“Halloween Party – La Grande Zucca” - One Shot a sorpresa

Iniziativa: Questa storia partecipa al contest 
“Halloween Party – La Grande Zucca” a cura di Fanwriter.it!
Numero Parole: 2024
Prompt/Traccia: Film Horror


The empy house 

Mi aveva detto di aspettarlo all'entrata, ma ormai erano passati più di quindici minuti, l'ora delle streghe era vicina e lui non era arrivato. Guardai distrattamente lo schermo del cellulare, l'unica fonte di luce che avevo in quel momento e cercai di accendere il flash per non morire di paura, ma ero da solo e ciò bastava a farmi battere i denti, in più faceva freddo. 
Poggiavo da troppo tempo il sedere su un gradino umido e l'aria della notte mi pungeva la schiena protetta solo da un mantello striminzito e tutto appiccicoso. 
Non ero arrabbiato del ritardo, anche se mi ero praticamente ingozzato quasi tutte le caramelle che avevo nel cesto e sotto i miei piedi si era realizzato un tappeto multicolore in plastica che, come lo pestavo, scricchiolava in modo sinistro. Ad infastidirmi era il fatto che il suo ritardo era dovuto sicuramente a qualche tiro mancino che stava organizzando alle mie spalle. 
Il cellulare vibrò e mi prese un colpo, guardai lo schermo e lessi il messaggio: entra, ti aspetto. Ridacchiai, se proprio voleva spaventarmi poteva almeno mandarmelo nascondendo il suo numero. Mi alzai, nel mentre il mio cervello cercava i modi più disparati per riuscire a spaventarlo a mia volta, ma prima dovevo ovviamente dovevo trovarlo. 
Ero guardingo e sempre all'entra, sapevo bene quello che gli stava gironzolando in quel piccolo cervello, ma stavolta non mi avrebbe fregato. Peccato solo che ad ogni minimo scricchiolio e rumore, mi si rizzavano tutti i peli che avevo in corpo. 

