Originale - Obscure - Il gioco maledetto Capitolo 14

14. Aiden e Cristiano

La mia mente viaggiò come un treno a tutta velocità, tornò indietro di molti anni e mi ritrovai nuovamente in quel salone pregno di sangue. Julian era li e teneva William tra le braccia, esattamente come lo avevo visto nella visione, ma più vero, più mio.
« Mi hai mentito di nuovo.» A denti stretti e con gli occhi serrati, Julian pronunciò quelle parole e ferì anche me. « Hel! Maledetta lo hai fatto di nuovo!» stavolta gridò e io cercai con lo sguardo la figura deforme di Hel, non la vidi, ma la sentii. Parlava attraverso il sangue che Julian aveva versato, rideva beandosi del dolore che lui aveva inferto.
« Non ci sei riuscito neanche stavolta, nonostante avessi con te l'uovo, nonostante tu sia sempre più forte, non puoi richiamarla
« Avevi promesso che me lo avresti lasciato fare, che avrei potuto richiamare Amina tramite Willliam, era l'unico che poteva contenerla.»
« Si era un buon tramite e tu hai studiato bene durante gli anni per evitare di commettere lo stesso errore che hai fatto secoli fa, ma non basta
« Perchè allora illudermi di nuovo? Solo perché non ho mai trovato lei mi punisci così, non smetterò di cercarla, ma non riesco più ad uccidere tutti quelli a cui mi lego.»
« Lo fai proprio perché non l'hai ancora trovata, devi dedicare le vite che ti concedo a quell'unico scopo, solo allora ti darò ciò che vuoi.»
« Ti diverti vero? Sei grata per tutte le anime che ti mando, che ti ho sempre donato non è così? Per questo prometti e non mantieni, così come divori tutti quelli che ti mando il più in fretta possibile per evitare che io li riporti indietro, ma William è ancora con me, lo sento e lo riporterò indietro e tu ne soffrirai.»
Faticai a seguire quel discorso, le frasi avevano senso e non lo avevano allo stesso tempo. Si può davvero non comprendere se stessi fino a quel punto? Io ero Julian eppure non lo capivo, non riuscivo a dare un senso a quello che faceva, se era solo per disperazione o follia. Lo seguii mentre portava in avanti il braccio e chiudeva gli occhi, iniziò a dire qualcosa, ma si bloccò ed Hel rise. Così lui si piegò in avanti, stringendo quel corpo ormai freddo e irrigidito e pianse di nuovo e stavolta non mi servirono parole per capire il motivo per cui si era fermato, per cui mi ero fermato.

Se lo avessi fatto, se avessi riportato indietro William cosa mi avrebbe detto? In quello stato non avrei di certo potuto reggere il suo odio, perché non c'erano altri sentimenti che avrebbe potuto rivolgermi. Non volevo che mi odiasse, non potevo permettere che lo facesse e così, mi bloccai.
Infondo era sempre andata così, ogni volta che mi trovavo a dover compiere un sacrificio del genere, in ogni vita, non ero poi in grado di mettere un riparo alle mie azioni. Era stato così per tutti, compresa Kyra. Il ricordo di quella bambina mi strinse il cuore e per un po' viaggiai ancora più indietro, tornando ad essere Velimir. Ricordai di come tutto era riemerso dopo aver ucciso il bojarin e ogni volta che guardavo il viso di quella bambina, un'ombra oscura e pesante mi chiudeva lo stomaco. Quando la follia di Ivan il Terribile raggiunse anche me, che conoscevo alcuni dei suoi segreti, dovetti scappare e portare via Kyra, ma rimanemmo intrappolati e la bambina era già malata. Quel particolare non lo avevo ricordato se non fino a quel momento, forse perché prima mi ero sempre concentrato nel vedere Aiden come cattivo, ma ora lo ero anche io, quindi tutto era diventato più chiaro. Kyra era malata e soffriva, io non potevo darle neanche un letto caldo su cui riposare e la decisione venne da se.
Ecco cos'ero, niente di più che un'anima vagante in un mondo dove tutto era nero e sudicio. Quel ricordo fu doloroso e lo scacciai da me con forza cercando di concentrarmi su Julian. Fu difficile, ma dovetti farlo.
