Vecchie FanFiction nel cassetto: Saiyuki, Legati dal destino

Buongiorno a tutti,
mentre in nuovo progetto di cui vi ho parlato qualche giorno fa sta prendendo vita (non è semplice, sto cercando di raccogliere i primi follower, altrimenti la storia non riuscirebbe a procedere come previsto), riporto in vita le vecchie glorie del passato.
Questa volta tocca a Saiyuki.


Come sempre ricordo che queste vecchie fanfiction, come anche le storie originali di questa rubrica non sono editate. Le riporto, infatti, come le scrissi anni fa, senza modifiche odierne perchè sono storie a cui tengo particolarmente. Sono le prime che decisi di pubblicare, superando la timidezza e la paura di venir criticata, quindi non le modificherò più.
Quindi preparatevi per i miei vaneggiamenti da adolescente e buona lettura come sempre.
Se siete interessati al nuovo progetto fatemelo sapere.
Alla prossima.





Incontro segnato dal destino

Il sole era alto nel cielo e il caldo soffocante del deserto non lasciava scampo. Accartocciati come rifiuti, quattro ragazzi continuavano un viaggio estenuante verso ovest, sotto il sole ardente. Una vocina stridula e ripetitiva, continuava da ore a lamentarsi della terribile situazione in cui è costretto a trovarsi e un brontolio continuo di stomaco era l’unico sottofondo oltre al rumore delle ruote di una jeep.
- Ho fame… fame… fame… sete…- disse il ragazzino dagli occhi dorati, completamente abbandonato nel retro della jeep a pancia in su.
- Almeno ha ancora la forza di parlare.- disse il ragazzo dagli occhi verdi alla guida. Stranamente quelle parole non avevano provocato alcuna reazione agli altri due giovani nell’auto. Di solito quella richiesta di cibo, avrebbe sollevato un putiferio. Gojyo avrebbe iniziato ad urlare che non era che una scimmia ingorda, come risposta Goku gli avrebbe dato del pervertito di un kappa e a concludere la discussione, si sarebbe eretto Sanzo reggendo fiero il suo arisen in mano e intimidendoli con la sua solita frase.
- Smettetela o vi uccido!-
Ma questa volta, a parte la risposta gentile di Hakkai, nessuno disse nulla. Erano trascorsi quattro giorni in quel deserto e la stanchezza era opprimente. Le scorte di acqua e cibo erano insufficienti come sempre, visto il buco nero che Goku aveva al posto dello stomaco, ma questa volta si era addirittura trattenuto e non erano bastate comunque. Ad ogni modo la salvezza era vicina, in lontananza si riusciva a scorgere la forma indistinta di un villaggio, dai contorni distorti dal caldo afoso.
- Meno male un villaggio! Si mangia finalmente!- Goku scattò in piedi come una molla, appoggiò le mani sui sedili anteriori e sbirciò in lontananza il villaggio. Hakkai sorrise come sempre, la vitalità che dimostrava ogni volta era sorprendente. Da dietro Gojyo fu completamente travolto dalla furia di Goku, che per alzarsi lo colpì allo stomaco. Il ragazzo si contorse dal dolore per qualche minuto, poi scattò in avanti e colpì Goku in testa con un pugno ben assestato.
- Brutta scimmia ingorda e stupida, datti una calmata e smettila di ragionare solo con lo stomaco!-
- Che hai detto scarafaggio rosso e pervertito, vuoi fare a botte?- I due si guardarono in cagnesco, i pugni stretti e pronti a darsele di santa ragione come sempre, ma Sanzo bloccò la situazione alzandosi in piedi e girandosi verso di loro con il fedele arisen in mano. Il bonzo era provato, aveva la fronte imperlata da piccole e lucenti goccioline di sudore e gli occhi stanchi, per questo anche il suo umore era nero e non avrebbe sopportato oltre. Alzò il braccio pronto a colpire.
- Giuro che un giorno di questi vi ammaz…- Le parole gli morirono in gola, mentre perdeva l’equilibrio, l’arisen volò via, mentre il bonzo capitolava a terra in una nuvola di sabbia e polvere. Hakkai aveva sterzato di colpo e anche Goku e Gojyo avevano risentito dello sbandamento. Con una brusca frenata e un gran polverone, la jepp si arrestò di colpo.
- Che diavolo ti è preso Hakkai!? Vuoi ammazzarci tutti?- Gojyo si massaggiò la testa, che nella frenata, aveva battuto violentemente contro il corrimano del retro della jeep. Goku saltò agile dall’auto e corse ad aiutare Sanzo, che era volato via come il suo arisen. Il ragazzo dai capelli rossi, completamente scompigliati dall’accaduto si affacciò davanti al compagno, i suoi occhi scarlatti si spalancarono dallo stupore. Hakkai reggeva il volante della jeep continuando a fissare davanti a lui un punto indefinito di quel deserto, le braccia gli tremavano come foglie al vento, gli occhi erano sgranati e segnati dalla stanchezza, mentre una goccia di sudore gli rigava la guancia, come una lacrima solitaria. Le labbra si muovevano aritmicamente, come se fosse posseduto da chissà quale entità, pronunciavano una sola parola, ripetuta continuamente, una parola che gelò il sangue nelle vene di Gojyo.
- Ka… Kanan… Kanan…-
Hakkai era sconvolto e Gojyo non si capacitava del comportamento del compagno. Volse lo sguardo verso il punto che lui continuava a fissare, ma il polverone della frenata non si era ancora depositato a terra e non vedeva nulla. Cercò, senza risultato, di svegliare Hakkai da quella strana catalessi.
Sanzo si alzò a fatica dolorante, Goku lo aiutò a togliere la polvere dalla candida veste del bonzo e lui lo lasciò fare, in un altro momento lo avrebbe scansato di malagrazia, ma questa volta non fece caso alle dolci attenzioni che quella scimmia gli donava. Spostò le iridi viola verso la jeep, ma la vide completamente avvolta dalla sabbia. Al contrario di Gojyo, da quella posizione, lui poteva vedere cosa aveva sconvolto Hakkai e si precipitò verso quel punto nero disteso a terra. Goku lo seguì a ruota senza chiedere nulla, in realtà stava ancora godendo del fatto che Sanzo gli aveva permesso di aiutarlo senza sgridarlo, lo avrebbe soccorso in ogni situazione, anche se sapeva che il bonzo lo avrebbe scacciato. Era questo il loro legame, come una specie di odio e amore, a volte non si sopportavano, ma non potevano fare a meno di rimanere vicini. Il fruscio delle vesti del bonzo era l’unica cosa che Goku riusciva a sentire, mentre lo seguiva. Lo vide fermarsi di colpo e inginocchiarsi a terra. Sanzo strinse qualcosa tra le braccia e Goku ne fu geloso come non mai, ma non lo diede a vedere e lo raggiunse subito. Osservò la scena con le sue iridi dorate, Sanzo stringeva a se un corpo immobile, fine e minuto, chiuso in una tunica grigia e logora, sporca di sangue e terra. Seguì le mani del bonzo mentre accarezzavano il viso di una donna e gli spostavano le ciocche scarlatte e umide dal viso, scoprendo lineamenti delicati e dolci. In quel momento il cuore di Goku perse un battito, ma cercò di trattenersi. Si accucciò accanto al bonzo, preoccupato per la situazione.
- Sanzo è viva? Non la sento neanche respirare.-
- Non respira, ma è viva, chiama subito Hakkai! Muoviti scimmia!-
Sanzo appoggiò dolcemente la ragazza a terra, il battito del cuore era debole e aveva bisogno di una intervento immediato. Era stata picchiata, ferite e livide le coprivano ogni centimetro del corpo. Anche se non vedeva i suoi occhi, Sanzo non poteva non accorgersi della realtà, il colore dei capelli di quella ragazza era identico a quelli di Gojyo, una mezzo demone come il suo compagno di viaggio. Ad ogni modo non doveva perdere tempo, Goku ci stava impiegando troppo e lui si stava innervosendo. Al posto della scimmia comparve il rossino, Gojyo corse dal bonzo e ciò che disse lo lasciò senza respiro per qualche secondo.
- Hakkai è fuori combattimento, non so che diavolo gli è preso, ma non vuole muoversi da li.-
Con un gesto di stizza misto a confusione, Sanzo si concentrò sulla ragazza. Con un gesto veloce strappò la tunica all’altezza del petto, scoprendo il seno e lasciando Gojyo senza parole. Incrociò le mani sul petto della giovane e iniziò a praticarle la respirazione artificiale. Le aprì la bocca con la mano, pulendola dalla sabbia e le praticò la respirazione bocca a bocca. Continuò imperterrito fino a che non sentì una piccola reazione da parte di lei. La ragazza si mosse debolmente e tossì, spuntando fuori dell’acqua dalla bocca e riprendendo il normale respiro. Sanzo rimase immobile, si era reso conto che stava soffocando, ma come era possibile una cosa del genere se si trovavano in un deserto di sabbia rovente. Si asciugò il sudore con la larga manica della sua veste e fece un lungo respiro. Gojyo era allibito, mai gli aveva visto un simile comportamento, non si era mai occupato in prima persona delle cure di qualcuno e tanto meno aveva mai avuto un atteggiamento così esplicito con una donna. Anche se, nella mente perversa di Gojyo, quel gesto sembrava una scusa, era stato davvero provvidenziale per salvarle la vita. Fu lui a caricare la ragazza sul retro della jeep cercando di farla stare comoda. Aveva notato il colore dei capelli della donna e quel particolare lo attirava come una falena verso la luce. La scimmia si avvicinò al bonzo cercando aiuto con un espressione supplichevole dipinta negli occhi.
- Hakkai non ha alcuna intenzione di muoversi, continua a ripetere il nome Kanan e trema.- Il ragazzino guardava il bonzo e non capiva come mai avesse la bocca sporca di polvere, ne perché fosse così tremendamente sudato. Sanzo si avvicinò ad Hakkai, che in tutto quel tempo era riuscito solo a lasciare la presa sul volante. Alzò il braccio e lo colpì alla guancia, costringendolo a riprendersi.
- Che ti prende? Non ho bisogno di inutili seccature, mi bastano già loro due.- Gridò al compagno, rivolgendosi anche agli altri due, che lo guardarono in tralice. Hakkai si massaggiò la guancia e chiese scusa per il suo comportamento, ma non voltò mai lo sguardo verso la ragazza. Non era riuscito neanche a muoversi, aveva negato il suo aiuto ad una persona bisognosa e non sapeva il perché. Goku fece per salire sulla jeep, ma Sanzo lo fermò chiedendogli di salire davanti. Quella richiesta risuonò strana alle orecchie di tutti, ma la scimmia dovette acconsentire, anche se controvoglia. Perché Sanzo era così interessato a quella donna? Perché Gojyo continuava a sogghignare, mentre il bonzo si puliva il viso dalla sabbia e si occupava della ragazza? Quelle domande lo stavano torturando e una morbosa gelosia lo corrodeva. Cercò di scacciare quel pensiero, mentre Hakkai rimetteva in moto la jeep e si dirigeva verso il villaggio. Era davvero una situazione strana, Sanzo che si occupava di una donna, lui che di solito è scostante verso l’altro sesso, Hakkai non era riuscito ad aiutarla, lui che era sempre il primo a prestare soccorso. Goku non aveva chiesto nulla sulle condizioni della ragazza, rimanendo a rimuginare su chissà cosa. Solo Gojyo osservava la scena con occhi obbiettivi, nonostante quel rosso lo affascinasse vedeva il tutto come una normale giornata nel loro viaggio. La jeep procedeva silenziosa nel deserto, in meno di un’ora sarebbero arrivati al villaggio.

Il nome di una dea

L’alloggio era decente e la locanda abbastanza confortevole. L’oste li aveva accolti bene e aveva offerto loro medicinali e garze per la ragazza. Gojyo aveva chiesto se qualcuno conosceva la giovane, ma la risposta dell’oste e degli altri clienti risultò vaga. Il problema fu per le stanze, erano stati avvertiti che le uniche due stanze libere erano una singola e una doppia, in cui avrebbe potuto far sistemare al massimo un altro futon, ma non era sufficiente per tutti quanti. Non ci fecero molto caso alla fine, Sanzo sistemò la giovane nella singola, mentre loro si sarebbero sistemati alla bene e meglio nell’altra.
- Sanzo tu e gli altri andate a riposare, per stanotte penso io alla ragazza.- Disse Gojyo, con un tono troppo serio per uno come lui. Il bonzo lo guardò di sottecchi, non sapendo se fidarsi di un kappa come lui, ma alla fine accettò la situazione. Il mezzo demone si chiuse nella stanza dove riposava la giovane e si sedette accanto al letto. Addormentata tra le lenzuola, non sembrava affatto malata, il viso era rilassato anche se leggermente pallido, le fini labbra erano socchiuse, segno che faticava nel respirare. Le ferite erano state disinfettate e bendate e lui doveva solo assicurarsi che non le accadesse nulla durante la notte. La stanza era illuminata da una fioca luce, ma abbastanza forte da far risplendere il rosso dei capelli di lei. Gojyo li sfiorò con la mano e li sentì freddi e morbidi, la stessa sensazione che Goku provò la prima volta che toccò i suoi. Chissà, forse perché era una donna, si aspettava di trovarli caldi come il fuoco. Appoggiò i gomiti sulle cosce il mento sulle mani, continuando ad osservare la fine figura della ragazza e riportando alla mente la visione di Hakkai sconvolto e delirante. Chissà perché aveva avuto quella reazione? Troppi chissà affollavano la mente del mezzo demone e decise di non pensarci. Si lasciò andare su quella scomoda sedia, i capelli gli ricaddero all’indietro, accompagnati dalle braccia. Non aveva fatto nulla, ma si sentiva esausto. La notte sembrò non trascorrere mai, fortunatamente nella locanda non si avvertiva la pesante afa che aleggiava fuori. Gli occhi rossi del mezzo demone si chiudevano lentamente, la testa gli ciondolava in avanti e presto sarebbe sprofondato in un sonno pensante, se non fosse stato destato dall’arrivo del bonzo. Sanzo entrò nella stanza, aveva la veste ripiegata alla vita e sfoggiava il corpo perfetto dentro una maglietta nera attillata, aveva i capelli scompigliata, segno che si era appena svegliato. Gojyo si alzò dalla sedia senza dire nulla e uscì dando il cambio al biondino. Sanzo prese il posto di Gojyo, ma era più vigile del compagno, inforcò un paio di occhiali e iniziò a leggere un giornale, con fare non curante della situazione. Aveva riacquistato il suo cinismo e ora lo ostentava, anche se nessuno poteva vederlo. Il tempo passava così lentamente, che già si sentiva stanco e la voglia di fumare lo stava distruggendo. Prese il pacchetto delle sigarette e ne prese una portandola alla bocca, ma si ritrasse subito. Non poteva fumare nella stanza della ragazza e fece per rimetterla a posto, ma una voce dolce e smielata catturò la sua attenzione.
- Può fumare se vuole, non mi reca alcun disturbo.- La voce della ragazza era simile ad un lamento appena percettibile. Sanzo ripose la sigaretta nel pacchetto e lo poggiò sul tavolo. La ragazza seguì con gli occhi i movimenti del giovane e sorrise sommessamente.
- Non è per te. Solo me ne sono rimaste poche.- Come sempre il bonzo era stato lapidario, mai farsi vedere titubante davanti ad una persona, donna o uomo che sia. La ragazza sorrise divertita, ma un colpo di tosse le smorzò violentemente il respiro. Il bonzo si avvicinò cercando di soccorrerla, ma lei lo scansò educatamente e cercò di sedersi. Anche i suoi occhi erano rossi, come i capelli, e la poca luce nella stanza li esaltava come se fossero fuoco. La ragazza si sentì osservata dalle iridi viola del giovane e cercò di coprirsi, conosceva bene cosa si diceva di quelli come lei e temeva la reazione di quello sconosciuto.
- Perché ti nascondi, credi che non abbia notato che sei solo mezzo demone?- Sanzo si fece più vicino e si sedette sul letto, al fianco della giovane intimorita. Certo avrebbe potuto essere meno diretto nei suoi confronti, ma lui era fatto così.
- Non vi fa paura il mio aspetto? Voi siete un monaco, dovreste detestare gli esseri come me, generati da un unione indegna.-
- Viaggio con uno stupito identico a te, anche lui faceva tante storie all’inizio. Non vedo quale sia il problema.- Il tono di voce di Sanzo era freddo e distaccato, ma le parole l’avevano colpita al cuore. Voltò lo sguardo verso di lui, gli occhi erano velati dalle lacrime e di li a poco le avrebbero solcato anche il viso. La ragazza non potè fare a meno di notare quello strano monaco, bello come il sole, splendeva di una luce che la riscaldava e la accecava allo stesso tempo.
- Devo ringraziarvi per avermi soccorso, cosa posso fare per sdebitarmi.-
- Perché non ci dici come ti chiami?- Dalla porta spuntò il viso di un bambino dagli occhi dorati, era ancora addormentato e la voce impastata dal sonno ne era la prova. Entrò nella stanza sedendosi sul letto, mentre Sanzo si allontanava leggermente infastidito. Goku si era svegliato quando Gojyo era rientrato nella stanza, non voleva che Sanzo rimanesse solo con quella ragazza e a costo di perdere una notte di sonno sarebbe andato anche lui. Quella giovane lo intimoriva, ma adesso che la vedeva sveglia e con gli occhi lucidi, non la temeva più. Davanti al suo sguardo ambrato c’era solo una ragazza che aveva bisogno di aiuto. Divertita dall’entrata del giovane, fece un piccolo sorriso e Goku ricambiò.
- Il mio nome è Karin, vi ringrazio per l’aiuto che mi avete prestato.-
- Karin è un nome molto carino, si addice ad una fanciulla bella come te.- L’attenzione di Karin fu catturata dalla voce sensuale di un altro uomo, sbirciò da dietro al bambino e vide sulla soglia un ragazzo molto alto, con lunghi capelli rossi come i suoi. Due occhi sensuali e scarlatti, che la fissavano. Era lui a cui si riferiva il bonzo, un mezzo demone proprio come lei. Goku la sfiorò dolcemente toccandole i lunghi capelli, leggermente scompigliati e le sorrise divertito.
- I tuoi capelli sono più caldi di quelli del kappa.- Karin sorrise divertita, non riuscendo a capire il significato di quelle parole, ma si trovò davanti una bella scenetta. A quelle parole Gojyo colpì Goku alla testa inveendo contro di lui con i soliti insulti fino a che iniziarono a litigare. Sanzo ormai allo stremo della sopportazione li colpì con l’arisen facendoli capitolare a terra.
- La piantate o volete morire prima dell’alba!-
- Brutto bonzo corrotto, ma si può sapere da dove lo cacci quel coso ogni volta?!-
- Sanzo mi hai fatto male…- guaì Goku mentre si massaggiava la testa. Al nome Sanzo, Karin ebbe un sussulto e si voltò verso di lui. Ora si spiegava il perché di quella luce così bella che l’aveva colpita.
- Voi siete il venerabile Genjo Sanzo Hoshi. Ho sentito parlare di voi, ma non credevo che foste così splendente.- Sanzo si voltò sbalordito, in quelle parole ricordò Goku e il giorno in cui lo aveva tirato fuori da quella grotta. Poi uno alla volta si presentarono tutti gli altri, Goku con la sua espressione allegra e innocente, Gojyo con fare seduttore. Sulla porta poi apparve anche la figura di una altro giovane dai capelli corti, occhi verdi e viso dolce e gentile. Non si avvicinò oltre, rimase fermo sullo stipite della porta e fece un piccolo inchino con il capo.
- Felice che vi siate ripresa così presto. Mi presento, il mio nome è Cho Hakkai, piacere di conoscerla signorina Karin.- Detto questo se ne andò, sparì nel buio del corridoio, in silenzio. Tutti rimasero strabiliati dalla freddezza con cui si era comportato e Gojyo decise che era ora di smetterla. Gli corse incontro cercando di farlo ragionare, mentre gli occhi di Karin si scurivano lentamente.
- Ho fatto qualcosa di sbagliato per caso? La colpa è sicuramente mia se il signor Hakkai non riesce neanche ad avvicinarsi a me.- Karin aveva parlato con un filo di voce, le parole le uscirono spezzate dal pianto imminente. Goku cercò di calmarla con un dolce sorriso, ma Sanzo fu più diretto con lei.
- Non tutto gira intorno a ciò che sei, non incolparti per ogni minima cosa.- Karin rispose con un lieve si del capo e si stese sul letto. Le ferite non si erano ancora completamente rimarginate, se ci fosse stato l’aiuto del ki di Hakkai, sarebbe già guarita, ma il demone non sembrava intenzionato ad aiutarla. Gojyo lo raggiunse a fatica, Hakkai si era allontanato ad una velocità impressionate ed era uscito fuori dalla locanda. Lo trovò appoggiato ad una parete, si reggeva la fronte con la mano e sembrava davvero sconvolto.
- Si può sapere che ti prende? Sei troppo strano per i miei gusti.- Gojyo si appoggiò al muro proprio accanto all’amico e si accese una sigaretta. Il fumo grigio si levò alto, in attesa di ricevere una risposta. Hakkai aveva il respiro irregolare, come se trattenesse nel suo cuore qualcosa di molto pesante. Gojyo lo osservò bene non riuscendo a capire.
- Perché sei così freddo con quella ragazza, non ti si addice affatto. Lascia fare il cinico e distaccato a chi è più bravo di te.- Si riferiva a Sanzo, anche se la scena a cui aveva assistito quella mattina, lo tormentava ancora. Non aveva mai visto quel bonzo così preoccupato.
- Mi dispiace Gojyo…- fece una lunga pausa come se non riuscisse a parlare.- Questa mattina mi è sembrato di vederla di nuovo… Era davanti a me e mi ha letteralmente sconvolto, anche ora che la guardo non riesco a non vedere lei…- Gojyo aveva inteso a chi si riferisse Hakkai, ma come poteva quella ragazza, una mezzo demone, così particolare nell’aspetto fisico, somigliare ad un essere umano e soprattutto a Kanan?
- Non è lei e lo sai. Come può somigliarle tanto. A cominciare dai capelli e dagli occhi, dovrebbero ricordarti me anziché lei.- Cercò di ironizzare sulla situazione, ma non era il momento per le battute, però in cuor suo il mezzo demone ammetteva che quella situazione lo infastiva. Hakkai era il suo punto fermo, lui così ragionevole e sempre obiettivo, al contrario suo. Vederlo in difficoltà lo faceva star male.
- La sua voce, il suo viso, il suo corpo. Cerco di pensare solo alle piccole differenze che la distinguono da Kanan, ma… più ci provo e più vedo la sua immagine proiettata su di lei.-
- Allora pensa al fatto che ha bisogno del tuo aiuto. Tu puoi farla guarire prima e forse così protrai anche salvare il ricordo di Kanan.- Gojyo si spostò dal muro, dopo aver ispirato l’ultima boccata di fumo, gettò la sigaretta a terra e la calpestò, spegnendola completamente. Fece per rientrare nella locanda e si rese conto che anche Hakkai lo stava seguendo. Si rallegrò del fatto che il compagno fosse una persona molto comprensiva, si rendeva conto da solo dello sbaglio che stava commettendo, ma aveva avuto bisogno di qualcuno che glielo facesse notare.
- Cerca almeno di non saltarle addosso mentre la curi o passerai tu per il pervertito del gruppo!-
Hakkai sorrise, cosa avrebbe fatto senza l’aiuto dei suoi compagni? Starebbe ancora vagando in cerca di vendetta, una lama a doppio taglio che lo avrebbe distrutto in poco tempo. Oppure sarebbe stato giustiziato da tempo per le colpe di cui si era macchiato. Invece viaggiava con loro ora, non si sentiva solo e riusciva ad affrontare i fantasmi del suo passato con il loro aiuto e poi in tutto quel tempo, si era reso conto che il suo sostegno più grande erano quegl’occhi seducenti e quel colore scarlatto.
- Ci proverò, non temere.- Anche il ragazzo dai rossi capelli sorrise a quella risposta, era riuscito a recuperare Hakkai, prima che sprofondasse nel doloroso mare dei ricordi.
Nella stanza di Karin, Goku continuava a sbadigliare di continuo, era stanco e anche la fame iniziava a farsi sentire.
- Sei stanco Goku? Perché non vai a dormire, io sto meglio adesso.- Il piccolo demone la guardò di sottecchi. Nella sua mente balenò il pensiero che non aveva intenzione di lasciarla sola con Sanzo e anche a costo di perdere l’intera nottata, non sarebbe andato via. Karin si sentì osservata da quei grandi occhioni d’ambra, un colore che le scaldava il cuore solo a guardarlo. Prese Goku per mano e lo fece sdraiare accanto a lei, la scimmia arrossì vistosamente, ma fece come gli veniva chiesto. Si accartocciò in un angolo del letto e attese. La ragazza lo accarezzò amorevolmente, come se fosse una madre e Goku si perse in quel gesto affettuoso, che mai nessuno gli aveva fatto.
- Se non vuoi andare a dormire da solo, rimani qui con me. Vorrei ringraziarvi a modo mio per l’aiuto che mi avete dato.- La ragazza si appoggiò alla parete a fianco del letto e, mentre continuava a coccolare Goku, intonò le parole di una dolce canzone. Una melodia dolce e rilassante, con una voce bellissima. Anche Sanzo, senza volerlo si fece trasportare da quel canto e rimase immobile ad osservarla, mentre coccolava la piccola scimmia, che lentamente si stava addormentando. In quel momento anche Gojyo e Hakkai udirono la sua voce, quest’ultimo ebbe un sussulto al cuore nell’ascoltarla, ma cercò di contenersi. Si affacciarono nella stanza furtivi e assistettero alla dolce scena. Si fecero vedere, camminando silenziosamente, mentre Goku dormiva già profondamente. Sanzo uscì dalla stanza non appena scorse Hakkai sulla soglia, lo stesso fece anche Gojyo, anche se dovette caricarsi Goku sulle spalle, prima di uscire. Rimasero soli, un silenzio profondo li avvolse, un silenzio saturo di ricordi e sentimenti. Hakkai si sedette accanto alla ragazza, ma lei evitò accuratamente di guardarlo in viso, come se si vergognasse o non fosse degna di reggere quei profondi occhi verdi, che la osservavano.
Chiarimenti

