spero che ti piaccia.- Alicia scartò il pacco scoprendo un grazioso gattino di peluche con un grande fiocco rosso sulla testa e due occhi azzurri molto dolci.
- Oh! Bello! Lo chiamerò Roy-chan!- Alicia saltò giù iniziando a correre per casa gridando il nome del gatto.
- Entra Roy, ti stavamo aspettando per la cena.- Glacyer lo fece accomodare in salotto, Roy rimase qualche minuto a fissare le fotografie di Maes sul mobile, fu preso da tanta nostalgia in quel momento, forse nessuno si rendeva conto di quanto gli mancasse il suo più grande amico.
- Dov’è Riza? - chiese Mustang mentre Glacyer iniziava ad apparecchiare la tavola. Da quando quella brutta storia era finita, Riza aveva chiesto alla donna di ospitarla per qualche giorno, almeno fino a che sarebbe stata in grado di tornare a casa sua e lei aveva accettato di buon grado.
- Era sotto la doccia poco fa, credo che scenderà tra qualche minuto.- La donna poggiò i piatti sulla tavola e si avvicinò all’uomo di soppiatto. - Ho saputo come sono andate le cose. Come sta adesso?-
- Io starei allo stesso modo se lo avessi fatto e non ti nego che ci sono andato molto vicino. Se penso che li avrei uccisi pur di salvare Riza, adesso mi sento un miserabile, ma lo avrei fatto comunque. Senza contare che ci sono tante cose che non abbiamo ancora risolto.-
- Mi dispiace per lui, Maes teneva molto a quei ragazzi. Ora però non parliamo di questo, non ti ho invitato a cena per farti demoralizzare.-
- Hai ragione scusami.- Roy gli sorrise cercando di non farle vedere, soprattutto alla bambina che si divertiva a giocare con il peluche, che non era di buono umore.
- Riza mi ha raccontato che tra voi è successo qualcosa.- Roy arrossì di colpo, strano per uno come lui provare imbarazzo per una cosa simile. Era successo tutto in pochi secondi, l’adrenalina, la felicità di riaverla indietro e una miriade di altre emozioni, l’aveva baciata senza pensarci.

- Ecco, bè è successo tutto all’improvviso.- Glacyer sorrise divertita nel vederlo in imbarazzo e tornò in cucina. In quel momento, a parte le grida della piccola Alicia che continuava a chiamare il gatto con il nome di Roy, arrivò anche Riza. Indossava gli abiti di Glacyer, un vestito azzurro che le rimaneva molto aderente. Roy rimase a fissarla per un po’, aveva legato nuovamente i capelli, una specie di segnale che stava ad indicare che era tornata se stessa, ma era comunque molto bella.
- Buonasera colonnello.- Anche se lo chiamava ancora così Roy ne rimase comunque felice, almeno non le aveva fatto il saluto militare, il che era un buon passo avanti.
- Buonasera tenente.- Rispose spostandosi i capelli dal viso, ancora leggermente in imbarazzo. Dalla cucina sentirono all’improvviso la voce di Glacyer che proibiva entrambi di chiamarsi in quel modo. - A casa mia ci si chiama per nome.- Risero insieme a quella frase, Riza si avvicinò a lui lentamente, e prese ad aggiustargli il colletto della camicia.
- Sempre sbadato come al solito.-
- Forse lo faccio apposta per averti vicino.- Rispose lui, prendendogli la mano tra la sua e facendola avvicinare ancora di più al suo viso. Era così vicina, che tutto di lei gli provocava un mare di emozioni, voleva baciarla di nuovo e lei sembrava non tirarsi indietro.
- Oh mamma guarda si baciano!-
- Alicia lasciali stare, è una cosa normale quando due persone si amano, non ricordi la mamma e il papà quando stavano insieme?- Forse un po’ indiretta come dichiarazione, ma alla fine era la semplice e pura verità, quella che per anni avevano tenuta nascosta. Dopo la cena Glacyer li fece accomodare in salotto, mentre lei sistemava alcuni piatti su un vassoio, Roy la seguì con lo sguardo mentre saliva le scale ed entrava in una stanza chiudendo la porta.
- Non mangia?- chiese rivolgendosi a Riza, lei rispose abbassando lo sguardo.
- Non esce dalla stanza, a pranzo al massimo spizzica qualcosa, poi a cena non se ne parla neanche di mangiare. Forse tu potresti fare qualcosa, con me è inutile, non vuole neanche ascoltarmi.-
- Proviamo.- Attese che Glacyer uscisse dalla stanza, come prevedibile non aveva voluto mangiare nulla. Bussò nonostante la donna avesse lasciato la porta socchiusa, non ricevette risposta, ma entrò comunque.