Tornai da lui e mi aggregai al dolore che provava, sulle lacrime che versava. Riuscii persino a sentire il suo cuore battere all'impazzata e poi udii di nuovo la voce di Hel che lo scherniva.
Lo faceva di proposito, voleva spingere Julian sul bordo del baratro, logorarlo e crogiolarsi nel farlo e questo mi dava sui nervi, perché Julian era già al limite.
Poi tutto tacque, scese un silenzio spettrale rotto soltanto dal respiro irregolare di Julian e lo guardai. Era pallido e gli occhi erano rossi e stanchi.
« Il dolore più acuto è quello di riconoscere noi stessi come l’unica causa di tutti i nostri mali. Si, è proprio così e io sono anche stanco.» Alzò lo sguardo verso di me appoggiandosi alla parete e senza mai lasciare la presa su William. « Era come riavere Amina, siamo cresciuti insieme e tutto quello che abbiamo superato ci ha legati proprio come con lei. Sarò pazzo, sarò malato, ma non riesco in nessun modo a lasciar andare il suo ricordo, non da quando Hel mi ha detto che si trova nel Náströnd, nel suo luogo di tortura. Per questo mi sono sempre dato da fare per lei, ma ormai è tutto vano. Non riesco neanche più ad andare avanti.» Senza che me accorgessi aveva già recuperato il pugnale, ma si fermò subito e capii.
In quel momento, qualcosa dentro di lui nacque e prese vita, quello fu l'istante in cui Aiden, in cui la parte peggiore di Julian e quindi di me, prese una sua forma precisa e distinta. Quella era la forma di chi non avrebbe abbandonato il proprio obiettivo, che non avrebbe sofferto per le perdite subite, che avrebbe rappresentato il male puro e avrebbe portato a compimento il suo obiettivo.
Dapprima fu solo un'ombra scura e tremolante, poi sempre più distinta. Alzò un braccio e toccò il viso di Julian con gentilezza, lo accarezzò e lo portò a chiudere gli occhi.
In quel momento Julian morì e Aiden divenne reale, tenendo stretto nel pugno qualcosa di piccolo e luminoso, flebile come un lucciola solitaria. Quello ero io.

« Ora sai.» Come nel ricordo mi accarezzò la guancia e sospirò, come se si fosse tolto un peso dallo stomaco. « Ho protetto quella piccola e fragile anima umana per anni, finché un giorno non ha ripreso vita. Hel non voleva che ci separassimo, ma eri un bambino ed avevi voglia di vivere, piangevi così forte che ho faticato a sopportarti.» Accennò un sorriso e rimasi stupito. Mi stava rivelando dei particolari che non avrei mai potuto ricordare. « Per questo ti ho trovato una famiglia, ho creato per te un mondo dove vivere da essere umano. Il bambino che tua madre aveva appena partorito era morto, delle complicazioni durante il parto. Lei non lo sapeva, era ancora sotto anestesia quando incontrai tuo padre e gli proposi l'accordo. Lui ti vide e accettò di prendersi cura di te.»
« Perchè hai scelto loro?»
« Erano normali, un uomo e una donna senza segreti o problemi. Volevano essere genitori e tu avevi bisogno di quella famiglia che non avevamo mai avuto. Mi ripromisi di non interferire con la tua vita, non feci mai nulla finché tua madre non iniziò ad impazzire.»
« Mia madre?» lo dissi a denti stretti. Non pensavo molto a lei, se ne era andata con un altro uomo esasperata dai fallimenti lavorativi di mio padre e mi aveva lasciato indietro. Lui si era sempre fatto in quattro per me quindi non sentivo il bisogno né di cercarla, né di averla vicina, ma forse quello che mi aveva raccontato mio padre a quel tempo era solo una storia per accontentare un bambino, quindi rimasi in ascolto.
