Originale - Obscure - Il gioco maledetto Capitolo 9

9. Informazioni 

Fuggii letteralmente da li. Salii i gradini saltandone un paio ogni volta pur di arrivare prima all'appartamento e scappare. Tenevo le chiavi che Aiden mi aveva dato sempre con me, non mi servivano a molto visto che non potevo allontanarmi, ma non le lasciavo mai incustodite.
Chiamai l'ascensore, mi chiusi dentro e aspettai che scendesse al piano terra e infine mi fiondai fuori dal palazzo come un pazzo. Non c'era nessuno in giro, infondo era notte e per me fu una liberazione. Passeggiai continuando a toccarmi il viso, massaggiandomi gli occhi come per capire se funzionassero davvero bene o mi fossi inventato ogni cosa. Quella era una prigione, l'avevo davanti eppure non mi era passato per la mente, neanche per un secondo, che potesse essere usata davvero per quello scopo, per rinchiudere qualcuno o qualcosa. Pensavo di aver ormai superato lo stupore, di non poter più rimanere scioccato dalle cose che mi succedevano o che vedevo, ma non era così.
Avevo delineato Aiden, prima mi terrorizzava proprio perché non riuscivo a vederlo bene per ciò che era, ma ormai lo avevo accettato, come mi ero rassegnato a dovergli rimanere accanto.
Le visioni, le mie azioni, anche quelle erano diventate la normalità, ma tornare ad avere davanti qualcosa che non riuscivo a spiegare, anzi neanche a descrivere era come essere tornati ai primi giorni, all'inizio di tutto.
Mi ero chiesto mille volte chi fosse la “lei” che lui nominava spesso, ma ora che l'avevo vista cosa avrei dovuto fare, come mi sarei dovuto comportare?
Continuai a camminare in tondo per un po', sapendo di non potermi allontanare, sperai che almeno la piccola passeggiata avrebbe alleviato un po' la mia mente dai mille pensieri che l'affollavano. Sapevo per certo di non poter andare da Aiden a chiedergli spiegazioni, primo perché si sarebbe infuriato e io ne avrei pagato le conseguenze, secondo perché ero certo che la sua risposta sarebbe stata vaga e inconcludente. Esattamente come non parlava delle sue vite precedente, non mi avrebbe detto la verità su di lei, quindi sapevo a prescindere che sarebbe stato un tentativo vano.
Così decisi di concentrarmi sulla visione di Elias e sulle cose che avevo sentito. Elias cercava qualcosa, esattamente come Aiden mi aveva chiesto di rubare degli oggetti, Elias voleva che Madalena gli portasse l'uovo. Le informazioni che avevo ricavato erano poche, scarne, ma avrei potuto partire da loro.
Tornai all'appartamento, era silenzioso e buio, ma non ricordavo di aver spento le luci durante la mia fuga. Il salone mi sembrò in ordine, nonostante la penombra, non scorsi segni della porta nascosta, ne del sangue che avevo versato per aprirla. Poi vidi lui. In piedi accanto alla vetrata che osservava un punto imprecisato davanti a lui. Deglutii, mi aveva scoperto, ne ero certo, sapeva esattamente cosa era successo e quell'atmosfera cupa ne era la prova.
- Non ti ho dato le chiavi per farti uscire di notte in ciabatte e far credere a tutti che tu sia un pazzo.-
- Avevo bisogno di prendere aria.- Fu la prima cosa che mi venne in mente, non era poi del tutto falso.
- In terrazzo non c'è abbastanza aria per caso?-
- Qual'è il problema, tanto non posso andare da nessuna parte che non sia qui.- Provai a tagliare corto e mi avviai verso la mia stanza, ma lui mi fu addosso in pochissimi secondi e prendendomi per il braccio mi attirò verso di se. Rimase ad osservarmi per istanti che sembrarono ore, era arrabbiato, ma in modo diverso dal solito. Così mi feci forte di un coraggio che non avevo e mi uscì fuori una domanda che lo lasciò spiazzato.
- Cos'è l'uovo?- Mi scansai da lui bruscamente e lasciò la presa, sapevo che se non aveva voglia di parlarne se ne sarebbe andato e così fece. Lasciò la stanza in fretta e sentii la porta della sua camera chiudersi rumorosamente. Pensai che dovevo davvero aver toccato un tasto importante per indurlo addirittura ad andarsene e questo mi riempì di curiosità.
Mi avvicinai al computer del salone e li mi tornarono alla mente le telecamere. Quel pc era collegato con il sistema di sicurezza, ed infatti sullo schermo, diviso i quattro parti, c'erano le immagini delle stanze dell'appartamento. Provai a controllare le registrazioni precedenti, Aiden non aveva fatto cenno alla stanza segreta, ma se avesse visto le registrazioni non me la sarei cavata con così poco, quindi decisi di cercarle e sperai di poterle cancellare, ma non le trovai.
I file si creavano con scadenza oraria, guardai l'orologio ed erano del quattro del mattino, quindi ipotizzai che la mia scoperta e la relativa fuga si aggirasse tra le due e mezzo e le tre e mezzo del mattino. I file c'erano, ma quando li aprii non vi trovai nulla. C'era il segno del mio passaggio, ma nulla di più. La telecamera riprendeva tutta la sala, c'erano veramente pochissimi punti ciechi, uno ad esempio era l'ingresso al corridoio della zona notte, ma poi li c'era un altra telecamera fissa su tutto il passaggio, quindi non ci si poteva nascondere.
Come era possibile che non avesse ripreso nulla di ciò che era successo? Sospirai e sapendo di non poter perdere molto tempo, lasciai stare e avviai il browser internet. Di solito le mie ricerche erano abbastanza inconcludenti, ma ci provai lo stesso.
Digitai Guayota, lo scrissi con la i, ma per fortuna il motore di ricerca fu più intelligente di me e lo corresse automaticamente. Mi ritrovai a leggere la stessa leggenda che avevo sentito nella visione, scoprii che era legata alla popolazione dei guanci, abitanti delle isole Canarie, ma che la civiltà si era estinta verso la fine del 1400. Provai a capire se la mia visione fosse ambientata in quel periodo, ma lo avevo sentito citare una frase di Shakespeare, quindi doveva sicuramente essere successiva al 1600. Provai anche a cercare qualche informazione sull'uovo, ma partendo solo da una parola non ebbi molto successo. Pensando che questo uovo fosse un oggetto, provai con alcune combinazioni di parole tra cui oggetto misterioso e dopo un paio di link su World of Warcraft che non erano pertinenti alla mia ricerca, rimasi affascinato dall'immagine dell'uovo di Sestino, ne lessi la storia, ma dubitai che l'oggetto del desiderio di Elias fosse il frutto di una gallina spaventata.
Nuovamente brancolavo nel buio, non riuscivo a trovare mai nulla che potessi legare alle vite di Aiden, ma quella mattina non mi diedi per vinto e rimisi in ordine tutte le cose che avevo appreso su di lui.