- Perdonami se entro in questo modo, volevo vedere come stavi.- Cercò di sembrare il più naturale possibile, ma la situazione non lo era per niente. Scorse la sua figura, seduta sul letto, le braccia strette sui fianchi, i biondi capelli legati in una coda alta. Non si mosse neanche quando lui si sedette al suo fianco. - Winry, ti prego dimmi qualcosa.- Le poggiò delicatamente la mano sulla guancia, stando molto attento a non farle male.
Quando erano riusciti a scappare da quel luogo orribile, avevano subito provveduto a portarla in ospedale. I medici le avevano medicato la ferita con una lunga operazione durata tutta la notte e l’avevano sottoposta ad una lavanda gastrica per liberarla dallo strano intruglio che le era stato dato. Era rimasta una settimana in osservazione, ma i medici non potevano fare nulla più di quello. Stava a lei recuperare le forze, la vista sarebbe tornata da sola, il danno era temporaneo, anche se ancora non dava segni di miglioramento. Era debole, bastava anche un piccolo urto per provocarle dolore ed ematomi, per questo si rifiutava di uscire dalla camera. Alla luce della luna che filtrava dalla finestra, sembrava un fantasma, pallida come la morte, gli occhi vacui e parlava a fatica.
- Se hai bisogno di qualcosa, non esitare a chiamarmi. Io voglio aiutarti, lo sai vero?-
- Voglio vederlo, ma tu non puoi obbligarlo se è lui che non vuole.- Fece scivolare la mano sulla sua spalla, sapeva che soffriva molto per questo. Ed non aveva mai voluto vederla da quando si erano salvati, era come se la credesse morta, per lui non esisteva più, infatti le uniche parole che aveva pronunciato in tutto quel tempo, erano state proprio: “Non voglio vederla, è morta!”
Nessuno, Al compreso, era riuscito a fargli cambiare idea.
- Ed deve riprendersi dallo shock, i medici lo tengono ancora sotto sedativi. Dobbiamo essere pazienti con lui. Però tu devi reagire, perché non ti sfoghi un po’.- Solo in quel momento riuscì a farla muovere un po’, Winry spostò il viso verso di lui, nonostante non potesse vederlo e alzò il braccio, gemette per lo sforzo, i muscoli del suo corpo erano ancora atrofizzati. Poggiò la mano sul suo viso e con il dito ne percorse i lineamenti. Si spostò a fatica verso di lui. - Sei gelida, perché non ti copri?- La ragazza si appoggiò completamente a lui e lo abbracciò debolmente, solo allora lui provò a donarle un po’ di calore, stringendola senza farle troppo male.
- Io non ho fatto nulla di quello che ha detto Envy, lui non mi ha mai toccata, io non ho tradito Ed, non ho fatto nulla di sleale nei suoi confronti. Volevo proteggerlo e basta, pensavo che se fossi rimasta con Envy lui non sarebbe stato in pericolo, ma non ho fatto altro che pensare ad Ed per tutto il tempo.-
- Lo so, non devi giustificarti con me. Ed ha solo bisogno di tempo e capire cosa prova.- Iniziò a piangere, Mustang potè sentire le sue lacrime bagnargli la camicia e toccargli il cuore. Ora che tutto sembrava essersi concluso, le persone soffrivano ancora di più.
- Il mio cuore ha sopportato di tutto per lui, l’ho aspettato fino alla fine, ma in quei giorni ho creduto davvero che lui non volesse salvarmi. Mi sono sentita sola, avevo paura. Envy mi ha trattato bene, mi ha aiutato quando quella donna mi ha avvelenato, non ha approfittato di me anche se poteva.- Continuò così per molto tempo, piangendo e cercando di capire dove avesse sbagliato. Si era appoggiata a Roy e lui in quel momento non si sentiva all’altezza di consolarla, forse perché senza volerlo aveva ricordato di essere lui l’assassino dei genitori di lei. Se non fosse arrivata Riza a sostenerlo forse non ce l’avrebbe fatta. Lei lo prese per mano e poggiò l’altra sulla testa della ragazza, rimanendo ad ascoltare il suo sfogo fino a quando non si addormentò tra le braccia di Roy senza accorgersene.

La prima a svegliarsi quella mattina fu Alicia, la bambina corse in camera della madre saltando sul letto e svegliandola di colpo.
- Alicia che ti prende a quest’ora del mattino?- con la voce ancora impastata dal sonno cercò di calmare la bambina.