- Io le devo chiedere scusa, signorina Karin. Non sono stato gentile nei suoi confronti, anzi sono stato davvero maledu…- Karin lo interruppe improvvisamente e Hakkai attese le sue parole, che faticarono ad uscire.
- Sono io a dovermi scusare con lei, sono piombata nella vostra vita come un fulmine, voi mi state aiutando e io non posso ricambiare. Sono perfettamente consapevole che il mio aspetto possa recarle dei disturbi, non è facile accettare una come me.-
- Non dica così, io non ho alcuna difficoltà ad accettare che siate una mezzo demone, Gojyo è come lei signorina e lui… lui è mio amico... – aveva accentuato quelle ultime parole, dandogli un’enfasi che Karin non faticò a cogliere. - Solo che voi mi ricordate una persona a me molto cara e mi è stato difficile riuscire a scacciare il suo pensiero, quando vi guardavo.-
Karin rimase in silenzio, aveva creduto davvero che quel ragazzo non riuscisse a sopportare la sua natura, ma tutti e quattro si erano dimostrati superiori a quei particolari. Si voltò verso di lui, i suoi occhi rossi, pieni di lacrime, incontrarono quelli verdi di Hakkai. Il cuore del giovane perse un battito, quell’espressione sul volto era identica a quella di Kanan, anche le lacrime sembravano le stesse. “Ti prego non guardarmi in quel modo, non ricordarmi cose che vorrei non mi catturassero la mente in questo momento… Kanan… ti prego non guardarmi così!” Si alzò di scatto dalla sedia, non riusciva più a sopportare quelle lacrime, le somigliava davvero molto e la sua voce identica, dolce e gentile. Si voltò augurandole la buona notte, ma lei lo fermò di colpo. Si alzò dal letto, scalza e vestita solo con una camicia azzurra lunga poco più della vita, che le esaltava le gambe slanciate e perfette.
- Mi dispiace non volevo piangere, se questo mio comportamento le provoca disturbo non lo farò più.- Hakkai si voltò verso di lei, nonostante fosse stato scortese con lei, Karin cercava di compiacerlo in ogni modo possibile. Si ritrovò davanti la figura della ragazza, i lunghi capelli rossi che le ricadevano morbidi lungo i fianchi, un fisico longilineo. Karin fece un passo verso di lui, ma le gambe le cedettero allo sforzo, non avrebbe dovuto alzarsi così velocemente, le ferite non si erano richiuse e cedette. Si sbilanciò in avanti scontrandosi con il giovane, che la sorresse delicatamente, chiudendola in un abbraccio.

Karin appoggiò la fronte sul petto di lui e riuscì a percepire i battiti del suo cuore, farsi sempre più veloci e irregolari. Hakkai la sollevò da terra, tenendola stretta a se, la giovane sentì le lunghe dita di lui, sfiorarle il viso, mani delicate e morbide.
- Ha davvero delle belle mani signor Hakkai…-
“Hai davvero delle belle mani Ghono…”
Hakkai la poggiò sul letto e iniziò a medicarle le ferite, usando il suo ki. Un dolce tepore, avvolse Karin e lei si sentì bene, sentendo il tocco delicato di quelle mani sul suo corpo. Hakkai le aprì i bottoni della camicia, facendo attenzione a non scoprirla del tutto, aveva un lunga, anche se fortunatamente non profonda, ferita sul petto.
- Si riprenderà presto signorina Karin, adesso mi prenderò io cura di lei.- Per tutta risposta, Karin lo accarezzò sulla guancia, ringraziandolo con quel dolce gesto, che le veniva spontaneo. Hakkai si perse in quel momento, le prese la mani chiudendola in quel gesto, come se non volesse lasciarla andare.
- Mi dispiace che il mio aspetto debba recarle tanto dolore, provi a vedermi solo come Karin se le è possibile, altrimenti me ne andrò, perché non voglio far soffrire le persone che mi hanno così gentilmente aiutato.-
- Se continua ad essere così dolce però mi rimarrà molto difficile.- Karin staccò la mano e il braccio le ricadde sul materasso, aveva perso i sensi per lo sforzo di essersi alzata di scatto poco prima. Hakkai continuò a curarla, richiuse ogni più piccola ferita e tornò a concentrasi anche su quella al petto, scostò ancora di più la camicia e in quel punto, i suoi occhi si fissarono su uno strano simbolo sul seno sinistro, era simile ad un tatuaggio, un cerchio perfetto tagliato a metà da un linea serpeggiante. Non ci fece molto caso e continuò a curarla, ma non appena si avvicinò a quel simbolo, il suo ki venne respinto e Karin ebbe un sussulto di dolore, ma non riprese i sensi. Questo lo preoccupò non poco, ne avrebbe parlato con Sanzo non appena si fosse svegliato.

La mattina sembrò non arrivare mai, Hakkai vegliò sulla giovane per tutto il resto della nottata e all’alba si sentiva sfinito. In qualche modo aver parlato con lei lo aveva calmato, somigliava a Kanan, ma non era lei, troppi particolari la rendevano diversa e in un certo senso unica. Poche ore dopo l’alba, il bonzo piombò nella camera di Karin come una furia. Era nervoso, la vena sulla tempia gli pulsava più del solito. Hakkai scattò in piedi non appena lo vide entrare, non indossava la tunica, ma solo un paio di jeans chiari e per giunta era anche scalzo. Sembrava fosse scappato dalla stanza in cui si era coricato la sera prima, e forse era così.
- Buon giorno Sanzo, ci sono problemi?- disse Hakkai con la sua solita aria innocente, che in quel frangente diede ancora più i nervi al bonzo.
- Io quei due imbecilli prima o poi li ammazzo!- Sicuramente Gojyo e Goku erano nuovamente passati alle mani, dopo la solita litigata e Sanzo non aveva nessuna intenzione di starli a sentire.
- Odio svegliarmi male al mattino!- Sanzo si sedette su una sedia e tirò fuori una sigaretta, fumando avidamente per calmarsi. Hakkai cercò di protestare, ma come risposta ricevette un odioso “vuoi morire?” e vi rinunciò.

I due ragazzi si diedero il cambio, Hakkai decise che non era il momento di dire a Sanzo dello strano simbolo, e aspettare che si calmasse un po’. Sanzo si accasciò sulla sedia, aspirando boccate ampie del fumo grigio, sospirò a lungo, guardando di sottecchi la ragazza raggomitolata nel letto. Non amava le donne, non le erano mai interessate direttamente o almeno non come interpretava Gojyo l’attrazione verso l’altro sesso, ma quella ragazza aveva qualcosa di particolare. Non solo Gojyo, ma anche Hakkai sembravano non riuscire a resistere a quella donna così misteriosa, Goku ne era geloso e lui lo aveva capito da tempo. Solo che non credeva di poter cadere anche lui preda di quella malia. Karin le aveva detto che emanava una luce splendida, le stesse parole che quella scimmia gli ripeteva ogni tanto. Lui, di certo, tutto quello splendore, non lo vedeva.

Karin si mosse, stringendosi nel lenzuolo, emise un leggero gemito, come di chi aveva dormito divinamente e aprì gli occhi. Subito incrociò le iridi viola del bonzo che la osservavano e lei si sentì avvampare dall’imbarazzo.
- Venerabile Sanzo, avete vegliato tutta la notte?- chiese lei cercando di nascondere il rossore che le invadeva le gote. Sanzo cercò di rimanere freddo e scostante, ma non ne fu molto capace.
- Chiamami solo Sanzo…comunque io sono appena arrivato. Hakkai ti ha curato stanotte.- Perché mai le aveva permesso di chiamarlo in quel modo, forse il rispetto che quella ragazza le mostrava lo infastidiva? Il fatto era che solo Goku e gli altri avevano il permesso di chiamarlo solo Sanzo. Karin si mise seduta, cercando di coprirsi con la camicia, che trovò slacciata. La maggior parte delle ferite si erano rimarginate e questo le sollevò, almeno in parte, il morale. Si stiracchiò pigramente e sorrise al mattino, che le sembrò molto bello in quella situazione, non solo il sole, ma anche Sanzo, ai suoi occhi splendeva. Il bonzo gettò il mozzicone di sigaretta in un posacenere e si alzò, appoggiandosi al letto.

Erano l’uno di fronte all’altra, Karin lo guardava affascinata, non si sarebbe mai aspettata di incontrare un Sanzo e per di più di una tale bellezza. Senza alcun pudore, si era presentato davanti a lei a petto nudo e in jeans, cosa che un monaco del suo rango non dovrebbe mai fare, per di più fumava e non si sarebbe meravigliata se lo avesse visto anche bere. Sprofondò nel colore degli occhi di lui, ma non potè fare a meno di sorridere. La reazione spiazzò il bonzo, che si era ripromesso di essere duro e diretto con lei e chiederle subito cosa le fosse accaduto, ma l’unica cosa che riuscì a dire era il perché di quella reazione.
- Non mi aspettavo di trovare un bonzo così moderno.- Rise di nuovo, ma invece che irritarsi, Sanzo se ne rallegrò. Se fosse stato Goku o un altro a dire una cosa simile, lo avrebbe ucciso. - Solo che non puoi nascondere questa luce, è così bella che vorrei tanto poterla toccare.- Karin fece un piccolo gesto, come per avvicinarsi a lui, ma si ritrasse subito sorridendo. Non poteva di certo permettersi un simile gesto e il suo era stato solo un vano tentativo. - Vuoi sapere qualcosa di più su di me non è così?- Sanzo si limitò ad annuire ed attese il racconto di lei. Karin spostò lo sguardo verso la finestra e osservò il cielo, sospirò così profondamente che Sanzo riuscì a sentirla. Le parole le uscirono spezzate e faticava a continuare, le si inumidirono le palpebre e sfregava le mani freneticamente. Cosa nascondeva di così terribile?

- Karin se non te la senti, possiamo asp…- La parola faticò ad uscire, bloccata dal battito del suo cuore che accelerava i battiti. Percepiva il respiro caldo di lei sfiorargli timidamente il petto. Calde lacrime lo bagnavano, mentre la stretta di lei si faceva sempre più decisa. Lo stava abbracciando e lui non sapeva come comportarsi, era rimasto immobile, con le braccia aperte, temendo di ricambiare.
- Sal…salvami ti prego… so che puoi farlo… prima…- Quelle parole lo colpivano al cuore, sottili aghi che lo pungevano nell’anima, perché in quel momento, l’insegnamento che seguiva da tutta una vita, stava venendo meno. “Non avere nulla, se incontri un buddha uccidilo, se incontri un tuo antenato uccidilo, non avere legami, non essere schiavo di nessuno, vivi semplicemente per la tua vita.” Eppure ora non ne era capace, non riusciva a tirarsi indietro, si sentiva schiavo di sentimenti, che non riusciva a comprendere e quelle lacrime, che gli solcavano l’addome, sembravano provenire dal suo cuore. Cercò di calmare la ragazza, ma ogni suo gesto sembrava rovinare ogni cosa, si sentiva impacciato e inutile. Poi la voce di Karin sembrò calmarsi, il respiro si fece più regolare, si calmò improvvisamente.
- Voci… suoni nel nulla. Da dove provengono? Non lo so…- Sanzo non capì il significato di quelle parole, cosa voleva dire. La sentì mentre si spostava e si ritrovò di nuovo a fissare gli occhi scarlatti del mezzo demone, sembravano ardere di uno strano desiderio. Karin lo spinse contro il muro, la pietra fredda contro la schiena lo fece rabbrividire. Le mani di lei si muovevano sul suo corpo, senza che fosse in grado di dire nulla. Karin poggiò le labbra all’altezza del cuore del bonzo, sentì quel piccolo bacio sulla sua pelle, la sua lingua che disegnava uno strano segno su di lui e la sua voce, così profonda e diversa dal solito.

