FanFiction su Boku no Hero Academia - The Cruel Game Capitolo 2

2. Una piccola bugia 

Non si sentiva a suo agio in quelle situazioni. Si era ritrovato nella stessa stanza con una della b di cui ovviamente non ricordava il nome e per di più in quella stanza non c'era quasi nulla. Lei se ne stava seduta sul letto senza mostrare il minimo segno di imbarazzo o altro.
Non avevano acceso la luce perché così avevano insistito quell'idiota di Kirishima e compagnia, ma non avevano la minima idea di cosa fare, finché lei non prese da una scrivania due pezzi di carta e ne porse uno al ragazzo.
- Bakugou-san credo dovremmo leggere questi.-
Il biondo prese il biglietto sbuffando e lo guardò di traverso. Non sapeva che faccia fare, non era bravo a fare espressioni normali. Quelle da prepotente gli venivano spontanee, per non parlare di quelle furiose, ma le normali espressioni facciali, proprio come quelle di lei in quel momento, anche se forse un po' apatiche, erano impossibili per lui.
- Io sono Kodai, Kodai Yui.-
 - Ah.- ecco un’altra espressione sciocca. Lei aveva capito che lui era in difficoltà, che ovviamente non ricordasse il suo nome, mentre Bakugou era lo studente più famoso e chiacchierato del momento, quindi lo aveva anticipato.
Lui questo non sapeva farlo. Pensandoci a fondo gli era anche andata bene. Se fosse capitato con qualcuno della sua classe o una delle ragazze chiacchierone dell’altra sezione, si sarebbe ritrovato a dover combattere contro mille domande. Lei al contrario gli sembrò una ragazza molto tranquilla e rispettosa. Sospirò e aprì il biglietto.
- C’è scritto che non possiamo leggerli ad alta voce.- La prima annotazione sul biglietto era un avvertimento: i ruoli scritti non potevano essere divulgati e in seguito c’erano delle indicazioni su cosa dire e come comportarsi.
- Che stronzata.-

- Non sembra male.- Lo disse senza cambiare espressione e lui non riuscì a capire quale ruolo le fosse capitato, il suo del resto era per lui impossibile.
“ Fai parte del gruppo degli Scettici. Il tuo compito è quello di mettere in guardia tutti i tuoi compagni, non ti fidi di nessuno e hai una gran paura di tutto. La tua frase di rito è: Non credo che sia una cosa sicura.”
Senza rendersene conto si portò una mano sul viso e sbuffò così forte da muovere i capelli a caschetto della compagnia di classe. Non era un ruolo adatto a lui, non ne sarebbe mai stato in grado. Avrebbe fatto casino come al solito e avrebbe avuto di nuovo gli occhi di tutti puntati addosso. Non ci avrebbe mai fatto l’abitudine e lo odiava.
Dopo il rapimento gli era stata imposta un piccola condizione che era stato ben attento a non far trapelare. Doveva sottostare a due sessioni a settimana da un consulente, che altri non era che un fottuto psicologo. Lo osservava in continuazione e se si lasciava trasportare un po' dalla rabbia, veniva subito portato in disparte per un discorsetto.
Inoltre, dopo aver fallito per la licenza, le sessioni erano passate da due a tre. In realtà la donna con cui parlava, la dottoressa Iruka, non era così male, ma quando iniziava a dirgli di esternare i suoi sentimenti e condividerli, lui andava su tutte le furie.
Non era un cattivo e non lo sarebbe diventato, sapeva che doveva smussare il suo carattere ed era perfettamente conscio di avere un problema con la rabbia, ma voleva essere un eroe e questo non sarebbe mai cambiato.
Si infilò il bigliettino in tasca e sospirò di nuovo. Lo avrebbe fatto, sarebbe tornato a sentirsi normale e non una specie di alieno da sorvegliare, avrebbe riavuto indietro una vita da adolescente a costo di rendersi ridicolo in quel gioco.
Eppure bastò quel grido a farlo uscire dal suo ruolo. Bakugou scattò come una molla fuori dalla stanza e in pochi secondi si ritrovò intorno le teste perplesse di tutti i suoi compagni.
- Cos’è stato?-
- Fa parte del gioco?-
- Che dobbiamo fare?-
- Avete letto i biglietti?-
- A me sembrava una voce conosciuta.-
Certo che era una voce conosciuta, come avrebbe potuto lui non riconoscerla. Quel grido da femminuccia era di Deku, non c’erano dubbi a riguardo. Sentì un brivido scorrergli la schiena e una goccia di sudore disegnare un percorso strano sulla sua pelle.
Era un grido vero, Deku non sapeva mentire. Lo aveva visto entrare nella stanza della ragazza tutta rosa e iniziò ad avvicinarsi, finché la voce di Kirishima non si fece sentire dagli altoparlanti fissi alle pareti.
- Ospiti cari, questa sera un mistero si presenta davanti a tutti noi. Riunitevi nella sala comune, abbiamo molto di cui discutere.-
- Merda!- Bakugou lo disse a denti stretti e imprecò di nuovo dentro di se. Si era fatto fregare come un idiota, era tutto programmato e lui si era preoccupato per nulla.
Perché poi? Per Deku?
Era un idiota, ma peggio ancora ora doveva davvero recitare la parte del cretino e, anche se non lo avrebbe mai ammesso, si vergognava da morire.
Seguì la folla che scendeva e li osservò bene, alcuni sorridevano e altri avevano assunto delle espressioni stranissime nel tentativo di entrare nel loro personaggio.
Vide Todoroki che indossava un cappello assurdo dal colore verde acido, poi gli cadde l’occhio su Yaoyorozu con un paio di baffi finti. Voleva ridere, ma si trattenne.
Uno dei primi esercizi che la dottoressa gli aveva consigliato fu quello di sforzarsi di chiamare i suoi compagni con i loro veri nomi e lui ci stava davvero provando, ma per il momento lo faceva solo nella sua mente, tranne che con una persona.
- Bakugou-kun ti diverti?-
- Ah, Uraraka.- La guardò di traverso e provò ad indovinare che tipo di ruolo avesse quella ragazza. Con lei, lui era diverso e quel suo comportamento era iniziato molto prima del rapimento e delle sedute con la psicologa.
Uraraka era una ragazza particolare, conosceva i suoi limiti, ma sapeva sfruttarli ed era forte, così tanto che al torneo ne aveva avuto quasi paura. La dottoressa aveva chiamato il sentimento, che lui sentiva per lei, stima e lui lo aveva accettato.
- L’urlo di prima era di Deku-kun, chissà cosa accadrà.-

