Originale - Obscure - Il gioco maledetto Capitolo 13

13. Il suo nome

- Sai chi sei ora?-
Chi ero? Come poteva lui farmi una domanda del genere? Proprio lui le cui identità erano così tante e così diverse, da far sembrare la mia vita insulsa e inutile. Ovviamente ero Cristiano, ricordavo la mia infanzia, i miei genitori, gli sforzi di mio padre per tirare avanti, le mie fughe al conservatorio per imparare a suonare. Sapevo di aver lasciato casa mia per un lavoro poco retribuito, ma così facendo non avrei gravato ulteriormente su mio padre, sapevo di essermi innamorato della mia collega, di essermi venduto ad Aiden pur di salvarle la vita, ma percepivo come se quella non fosse che una parte di qualcosa che stavo iniziando dolorosamente a ricordare.
Alzai lo sguardo verso Aiden, la testa mi pulsava e feci persino fatica a metterlo a fuoco. Avevo sempre creduto che le mie visioni fossero un modo per conoscere e studiare meglio Aiden, ma era tutto il contrario, era me stesso che dovevo conoscere, che dovevo ricordare.
Mi alzai in piedi a fatica, barcollai in avanti e Aiden mi sorresse con gentilezza. Ora il suo atteggiamento nei miei confronti era totalmente diverso da prima, la violenza e la malvagità con cui si era presentato erano sparite, ora non doveva terrorizzarmi, ma appoggiarmi.
Provai a mettere a fuoco Amina, ma qualcosa dentro di me mi diceva di concentrarmi meglio, di vedere realmente cosa avevo davanti e pian piano i lineamenti della ragazza iniziarono a deformarsi. Metà del suo viso sembrò sciogliersi, come sotto effetto di acido, lasciando intravedere le ossa del viso e i denti. Persino gli occhi si incavarono, in uno rimase soltanto l'orbita vuota.
In qualsiasi altra circostanza, l'orrida visione mi avrebbe fatto gridare come un bambino, ma nonostante mi si rivoltasse lo stomaco, rimasi immobile ed osservai anche i più piccoli particolari, seguendo persino un lembo di pelle che svolazzava verso il terreno.
- Hel.- quel nome mi uscì con naturalezza, lo conoscevo e lei conosceva me, come una madre con suo figlio e un po' lo ero. Mi sentivo tale e lei percepì il mio stato d'animo tanto da deridermi.
- Non mi chiamavi per nome da troppo tempo, l'uomo nero lo pronuncia di rado e ogni volta lo fa con disprezzo.- Rise e i denti tremolanti penzolarono avanti e indietro pronti a staccarsi. L'avevo gia vista, di certo quella non era la prima volta, ma ammetterlo significava rendere vero quel presentimento che mi aveva chiuso la bocca dello stomaco. Io ero Cristiano, su questo non c'erano dubbi, ma non ero solo quello, solo che non volevo ammetterlo. - Non hai ancora riacquistato tutto te stesso, vieni da me.-

Fu irresistibile, per quanto la sua immagine fosse rivoltante, non riuscii a non avvicinarmi a lei. Le toccai le dita ossute e scarnificate poggiate alle sbarre della prigione e quel gesto mi provocò un dolore lancinante in tutto il corpo. Ogni muscolo si contrasse, gli spasmi divennero quasi insopportabili, ma non mi spostai.
Poi però fu Aiden a portarmi via, mi strinse la mano e cercò la mia attenzione ed io, vedendolo in quello stato, mi appoggiai rendendolo quasi un ancora di salvezza.
- Non sei costretto a farlo, posso continuare da solo. Posso ancora mantenere la nostra promessa. Non devi ricordare.-
- Quanti anni sono passati uomo nero? Centoventotto? Non sei mai riuscito a mantenere la promessa.-
- Sta zitta, tu per prima non me lo hai permesso.- Aiden gridò, io rimasi nel mezzo del loro litigio senza riuscire a dire neanche una parola, perché in realtà la mia mente era partita per un viaggio lungo e difficile, ripercorrendo a ritroso le tappe, una ad una, fino all'inizio, di nuovo.
- Non buttare i tuoi peccati su di me uomo nero, io vi ho fatto delle promesse, ma siete stati voi a non riuscire a raggiungerle. Ho concesso a lui di avere una vita normale a patto che tu portassi a termine il primo ed unico compito che vi ho affidato. -
- Hel ha ragione.- lo dissi senza neanche rifletterci su, come se fosse la cosa più ovvia, solo che quel mare nero che ora si stava schiarendo, mi terrorizzava.