- Cosa fare? Non posso ascoltare la voce, non devo, ma non posso fare altrimenti…- Sanzo provò a dire qualcosa, ma lei gli bloccò ogni parola, chiudendo la sua bocca con le sue labbra. Il monaco spalancò gli occhi, incredulo e scioccato, perché non la scacciava? Perché non andava su tutte le furie? Troppi perché gli affollarono nella mente, che non si rese conto di aver iniziato a ricambiare quel gesto, Karin stava giocando con la sua lingua e lui la lasciava fare. Poi si fermò, staccò di colpo le labbra da quelle del suadente bonzo e lo guardò negli occhi, strane lacrime le offuscavano la vista. In quel momento la porta della stanza si aprì, le voci di Goku, Gojyo e Hakkai erano vicine, ma in quel momento tanto lontane. Per Sanzo esisteva solo il sapore delle labbra di lei, il resto non importava. I tre compagni si ritrovarono davanti una scena mai vista, Sanzo chiuso tra la parete e il corpo di Karin, che si muoveva sinuoso su di lui, lo abbracciava, lo toccava. I loro visi così vicini, scese il silenzio, una quiete che permise a Sanzo di ascoltare la sua supplica. Le unghie di lei gli penetrarono nella carne, bagnandosi del sangue del bonzo, che emise solo un lieve gemito di dolore, Karin avvicinò il viso all’orecchio di lui e sospirò.
- Ti prego, salvami, fermami!-

Lo morse all’altezza della spalla sinistra. Sanzo reagì sentendo i denti di lei lambirgli la carne, la scostò con forza e Karin ricadde sdraiata sul letto, la bocca sporca del sangue di lui, un sapore dolce e amaro allo stesso tempo. Sanzo le si fece sopra, bloccandole le gambe con le sue e le mani, con le braccia. Karin si dimenava come una pazza, gridava tanto che la sua voce, somigliava ad una specie di ruggito.
- Hakkai, Gojyo, datemi una mano!- Gridò Sanzo cercando di far chiudere le bocche spalancate dei compagni. Il primo a reagire fu Hakkai, prese le braccia di Karin bloccandole i movimenti. Il respiro di lei si fece quasi nullo, sbiancò di colpo e le labbra le divennero violacee.
- Sanzo sta soffocando!- Il bonzo si reggeva la spalla lesa e il sangue gli colava a fiumi dalle ferite, era la stessa situazione di quando l’avevano trovata. Cercò di farla respirare, spingendo sullo sterno, mentre, stavolta, fu Gojyo a insufflarle l’aria nei polmoni. Lentamente, sembrò riprendersi. Iniziò a tossire forte, Hakkai la sollevò da un lato e Karin sputò, come la volta precedente, acqua, ma questa volta fu molto più difficile per lei. Continuò a tossire convulsamente, fino a che non vomitò sangue e perse i sensi subito dopo. Sanzo scese dal letto e la lasciò alle cure di Hakkai.
- Fermai Sanzo, lascia che ti curi la ferita.- Hakkai provò a fermarlo, ma lui non lo ascoltò, si reggeva la spalla, era sporco di sangue, ma quello ad essere più leso era il suo orgoglio e il suo spirito. Non gli importava neanche sapere cosa fosse accaduto alla ragazza, bensì voleva sapere cosa stava succedendo a lui.

Hakkai stese Karin supina e la coprì, fu Gojyo a ripulire il pavimento aiutato da Goku, che per tutto il tempo non era riuscito a muovere un dito. Vedere Sanzo in quella posizione e la reazione della ragazza lo aveva scosso, e non poco. Karin sembrò essersi calmata, Gojyo mandò Goku da Sanzo, un pretesto come un altro per rimanere solo con Hakkai e analizzare la situazione. Non appena la scimmia se ne andò, Gojyo si sedette accanto al compagno osservando la ragazza, ora addormentata in quel piccolo letto macchiato di sangue.
- Tu cosa ne pensi di questa situazione Hakkai? Io non ci vedo niente di buono.-
- Vorrei saperlo anche io…- sospirò spostandosi i capelli dagli occhi e adagiandosi più comodamente di fronte al compagno dai lunghi e scarlatti capelli. - Ieri sera, mentre la curavo, ho scoperto questo simbolo.- Spostò la camicia della ragazza scoprendole la parte superiore del seno, Gojyo vide il simbolo, ma non seppe dare una spiegazione razionale per il suo significato. - Io credo che sia questo a farle male, non è un simbolo che identifica un demone, sembra più una maledizione.-
- Spiegherebbe la crisi, ma non il perché l’ha avuta e il perché si è comportata in quel modo con Sanzo.- Gojyo incontrò le iridi verdi di Hakkai e le vide preoccupate, capì subito cosa gli passava per la mente in quel momento. - Non credo Hakkai che sia una nuova trappola per prendere il sutra di Sanzo. Chi si farebbe così del male per rubare quel coso.-
- Potrebbe non esserne cosciente.- Hakkai fu lapidario e non ammise repliche.
- Spiegherebbe il fatto che si sia avvicinata così tanto a Sanzo, che sia una mezzo demone come te e che somigli a Kanan. Le coincidenze sono decisamente troppe.-
Scese un silenzio quasi spettrale, nessuno dei due riuscì più a parlare, ad ogni modo che siano coincidenze o meno, non potevano abbandonarla in quel modo. Se avesse avuto un’altra crisi sarebbe morta sicuramente. Hakkai lasciò la stanza per andare da Sanzo, gli avrebbe curato la ferita e si sarebbe fatto raccontare cosa era accaduto.

Davanti alla porta della stanza in cui avevano dormito, trovò fermo Goku. Era appoggiato alla parete, lo sguardo basso e sospirava rumorosamente.
- Che cosa ti prende Goku, sei preoccupato per Sanzo?- La scimmia non alzò neanche lo sguardo, continuò a sospirare sconfitto e demoralizzato.
- Sanzo non è il tipo che si lascia toccare, non vuole neanche che sia io a farlo… eppure lei lo stava toccando.- Hakkai cercò di sorridere, capiva la gelosia che lo stava conquistando, anche lui era rimasto molto sorpreso nel vederli in quella equivoca posizione.
- Non demoralizzarti in questo modo. Karin è malata, non lo ha fatto per sua volontà e sono certo che Sanzo lo aveva capito, per questo non ha reagito.- Non aggiunse altro, non poteva convincere Goku di una cosa su cui, neanche lui era convinto. Entrò nella stanza e chiuse la porta dietro di se. Trovò Sanzo seduto sul letto, si era fasciato e male, la spalla, osservava fuori con lo sguardo perso in un punto indefinito, verso ovest, la loro meta che mai era sembrata così lontana…

La luce nella notte.

Hakkai si avvicinò al bonzo, non sapendo bene cosa dirgli in realtà. Fu lui ad agire, si voltò verso l’amico e parlò, schietto e senza nascondere nulla.
- Mi ha baciato e io non ho fatto nulla.- Hakkai perse un respiro, ma cercò di trattenersi. Aveva visto bene, era successo qualcosa di più di ciò che avevano visto loro e Sanzo ne sembrava seriamente provato. Quell’episodio minava la sua integrità. - Non era lei in quel momento, come se qualcosa, qualcuno la stesse controllando, ma io l’ho lasciata fare pur sapendolo. Mi ha chiesto aiuto, prima di ferirmi.- Hakkai gli slegò la fasciatura e richiuse la ferita con il suo ki, Sanzo si lasciava manovrare come un burattino, come se in quel momento non sapesse neanche chi fosse.
- Forse il tuo è un modo come un altro per cercare di reagire al fatto che non sappiamo come aiutarla.-
- Sentiva delle voci, credo che sia stata maledetta e se fosse così…- Spostò di nuovo gli occhi verso l’ovest e non concluse la frase, non ce ne era bisogno. Hakkai sapeva che se era davvero così, non c’era modo di aiutarla. Alla porta qualcuno bussò e timidamente entrò una ragazzina. Lunghi capelli biondi stretti in una treccia e con il viso basso, le guance rosse dalla timidezza.
- Scusate l’intrusione, ma mio padre mi ha pregato di dirvi che si sono liberate delle stanze, così potrete dormire meglio.-
- La ringrazio signorina, è stata davvero gentile. Dica a suo padre che le prendiamo sicuramente. Sono delle stanze singole per caso?-
La ragazzina avvampò ancora di più di fronte all’enorme gentilezza con cui l’uomo dagli occhi smeraldo le aveva parlato. - Si signore, sono libere due singole, ma due di voi dovranno rimanere in questa doppia, mi dispiace.-
- Non c’è problema.- La voce di Sanzo risultò imperiosa e seria.- Io e Hakkai prenderemo le singole, la scimmia e il kappa dormiranno insieme, tra stupidi ci si intende meglio.- Hakkai sorrise, sembrava tornato il Sanzo di sempre, anche se la sua era solo una maschera. La bambina uscì e scomparve nel corridoio, da cui poco dopo si precipitò un’altra ragazza, vestita solo di una camicia sporca di sangue, capelli sciolti rossi come il fuoco. Si fermò ansimante sulla soglia della stanza e fissò il bonzo seduto sul letto. Notò subito i segni dei morsi che lei gli aveva inferto e le macchie di sangue, di cui ancora era sporco. Cadde in ginocchio a terra piangendo disperata. Si era svegliata di soprassalto e Gojyo le aveva raccontato cosa era successo per questo si era alzata ed era corsa da Sanzo, doveva accertarsi che fosse davvero così. La verità, di cui lei non aveva memoria, le era piombata addosso troppo duramente, non riuscì a trattenersi nel vedere ferito l’uomo che così tanto l’ammaliava. Gojyo la sorresse da dietro e la prese in braccio.
- Non sono riuscito a fermarla, ha iniziato a gridare che voleva vederti e non ho avuto il coraggio di dirle di no.-
- Dovevi!- Goku si frappose tra Gojyo, Karin e Sanzo. Era arrabbiato e questo era intuibile dal tono di voce, freddo e deciso, non adatto ad un viso così innocente. - Ha fatto del male a Sanzo e tu la lasci andare in giro come se niente fosse! Potrebbe aggredirlo di nuovo e io…-
- Smettila Goku! Stai zitto stupida scimmia!-
- Ma Sanzo perché?- Goku non riusciva a capacitarsi. La difendeva anche lui nonostante tutto, possibile che quella ragazza, di cui sapevano solo il nome, avesse catturato il cuore del suo sole? Sanzo gli apparteneva, era la sua luce, sua e di nessun altro. Ora lei si era permessa di toccarlo, di fargli del male e lui continuava a difenderla. Tra le lacrime e i singhiozzi, Karin riuscì solo a chiedere scusa di ciò che aveva fatto.
- Signorina Karin, abbiamo capito che non è stato per suo volere ferire Sanzo, ma forse sarebbe tempo di raccontarci di lei.- Karin si strinse a Gojyo, tra le braccia di un essere identico a lei, si sentiva protetta, ma Hakkai aveva ragione e doveva spiegare molte cose. Gojyo la fece sedere sul letto, Sanzo si avvicinò a lei, come per rassicurarla che non era arrabbiato nei suoi confronti.

In pochi secondi Karin si ritrovò circondata da quattro uomini, uomini fantastici a suo parere. Gojyo era per lei un esempio, viveva la condizione di mezzo demone come se non fosse nulla, Hakkai era dolce e gentile nei suoi confronti, forse perché somigliava a quella persona, ma anche se non fosse stato così, si sarebbe comportato allo stesso modo. Sanzo era la luce nei suoi occhi, una luce magnifica in cui perdersi era dolce. Goku era la gioia, nonostante fosse arrabbiato con lei, che altro non nascondeva che mera gelosia, esprimeva la gioia di vivere, sentimento che lei aveva perso da tempo.
- Perché volete aiutarmi?- Chiese con un filo di voce, come se fosse un sacrilegio rompere quell’armonia che li legava, un legame fatale, che lei non doveva spezzare.
- Perché le belle ragazze devono essere salvate e perché sei riuscita a far vacillare il nostro caro bonzo, quindi ti meriti un aiuto extra.- Gojyo la buttò sull’ironico, ma si ritrovò puntata la Shoreiju di Sanzo alla tempia.
- Se non vuoi morire smettila di dire stupidaggini.-
Gojyo alzò le mani verso il cielo sconfitto da quella usuale minaccia, ma in fondo non aveva torto. Karin lo aveva sconvolto e non poco. La ragazza si abbassò la camicia a livello del seno, rendendo visibile lo strano simbolo che aveva impresso accanto al cuore. Sanzo lo osservò con attenzione, i contorni del cerchio ora erano rossi, quando al contrario Hakkai li aveva visti neri, come un semplice tatuaggio.
- Brucia come fuoco…- Con la mano lo toccò leggermente ed emise un gemito di dolore.- Non ho memoria di chi mi abbia impresso questo simbolo, ma so che mi provoca tanto dolore e mi fa fare cose strane.-
- Sta dicendo che non ricorda cosa è successo con Sanzo, poco fa?- Hakkai credeva alle parole di Karin, ma era sua abitudine approfondire ogni minimo dettaglio. Doveva sapere tutto su quella giovane, anche perché non aveva alcuna intenzione di abbandonarla. Aveva già incontrato una donna che somigliava a Kanan, ma Karin era speciale. La ragazza lo guardò sprofondando in quelle iridi smeraldo.
- So quello che Gojyo mi ha detto, cioè che ho ferito Sanzo, ma non ricordo nulla di più.-
Hakkai spostò velocemente lo sguardo su Sanzo, ma incontrò gli occhi ametista di lui con un espressione che diceva, se parli ti ammazzo. Decise di lasciarla parlare.
- Ho questo simbolo fin da bambina, a volte si attiva e sto male, non riesco a respirare sento delle voci strane… forse è un suo modo per controllarmi…- Fu vaga in questo, abbassò lo sguardo e delle lacrime le bagnarono le mani.
- Piccolina cerca di non abbatterti.- Fu Gojyo ad intervenire, vedere una donna piangere gli opprimeva il cuore e non lo sopportava. Le prese il mento con la mano e le fece alzare il viso verso di lui, Karin incrociò il suo sguardo, bello e sensuale, come quello di Sanzo, ma così diverso.
- Gojyo…- tirò su con il naso cercando di fermare le lacrime e vi riuscì. Gojyo ne fu felice e un po’ tutti riuscirono a tirarsi su di morale. Karin riprese a parlare, questa volta non si sarebbe interrotta.
- Mio fratello, è lui che vuole controllarmi. Non so perché, ma mi cerca in tutti i modi, vuole avermi… di nuovo…-
- Che significa di nuovo? Tuo fratello è un demone per caso?- La voce di Sanzo rimbombò alle orecchie di Karin, aveva parlato così velocemente, che ne rimase stupita. Si stava preoccupando per lei, lui che si era sempre dimostrato menefreghista ed egoista, voleva aiutarla. Karin rispose con un semplice si con la testa, suo fratello era un demone.
- Avevamo la stessa madre, un demone completo. Ebbe una relazione con un essere umano da cui nacqui io. Il padre di mio fratello non accettò la mia nascita e cercò di uccidermi, mi vedeva come un offesa, qualcosa che minava il suo orgoglio.-
Gojyo si rispecchiò perfettamente in quella situazione, ricordo sua madre che piangeva ogni volta che lo vedeva, del modo in cui cercò di ucciderlo e delle cicatrici, che ancora lo segnavano non solo sul viso, ma anche nel cuore.
- Quel demone cercò di affogarti non è vero?- Karin si voltò verso Sanzo, come faceva a sapere la verità? Le tornarono in mente tutte le orribili sensazioni che provò sentendosi spinta a forza sotto l’acqua. Il respiro le mancava, la gola le bruciava, cercava con le mani di sciogliersi da quella presa, ma non ne era capace, non aveva la forza per opporsi ad uno come lui.
- Fu tuo fratello a fermare quel demone?- In quel momento Gojyo si ricordò di Jyen, suo fratello, ora seguace di Kogaiji. Delle lacrime che versò pur di salvare suo fratello dalle mani di una donna, che altri non era che sua madre.
- Non so cosa accadde dopo. Mi risvegliai a casa, accanto a me c’era Dokujin, mio fratello. Non mi spiegò come erano andate le cose, ma fu lui a prendersi cura di me fino a quando non compii sedici anni…-
Si interruppe di nuovo sforzandosi non piangere, ma le fu davvero difficile. Non riuscì a proseguire, le parole le bruciavano dentro come il fuoco di quel simbolo. Come se temesse, che parlare, le avrebbe riaperto ferite nascoste nel cuore.
- Non vuole proprio dirci cosa accadde dopo? E del marchio allora?- Hakkai parlò con la sua solita gentilezza, infondo tutti loro sapevano che non era facile parlare del proprio passato, anzi a volte era addirittura impossibile.
- Il marchio lo avevo già quando mi sono svegliata, ma ha iniziato a farmi male solo da qualche anno e ogni volta, sempre più forte.-
- Quindi finchè sei rimasta con tuo fratello, non ti ha dato problemi giusto piccolina?- Karin annuì a Gojyo, era quella la verità. Nella mente di tutti la realtà che fosse stato proprio questo Dokujin a farle quella maledizione, era ormai scontata, ma il perché era ignoto. Karin era ben attenta a non dire oltre.