« Lei non sapeva dell'accordo che feci con tuo padre, finché qualcuno non le rivelò la verità. Ora che hai ricordato tanto, sai anche cosa fa quel mostro non è vero?» Si lo ricordavo bene, il suo più grande diletto era terrorizzare le persone, farle arrivare alla follia più oscura e godere di quella pazzia, nutrirsene e poi cibarsi con i resti che rimanevano di quella povera anima sventurata. Aiden mi lesse nel pensiero perché annuì e continuò. « Instillò nella mente di quella donna l'idea che non eri suo figlio, che eri un mostro. Credeva che tuo padre avesse ucciso il suo vero bambino e ti avesse scambiato con lui e una sera tentò di ucciderti. Io arrivai troppo tardi. Tuo padre aveva tentato di difenderti e durante la colluttazione la spinse verso la finestra. I vetri andarono in frantumi e uno di loro la ferì al collo. Morì dissanguata in pochi secondi. Quando arrivai l'unica cosa che riuscii a fare fu coprire il tutto e farvi trasferire il più in fretta possibile.»
Mi alzai di colpo dalla poltrona e Aiden sbattè le ginocchia sul pavimento, ma non disse nulla. Ero sconvolto, nonostante tutto quello che avevo ricordato, tutto quello che ora sapevo, non riuscii ad accettarlo con la stessa facilità. Mio padre mi voleva bene, io questo lo sapevo, e conoscere quel segreto mi fece sentire un idiota, perché non avevo mai realmente pensato a ciò che lui aveva davvero sopportato per un ragazzo che non era neanche suo figlio.
Lasciai la stanza e mi chiusi nella mia camera. Avevo un disperato bisogno di stare da solo per un po', di pensare, ma l'unica cosa che riuscii a fare fu piangere come un idiota per ore.

Era notte fonda quando mi decisi ad uscire, avevo mal di stomaco e la testa pesante. Percorsi il corridoio della zona notte con una lentezza sovrumana e arrivai nel salone. Le luci erano spente e tutto era freddo. Mi avvicinai alla vetrata e guardai fuori.
Lo scenario che mi trovai davanti era sconfortante, il terremoto e l'esplosione di qualche ora prima avevano ceduto il posto ad una calma e ad un vuoto mai visti prima. L'edificio che era crollato aveva lasciato un vuoto innaturale, tutt'intorno era grigio per la polvere e lo sporco. Persino il cielo aveva lo stesso colore. Quel crollo non era stata una coincidenza, stava accadendo qualcosa, ma non riuscivo a preoccuparmene realmente, infondo come potevo, dopo tutto quello che era successo a me, pensare a qualcosa che non fosse la mia strana vita.
Non avevo molta voglia di parlare, ma era ovvio che non avrei potuto continuare ad ignorarla per molto. Sospirai e mi voltai verso quell'ombra che mi osservava da lontano.
« Non è un buon momento. Avrei tanto bisogno di stare per i fatti miei.»
« Non puoi. Non hai mai avuto la facoltà di scegliere.»
« Cosa vuoi Hel?» non riuscii a metterla a fuoco, era come una di quelle ombre che si intravedono con la coda dell'occhio, ma su cui non ti puoi concentrare. Ora sapevo perché era così sfuggevole, perché era dentro di me ed era proprio da li che parlava. A darle una forma era il mio subconscio, proteggendomi come meglio poteva dal fatto che sostanzialmente stavo parlando da solo.
« Mi sembra che tu abbia accettato il tutto con molta facilità. Non ti sei chiesto dove sia l'uomo nero stasera?»
« Perchè dovrei? Aiden non ha mai detto dove andava o cosa faceva, non vedo perché debba farlo ora.» volevo essere acido e distaccato. Hel mi avvicinava in quel modo sempre quando Aiden non era presente e io sapevo che non dovevo fidarmi assolutamente di quello che mi diceva.
« Lui davvero ha fatto molto per te, ma non ti dice esattamente tutta la verità.»
« Certo, perché tu invece sei sempre stata sincera.»
La realtà dei fatti era che non mi fidavo di nessuno di loro. Anche se in qualche modo il mio cervello aveva accettato come stavano le cose, non potevo negare di avere alcuni dubbi. Aiden aveva vissuto a modo suo per oltre cento anni, aveva vissuto da solo e quella parte della sua vita non era mia, ma solo sua. Ad unirci erano i nostri ricordi prima di quel giorno, non sapevo neanche se i sentimenti che avevamo provato per le persone nel nostro passato, lui li conservasse ancora o fossero solo piccole macchie della sua anima. Lui infondo era la parte di me che non doveva soffrire per i nostri errori, che non provava emozioni, quindi potevo davvero credere che fosse ancora interessato a portare a termine quello che avevamo iniziato insieme secoli prima?