Il modo in cui trattava Aiden mi infastidiva, mi feriva dall'interno, ma non potevo darle torto, anche se mancavano ancora dei particolari per poter avere tutto chiaro, per far riemergere la verità.
- Torna da me bambino mio, ormai non abbiamo molto tempo.-
Si rivolse a me, ma non riuscii a rispondere. Aiden fu più veloce e con un gesto della mano sul mio viso mi fece crollare dalla stanchezza. Mi cedettero le gambe e lui mi sollevò da terra e mi portò nuovamente nell'appartamento in pochissimi secondi, tanto che mi mancò il respiro e feci fatica a recuperarlo. Mi gettò su uno dei divani e si spostò da me con ferocia, era arrabbiato e non solo, tanto che mi trasmise la sua agitazione e iniziai a sudare.
Fu solo in quel momento, quando la pressione e quella strana e malsana aria, che avevo respirato nel sotterraneo, iniziarono a diradarsi, che gridai. Mi presi la testa tra le mani stringendomi i capelli, mi accartocciai su me stesso e come un idiota presi a strepitare. Continuai a farlo finchè non ebbi più voce e non iniziò a farmi male la testa. Aiden rimase per tutto il tempo in silenzio, se mi stesse guardando o meno non era importante, perché ero troppo sconvolto e fuori di me per preoccuparmi di lui.
Mi chiesi come fosse possibile che davanti a quella cosa avessi mantenuto il sangue freddo e una volta tornato alla realtà, cercassi con tutto me stesso di negarlo.
Quei ricordi, la vita di Dario e le sue decisioni, mi erano piombati addosso troppo in fretta. Degli altri avevo visto solo dei piccoli scorci, mi ero immedesimato in loro, ma non in quel modo profondo.
- Perché me lo hai fatto vedere?- gridai di nuovo, avevo gli occhi pieni di lacrime e la gola secca, ero così confuso che prendermela con Aiden era l'unica cosa che potevo fare. Se gli avessi dato la colpa di tutto, mi sarei forse sentito meglio. - Hai rovinato tutto, hai distrutto la mia vita.-
- La stavi distruggendo tu stesso.-
- Bugiardo, andava tutto bene. Potevo essere felice.-
- Non riversare tutte le colpe su di me. Io ho fatto sempre e solo quello che volevi tu e quello che era meglio per noi.- Si voltò di colpo verso di me e mi prese per la maglietta tirandomi su come un fuscello. Solo che stavolta non rimasi inerme, come se sapessi di potermi difendere e lo feci. Alzai il braccio chiudendo il pugno e lo colpii al viso con tutta la forza che avevo nelle braccia e mi resi conto di averne molta perché Aiden mi lasciò e cademmo entrambi come sacchi di patate. Il sangue, scuro e viscido iniziò a uscirgli dal labbro inferiore, lo avevo ferito, ma non ne ero di certo fiero. - Vuoi sapere davvero come sono andate le cose? Vuoi davvero sapere perché mi hai costretto a chiuderti qui?-
- Sei solo un sadico che gioca con la mia mente.-
- La nostra mente. La nostra vita. Quello che hai tu e quello che ho io sono esattamente la stessa cosa. Le mie colpe sono le tue e le tue le mie.- Si alzò pulendosi il sangue con la camicia, strinse gli occhi che divennero sottili e irrigidì i muscoli del viso. Provò ad assumere un'espressione malevola, ma ormai non mi spaventava più. - Ti ho protetto finché ho potuto, ma siamo alla fine dei giochi.-
- Giochi? Torniamo sempre li non è vero, al gioco? Non lo è e non lo sarà mai, è una maledizione e vuoi passarla a me.-
- Sei tu ad averla passata a me!- questa volta fu lui a gridare e quando lo fece il pavimento e le pareti della casa tremarono di dolore, come se fossero una parte di lui. - Ti sei ricordato di Elias, ma non di cosa ha fatto a Madalena, così come di Velimir e Kyra e lo stesso di Julian e William. Hai ricordato solo le cose che ti convenivano, quelle che ti facevano meno male e quelle che potevi riversare su di me, ma non è così.-
- Scherzi vero? Ti ho visto uccidere tua figlia e ho sofferto così tanto da voler uccidere me stesso.-
- Era anche tua figlia e si abbiamo sofferto, ma ti rifiuti ancora di ricordarne il motivo perché non ti conviene farlo e io non volevo che tu lo ricordassi. Ho portato il peso da solo per tanti anni, ho fatto di tutto per riuscire a donarti una vita decente, ma...- si bloccò e per un attimo mi mancò il respiro, non volevo accettare quelle verità come tali, ma ormai che senso aveva far finta di niente, non potevo nascondere la testa sotto la sabbia e chiudermi nel mio mondo, che ormai sapevo non essere reale. - Siamo scappati per troppo tempo, ora però lei è qui e io non posso farlo da solo.-
Non volevo ascoltare, non volevo saperne niente. Vero o falso che fosse, giusto o sbagliato che fosse, non volevo farne parte in quel modo. Potevo andare avanti se le colpe erano di Aiden, ma se erano davvero anche mie non potevo in nessun modo continuare a respirare e forse neanche dovevo.