- Mamma, mamma. Roy e la signorina Riza dormono insieme, sono tanto carini!-
- Davvero? Allora che ne dici di preparare la colazione ad entrambi e a Winry, scendiamo prima che si sveglino.- La bambina sprizzava gioia da ogni poro, scese dal letto prendendo con se il regalo che le aveva fatto Roy la sera prima e scese di corsa per le scale andando in cucina. Il trambusto della bambina, che non riusciva a controllarsi, svegliò proprio Roy. Si mosse leggermente, sentendo sul braccio sinistro un piacevole peso. Aprì gli occhi trovandosi davanti il viso addormentato di Riza, la bocca leggermente schiusa e il respiro pesante di chi, ancora, dorme della grossa. Cosa non aveva fatto per poterla vedere serena, proprio come in quel momento. Cercò di svegliarla posandole un leggero bacio sulla fronte. Lei si mosse voltandosi dalla parte opposta e biascicando qualcosa di poco comprensibile. Roy non volle cedere e iniziò a stuzzicarla passandole delicatamente una mano sulla schiena, lei rabbrividì, ma non diede segni di volersi svegliare.
- Mi stai sfidando?- Aggrottò le sopracciglia indignato e scivolò sotto le coperte con un sorriso malizioso dipinto sul viso, anche se ancora leggermente addormentato. Riza sentì su di se le mani di Mustang che la toccavano, ma forse per colpa del sonno non si rese conto di quello che stava facendo e improvvisamente scattò a sedere di colpo, tirando via le coperte e scoprendo il viso dell’uomo acquattato ai piedi del letto. - Buongiorno! Ci impieghi sempre tanto a svegliarti?-
- Roy! Ero convinta che fosse Hayate, la mattina mi sveglia sempre infilandosi nel letto.- Mustang raccolse le lenzuola che lei aveva gettato via, risalì fino al cuscino e coprì entrambi, portandosi sopra di lei.
- Bè sono stato già paragonato ad un cane, ma non credevo che facessero certe cose!-
- Ma che hai capito, io intendevo che per svegliarmi mi tocca i piedi!-
- Birichina!- Pur di togliersi quel viso insolente da davanti alla faccia, Riza prese il cucino sbattendoglielo addosso. Iniziarono una piccola battaglia, ma alla fine fu lei a cedere, gettando un’occhiata all’orologio sul comodino. - Io sono in licenza, ma tu dovresti andare in ufficio. Farai tardi.- Mustang sbuffò e come risposta si infilò nuovamente sotto le coperte girandosi dalla parte opposta alla sua.
- Buonanotte!-
- Colonnello Mustang, le sembra il modo di comportarsi, lei deve dare il buon esempio ai suoi sottoposti!- Rispose con un gesto annoiato della mano, stringendosi poi il cuscino sulle orecchie e tornando a sonnecchiare. Lasciò perdere, tanto sapeva che non sarebbe riuscita a farlo alzare facilmente, se si era impuntato in quel modo. Conosceva il suo colonnello e a volte sapeva comportarsi proprio peggio di un ragazzino. - Ci rinuncio, vado a farmi la doccia, spero di trovarti vestito o questa volta ti butto fuori dal letto!- Al nominare la doccia, come se avesse ricevuto una scarica elettrica, balzò giù dal letto tirandola con se nel bagno. - Ma che ti prende?-
- I cani non fanno il bagno da soli.- Glacyer aveva preparato una colazione abbondante e ne aveva portato un po’ anche a Winry, ma era tornata in cucina con il vassoio ancora mezzo pieno. Finito di mangiare Roy fu il primo ad andare via, era già in ritardo, ma non se l’era sentita di lasciare quella casa prima. Glacyer lo accompagnò alla porta consegnandogli un piccolo cestino, coperto da una tovaglietta a quadri rossi e bianchi.
- Io non posso andare a trovare Edward ora che Winry è con me, non me la sento di lasciarla sola. Ho preparato una torta e qualche panino, potresti portarglieli tu per favore.-
- Certo non preoccuparti. Mi dispiace di essermi fermato qui stanotte, non succederà più, sono stato indelicato. - Rispose lui prendendo in mano il cestino.
- Non dirlo neanche per scherzo, finché Riza rimane qui puoi venire a trovarla e rimanere tutte le volte che vuoi, mi fa piacere avere la casa piena di persone.-
Si diresse alla macchina e mise in moto salutando la bambina ferma al portone che si sbracciava cercando di mandargli un bacio. Ci impiegò poco per arrivare al quartier generale, era raro vederlo arrivare senza la divisa, ma non aveva avuto il tempo di tornare a casa a cambiarsi e indossò quella che teneva nello spogliatoio. In ufficio trovò tutti i suoi sottoposti, sembravano essere tornati quelli di sempre, Havoc aveva anche ripreso a fumare come un disperato.