« Perchè non gli chiedi di tornare ad essere una sola entità? Tornate ad essere perfetti, esattamente come vi ho concesso di essere. In queste condizioni non siete nulla, lui non è abbastanza e tu sei troppo debole per poter reggere.»
« Lui non ti va bene perché non soffre più per ciò che fa, mentre la mia coscienza mi impedirà di commettere altri errori come quello con Rita ora che so tutto. Non ti diverti vero? Non ti sazi abbastanza se non soffriamo. Dimmi Hel, è mai importato davvero che dessimo la caccia all'empusa o era solo un cavillo per torturarci in eterno?»
La sentii ridere di gusto e mi diede sui nervi, sbattei il pugno contro il vetro e lo sentii tremare. Qualcosa dentro di me era cambiato ora che ricordavo, mi sentivo molto più forte di prima e non solo fisicamente, ma non era semplice sopportare tutto quel peso, soprattutto quando la voce nella tua testa non fa che prenderti in giro.
« Certo che è importante. Quella bestia immonda divora le persone e loro non arrivano a me, sai questo che significa? Tutte le anime che ha divorato in questi secoli sono dentro di lei, le tortura e ne trae sostentamento, sottraendole al mio giudizio. Il mondo ha bisogno di rimanere in equilibrio, necessita di una stabilità e questo è anche uno dei miei compiti. Perchè credi che le vostre vite vadano tutte allo stesso modo, che si concludano sempre nelle stesse identiche scelte?»
In quel momento Hel prese forma, una più distinta e reale. Si avvicinò a me e percepii la sua mano che mi sfiorava la guancia. Sapeva esattamente come colpirmi e farmi male e soprattutto si divertiva da morire nel farlo.
Prendere la forma di Amina era sicuramente il miglior modo per torturarmi, ogni volta che vedevo quel viso mi tornavano alla mente i ricordi di Dario e i suoi sentimenti per lei. Era sbagliato e lo sapevo, era innaturale che un fratello provasse tanto per una sorella, ma lo capivo. Erano soli, c'erano sempre stati solo loro due in un mondo ostile e difficile, non potevo giudicare.
Eppure era irresistibile. L'impulso di toccarla e farla avvicinare a me fu travolgente. Non potevo negarmi a quella pulsione, era dentro di me, una parte che non avrei mai potuto cancellare.
« Quando eri ancora tu, eri ancora il mio Dario mi hai donato così tante soddisfazioni. Ti ho dato la possibilità di vendicarti di tutte le persone che avevano distrutto la tua vita, le hai inseguite come un cane rabbioso e morse fino a distruggerle. Mi davi così tanto e io ne ero così orgogliosa. Poi un giorno hai deciso di morire e questo mi ha fatto soffrire.»
« Io ho deciso di morire?»
« Non posso farti ricordare quel momento e l'uomo nero non può raccontartelo. Non posso rischiare di farti crollare. Se tu tornassi ad essere di nuovo il mio bambino potrei anche donarti ancora di più e per averlo ti basterà solo fare ciò che ti chiedo da secoli.»
« La devi smettere.» eppure nelle mie parole non vi era un briciolo di forza. Hel mi stringeva a se e mi abbracciava e io mi sentii davvero un bambino. Volevo che lo facesse, amavo quel tocco gentile e premuroso, anche se sapevo che era il tocco del diavolo in persona. Mi aveva sempre ammaliato in quel modo, per quanto terrificante potesse essere io amavo Hel e quello che lei rappresentava per me. Ammetterlo fu una liberazione.
Mi lasciai manovrare, lei si avvicinò a me e mi baciò. Io ricambiai con tutto me stesso e fu inebriante, la strinsi così forte che avrei potuto spezzarla in due. Fui rude e selvaggio, come un drogato che riceve la sua dose dopo giorni di astinenza, ne avevo bisogno e sapevo di averlo già fatto, ero consapevole di aver già commesso quello stesso peccato in passato, ma non mi importò.