Scappai come un codardo e mi chiusi in cucina, sbattei così forte la porta che mi sembrò di scardinarla. Aiden, come se avesse capito cosa mi era saltato in testa si fiondò su di me per fermarmi, ma non fece in tempo e rimase nel salone, sbattendo i pugni contro una porta che avrebbe potuto benissimo buttare giù con un soffio.
Senza ragionare, spegnendo totalmente la mente, aprii un cassetto e tirai fuori un coltello lungo e affilato.
Che volevo fare? Era davvero quello il modo in cui volevo buttar via la mia vita? Ero davvero così codardo da cedere al dolore e oscurare ogni altra cosa?
Eppure ero stato proprio io che avevo giudicato Aiden quando mi aveva mostrato le sue ferite, quando mi aveva fatto capire che più di una volta lui aveva rinunciato, nello stesso modo che stavo per attuare io.
Mi guardai i polsi, vidi le vene scure che pulsavano di vita, le lacrime mi bagnarono il viso offuscandomi la vista e facendo tremare la mano così tanto che l'arma mi cadde.
- La scelta è semplice.- La voce di Aiden dall'altra stanza mi risultò strana, roca e tremante. Stava piangendo. - Non fa neanche male.- Percepii un leggero tonfo, come se fosse caduto sulle ginocchia, lo immaginai appoggiato alla porta in lacrime e rividi me stesso in quella stessa posizione. - Non cedere ti prego o lo farò anche io. Ti ho portato qui perché lei ti aveva trovato, hai ucciso quell'uomo perché lei ti stava tentando, così come con Rita. Hel mi aveva messo in guardia che non avrei potuto nasconderti ora che sei umano, ma ho sperato che non andasse così, che potessi goderti quella vita normale per un altro po'. Tutto quello che ho fatto e che ti ho costretto a fare era per prepararti.- Mi avvicinai alla porta e mi sedetti, poggiando la schiena contro il legno. Fu solo una sensazione, ma percepii Aiden dall'altra parte, come se ci stessimo toccando davvero. Mi guardai le mani e per la prima volta notai sui polsi delle piccole e lievi linee biancastre, erano gli stessi segni che anche Aiden portava, i segni del passato che tornavano a tormentarmi.
- Raccontami...- lo sentii deglutire e muoversi un po', ma rimase in ascolto. - Raccontami cosa è successo, non voglio vederlo, ma sentirlo da me, dimmi come siamo arrivati a questo.-
- Non posso ancora farlo. Vuole essere Hel a farti riemergere.-
- Vuole controllarmi.- poi mi resi conto di una cosa a cui non avevo prestato minimamente attenzione. Hel aveva un nome e  Aiden lo pronunciava, quindi chi era la lei di cui parlava e che sembrava farlo soffrire tanto? - Dimmi solo una cosa.-
- Apri la porta prima.-
- Non credo tu abbia problemi a buttarla giù o aprirla con qualche tuo trucchetto.- sorrisi, ne avevo bisogno e lo sentii sospirare. Poco dopo la serratura della porta emise un piccolo clac e stavolta non mi trattenni. Risi e ricaddi sulla schiena quando Aiden aprì la porta. Mi portai il braccio sugli occhi schermandoli e nascondendo le lacrime, ma sapevo che non mi avrebbe preso in giro o giudicato.