La casa era buia e fredda, da quando il vecchio che ci abitava da almeno un centinaio di anni aveva tirato le cuoia, circa tre mesi fa, continuavamo a ripetere che avremmo dovuto vedere cosa nascondeva. 
Era un tipo strano, malato e violento, si chiudeva dentro quelle quattro mura e usciva solo per fare la spesa, nessuno sapeva esattamente che diavolo combinasse in quella catapecchia e noi ne eravamo totalmente catturati tanto da mettere su quella stupida prova di coraggio proprio nel giorno più spaventoso dell'anno. 
La porta scricchiolò ed entrai, puzzava così tanto di muffa che mi venne un conato. Il legno marcio e la spazzatura rendevano l'ambiente indecente, anziché spaventoso, ma quello era l'unico divertimento che due ragazzi, non più bambini, potevano trovare in un paese tanto piccolo. Avanzando a tentoni inciampai su qualcosa di rotondo e per poco non finii con il naso contro lo stipite di una porta, quando le illuminai trovai un mucchio di castagne vecchie ed io ero inciampato nell'unica sfuggita al gruppo. 
Mi infilai in bocca un pugno di orsetti gommosi, tanto per finire in bellezza la serata con un mal di pancia esagerato, giusto per togliermi quel sapore ferroso che era il gusto stesso della paura e andai avanti. Per i successivi metri, cosa strana perché la casa da fuori non sembrava così grande, rimasi impigliato in un cumulo di lenzuola bianche appese chissà dove, che sicuramente erano state piazzate li per farmela fare sotto, un pipistrello tentò di infilzarmi con i suoi artigli e li gridai come una femmina in preda ad una crisi isterica, infine scivolai rovinosamente a terra su quelle che, illuminate con il telefonino, sembravano delle strane macchie rosse e viscide e li pensai che doveva aver speso un bel po' per comprare tutto quel ketchup da buttare in terra, ma stavolta avrei avuto io la mia rivincita e quando scorsi una piccola luce, flebile come la fiamma di una candela, provenire dalla stanza adiacente, mi preparai psicologicamente per mettere in atto il mio piano diabolico. 
Mi feci piccolo piccolo e sbirciai all'interno, non era una candela quella accesa, ma un fuoco scoppiettante e caldo proveniente da una camino nero e sporco di fuliggine. Come aveva fatto ad accendere un fuoco senza che me ne accorgessi? 
Eppure avevo percorso tutto il corridoio, avrei dovuto sentirlo armeggiare con la legna e tutto il resto. Davanti al camino c'era una vecchia poltrona con lo schienale alto, lui era sicuramente li, magari truccato da zombie e si sarebbe girato di scatto per farmi venire un infarto, ma non mi avrebbe ingannato facilmente, così decisi di tornare sui miei passi ed entrare dalla porta sul lato opposto che avevo visto sbirciando nella sala. 
Mi sentivo così forte e sicuro che, ridendo tra me e me, mi infilai in quella che sembrava una mezza specie di cucina degli anni venti. Sul tavolo c'era un piatto con quelli che forse, una volta, erano dolci, ma che ora erano ammuffiti, flosci ed emanavano un odore terribile. 
Mi avvicinai alla porta e, per evitare che cigolasse, strinsi forte la maniglia, ma mi appoggiai sul davanzale della finestra toccando qualcosa di ruvido che alla luce del cellulare mi sembrò sale. Il davanzale ne era pieno, ma io ne avevo buttato un po' a terra lasciando l'impronta della mia mano nel cumulo e quando guardai verso il basso mi resi conto che ce n'era ovunque, soprattutto sotto la porta. La cosa mi infastidì perché tutto quel sale grosso avrebbe sicuramente fatto rumore, così con il piede scansai i grani il più possibile e, quasi contemporaneamente, la casa emise un boato strano. Guardai fuori la finestra, la luna che fino a quel momento era rimasta nascosta dietro alle nuvole, si era palesata mostrandosi enorme e di un colore rosso cremisi. Una luna rossa inquietante e una casa rumorosa, insomma erano la coppia perfetta. Senza contare che quel gran genio del mio migliore amico, quello che proprio ora era convinto di giocarmi un altro dei suoi tiri mancini, mi aveva riempito la testa in questi giorni di storie e miti. 
Mi aveva raccontato che in origine, durante quella che ora è conosciuta come la notte di Halloween, i celti per paura di essere posseduti dagli spiriti, visto che questa era una notte magica, rendessero le proprie case poco invitanti e fredde e che si mascherassero proprio per spaventare quegli stessi spiriti che volevano possederli. Ora io mi sentivo un po' così, chiuso in una casa fredda e inospitale, per non dire terrificante e per giunta vestito da scemo. 
Eppure non sarebbe finita così, questa notte mi sarei preso la mia rivincita, ma quando provai ad entrare nel salone con il camino, qualcosa mi sfiorò la nuca. I brividi mi fecero rizzare tutti i peli e scattai in avanti gridando. 
Mi fiondai nella sala, ansimando come un bufalo, il camino ora era spento e il sangue nelle mie vene si era completamente gelato. Che stava succedendo? Perchè tutto era così strano? 
Il buio divenne più intenso, tanto che non riuscii a mettere a fuoco neanche la punta del mio naso. Non mi importò più di fargliela pagare, volevo solo uscire di li. Mi voltai in direzione della porta, ma non la vidi più. Mi avvicinai alle pareti, ma per quanto cercassi a tentoni una via d'uscita, il muro sembrava essere infinito e senza vie di scampo. Sinistri scricchiolii riempirono il silenzio, passi trascinati e respiri soffusi. Provai a chiamare, a dirgli di smetterla, mi feci grande di un coraggio che non avevo, facendo finta di non aver minimamente tentennato ai suoi scherzi, ma non era vero. Poi qualcosa mi prese per le spalle, sentii delle lunghe e ossute dita accarezzarmi il viso da dietro intrecciandosi con i miei capelli. 
Tremavo così vistosamente che emettevo persino uno strano rumore gracchiante, ma non avevo il coraggio di voltarmi e vedere cosa fosse. Sapevo solo che era fredda come il ghiaccio e l'odore che mi arrivò alle narici mi fece venire il mal di stomaco. Non sapevo cosa fosse, ma dentro di me qualcosa mi diceva di stare attento, che la cosa che continuava a toccarmi non era normale, eppure dovevo agire in qualche modo. 
Decisi che mi sarei voltato di scatto e che l'avrei visto, dovevo farlo, qualsiasi cosa fosse. Presi un bel respiro, contai lentamente fino a tre e alla fine mi volt... 