Sarebbero già dovuti ripartire, ma nessuno dei quattro, forse solo Goku era il meno propenso, voleva lasciare Karin da sola. Un giorno in più o in meno non avrebbe cambiato il loro destino, al contrario Karin si. Lei forse era l’unica, tra tutte le persone che avevano aiutato fino a quel momento, ad essersi insinuata nel loro cuore così facilmente. Sanzo era seduto sul letto della sua nuova stanza, finalmente poteva riposare e non era costretto a sentire le lamentele e gli stupidi litigi di due idioti quali Goku e Gojyo. Karin era già nella sua, dormiva da qualche ora. Visto la crisi che aveva avuto e tutte le lacrime che aveva versato, si sentiva esausta e anche lui era molto stanco. Si tolse la veste da monaco e la stretta maglietta nera, che era solito indossare. A petto nudo si ritrovò a massaggiarsi la spalla, dove Karin lo aveva ferito. Non gli provocava dolore, ma solo una gran preoccupazione. Si infilò sotto le lenzuola, godendo del silenzio che regnava in tutta la locanda. Si assopì in poco tempo. Un rumore sospetto però lo fece destare, non scattò in piedi, bensì aprì solo gli occhi aspettando. Qualcuno era entrato nella sua stanza e lui era pronto a riceverlo, la pistola era già carica sotto il cuscino. Sentire il metallo freddo di quell’arma tra le mani lo faceva stare tranquillo. I passi erano leggeri e vellutati, il respiro che percepiva sommesso e delicato, capì di chi si trattava, ma continuò a stare fermo, girato dal lato opposto a quella persona. Il fruscio delle coperte lo fece rabbrividire e un peso scosse il materasso del letto. Sanzo capì che qualcuno era entrato nel suo letto, ma non riusciva a muoversi da quella posizione. Due braccia vellutate e fini lo cinsero alle spalle e il respiro di lei lo colpì al collo. Solo in quell’istante si voltò trovandosi davanti gli occhi scarlatti di Karin e tra le braccia il suo corpo seminudo.
- La tua luce Sanzo… la tua luce non mi faceva dormire, brilli come il sole.- Karin abbassò lo sguardo, le era difficile sopportare gli occhi ametista del bonzo, che la fissavano senza che lei riuscisse a capire cosa provava. - So che non dovrei fare una cosa simile, ma non riuscivo a stare sola in quella stanza.- Karin lo strinse a se e poggiò la testa sul petto di lui. Non sapeva spiegarsi il motivo di quei gesti, le venivano spontanei appoggiarsi a lui, forse perché non reagiva o non avvertiva nulla che potesse confonderla, nessun desiderio carnale fuggiva dal quel corpo statuario e caldo. - Se non vuoi... mandami via, ma vorrei stare con te stanotte, lasciarmi avvolgere dalla tua calda luce.- Karin si aspettò di essere scacciata, avrebbe sofferto per quel rifiuto, ma non poteva sperare che lui l’accettasse dopo che lo aveva aggredito, invece la voce di Sanzo fu dolce nei suoi confronti.
- Se ti va puoi restare, non mi importa, ne ho paura che tu possa farmi del male. Non mi faccio fregare due volte.- Nonostante le parole fredde, le sorrise e lei si sciolse in quell’espressione così bella e sincera. Lo abbracciò ancora e lui ricambiò quel gesto affettuoso.
- Non provi nulla stando con me, nessun desiderio nei miei confronti?- Sanzo le alzò il viso verso di lui, erano così vicini eppure tanto distanti. Lui non era il tipo che si lasciava manovrare dai sentimenti, anche se avesse provato qualcosa nei confronti di Karin, non lo avrebbe lasciato intravedere.
- Non paragonarmi ad un certo kappa perverso che conosco. Tu non vuoi davvero quello che mi chiedi. Anche se ora sei qui, nel mio letto e mi stringi a te… non è quello che cerchi. Hai bisogno di un sostegno, qualcuno che ti stia accanto senza chiederti nulla. Io posso darti questo sostegno adesso, ma niente di più.- Abbandonare la sua aria distaccata non era facile, ma in bocca sentiva ancora il sapore del bacio che si erano scambiati quella mattina.
- Non ho mai incontrato nessuno che non volesse questo da me, tu credi che sia una bella donna Sanzo?- Una domanda sincera. Nel suo cuore Karin celava troppi segreti e lui voleva aiutarla in qualche modo.
- Essere belle non significa che ogni uomo che si incontra debba per forza possederla. Non è questo che si vuole, ma deduco che sia questo ciò che ti è successo.- Perché quell’uomo capiva così in fretta ogni cosa, da quella semplice domanda aveva capito tutto, anche se non nei particolari. Karin si strinse a lui così forte da mozzargli il respiro per un secondo. Sanzo percepì il tocco del seno di lei spinto sul suo torace, deglutì a causa di quel contatto così intimo.
- Mio fratello…Dokujin non la pensava come te.- Karin si stava confidando in quel momento così particolare e lui la lasciò proseguire. - Lui mi ha tenuta con se fino a sedici anni, poi io sono scappata da lui. Io lo amavo come un fratello, era tutta la mia famiglia, ma lui non la pensava allo stesso modo.-
- Ti ha fatto del male vero?- gli occhi ametista di Sanzo si erano ridotti a piccole fessure, pensare ad una cosa simile gli faceva ribollire il sangue nelle vene. Sentiva le lacrime di Karin bagnarlo ancora una volta.
- Anche lui mi amava, ma in modo diverso. Voleva da me qualcosa che non potevo dargli e si è preso tutto con la forza. Una notte è venuto da me e mi ha…- sentì la mano di Sanzo sfiorarle la guancia dolcemente, non c’era bisogno di dire altro, solo il pensiero che fosse stata violentata era per lui insopportabile.
- Sono rimasta incinta, ma ho perso il bambino dopo due mesi. Dopo essere scappata Dokujin mi ha inseguito e quando mi hanno preso sono stata picchiata così forte… l’aborto è stato spontaneo.-
Si strinse ancora di più a lui, si sentiva protetta tra le braccia forti di quell’uomo così imperscrutabile. Sanzo non accennò minimamente al fatto che Karin lo avesse baciato, l’avrebbe sicuramente turbata una simile verità, come del resto aveva turbato lui. Dopo qualche minuto di silenzio, Sanzo avvertì il respiro di Karin farsi sempre più pesante, la guardò e si accorse che la ragazza si era appisolata tra le sue braccia, accoccolata come una bambina. Anche il bonzo chiuse gli occhi, si sistemò accanto alla giovane cercando di non svegliarla e si addormentò beatamente. Karin lo aveva cercato, aveva visto la luce nella oscura notte, la luce di Sanzo e vi era sprofondata dolcemente, rubando quel calore che, fino a quel momento, era spettato solo ed esclusivamente a Goku.

La mattina arrivò tardamente, ma nella stanza del Venerabile, non filtrava alcuna luce. Le tende della finestra erano serrate impedendo alla luce di fare capolino nella scura stanza. Doveva anche essere tardi, di solito Sanzo era uno dei primi a svegliarsi, mentre quella mattina erano già tutti in piedi aspettando l’entrata in scena del nervoso bonzo, come era solito presentarsi ogni mattina, serio ed irritabile. Invece di lui ancora nessuna traccia.
- Che ne dici Hakkai, non dovremo andare a svegliare il Venerabile, o quel bonzo corrotto ha intenzione di poltrire per tutto il giorno?- Gojyo rideva, schernendo il monaco ora che non poteva sentirlo e quindi minacciarlo con la sua pistola. Hakkai sorrise bonario e si grattò la guancia con l’indice, poi annuì e si diresse alla stanza del monaco, chiedendo a Goku di svegliare Karin. La scimmia, controvoglia obbedì, non aveva alcuna intenzione di affezionarsi troppo a quella ragazza di cui non si fidava. Nonostante lei fosse stata gentile nei suoi confronti, da quando l’aveva vista così vicina al suo sole e lui così strano nei suoi confronti, non riusciva a sopportarla. Aprì timidamente la porta della stanza, ma al posto della ragazza trovò solo un letto vuoto e disfatto. Corse da Hakkai per dirgli della scomparsa, ma si trovò una scena che non avrebbe mai voluto vedere. I due compagni erano fermi sulla soglia, le bocche spalancate dalla sorpresa, Goku cercò di affacciarsi tra i due e sbirciare nella stanza. La camera era in semioscurità, ma un lieve raggio di sole era riuscito a oltrepassare il muro di tenda scuro, che chiudeva la finestra e ad illuminare la parte della stanza dove c’era il letto, lo stesso punto su cui gli occhi rossi, verdi e dorati dei tre ragazzi erano fissi. Tra le lenzuola un lieve movimento li fece destare da quella inaspettata catalessi. Il biondo si mise a sedere, scoprendosi il petto nudo e si prese la testa con la mano, spostandosi le ciocche dorate dal viso, sbadigliò vistosamente, inveendo contro i tre invasori.
- Che volete a quest’ora, non dite cose stupide o vi ammazzo!- Aveva la voce ancora impastata dal sonno e sbadigliò ancora. Al suo fianco qualcosa si mosse, ma non si svegliò e quel movimento fece sorridere il rosso, un espressione maliziosa, più del solito.
- Ebbene bonzo corrotto, che mi dici di questa strana situazione?- Sanzo spostò gli occhi verso la ragazza rannicchiata al suo fianco e la smosse dolcemente facendola destare.
- Toh… non me ne sono neanche accorto! Dovevo essere davvero stanco.-
Il rosso rise e si avvicinò al letto aspettando il risveglio della bella mezzo demone, non credeva ad una sola parola del bonzo, lui che aveva il sonno leggero e si sarebbe svegliato anche per il rumore di uno spillo caduto a terra, non si era accorto che qualcuno si era infilato nel suo letto, una scusa più sciocca non poteva trovarla, ma forse non aveva intenzione di scervellarsi di primo mattino per trovare scuse. Anche Hakkai si avvicinò, imbarazzato dalla situazione, ma divertito per quella scenetta così simpatica a suo parere. L’unico che girò su se stesso e se ne andò fu Goku, il demone non aveva intenzione di assistere a quella pagliacciata. Karin si destò completamente e non appena si trovò gli occhi di tutti su di se, avvampò dall’imbarazzo. Gojyo le prese il viso tra le mani, con il suo fare sempre molto sensuale e le sorrise calorosamente.
- Devo farti i complimenti, sei riuscita a farla al nostro Sanzo, se fossi venuta da me sicuramente non avremo solo dormito.-
- Smettila o ti ammazzo, hai così tanta voglia di mangiare piombo a colazione?- Gojyo si ritirò come una lumaca, nel suo guscio davanti alla minaccia del bonzo.
- Mi dispiace, causo sempre tanti problemi. Avevo solo bisogno di sfogarmi.-
- Non deve giustificarsi signorina Karin, tutti noi comprendiamo bene la sua situazione, se ha voglia di parlare anche con noi sappia che non deve aspettare la notte. Siamo qui e l’aiuteremo sicuramente.- Anche Hakkai la mise sullo scherzo, infondo non era una situazione normale trovare Sanzo con una donna, qualunque cosa fosse accaduta.
- Bene è ora di cambiarsi…- dicendo questo Gojyo sollevò Karin dal letto, prendendola di peso tra le braccia e fece per uscire dalla stanza. Nessuno disse nulla e a Karin piaceva quel contatto con Gojyo, lui per lei rappresentava la vita nei suoi aspetti più normali. Uscirono lasciando Sanzo e Hakkai soli, il demone dagli occhi verdi rivolse uno sguardo malizioso, che non si addiceva al viso gentile, verso il biondino ancora mezzo addormentato.
- Che c’è? Guarda che non è successo niente stanotte.- Hakkai sorrise di nuovo e si allontanò lasciando il bonzo basito.
- Guarda che io non ho detto nulla, ma forse hai la coscienza un po’ sporca Sanzo, se hai messo subito, per così dire, le mani avanti.-
- Ma tu guarda che mi tocca sentire.- Sanzo si gettò sul materasso di peso portandosi una mano sulla fronte. Certo che da quando quella ragazza era entrata nella loro vita, lo aveva sconvolto parecchio.

Nel frattempo Gojyo aveva riportato Karin nella sua stanza e le aveva dato un abito per cambiarsi. Se lo era fatto prestare dalla figlia del locandiere e lei era stata gentile nell’aiutarli. Era una abito semplice, lungo fino alle ginocchia e senza maniche, infondo il clima in quel villaggio era caldo e afoso, anche così vestita, avrebbe sofferto la terribile calura, che da giorni aleggiava in quel silenzioso villaggio.
Finalmente la verità

Fecero una colazione frugale, l’unico problema fu Goku. Non si era presentato in tavola e che la scimmia saltasse un pasto, li fece mettere in allarme. Karin fu la prima a chiedere del ragazzino, ma tutti abbassarono lo sguardo senza sapere cosa rispondere.
- La colpa è mia.- disse poggiando le posate sul tavolo e smettendo di mangiare, lo stomaco le si era chiuso al pensiero di aver rovinato il legame che legava Sanzo a Goku.
- Ma che dici, la scimmia si sarà fermata a mangiare qualcosa per strada, vedrai che tornerà tra poco con più fame di prima.- Gojyo emerse dal silenzio cercando di allentare la tensione, ma tutti avevano visto Goku molto strano da quando era comparsa Karin, anche se solo lei forse aveva capito il vero motivo di quel comportamento così distante. Goku era geloso e invidiava la facilità con cui lei si era inserita nel cuore di Sanzo. Si alzò dalla sedia velocemente, sorprendendo tutti.
- Vado a cercarlo, devo parlare con lui. Non posso pensare di aver rovinato tutto per colpa di una mia debolezza.-
- Stai calma, vedrai che quella stupida scimmia è solo un po’ confusa, tu non hai colpe se è così stupida.- Sanzo fu molto cattivo nei confronti di Goku e Karin ne rimase molto colpita, perché era così freddo in quel momento? Non era questo che aveva percepito in lui, ma forse davanti agli altri, Sanzo ostentata solo una maschera che lei aveva facilmente infranto.
- Non puoi lasciarlo da solo, sarà confuso e ha bisogno di sentire che tu non lo hai abbandonato!-
La non risposta di Sanzo la fece innervosire, a volte sapeva essere così odioso con il suo comportamento. Karin si alzò e uscì di corsa dalla locanda, fu Gojyo a seguirla.

Hakkai si rivolse a Sanzo preoccupato, senza però abbandonare il suo aspetto da fratello maggiore.
- Forse sei stato troppo duro con lei, non conosce il rapporto che avete voi due e non puoi prendertela se ti ha gridato contro.-
- Allora non deve intromettersi… non deve legarsi a noi in questo modo…- Sanzo aveva abbassato lo sguardo mentre parlava, qualcosa turbava i suoi pensieri e Hakkai attese la conclusione.
- Mi ha raccontato tutto questa notte, è venuta da me per questo.- Il bonzo si accese una sigaretta, come per scacciare la malinconia che gli attanagliava il cuore in quel momento e proseguì a voce bassa, che Hakkai faticò a stargli dietro. - Mi ha detto che suo fratello ha abusato di lei, per questo si è preso cura per tutto quel tempo di una mocciosa. Quando è scappata l’hanno inseguita e picchiata, non sapendo che…-
-… era rimasta incinta vero? E a causa delle violenze ha perso il bambino…- Hakkai sembrò avergli letto nella mente in quel momento, ma forse fu solo il ricordo di Kanan a dargli la lucidità di capire la situazione. Quella ragazza richiudeva in se tutti i ricordi brutti che aveva nel cuore e non solo i suoi. - Credi che la maledizione si opera di suo fratello?-
- Possibile, anche se lei non ricorda quando le è stata impressa. Voleva controllarla e nel caso fosse scappata, ucciderla perché nessuno potesse toccarla. Un affetto molto morboso non ti pare?- La domanda era retorica e non necessitava di alcuna risposta. Infatti preferirono rimanere in silenzio.

Intanto Gojyo e Karin erano usciti a cercare Goku. La ragazza era davvero preoccupata per lui, si sentiva in colpa per avergli negato una persona, che fino a quel momento, gli apparteneva, ma lei aveva bisogno della luce di Sanzo, non poteva più farne a meno. Gojyo la osservava preoccupato riuscendo a scorgere nei suoi profondi occhi scarlatti, tanta malinconia, la stessa che sentiva lui, ma non per Goku. La scimmia, e lui questo lo sapeva bene, sapeva cavarsela da solo, mentre lei gli sembrava così piccola ed indifesa, da volerla prendere in braccio e portarla via.

Goku si era rintanato in un vicolo cieco, seduto in un angolo al buio con le gambe incrociate e la testa tra le mani. Quando aveva visto Sanzo e quella donna, insieme nello stesso letto e la sciocca reazione di lui, non era riuscito a sopportare oltre. Doveva allontanarsi da quella scena orribile, mai si sarebbe aspettato una cosa simile dalla persona che più amava al mondo. Si sentiva tradito da Sanzo, perché a lui non era mai riuscito ad avvicinarsi oltre, mentre lei aveva osato così tanto. In quel momento avrebbe tanto voluto che fosse morta li, nel deserto, invece di dover assistere alla scena di Sanzo che la baciava, anche se era per salvarle la vita. In quel momento pensò se era davvero possibile essere tanto crudeli con qualcuno che aveva semplicemente bisogno di aiuto. Lui non era stato mai tanto brutale, anche se era una bestia senza freni se qualcuno gli toccava il suo sole, se qualcuno lo feriva. Forse la reazione era la medesima, solo che stavolta a toccarlo era stata una bella donna.
- Che ti succede Son Goku? Ti vedo perplesso?-
Quella voce così profonda, quel tono così beffardo nei suoi confronti. Perché doveva incontrare proprio lui in un momento come quello?
- Vattene oggi non è proprio la giornata adatta, sono di pessimo umore.- Poco convinta era la sua richiesta e lui lo capì subito. Non sopportava di dover vedere Goku in quelle condizioni, aveva capito da tempo di non poter essere lui il suo sole, ma solo Konzen o per meglio dire Sanzo, era in grado di donare la felicità a quel viso così innocente, anche se ora vi leggeva solo una grande tristezza. Si chinò verso di lui e gli prese il meno con la mano, un rumore di catene colpì il ragazzino alle orecchie, le catene di un’oppressione, le stesse da cui lui era stato liberato. Si trovò ad incrociare lo sguardo serio di Homura, il principe dio della guerra. Quegli occhi diversi, ma simili ai suoi, così intensi e spesso anche troppo sinceri.
- Devo dedurre che Konzen ti abbia di nuovo trattato male o c’è qualcosa di diverso questa volta, magari ti sei stancato di fare da servo.- Homura era così serio che Goku avrebbe potuto sprofondare in quegli occhi.
- Si tratta di una donna, Sanzo sembra si sia dimenticato di me.- Lacrime. Calde e sincere gocce scivolavano sulle guance del ragazzo. Homura sentì la sua mano bagnarsi con quel liquido caldo e lo lasciò andare. Odiava dal profondo del suo cuore quella debolezza e non voleva vederlo in quello stato. Chiuse la mano a pugno e lo colpì allo stomaco, Goku non si difese. Il ragazzo cadde a terra battendo la schiena e la nuca contro il muro alle sue spalle.
- Sei patetico Son Goku, devi diventare forte, no rammollirti in questo modo.- Lo colpì di nuovo, Goku sputò sangue e si accasciò da un lato, senza neanche provare a reagire.

- Certo che sai scegliere i giorni migliori per attaccare briga!- Homura voltò lo sguardo verso la voce che lo aveva attirato, si ritrovò davanti un ragazzo dai lunghi capelli rossi e a fianco una giovane identica a lui. Karin corse da Goku senza neanche dar peso al dio che aveva davanti. Si inginocchiò di fianco al giovane e cercò di aiutarlo. Goku la respinse con mal grazia e Karin cadde a sedere a terra.
- Lasciami stare, sei proprio l’ultima persona che voglio vicino adesso!- Era stato molto crudo con lei, che aveva solo l’intenzione di aiutarlo. Karin volse gli occhi verso il dio e lo guardò furiosa.
- Chi siete voi per aggredirlo in questo modo, cosa gli avete detto?- Gojyo si meravigliò della forza che stava dimostrando in quel momento. Possibile che non si fosse resa conto di avere un dio davanti? - Anche se siete un dio, non avete il diritto di trattare così le persone.- Homura rimase di sasso, certo che ne aveva di fegato quella donna per aggredirlo in questo modo. Poi ricordò le parole di Goku e sorrise a quella ragazza, era lei che si era intromessa tra Konzen e Goku, lei aveva minato il rapporto che li univa da ben cinquecento anni.
- Quindi tu saresti la donna che ha insidiato il cuore di Konzen. A guardarti bene non sei niente male, ma non pensavo che uno come lui cedesse così facilmente alle grazie femminili.- Si avvicinò a lei prendendole il viso tra le mani, era sua abitudine quel gesto, come un segno di superiorità nei confronti di chi aveva davanti. La osservò bene e la sentì tremare sotto la sua mano, il freddo delle catene che legava i polsi del dio, le diedero i brividi.
- Ti preoccupi tanto per Son Goku? Non capisci che lui al contrario ti odia perché gli hai rubato la luce del suo sole?- Homura sorrise e la costrinse a voltare lo sguardo verso il demone scimmia rannicchiato in un angolo, Gojyo fece per intervenire, ma lei fu più lesta e scansò il dio con una mossa veloce, Homura indietreggiò reggendosi la mano.
- Non mi importa! Io non voglio portare via nulla a nessuno, se succedesse qualcosa a qualcuno di loro io morirei in quel preciso istante, morirei con loro.-

“ Se tu dovessi morire Homura, io morirei insieme a te…”

Il dio vacillò davanti allo sguardo fermo della ragazza, quelle parole avevano rievocato vecchi ricordi, episodi di un amore perduto per sempre. Ricordò Rinrei, anche lei come quella sciocca ragazzina, aveva detto di morire se solo gli fosse accaduto qualcosa. Homura girò su se stesso indispettito e se ne andò, lasciando Gojyo senza parole.
- Che fai Homura? Hai paura di una donna per caso?- Cercò di essere crudele nei suoi confronti, ma il rosso aveva intuito la riluttanza di Homura dianzi a quella ragazza. Cos’era che lo aveva turbato al punto di andarsene e lasciare Goku, l’unico che avrebbe voluto avere in quel momento? Il dio scomparse dalla loro vista e Karin si accasciò a terra stremata, non credeva di essere riuscita a tanto, fronteggiare un dio in quel modo. Gojyo le si fece vicino e le accarezzò il viso delicatamente, congratulandosi per il coraggio dimostrato. Questo però non riuscì a calmarla, Goku la odiava e lei lo aveva capito da tempo, ma quel sentimento era dovuto solo ad un’incomprensione, non voleva assolutamente scindere quel legame perfetto che lo univa al monaco. Lei voleva solo un appoggio. Gojyo prese in braccio il piccolo demone scimmia e chiese a Karin di seguirlo. Goku era svenuto, Homura ci era andato pesante nel vederlo così debole e triste, non sopportava quel comportamento e anche Gojyo aveva difficoltà ad accettarlo.