- Chiedi.-
- Lei, chi è?-
- Il nostro peccato più grande, la nostra colpa e la nostra maledizione. Non siamo mai stati bravi a rinunciare alle nostre cose, ne tanto meno potevamo rinunciare ad Amina. A quel tempo non avevamo idea dei doni che Hel ci aveva concesso e non sapevano le regole del gioco, però sapevamo benissimo di essere diversi, di aver venduto l'anima al demonio. Riesci a capire?- Un po' si, ma non volevo ammetterlo perché farlo significava accettare ogni cosa e non mi sentivo pronto, non volevo ancora rinunciare ad essere Cristiano. - Ti ho detto che non posso riportare in vita le persone che non ferisco direttamente, per questo non ho potuto fare nulla per Rita. Nonostante tutto ora noi siamo due persone distinte e tu sei umano, anche se il tuo passato è diverso da quello di qualsiasi altra persona.- Così anche quell'ultimo pezzo mancante tornò a galla e ogni cosa riprese il suo posto e la lei di cui voleva parlarmi acquisì un volto e una storia, ma volevo ancora sentirmelo dire da lui. - Quella notte trovammo Amina in quella stanza terribile. Maddalena aveva usato nostra sorella per invocare Aradia, la regina delle streghe. Questo lo abbiamo scoperto in seguito ovviamente. Maddalena era in accorto con il Visconti per operare un rito che avrebbe portato entrambi fama e fortuna e accecati da false promesse, continuavano imperterriti a sacrificare persone innocenti e a fornicare. Maddalena rimase persino incinta del Visconti, ma nascose la gravidanza e la bambina a tutti spedendola successivamente in Spagna e consegnandole qualcosa che noi abbiamo cercato per anni.-
Mi alzai da quella posizione stupida quando Aiden mi fece cenno di seguirlo. Rimase in silenzio per tutto il tragitto dalla cucina al suo studio, dove tirò fuori una chiave e aprì la porta. Non vi ero mai entrato e rimasi di sasso quando mi resi conto che quello che chiamavo studio era persino più grande del salone dei ricevimenti.
Le pareti erano adorne di scaffali e librerie, tutte piene di vecchi libri e l'odore era gradevole, quasi nostalgico. La scrivania troneggiava nel mezzo e mi sembrò familiare, come se l'avessi vista in passato. Aiden la sfiorò con la mano e sorrise, come se sapesse perfettamente a cosa stavo pensando.
- Questa apparteneva al padre di William, la portai via io dopo...- si interruppe di colpo, mi resi conto che avrebbe voluto dirmi di più, ma che qualcosa gli impediva di proseguire, così cambiò discorso tirando fuori alcune vecchie carte dal cassetto della scrivania. Le dispose in ordine sul tavolo e le osservai. - Aradia è la prima strega scesa sulla terra per insegnare la stregoneria agli uomini, è la magia stessa ed è anche il tramite per entrare nel regno degli Spiriti o almeno era questo che Maddalena credeva. Trovò un rituale per evocarla e per chiederle dei doni, questo...- spostò un foglio e lo studiai con cura. Vi erano disegnati alcuni simboli e nel certo si era quella che mi sembrò una preghiera. - Leggilo.-

“Io sono la volontà della Dea, io sono la sua mano.

Io sono la Signora del plenilunio, colei che ritorna per ricordare ai Figli del Cielo l'Antica Fine.
Io sono la Dea che stende un mantello di nebbia sopra la notte.

Io offusco l'alba e saluto il tramonto.
Io possiedo il segreto di ogni incantesimo.
Io sono colei che comanda la folgore.
Io sono colei che sconfigge e spezza le catene, io sono lo Spirito della Magia, lo Spirito libero dell'universo.
Io sono la Gloria immortale della verità mai tradita.
Io sono la morte, io sono la follia.
Io sono la figlia della tenebra infinita”

La intonai come un canto religioso, ma qualcosa stonò in quelle parole, qualcosa mi diceva che non era giuste.