- Etchi! -
- Stop! Shiraishi mi spieghi perché diamine dovevi starnutire proprio nell'unico secondo in cui vieni inquadrata? E poi chi diavolo ha legato la luna, è così vicina alla finestra che è terribilmente grande! Insomma ragazzi.-
Pian piano tutti uscirono dalle proprie postazioni, nervosi e stanchi come non mai. Come al solito la sopravvivenza del loro club dell'occulto era appesa ad un filo e loro, all'ultimo secondo, si erano inventati quel piccolo film horror per la festa di Halloween che avrebbero celebrato la sera seguente. Se al presidente fosse piaciuto, se fossero riusciti a spaventarlo almeno un po', si sarebbero salvati e poi c'era il premio. Con quello Yamada stava già pregustando un nuovissimo e super tecnologico forno per cuocere i suoi amati panini, ma come previsto era tutto terribilmente difficile.
Purtroppo però il tempo stringeva come un cappio e Miyamura aveva iniziato a dirigere quel film come se fosse un orco uscito dalla sua tana, Ito sbagliava a muovere le luci e molte riprese erano risultate completamente nere. Ushio e Odagiri aspettavano il loro turno vestiti da zombie ormai da giorni, ma le riprese si fermavano sempre prima. Forse solo Tsubaki contribuiva nel modo giusto agli effetti sonori, ma non era abbastanza.
Solo la casa che avevano scelto come location era perfetta, vecchia e puzzolente. Non ci abitava nessuno da tantissimo tempo e le voci che fosse infestata da chissà quale entità erano il richiamo adatto a dei ragazzi in cerca di nuovi brividi. Ogni asse in legno scricchiolava in modo diverso, il vento esterno entrava nelle fessure e produceva suoni sinistri, cosa che faceva loro comodo per quel progetto, ma ammettevano a se stessi che non era stato facile abituarsi a quell'atmosfera per le prime sere.
La situazione andò degenerando e ormai litigavano come scimmie e non si arrivava da nessuna parte. Yamada guardò Shiraishi, aveva gli occhi bassi e lo sguardo assente, non era molto brava ad esprimersi, ma lui aveva capito che si sentiva in colpa per aver rovinato la scena. L'avevano truccata a dovere, i capelli erano crespi e in disordine, il viso colorato con un cerone pesantissimo e l'ombretto nero sotto agli occhi le dava un aspetto spettrale, ma per lui era bellissima.
- Sarebbe comunque andato storto qualcosa, sono inciampato su una castagna come un idiota.- Yamada provò a rincuorarla e Shiraishi finalmente alzò gli occhi verso di lui. Era ormai notte ed erano stanchi da morire, ma forse avrebbero provato per l'ultima volta.
- Quando ti sei girato, i tuoi capelli mi hanno sfiorato il naso.-
- Mi dispiace, starò più attento.- Si avvicinò lentamente, così piano che Shiraishi avrebbe potuto fare il giro della scuola e tornare, ma non si spostò, chiuse gli occhi e accettò quel bacio ancora timido che da poco si scambiavano. Non era come quando aveva ancora i poteri da strega, ora era diverso, più vero e più passionale, Yamada era ancora titubante, come se non si sentisse all'altezza, ma a lei, ogni volta lo stomaco si chiudeva e si riempiva di farfalle ballerine che le donavano degli strani brividi di piacere. Quando si staccarono il viso di Miyamura era a pochi millimetri da entrambi, Yamada scattò indietro cadendo rovinosamente sul suo povero fondo schiena e rimase a bocca aperta. - Guardate che qui stiamo girando un horror, non un film porno!- - Ma che diavolo dici?- - Le scene hard le mettiamo alla fine, così se il presidente non si spaventa, almeno lo facciamo eccitare!- Solo allora Yamada si accorse che la telecamera era fermamente puntata su di lui, con il led rosso acceso che significava piena operatività. Scattò in piedi e si agitò come una biscia, ma nulla servì a far cambiare idea Miyamura. Shiraishi guardò divertita tutta la scena, poi voltandosi verso la finta finestra e l'enorme luna rossa che era scivolata verso il pavimento pensò che quello era stato il suo primo bacio di Halloween, un bacio da brivido e un ricordo da conservare per sempre.
Eppure qualcosa catturò la sua attenzione. Se tutti i suoi compagni erano dietro di lei che litigavano e gridavano, di chi era quel viso pallido, dagli occhi cerchiati di nero e profondi come due pozzi senza fondo, che la guardava da dietro la tenda sospeso a mezz'aria?


[Yamada-kun e le sette streghe][Verde]
[Mistero, Commedia][One Shot]

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