La spinsi contro la vetrata e la baciai sempre più forte, poi scesi leccandole il collo e lei rise, finché non la morsi con tutta la forza che avevo e lacerai quella pelle sottile. Il sangue mi riempì la bocca, il sapore della sua carne e la forza con cui mi entrava in bocca furono esaltanti. Si spense tutto, non vidi altro che il rosso e la fame che mi travolgeva e trascinava nell'inferno.
Quando riuscii a tornare in me, consapevole stavolta di quello che era successo, tutto il salone era tinto dello stesso rosso colore. C'erano macchie dappertutto e guardarle mi donò un senso di pace e tranquillità. Strinsi qualcosa tra le braccia, qualcosa di molle e informe, ma non lo guardai, rimasi ad osservare la porta dell'ascensore che si apriva lentamente e Aiden che avanzava.
Guardò la sala e non reagì minimamente, sospirò appena e mi tese la mano per aiutarmi ad alzarmi.
« Andiamo a darti una ripulita.»
Mi spinse senza troppo impegno verso la sua camera e il bagno. Mi spogliò e buttò letteralmente nella vasca, aprendo l'acqua calda. Il getto sulla mia pelle iniziò a bruciare, ma non dissi nulla, rimasi soltanto ad osservare come il rosso veniva lavato via dal mio corpo e riempivano la vasca. Solo quando l'acqua smise di aver quel colore ammaliante e tornò trasparente e limpida, Aiden chiuse lo scarico della vasca e la fece riempire, poi si alzò e dall'armadietto sul lavandino tirò fuori una piccola ampolla il cui liquido trasparente rilasciò un forte odore sgradevole non appena tolse il coperchio. Ne versò qualche goccia nell'acqua e in pochi secondi ogni muscolo del mio corpo iniziò a rilassarsi e riuscii persino a chiudere gli occhi. L'odore non svanì, ma riuscii ad abituarmici e dopo un po' non lo percepii più. Aiden mise una mano nell'acqua e la fece muovere riuscendo totalmente ad intorpidirmi. Mi sentii così bene che mi venne l'impulso di berla, ma Aiden mi bloccò la mano e mezz'aria e mi ammonì.
« A meno che non vuoi un avvelenamento da Stramonio accontentati di questo. Cos'è successo?»
Faticai a rispondere, ero così inebetito che mi si impastò la bocca e biascicai qualcosa prima di riuscire a mettere insieme due parole.
« Non lo so. Hel mi ha provocato.»
« Ho capito.» Fu gentile e ancora faticavo ad abituarmi a quell'atteggiamento così calmo. Rimase in ginocchio accanto alla vasca per tutto il tempo che a me, in quelle condizioni, sembrò eterno. Pensai che sarebbe stato bello trasformarmi in una medusa, infondo ero a mollo da talmente tanto che la mia pelle si era raggrinzita, ma non avevo la minima voglia di uscire.
« Sai.» lo dissi all'improvviso e la mano di Aiden si fermò di colpo lasciando che l'acqua nella vasca si stabilizzasse. « Mi hai mentito.»
« Davvero? Quando?»
« Mi avevi detto che avevamo la stessa età, ma non è vero. Tu sei rimasto così dal 1888.»
« Vero, ma è una piccola bugia che ti ha aiutato ad abituarti a tutto questo.»
« Basta bugie.» L'intorpidimento dovuto dalla strana sostanza maleodorante iniziò a scemare e la mia mente riacquisto pian piano lucidità e questo mi distrusse. Mi appoggiai mollemente al bordo della vasca e rivolsi ad Aiden lo sguardo forse più ebete e supplichevole che potessi creare, poi chiesi, ma non ero proprio sicuro di voler ascoltare una sua risposta. « Che cosa è successo nel salone? Che cosa ho fatto?»
« Non importa, ora devi...»
« Dimmelo!» lo gridai serrando gli occhi e alzandomi di colpo. L'acqua uscì dalla vasca e bagnò i vestiti di Aiden. Lui non si scompose, non si sorprese ne si arrabbiò, semplicemente sospirò e mi sembrò che si stesse sforzando per indorarmi la pillola.
« Non devi sentirti colpevole, non sai ancora come controllarlo. La colpa è della nostra natura, siamo inclini alla violenza e non possiamo fermarci. Hel questo lo sa e gioca sulle nostre debolezze.»