- Perché non lo sono.- Aiden leggeva spesso nei miei pensieri che ormai non mi stupivo più. - Il canto di Aradia è simile, ma molte delle frasi originali sono state modificate e il tutto assume un significato più oscuro e malvagio. Ovviamente Maddalena non poteva saperlo e pregna di orgoglio per quello che si accingeva a fare invocò qualcosa. Hel ci ingaggiò, se proprio così vogliamo chiamarlo, per fermare l'evocazione. Lei è la dea degli Inferi, una guardiana degli spiriti e delle anime dei morti.-
- Una dea?- lo dissi in tono di scherno, l'avrei chiamata in qualsiasi modo tranne che dea, infatti era più simile ad un demone sepolto in un mare di tenebra. - Se è davvero una divinità perché non ha fermato lei stessa l'evocazione?- 
- Non ricordi ancora vero?- sospirò esasperato, di certo dovermi mettere al corrente di tutte quelle cose non era piacevole, infondo si era sempre tenuto molto parco di informazioni. - Hel non può manifestarsi nel nostro piano, noi la vediamo perché è dentro di noi. Quando l'abbiamo accettata una parte di lei ha preso possesso della nostra anima e vi dimora. Noi vediamo solo la tenebra del nostro cuore e li c'è lei. Se dovesse in qualche modo manifestarsi essa stessa, bhe...- rise sommessamente, come se fosse una cosa estremamente divertente e mi sorprese. Si portò una mano davanti alla bocca per mascherare la reazione, ma la cosa mi fece infuriare. - Hai mai visto quei film sull'apocalisse, quando la morte scende sulla terra e con il solo tocco porta via la vita. Diciamo che è la stessa cosa, ma ad Hel non serve sfiorarti.-
- E questo ti fa ridere?-
- Il doverti spiegare queste cose, quando sei stato tu stesso a scoprirle è ironico.- Gli rivolsi uno sguardo di fuoco o almeno credetti di farlo. Non mi ero del tutto ancora arreso a quella storia, una parte di me ci credeva, ma l'altra non voleva in nessun modo accettare che fosse vero, che in realtà stessi parlando con me stesso. - Ad ogni modo quella notte la nostra incursione al castello impedì a Maddalena di portare a termine il rito e lei, stupidamente, abbandonò tutto credendo di poterlo rifare in qualsiasi posto, ma non fu così. In realtà c'era molto di più e la colpa di ciò che accadde fu nostra. Quando arrivammo nella sala e trovammo Amina qualcosa dentro di noi si spezzò. Ogni sensazione si amplificò a tal punto da renderci ciechi a qualsiasi cosa e agimmo da stolti. Hel ci aveva traditi, il patto era di riavere Amina, ma lei era morta e noi persi per sempre. Così agimmo da stolti e provammo a riportarla in vita.-
- Ma non era possibile, non avevi ucciso tu Amina.-
- Noi, eravamo noi quella sera, io e te insieme, lo siamo stati per più di cinquecento anni.- Mi corresse e mi sentii punto nel vivo, mi diede fastidio, ma rimasi in silenzio. - Ad ogni modo è esatto, ma non lo sapevamo. Fu qualcosa che venne spontanea, come se fossimo già a conoscenza dei nostri poteri, ma non era così. Quando uccido se poi voglio rimediare, mi basta trattenere dentro di me l'anima di quella persona e poi richiamarla, se non sono io a farlo, essa va subito da Hel e non possiamo riprenderla, lei non lo permette.-
- Quindi non funzionò, non...- mi morsi la lingua, ma lo dissi. - Non riuscimmo a riportarla indietro.-
- Oh no, funzionò eccome, solo che a tornare non fu Amina e per questo Hel ci punisce ogni giorno.- Iniziai a capire, o meglio, a ricordare. Mi sentii pervaso da una sensazione di nostalgia e colpevolezza perché quello che mi stava raccontando era successo e io lo sapevo bene. Dovetti sedermi, buttandomi su una delle poltrone in pelle nera davanti all'enorme scrivania, che sfiorai con la mano. Faticai a chiedere di più e rimasi in silenzio per po', seguendo Aiden con la coda dell'occhio che si avvicinava a me inginocchiandosi. Avvicinò il suo viso al mio e rimasi come un ebete a fissare quegli occhi scuri, che cambiavano colore con la stessa facilità con cui il giorno diventa notte. Erano sia neri come la tenebra, che blu come il cielo, erano il tutto racchiuso in un iride. - Non manca molto affinché tutto ti torni alla mante, sta a te decidere in quale modo riacquistarli.-
- Perché ora vuoi che ricordi?-
- Non lo vorrei in realtà, ma non posso evitarlo e...-
- Noi ci siamo separati dopo William, dopo averlo ucciso.- lo dissi e lui rimase a bocca aperta. Mi era tornato in mente come un fulmine a ciel sereno, mi aveva attraversato il cervello e lasciato una profonda e dolorosa cicatrice. Così mi tornò alla mente e nel farlo persi un altro pezzo della mia anima umana.



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