Nel 1886 Aiden era Julian, al servizio di Henry William Holland. Il nome mi era rimasto ben impresso dalla lettura e difficilmente lo avrei dimenticato. Avevo scoperto che Julian aveva tentanto invano di fare qualcosa, come una specie di rituale, dopo aver ucciso William, ma non era andato a buon fine. Segnai tutto quello che mi riuscii a ricordare su un post giallo e iniziai a cercare meglio. Sulla sua vita come Velimir mi ero già documentato, Ivan IV non era di certo un nome che passava inosservato nella storia, ma i collegamenti non c'erano. Aiden aveva vissuto in epoche e mondi diversi, non poteva essere solo casuale che avessi conosciuto quelle precise vite e non altre, doveva per forza esserci un collegamento tra loro, quindi mi dissi che forse non era su Aiden in se che dovevo cercare, ma sulle persone che gli stavano intorno. Così provai.
Scrivendo il nome di William per interno non trovai nulla, allora tentai con il padre e trovai un riscontro, ma l'Edmund Holland che avevo scovato era un nobile inglese, duca di Kent, nato nel 1384 e morto nel 1408. Non era la stessa persona, ma mi dissi che forse, visto che avevo trovato un riscontro con qualcuno veramente esistito, poteva esserci un legame. Poi iniziai a studiare a fondo la storia di Ivan IV, rilessi l'esatto episodio che Velimir mi aveva raccontato e poi scorsi l'albero genealogico. Era veramente una mole di lavoro elevata, non avevo che Ivan IV come riferimento, quindi non ero certo ne valesse davvero la pena. Così, visto che era già l'alba e Aiden si sarebbe svegliato di li a poco, decisi di tentare l'ultima cosa.
Guardai di nuovo il browser ancora aperto sulla pagine di Edmund Holland e mi saltò allo sguardo lo stemma, era simile a quello descritto nel libro che avevo letto, così studiai meglio. Io non so se fosse sesto senso o mera curiosità, ma leggendo il nome della moglie di quel duca e del suocero, decisi di cliccarci sopra. Edmund Holland sposò Lucia Visconti, figlia di Bernabò Visconti, signore di Milano, senza avere eredi. Ora era strano che fosse imparentato con lo stesso Edmund della vita di Julian, visto che quella persona non aveva avuto figli, ma mi dissi che forse non tutto veniva registrato e io ne sapevo davvero poco per buttare via una pista, seppur inventata, quindi cliccai sul nome Visconti, giusto per saperne di più, ma quando si aprì la pagina la mano di Aiden mi fece sobbalzare così forte che ripresi a stento la sedia.
- Non troverai tutto tramite internet, io stesso ci ho messo secoli a fare i giusti collegamenti.- Era calmo, troppo per uno come lui. Lo seguii con lo sguardo mentre si sedeva su uno dei divani e guardava fuori dalla finestra, aveva lo sguardo perso nel vuoto, qualcosa lo turbava così profondamente che non riusciva neanche ad arrabbiarsi. - Mi piacerebbe ascoltare il tuo ragionamento. Cosa speri di trovare?- provai a dire qualcosa, ma riuscii solo ad aprire la bocca e lasciarla aperta come un ebete, cosi mi precedette. - Soprattutto, perché eviti ciò che hai visto? Sei sceso di sotto se non sbaglio.- Beccato in pieno e lo stupore impedì alla mia mascella ti tornare su, rimasi a bocca aperta talmente tanto tempo che un uccello avrebbe avuto tutto il tempo di farci un nido dentro. Che dire quando a malapena sapevo cosa avevo visto. L'unica cosa certa erano state le visioni su Elias, per il resto era tutto fumo, un denso fumo nero che mi ottenebrava il cervello.