« Ho la sensazione, anzi la certezza di aver fatto qualcosa di orribile.» Uscii dalla vasca e Aiden mi porse un accappatoio, era gentile, quasi servile, ma a me non piaceva quell'atteggiamento. Faceva così quando voleva nascondermi qualcosa e io ormai ero stanco di essere sempre quello lasciato indietro. Così, scalzo e umido, andai nel salone e l'odore pungente di sangue mi riempì le narici, lo stesso che Aiden mi aveva lavato via poco prima. Non lo avevo soltanto immaginato, in quella stanza ora tinta di cremisi, a terra riverso, c'era un corpo umano.
« Non è la prima volta che accade, Hel lo fa sempre quando ci leghiamo a qualcuno o non ci comportiamo come lei vuole. Forza i nostri istinti e noi non resistiamo. Non darti colpe.»
Fu come vedere una persona per la prima volta. In mezzo a quel disastro c'era qualcuno, ed era vero non frutto della mia immaginazione. Avanzi a fatica concentrando lo sguardo per capire cosa fosse in realtà e faticai a darle una forma. Era dilaniato e straziato, violentato fino alle ossa e quel disastro lo avevo creato io. Poi una ciocca di capelli scuri catturò la mia attenzione, mi piegai in avanti per spostarla dal viso e quegli occhi nocciola, spalancati e spaventati, mi tolsero il respiro. La bocca socchiusa e quel neo sul labbro superiore, che mi era sempre piaciuto, mi misero davanti alla realtà. Fu come vederla per la prima volta, ma sapevo esattamente chi era la persona riversa a terra. Non mi mossi, rimasi immobile davanti al mio ennesimo peccato, fin quando Aiden non la coprì con un telo negandola al mio sguardo, ma io mi arrabbiai e lo tolsi, dovevo guardarla, dovevo rendermi conto di ciò che avevo fatto, ma soprattutto dovevo capire perché fosse li.
« Come ho fatto a non capire chi era?» Aiden non rispose, ma non erano le parole che avrebbero potuto rimettere a posto la situazione o cambiare il fatto che avevo ucciso Teresa.
Non avevo idea del perché lei fosse li, ne di come eravamo arrivati allo scenario che avevo davanti o di come le fossi sembrato in quel momento. Non sapevo se avesse sofferto, se fosse terrorizzata e non volevo saperlo. Tutto ciò che avevo davanti era il mio ennesimo peccato, ormai ero perduto senza possibilità di redenzione.
« Hel deve averla attirata in qualche modo. Era da un po' che provava a mettersi in contatto con te.»
« Potrei anche averla chiamata io qui, non puoi saperlo.»
« Ci sono le videocamere di sicurezza. »
Guardare i video non avrebbe cambiato nulla, non avrebbe riportato indietro Teresa o diminuito le mie colpe, che l'avesse attirata Hel o meno, io l'avevo uccisa e questo non poteva essere cambiato, ne Aiden avrebbe potuto rimediare.
In quel momento qualcosa dentro di me si chiuse per sempre, se questo era ciò che ero non ne avrei più sofferto.
« Potresti per favore ripulire questo disastro.» fui così freddo che le parole mi ferirono la lingua, mi voltai e me ne andai da li.
Quando al mattino tornai nel salone, senza ovviamente aver chiuso gli occhi neanche per un secondo, tutto era perfettamente in ordine, pulito e profumato.
Spostai gli occhi verso la porta segreta del nascondiglio di Hel e la vidi aperta, avanzai e scesi nell'inferno, pronto come non mai a riprendermi tutto quello che avevo perso.


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Nonostante scrivo come una matta tutto quello che mi passa per la mente, descrivere me è sempre difficile. Sogno ad occhi aperti di questo sono colpevole e il mio carattere è abbastanza strano da far dire a chi mi conosce da anni che ancora non lo ha capito, bhe figurarsi io! Quindi sono alla scoperta giornaliera di quello che posso fare o meno! Sono un otaku convinta e yaoista ai massimi livelli ed ho trascinato nel tunnel dei manga e anime molte persone. Chi mi conosce sa che sono un "pò" fuori di testa!!!! ^_^

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