Si ritrovarono nella sala comune, era buia e spettrale. Kirishima apparve di nuovo come un fantasma mal riuscito e non riuscì a strappare un sussulto a nessuno, ma si stava impegnando, questo lo riconosceva persino uno come lui.
Iniziò a sviolinare che uno dei commensali era sparito all'improvviso e che qualcuno dei presenti era responsabile di questa sparizione a meno che non fosse stata opera del fantasma del dormitorio.
Partì sparato con una storia assurda e banale su una donna che infestava l’edificio, sulla sua tragica morte e sulla sparizione di altre persone prima di quella sera. Mise enfasi sul fatto che stavolta erano state trovate macchie di sangue nella stanza e che forse qualcun altro era coinvolto nel misterioso caso.
Così lui prese la palla al balzo, si fece coraggio e sospirò, doveva farlo, doveva entrare nel personaggio e si fece sentire.
- Non credo che sia una cosa sicura indagare per conto nostro, dovremo lasciar fare alla polizia.- Lo vide chiaramente anche da dietro la maschera. Kirishima sorrise a trentadue denti, aveva capito il ruolo di Bakugou e il fatto che stesse partecipando lo aveva reso estremamente felice.
Poi accadde una cosa imbarazzate e successivamente una cosa strana.
La prima fu che Uraraka lo prese sottobraccio così stretto che lui sentì le forme morbide della ragazza adattarsi ai suoi muscoli.
- Mio marito ha ragione, voglio andarmene subito!-
Bakugou spalancò gli occhi e gli si bloccò il respiro, la ragazza aveva il viso paonazzo e anche lui presto avrebbe assunto quella sua stessa espressione e dovette sforzare ogni fibra del suo essere per non assumere quel colore.
Ovviamente lui non poteva sapere come si fosse arrivati a quella situazione e come uscirne ora che tutti lo guardavano come un estraneo. Lei non accennò a mollare la presa e dovendo rimanere nel personaggio e presumendo che anche lei si stesse sforzando, provò a farla diventare una cosa normale.
Uraraka dal canto suo si sentì sollevata dopo aver detto quelle parole. In realtà gli erano uscite anche piuttosto spontaneamente, ma ammise di essere stata fortunata. Nel suo biglietto non c’erano molte indicazioni se non la frase: "Fai parte del gruppo dei Creduloni: accetterai qualsiasi proposta ti venga fatta e diventerai la moglie/marito del primo personaggio che parlerà in pubblico.” 
Che fosse stato proprio Bakugou a parlare per primo, che si trovasse esattamente al suo fianco, che potesse interagire in quel modo senza che lui si negasse, la resero addirittura felice.
Ora che la strana coppia aveva dato il via, tutti entrarono nei loro ruoli e la sala si riempì di ipotesi e congetture, finché Todoroki fiero del suo cappello color verde radioattivo non si erse tra la folla.
- Ci penserò io a risolvere questo caso con la mia Unicità. Sono in grado di comunicare con gli spiriti che mi diranno ciò che dobbiamo sapere.-
Proruppe in una risata poco convincente e tutti scoppiarono a ridere.