- Quella roba ti ucciderà.-
- Devo recuperare il tempo perduto colonnello.- Si sedette alla scrivania contemplando la mole di lavoro che lo aspettava, senza Riza al suo fianco non sapeva da che parte cominciare. - Odio il lavoro d’ufficio, scartoffie inutili.- blaterò per un buon quarto d’ora ancora, ma alla fine riuscì a concentrarsi sul lavoro. La mattinata trascorse lenta e monotona, Mustang si aspettava di venir chiamato da un momento all’altro dal comandante supremo e essere punito per aver agito di sua iniziativa, ma per ora non era ancora successo nulla. Verso l’ora di pranzo decise di andare a trovare anche Ed. Si fece accompagnare dal sottotenente Havoc in ospedale.
Edward era ricoverato da quasi due settimane, era stato chiuso in una specie di isolamento, riceveva solo il fratello e il colonnello e raramente faceva entrare qualcun altro, infatti Havoc fu costretto ad aspettarlo fuori. La struttura era separata dal resto dell’ospedale, c’erano poche stanze e la maggior parte erano vuote. Arrivò davanti alla porta della stanza di Ed, strinse per bene il cestino del pranzo e bussò. Sentì la voce di Al da dentro che chiedeva chi fosse.
- Sono Mustang, posso entrare?- Rimase in ascolto, sentendo Al che chiedeva al fratello il permesso di farlo passare, molto probabilmente Ed rispose con un cenno della testa, visto che Mustang non sentì nulla e poco dopo si trovò davanti l’armatura di Al. Ed non l’aveva ancora sistemata, Roy poteva vedere le suture provvisorie che gli aveva fatto Armstrong, ma in fondo non era neanche colpa di Ed. L’auto-mail era rimasto seriamente danneggiato durante lo scontro e l’unica in grado di poterlo riparare era proprio Winry.
- Vi lascio soli per un po’.- fece Al uscendo dalla stanza, Mustang si accomodò su una sedia osservando il ragazzo seduto sul letto. Indossava uno di quegli orrendi camici ospedalieri, i medici gli avevano rimosso il braccio chiudendo la manica con delle spille. Era pallido, non guardava mai nessuno in faccia e rispondeva a stento, forse a causa dei sedativi che i dottori erano stati costretti a somministrargli per impedirgli di farsi del male. Era capitato più di una volta che tentasse di ferirsi da solo e oltre a tenerlo legato per tutto il giorno, non potevano fare altro che narcotizzarlo.
- Come ti senti oggi? Ti ho portato qualcosa da mangiare, lo ha fatto Glacyer, te la ricordi?- Fece un semplice si con la testa continuando ad osservare in una indefinita direzione. - Riza vorrebbe venire a trovarti, te la senti di vederla?- Questa volta mosse la testa in un no indeciso, ma Mustang se lo aspettava e non insistette. - Vorresti riparare il braccio? Non è scomodo muoverti in queste condizioni?- Mustang gli parlava dolcemente, il suo tono era calmo e pacato, non doveva e non voleva farlo agitare. Come risposta Ed alzò il braccio sano, mostrandogli la cintura in pelle con cui era legato al letto, stava a significare che non avrebbe potuto comunque muoversi a suo piacimento. - Se tu ti calmassi un po’, potrei anche convincere i medici a non farti questo. Ed devi collaborare, non hai colpa di quello che è accaduto.-
- Tu però non lo hai fatto.- Anche se poco era riuscito a farlo parlare, aveva toccato il tasto dolente in qualche modo, quello che gli stava accadendo era a causa della trasmutazione che era stato costretto a compiere.
- Lo stavo per fare e lo avrei fatto se non mi avessero fermato, non c’è differenza Ed. Io ho ucciso molte più persone di te e a volte l’ho fatto secondo la mia volontà.-
- Ma ora non sei solo, mentre io ho perso tutto.-
- Questo non è affatto vero! Hai tante persone che ti vogliono bene, ci sono Al, io, Riza, Glacyer e poi c’è Winry non lo dimenticare.-
- Lei è morta!- Solo in quel momento si era deciso a guardarlo in faccia, aveva spostato di fretta il viso verso il colonnello, arrabbiato e deluso da quella frase. - Io ho solo mio fratello, lui è l’unico che non mi tradirebbe mai.-
- Neanche lei ti ha tradito!-
- Non è vero!- Si stava agitando di nuovo, aveva iniziato a tirare le cinghie ferendosi il polso, il viso era tirato in una strana smorfia di ira, somigliava molto ad una persona che aveva detto di odiare.