Tornarono alla locanda e Karin fece portare Goku nella sua stanza, dove rimase anche lei a vegliare sul giovane demone. Nella stanza a fianco, Gojyo raccontò cosa era successo a Goku, Sanzo sembrò molto alterato.
- Quella stupida scimmia! Homura avrebbe dovuto farlo fuori questa volta!-
- Calmati Sanzo! Non essere così duro con lui, sai com’è fatto e quanto è legato a te.- Hakkai cercò di calmare il monaco, che però sembrava davvero furente. Era già capitato che litigassero, ma Goku non si era mai lasciato sconfiggere in quel modo, o almeno senza neanche reagire.
- Dovresti andare da lui bonzo corrotto!- Irruppe Gojyo, mentre aspirava una grande nuvola di fumo grigio e la rigettava dalle narici e dalla bocca, cercando in tutti i modi di creare un cerchio, ma senza riuscirci.- Karin lo sta assistendo, ma credo che debba esserci anche tu e spiegargli la situazione.-
- Tsz, perché dovrei occuparmi di una stupida scimmia gelosa!- Concluse Sanzo, ma le parole non coincidevano con i fatti, infatti si era alzato e stava uscendo dalla camera, proprio per andare da quella stupida scimmia gelosa.

Karin era seduta su una sedia, proprio di fianco al letto, dove riposava il piccolo demone. Lo accarezzava dolcemente, intonando una canzone, simile a quella che gli aveva cantato precedentemente, prima che iniziasse ad odiarla. Sanzo si fermò sulla soglia osservando la scena con le sue iridi violacee, Karin stava piangendo, infatti le parole di quella canzone a volte suonavano spezzate da qualche leggero singhiozzo. Da quando l’avevano incontrata, il monaco aveva sempre visto quegli occhi arrossati e si era stancato di quell’atmosfera così funerea. Karin voltò lo sguardo verso Sanzo, che entrò nella stanza sedendosi sul letto, accanto alle gambe di quella scimmia.
- Mi dispiace, è stata colpa mia se è rimasto ferito. Se non vi fossi piombata addosso in questo modo ora sarebbe felice…-
- Una stupida scimmia come lui deve sempre complicarsi la vita. Stupido!- La voce di Sanzo risuonò molto grave, era preoccupato anche se non voleva darlo a vedere. Karin osservò bene il monaco, stretto in quella maglietta nera, con la veste cerimoniale ripiegata alla bene e meglio intorno alla vita, una sigaretta stretta tra le dita. Come bonzo poteva sembrare alquanto discutibile, ma come uomo aveva molto da insegnare, quella notte insieme le aveva trasmesso una miriade di emozioni contrastanti, che durante il giorno stava bene attento a mascherare. Karin tornò a concentrarsi su Goku, ancora addormentato nel suo letto, lo accarezzò ancora, ma lui non si mosse, fosse anche solo per allontanarla.
- Ho raccontato ad Hakkai quello che mi hai detto questa notte.- Karin annuì con la testa, senza voltarsi, sapeva che lo avrebbe fatto e sapeva anche che presto anche Gojyo avrebbe saputo la verità. La pervase un forse senso di vergogna, si sentiva sporca davanti ai loro occhi così sinceri.
- Vorrei solo che Goku non sapesse nulla, non credo capirebbe la situazione e… non voglio rovinare la sua innocenza con una simile rivelazione.-
- Preferisci che continui ad odiarti per chissà quale stupido motivo?- Sanzo, per la prima volta in vita sua, non capiva il perché di quella richiesta.
- Voglio che non sappia nulla, ma desidero anche che non mi odi. Quindi mi allontanerò da te, perché non è giusto rovinare il rapporto che vi lega, sono solo un…-
- Fa come vuoi, se questo riesce a farti stare meglio con la coscienza, evita la verità e rifugiati nei tuoi sogni.- Sanzo, più che arrabbiato, sembrava deluso, forse si aspettava qualcosa di più da lei, ma cosa?
- Non sei tu quello che vive solo per se stesso, senza avere legami?- Le labbra di Karin si mossero in un leggero e falso sorriso, in realtà le sue parole nascondevano qualcosa di molto più profondo.
- Vorrei proprio sapere come fa Goku a vivere così, lui è legato e te e odia me perché mi sono intromessa tra voi…- Fece una pausa asciugandosi le lacrime, che altrimenti sarebbero cadute sul viso del ragazzino.- Perché per me non è così facile… perché io non riesco ad odiarlo?-
Una piccola mano calda le prese una guancia con dolcezza, la accarezzò asciugandole le lacrime. Karin guardò Goku, incrociando le sue pupille dorate e rimanendone completamente colpita.
- Forse perché odiare è una cosa sbagliata. Io non so cosa ci sia nel tuo passato e se vuoi che non lo sappia non farò domande, ma devo chiederti scusa. Ho sbagliato a prendermela con te solo perché ti sei avvicinata a Sanzo, la mia era solo gelosia.- Karin lo abbracciò d’istinto, il demone fece un piccolo gemito di dolore, a causa dei lividi che Homura gli aveva provocato, ma ricambiò quel gesto spontaneo. Quanto calore sentiva provenire da lei, un calore simile alla luce di Sanzo, forse loro due erano più simili di quanto pensasse. Karin si staccò subito dall’abbraccio e si alzò, le lacrime le solcavano il viso, ma questa volta era felice…
La maledizione

Karin fece per uscire dalla stanza, si voltò verso il piccolo demone seduto sul letto.
- Vado a prenderti qualcosa da mangiare, che ne dici se ti porto dei nikuman?-
- Evvai si mangia, ho una fame che non ci vedo!- Goku saltellò sul letto e le lenzuola volarono via, alcune addosso al monaco, che si innervosì. Da non si sa bene dove, tirò fuori il suo immancabile e infallibile arisen, colpendolo in testa e facendolo precipitare a terra.
- Stupida scimmia, c’è bisogno di agitarsi tanto!- Karin sorrise a quella scena, era bello vedere quella normalità. Si fermò sulla soglia della stanza, per guardarli litigare ancora, ma qualcosa la fece sussultare di colpo. Il respiro si fece pesante e difficoltoso, la vista si offuscò e la ragazza cadde in ginocchio. Goku e Sanzo si avvicinarono subito a lei, era bianca come un cencio, gli occhi spenti.
- Scimmia, vai a chiamare subito Hakkai muoviti!-
La prese in braccio, mentre il demone eretico si allontanava per il corridoio. La stese sul letto, era sudata e la fronte scottava terribilmente. Si agitava convulsamente, non era una solita crisi, riusciva a respirare, anche se a fatica.
- No ti prego, che ho fatto di male…- Sanzo cercò di fermarle le braccia per evitare che si ferisse da sola. Karin improvvisamente spostò la testa da un lato e tossì, alcune gocce di sangue macchiarono il cuscino sotto di lei e un livido violaceo si formò sulla guancia. Le parole che diceva erano sconnesse e piene di paura, iniziò a piangere.
- Ti prego Do… ti prego… non farmi del male…- Fu scossa da una forte convulsione e Sanzo non riuscì a tenerla, cadde all’indietro rimanendo ad osservare senza parole la scena che aveva davanti. Karin si divincolava, teneva le braccia sulla testa, come se qualcuno la stesse reggendo, i polsi divennero violacei, come il livido sul viso. Il vestito si strappò improvvisamente, rimase seminuda e impossibilitata a muoversi. In quel momento accorsero anche gli altri, la scena li lasciò di sasso. Gojyo si precipitò verso la ragazza, ma appena provò a toccarla, una strana forza lo scagliò, facendolo cadere accanto al bonzo.
- Sanzo, che le sta succedendo?- Goku aiutò Sanzo a rialzarsi, il bonzo teneva fisse le iridi ametista sul corpo della ragazza. Poi lei iniziò ad urlare di dolore, le gambe completamente aperte in una posizione molto indecente.
- Ti prego Do… non farlo… ti prego… fratello mio…- Tutti capirono la situazione. Un vociare di persone si stava avvicinando alla stanza, forse attirati dalle grida della ragazza. Hakkai corse a chiudere la porta, nessuno doveva vedere quella scena, nessuno doveva vedere che Karin, sotto i loro occhi, veniva nuovamente violentata. Il bonzo fece voltare Goku, che cercò di protestare.
- Perché? Dobbiamo aiutarla, non vedi che soffre?- Forse non aveva capito la situazione, ma lui non si sarebbe di certo messo a spiegare, anche perché sentiva il cuore stretto in una morsa di gelo, l’impossibilità di aiutarla lo stava distruggendo e così anche gli altri.

Sembrò che la scena non dovesse mai terminare, il corpo della ragazza era completamente coperto di lividi e graffi, aveva due grossi lividi sulle anche, a forma di mani, forse i più disgustosi tra tutti. Il letto era macchiato di sangue e lei era immobile, scossa solo da qualche brivido. Non appena furono in grado di avvicinarla, la coprirono con un lenzuolo e cercarono di sistemarla in una posizione più comoda. Goku aveva le lacrime agli occhi, non aveva assistito al fatto, ma aveva udito le urla di lei e ora la vedeva in quello stato, mentre un grande senso di impotenza lo pervadeva. Hakkai si precipitò a dare spiegazioni alle persone accorse davanti alla loro stanza, spaventate e insospettite. La scusa che il demone dagli occhi smeraldo prese, convinse poche persone. Disse che la ragazza soffriva di gravi crisi epilettiche, ma non bastò. Un dottore chiese di visitarla e davanti al rifiuto di Hakkai, non esitò a trarre conclusioni.
- Mi scusi signore, ma le grida che abbiamo sentito tutti erano di aiuto. Se la donna è malata non crede che un medico sia più adatto a visitarla, che un bonzo, per quanto questi sia il Venerabile Sanzo Hoshi?-
- Capisco signore la sua preoccupazione, ma è stata la ragazza stessa a chiedere che nessuno la vedesse in quello stato e io devo rispettare la decisione presa, ne sono costernato quanto lei, mi creda.- Il medico dovette ritirarsi davanti all’ennesimo rifiuto. In un certo senso Hakkai era felice del fatto che quella persona non avesse giudicato Karin, pur sapendo che era una mezzo demone, ma non potevano vederla in quello stato.

Tornò nella stanza, Gojyo era chino sulla ragazza, aveva gli occhi fissi su di lei, triste e scoraggiato. Le teneva una mano nella sua, la sentiva fredda e immobile. Sanzo era fermo davanti alla finestra e teneva tra le labbra una sigaretta spenta, aveva voglia di fumare, ma non osava farlo con lei in quello stato. Goku si avvicinò al demone dal bel viso e chiese cosa fosse accaduto, ma Hakkai non seppe rispondere a quell’innocente risposta.
- La maledizione…- tutti si voltarono verso Sanzo, l’unico in grado di dare una mera spiegazione.
- Io credo che la maledizione le faccia rivivere i momenti più brutti della sua vita. Non so come, ma è riuscita a farle ricordare quando quel demone cercò di affogarla e la violenza da parte suo fratello.-
- Non è finita quindi, ricorderà anche quando ha perso il bambino?- Non voleva essere una domanda, ma Gojyo era seriamente preoccupato, come tutti del resto e il pensiero di doverla vedere nuovamente in quelle condizioni lo faceva stare ancora peggio. Sanzo annuì con la testa, tutti sapevano di lei, tranne Goku, che cercava con ogni mezzo di convincerli a parlare.
- Vedi Goku non è facile, Karin ha subito molte ingiustizie nella sua vita e…- Gojyo venne interrotto dalla mano di lei, che si stringeva prepotentemente alla sua. Incrociarono gli sguardi e il rosso vi lesse tanta tristezza, lo stava implorando di non dire nulla. Karin cercò di alzarsi e riuscì a mettersi seduta, coprendosi leggermente con il lenzuolo macchiato.
- Goku…- si rivolse al piccolo demone frastornato e gli fece segno di avvicinarsi. Goku salì sul letto e si avvicinò alla ragazza, uno strano odore acre, misto a quello del sangue, lo colpì alle narici. Un odore che lui non conosceva, ma che gli altri stavano cercando di non percepire, anche se era difficile, l’odore della violenza appena subita, del piacere provato da quel demone balordo che si era approfittato di sua sorella.
- Karin io voglio solo aiutarti, perché non vuoi che sappia nulla di te?- Karin lo fece avvicinare ancora di lui e lo strinse in un abbraccio, lieve e tremolante, ma dolce. Karin si stava ora appoggiando all’innocenza degli occhi di Goku, la stessa che a lei era stata negata così brutalmente. Lui rappresentava la gioia di vivere e l’innocenza dei bambini, non voleva in alcun modo corromperla. Goku l’abbracciò a sua volta, stando bene attento a non farle del male, dato che era ancora segnata da profondi graffi e lividi su tutto il corpo.
- Ti prometto una cosa però… troverò la persona che ti fa stare così male, troverò quel mostro e lo ucciderò, così sarai libera.- Si staccò da quell’abbraccio e le sorrise, dolce e sincero, poi uscì dicendo che andava a prenderle qualcosa da mangiare.

Karin rimase con i tre ragazzi, non sapeva cosa fare o dire in quella situazione, provava solo un grande vergogna. Abbassò la testa e i capelli scarlatti le ricaddero in avanti, cercando di nascondere la confusione e l’umiliazione subita.
- Piccolina, non fare così. Ti aiuteremo a trovare quel bastardo, ti libereremo da questo tormento.- La gentilezza che Gojyo le mostrava era, per lei, importante. Lo sentiva vicino, nello spirito e nella mente, sentiva la mano del demone rosso stringerle la sua. C’era anche la presenza di Hakkai, con la sua gentilezza e la sua dolcezza, poi c’era la luce di Sanzo, in qualche modo riuscivano a sollevarle il morale. Però l’attendevano altre sofferenze, altre ingiustizie da cui loro non potevano liberarla.
- Devi dirci dove si trova tuo fratello, gli faremo una visita, come dire… cordiale.- In realtà l’espressione del monaco era tutto tranne che cordiale, come anche gli occhi di Hakkai, che di solito trasmettevano bontà, ora avevano assunto un’espressione sadica.
- Andremo a bere del sakè e a fare una partita a majiong, in tutta tranquillità.-
- In poche parole lo prenderemo a caldi nel deretano!- Gojyo strizzò l’occhio destro alla ragazza, ma lei non si sentiva affatto rincuorata da quelle parole. In qualche modo non voleva che si scontrassero con Dokujin, lui era suo fratello, lo era sempre stato e anche dopo quello che le aveva fatto, rimaneva sempre il suo Do, come era solita chiamarlo da bambina. Leggendo quell’indecisione negli occhi della ragazza, tutti capirono che la prospettiva di vedere morto suo fratello, la spaventava più delle sue continue crisi.
- Un fratello rimane tale sempre, so quello che provi.- Karin volse lo sguardo verso il mezzo demone, cercando di capire il senso di quelle parole. - Ma è anche un lurido bastardo e devi capire che non merita ne il tuo affetto, ne il tuo perdono.- Lo sapeva, anzi ne era convinta da molto tempo, ma non ci riusciva. Prima che tutto fosse rovinato, Dokujin era solo suo fratello, si prendeva cura di lei, stando bene attento a non farle mancare nulla. La proteggeva quando veniva insultata e derisa per la sua dubbia e ignobile nascita, la coccolava nelle notti in cui non riusciva a chiudere occhio. Che lui provasse una affetto morboso nei suoi confronti, lei a questo non aveva mai neanche pensato e quella notte, quando lui la aggredì, infilandosi tra le coperte, senza ascoltare le sue suppliche, pensò che fosse stata solamente colpa sua, che fosse stata lei la causa di quel cambiamento, forse il suo aspetto era troppo provocante nei suoi confronti, ma mai aveva ostentato ad un insana malvagità di Dokujin. La colpa era solo sua. Questo Gojyo, ne tanto meno gli altri riuscivano a capirlo.
- Vive poco lontano da questo villaggio, qui non mi conoscono perché Dokujin non ha mai voluto che venissi al villaggio da sola. Nel giro di qualche ora potrete arrivarci, ma non voglio… insomma non dovete spingervi fin li.-
- Perché? Gli faremo togliere la maledizione e tu sarai finalmente libera, non è questo quello che vuoi?- Karin non rispose, in quel momento non aveva neanche il coraggio di guardarli in viso. Non ci riusciva e odiava la sua fragilità. Sanzo decise che sarebbero partiti all’alba, per quel giorno sarebbero rimasti con lei, sperando che non avesse ancora delle crisi.

Scese la notte e con essa anche la temperatura. L’escursione termica in quei villaggi sperduti era insopportabile. Karin dormiva beatamente da qualche ora, Hakkai vegliava su di lei, dopo aver dato il cambio a Gojyo. Si sentiva molto stanco, forse la tensione di quel giorno si stava facendo sentire tutto in una volta, la testa gli ciondolava pericolosamente in avanti. In pochi minuti, sprofondò in un leggero sonno, solo per far riposare gli occhi stanchi e segnati dalla spossatezza. Si destò quando una fredda brezza lo colpì alle guance. Cercò con gli occhi la causa di quel fastidioso spiffero e vide la finestra completamente spalancata. Karin non era nel suo letto. Un nodo alla gola lo fece deglutire, paura e gelo lo invasero in quel momento. Come poteva essere stato così sciocco da appisolarsi? Si alzò dalla sedia, facendola cadere a terra e si precipitò verso la finestra. C’era un piccolo balcone di appena due metri, si appoggiò alla ringhiera e guardò sotto di lui, ma fortunatamente non vide nulla. La paura di poter trovare il corpo di Karin senza vita lo aveva terrorizzato.
- Perché… perché tutto questo deve capitare a me, non capisco…- La voce di Karin lo attirò, si voltò verso destra, ma desiderò di non averlo mai fatto. La ragazza era ferma in un angolo del balcone, piangeva e in mano reggeva un piccolo pugnale puntato all’altezza della gola. Quella scena gli fece tremare le gambe, non poteva rivivere di nuovo una cosa simile. L’immagine di Kanan lo attraverso come una freccia, lo ferì alla mente. La donna che amava si era tolta la vita davanti ai suoi occhi e ora Karin si trovava nella stessa situazione. Gli occhi della mezzo demone erano persi nel vuoto, non guardavano nulla, non esprimevano nulla, solo lacrime amare le solcavano le guance, morendo sull’esile collo. Non si domandò se quella potesse essere una nuova crisi, in quel momento nulla era importante. Le gambe del demone tremavano come foglie al vento, le braccia erano rivolte verso il terreno, gli occhi sgranati in un espressione di puro terrore.
- Signorina non faccia cose azzardate la prego!- Provò a ritrovare la lucidità, ma gli rimase difficile non gridare il nome di Kanan in quel momento.
- Io non mi lascerò toccare da voi… non accadrà di nuovo. Volete riportarmi da Dokujin, ma non ve lo permetterò, preferisco togliermi la vita con queste mie mani.- Karin lo gridò forte, che non svegliò solo Sanzo e gli altri, ma anche molte persone. Si accesero alcune luci nelle case circostanti e molte facce insonnolite, ma curiose si affacciarono. Hakkai non vi diede peso.
- Ti prego adesso torniamo dentro, ti proteggerò io da quelli che vogliono farti del male.- Karin non sembrò ascoltare quella supplica. In quel momento Sanzo, Goku e Gojyo piombarono nella camera, la scena li lasciò di sasso, ma soprattutto l’espressione terrorizzata di Hakkai. Il monaco impedì ai due compagni di avvicinarsi alla ragazza, qualsiasi intrusione avrebbe sconvolto Karin portandola a compiere gesti estremi.
- Non voglio essere toccata da nessuno! Lasciatemi andare vi prego!-
- Sono io Hakkai, non ti ricordi? Nessuno ti farà del male sei al sicuro.- Nulla. Le parole del demone non giungevano alle orecchie di Karin, un abisso li separava e quella lama diventava sempre più minacciosa.
- Non mi lascerò toccare di nuovo!- Gridò forte, con tutto il fiato che aveva in gola, Hakkai vide il coltello avvicinarsi pericolosamente alla gola di lei. Non poteva permetterlo, non poteva lasciare che accadesse di nuovo.
- No Kanan non farlo!- Le parole gli uscirono senza controllo, come incontrollabile fu la sua reazione. Si gettò sulla ragazza afferrandogli il polso, la lama sembrò così pesante in quell’istante che Hakkai faticò a sorreggerne il peso. Poi sangue e un lamento. Gli occhi verdi del demone divennero vacui, ma lui si sentì leggero, libero da ogni colpa.
- Era così che doveva andare. Sarebbe dovuto accadere anche anni fa, ma non ne sono stato capace.- Il pugnale si era conficcato nel palmo della sua mano, ferendogli anche il viso, ma lei era salva. Hakkai la tenne stretta a se, lei piangeva, ma anche il cuore del demone non ne era uscito illeso.