- Non so cosa ho visto.- Era vero, non avrei mai mentito, ma sapevo che non sarei sfuggito a tutto quello con qualche parola vaga, così gli parlai di Elias e dell'uovo. Rimase ad ascoltare con attenzione, almeno lo credetti perché non mi guardò mai. Muoveva solo la testa in segno affermativo, ma nulla di più. Poi lo dissi. Era da tempo che volevo farlo, ma qualcosa dentro di me era certa che la mia presenza avesse uno scopo preciso e io ero stanco di brancolare nel buio. Avevo mentito per lui, avevo rubato per lui, ucciso per lui, ora doveva fare lui qualcosa per me, infondo era stato Aiden stesso a dire che funzionava così.
- Per ogni cosa, sei stato ricompensato.-
- Stronzate. Lo hai fatto solo con Teresa, poi non hai fatto altro che prendermi in giro. Pensi che un paio di chiavi siano la giusta ricompensa per aver ucciso Rita? Che me ne faccio delle chiavi di questo maledetto palazzo se non posso allontanarmi?-
- Non ti ho chiesto io di fare del male alla ragazza.- Era vero, quello che era accaduto era stato solo per colpa della mia codardia, ma non poteva lavarsene le mani e quella frase mi fece andare su tutte le furie, così mi alzai di scatto tirandomi dietro il filo del mouse e buttando tutto all'aria. Lui non si mosse. Era ovvio che le mie reazioni non gli facessero ne caldo ne freddo, infondo non potevo di certo competere con la sua forza, ma sinceramente in quel momento me ne fregò poco. Io mi stavo sforzando, ci stavo mettendo tutto me stesso per riuscire a dare un senso, qualunque esso fosse, a tutto quel rumore che sentivo nella testa, a tutte quelle immagini che non mi appartenevano e doveva per forza esserci una spiegazione, ma ero stufo. Ero stanco di dovermi occupare di qualcosa che non era parte della mia vita, ma della sua, una parte che ancora non avevo capito e che forse una spiegazione neanche l'aveva, infondo tutte le persone che si erano avvicinate a lui, ai suoi alter ego passati, nessuna esclusa, aveva avuto qualcosa in cambio se non la morte.
Provai ad avanzare, ma mi bloccai. All'improvviso sentii il mio stomaco vibrare, poi mi resi conto che non era solo quello a tremare, ma ogni cosa. Alzai lo sguardo ai lampadari che tintinnavano e oscillavano pericolosamente, poi guardai oltre la finestra e fu una sensazione terribile, perché ebbi l'impressione che ogni palazzo, ogni grattacelo, vibrasse allo stesso modo. Persi l'equilibrio e sbandai in avanti, non caddi per un colpo di fortuna, ma iniziò a girarmi la testa quando un boato si diffuse in ogni direzione. Era un terremoto, come non ne avevo mai sentiti prima, mi mancò la terra sotto i piedi, sentii i muri scricchiolare e il cemento gemere dallo sforzo, come se stesse gridando. Fu questione di pochi secondi, ma sembrarono ore.
Quando tutto smise di tremare, compreso me, riuscii a riprendere un regolare respiro, ma dovetti appoggiarmi ad uno dei divani per evitare di cadere. Il mio equilibrio era come il mio senso dell'orientamento, terribile e precario. La spiacevole sensazione sparì dopo qualche minuto, ma il trambusto fuori durò per tutto il giorno. Non c'era mai stato un terremoto di quella portata, almeno io non ne avevo mai sentito parlare. Soccorsi e forze dell'ordine iniziarono a riempire le strade, la gente si era riversata fuori dalle proprie case, chi gridava e chi piangeva. Qualche edificio più vecchio era crollato e la polvere si era sparsa per tutta la città creando una strana cortina grigia e pesante che aveva costretto le persone ad indossare delle mascherine protettive. Eppure ad Aiden non importava. Per tutto il tempo era rimasto immobile, seduto e tranquillo, osservava la città come se stesse osservando una semplice fotografia, come se lui fosse già a conoscenza di tutto. La rabbia di poco prima era quasi sparita, surclassata dallo stupore del terremoto, ma mi si era comunque riempito lo stomaco di acido e deglutii.
- Sei troppo calmo.- Mi uscì di getto, infondo qualcosa dovevo pur dire.
- Lei risponde così.-