- Sai a chi somigli in questo momento? Non sei diverso da Envy, hai la sua stessa espressione, ma lui almeno è stato più coerente di te.-
- Vattene!- Attirato dalle grida del fratello, Al si precipitò nella stanza cercando di bloccarlo come poteva, Ed si dibatteva come una biscia e non si rese conto di colpire anche suo fratello. In quel momento il braccio destro dell’armatura di Al si staccò dal resto del corpo cadendo a terra, solo quel rumore riuscì a calmarlo. Rimase qualche secondo a contemplare quel braccio metallico, come se non lo avesse mai visto. - Al ti sei fatto male? Mi dispiace tanto, vedrai che appena riparo il braccio ti rimetto a posto.- Iniziò a passare le dita sull’armatura, come per calcolare il danno, poi voltò lo sguardo verso il colonnello, che nel frattempo si era alzato dalla sedia, per aiutare Al. - Colonnello da quanto è qui? Mi ha portato qualcosa?- chiese osservando il cestino che Mustang aveva poggiato sul pavimento. Lo aveva chiesto sorridendo e Mustang non riuscì a capacitarsi di come riuscisse a cambiare umore in quel modo. Lo stava perdendo, lo vedeva morire davanti ai suoi occhi e non poteva nulla. Pranzarono tranquillamente con le cose che Glacyer aveva preparato, Ed rimase sereno per tutto il tempo.
- Io devo tornare a lavoro ora, ci vediamo presto Ed. Ciao Al mi raccomando.- Uscì dalla stanza incrociando il medico che seguiva Ed da quando era in quelle condizioni.
- Cosa è accaduto poco fa?- chiese l’uomo sistemandosi gli occhiali sul naso.
- Ha avuto una crisi, ma è passata subito. Dottore che gli sta succedendo?- Il medico lo fece accomodare su una sedia della sala d’aspetto e si sistemò al fianco del militare. Poco lontano Havoc li vide e si avvicinò ai due chiedendo al colonnello se poteva prendere parte alla conversazione. Havoc era l’unico che conosceva bene le vere condizioni di Edward, Mustang era stato chiaro su questo, nessuno doveva saperlo. Il medico squadrò per qualche secondo il biondino con la sigaretta spenta in bocca poi iniziò a parlare.
- Ha delle perdite di memoria a breve termine causate da uno shock molto forte, ma io credo che lui sappia bene il motivo per cui si comporta in quel modo, solo non vuole ammetterlo. Vuole auto convincersi che sia pazzo per non pensare a cosa gli è successo, solo che il suo cervello ormai non riesce più a distinguere la realtà dalla finzione, che lui stesso si crea.-
- Non c’è nulla che possiamo fare per aiutarlo a recuperare?- Ogni volta che sentiva quelle parole dal dottore, Havoc faticava a riconoscere Edward in quella descrizione, fino a quel momento non lo aveva mai visto, ma anche se lontane, era riuscito a sentire le sue grida.
- Ho parlato molto con lui, il ragazzo ricorda bene chi è, sa di essere un alchimista e non fa fatica a ricordare le cose inerenti a questa scienza, ma quando gli chiedo della sua famiglia o dei suoi amici, si chiude in se stesso continuando a ripetere che per lui esiste solo suo fratello. Io vorrei aiutarlo, ma mi state tenendo all’oscuro di troppi particolari, ha per caso subito una perdita di recente? I genitori magari?-
- A parte Alphonse non ha nessuno della sua famiglia, il padre è scomparso anni fa e la madre è morta.- a rispondere fu Mustang, sperando che il dottore non chiedesse il motivo per cui i corpi di quei ragazzi erano ridotti in quello stato.
- Allora chi è questa Winry? Lui la crede morta, ne è convinto o cerca di convincersi che è così, dice che lei l’ha tradito, ma una delusione d’amore non provoca tanto.- Roy era pienamente cosciente di non poter tenere nascosti al medico certi avvenimenti, cercò di raccontargli i fatti omettendo alcuni particolari e modificandone altri e cercando un appoggio morale dal sottotenente al suo fianco. Il dottore ascoltava attento, senza lasciarsi sfuggire la minima informazione.
- Quindi questa ragazza è viva. Vorrei vederla se non è un problema. Deve aver subito un trauma non indifferente a quello di Edward, se potessi parlarle almeno un po’ avrei più informazioni a riguardo.- Mustang acconsentì promettendo che sarebbe tornato il giorno successivo con la ragazza.



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