Sanzo si avvicinò guardingo, il demone dagli occhi smeraldo estrasse a forza la lama dalla sua mano e si alzò.
- Non ci aveva detto di aver tentato di uccidersi.- Karin cadde in ginocchio sul quel piccolo balcone, ma ancora non sembrava aver recuperato la lucidità. In quella posizione, sentì un calore insopportabile scenderle sulle cosce. Una pozza di rosso liquido si creò sotto di lei, non reagì e non si mosse, ma tutti capirono. Aveva vissuto nuovamente la sua aggressione, per difendersi li aveva minacciati di uccidersi, ma non era bastato. Quei demoni l’avevano picchiata e lei aveva perso il bambino. Svenne nuovamente, ora forse aveva finito di soffrire, ma la decisione fu presa proprio quella notte, non avrebbero esitato. Il mattino successivo, dopo una notte insonne partirono alla ricerca della dimora di Dokujin.
Il fratello

Il sole era appena sorto, ma c’era chi non chiudeva occhio da notti intere. Continuava a camminare avanti ed indietro per la stanza, sbuffando rumorosamente. Alcuni raggi di sole filtravano nella casa in pietra, fredda e spoglia. Un uomo alto e snello, orecchie lunghe e appuntite, segno della sua natura demoniaca, vagava senza sosta per la casa. Occhi scuri come carbone, allungati e leggermente all’insù, contornati da fini sopracciglia argentate, dello stesso colore dei capelli, corti davanti e raccolti dietro le spalle in una lunga e fine coda. Un viso fine e delicato, con uno strano simbolo nero sulla parte destra, che partiva dall’occhio, si contorceva sulla guancia e moriva sul collo. Ecco come si presentava Dokujin, fratello di Karin, un demone come tutti gli altri.
- Signore, non siamo ancora riusciti a trovare vostra sorella, qualcuno deve averle prestato soccorso.- A quelle parole Dokujin fece un lungo sospiro, come se fosse sollevato. - Al villaggio corrono voci che uno strano gruppo di uomini abbia portato una donna, una mezzo demone e che da qualche giorno si sentano strani rumori e grida dalle loro stanze. Sembra che proprio ieri notte l’abbiano sentita urlare.- Dokujin fermò la sua camminata, volgendosi verso il demone che si nascondeva in un angolo oscuro della casa. Non era visibile ai suoi occhi, ma sapeva di chi si trattava, Karu.
- Sei sempre informato su ogni cosa, sono davvero contento di averti al mio fianco Karu. Mettimi al corrente di ogni particolare su questi quattro uomini.- Karu esitò un attimo e quell’indecisione infastidì Dokujin, il demone argenteo sbattè un pugno su un vecchio tavolo di legno alla sua sinistra. Il mobile si disintegrò in mille schegge.
- Mi stai forse nascondendo qualcosa Karu?-
- Certo che no, ma si dice in giro che a soccorrere quella donna sia stato il venerabile Sanzo Hoshi e il suo gruppo e sembra che siano partiti poco prima dell’alba.-
Le labbra di Dokujin si incresparono in uno strano sorriso, strinse il pugno avvicinandolo al viso, come se stesse assaporando il gusto della vittoria.
- Stanno venendo qui! Karin deve aver parlato troppo. Non pensavo davvero che potesse incontrare quel bonzo. Ormai da giorni diceva di vedere una strana luce, ma non credevo tanto.- Dokujin si inumidì le labbra, fremeva dal desiderio di riavere accanto la donna il prima possibile.
- L’ho sentita cantare in questi giorni, la sua voce meravigliosa è giunta fino alle mie orecchie. La voglio e nessuno dovrà toccarla, non sopporto neanche che possa aver cantato per qualcuno che non sono io.-

La jepp procedeva spedita nel deserto. Karin aveva indicato loro la via esatta da seguire, anche se vi era stata costretta. Quella mattina erano partiti solo in tre, Hakkai guidava, Sanzo al fianco e Goku dietro, già pronto con il suo nyoibo stretto tra le palme. Ora che aveva capito che Karin non era un pericolo per lui, voleva aiutarla ad ogni costo. Avevano deciso che non era saggio lasciarla sola alla locanda e Gojyo si era offerto per rimanere con lei. Certo, avrebbe preferito andare a suonarle di santa ragione al bastardo, ma Karin era diventata importante per lui e saperla sola, non lo avrebbe fatto combattere al cento per cento. Ora era fermo accanto al suo giaciglio e la osservava dormire. Non avrebbe mai dimenticato la scena della sera precedente, il sangue scorrere a fiume da lei, il dolore di dover rivivere quelle esperienze orribili. Una creatura fantastica come lei non meritava tanto dolore, ma forse era quella la condizione dei mezzi demoni, dei figli della proibizione, soffrire senza conoscere l’amore.

La ragazza si destò dopo qualche minuto, si sedette posando gli occhi sul demone rosso che la osservava. Non resse molto il peso di quegli occhi così lucenti, ricordava cosa era accaduto e se ne vergognava. Abbassò lo sguardo, proteggendosi da quegli occhi così penetranti. Gojyo la volse a forza verso di se.
- Non devi mai abbassare lo sguardo, semmai sono io che dovrei farlo davanti a te. Non siamo stati in grado di aiutarti in alcun modo, mi sento così inutile.-
- Tu credi che qualcuno possa mai amarmi per quello che sono, per quello che ho passato?-
- Si certo, perché io…- Karin lo zittì con la mano, la poggiò sulle morbide labbra del mezzo demone, impedendogli di proseguire quella frase, forse la temeva.
- Sono andati da mio fratello… quando ho perso il bambino quel giorno, ti sembrerà sciocco, ma ho cantato per lui e vorrei farlo anche ora, sono sicura che Dokujin mi sentirà.- Gojyo non fece in tempo a chiederle il perché si stesse preoccupando per quello che era solo un verme strisciate e schifoso, che Karin iniziò a intonare la canzone, non era una melodia triste, ma piena di significato in cui Gojyo si perse in mille ricordi.

Fuori dalla casa Dokujin chiuse gli occhi, la voce di Karin lo aveva raggiunto, lo colpiva al cuore come mille proiettili, quanto bramava quella voce, quanto bramava quel corpo fine e fragile. A costo di sacrificare qualsiasi cosa, l’avrebbe riavuta indietro.

Anche Sanzo chiuse gli occhi, sentiva nella sua mente la voce di Karin e di quella canzone, così anche Hakkai e Goku ne rimasero catturati. Quella ragazza li aveva sconvolti, li aveva cambiati e li aveva catturati completamente. A costo di sacrificare qualsiasi cosa, l’avrebbero aiutata.

Il sole era ormai alto nel cielo, la voce di Karin non si era ancora spenta nel silenzio del deserto. Videro la scura figura di un edificio poco distante da loro. Non potevano sbagliarsi, quella era l’unica abitazione nell’arco di chilometri, avevano trovato Dokujin. La jepp si fermò a pochi metri dalla casa, appena furono tutti scesi l’auto si trasformò nel bianco draghetto, che si posò sulla spalla sinistra di Hakkai. Sanzo si fece avanti, chiuso nella sua solita veste cerimoniale, il sutra del cielo demoniaco poggiato sulle spalle, il chakra scarlatto che spuntava temerario dai biondi capelli.
- Dokujin, esci allo scoperto feccia che non sei altro, dovremo scambiare due parole!-
- Vedo che anche se siete un Sanzo, peccate di educazione.- fece eco una voce lasciva e irritante da dentro la casa, poco dopo si fece anche vedere e i tre si trovarono davanti, quello che altro non era che un demone come un altro.
- Non siamo soliti usare gentilezza con chi non ne merita.- Rispose Hakkai, con la sua falsa aria gentile, in realtà le mani gli prudevano dalla voglia di prendere a pugni quella faccia odiosa.
- Voi signori avete qualcosa che non vi appartiene e vorrei riaverla. Io voglio Karin, voi non c’entrate nulla, anche se con il sutra potrei guadagnarmi qualche favore.- Sanzo estrasse dalla veste la sua inseparabile pistola e la puntò contro il demone dagli occhi color della pece. Un abisso profondo in cui era facile perdersi.
- Una shoreiju, vedo che sapete usare i fatti oltre che alle parole, meglio per me!-
- Sta zitto stupido, noi siamo in tre, tu sei solo cosa speri di fare?-
Dokujin rise, una risata gutturale e rosa, che non si addiceva al viso fine del demone argentato. Dalla casa uscirono una ventina di altri demoni dalle fattezze più disparate.
- Evvai adesso si che ci si diverte!- Esultò Goku in procinto di scatenare tutta la sua forza.
- Stupida scimmia! Goku vedi di stare attento!-
- Lo so Sanzo, non sono mica scemo!- “Non devo uccidere Dokujin, altrimenti la maledizione di Karin non potrà essere spezzata.” Questi i pensieri del giovane demone scimmia, mentre si lanciava all’attacco contro i demoni, coperto dagli spari della pistola di Sanzo e dai colpi di ki di Hakkai...

Nella locanda era tutto silenzioso. Karin aveva finito di cantare e ora si sentiva esausta. Gojyo continuava a fissarla come catturato dalla sua bellezza, Karin si volse verso di lui i loro sguardi si incrociarono e rimasero bloccati.
- Perché non mi hai fatto terminare la frase prima?- Chiese il mezzo demone alla ragazza, senza ricevere una vera e propria risposta da lei. Karin si spostò mettendosi in ginocchio davanti a lui, allungò le braccia e lo accarezzò, disegnando con le dita i contorni delle cicatrici che segnavano il viso del demone. Si avvicinò a lui, così vicini da poter sentire i loro respiri incrociarsi e formare delle caldi spirali.
- Perché ho paura, temo nel farmi toccare da qualcuno.- Gojyo si alzò e si sedette al suo fianco, la fece muovere a comando, portandola a sdraiarsi nuovamente. Poi le accarezzò il viso con la mano, scese sul contorno del collo, sulle spalle, sul seno e disegnò piccoli cerchi sulla pancia di lei.
- Questo ti fa paura?- Disse continuando a toccarla leggermente, Karin fu scossa da strani brividi per tutto il corpo, la toccava con tanta dolcezza, che non aveva mai avvertito prima di quel momento. Quando Dokujin la toccava era cattivo nei suoi confronti, le faceva male e lei soffriva, mentre Gojyo era dolce e sensibile ad ogni suo movimento. Karin fece un gesto negativo con la testa, a risposta della sua domanda. Gojyo continuò a stuzzicarla, piccoli e fugaci tocchi, sul seno, poi sempre più in basso, accanto all’ombelico e sui fianchi. In poco tempo aveva percorso tutto il corpo di lei e ora si ritrovava tra le mani una donna seminuda, che sottostava a tutto ciò che faceva. Accarezzò anche lo strano e maledetto simbolo che le deturpava il corpo. Lo sentì caldo e pulsante.
- Ti fa male non è vero?- Chiese lui preoccupandosi per lei, ma lei gli sorrise, asciugandosi una solitaria lacrima che le scendeva sul viso. Non era paura, bensì era felice di sentire tanta dolcezza. Lo attirò a se cingendogli il collo e gli sussurrò all’orecchio.
- Tu sei la mia vita, tu sei tutto quello che ho sempre voluto. Tu sei me e io vorrei tanto far parte di te… adesso.- Quell’ultima parola fu più un sibilo appena percettibile. Gojyo si spostò su di lei e la fissò, mentre i lunghi capelli scarlatti del mezzo demone, chiudevano i loro visi, come un sipario. Lentamente, come per darle il tempo di spostarsi, se non avesse voluto, poggiò le sue labbra su quelle di lei, cercando una risposta. Le accarezzò con la lingua, dolcemente sentendo mentre si schiudevano, concendendogli più vigore. Ricambiò il bacio e lo stuzzicò con la lingua, giocando con lui. Fu un bacio lungo, passionale e sempre più dolce, senza mai sfoggiare in qualcosa di più che non fosse la passione dolce e sincera di quel momento.
- Io farò tutto ciò che tu mi chiederai, dimmi cosa vuoi piccolina.-
- Vorrei sentirmi amata, desiderata e non solo un oggetto per provare piacere.- Rispose Karin accarezzandogli i morbidi capelli. Gojyo l’accontentò, riempiendo ogni gesto di dolcezza e amore, perché si l’amava più di se stesso. Le sue mani la percorsero nuovamente, con più passione. Gojyo la cinse a se, spogliandosi degli abiti, la baciò e la accarezzò. Poi con il suo consenso, la fece sua e per la prima volta Karin provò cosa fosse davvero l’amore, ed era bellissimo sentire su di se l’uomo che davvero voleva, sentire il suo respiro farsi sempre più affannoso. I suoi gemiti di passione e i suoi occhi che la guardavano con amore. Piccole e dolci gocce di sudore gli imperlavano la fronte e lei amava vederlo così, preso da quell’amore così intenso...

La battaglia sembrava stesse per giungere al termine, Goku agitava il suo bastone magico a destra e a manca, senza mai sbagliare bersaglio e i demoni si disintegravano senza lasciare traccia. Sanzo ricaricava la sua pistola velocemente, tornando ad essere un cecchino infallibile, mentre Hakkai li copriva creando barriere e colpendo i nemici con la sua forza spirituale, incitato dal candido draghetto sulla sua spalla. Era una battaglia monotona e per nulla divertente a parere della scatenata scimmia. Il suo avversario era Dokujin, che in tutto il tempo non aveva mosso un dito, si era limitato a semplice spettatore dello scontro. Anche se sapeva che non poteva ucciderlo, nessuno gli aveva negato di prenderlo a pugni per un po’. Dokujin sembrava molto attento ad ogni loro mossa, seguiva ogni gesto e attacco, li studiava per essere pronto a fronteggiarli. Erano avversari forti, tra cui il più temibile risultava quella furia scatenava di una scimmia, ma poteva tenergli testa, anzi ne era sicuro. Questo finchè un fitta al petto non lo costrinse ad accasciarsi a terra. Con la mano si reggeva la parte che in quel momento gli offuscava la vista dal dolore, divenne pallido e iniziò a sudare, respirando faticosamente. Quella scena fece fermare la lotta, il monaco osservò bene il demone contorcersi da quelle fitte di dolore e gli sembrò una scena già vissuta.
Un demone comparve alle spalle del sofferente Dokujin, era un uomo basso e inverosimilmente magro, tanto che si poteva intravedere la forma delle ossa. Lo prese per le spalle e lo portò di peso nella casa, chiudendo la porta.
- Sanzo hai visto cosa ha fatto quel demone?- la scimmia si rivolse al monaco, notando nel suo sguardo un vena di preoccupazione e stupore. Il bonzo aveva notato ogni cosa, come anche il modo con cui Dokujin si reggeva il petto.
- Faremo meglio a tornare indietro, ci sono delle cose che non mi sono ancora ben chiare.- concluse il monaco dagli occhi suadenti. Anche Hakkai appoggiò quella mozione, anche se alla piccola scimmia non andava poi molto di lasciare un combattimento a metà. Si rimisero subito in viaggio, Sanzo era pensieroso, anche più del solito e Goku lo notò, non riuscendo però a capire.
Nella casa era tutto silenzioso, solo il respiro affannoso di Dokujin turbava quella insana quiete.
- Karu…- faticava persino a parla, ma il demone alle sue spalle percepiva distinto il suono della voce del demone. - … Karin ha… lei è stata con un altro uomo… l’ho percepito chiaramente…- Si strinse ancora di più la mano al petto, non riusciva neanche a dire più una singola lettera, tanto era il dolore che lo lacerava.
- Capisco, questo spiega il dolore che state provando. Credete che sia un loro compagno, infondo io sapevo che erano in quattro, mentre ne abbiamo visti solo tre?- La voce di Karu non mutava, neanche davanti al dolore del demone, come se vi fosse abituato.
- Sicuramente non l’hanno lasciata sola… uno di loro era con lei e ha approfittato di Karin… devo trovarlo e lo farò fuori con le mie mani…-
La proposta di Homura