- Che vuoi dire?- Mi resi subito conto che la paura del momento aveva già lasciato posto ad un'altra sensazione, ma non riuscii ad identificarla subito. Mi sentii come se un peso, un enorme macigno, mi venisse sollevato di dosso, come se mi fossi finalmente liberato di qualcosa. Mi avvicinai con cautela, per quanto il mio comportamento di poco prima potesse sembrare audace e coraggioso, me la facevo sotto ogni volta che dovevo affrontarlo e quello era uno di quei momenti. - Ha capito che ho smesso di giocare secondo le sue regole. Ci ha provato con te, tutto quello che senti e provi è perché lei mi sta sfidando, cerca di intimidirmi, ma...- Solo allora riuscii a vederlo in viso, era furente. Il suo viso era scuro e teso, guardava verso il nulla, ma concentrato su un punto preciso che io non potevo vedere. I pungi chiusi e stretti, le nocche erano così bianche che la pelle presto si sarebbe strappata, ma c'era altro. La mano destra era diversa, era nera e tremava. Stringeva qualcosa con così tanta forza che presto l'oggetto si sarebbe rotto, ma a lacerarsi fu la sua pelle e il sangue iniziò a colare. Era scuro e viscido, iniziò a macchiare il divano candido e a muoversi sul tessuto come se fosse vivo, disegnò qualche linea curva e io rimasi ad osservarlo come un ebete. Poi Aiden aprì la mano ferita e io vidi la spilla, la stessa che avevo rubato a Caterina D'Armagnac tempo prima. Il sangue era entrato in ogni fenditura del gioiello, ne aveva mutato il colore e oscurato la brillantezza delle pietre preziose. -Vorrebbe che io ti odiassi, vuole farmi cedere. Per questo ti sta facendo conoscere le vite passate così in fretta. Prima William e poi Kyra, ora chi?-
- Madalena.- Lo dissi a denti stretti deglutendo a fatica. Continuai a fissare la spilla impregnata di sangue nero e mi sentii attratto da entrambi, volevo toccarla il prima possibile.
- Allora forse dovremo smetterla di girarci intorno e scoprire le cose dall'inizio. Ogni volta che il vero me si svegliava dal suo sonno ero una persona diversa. Che fossi triste o felice non aveva importanza, mi guidava un unica cosa, che in tutti questi anni non ho mai raggiunto.-
- Eppure ci hai sempre provato, ogni volta in modo diverso, ma hai sempre sperato che quel qualcosa accadesse. Non me lo dirai, ma so di esserci vicino, so che sto per trovare la verità.-
- Si, ma a quel punto dovrai scegliere, stavolta non dipende da me, deciderai tu.-
- Cosa devo decidere? Perché io?- Ovviamente non rispose, non me lo avrebbe mai detto a meno che non lo avessi scoperto io per primo e mi resi conto di doverlo fare il prima possibile, quando un boato fortissimo scosse le finestre dell'appartamento. Fissai un punto della città e lo vidi cadere, un palazzo di una ventina di piani si accartocciò su se stesso, percepii lo stridere del metallo e il creparsi del cemento. Fu come vedere un gigante inciampare sulle proprie gambe e trascinare con se tutto ciò che lo circonda. Le macerie esplosero, detriti e polvere si espansero in ogni direzione e io rimasi pietrificato. Guardai Aiden e lo vidi mordersi il labbro inferiore, quello che stava succedendo non gli procurava alcun piacere. Alzò la mano ferita e sporca di sangue verso di me, la spilla brillò di una luce nefasta, ma mi piaceva così tanto che non riuscii a resistere.
Poi mi spensi. Fu come se ogni cosa diventasse nera e leggera, non c'ero più io come persona, ma solo come spettatore, dovevo solo vedere, soffrire e gridare, ma non potevo in alcun modo spostare lo sguardo dalla verità. Le immagini si susseguirono nella mia mente come scene di un film, era come se io sapessi tutto già dall'inizio, come se quelle scene io le avessi già viste più di una volta, ma non riuscivo o non potevo ricordarle.