La serata prese vita, battute e scene troppo ridicole per essere descritte fecero da scenario all'unico modo che dei ragazzi avevano trovato per sentirsi semplici adolescenti.
Persino Midoriya, che ovviamente era morto da subito, prese parte al gioco, rispose alle domande del sensitivo, ma privo di intelletto, Todoroki fingendosi un fantasma.
Aiutò Kaminari con gli effetti speciali, fece il morto quando Ibara ritrovò il suo corpo in un ripostiglio, si sottopose all'autopsia dello scienziato pazzo e un po' lascivo Tokoyami.
Secondo le regole del gioco, i gruppi di giocatori erano in sostanza tre: gli scettici, in cui era capitato Bakugou; i creduloni in cui c’erano sia Uraraka che Todoroki; ed infine i Temerari in cui stranamente erano finite persone come Mineta e Monoma.
Si rivelò una serata piacevole in cui persino il professor Aizawa riuscì a divertirsi per alcune scenette a di poco surreali, ma alla fine nessuno riuscì ad identificare i colpevoli della morte del povero Midoriya forse perché insospettabile.
Koji Koda, con la sua timidezza, e Itsuka Kendo con la sua gentilezza, la misero nel sacco a tutti vincendo la partita.
- Aizawa-sensei lei lo aveva capito che erano loro due i colpevoli?-
- Me ne sono accorto all'incirca durante la finta autopsia. Loro due avevano iniziato da prima a parlottare in modo sospetto e poi indossavano qualcosa di rosso entrambi, mentre tutti gli altri avevano dei particolari con colori molto accesi, come il cappello di Todoroki. Mi sono sembrati sospetti, poi ho pensato che in qualche modo se ci fossero stati più colpevoli, avrebbero dovuto riconoscersi tra loro e i colori mi erano sembrati l’unica soluzione. Mi ha sorpreso che nessuno ci avesse fatto caso. Credo che domani dovremo lavorare un po' sul vostro spirito di osservazione.-
Si sollevò una velata critica alla proposta dell’insegnante, ma si erano divertiti tutti e in effetti non avevano raggiunto lo scopo del gioco.
La serata si era rivelata bella ed entusiasmante, finché non fu ora di separarsi. I ragazzi della sezione B tornarono al loro dormitorio e quelli della A, dopo aver riordinato un po', si diedero la buonanotte. Ogni ragazzo prese a salire verso le proprie stanze, parlottando e ridendo come bambini, finché Bakugou non si avvicinò a Midoriya prendendolo per il braccio.
Il giovane rimase un attimo senza fiato e totalmente spiazzato dalla situazione.
- Ohi stupido Deku, ti pare il modo di gridare quello?-
- Kacchan non capisco.-
- Quando hai gridato eri spaventato, posso capire che ti avessero preso di sorpresa, ma era davvero esagerato. Inoltre…- si fermò un attimo e deglutì. Doveva essere gentile, erano gli esercizi che doveva fare ogni giorno, ma c’era di più. Si era divertito alla serata, stranamente non si era sentito ne di troppo ne in imbarazzo. Aveva accettato la scenetta del marito codardo e credulone, più di una volta aveva gridato senza motivo per far risaltare il suo personaggio, aveva persino preso la mano ad Uraraka e fatto finta di avere paura, ma qualcosa aveva attirato la sua attenzione già da un po'.
Deku aveva partecipato attivamente alla serata in molti modi, ma non si era divertito, qualcosa negli occhi spenti del ragazzo avevano incuriosito Bakugou e lui lo conosceva da troppo tempo per non notarlo.
Qualcosa non andava, qualcosa era accaduto e lui voleva saperlo.
- Sicuro di stare bene?-
Quando Midoriya iniziò a tremare, Bakugou percepì quegli stessi brividi percorrergli il braccio.
- Certo, è stata una bella serata.-
Deku aveva mentito e il biondo lo aveva capito.



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Nonostante scrivo come una matta tutto quello che mi passa per la mente, descrivere me è sempre difficile. Sogno ad occhi aperti di questo sono colpevole e il mio carattere è abbastanza strano da far dire a chi mi conosce da anni che ancora non lo ha capito, bhe figurarsi io! Quindi sono alla scoperta giornaliera di quello che posso fare o meno! Sono un otaku convinta e yaoista ai massimi livelli ed ho trascinato nel tunnel dei manga e anime molte persone. Chi mi conosce sa che sono un "pò" fuori di testa!!!! ^_^

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