Karin ora era sola. Gojyo le era rimasto accanto fino a quel momento, continuando ad accarezzarla e baciarla e facendola sentire speciale. Ora però se ne era andato in cerca di un vestito da farla indossare, lasciandola sola. Non aveva paura a stare in quella stanza, era diventata la camera più bella che potesse esistere, quella che l’aveva fatta sentire importante e una donna, non un oggetto. Si accoccolò tra le lenzuola, cercando il tepore e il profumo del suo amante, lo sentì sul materasso e sul cuscino, ma quello più forte lo aveva su di lei e mai se ne sarebbe andato. Si alzò lentamente, avvolgendosi con il lenzuolo; si sentiva ancora indolenzita e stanca a causa delle sue crisi, ma tutto sommato resisteva molto bene. Andò in bagno, che fortunatamente per lei era proprio in camera, si lavò il viso e sistemò i lunghi capelli scarlatti. Aveva ancora un grande livido sulla guancia, ma si stava ritirando. Più si guardava, più non capiva cosa avesse attratto Gojyo, cosa ci fosse in lei per fargli provare tante emozioni diverse. Lei lo sapeva, perché il mezzo demone oltre ad essere bello, era dolce e ironico, affidabile e sensibile. Mentre continuava a specchiarsi sentì il rumore della porta aprirsi e chiudersi velocemente. Sbirciò dal bagno chiamando Gojyo, ma non rispose nessuno. Tornò nella camera e i suoi occhi si fermarono sulla figura di un uomo bruno girato dalla parte oppsta alla sua, indossava una strana veste viola poggiata sulle spalle. Karin riconobbe quella figura, era lo stesso uomo che aveva picchiato Goku: Homura il principe dio della guerra.
- Cosa ci fate voi qui?- la voce di Karin tremava leggermente, anche se cercava di rimanere fredda davanti a quella imponente figura. Quando il dio si voltò Karin vide i suoi occhi, uno del colore dell’oro e l’altro del colore del cielo. Homura le sorrise osservandola bene, vide davanti a se una figura snella e ben formata, avvolta in un lenzuolo, scalza a spaventata.
- Sono qui per te, non si capisce forse?- la stava prendendo in giro, ma Karin non aveva alcuna intenzione di farsi deridere da un uomo, per quanto fosse un dio.
- Non c’è motivo, io non ho nulla a che fare con voi e come potete costatare sono sola. Quindi ora potete anche andarvene.- Homura si mosse così velocemente, che Karin non riuscì neanche a vederlo. Se lo ritrovò davanti al viso a pochi centimetri di distanza, tanto fu lo stupore che lasciò la presa del lenzuolo, rimanendo completamente nuda davanti al quel dio dagli occhi magnetici. Homura posò lo sguardo sul simbolo all’altezza del seno e vi poggiò due dita sopra, facendola rabbrividire.
- Mi hai colpito sai, il modo con cui ti sei inserita nel gruppo di Konzen, come hai difeso Son Goku e come, nonostante la situazioni, cerchi di non tremare davanti a me, pur sapendo che potrei fare ciò che voglio con te.- Homura fece una pausa, cercando di scorgere negli occhi scarlatti di lei, paura o per lo meno timore, ma non ci riuscì.
- Qual è il tuo nome, figlia della proibizione?-
- Karin…- la ragazza ebbe un sussultò non appena sentì la mano del dio stringersi sul suo seno e lo scacciò con forza inginocchiandosi a terra e cercando di coprirsi come meglio poteva.
- Sei coraggiosa Karin, ma quella maledizione non si addice ad una come te.-
- Come se vi importa davvero di me o della mia maledizione. Credete che sia una stupita? Volete usarmi, visto che mi sono avvicinata a Sanzo, per impadronirvi del sutra del cielo demoniaco. La mia risposta è mai! Mai tradirò le persone che tanto amo al mondo!- Il dio rise, una risata compiaciuta e proveniente dal cuore. Si chinò su di lei, complimentandosi per quella deduzione, che in un certo senso era giusta, ma lei non conosceva tutti i particolari.
- Io posso salvarti, in compenso devi solo lavorare per me. Posso liberarti da ogni sofferenza, da ogni dolore, renderti forte… ti donerò la forza di un dio e romperò la tua maledizione per sempre.- Homura era convinto che quella proposta fosse troppo allettante soprattutto per una mezzo demone come lei, poichè mai nessuno si era rifiutato di divenire un essere supremo, troppo bramata era la forza di un dio per rifiutare, ma Karin lo stupì nuovamente.
- Se salvarmi da questa maledizione significa diventare un essere più forte, ma privo do scrupoli, privo di sentimenti… se la mia libertà vale il costo del ricordo di Sanzo, Goku, Hakkai e di Gojyo, non accetterò mai. Non perderò il loro ricordo, non posso…- Karin era sull’orlo di piangere e la pazienza del dio era ormai finita. La prese per la spalla sbattendola a forza contro il muro, Karin emise un gemito di dolore, ma cercò di non farsi vedere debole o sofferente davanti a quello sguardo così freddo.
- Cosa può mai significare? Solo perché ti sei portata a letto quel mezzo demone, vuoi buttare al vento la tua vita. Cosa mai significheranno per te persone appena incontrate?-
- Ve l’ho già detto, se succedesse qualcosa a uno di loro io morirei…- a quelle parole Homura la lasciò di colpo e Karin ricadde scompostamente a terra. - … Hakkai rappresenta la gentilezza che io non ho mai avuto nella vita, Goku è l’innocenza di un bambino, la stessa che mi è sempre stata negata. Sanzo è la luce, il sole che brilla nei miei giorni da quando l’ho visto e Gojyo… lui è la mia vita, la mia anima, la mia mente e il mio cuore. Non lo tradirò per nulla al mondo.-
- Allora muori con le tue stupide speranze, perché loro non ti salveranno. Non potrai rimanere con loro, moriranno per mano mia prima.- Il dio scomparve dalla vista di Karin, poco prima che rientrasse Gojyo.

Il rosso aprì la porta entrando con un grosso sorriso stampato sul viso, felice di aver comprato un abito adatto alla ragazza, ma non appena la vide a terra fu come se il suo cuore si fermasse. Corse ad aiutarla e la prese in braccio riportandola a letto.
- Hai avuto un’altra crisi? - era seriamente preoccupato e lo dimostrava il fatto che per soccorrerla aveva gettato l’abito in un angolo.
- Sto bene, ma quello che hai gettato via era forse un regalo per me? Non sei stato molto carino…- sviò il discorso, facendorimanere si sasso il giovane mezzo demone, che corse a raccogliere l’abito e lo porse alla ragazza. Era un vestito blu, con tanti ricami floreali dorati, senza maniche e aderente, la gonna arrivava fino al ginocchio, ma di fianco si apriva un grande spacco molto provocante.
- Deduco che questo sia il tipo di abito che ti piace vedere su una donna?- Karin ammiccò al rosso e lui sembrò addirittura imbarazzato da quello sguardo così seducente. Lo indossò velocemente, era della sua misura e le calzava a pennello, il blu dell’abito faceva risplendere il colore dei capelli, legati in una lunga coda, con qualche ciocca libera sul davanti. Gojyo la fissò attentamente, tenendo stretta tra le dita una sigaretta, il vestito era perfetto anche se lasciava intravedere ancora qualche livido o ferita non ancora ben richiusa, ma lei era stupenda.

In quel momento tornarono anche gli altri, Sanzo si catapultò nella stanza della ragazza per cercare spiegazioni, ma come la vide ogni domanda gli sfuggì dalla mente. Sembrava completamente diversa dalla ragazza che conosceva, era semplicemente radiosa, i suoi occhi erano luminosi e lei sorrideva. Cosa l’aveva trasformata in quel modo? Anche se, osservando la stanza, il letto completamente disfatto, Gojyo che indossava solo una misera canottiera bianca e dall’odore di chiuso che vi aleggiava, avrebbe dovuto capirlo subito.
- Che c’è, il bonzo corrotto è rimasto a bocca aperta davanti ad una donna. Attento Sanzo stai sbavando!- Il venerabile reagì a quella provocazione con un poderoso colpo di arisen in testa al rosso, che caracollò a terra reggendosi la parte lesa.
- Stupido di un kappa idiota!- si rivolse poi a Karin chiedendole di sedersi e di ascoltarlo molto attentamente.

Il bonzo raccontò di cosa era accaduto accanto alla casa e soprattutto si soffermò sul malore che aveva colpito Dokujin. La reazione di Karin fu di completo sgomento.
- Mi dispiace ma non so nulla di questo. Dokujin non ha mai avuto alcun problema, che io sapessi.-
- Ma Karin, aveva la stessa espressione che avevi tu quando sei stata male per la maledizione, a me ha fatto lo stesso effetto.- La scimmia, per la sua intromissione troppo diretta, ricevette una sventagliata in testa andando a far compagnia al kappa nel dolore. Karin guardò Sanzo senza capire.
- Dokujin ha la tua stessa maledizione, il dolore e la sensazione che ho percepito erano identiche. Come spieghi questo?-
- A parte il lungo tatuaggio che ha sul viso, lui non ha il mio stesso marchio. Inoltre che senso avrebbe maledire me e se stesso?- Ecco una domanda a cui il venerabile Sanzo non sapeva rispondere. In effetti l’idea che Dokujin si fosse maledetto da solo era paradossale, il fatto che volesse controllare la sorella, che non volesse farla fuggire era plausibile, ma non il resto. In quel momento la stanza sprofondò nel silenzio, tutti cercavano di trovare una spiegazione alla situazione, tutti tranne Goku, il cui stomaco forse era troppo rumoroso per permettergli di pensare. Quel rumore diede sui nervi al venerabile bonzo, la vena sulla sua tempia si era ingrandita a livelli spropositati, ma si trattenne dal picchiare la scimmia, catturato dalla voce di Karin. La ragazza aveva fissato le sue iridi scarlatte verso la finestra, osservando un punto ben preciso, che solo lei riusciva a vedere.
- Sta arrivando! Vedo la luce nera di Dokujin che si avvicina, non mi posso sbagliare… lui sa che l’ho tradito.- Karin guardò Gojyo, che evidentemente aveva capito quelle sue parole. Dokujin in qualche modo aveva saputo che Karin si era concessa al mezzo demone e voleva vendicare quel tradimento. Anche Sanzo e Hakkai capirono la situazione e il dubbio che avevano avuto entrando nella stanza, ora era diventato certezza.

- Certo che non manchi occasione per fare il kappa!- Inveì il monaco, anche se quella voleva essere solo una semplice battuta, non di certo giudicava la ragazza per ciò che aveva fatto. Anzi ne era quasi felice, l’aveva vista radiosa e questo gli bastava.
- Senti bonzo corrotto, non è che sei geloso? Magari volevi esserci tu al posto mio?- Iniziarono un ironico scambio di battute, Hakkai li sosteneva con il suo sorriso, mentre strani punti interrogati viaggiavono nella mente della scimmia, che come al solito non aveva capito nulla, tanto che ebbe l’ardine di chiedere alla ragazza cosa era accaduto tra lei e il kappa, prendendosi un bel colpo in testa dall’immancabile arisen.
- Certo che gli stupidi non crepano mai!-
- Forse dovremo concentraci sulla battaglia, se la signorina Karin dice che sta arrivando, dovremo almeno prepararci.- Come al solito la voce di Hakkai era intervenuta a mettere fine ai battibecchi, facendo tornare la concentrazione nel gruppo. Sapevano tutti di non poter uccidere Dokujin, altrimenti non avrebbero mai trovato il modo di venire a capo di quella situazione, ma viste le circostanze non sarebbe neanche stato facile farlo parlare. Inoltre, nella mente di Karin, si faceva strada la paura del dio. Non aveva detto a nessuno della proposta di Homura, ma sapeva che il dio non si sarebbe lasciato scappare l’opportunità di prendere il sutra, sapendo il venerabile in difficoltà o comunque non concentrato a proteggerlo.
Karin seguì i loro movimenti, come si preparavano all’imminente battaglia, vide Sanzo indossare il sacro sutra, Gojyo evocare la sua strana arma, Goku il suo bastone e Hakkai, sempre con il suo dolce sorriso, porgerle il piccolo draghetto bianco.
- Mi raccomando signorina Karin, non esca dalla locanda e stia attenta ad Hakuryu.- Il demone dagli occhi smeraldo le aveva parlato con estrema gentilezza e Karin si meravigliò che ancora non le desse del tu. I quattro compagni uscirono dalla locanda, posizionandosi poco fuori dal paese, dove attesero l’arrivo del loro nemico.

Nella mente della ragazza si susseguivano miriadi di domande, la notizia che anche suo fratello potesse soffrire per la sua stessa maledizione, l’aveva lasciata molto perplessa. Fece il grande sforzo di ricordare i giorni passati con lui, ma non aveva ricordo di strani malori o segni particolari. Cosa era accaduto il giorno in cui il padre di Dokujin aveva cercato di ucciderla, cosa celava quel ricordo dimenticato? Era stato davvero suo fratello a marchiarla per sempre? Doveva sapere ad ogni costo la verità, doveva andare da lui e farsi spiegare ogni cosa. Uscì dalla stanza velocemente, tenendo sulla spalla il piccolo drago di Hakkai. Forse si sarebbero arrabbiati vedendola arrivare, ma non poteva rimanere in disparte, non questa volta.
Battaglia finale

I quattro compagni si erano fermati poco fuori del villaggio. Il bonzo e il kappa si erano accesi una sigaretta e fumavano avidamente cercando di ammazzare il tempo.
- Gojyo…- Sanzo lo aveva chiamato a bassa voce, come se non volesse che gli altri ascoltassero la conversazione. Il demone rosso si voltò verso il monaco attendendo. - Cosa hai intenzione di fare? Mi riferisco a Karin ovviamente. Una volta che tutto sarà finito e se riusciremo a salvarla, rimarrai con lei?- Come suo solito, il bonzo fu lapidario e conciso, aveva mirato perfettamente al nocciolo della questione. Già, cosa aveva intenzione di fare? Non lo sapeva davvero, era indeciso e combattuto. Aveva intrapreso quel viaggio con Sanzo e gli altri perché non aveva nulla che lo legasse, nessuno da proteggere o con cui rimanere. Invece ora si sentiva legato a quella ragazza, non era un amore passeggero, non era come le altre donne che aveva conosciuto. Poteva chiederle di seguirlo, di intraprendere quel viaggio senza meta e senza fine, pur di restare con lui, ma era giusto trascinarla in un mondo impervio? No, non lo era, Karin meritava tranquillità e pace e lui non poteva darle ciò che cercava, ma non voleva neanche abbandonarla.
- Nessuno ti obbliga a continuare questo viaggio… quindi decidi ciò che è meglio per te.- Sanzo aveva ragione, ma sarebbe stato in grado di lasciarli? Di saperli lontani e magari in pericolo e lui non avrebbe potuto far nulla per loro? No, non aveva il cuore di abbandonarli, non dopo quello che c’era stato, non dopo il legame che si era istaurato tra loro, un legame che anche Karin aveva visto.

Il rosso non ebbe tempo ne di rispondere, ne di mettere ordine alle idee, che si trovò davanti gli occhi oscuri di Dokujin. Era apparso davanti a loro ad una tale velocità, che nessuno se ne era accorto. In meno di due secondi, il rosso si trovò scaraventato a terra, colpito da un poderoso pugno in pieno viso. Lo aveva colpito con tanta forza, che ora la vista gli si era annebbiata. Hakkai corse ad aiutarlo, ma venne colpito anche lui da un altro pugno, in pieni stomaco stavolta, sempre da Dokujin. Il demone si muoveva ad una velocità impressionante, tanto che neanche Sanzo, riusciva a colpirlo con la sua immancabile pistola e Goku era rimasto sorpreso tanto quanto loro.
- Tu sei quel bastardo che ha osato toccare Karin. Io ti ammazzo… solo perché sei un mezzo demone, non dovevi permetterti… lei mi appartiene.-
- Karin è tua sorella e non hai il diritto di farle ciò che vuoi. Bastardo!- Gojyo sputò sangue, ma cercò di non farsi vedere in difficoltà. Non credeva che un semplice demone potesse essere tanto forte.
- Prima di farci fuori, dovremo scambiare due parole non credi?- Sanzo interruppe la conversazione, trattenendo la scimmia, che già si stava lanciando all’attacco. Dokujin si rivolse al monaco, osservandolo bene e incrociando senza timore l’ametista di quegli occhi così freddi.
- Volete sapere della maledizione? Cosa vi ha detto Karin di preciso?- Dokujin incrociò le braccia davanti al petto, come segno che non aveva intenzione di attaccarli, per ora. - Vi ha detto che sono stato io a maledirla, che l’ho fatto per controllarla, ma non è proprio così.-

Proprio in quel momento arrivò la ragazza, correndo disperata verso il gruppo di ragazzi. Vide suo fratello fermo davanti al monaco e Gojyo ancora steso a terra, che si massaggiava la parte lesa. Andò subito e senza pensarci verso il mezzo demone, chiedendogli come stesse, ma lui le rispose solo con un accenno di sorriso. A quella scena Dokujin ebbe un sussulto, vedere Karin vestita in quel modo provocante, notare i lividi e i graffi che le deturpavano il corpo, ma soprattutto vederla abbracciata a quel demone, lo stava distruggendo. Avrebbe voluto correre da lei e portarla subito via, ma aveva puntata addosso la S&W di Sanzo, come a dirgli se tu muovi ti ammazzo.
- Do, ora basta. Non voglio vederti combattere contro di loro. Non ti uccideranno se mi aiuterai.- Karin lo stava letteralmente supplicando e alla vista di quegli occhi così dolci e lucidi, il demone fece per cedere. Le braccia gli ricaddero sui fianchi e provò a fare un passo, anche se un click del mirino della pistola lo fece bloccare all’istante.
- Karin io non voglio farti del male, ma solo salvarti. Torna da me e non avrai più alcun dolore.-
Perché doveva essere sempre così quando si trovava davanti gli occhi di suo fratello. Non sembrava affatto cattivo, ma non poteva non ripensare a tutte le volte che si era approfittato di lei e questo non riusciva a sopportarlo. La ragazza si strinse ancora di più tra le braccia del rosso e a quel gesto Dokujin ebbe un attacco di bile, senza pensare alla pistola che Sanzo gli teneva puntata alla tempia, si lanciò sulla coppia, strappando via la ragazza dalle braccia del mezzo demone. La spinse a terra e iniziò a scuoterla violentemente, gridandole contro.
- Io ti ho dato tutto quello che potevi desiderare, ogni cosa e tu adesso ti permetti di stringerti a quel demone davanti ai miei occhi. Non capisci che ti amo?- Karin iniziò a piangere, senza reagire. Ad aiutarla cose Gojyo, che puntò la sua arma contro la gola del demone intimandogli di lasciarla andare. Dojukin si scansò senza obiettare, fissando il demone rosso dritto nelle irridi scarlatte, lui si era permesso di prendere la sua Karin, non poteva lasciarlo vivere così, non poteva permettere tanto. Anche se sapeva bene che se avesse ucciso Gojyo, sua sorella avrebbe sofferto di nuovo, la maledizione si sarebbe attivata nuovamente forse uccidendola questa volta.
- Adesso devi dirci tutto quello che sai sulla maledizione di Karin e soprattutto come toglierla.-

- Non si può, c’è solo una persona in grado di spezzare quella maledizione ed è anche l’unica che non sa come fare.- Dokujin, in quel momento, guardò la sorella, ma un colpo da parte del monaco alle spalle lo esortò a parlare di nuovo. Sanzo lo spinse a terra e gli bloccò la testa con un piede.
- Non sono stato io a metterle la maledizione, ma lei stessa!- Karin, stretta tra le braccia di Gojyo aveva iniziato a tremare come una foglia a quelle parole. - Lei non ricorda nulla, ma quando mio padre cercò di ucciderla lei...- esitò un attimo sentendo il peso del bonzo sulla sua testa. -...lei per proteggersi invocò un incantesimo, non ho idea di come lo conoscesse, sta di fatto che per rendersi più forte, impose a lei e a tutti noi questa maledizione. Uccise mio padre con le sue mani, poi la maledizione consumò nostra madre lentamente.-
- Menti, non è possibile, sei stato tu a farmi questo!- Karin si teneva il viso con le mani, piangendo disperata. Gojyo la strinse a se dolcemente, ma nulla sembrava calmarla.
- Questo è quello che ho sempre cercato di farti credere. Per me sei stata la persona più importante della mai vita e dirti che avevi ucciso i nostri genitori ti avrebbe solo fatto soffrire, ma anche io sono sottomesso al tuo incantesimo, solo che con te accanto non ho mai avuto problemi e neanche tu… io ho sbagliato…- a quelle parole, Sanzo lo lasciò andare e Dokujin si mise seduto sulla sabbia continuando a parlare, anche se le parole erano spezzate e la voce roca. - … quello che volevo eri tu, ma sapevo che non ti saresti mai concessa a me e ho reagito di conseguenza, ma in quel momento mi sembrava l’unico modo per impedirti di lasciarmi. Non vedi che appena ci siamo allontanati, entrambi stiamo soffrendo?-