Cominciò tutto in una giornata come tante altre, sulle rive di un fiume dove si era stabilita da un paio di giorni una cortina di nebbia densa come la spuma della birra appena distillata. Infondo era inverno inoltrato e non si poteva sperare in un giorno migliore di quello. I pescatori erano già fermi sulla riva con gli ami in acqua da un paio d’ore, non si prendeva un gran che e non vedere ad un palmo dal naso non migliorava la situazione, ma alla Sagra Cittadina mancavano un paio di giorni e tirare la fiacca non era permesso. Nonostante la nebbia fitta si riusciva ad intravedere l’alta torre a base quadrata del castello.
Quella imponente dimora era, per gli abitanti del piccolo paesino ai suoi piedi, intrisa di terrore e paura. Il signore del castello non era quel che si poteva definire un buon padrone di casa, odiato e temuto da tutti usciva dal castello solo per la battuta di caccia insieme alla moltitudine di cani e un attendente gigante che si portava dietro da anni e che solo a guardarlo, era in grado di spaventare anche un uomo robusto e vissuto. La notte era scenario di baccanali e feste che sfociavano in tragedia, ma nessuno degli abitanti si era mai fatto avanti per spodestare quel mostro di bell’aspetto. Ora poi che si avvicinava la sagra, tutti sapevano che la maggior parte del raccolto, della caccia e della pesca sarebbe andata a finire sulle tavolate del castello, anziché nelle loro pance e la cosa non era ben gradita, ma non potevano rifiutarsi. Lui li proteggeva, aveva garantito a tutti una vita abbastanza modesta a patto che seguissero le sue manie crudeli e tutti i suoi vizi, quindi se qualcuno spariva dal castello, nessuno avrebbe interferito.
Eppure c'era qualcuno che in quei giorni chiedeva qualcosa di più, una persona che credeva di meritare di meglio di una misera vita dedita solo a sopravvivere e a soddisfare quel tiranno.



Vai al capitolo precedente - Vai al capitolo successivo

Commenti

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *

Random Posts

Post popolari in questo blog

Nuova stagione anime in arrivo! Ecco le novità della primavera 2014

FanFiction su Fairy Tail - Tears of Blood Capitolo 17