La realtà si era svelata, così anche la natura di quella strana maledizione. Karin, pur di salvarsi dalla malvagità di un uomo che non la riconosceva come figlia, si era imposta quella maledizione, come per punirsi del peccato di cui si sarebbe macchiata. Omicidio. Non avrebbe mai voluto far del male anche a sua madre o a suo fratello, ma evidentemente non era stata abbastanza forte da controllarla. Ora che sapeva però, meritava di essere salvata da quelle persone?
- Do…- Karin, tra le lacrime, cercò di parlare a suo fratello e lui sperò tanto che lei accettasse di tornare da lui. - …vai via! Io non posso stare con te, per me sei solo un fratello, ma ti prometto che riuscirò a trovare un modo per liberare entrambi da questo male. Vattene!- La voce le uscì molto simile ad un sussurro, ma sapeva che Dokujin aveva l’udito sensibile e l’avrebbe comunque ascoltata. Proprio in quel momento, come a dire la sfortuna non viene mai sola, comparve Homura, seguito dai suoi due subordinati. Aveva dipinta sul viso un espressione di disgusto.
- Non credevo Konzen, che ti fossi messo a fare beneficenza. Devo dire che mi deludete ogni giorno di più.-
- Ora di seccature ce ne sono due! Che sei venuto a fare?- chiese Sanzo, mentre ricaricava la sua immancabile pistola, pur sapendo che contro un dio non avrebbe avuto alcun effetto. Homura alzò un braccio in direzione del gruppo e iniziò a dire qualcosa, che non giunse alle orecchie dei ragazzi. In quell’istante Dokujin fremette, si prese la testa con le mani e gridò dal dolore.
- Do…cosa gli prende? Che gli state facendo?- Karin gridò correndo in aiuto del fratello, ma questi la scansò in modo brusco e la fissò truce. Sulla fronte del demone apparve un chakra scarlatto. Homura lo aveva reso un dio.
- La vostra amichetta non ha accettato la mia proposta, ma lui di certo non si tirerà indietro alla prospettiva di vivere senza essere condizionato da quella maledizione.-
- Di quale proposta parla piccola?- Gojyo si avvicinò a lei chiedendo spiegazioni e Karin parlò della proposta del dio, di divenire un essere superiore e avere salva la vita.
- Io non avrei mai accettato, mai potrei tradirvi.-

Dokujin si lanciò contro il mezzo demone, oggetto della sua ira. Gojyo parò il pungo, ma cedette sotto il peso del demone. Hakkai corse ad aiutarlo, ma fu scacciato da un poderoso calcio. In quel tempo, Homura non fece nulla, ne gli altri, limitandosi a semplici spettatori.
- Come al solito fai fare tutto agli altri? Non ami sporcarti le mani, spero solo che tu sia felice del risultato.- Sanzo attirò la sua attenzione con quelle parole, ma per tutta risposta Homura si limitò a sorridere. Subito Goku si scagliò contro il Dio, pronto a combattere, ma questi lo evitò con estrema facilità, colpendolo di rimando. Il piccolo demone cadde a terra, reggendosi lo stomaco e tossendo convulsamente, poi anche Sanzo cadde vittima dei colpi di Shien, che con una delle fruste lo fece capitolare a terra. Il sutra sulle spalle del monaco volò via, ma lui non riuscì a fermarlo, il colpo infertogli da Shien bruciava come fuoco sulla pelle. Karin, che assisteva agli scontri senza poter fare nulla, vide il sutra cadere lontano dal monaco e corse a riprenderlo. Fu molto lesta e questo sorprese il dio della guerra, che ne rimase quasi contento. La vide mentre raccoglieva il rotolo e si avvicinava al bonzo.
- Zenon…- al suono del suo nome il dio si voltò verso Homura, aspettando ordini.- Uccidi la ragazza e prendi il sutra, non abbiamo tempo da perdere.-
- Homura sei sicuro? Vuoi davvero che la uccida?- Zenon non sembrava convinto di quell’ordine, mai Homura gli era sembrato tanto freddo nei confronti di un nemico, tanto meno nei confronti di una donna, ma lui non poteva certo contraddirlo. Prese la mira con la sua infallibile mitragliatrice e si ritrovò nel mirino la figura di una piccola donna, che non aveva alcuna intenzione di uccidere.

Dokujin aveva perso completamente il senno, ora che era diventato una specie di divinità pensava solo ad eseguire gli ordini di Homura, ma qualcosa dentro di lui gridava ad alta voce e forse quel qualcosa riuscì a farlo rinsavire. Grazie al suo udito fine percepì le parole del dio della guerra e l’ordine di uccidere la ragazza. In quel momento sembrò non interessarlo, ma quel qualcosa gridava incessantemente un rumoroso no. Fu così che si lanciò in direzione della ragazza, dimenticando i due con cui stava combattendo, Zenon premette il grilletto con il cuore in gola e le pallottole colpirono il bersaglio, solo che andarono a sbattere contro la schiena di un demone impazzito. Dokujin ricadde pesantemente sul corpo della sorella e questa, vedendo la scena non potè fare a meno di gridare.
- Perdonami, spero che tu possa trovare un po’ di tranquillità…sorella mia…- Il demone scomparve circondato da un alone candido. Karin strinse a se il rotolo del sutra, piangendo disperata per quelle parole, dette in un attimo di lucidità. Sanzo si avvicinò a lei riprendendo il rotolo sacro e Goku si parò davanti ai due, pronto a sfidare i tre dei a qualunque costo. La piccola scimmia aveva gli occhi lucidi, una volta aveva promesso a Sanzo che non avrebbe più pianto, ma quella scena gli aveva straziato il cuore e non riusciva più a trattenersi.
- Prova solo a toccarli e giuro che questa volta ti ammazzo davvero Homura!- la scimmia era furente e i suoi occhi lo dimostravano, brillavano, forse a causa delle lacrime, come fiamme ardenti. Homura decise di ritirarsi, era sua abitudine lasciare le cose a metà, ma questa volta nessuno ebbe da obiettare e osservarono gli dei scomparire davanti ai loro occhi. Gojyo corse dalla ragazza e la strinse in un altro caloroso abbraccio, Karin si abbandonò in quel gesto invocando disperata il nome di suo fratello, dopo di che perse i sensi.

Forse ora tutto era finito, la maledizione non era stata sciolta, ma cosa avrebbe potuto provocarle altre crisi, se fosse vissuta in pace da quel momento? Gojyo la osservò dormire profondamente in quel letto, che era stato il loro nido e ora più che mai, avrebbe voluto rimanerle accanto per sempre. Goku comparve sulla soglia chiamando il mezzo demone e chiedendogli di scendere a mangiare qualcosa. Gojyo seguì la scimmia lasciandola sola. Dopo qualche istante Karin si risvegliò, aveva nel cuore un grande peso, la perdita di Dokujin l’aveva scossa molto, nonostante più volte si era ritrovata a pensare alla sua morte. Credendosi sola, si abbandonò al ricordo di suo fratello e le lacrime tornarono a solcarle il viso, ma una mano fredda come il ghiaccio la prese costringendola a voltarsi. Karin si trovò davanti la figura di una donna, all’apparenza attraente, lunghi capelli neri e vestita in modo provocante, anche se gli occhi somigliavano molto a quelli di Sanzo.
- Chi siete?- chiese lei timidamente, staccandosi da quella presa. La donna si sedette, incrociando sensualmente le gambe, al lato del letto e la fissò.
- Io sono la dea della misericordia Kanzeon Bosatsu e sono scesa qui proprio per te. Devo complimentarmi del fatto che sei riuscita a tener testa ad Homura in quel modo.-
- Non capisco, cosa può mai volere da me un dio?- domandò tra lo stupore e la timidezza, davanti a quell’essere divino e molto provocante.
- Ho un paio di cose da dirti, lasciami finire e poi decidi. Sei riuscita a conquistare quei ragazzi con molta semplicità, addirittura stanno sacrificando ogni cosa per te, ma non deve essere così. Io sono un dio e come tale posso tutto, anche liberarti da questa maledizione, ma tu…-
- Se state per propormi di diventare un dio la mia risposta è no, mi è già stata fatta una simile proposta e piuttosto che tradirli preferisco la morte!- Kanzeon rise davanti al coraggio di quella giovane, ma non era ciò che voleva.
- Ascolta bene prima, mi sembrava di essere stata chiara. Quei quattro hanno intrapreso un viaggio importante, hanno segnato la via del loro destino e hanno un compito a cui non si sottrarranno, ma tu sei un ostacolo. Non puoi trattenerli, li costringeresti a qualcosa che non è nella loro indole, chiuderesti una tigre in gabbia, li farai morire se ti ostini a trattenerli. Lasciali ripartire, lascia che seguano il loro destino. Se li ami, lasciali andare via, in cambio ti renderò la libertà, ti donerò la forza di un dio, solo quella che ti serve per contrastare la maledizione, ma sarai te stessa sempre e comunque. Cosa decidi?-
Karin iniziò a sfregarsi le mani freneticamente, non era la prima volta che sentiva dire a qualcuno che per colpa sua loro si trattenevano in un luogo che non era dato loro, davvero li faceva stare così male rimanere con lei? Aveva già fatto soffrire suo fratello e non avrebbe sopportato di vedere anche Gojyo, fare quella fine. Non poteva. Si risolse alla dea, le lacrime non le avrebbero più solcato il viso, aveva preso la sua decisione.
- Se davvero puoi salvarmi fallo, ma prima aspetta che se ne siano andati.-
- Brava bambina, ti prometto che non dovrai più soffrire.- Detto questo la dea scomparve dagli occhi della ragazza. Il cuore di Karin era pesante, come se qualcuno vi avesse posato un macigno sopra. Come avrebbe fatto…cosa avrebbe detto loro per convincerli a lasciarla?
Addio

Gojyo tornò in camera della ragazza, reggendo un vassoio con qualche leccornia che aveva sottratto alla scimmia. Voleva che Karin mangiasse e riacquistasse presto le forze, ma si stupì di trovarla alzata. Poggiò il vassoio su un piccolo tavolino a si avvicinò a lei, anche se l’atmosfera che reggeva quella situazione era glaciale. Karin si spostò appena in tempo perché Gojyo non riuscisse ad abbracciarla, scivolando dietro di lui. Il mezzo demone ne rimase molto deluso e chiese cosa fosse accaduto, ma lei non rispose.
- Ascolta Karin devo farti una domanda.- il cuore di lei iniziò a battere così forte, che non sarebbe riuscita a trattenerlo ancora a lungo. - Io ho intrapreso un viaggio con i miei amici e non voglio sottrarmi al destino che mi sono scelto, ma ora ci sei tu… ne ho parlato con Sanzo e vorrei chiederti se vuoi venire con noi. So che la prospettiva di vivere alla giornata e magari tra mille pericoli non è bella, ma io non voglio separarmi da te.- Karin fece un lungo respiro e per un attimo scese il silenzio più totale tra i due, un silenzio che gelò il sangue del mezzo demone, che guardava la ragazza a capo chino davanti a lui, che non osava reggere il suo sguardo.
- Capisco che tu voglia avere una vita più tranquilla, allora rimarrò io e…-
- No.- Karin lo bloccò di colpo, la voce risuonò fredda e priva di emozioni, che a Gojyo mancò un battito del cuore.- Gojyo ascolta, tu devi ripartire con loro, io non voglio venire con te, non me la sento di mettermi in viaggio e non voglio essere di peso. Non verrò con te e tu non rimarrai qui.- Il mezzo demone si avvicinò a lei, Karin indietreggiò sentendolo vicino, non aveva mai osato incontrare i suoi occhi perché, se lo avesse fatto, non avrebbe resistito. Gojyo la prese per un braccio, facendole male e la costrinse a guardarlo.
- Rispondi sinceramente e guardami quando ti parlo… mi ami? Sei innamorata di me?-

All’ennesimo rifiuto di guardarlo, la prese di forza avvicinandole il viso al suo, Karin piangeva in silenzio e Gojyo ne rimase congelato.
-… no… non sono innamorata di te…- La lasciò, senza forza era diventata la presa del mezzo demone, quelle parole lo avevano colpito. I suoi occhi si erano spalancati, avevano perso luce e ora si allontanavano da lei. Karin cadde in ginocchio, piangeva perché non era solo il suo cuore ad essere in frantumi, ma aveva ferito anche Gojyo, l’unico che era riuscito a donarle la vita, che da tempo anelava. Vedendo uscire il mezzo demone dalla stanza, Sanzo capì che era accaduto qualcosa di grave, mai aveva letto negli occhi del compagno il nulla assoluto come in quel momento. Entrò nella stanza timidamente e scorse la figura di Karin accovacciata a terra e in lacrime, ancora una volta. Si avvicinò a lei e istintivamente la ragazza si gettò tra le braccia di quella luce calda, che aveva il potere di aiutarla.
- Io lo amo, lo amo più della mia vita, ma non posso trattenervi ancora. Andate via domani stesso e seguite il vostro destino… ti prego.- Il monaco sentì la veste inumidirsi dalle lacrime sincere della ragazza e acconsentì a quel desiderio, sebbene anche lui non ne fosse contento.

Quella sera Karin andò da Goku e lo ringraziò per tutto quello che aveva fatto. La scimmia non capì il perché di quelle parole, aveva sentito Gojyo dire a Sanzo che aveva intenzione di portare con se Karin, forse non aveva accettato?
- Perché non vuoi venire con noi? Io ti proteggerò non preoccuparti.- A quelle parole Karin prese il viso della scimmia tra le mani e posò un leggerissimo bacio sulle labbra del demone, che avvampò dall’imbarazzo a quel gesto.
- Grazie Goku, per tutto. Addio.-

Andò anche da Hakkai, che in un certo senso l’attendeva da tempo. Sapeva della scelta della ragazza, ma non poteva fare a meno di rattristarsi per il compagno. Karin lo abbracciò dolcemente e ringraziò anche lui, poi sfiorò la mano del demone, la stessa che si era ferita la notte della sua ultima crisi.
- Mi dispiace di averle fatto ricordare tante cose spiacevoli, ma senza di lei io non sarei riuscita a uscire dalle crisi, per questo la devo ringraziare dal cuore.- Anche Hakkai fu toccato dalle labbra della ragazza, un casto e lento bacio di ringraziamento. - Questo è l’unico modo che ho per ringraziarvi.- Lasciò anche quella stanza e attese la mattina.

Aveva deciso che non sarebbe andata a salutarli, ma non ne fu capace. Non appena il rombo del motore della jeep si accese ebbe un sussulto al cuore e corse da loro. Li vide sull’auto, Sanzo che fumava seduto davanti, Hakkai alla guida, Goku dietro che si sbracciava nel salutarla gioiosamente, forse perché era ancora preso da quel piccolo bacio, tanto che le gote della scimmia non si erano ancora decolorate e Gojyo, che neanche la guardava.
- So che non avrei dovuto venire qui, ma non ci sono riuscita, chiedo scusa.-
- Di cosa, sei libera di fare ciò che vuoi. Ora lo sei davvero!- Sanzo aveva cercato di assumere il suo tono distaccato, ma davanti agli occhi scarlatti della ragazza aveva tentennato.
- Soprattutto ad una persona devo chiedere scusa per averlo ingannato.- A quelle parole il mezzo demone si voltò di scatto furente, si poggiò al lato della jeep inveendo contro la ragazza.
- Avresti dovuto farlo prima, ora non è più tempo e non voglio neanche starti a sentire…- Le parole del mezzo demone furono interrotte dalle labbra di Karin, la ragazza lo stava baciando con trasporto e lui non riuscì a non ricambiare, le loro lingue si intrecciarono in un ballo passionale, mai era stato baciato così. Appena si staccarono Karin gli sussurrò all’orecchio.
- Ti amo, ti amo, ti amo e ti amerò sempre, perdonami se ti ho mentito. Non ti dimenticherò mai..- Quelle ultime parole si persero nel rumore delle ruote che correvano sulla sabbia, Hakkai era partito velocemente con la jeep, era stata la stessa Karin a chiederlo. Voleva salutare Gojyo, ma lui avrebbe dovuto portarlo subito via.

Karin li osservò mentre sfrecciavano, vedeva Gojyo ancora fermo al lato della jeep, con la testa fuori, come se non riuscisse a credere a ciò che era successo. In quel momento Kanzeon tornò dalla ragazza, proprio come promesso.
- Allora sei pronta?- chiese impaziente, anche se contenta della scelta della giovane.
- Tu puoi davvero guarirmi da questa malattia?- la dea fece solo un gesto affermativo con la testa.
- Non voglio, rimarrò così, perché ora non temo più nulla.-
- Dunque è questa la tua scelta, preferisci la morte?- chiese lei senza capire la mente delle persone, troppo strane anche se estremamente divertenti.
- No, scelgo la vita. Lo aspetterò per sempre…- Karin si voltò, dando le spalle alla dea e intraprese il suo cammino, il suo destino era stare finalmente con Gojyo.

Sulla jeep, Goku continuava a stuzzicare il rosso cercando di farlo rinsavire.
- Kappa? Ehi Kappa ma ci sei, guarda che non sei l’unico ad essere stato baciato.-
- Che vuoi scimmia, tu non puoi neanche immaginare cosa si prova!- rispose esasperato dalla voce stridula del giovane.
- Guarda che Karin ha baciato anche me… non mi laverò mai più le labbra.-
- Che cosa! Ma che diavolo dici stupido di una scimmia?- Hakkai alla guida non potè fare a meno di ridere e attirare l’attenzione del rosso.
- Guarda che se è per questo Karin ha baciato anche me!-
- Eh, ma è una congiura!- Il kappa si agitò così tanto che la jeep sbandò, mandando su tutte le furie il bonzo. Sanzo si alzò brandendo il suo arisen e facendo per colpire i due idioti alle sue spalle.
- Piantatela con questi baci, siete montoni!- solo che il solito rimprovero era stato mosso con una punta di timidezza che non si addiceva al bonzo.
- No, ha baciato anche te bonzo corrotto! Non ci credo la mia piccolina si è sporcata le labbra con un simile individuo.-
Nonostante le lamentele, Gojyo sapeva che non era stata la malizia a guidare i gesti di Karin. Ora che sapeva che l’amava e che anche lei ricambiava, l’avrebbe riabbracciata presto. Sempre che prima avrebbe sopportato le continue smancerie della scimmia, che continuava imperterrito a fare il verso di un bacio, porgendo le labbra al vento…

Il viaggio verso ovest proseguì come sempre… solo ora erano più ricchi di qualcosa chiamato amore.



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Nonostante scrivo come una matta tutto quello che mi passa per la mente, descrivere me è sempre difficile. Sogno ad occhi aperti di questo sono colpevole e il mio carattere è abbastanza strano da far dire a chi mi conosce da anni che ancora non lo ha capito, bhe figurarsi io! Quindi sono alla scoperta giornaliera di quello che posso fare o meno! Sono un otaku convinta e yaoista ai massimi livelli ed ho trascinato nel tunnel dei manga e anime molte persone. Chi mi conosce sa che sono un "pò" fuori di testa!!!! ^_^

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